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Sardegna Holiday

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Da Norbello a Ghilarza, Boroneddu, Tadasuni, Soddì, Aidomaggiore, poi a Sedilo per vedere l'Ardia di Sedilo

In questa tappa del nostro viaggio, concluderemo la visita del Guilcer recandoci a visitare Norbello. Da qui andremo a Ghilarza. Fatta una puntata a Zuri, Andremo a visitare i piccoli comuni di Boroneddu, Tadasuni e Soddì. Da qui andremo ad Aidomaggiore, da dove ci recheremo sul lago Omodeo. Qui faremo una visita a Sedilo, e dopo una visita alla cittadina parleremo dell'Ardia di Sedilo.

La Regione storica del Guilcer

Il GuilcerIl Guilcer è un'area geografica situata al centro dell'isola ed è, da secoli, crocevia di attività e commerci, comprende un Altopiano basaltico e la sottostante pianura dove scorre il fiume Tirso e si trova l'invaso artificiale del Lago Omodeo. L'Unione dei Comuni del Guilcier è stata istituita nel 2008 quando i Sindaci di Abbasanta, Aidomaggiore, Boroneddu, Ghilarza, Norbello, Paulilatino, Sedilo, Soddì, e Tadasuni, hanno sottoscritto l'Atto Costitutivo, convalidando la costituzione del nuovo ente. Prima di allora i Comuni venivano considerati appartenenti alla Regione storica del Barigadu. Il Guilcier raccoglie numerosi tesori archeologici, tra i quali ricordiamo per importanza il Nuraghe Losa di Abbasanta, la Chiesa di San Pietro di Zuri, la Torre Aragonese a Ghilarza, il complesso archeologico di Santa Cristina a Paulilatino, la foresta pietrificata a Soddì e la Chiesa dei Templari a Norbello.


Norbello

Da Abbasanta ci rechiamo a Norbello che visitiamo con il suo centro ed i suoi dintorni.

La cittadina Norbello Informazioni turistiche

Stemma del Comune di NorbelloDa Abbasanta prendiamo via Norbello, che ci porta in tre chilometri a Norbello (nome in lingua sarda Norghiddu, metri 315, abitanti 1.221). Si tratta di un Comune circondato da boschi, situato tra la valle del Rio Siddo ed il tavolato del Guilcier, con il panorama che spazia dal lago Omodeo fino alle lontane alture della Barbagia. Nel 1862 dello storico Comune di Norghiddo viene cambiata la denominazione in Norbello. I due comuni di Domusnovas Canales e di Norbello, nel 1927 vengono aggregati al nuovo Comune di Ghilarza-Abbasanta, del quale nel 1934 viene passata la denominazione da Ghilarza-Abbasanta a Abbasanta. Successivamente nel 1946 il Comune di Norbello viene staccato dal Comune di Abbasanta, e nel 1950 anche del Comune di Domusnovas Canales viene modificata la denominazione da Abbasanta a Norbello. Del Comune di Norbello nel 1974, dopo la creazione della Provincia di Oristano, viene cambiata la Provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella di Oristano.

Gruppi folk di Norbello

A Norbello è attiva l'associazione Pro Loco di Norbello, i cui componenti si esibiscono nelle Feste e Sagre che si svolgono nel Comune ed anche in altre località.

Visita del centro della cittadina

Vediamo ora che cosa si trova di importante nel centro di Norbello.

La Chiesa parrocchiale dei Santi Giulitta e Quirico

In centro si trova la Chiesa parrocchiale dedicata ai Santi Giulitta e Quirico, che si affaccia su una piazza di recente costruzione che abbellisce e impreziosisce la facciata della Chiesa in pietra basaltica. Sorge su un precedente edificio romanico della vicina Chiesa di Santa Maria.

La Chiesa di Santa Maria o della Mercede

La Chiesa di Santa Maria, ora detta della Mercede, fu edificata in stile romanico fra il 1164 e il 1174. Nei documenti del «Condaghe di Santa Maria di Bonarcado» è riportato che la Chiesa di Norbello apparteneva all'ordine dei Templari. All'interno lungo i muri della navata vi sono dipinte 10 croci in minio rosso, cinque per lato, che con immagini dipinte in minio rosso lungo le pareti dell'edificio, che starebbero a rivelare un rito penitenziale di consacrazione da parte di due cavalieri Templari.

Visita dei dintorni di Norbello

Nei dintorni di Norbello sono stati portati alla luce i resti delle Tombe di giganti Livrandinu, Sa Perda Piccada, Suei I, Suei II; dei Protonuraghi Mura Perdosa, Santu Perdu, Sirbonica, Suei; dei Nuraghi semplici Battizzones, Funtana Alinos, Mura Perdosa, Perdu Cossu, Piriferta, Putzu Manca, Ruju, S'Ispreddosu, Sa Covocada, Scocco, Taerra, Truischea, Turre, Ziu Nicola, Zuanne Orane; dei Nuraghi complessi Nurarchei, Orconale; del Nuraghe Sa Codina Morta di tipologia indefinita.

 

 


Ghilarza con la Chiesa di San Palmerio e con la Casa Museo Antonio Gramsci

Da Abbasanta ci rechiamo a Ghilarza che visitiamo con il suo centro dove si trova la Chiesa di San Palmerio ed anche la Casa Museo Antonio Gramsci e con i suoi dintorni.

La cittadina Ghilarza Informazioni turistiche

Stemma del Comune di GhilarzaDa Abbasanta, seguendo via Santa Lucia, raggiungiamo dopo soli due chilometri Ghilarza (nome in lingua sarda Bilartzi, metri 290, abitanti 4.664), situata sul vasto altopiano del Barigadu, fra il lago Omodeo e l'altopiano di Abbasanta. Il nome indica la località dove sosta il gregge o il branco per un certo periodo, per la concimazione del terreno. Un tempo famosa per i suoi cavallerizzi, presenta un bel centro storico.

Il Comune di Ghilarza nel 1927 viene aggregato al nuovo Comune di Ghilarza-Abbasanta, dal quale nel 1934 viene nuovamente separato. Il Comune di Ghilarza nel 1974, dopo la creazione della Provincia di Oristano, viene trasferito dalla Provincia di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella di Oristano.

Gruppi folk di Ghilarza

A Ghilarza sono attive l'Associazione Folkloristica Culturale Gruppo Folk Su Carruzzu e l'Associazione Gruppo Folk Onnigaza, i cui componenti si esibiscono nelle Feste e Sagre che si svolgono nel Comune ed anche in altre località.

Visita del centro della cittadina

Vediamo ora che cosa si trova di importante nel centro della cittadina di Ghilarza.

La Chiesa parrocchiale di Maria Vergine Immacolata

Ghilarza: la Chiesa parrocchiale di Maria Vergine ImmacolataNel centro di Ghilarza si trova il duomo di Ghilarza, che è la Chiesa parrocchiale di Maria Vergine Immacolata. Per quanto riguarda la sua origine, nel 1533 venne edificata una Chiesa dedicata a San Macario, sita dove sorge quella attuale, e che testimonia la presenza dell'ordine dei monaci Benedettini nel territorio. La Chiesa era a un'unica navata con copertura in legno, sorretta da grandi archi ogivali. La Chiesa ha subito numerosi restauri e modifiche all'impianto strutturale nel corso dei secoli successivi, l'ultimo alla fine del diciannovesimo secolo. Durante quest'ultimo rifacimento è cambiata anche la sua intitolazione in onore a Maria Vergine Immacolata.

La Casa Museo Antonio Gramsci

Prendiamo poi corso Umberto, dove, passata piazza Gramsci, troviamo sulla sinistra la casa dove è vissuto il grande uomo politico e statista Antonio Gramsci, fondatore nel 1921 del Partito Comunista d'Italia e deputato alla Camera nel 1924, arrestato e condannato come oppositore del fascismo, morto prematuramente nel 1937. Quella che era stata la sua abitazione è diventata la Casa Museo Antonio Gramsci. Di lui parleremo a lungo quando visiteremo Ales, il suo paese natale.

Ghilarza-Corso Umberto Ghilarza: la casa dove nel 1891 è nato Antonio Gramsci

Una vecchia lolla molto ben conservata

Ghilarza: una vecchia lolla realizzata con mattoni in fango assai ben conservataNelle vie del paese vediamo anche un esempio di vecchia lolla assai ben conservata. La lolla è una tipica abitazione nella quale l'edificio principale, costruito su uno o due piani, è realizzato con mattoni di fango, e solo per i pilastri sono utilizzati mattoni laterizi pieni. L'elemento architettonico caratteristico è il loggiato, chiamato appunto «sa lolla», dal quale si accede alle stanze interne della casa. La copertura è realizzata con travi ed incannicciato di canne legate singolarmente con spago vegetale.

La Chiesa di San Palmerio

Nel centro di Ghilarza si trova la Chiesa di San Palmerio, costruita nel '200. È stata edificata in stile romanico arcaico, ed ha una semplice facciata realizzata con blocchi in pietra trachitica bianca e nera, a filari alternati. La facciata, a tre arcate, è sormontata da un piccolo campanile a vela. I muri laterali esterni sono ornati da archetti pensili. La Chiesa è stata ignorata per diversi secoli ma, negli ultimi decenni del 500, è stata fondata la Confraternita del Rosario, alla quale fu affidata come sede proprio l'antica Chiesa di San Palmerio, che da allora è stata chiamata Chiesa del Rosario.

Ghilarza: la Chiesa di San Palmerio Ghilarza: la Chiesa di San Palmerio: facciata

La Torre Aragonese

Ghilarza: la torre AragoneseDi fronte alla Chiesa sorge la Torre Aragonese del quindicesimo secolo, uno dei pochi esempi di architettura militare gotico-aragonese. Dopo la caduta del Giudicato d'Arborea, Ghilarza ha seguito le sorti del marchesato di Oristano, ed il monumento più rappresentativo di questo secolo è la torre Aragonese. Secondo un disegno originario doveva essere la torre maestra di un più vasto complesso di difesa che avrebbe dovuto comprendere altre torri e, forse, una cinta muraria. Sino a tempi recenti è stata adibita a carcere. È stata recentemente restaurata.

Visita dei dintorni di Ghilarza

Nei dintorni di Ghilarza sono stati portati alla luce i resti delle Tombe di giganti Canchedda, Crastu, Meddaris, Mortos, Orgosi; del Protonuraghe Canchedda; del Nuraghe complesso Orgono; dei Nuraghi Arbiarbu, Aunes, Birighissones, Canchedda II, Costaleri, Crobecada, Cunzola, Cunzola II, Fruccas, Funtana Iossa, Irigheddai, Iscala Perdosa, Latzones, Madau, Malosa, Meddaris, Mortos, Mura Odine, Muraccas, Orgosi, Oschini, Perda 'e Pranu, Perdigheddu, Pitzurri, Sa Canzola, Sa Manenzia, Sa Perdera, Su Cugutzu, Suarzeda, Sumboe, Trinzas, Tussu, Uttirischela, Zane di tipologia indefinita.

La Chiesa campestre di San Serafino

Ghilarza: la Chiesa di San SerafinoSulle pendici dell'altopiano chiamato S'Accontru, in un'ansa del lago Omodeo, sorge la piccola Chiesa campestre di San Serafino, edificato in stile romanico-gotico dai Bizantini. Ha tutti gli elementi decorativi comuni alle Chiese dell'oristanese del quattordicesimo secolo. Su una facciata laterale della Chiesa si può osservare, scolpito nella pietra, il viso del Santo, mentre sul portale romanico della Chiesa, un bassorilievo ricorda la famiglia giudicale dei Bas-Serra, in ricordo della quale è presente uno stemma del Giudicato d'Arborea, costituito dall'albero sradicato. Lo stemma scolpito sul bassorievo, alla luce delle attuali conoscenze, risulta essere il più antico stemma del Giudicato.

Le cerimonie religiose del novenario di San Serafino di Ghilarza hanno costituito il set del film del 1988 «Disamistade» di Gianfranco Cabiddu, con Massimo Dapporto, Laura Del Sol, Joaquin De Almeida e Maria Carta.

Resti del Nuraghe complesso Orgono

Provenendo da sud sulla SS131 di Carlo Felice arriviamo al bivio con la SS131 di Carlo Felice Diramazione Centrale Nuorese (Diramazione Centrale Nuorese). Dopo 4,9 chilometri troviamo lo svincolo per Ghilarza-Ospedale, svoltiamo e prendiamo la prima strada a destra, la percorriamo un chilometro e vediamo il Nuraghe complesso Orgono sulla destra. Si tratta di un Nuraghe complesso in ottimo stato di conservazione, realizzato con grandi massi non sbozzati, con una base ellisoidale ed una torre circolare. Probabilmente in origine il Noraghe era un protoNoraghe con camera di forma allungata, ovale, con copertura naviforme. Presenta una scala che parte da un lato nascosto di una nicchia della camera centrale. Successivamente è stato chiuso l'ingresso a nord ed è stata costruita una torre circolare sopra la base. La parte superiore del Nuraghe è realizzata con pietre più piccole e sicuramente risale ad un periodo successivo rispetto alla base.

L'altare preistorico in località Costaleri

I ricercatori Carlo Maxia e Lello Fadda, appassionati studiosi di preistoria sarda, hanno effettuato misurazioni geometriche su tre altari in Provincia di Oristano, e ne hanno ipotizzato l'orientamento solstiziale. In particolare, hanno individuato in territorio di Ghilarza l'altare preistorico in località Costaleri, non lontano dal Cimitero, che sembra essere orientato verso l'alba al Solstizio estivo, con un errore di circa 3°. Incerto è il significato dell'orientamento all'alba del Solstizio estivo, forse collegato al culto della nascita o della fecondazione.

 

 


Boroneddu e nei dintorni a Zuri con la bella Chiesa di San Pietro

Da Ghilarza ci rechiamo a Boroneddu che visitiamo con il suo centro ed i dintorni dove si trova Zuri con la bella Chiesa di San Pietro.

Lungo la strada per Boroneddu si trova la sua frazione Zuri

Da Ghilarza seguiamo le indicazioni per il lago Omodeo sulla SP15, dopo un chilometro deviamo a sinistra sulla SP27 e dopo un chilometro a destra sulla SP28 che ci porta in cinquecento metri a Zuri, frazione Boroneddu. Era una antico villaggio medioevale sul fondo della valle, che dopo la realizzazione nel 1918 della diga di Santa Chiara sul fiume Tirso è divenuta l'alveo del lago Omodeo ed è stato quindi del tutto sommerso. Il paese è stato ricostruito più in lato, con una architettura con le vie parallele e perpendicolari, con basse abitazioni assai simile una all'altra. Nel 1927 il Comune di Zuri viene aggregato al nuovo Comune di Ghilarza-Abbasanta, del quale nel 1934 viene modificata la denominazione da Ghilarza-Abbasanta a Ghilarza.

Visita del centro della frazione

Nei giardini si trovano i resti di una foresta pietrificata. Si ritiene si tratti di una foresta tropicale dell'era Miocenica, che sarebbe stata investita da una tempesta di lapilli e ceneri dei vulcani vicini. La foresta rimase pietrificata e nascosta all'occhio dell'uomo, finche qualche studioso non ne riconobbe l'importanza da un punto di vista naturalistico. Accanto alla foresta pietrificata si è venuto a sviluppare il paesino di Zuri. Ma nel 1924, quando si è riempito il lago artificiale, il villaggio è stato sommerso e con esso anche la foresta, salvo i pochi resti che ancora oggi possiamo vedere nei giardini.

Zuri: resti della foresta pietrificata Zuri: resti della foresta pietrificata

La bella Chiesa di San Pietro a Zuri

Nella ricostruzione si è voluta salvaguardare la Chiesa di San Pietro, fatta edificare in pietra trachitica rossa nel 1291 da Mariano II d'Arborea. L'opera, dovuta all'architetto Anselmo da Como, è in puro stile romanico lombardo, è forse l'ultima Chiesa romanica della Sardegna, costruita quando già si stava affermando lo stile gotico pisano in tutta l'isola. L'interno è a navata unica absidata, l'abside fu restaurata nel quattordicesimo secolo in stile catalano. Ha una bella facciata con tre grandi archi e il portale scolpito, un grande campanile a vela con doppia campana, aggiunto nel quindicesimo secolo. La Chiesa presenta all'esterno, in un capitello, una scultura in altorilievo con una serie di personaggi maschili e affiancati, che sembrano rappresentare una danza, ed è la prima rappresentazione del ballu tundu, il più tradizionale ballo sardo.

Zuri: la Chiesa di San Pietro-Veduta da sinistra con il campanile Zuri: la Chiesa di San Pietro-Veduta da destra Zuri: la Chiesa di San Pietro: facciata Zuri: la Chiesa di San Pietro: sulla Chiesa di San Pietro è presente un altorilievo nel quale si vede la prima rappresentazione del ballu tundu il più tradizionale ballo sardo Zuri: la Chiesa di San Pietro: interno Zuri: la Chiesa di San Pietro: fonte battesimale Zuri: la Chiesa di San Pietro: la lapide che ricorda la ricostruzione della Chiesa dopo che il lago Omodeo ha sommerso la vallata e l'antico abitato di Zuri

Il piccolo paese Boroneddu Informazioni turistiche

Stemma del Comune di BoronedduDa Ghilarza seguiamo le indicazioni per il lago Omodeo sulla SP15 e dopo due chilometri raggiungiamo Boroneddu (altezza metri 216, abitanti 186), piccolo centro situato su un costone basaltico che dall'altapiano del Ghilarzese degrada dolcemente sulla vallata del fiume Tirso, un poco più a monte dell'antico villaggio di Boele, oggi scomparso in seguito alla creazione dell'invaso del lago Omodeo. Ci potevamo arrivare direttamente da Zuri, proseguendo sulla SP28 per 1,5 chilometri verso sud.

Il Comune di Boroneddu nel 1927 viene aggregato al nuovo Comune di Ghilarza-Abbasanta, che nel 1934 cambia la propria denominazione da Ghilarza-Abbasanta a Ghilarza. Il Comune di Boroneddu nel 1958 viene staccato dal Comune di Ghilarza. Del Comune di Boroneddu nel 1974, dopo la creazione della Provincia di Oristano, viene cambiata la Provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella di Oristano.

Visita del centro del paese

Vediamo ora che cosa si trova di importante nel centro del paese di Boroneddu.

La Chiesa parrocchiale di San Lorenzo Martire

All'estremità meridionale dell'abitato sorge la Chiesa parrocchiale di San Lorenzo Martire. Edificata nel 1886, è realizzata con conci squadrati di basalto. Vicino alla parrocchiale si trova il Cimitero.

Il Museo della Fiaba Sarda

A Boroneddu, al civico numero 1 di via Savoia, si trova il Museo della Fiaba Sarda. Il Museo si compone di due ambienti, la casa tradizionale e la campagna, nei quali vengono rievocati alcuni aspetti della vita e della cultura popolare sarda. Accanto ad essi, scenografie e immagini che propongono il mondo misterioso e affascinante delle fiabe tradizionali sarde abitate dai personaggi di Maschinganna, le Janas, Luxia Arrabiosa, Pulighitta e tanti altri.

Visita dei dintorni di Boroneddu

Nei dintorni di Boroneddu sono stati portati alla luce i resti delle Tombe di giganti Ostele; e dei Nuraghi Cortinas, Friscas, Lestincus, Oschei, Ostele, Spinosu, Su Montigu di tipologia indefinita.

 

 


Tadasuni con il Museo degli Strumenti della Musica Popolare Sarda

Da Bonoreddu ci rechiamo a Tadasuni che visitiamo con il suo centro dove si trova il Museo degli Strumenti della Musica Popolare Sarda e con i suoi dintorni.

Il piccolo paese Tadasuni Informazioni turistiche

Stemma del Comune di TadasuniProseguendo da Bonoreddu sulla SP15, percorso ancora un chilometro raggiungiamo Tadasuni (nome in lingua sarda Tadasune, metri 180, abitanti 204). Il piccolo paese chiamato Tadasuni è situato sulla sponda occidentale del lago Omodeo, il più grande dei bacini artificiali realizzati in Europa. Quando nel lago si abbassa il livello delle acque, dal paese è possibile ammirare un panorama molto suggestivo regalato dai resti di Nuraghi e alberi, rimasti sommersi dopo la realizzazione del bacino stesso.

Il Comune di Tadasuni nel 1927 viene aggregato al nuovo Comune di Ghilarza-Abbasanta, che nel 1934 cambia la propria denominazione da Ghilarza-Abbasanta a Ghilarza. Il Comune di Tadasuni nel 1958 viene staccato dal Comune di Ghilarza. Del Comune di Tadasuni nel 1974, dopo la creazione della Provincia di Oristano, viene cambiata la Provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella di Oristano.

Visita del centro del paese

Vediamo ora che cosa si trova di importante nel centro di Tadasuni.

La Chiesa parrocchiale dedicata a San Nicola di Bari

Nel centro del piccolo paese si trova la Chiesa parrocchiale dedicata a San Nicola di Bari. La Chiesa è in stile neoclassico, costruita con conci di basalto scuro. Il dicembre si svolge la Festa patronale di San Nicola da Bari.

Il Museo degli Strumenti della Musica Popolare Sarda

Nella casa parrocchiale si trova il Museo degli Strumenti della Musica Popolare Sarda. Si tratta di un piccolo Museo opera dello studioso Don Giovanni Dore, costituito da una importante e preziosa raccolta di strumenti musicali tradizionali. La Sardegna è sempre stata una terra musicalmente ricca, dove il ballo, il canto e i tipici suoni degli strumenti tradizionali, erano considerati componenti essenziali della vita dei suoi abitanti. Unica nel suo genere, la collezione è costituita da circa 400 strumenti tra cui si distinguono le launeddas, strumento musicale melodico alimentato a fiato. Oltre agli strumenti musicali, il Museo conserva diverse armi da fuoco risalenti alla fine dell'800 ed alcuni pugnali. Conserva inoltre, fra l'altro, un ostensorio in oro e argento dei primi anni del diciannovesimo secolo e un crocefisso ligneo, un tempo conservato nella Chiesa di Santa Maria di Boele, che è stata sommersa dalle acque del lago artificiale Omodeo.

Visita dei dintorni di Tadasuni

Nei dintorni di Tadasuni sono stati portati alla luce i resti della Tomba di giganti Su Pranu; dei Protonuraghi Sas Perderas e Su Pranu II; dei Nuraghi semplici Sa Tanca e Su Pranu; dei Nuraghi Sorighe e Trubeli di tipologia indefinita.

 

 


Soddì con il Protonuraghe Crastu

Da Zuri frazione Bonoreddu ci rechiamo a Soddì che visitiamo con il suo centro ed i dintorni dove si trova il Protonuraghe Crastu.

Il piccolo paese Soddì Informazioni turistiche

Stemma del Comune di SoddìDa Zuri prendiamo la SP28 verso nord e la seguiamo per cinquecento metri, poi giriamo a destra sulla SP27 che dopo meno di un chilometro ci porta a Soddì (nome in lingua sarda Soddìe, metri 250, abitanti 148). Si tratta di un piccolo paese che sino al 1979 è stato una frazione del Comune di Ghilarza. Dal suo centro abitato si può osservare il vicino lago Omodeo.

Il Comune di Soddì nel 1927 viene aggregato al nuovo Comune di Ghilarza-Abbasanta, che nel 1934 cambia la propria denominazione da Ghilarza-Abbasanta a Ghilarza. Il Comune di Soddì nel 1958 viene staccato dal Comune di Ghilarza. Del Comune di Soddì nel 1974, dopo la creazione della Provincia di Oristano, viene cambiata la Provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella di Oristano.

Visita del centro del paese

Vediamo ora che cosa si trova di importante nel centro di Soddì.

La Chiesa parrocchiale dedicata allo Spirito Santo

In via Torino si trova la Chiesa parrocchiale dedicata allo Spirito Santo.

Vicino alla Chiesa si trovano i resti della foresta pietrificata

Alcuni grossi tronchi fossili, resti della foresta pietrificata, si possono osservare vicino alla Chiesa dello Spirito Santo, nelle cui vicinanze vegeta anche un vecchio esemplare di bagolaro, e nel cortile della Chiesetta campestre dedicata a Santa Maria Maddalena.

Visita dei dintorni di Soddì

Nei dintorni di Soddì sono stati portati alla luce i resti delle Tombe di giganti Calavrighedu e Crastu; del Protonuraghe Crastu; dei Nuraghi Auru, Corona, Crastu II, Crastu III, Pajolu, Sant'Anastasia di tipologia indefinita.

La Chiesa campestre dedicata a Santa Maria Maddalena

Nei dintorni di Soddì si trova anche la Chiesa campestre dedicata a Santa Maria Maddalena. Alcuni grossi tronchi fossili possono essere osservati nel cortile della Chiesetta.

Il Protonuraghe Crastu

Da Soddì prendiamo la SP27 verso Ghilarza, deviamo sulla destra per Sedilo, percorriamo circa tre chilometri, poi sulla sinistra della strada vediamo la rocca sulla cui sommità è situato il Protonuraghe Crastu. Si tratta di un Protonuraghe del tipo a corridoio, a pianta circolare. Ha due ingressi affiancati, dal primo dei quali entriamo in un camera ellittica dove si trova la scala che portava al terrazzo. Da questa, entriamo nella camera principale, collegata all'esterno dal secondo ingresso, a pianta ellittica molto allungata, con copertura naviforme. Intorno al Nuraghe è presente una muraglia che arriva sino alla roccia, vicino alla fine del pianoro, a qualche centinaio di metri dal Nuraghe.

 

 


Aidomaggiore affacciato sul lago Omodeo con i suoi siti archeologici

Da Ghilarza ci rechiamo ad Aidomaggiore che visitiamo con il suo centro ed i dintorni che si affacciano sul lago Omodeo dove si trova il Nuraghe Sa Jua con il fenomeno della Luce dal finestrino di scarico.

Il paese Aidomaggiore Informazioni turistiche

Aidomaggiore-Stemma del comuneDa Ghilarza seguiamo le indicazioni per il lago Omodeo sulla SP15 e dopo trecento metri giriamo a destra sulla SS131 di Carlo Felice Diramazione Centrale Nuorese, che seguiamo per 4,5 chilometri, fino all'uscita sulla SP89. Proseguiamo su quest'ultima per un chilometro, poi giriamo a destra sulla SP25 che, dopo tre chilometri, ci porta ad Aidomaggiore (nome in lingua sarda Bidumajore, metri 250, abitanti 549).

Il paese chiamato Aidomaggiore si trova sul declivio che unisce l'altopiano alla valle del lago Omodeo, nel suo punto più largo. Il Comune di Aidomaggiore nel 1974, dopo la creazione della Provincia di Oristano, viene trasferito dalla Provincia di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella di Oristano.

Gruppi folk di Aidomaggiore

Ad Aidomaggiore è attiva l'Associazione Culturale Cointrotza di Aidomaggiore, i cui componenti si esibiscono nelle Feste e Sagre che si svolgono nel Comune ed anche in altre località.

Il Carnevale di Aidomaggiore con le Maschere a Lenzuolu ed il Re Zorzi

Ad Aidomaggiore sono significativi anche i festeggiamenti del Carnevale, che si svolgono la domenica ed il martedì grasso, con l'offerta di vino, dolci e cibi particolari. Durante il Carnevale si svolgono i balli delle maschere tipiche, il cui scopo principale non è quello di sfoggiare costumi sfarzosi, ma di non farsi riconoscere, e per ottenere questo risultato ogni indumento è buono. Negli ultimi giorni di Carnevale invece, ci sono, per tradizione, dei costumi specifici. La domenica si indossano costumi sardi tradizionali con maschere a tema libero. Il lunedì ed il martedì grasso ci si veste con le Maschere a Lenzolu. Il lunedì il colore predominante è il bianco: ci si veste completamente con lenzuola bianche, appuntate e legate senza alcuna cucitura. Il martedì il colore predominante è il nero, in segno di lutto per la fine del Carnevale: ci si maschera con abiti tradizionali da lutto o con altri abiti comunque neri. Il ballo tipico di Aidomaggiore è detto Sa Cointrotza, che le maschere ballano al suono dell'organetto diatonico nella Piazza, mischiandosi alle altre maschere del paese. Il martedì grasso è dedicato a Re Zorzi, il fecondatore, che è rappresentato da un fantoccio di dimensioni umane realizzato con vecchi indumenti imbottiti e con all'interno un contenitore, che può essere un bidone o una damigianetta, al quale sono collegati due tubi di gomma, uno in entrata nella bocca del fantoccio, ed uno in uscita nella zona inguinale. Re Zorzi viene portato a spasso da ragazzi vestiti con l'abito femminile antico da lutto, che piangono per la sua prossima fine. Le persone che li incontrano, offrono da bere al fantoccio riempiendo dalla bocca il contenitore, e i ragazzi vestiti a lutto offrono da bere al pubblico spillando il vino dalla zona inguinale. A conclusione della serata, Re Zorzi viene processato per tutte le marachelle commesse durante il Carnevale, condannato a morte ed impiccato. Poi il suo corpo viene bruciato nella pubblica Piazza, ed a fine serata si cantano sas Laudes de Carrasegare, le lodi del Carnevale, che riprendono la metrica e la melodia delle Laudes religiose. Il Mèrcuris de Lissìu, ossia il mercoledì delle Ceneri, non si balla essendo ormai in Quaresima, ma gruppi di uomini, sempre vestiti abito antico femminile a lutto e con il viso annerito dal sughero bruciato, vagano piangenti per il paese e si fermano nelle case per fare una questua degli ingredienti necessari a cucinare sas Zippulas, ossia le frittate che verranno consumate la notte stessa per cena.

I riti della Settimana Santa ad Aidomaggiore

Come in molte altre località della Sardegna, anche ad Aidomaggiore si celebrano ogni anno i riti della Settimana Santa, organizzati e coordinati dai membri delle tre Confraternita del paese. All'imbrunire del martedì Santo nelle vie del centro storico si snoda la via Crucis accompagnata dal coro Su Cuntzertu, l'antico coro degli uomini. Il giovedì Santo, dopo la celebrazione della lavanda dei piedi, viene portata in processione l'antica statua dell'Ecce Homo. Il venerdì Santo, dopo la processione col Cristo morto, viene celebrato il rito de S'Incravamentu, ossia dell'innalzamento della Croce. La sera sul tardi si svolge il rito de S'Iscravamentu, ossia della deposizione dalla croce, con la processione del Cristo morto, il tutto accompagnato dalle antiche e commoventi Laudes in sardo ed in latino, eseguite con grande perizia dal coro Su Cuntzertu. La domenica di Pasqua viene rappresentato il tradizionale S'Incontru tra la Madonna ed il Cristo risorto, accompagnato dal suono delle campane della Chiesa parrocchiale in segno di Gloria. La cerimonia dell'incontro fra le due statue viene preceduta, fatto forse unico in Sardegna, dall'incontro fra i ventiquattro confratelli, appartenenti alle tre Confraternite, che si scambiano, dopo un rituale che prevede tre inchini, un vicendevole abbracciò in segno di pace.

Visita del centro del paese

Possiamo, ora, visitare il centro della cittadina di Aidomaggiore.

La Chiesa parrocchiale di Santa Maria delle Palme

La Chiesa di Santa Maria delle Palme, che è la Chiesa parrocchiale di Aidomaggiore ed è stata costruita nel sedicesimo secolo e presenta alcuni elementi dell'architettura tardo rinascimentale. La tradizione ricorda che inizialmente la parrocchia del paese era dedicata a San Gavino. Ma poi, dove sorge attualmente la Chiesa e c'era un giardino di palme, la Madonna sarebbe apparsa ad una ragazza muta chiedendole di far costruire una Chiesa in suo onore. La ragazza avrebbe cominciato a parlare, facendo conoscere a tutti il volere della Madonna, da qui la dedica alla Santa Maria delle Palme. Oltre alla Chiesa parrocchiale, nel paese erano presenti anche tre Chiese filiali: la prima di San Giorgio verso levante; la seconda di San Gavino, verso tramontana, ambe nell'estremità dell'abitato; la terza di Santa Croce, presso la parrocchiale, che probabilmente era di dimensioni ridotte, cioè un Oratorio sede succursale della Confraternita di Santa Croce.

La Chiesa dedicata a San Gavino

Oggi sopravvive solo, nella periferia orientale del paese, la Chiesa dedicata a San Gavino, martire di Porto Torres. La Chiesa è antecedente al 1388, viene infatti citata nel trattato di pace fra Eleonora d'Arborea e Giovanni d'Aragona. Di impianto romanico, ha subito nel tempo diversi rifacimenti. È stata Chiesa parrocchiale, dato che San Gavino è stato patrono di Aidomaggiore fino alla fine del '400 o del '500, quando, in seguito alla miracolosa apparizione della Madonna, è stata edificata la Chiesa di Santa Maria delle Palme. Nella parete di fondo si aprono due finestre rettangolari, fra le quali è addossato un Retablo del '700, che fino al 1965 si trovava nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie. Nel centro del Retablo c'è una apertura ad arco, che ora contiene una tela ad olio raffigurante San Gavino, vestito da centurione romano su un cavallo bianco, che sta per entrare a Porto Torres per predicarvi il Vangelo. Il quadro, dipinto dal pittore ghilarzese Lello, al secolo Raffaele Fadda, nato e vissuto nel ventesimo secolo, è stato regalato da Michele Cambedda, il primo Priore della ricostituita Confraternita di Santa Croce. In una Cappella laterale è stata fatta una nicchia per esporvi la statua dell'Ecce Homo, una rara effigie del Cristo flagellato di straordinaria fattura artistica probabilmente di scuola napoletana che risale alla fine del '500 o primi del '600. Le braccia e le giunture sono snodate, il che fa pensare che originariamente servisse per il rito de S'Iscravamentu. La Chiesa di San Gavino è sede della Confraternita di Santa Croce, e fino al 1953 la statua era conservata in una cassapanca e veniva esposta, con uno speciale rituale eseguito da confratelli e prioresse, solo il giovedì Santo e il venerdì mattina, per essere portato nella processione notturna del giovedì Santo.

I festeggiamenti di Sant'Antoni 'e Su Fogu

Nel piazzale antistante questa Chiesa si svolgono il 18 gennaio i festeggiamenti di Sant'Antoni 'e Su Fogu, ossia di Sant'Antonio Abate. Il sabato precedente i membri delle tre Confraternite, quella del Rosario, quella del Santissimo Sacramento detta anche de Su Sennore, e quella di Santa Croce, si recano in campagna per abbattere dei tronchi d'albero cavi detti sas tuvas, ai quali il giorno della Feste si da fuoco dall'interno, a ricordo della leggenda che narra la vicenda di Sant'Antonio che ruba di nascosto il fuoco dall'inferno per donarlo agli uomini. Nell'occasione si offrono vino e dolci e si balla fino a tarda notte.

Visita dei dintorni di Aidomaggiore

Nei dintorni di Aidomaggiore sono stati portati alla luce numerosi resti archeologici, ossia i resti delle Tombe di giganti Benezziddo, Binza Longa, Bolessene, Crobeccada, Erighighine I, Erighighine II, Frontelizzos, Iscrallotze, Maschiola, Massana Maiore, Mura Era, Ozzilo I, Ozzilo II, Padru Longu, Pedra Niedda, Perria I, Perria II, S'Aspru I, S'Aspru II, Sa Mura, Sa Mura 'e Iogu, Sa Serra 'e su Oe, Sa Tanca 'e S'Ozzastru I, Sa Tanca 'e S'Ozzastru II, Sa Tanca 'e S'Ozzastru III, Sa Tanca 'e su Crecu I, Sa Tanca 'e su Crecu II, Sa Tanca 'e su Crecu III, Santa Veliriga, Santu Pedru, Santu Pedru II, Santu Pedru III, Sedinas, Sorighina, Uras I, Uras II; dei Protonuraghi Arculentu, Arghentu, Bernardu Pala, Bolessene, Coronzu, Fenugu II, Frontelizzos, Mura Fratta, Ozzilo, Padru Longu, Riu, Sa Mura, Sedinas, Su Monte, Toliana, Urigu; dei Nuraghi semplici Abbaeras, Attos, Benezziddo, Binza Longa, Crabia, Cunzaos, Diego Puzone, Fenugu, Fenugu III, Lobaos, Lobaos II, Mascaliu, Mura Era II, Mura Fratta II, Mura Surzaga, Mura Ulmos, Nuratorzu, Pitzinnu, Portatzo, Putzola de Susu, S'Aspru, Sa Mura e Su Crecu, Sa Tanca 'e S'Olia, Sa Tanca 'e Sas Bides, Sarolo, Sedinas II, Su Lisandru, Succhiau, Tenalighe, Terra Jana, Tilinchis, Tosinghene, Trailone, Trochesia, Tulinu, Uras, Urba 'e Oes, Zedde; dei Nuraghi complessi Erighighine, Funtana Menta, Maso 'e Maiore, Mura Era, Sa Jua, Sanilo.

Resti del Nuraghe complesso Sa Jua ed il fenomeno della Luce dal finestrino di scarico

Aidomaggiore-Nuraghe Sa JuaSubito ad ovest dell'abitato, a quattrocento metri dal centro del paese, raggiungibile seguendo la SP25, si trova il Nuraghe Sa Jua. È un Nuraghe complesso del tipo denominato a tancato, ossia un'evoluzione del Nuraghe monotorre, nel quale alla torre principale è stata aggiunta in un secondo tempo un'altra torre, raccordata alla torre originaria tramite due cortine murarie che racchiudono al loro interno un cortile, come il Nuraghe Santa Barbara di Villanova Truschedu. È stato costruito con blocchi di basalto disposti in filari regolari. La torre principale è dotata di accesso architravato, con finestra di scarico, dal quale si giunge al corridoio, lungo più di cinque metri, con una copertura gradonata, nel quale si apre a destra un piccolo vano, ed a sinistra la scala che porta al piano superiore. La camera principale presenta la tholos intatta, ed è dotata di tre vani disposti con schema cruciforme. Della camera del piano superiore rimangono solo alcuni filari di pietre, e tre gradini che probabilmente portavano al terrazzo. La torre principale è collegata alla secondaria tramite un piccolo cortile. La torre secondaria, provvista di ingresso trapezoidale architravato, è oggi priva di copertura, ricoperta di arbusti e macerie.

Il fenomeno della Luce dal finestrino di scarico si verifica nei Nuraghi nei quali il sole, all'alba del Solstizio d'inverno, si allinea con il finestrino di scarico dell'architrave della porta d'ingresso del Nuraghe, e genera, all'interno, un fascio luminoso che percorre la sala, e genera un'immagine luminosa posizionata al centro della sala o in una nicchia in essa presente.

Aidomaggiore-Nuraghe Sa Jua: fenomeno che si verifica al Solstizio di invernoAidomaggiore-Nuraghe Sa Jua: fenomeno che si verifica al Solstizio di invernoIl Nuraghe Sa Jua di Aidomaggiore è molto conosciuto per il fenomeno che si verifica al solstizo d'invento, il 21 dicembre, quando, appena spunta il sole all'orizzonte, il fascio di luce proveniente dalla finestrella posta sull'architrave d'ingresso si proietta all'interno della camera, che viene illuminata, e, circa un'ora dopo, il fascio luminoso va ad illuminare la nicchia centrale disposta alla base della camera. Presso questo Nuraghe si verifica anche un fenomeno al Solstizio d'estate, il 21 giugno, nel quale, quando il sole è allo zenit, il Nuraghe non ha ombra e viene interamente illuminato.

L'altare preistorico in località Riu

I ricercatori Carlo Maxia e Lello Fadda, appassionati studiosi di preistoria sarda, hanno effettuato misurazioni geometriche su tre altari in Provincia di Oristano, e ne hanno ipotizzato l'orientamento solstiziale. In particolare, hanno individuato in territorio di Aidomaggiore l'altare preistorico in località Riu, che sembra rivolto verso l'alba al Solstizio invernale, con un errore di circa 3°. La direzione dell'alba al Solstizio d'inverno potrebbe essere ricollegato al culto religioso della resurrezione.

Il lago Omodeo

Seguiamo la SS131 di Carlo Felice Diramazione Centrale Nuorese per nove chilometri e ci portiamo sul lago Omodeo, prodotto sul fiume Tirso dall'imponente diga di Santa Chiara, realizzata ad Ula Tirso. Fu voluta e progettata dall'ingegnere milanese Angelo Omodeo, autore della pianificazione dello sfruttamento idroelettrico dei corsi d'acqua dell'Isola, probabilmente il maggiore esperto di opere idrauliche tra le due guerre. È un'opera grandiosa ultimata nel 1924, un'opera d'ingegneria e di architettura insieme per la cui costruzione furono impiegati 16.000 operai. La soluzione è in più punti sostenuta da contrafforti, per quel tempo del tutto innovativa, e conferisce allo sbarramento un ritmo ed una imponenza che ricorda gli antichi acquedotti Romani. L'opera in muratura di pietra di trachite è alta 70 metri, lunga 260 metri e si sviluppa longitudinalmente con luci di 15 metri. Collocata a 61 metri sul mare, ha un salto d'acqua di 40 metri. Ai tempi della costruzione, la diga fu considerata un'opera ciclopica. Il bacino che si formò, lungo più di venti chilometri, è il più grande lago artificiale d'Europa.

Il lago Omodeo Il lago Omodeo Il lago Omodeo Il lago Omodeo

Il lago Omodeo è il lago artificiale più grande d'Europa, con un invaso di 792 milioni di metri cubi d'acqua, e coprendo una superficie di 29,37 chilometri quadrati. Dalla primavera inoltrata all'autunno, quando il livello del lago si abbassa, possiamo vedere i Nuraghi sommersi. Sono i Nuraghi Pajolu, Biùgias Pilicas e Aurù, Songhe e Su Pranu, e verso est i Nuraghi Iscòva, Perdu Mannu e Bentòsu. Lungo l'antica riva sinistra del Tirso si possono vedere altri cinque Nuraghi e tre tombe di giganti. Essi si presentano di colore uniforme con quello del terreno a causa del limo che si deposita con l'abbassamento del livello dell'acqua.

 

 


Sedilo famosa per la corsa dell'Ardia intorno alla Chiesa campestre di San Costantino

Da Aidomaggiore ci rechiamo a Sedilo che visitiamo con il suo centro ed i dintorni dove si trovano la Chiesa campestre di San Costantino intorno alla quale si corre la famosa Ardia e l'importante Nuraghe Iloi.

La cittadina Sedilo Informazioni turistiche

Stemma del Comune di SediloDa Aidomaggiore proseguiamo sulla SP90 per circa due chilometri ed arriviamo a Sedilo (nome in lingua sarda Sèdilo, metri 283, abitanti 2.491), importante centro agropastorale che si sviluppa affacciato sul lago Omodeo.

Il nome può derivare dal latino «sedulu», che significa laborioso, lavoratore, oppure dal sardo «s'edili» ad indicare una mandria di capretti. Il paese e costruito con basse casette e palazzetti di pietra basaltica. Il Comune di Sedilo nel 1974, dopo la creazione della Provincia di Oristano, viene trasferito dalla Provincia di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella di Oristano.

La suggestiva Ardia di Sedilo

Non si può che consigliare, a chi si trovi in Sardegna il sei e sette luglio, una visita per assistere alla corsa dell'Ardìa, la più suggestiva manifestazione equestre della Sardegna, in grado di attirare a Sedilo ogni anno migliaia di curiosi. L'Ardia, dal termine «bArdiare» ossia fare la guardia, è una sfrenata corsa a cavallo su un percorso estremamente accidentato nata come rievocazione della battaglia condotta dall'Imperatore Costantino contro Massenzio a Ponte Milvio nel 312 dopo Cristo e simboleggia la vittoria del Cristianesimo sulla religione pagana. Ha inizio con la consegna, da parte del parroco del paese, dei tre stendardi benedetti ai tre cavalieri prescelti, coloro che rappresentano le forze del bene e dovranno guidare la corsa. Il rito vuole che il capocorsa, «prima pandela», scelga altri due cavalieri, «segunda pandela» e «terza pandela», che insieme alla scorta avranno il compito di impedire che gli altri cavalieri, rappresentanti le forze del male, superino il capocorsa, che nella rievocazione storica simboleggia San Costantino.

Visita del centro della cittadina

Vediamo ora che cosa si trova di importante nel centro della cittadina.

La Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista

Al centro del paese troviamo la Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, riedificata tra il '500 e il '600. La facciata, ricostruita nel 1703, è in trachite rossa ed è divisa da lesene e sormontata da un timpano ricurvo.

Visita dei dintorni di Sedilo

Nei dintorni di Sedilo si trova la Chiesa campestre di San Costantino di Nordai, dove si svlge la famosa Ardia di Sedilo. E sempre nei dintorni sono stati portati alla luce i resti di diversi siti archeologici, ossia delle Tombe di giganti Battos III, Brebeghenieddu, Busoro, Busoro II, Erighighine I, Erighighine II, Erighighine III, Filigorri, Iloi I, Iloi II, Lighei, Luciferu, Lure, Melas, Mura 'e Mei, Oligai, Orzanghene, Salighe Nanu I, Salighe Nanu II, Santu Antine 'e Campu I, Santu Antine 'e Campu II, Scudu I, Serra Maiore, Su Croe, Tosinghene; dei Protonuraghi Araiola, Calavrighedu, Culi Pesau, de Su Conte II, Filigorri, Filigorri II, Iscra Ilozza, Isei, Ladu, Luciferu, Maria Leredda, Melas, Mura Surzaga, Oligai, Pizzinnu, Sa Maddalena, Santu Antine 'e Campu, Scudu, Serra Maiore, Serra Sanae, Ulinu; dei Nuraghi semplici Barilo, Boladigas, Busoro, Busoro II, Busurtei, Columbos, de Su Conte, de Su Conte III, Lighei, Lure, Melas II, Mindalai, Mura 'e Noatza, Orbezzari, Perra, Perras, Puligone, Putzu de Lottas, Serra, Su Nou 'e Su Erre, su Portatzo, su Putzu, su Putzu II, Talasai, Tintirios; dei Nuraghi complessi de Montemaiore, Iloi, Irghiddo, Nurake, Ruiu, Sa Craccara; dei Nuraghi Cabones, Irghiddo II, Isei II, Litigheddu, San Costantino, Serra, su Croe, su Surpiaghe, Ulinu II di tipologia indefinita. Vi sorgeva anche il Nuraghe Ispadulas che è stato completamente distrutto da lavori di miglioramento agrario.

La Chiesa campestre di San Costantino

A circa quattro chilometri a sud est del paese troviamo la Chiesa campestre di San Costantino, edificata in Regione Nordai, demolita e ricostruita più volte, l'ultima nel 1789 quando fu ricostruito sopra quella più antica risalente a prima dell'anno mille. Il Santuario presenta una semplice facciata in trachite rossa, con coronamento curvilineo. Si tratta di uno dei santuari più venerati e famosi dell'Isola, posto su un suggestivo poggio in vista del lago Omodeo, a breve distanza dal paese. È circondata da belle «cumbessias» usate dai devoti del Santo per soggiornare nei nove giorni del novenario precedenti la Festa e partecipare alle preghiere della novena. Per quanto riguarda la sua origine, la leggenda racconta di un ricco proprietario di Scano Montiferro rapito dai turchi e fatto prigioniero a Costantinopoli, dove gli apparve San Costantino che gli offrì la libertà in cambio della promessa di costruire una Chiesa sul monte Isei a Sedilo. Il culto di Costantino il Grande, che non è un Santo ma in Sardegna è stato Santificato nella tradizione popolare con il nome di Santu Antine, è stato introdotto in Sardegna dopo la conquista bizantina. Costantino viene considerato Santo per la sua opera di diffusione del Cristianesimo.

Sedilo-Santuario di Santu Antine: ingresso Sedilo-Santuario di Santu Antine-Veduta d'insieme Sedilo-Santuario di Santu Antine: la Chiesa  Sedilo-Santuario di Santu Antine: i muriestenes

L'importante area archeologica nella quale sorge il Nuraghe complesso di Iloi che è un importante Nuraghe solare

Prima di arrivare a Sedilo sulla SS131 di Carlo Felice Diramazione Centrale Nuorese si trova un quadrivio. Svoltiamo a sinistra seguendo le indicazioni in una strada bianca che percorriamo per circa due chilometri. Arriviamo ad una piazzola che sta davanti all'area archeologica di Iloi, situata in prossimità dell’orlo di un altopiano basaltico che fronteggia, ad ovest, le valli percorse dal Riu Iloi e dal Riu Funtanna Niedda e, a sud, la pianura lambita dalle acque del lago Omodeo. Nell'area archeologica è presente un complesso costituito da un Nuraghe complesso, da un villaggio con i resti di diverse capanne nuragiche, da un Dolmen e da due Tombe di giganti.

Sedilo-Nuraghe Iloi: planimetriaIl Nuraghe Iloi, dalla cui sommità è possibile ammirare il lago Omodeo, è stato ben descritto nel 1995 da Anna Depalmas dell'Università di Sassari per quanto consentivano le situazioni di crollo e la fitta vegetazione che lo ricopriva. Ha uno sviluppo irregolare essendo stato più volte modificato e ampliato nel corso della storia, e si ritiene sia costituito da un Nuraghe complesso di tipo misto, dove ad un nucleo originario più antico appartenente alla tipologia dei Nuraghi a corridoi, situato ad ovest, si sia aggiunto in seguito un Nuraghe complesso, probabilmente un trilobato, con struttura a tholos. Si ritiene fosse fosse molto simile al Nuraghe Losa di Abbasanta, ma il cattivo stato di conservazione impedisce di riconoscerne l'esatta struttura, ed anche di individuare l'ingresso dell'edificio. Della torre esposta ad sud, di pianta circolare, si conserva soltanto un breve tratto del paramento murario esterno. La torre esposta ad est è, invece, l'unica accessibile attraverso un ingresso architravato, e presenta all'interno un vano di pianta circolare con una nicchia disposta in asse con l'ingresso, copertura a tholos dell'altezza di cinque metri e mezzo. Sulla parete sinistra, a un metro di altezza, si apre l'accesso ad un passaggio oggi ostruito dal crollo, che collegava al corridoio d’ingresso. A nord est si sviluppa un ampio tratto di cortina alta circa sette metri, costruita con blocchi di grandi dimensioni nei filari di base, e con conci squadrati e di dimensioni minori nei filari superiori, che raccorda questa torre orientale con la terza, situata a nord, ingombra di macerie, che mostra sul piano di crollo un breve tratto del paramento murario della camera. Al centro del corpo trilobato si poteva elevare, forse un tempo, una torre centrale.

Sedilo-Nuraghe Iloi Sedilo-Nuraghe Iloi Sedilo-Lago Omodeo visto dalla sommità del Nuraghe Iloi

Il Nuraghe è circondato da un esteso villaggio, ed in direzione sud ovest si trovano due Tombe di giganti interamente costruite con grossi conci di basalto perfettamente squadrati, che si presentano molto interessanti dal punto di vista architettonico. Il villaggio è stato oggetto di una campagna di scavo negli anni 2000-2003 che ha permesso di portare alla luce 13 capanne nel settore nord occidentale. L'area però è molto più estesa e raggiunge probabilmente circa quattro ettari. Gli edifici messi in luce dagli scavi sono quasi tutti di pianta circolare con diametri che vanno dai quattro ai sette metri, ed hanno gli ingressi prevalentemente orientati a est. Il piano pavimentale è spesso regolarizzato dalla presenza di un pavimento di lastre o un battuto di terra, ed, al centro di alcune capanne, è presente una colonnina di trachite o un basamento circolare di basalto. Sempre all'interno del villaggio, addentrandosi tra gli arbusti verso nord ovest, si trova un Dolmen semplice dell'altezza di circa un metro e trenta. A sud sono presenti le due Tombe di giganti di Iloi, meglio conservata la prima che si incontra, della quale si intuisce facilmente quali dovessero essere la copertura e lo sviluppo complessivo del monumento. La seconda, più massiccia in origine, appare rovinata, ma rimane molto bello il lastricato centrale.

Sedilo-villaggio di Iloi Sedilo-Dolmen di Iloi Sedilo-La prima Tomba di giganti di Iloi Sedilo-La prima Tomba di giganti di Iloi Sedilo-La prima Tomba di giganti di Iloi Sedilo-La seconda Tomba di giganti di Iloi

Recenti studi di archeoastronomia hanno messo in luce come i Nuraghi possiedano un chiaro significato astronomico. In particolare, lo studioso Mauro Peppino Zedda ha effettuato delle osservazioni presso numerosi complessi nuragici ed è giunto alla conclusione che la quasi totalità dei Nuraghi complessi hanno delle linee tangenti alle torri periferiche orientate verso uno dei punti dove sorgono o tramontano il sole e la luna nei Solstizi e nei lunistizi. Tale significato astronomico emerge sia dalle caratteristiche della loro struttura architettonica, che dalla loro dislocazione sul territorio, ed, a seconda che siano allineati con il sorgere o il tramontare del sole o della luna, si possono distinguere i Nuraghi solari ed i Nuraghi lunari.

Il sole non sorge sempre nello stesso punto dell'orizzonte ma, nel corso dell'anno, il punto si sposta ogni giorno dalla posizione più meridionale, nel Solstizio d'inverno oggi intorno al 21 dicembre, a quella più settentrionale, nel Solstizio d'estate oggi intorno al 21 giugno, per poi ripercorrere il medesimo tragitto in senso inverso. A metà del percorso, il sole sorge quasi esattamente ad est, nei due Equinozi, in primavera intorno al 21 marzo, e in autunno intorno al 23 settembre.

Il fascicolo: E ora diamo uno sguardo all'orientameno del Nuraghe IloiAi Nuraghi solari appartiene anche il Nuraghe Iloi di Sedilo, presso il quale gli appassionati di archeoastronomia si danno appuntamento per ammirare il sole sorgere quasi perfettamente allineato sull'asse di un lato perimetrale del Nuraghe. L'analisi effettuata dallo studioso Mauro Peppino Zedda ha preso in esame due sole linee tangenti, quella passante per le torri Nord ed Est e quella passante per le torri Sud ed Est, dato che non è stato possibile eseguire altre misure perché il Nuraghe è in parte ancora ricoperto da rovine. Dall'analisi si rileva come la linea tangente alle torri Nord ed Est del Nuraghe Iloi sia perfettamente allineata con il punto in cui sorge il sole al Solstizio d'inverno. Cosa che è facile per chiunque verificare empiricamente, basta recarsi all'alba del Solstizio d'inverno, posizionarsi dietro la torre Nord, in linea con la retta passante per la tangente al bordo esterno delle torri Nord ed Est, ed osservare, alle otto del mattino il disco solare levarsi in asse con la retta appena citata. Tutto questo porta a pensare che i Nuraghi non fossero fortezze, l'ipotesi più probabile è che fossero una specie di santuari. Come rivela una sorta di tabù o timore reverenziale, che ancora oggi i sardi nutrono nei loro confronti. Le campagne sarde sono piene di ovili, costruiti anche a ridosso dei Nuraghi stessi, ma mai ricavati all'interno di essi, come sarebbe stato più comodo.

Le Domus de Janas chiamate Ispiluncas

Sulle pendici della collina dove sorge il Nuraghe di Iloi, ad est rispetto ad esso, si trovano le Domus de Janas di Iloi, chiamate Ispiluncas, che costituiscono una delle più grandi Necropoli ipogeiche presenti in Sardegna. Per raggiungerle, dalla piazzola di accesso all'area archeologica, si nota una stradina sulla destra, con un cartello che rimanda a delle Domus de Janas. Sono state censite 33 tombe suddivise in due gruppi, quello a nord con 24 tombe e quello a sud con 9 tombe, ma se ne possono visitare solo una decina, poiche molte sono interrate o comunque in pessimo stato di conservazione. Il sentiero richiede circa quindici minuti all'andata e venti al ritorno, tutto in salita, per visitare il primo gruppo. Per il secondo gruppo all'incirca è necessario lo stesso tempo, oltre ovviamente a quanto richiesto per la visita delle domus. In totale necessitano almeno tre ore. Attualmente l'area è in corso di scavo.

Sedilo-Una delle Domus de Janas chiamate Ispiluncas Sedilo-Una delle Domus de Janas chiamate Ispiluncas: interno

I resti della fortezza punica di Talasai

Sull'eminenza conica detta di Talasai, a est del paese, si trovano pochi resti della fortezza punica di Talasai. Probabilmente i Cartaginesi giunsero fino a Talasai avanzando lungo il fiume Tirso. La fortezza di Talasai a Sedilo, con quella di San Simeone a Bonorva, quella di Palattu a Padria, e quella di Mularza Noa a Bolotana, costituivano la base difensiva degli insediamenti Cartaginesi in questa parte dell'Isola.

La Fonte sacra chiamata Puntacaru

Molto più a sud rispetto all'abitato di Sedilo si trova la Fonte sacra Puntanarcu, costruita in basalto scuro ed ancora attiva. La fonte presenta dei sedili in pietra disposti a semicerchio come un'esedra, ed i resti della facciata, che in origine doveva essere molto bella.

 

 

La prossima tappa del nostro viaggio

Nella prossima tappa del nostro viaggio, inizieremo la visita della Regione della Sardegna chiamata Barigadu. Visiteremo Bidonì e Sorradile con la Necropoli di Prunittu. Faremo poi una deviazione a Nughedu Santa Vittoria, per recarci infine ad Ardauli e a Neoneli, nota per i suoi Tenores. Visiteremo quindi i dintorni di Neoneli con la Oasi Faunistica di Assai.


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