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Sardegna Holiday

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Da Curcuris a Simala, Gonnoscodina, Gonnostramatza, Mogoro, Masullas, Pompu e Siris

In questa tappa del nostro viaggio, proseguiremo la visita della Marmilla, recandoci a visitare i piccoli centri di Curcuris, di Simala, di Gonnoscondina, e quindi a visitare Gonnostramatza. Da qui ci recheremo a Mogoro, famoso per i suoi vini. Continueremo recandoci a Masullas, faremo una deviazione fino al borgo di Pompu, per concludere il nostro viaggio con la visita al borgo di Siris.

La Regione storica della Marmilla

La MarmillaNella Sardegna centro meridionale, a cavallo del confine che separa la Provincia di Oristano da quella del Sud Sardegna, c'è una zona chiamata Marmilla, della quale qui visitiamo la parte settentrionale. I comuni che fanno parte della Marmilla settentrionale, in Provincia di Oristano, sono: Albagiara, Ales, Assolo, Asuni, Baressa, Baradili, Curcuris, Gonnoscodina, Gonnosnò, Gonnostramatza, Masullas, Mogorella, Mogoro, Morgongiori, Nureci, Pau, Pompu, Ruinas, Senis, Simala, Sini, Siris, Usellus, Villa Sant'Antonio, Villa Verde. I comuni della Marmilla meridionale, in Provincia del Sud Sardegna, sono: Barumini, Collinas, Furtei, Genuri, Gesturi, Las Plassas, Lunamatrona, Pauli Arbarei, Sardara, Segariu, Setzu, Siddi, Tuili, Turri, Ussaramanna, Villamar, Villanovaforru, Villanovafranca. Nella Marmilla meridionale spicca incontrastato il colle di Las Plassas, famoso per la sua forma mammellare, che a quanto pare avrebbe dato il nome al territorio circostante. Questo colle aveva in antichità al suo apice un capezzolo gigante attraverso il quale Madre Natura dava nutrimento a tutti i Sardi. Il paesaggio è prevalentemente collinare e comprende la Giara di Gesturi, la Giara di Siddi, la Giara di Serri, l'altopiano di Genoni ed il bacino del Rio Mannu d'Isili. Le attività principali della zona sono l'agricoltura ed il turismo.


Curcuris

Da Gonnosnò ci rechiamo a Curcuris che visitiamo con il suo centro ed i suoi dintorni.

Il paese Curcuris Informazioni turistiche

Stemma del Comune di CurcurisNella precedente tappa del nostro viaggio, eravamo passati per Gonnosnò. Da qui, la SP72 in cinque chilometri ci porta a Curcuris (nome in lingua sarda Crucuris, metri 130, abitanti 318), piccolo centro che si trova nella parte orientale della Marmilla ai piedi del Monte Arci, nel quale la fertilità del suolo ha favorito lo sviluppo dell'agricoltura. Il territorio di Curcuris confina a nord col territorio di Ales, a est con quello di Gonnosnò, a sud con Simala ed, infine, a ovest con Pompu e Morgongiori. Nel centro storico sono presenti numerosi murales realizzati da artisti Sardi.

Il Comune di Curcuris nel 1927 viene aggregato al Comune di Ales. Del Comune di Curcuris nel 1974, dopo la creazione della Provincia di Oristano, viene cambiata la Provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella di Oristano. Il Comune di Curcuris nel 1979 viene nuovamente separato dal Comune di Ales.

Brevi cenni storici

Nel territorio di Curcuris restano poche tracce del periodo preistorico e della dominazione romana. Solo in età medievale nasce il centro abitato, che, in età giudicale, entra a far parte Giudicato di Arborea, nella curatoria di Usellus. Con la dominazione aragonese, l'ex curatoria di Usellus viene concessa in feudo a Eleonora Manrique, in occasione delle sue nozze con Berengario Bertran Carroz, e così entra a far parte del feudo di Quirra, che resta in mano alla famiglia Carroz fino al 1511, quando passa, per via ereditaria, alla famiglia Centelles. che lo mantiene fino al 1674. In quest'anno viene concesso a Francesco Pasquale Borgia, che lo conserva per circa cinquant'anni, poi ai Català, in seguito agli Osorio de la Cueva. Nel 1838 viene riscattato da Carlo Alberto re di Sardegna, che nel 1821 riduce, dalle 15 originarie, istituite nel 1807, a 10 le province, e Curcuris viene annesso alla Provincia di Oristano. Dopo pochi anni, nel 1848, vengoro abolite le province, e Curcuris entra nella divisione amministrativa di Cagliari. suddivisa nel 1859 la Sardegna in due province, Curcuris entra a far parte della Provincia di Cagliari, e poi nel 1927 diviene frazione Ales. Nel 1974, istituita la Provincia di Oristano, Ales entra a farne parte, ed, infine, nel 1979, Curcuris ottiene l'autonomia.

Principali Feste e Sagre che si tengono a Curcuris

A Curcuris è attiva l'Associazione Gruppo Folk San Sebastiano di Curcuris, i cui componenti si esibiscono nelle Feste e Sagre che si svolgono nel Comune ed anche in altre località.

La Festa della tosatura

Una delle tradizioni legata al mondo agropastorale ancora mantenuta viva è la Festa della tosatura, che si svolge ogni anno a inizio dell'estate con un grande banchetto in cui viene servito il maialetto arrosto.

Visita del centro del paese

Vediamo ora che cosa si trova di importante nel centro del paese.

Il Municipio di Curcuris

Entriamo in Curcuris provenendo da Gonnosnò, da sud est, con la SP72 che, all'interno del centro abitato, assume il nome di via Oristano, che percorre a sud il paese. Prendiamo sulla destra la via Cagliari, che diventa via Chiesa, dove, al civico numero 14, si trova l'edificio che ospita il Municipio di Curcuris.

La Chiesa di San Sebastiano

La via Chiesa ci porta al centro del paese, dove, leggermente a sinistra, parte da essa la via San Sebastiano. Qui, all'incorcio, si trova la Chiesa di San Sebastiano, che è la Chiesa parrocchiale di Curcuris. È stata edificata nel sedicesimo o diciassettesimo secolo, nel periodo della dominazione aragonese, con forme tardogotiche, quando in Sardegna imperversava la peste, ed anche nella diocesi di Ales, in seguito a numerosi decessi avvenuti nel dicembre del 1652, sono innalzate molte Chiese in onore di San Sebastiano, invocato come protettore contro questo terribile male. La Chiesa che ci appare oggi è il risultato dei molti restauri che ha subito nel corso dei secoli. È composta da una sola grande navata, con quattro cappelle laterali e presbiterio. Il pavimento, i pilastri e gli archi sono in pietra, e il tetto è in legno. La fonte battesimale in pietra del 1765, su cui è scolpito il monogramma di Cristo, ora funge da acquasantiera. Sull'altare maggiore, in pietra squadrata, sono presenti le statue di San Sebastiano e quella della Madonna del Rosario. La facciata, in pietra gialla squadrata a vista. Sino a qualche decennio fa, la Chiesa presentava un campanile a vela, che è stato successivamente sostituito da una moderna torre campanaria con base quadrata. Presso questa Chiesa, il venti gennaio, si svolge la Festa di San Sebastiano, che è la Festa patronale di Curcuris. La statua del Santo viene legata ad un albero, sui cui rami sono state appese delle arance, albero che viene scosso dai giovani del paese per far cadere il maggior numero possibile di frutti, e dalla quantità di frutti caduti si ricavano gli auspici per il raccolto. Nella serata viene acceso un falò, ed attorno si danza.

La Chiesa della Beata Vergine Assunta

Facendo una passeggiata nel punto più alto del paese, la via Santa Maria ci porta a nord ovest, sul colle di Santa Maria, dove è possibile visitare la Chiesa della Beata Vergine Assunta, edificata in stile gotico presumibilmente nel 1380, e consacrata nel 1430, che si presenta in buone condizioni di conservazione, grazie ai lavori di restauro. La Chiesa ha la facciata ed i lati intonacati di bianco. Sulla facciata è presente il portale sovrastato da un piccolo oculo, mentre la fiancata destra ospita un bel portale, a sesto acuto, e una nicchia con una statuina dell’Immacolata, rinvenuta durante i lavori di restauro. Nel bel campanile a vela, che è ancora quello originale in pietre squadrate e si trova sul lato destro della facciata, sono presenti due antiche campane, una delle quali, del 1504, porta una scritta a caratteri gotici «Jesus-Franciscus Lecca me fecit-A.M.D.IIII». Di fronte alla Chiesa è stata, recentemente, costruita una grande piazza per i festeggiamenti, e un palco sul quale si esibiscono gli artisti.

Visita dei dintorni di Curcuris

Nei dintorni di Curcuris sono stati portati alla luce i resti del Nuraghe Soru che però è di una tipologia indefinita.

 

 


Simala

Da Curcuris ci rechiamo a Simala che visitiamo con il suo centro ed i suoi dintorni.

Il paese Simala Informazioni turistiche

Stemma del Comune di SimalaPartendo da Curcuris, prendiamo la SP46 verso sud ed in 3,5 chilometri arriviamo a Simala (nome in lingua sarda Sìmala, metri 155, abitanti 402), piccolo centro agricolo situato in una fertile valle attraversata dal Rio Mannu, in un'area di grande interesse naturalistico.

Le prime notizie storiche sul paese risalgono alla fine dell'undicesimo secolo, quando i monaci Vittorini di Marsiglia ottennero dal Giudice Costantino d'Arborea la concessione della Chiesa di Santa Caterina di Alessandria, andata però perduta. Il Comune di Simala nel 1927 viene aggregato al Comune di Gonnostramatza, dal quale nel 1947 viene nuovamente separato. Del Comune di Simala nel 1974, dopo la creazione della Provincia di Oristano, viene cambiata la Provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella di Oristano.

Visita del centro del paese

Simala è noto come il paese dei portali, perché nel suo centro storico si conservano oltre 60 portali domestici edificati dal diciottesimo al ventesimo secolo che, fungono da ingressi alle abitazioni, oltre ad alcuni palazzetti gentilizi e signorili edificati dal sedicesimo al diciannovesimo secolo. Vediamo ora che cosa si trova di importante nel centro del paese.

La Chiesa parrocchiale di San Nicolò Vescovo

L'edificio artisticamente più rilevante del paese è la Chiesa parrocchiale di San Nicolò Vescovo, del diciottesimo secolo. Ha la struttura a croce latina e con sei cappelle laterali. Vi sono statue lignee del diciottesimo e diciannovesimo secolo, tra le quali un San Raffaele Arcangelo attribuito a Giuseppe Antonio Lonis, il principale scultore sardo del '700.

Visita dei dintorni di Simala

Nei dintorni di Simala sono presenti alcuni resti della presenza umana del periodo nuragico e romano, ossia il Nuraghe Spadua di una tipologia indefinita, la Mansio ossia la stazione di posta romana,d il e villaggio medievale di Gemussi.

 

 


Gonnoscodina

Da Simala ci rechiamo a Gonnoscodina che visitiamo con il suo centro ed i suoi dintorni.

Il paese Gonnoscodina Informazioni turistiche

Stemma del Comune di GonnoscondinaDa Simala proseguiamo sulla SP46, che in due chilometri e mezzo ci porta a Gonnoscodina (altezza metri 112, abitanti 566), piccolo centro che si trova nella storica Regione della Marmilla. Il paese è adagiato su un pendio collinare, che è situato tra la Giara di Gesturi, la giara di Siddi, ed il Parco Naturale del Monte Arci.

Il Comune di Gonnoscodina nel 1927 viene aggregato al Comune di Gonnostramatza, dal quale nel 1946 viene nuovamente separato. Del Comune di Gonnoscodina nel 1974, dopo la creazione della Provincia di Oristano, viene cambiata la Provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella di Oristano.

Visita del centro del paese

Vediamo ora che cosa si trova di importante nel centro del paese.

La Chiesa parrocchiale di San Sebastiano

La Chiesa parrocchiale di San Sebastiano ha sostituito l'antica parrocchiale di San Bartolomeo, di cui oggi restano solo due archi a tutto sesto. La nuova parrocchiale risale al diciassettesimo secolo. È costruita in stile ionico a croce greca. Al suo interno sono custodite una reliquia della Santa Croce e un calice antico di grande pregio.

La Chiesa di San Daniele

In centro troviamo la Chiesa di San Daniele, che è divenuta il simbolo del paese visto che si posiziona al suo ingresso, ed è quindi la prima cosa che si vede arrivando a Gonnoscodina. Edificata nel 1831 ha pianta a croce greca, molto rara nell'isola. Ha una grande cupola che ricorda quella del Pantheon. Ospita al suo interno un magnifico altare in marmo pario. È circondata da un bellissimo parco ammantato da macchia mediterranea. La Festa di San Daniele si tiene il 13 di ottobre e vede una grande partecipazione di fedeli.

Visita dei dintorni di Gonnoscodina

Nei dintorni di Gonnoscodina sono stati portati alla luce i resti del Nuraghi Nuraghe Nurazzou di tipologia indefinita.

 

 


Gonnostramatza con la Domu de Janas di Bingia 'e Monti

Da Gonnoscondina ci rechiamo a Gonnostramatza che visitiamo con il suo centro ed i dintorni dove si trova la Domu de Janas di Bingia 'e Monti.

Il paese Gonnostramatza Informazioni turistiche

Stemma del Comune di GonnostramatzaDa Gonnoscondina continuiamo sulla SP46 verso sud, dopo un paio di chilometri giriamo a sinistra ed in cinquecento metri arriviamo a Gonnostramatza (altezza metri 96, abitanti 978), paese attraversato dal Rio Mogoro che lo divide in due rioni, «su Xiau» Mannu e «su Xianeddu».

È un Comune ad economia prevalentemente turistica per il suo patrimonio ambientale, oltre che per quello storico, archeologico e architettonico. Del Comune di Gonnostramatza nel 1974, dopo la creazione della Provincia di Oristano, viene cambiata la Provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella di Oristano.

Visita del centro del paese

Vediamo ora che cosa si trova di importante nel centro del paese.

La Chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo

In centro possiamo visitare la Chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo. In essa si trova il Retablo proveniente dalla Chiesa di San Paolo a Serzela, opera di Lorenzo Cavaro, capostipite della famiglia di pittori cagliaritani che diede vita, nel sedicesimo secolo, alla Scuola di Stampace.

Visita dei dintorni di Gonnostramatza

Nei dintorni di Gonnostramatza è presente una Chiesa campestre. Nei dintorni di Gonnostramatza sono stati portati alla luce i resti della Domu de Janas di Bingia 'e Monti, della Tomba di giganti di Bingia 'e Monti; dei Nuraghi semplici di Bingia 'e Monti, Chiccu Eccis, Cuccuru Bingias, Pala S'Arrideli, Pallariu, Pranu Aidu, Scalaxeddu; del Nuraghe complesso Sa Costa Manna; dei Nuraghi Brunchiteddus e Cadrogu di tipologia indefinita.

La Chiesa campestre di San Paolo di Serzela

Usciamo da Gonnostramatza sulla SP73 che conduce alla SS131 di Carlo Felice, dopo qualche chilometro troviamo a destra della strada la piccola Chiesa campestre dedicata a San Paolo di Serzela, recentemente restaurata. Era la parrocchiale del villaggio medioevale di Serzela. La Chiesa fu costruita nel tredicesimo secolo con pianta a croce greca e fu in seguito modificata in stile aragonese. All'interno, dietro l'altare, si trova la lapide che stava sulla facciata e che ricorda la distruzione del paese chiamato Uras ad opera dei pirati mori nel sedicesimo secolo. Il villaggio e la Chiesa furono totalmente abbandonati nel 1775.

La Domu de Janas di Bingia 'e Monti

Di fronte alla Chiesetta di San Paolo di Serzela troviamo una strada sterrata, che porta alla Domu de Janas di Bingia 'e Monti, ormai completamente distrutta ed irriconoscibile. Si colloca come tipologia a metà tra ipogeismo e Megalitismo, composta di un vano scavato nella roccia, preceduto da una camera costruita con tecnica megalitica formata da quattro blocchi angolari con copertura a piattabanda. È lunga quattro metri e mezzo, meno della lunghezza originale dato che manca la parte anteriore del monumento, ed ha un'altezza residua di quasi due metri. Si potrebbe attribuire alla Cultura di Monte Claro, poiche nell'area sono stati rinvenuti anche i resti di un insediamento attribuibile a questa cultura. In essa sono stati rinvenuti anche i resti ossei di vari individui e oggetti di corredo appartenenti alla Cultura del Vaso Campaniforme, sistemati all'interno di tre cassoni litici addossati ai lati del monumento e coperti da un lastrone. Sopra sono state rinvenute tre sepolture con scheletri completi ed oggetti di corredo, oltre ai tipici vasi della cultura campaniforme. Tra i gioielli, il più famoso è un collier d'oro, il più antico della Sardegna. Nell'ultimo periodo di uso della tomba, corrispondente alla Cultura di Bonnanaro, il monumento è stato parzialmente risistemato e tra i blocchi sono stati deposti circa cinquanta crani di individui adulti, coi loro corredi. Gli oggetti rinvenuti sono oggi conservati al Museo Nazionale Archeologico di Cagliari.

La Domu de Janas si trova in cima alla collina, non è facilmente individuabile, e si trova poco distante dai resti del Nuraghe di Bingia 'e Monti, che si trova in stato di completo abbandono. Nei pressi si trova anche l'importante Tomba di giganti di Bingia 'e Monti.

 

 


Mogoro con i Nuraghi che riprodurrebbero la costellazione dell'Orsa Maggiore

Da Gonnostramatza ci rechiamo a Mogoro che visitiamo con il suo centro ed i dintorni dove si trovano i numerosi Nuraghi tra i quali quelli che riprodurrebbero la costellazione dell'Orsa mMaggiore.

La cittadina Mogoro Informazioni turistiche

Stemma del Comune di MogoroDa Gonnostramatza prendiamo la SP73 verso ovest, ed in cinque chilometri e mezzo arriviamo a visitare Mogoro (nome in lingua sarda Mòguru, metri 132, abitanti 4.891), grosso centro agricolo che sorge sull'altopiano basaltico della Marmilla, sul versante meridionale del Monte Arci. Il nome sta ad indicare una bassa collina.

A Mogoro saremmo arrivati più comodamente dalla SS131 di Carlo Felice, prendendo la relativa uscita e seguendo la SP44 che ci avrebbe portati in 4,5 chilometri. Del Comune di Mogoro nel 1974, dopo la creazione della Provincia di Oristano, viene cambiata la Provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella di Oristano.

La sua economia

Ha un'economia basata su agricoltura, pastorizia ed artigianato, di cui sono tipici i tappeti e gli arazzi dai colori molto vivaci.

feste e Sagre che si svolgono a Mogoro

A Mogoro è attiva l'Associazione Su Sticcau Onlus di Mogoro, i cui componenti si esibiscono nelle Feste e Sagre che si svolgono sia nel Comune che anche in altre località dell'Isola. Nei mesi di luglio e agosto a Mogoro si tiene la fiera del Tappeto sardo.

Visita del centro della cittadina

Il centro abitato conserva le antiche case costruite con il basalto nero, ricavato dalle cave dell'altopiano. Vediamo ora che cosa si trova di importante nel centro della cittadina.

La Chiesa parrocchiale di San Bernardino da Siena

In paese si trova la Chiesa parrocchiale di San Bernardino da Siena, recentemente restaurata. Nella Chiesa di San Bernardino, nell'aprile del 1604, si verificò un miracolo che è stato poi descritto dallo storico Pietro Maria Cossu. Durante la Messa, due uomini in peccato mortale fecero cadere a terra due ostie, che lasciarono impresse nel pavimento le loro impronte. I due uomini, si giustificarono dell'accaduto dicendo che le ostie erano divenute bollenti come dei carboni ardenti ed avevano bruciato loro la lingua. Per ricordare questo prodigioso avvenimento ogni anno, la domenica successiva a quella di Pasqua, a Mogoro si svolge una solenne processione eucaristica.

La Chiesa del Carmine ed il Convento dei Carmelitani

Il paese troviamo anche la Chiesa del Carmine, costruita all'inizio del quattordicesimo secolo in stile tardo romanico con influenze gotiche. È realizzata in blocchi di arenaria chiara, con struttura a navata unica. La facciata ha un portale romanico architravato, i muri esterni laterali sono ornati da finte colonne e archetti gotici. A destra si trova il campanile a vela. Ha fatto parte di un Convento dei Carmelitani.

La Cantina di Mogoro

All'uscita per Mogoro della SS131 di Carlo Felice si trova la Cantina di Mogoro - Il Nuraghe.

Mogoro-Cantina di Mogoro Il NuragheMogoro-Cantina di Mogoro Il NuragheLa Cantina di Mogoro - Il Nuraghe è una delle storiche e più importanti realtà produttive della Sardegna, fondata nel 1956 da un piccolo gruppo di viticoltori animato dal rispetto per una produzione artigianale di qualità. Il nome deriva dal fatto che il Nuraghe Cuccurada guarda l'azienda da un'altura che sorge alle sue spalle. La cantina produce vini DOC di Cagliari (Moscato Capodolce, Nuragus Puntasol), DOC di Sardegna (Cannonau Vignaruja, Monica Colle Moresco, Monica San Bernardino, Vermentino Don Giovanni, Vermentino Le Giare) e DOC Sardegna Semidano (Semidano di Mogoro, Semidano di Mogoro Spumante).

I dintorni di Mogoro

Nei dintorni di Mogoro si trova il serbatoio idrico del Rio di Mogoro. Sono stati, inoltre, portati alla luce i resti di diversi Villaggi neolitici, dei Protonuraghi Serra Muru e Serra Sa Furga; dei Nuraghi semplici Cobaia, Is Mindas, Is Nuracis II, Puisteris, San Pietro, Santa Barbara, Scoma Quaddu, Su Conventu; dei Nuraghi complessi Arrazzu, Arrubiu, Cruccu di Mogoro, Cuccurada, Is Carrelis, Is Nuracis I, Manghilla, Mudegu, Nieddu, Pala Merenzia, Picciu, Pranu Ollastus, Siaxi, Su Boi; dei Nuraghi Corona Manna e Terra Muttius di tipologia indefinita.

Il serbatoio idrico del Rio di Mogoro

Il paese si trova su un altopiano chiamato Strovina, delimitato a nord dal Monte Arci e a sud dalla valle del Rio Mogoro, lungo circa 50 chilometri, che sfocia nello Stagno di San Giovanni. Il corso del fiume è sbarrato da una diga costruita negli anni '20, che forma il serbatoio idrico del Rio di Mogoro, è stata eretta solamente contro le inondazioni della vicina pianura e non forma dunque alcun lago artificiale.

Resti del Nuraghe semplica di Puisteris con il villaggio neolitico omonimo

Il Nuraghe di Puisteris è un Nuraghe semplice monotorre situato a 118 metri di altezza, del quale non non rimangono però che poche rovine. Ma è importante perché, vicino ad esso, si trova il villaggio neolitico omonimo, situato a poche centinaia di metri dalla SS131 di Carlo Felice, ai margini del tavolato basaltico di Perdiana, a breve distanza dal Rio Mogoro. È stato portato alla luce negli anni Cinquanta e si tratta di un insediamento di capanne di forma ellittica, considerato uno dei villaggi prenuragici più estesi della Sardegna. Il primo impianto è stato datato nel periodo della Cultura di Bonu Ighinu, nel Neolitico Medio che si sviluppa, secondo la cronologia calibrata, tra il 4700 ed il 4200 avanti Cristo e secondo la datazione tradizionale tra il 4000 ed il 3400 avanti Cristo, ed è stato abitato sino agli inizi del terzo millennio avanti Cristo da uomini della Cultura di Ozieri. Si pensa che questo villaggio fosse un importante centro per la lavorazione dell'ossidiana di Monte Arci, come anche il villaggio del Nuraghe Sa Domu Beccia, vicino ad Uras. Una particolarità è una mensa sacrificale ed un disco astrale, situati nel punto più alto del villaggio, nei pressi dei quali sono state trovate alcune statuette rappresentanti la Dea Madre.

Resti del Nuraghe complesso Cuccurada

Per raggiungere il Nuraghe Cuccurada, dall'uscita di Mogoro della SS131 di Carlo Felice percorriamo due chilometri e, quando la strada inizia a salire, a metà del secondo tornante, prendiamo sulla sinistra una strada bianca che in cinquecento metri ci porta all'ingresso. Il Nuraghe Cuccurada è di tipo quadrilobato, con un mastio centrale e quattro torri laterali collegate da mura rettilinee che racchiudono il cortile. La torre a sud est è però un Protonuraghe, infatti la muratura appare diritta e non rastremata verso l'alto e sembra terminasse con una copertura di lastre orizzontali in pietra. È anche presente una grande scalinata che si ritiene appartenesse ad un luogo di culto pre-nuragico ed un muraglione dello stesso periodo. Tutto indica la presenza di un insediamento probabilmente risalente all'Eneolitico Evoluto, Cultura di Monte Claro, come dimostrano oggetti in ossidiana e ceramiche trovate durante gli scavi. L'area archeologica che comprende il Nuraghe Cuccurada al momento non è visitabile dato che sono in corso gli scavi tesi a portarla interamente alla luce, avendo la certezza che si tratta presumibilmente di uno dei più importanti e significativi siti di tutta la Sardegna.

Altri Nuraghi che riprodurrebbero la costellazione dell'Orsa Maggiore

Mogoro: dislocazione dei Nuraghi in località Cuccurada e costellazione dell'Orsa MaggioreIn territorio di Mogoro, oltre al Nuraghe Cuccurada, si trovano numerosi altri Nuraghi, situari anch'essi in zona Cuccurada, più a nord e più a sud rispetto ad esso. Tra questi si trovano nove importanti siti la cui posizione, a detta dello studioso Leonardo Melis, riprodurrebbe esattamente la forma della costellazione dell'Orsa Maggiore, che, lo ricordiamo, rappresentava per gli antichi la Dea Madre. Nella figura a sinistra è riportata l'ubicazione di questi siti, mentre in quella a destra è riportata una porzione di cielo che comprende le stelle dell'Orsa Maggiore secondo la mappa del Polo nord Celeste nell'Equinozio dell'anno 1950. Si confronti la disposizione sul terreno dei Nuraghi cerchiati nella foto con la figura a destra, ma nel raffrontare le immagini si deve tenere presente che, nel periodo in cui furono costruiti i Nuraghi, la disposizione delle stelle nel cielo per un osservatore sulla Terra era un pò diversa, ma non sostanzialmente, da quella attuale, per effetto del moto ciclico di precessione che si compie in 25.776 anni e per effetto dell'oscillazione dell'inclinazione dell'asse terrestre che compie un ciclo completo in 41.000 anni.

 

 


Masullas

Da Mogoro ci rechiamo a Masullas che visitiamo con il suo centro ed i suoi dintorni.

La cittadina Masullas Informazioni turistiche

Stemma del Comune di MasullasDa Mogoro prendiamo la SP44 verso nord e in due chilometri arriviamo a Masullas (nome in lingua sarda Masuddas, metri 129, abitanti 1.175), piccolo centro agricolo situato a sud del Monte Arci. Il paesaggio è quello tipico della Marmilla, verde e collinare e perlopiù incolto. Il territorio include stupende località quali il bosco di Taraxi, la parete rocciosa di Su Columbariu ed una Miniera di fluorite.

Al suo interno scorre il Rio Mannu, fiume a carattere torrentizio che va a sfociare nel lago artificiale di Mogoro, realizzato nel periodo fascista per attuare la bonifica di Arborea. Del Comune di Masullas nel 1974, dopo la creazione della Provincia di Oristano, viene cambiata la Provincia da quella di cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella di Oristano.

Visita del centro della cittadina

Vediamo ora che cosa si trova di importante nel centro della cittadina.

La Chiesa parrocchiale della Vergine delle Grazie

In centro troviamo la Chiesa parrocchiale della Vergine delle Grazie, meglio conosciuta come Sa Gloriosa. La Chiesa ha per patrono San Sebastiano, cui si era fatto pubblico voto nell'ultima pestilenza. Non è nota la data in cui è iniziata la sua costruzione, ma è datato l'anno del termine dei lavori, il 1694, data ancora ben visibile in un fregio presente nella monumentale facciata.

La Chiesa di San Lorenzo

La Chiesa più antica è in assoluto quella intitolata a San Leonardo, edificata nel periodo medievale. Si ritiene che in essa siano deposti i corpi dei martiri Calisto e Calica. L'edificio è costituito da una sola navata absidata. Presenta una facciata che si può ascrivere al periodo gotico, ma è impostata su una precedente costruzione romanica.

La Chiesa di Santa Lucia

La piccola Chiesa di Santa Lucia è di periodo medievale. Anch'essa è costituita da una sola navata, e presso di essa è presente un piccolo Convento dei Cappuccini.

La Chiesa di San Francesco con annesso l'ex Monastero dei Cappuccini

Sempre nel paese, è da vedere la Chiesa di San Francesco, con annesso l'ex grande Monastero dei Cappuccini. Si tratta di due edifici del '700 che vengono oggi utilizzati come Centro Culturale.

Visita dei dintorni di Masullas

Nei dintorni di Masullas sono stati portati alla luce i resti dei Nuraghi complessi Mustazzori e Stevi; ed anche dei Nuraghi Bia Mogoru, de Preidis, Monti Miana, Murranca, Onigu, Su Para, tutti di tipologia indefinita.

 

 


Pompu

Da Masullas ci rechiamo a Pompu che visitiamo con il suo centro ed i suoi dintorni.

Una deviazione al paese Pompu Informazioni turistiche

Stemma del Comune di PompuDa Masullas effettuiamo una deviazione seguendo la SP45 e poi la SP71 che in tre chilometri ci porta a Pompu (altezza metri 147, abitanti 309), piccolo paese che fino al 1970 è stato frazione Masullas. Il paese sorge nella zona sud-orientale della Provincia di Oristano, nella Regione dell'Alta Marmilla, con un'economia tipicamente agropastorale, con colture di cereali, vigneti e oliveti, affiancata dalle attività dell'artigianato tradizionale. L'artigianato è una delle più importanti risorse di Pompu, dove si producono tappeti, arazzi e tanti altri oggetti di filati.

Il Comune di Pompu nel 1928 viene aggregato al Comune di Masullas, dal quale nel 1970 viene nuovamente separato. Del Comune di Pompu nel 1974, dopo la creazione della Provincia di Oristano, viene cambiata la Provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella di Oristano.

Visita del centro del paese

Vediamo ora che cosa si trova di importante nel centro del paese.

La Chiesa parrocchiale di San Sebastiano

La Chiesa parrocchiale di San Sebastiano è recente, e custodisce all'interno la statua di San Sebastiano e la statua di San Giorgio che combatte il drago a cavallo, entrambe del '700. A Pompu era già presente una antica Chiesa intitolata a San Sebastiano, che è crollata nel 1865. La statua del Santo patrono è stata, allora,ì portata nella Chiesa di Santa Maria di Monserrato, fino a quando non è stata edificata la nuova Chiesa dedicata al patrono. Importanti sono le celebrazioni della Festa in onore di San Sebastiano, che si celebra tra il 19 ed il 20 gennaio. I preparativi iniziano il 19, quando i giovani passano per le vie del paese chiedendo agli abitanti tronchi di legna per il grande falò del giorno successivo. Durante la notte si provvede all'accensione del falò e il venti si porta la statua del Santo in processione, per poi benedire il grande falò nella piazza principale del paese.

La Chiesa di Santa Maria di Monserrato

L'antica Chiesa di Santa Maria di Monserrato, situata in collina, è precedente alla costruzione del paese. La Chiesa possiede un interessante campanile a vela, mentre la scalinata in pietra per accedere alle campane non è più visibile dopo la ristrutturazione fatta negli anni '80.

Visita dei dintorni di Pompu

Nei dintorni di Pompu sono stati portati alla luce i resti dei Nuraghi complessi Santu Miali e Su Sensu.

 

 


Siris

Da Masullas ci rechiamo a Siris che visitiamo con il suo centro ed i suoi dintorni.

Il paese Siris Informazioni turistiche

Stemma del Comune di SirisSempre da Masullas, prendiamo la SP51 verso nord ovest, ed in un paio di chilometri arriviamo a Siris (altezza metri 161, abitanti 257), un piccolo borgo situato nell'Alta Marmilla, ai piedi del Monte Arci.

Il nome della cittadina si pensa derivi dal greco Xiris, ossia l'iride germanica, un fiore che è molto diffuso nel suo territorio. L'abitato di Siris è circondato da un fitto bosco di lecci, roverelle e querce da sughero.

Il Comune di Siris nel 1928 viene aggregato al Comune di Masullas, dal quale nel 1962 viene nuovamente separato. Del Comune di Siris nel 1974, dopo la creazione della Provincia di Oristano, viene cambiata la Provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella di Oristano.

Visita del centro del paese

Vediamo ora che cosa si trova di importante nel centro del paese.

La Chiesa parrocchiale di San Sebastiano

Il paese si sviluppa intorno alla Chiesa parrocchiale di San Sebastiano, edificata molto recentemente, nel 1958. Ha pianta a croce latina. All'interno conserva due belle sculture antiche: l'immagine lignea di Sant'Antonio da Padova e quella di San Vincenzo Martire, con la sua veste damascata.

Visita dei dintorni di Siris

Nei dintorni di Siris si trova la Chiesa campestre di San Vincenzo. Sono stati, inoltre, portati alla luce i resti del Nuraghe complesso de Inus; ed inoltre quello del Nuraghe Pranu Forru di tipologia indefinita.

La Chiesa campestre di San Vincenzo

Nei pressi del centro abitato troviamo anche la Chiesa campestre di San Vincenzo, probabilmente anteriore al sedicesimo secolo. Un tempo ridotta a rudere, è stata sottoposta attualmente ad un sostanziale restauro. Si accede all'area della Chiesa mediante un bel portale. Intorno alla Chiesa sono stati ritrovati resti di epoca romana.

 

 

La prossima tappa del nostro viaggio

Nella prossima tappa proseguiremo il nostro viaggio nela Marmilla con la visita del massiccio vulcanico del Monte Arci. Andremo a visitare Morgongiori, per recarci poi ad Ales, il paese che ha dato i natali ad Antonio Gramsci. Il nostro viaggio proseguirà con la visita dei piccoli borghi di Pau e di Valle Verde, da dove proseguiremo, nella tappa successiva, per tornare nel Campidano di Oristano.


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