La mia SardegnaBandiera della Sardegna

Home page Guest book Siti amici Sostienici Scrivici Mappa del sito

pagina precedenteindice precedente

TuttoSantAntioco

pagina successiva

Da Tratalias a Villaperuccio, Santadi, Piscinas, Giba, Masainas, ed a Sant'Anna Arresi con la spiaggia di Porto Pino

In questa tappa del nostro viaggio, da San Giovanni Suergiu prenderemo la costa meridionale della Sardegna in direzione est, ossia verso Cagliari. Dopo essere passati per Tratalias ed aver visitato Villaperuccio con la Necropoli di Montessu, Santadi con le grotte di Is Zuddas, scenderemo a Piscinas, Giba, Masainas, Sant'Anna Arresi con Porto Pino, di cui visitereamo pineta, spiagge e le dune.

La Regione storica del Sulcis Iglesiente

Il Sulcis IglesienteL'area della Regione storica del Sulcis Iglesiente (nome in lingua sarda Sa Meurreddìa S'Igresienti) si estende a nord della valle del Cixerri. Confina a nord est con il Campidano ed ha una forma vagamente triangolare. Appartiene alla Provincia del Sud Sardegna ed a quella di Cagliari. I suoi comuni nella Provincia del Sud Sardegna sono Buggerru, Calasetta, Carbonia, Carloforte, Domus de Maria, Domusnovas, Fluminimaggiore, Giba, Gonnesa, Iglesias, Masainas, Musei, Narcao, Nuxis, Perdaxius, Piscinas, Portoscuso, San Giovanni Suergiu, Sant'Anna Arresi, Sant'Antioco, Santadi, Siliqua, Teulada, Tratalias, Villamassargia e Villaperuccio. Quelli nella Città Metropolitana di Cagliari sono Pula, Sarroch e Villa San Pietro. È un territorio in cui la natura è incontaminata, nei rilievi montuosi come nelle valli irrorate da fiumi che talvolta precipitano in spettacolari cascate, nelle profonde grotte come nel tratto costiero, caratterizzato da ampie spiagge, tra cui spicca Piscinas, con le sue metafisiche dune di sabbia, o la splendida insenatura di Masua, che guarda il faraglione calcareo di Pan di Zucchero.


Tratalias con la Basilica di Santa Maria già Cattedrale della diocesi del Sulcis

Da Sant'Antioco o da Carbonia ci rechiamo a Tratalias che visitiamo con il suo centro dove si trova la Basilica di Santa Maria ed i suoi dintorni.

In viaggio verso la cittadina Tratalias

Usciamo da Sant'Antioco in direzione di Carbonia e, prima di raggiungere San Giovanni Suergiu, dopo otto chilometri prendiamo verso destra la SP77 seguendo l'indicazione per Tratalias, che raggiungiamo dopo sette chilometri.

Tratalias con la Basilica di Santa Maria Informazioni turistiche

Stemma del Comune di TrataliasLa cittadina chiamata Tratalias (altezza metri 30, abitanti 1.132) è situata nella Regione del Sulcis, in una piana antistante il golfo di Palmas, situato sulla sinistra della SP77. Il paese è situato in un punto geografico particolarmente importante nell'antichità, infatti sul suo territorio si trovano numerosi siti preistorici, punici e romani.

L'economia di Tratalias è basata principalmente sull'agricoltura. Del Comune di Tratalias nel 2001, con la riorganizzazione delle Province della Sardegna, viene cambiata la Provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella nuova di Carbonia e Iglesias, ed in seguito, con la sua abolizione, nel 2016, passa alla nuova Provincia del Sud Sardegna.

A Tratalias sono state girate alcune scene del film di Cristina Comencini «La fine è nota», uscito nel 2003, con Carlo Cecchi, corso Salani, Daria Nicolodi, Fabrizio Bentivoglio, Mariangela Melato, Massimo Wertmuller, Valeria Moriconi e Valerie Kaprisky.

Visita del centro di Tratalias

Vediamo che cosa si trova di importante nel centro della cittadina.

La Basilica di Santa Maria di Tratalias

Prima di entrare nella cittadina chiamata Tratalias vediamo a sinistra la grande Basilica di Santa Maria di Tratalias, già Cattedrale della diocesi del Sulcis. È stata edificata in stile romanico, con elementi Francesi e pisani, interamente in trachite chiara, in periodo giudicale a partire dal 1213, come testimonia un'epigrafe. Ha tre navate divise da pilastri che formano sei arcate. La copertura è sostenuta da travi in legno che si appoggiano su mensole. Conserva al suo interno un Retablo datato 1596 e dedicato Giovanni Evangelista, con al centro la Vergine e il Bambino. La facciata presenta al centro il portale, con al di sopra un grande rosone scolpito e traforato. La Basilica è perfettamente conservata grazie anche ai preziosi restauri della prima metà del scolo scorso, e conserva interamente le forme originarie.

Tratalias: la Basilica di Santa Maria in Tratalias Tratalias: la Basilica di Santa Maria in Tratalias

I resti del vecchio centro storico medioevale

Attorno alla Basilica si trovano i resti degli edifici del vecchio centro storico medioevale della cittadina chiamata Tratalias, abbandonata dagli abitanti a causa delle infiltrazioni d'acqua del lago di Monte Pranu. La nuova Tratalias è stata edificata un poco più avanti, in una deviazione sulla sinistra.

Tratalias-Casette dell'antico villaggio medioevale Tratalias-Casette dell'antico villaggio medioevale

Visita dei dintorni di Tratalias

Nei dintorni di Tratalias sono stati portati alla luce i resti della Tomba di giganti Carroccia; del Nuraghe semplice Cuccu; dei Nuraghi complessi Carroccia, Meurras, Sirimagus, Tratalias; dei Nuraghi Barcilis, Caboniscus, Carroccia, Craminalana, de Carrogu, de Crabu, Frassu, Marracoisi, Monte Ennazza, Monte Prano, Pannanges, Pertiazzedda, Pertiazzedda II, Pizzo Bianco, Plano Crobu, Porceddus, Senzu, Senzu II, Su Molinu, Tronu, Tulni, Tuvu Mannu, Zinnibiri, tutti di tipologia indefinita.

Resti del Nuraghe Meurras

Il Nuraghe Meurras non è completamente di Tratalias, ma è posto ai confini tra Tratalias, Giba e San Giovanni Suergiu; molto spesso viene descritto come proprietà solo di Tratalias, ma in realtà appartiene a tutti e tre i comuni. Dal vecchio paese chiamato Tratalias usciamo sulla strada che porta alla diga di Monte Pranu. Una deviazione asfaltata a destra ci porta al ponte dopo il quale, proseguendo a piedi, vediamo il Nuraghe su una piccola altura. Si tratta di un Nuraghe complesso, formato da un mastio centrale e quattro torri di cui una sola quasi intera su due piani, unite da un camminamento. Intorno si sviluppava il Villaggio nuragico del quale restano alcune capanne di pietra circolari e rettangolari.

 

 


Villaperuccio con la Necropoli di Montessu

Da Tratalias ci rechiamo a Villaperuccio che visitiamo con il suo centro ed i dintorni dove si trova la Necropoli di Montessu.

La cittadina Villaperuccio Informazioni turistiche

Stemma del Comune di VillaperuccioDa Tratalias, proseguendo, la SP77 passa accanto al lago di Monte Pranu e prosegue verso nord est in direzione di Perdaxius. Dopo quasi cinque chilometri deviamo sulla destra sulla SP79, che si dirige verso est e dopo altri cinque chilometri e mezzo ci porta a Villaperuccio (nome in lingua sarda Sa Baronia, metri 68, abitanti 1.112). Villaperuccio è un piccolo centro agricolo situato in una zona pianeggiante, nel cuore del Sulcis, ed è diventato Comune indipendente dal 1979, quando è stato separato dal Comune di Santadi. Del Comune di Villaperuccio nel 2001, con la riorganizzazione delle Province della Sardegna, viene cambiata la Provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella nuova di Carbonia e Iglesias, ed in seguito, con la sua abolizione, nel 2016, passa alla nuova Provincia del Sud Sardegna.

Visita del centro della cittadina

Vediamo che cosa si trova di importante nel centro della cittadina.

La Chiesa parrocchiale dedicata alla Madonna del Rosario

Degna di essere visitata è la Chiesa parrocchiale dedicata alla Madonna del Rosario. La Chiesa è stata edificata nel 1913 in seguito alla donazione di un proprietario locale, tale Bartolomeo Argiolu, che donò numerosi terreni alla parrocchia, in cambio della costruzione della Chiesa. A metà degli anni 50 la Chiesa è stata restaurata ed ha assunto l'aspetto attuale.

Visita dei dintorni di Villaperuccio

Nei dintorni di Villaperuccio sono stati portati alla luce i resti della Necrolopi di Montessu; dei Menhir di Luxia Arrabiosa e di Monte Narcao; del Nuraghe semplice Is Mocci; dei Nuraghi complessi Frassu, Muentinu e Munserrau; dei Nuraghi Bau di Marchiana, Conchiledda, Cristu, de Is Animas, de Is Paras, de Magai, de S'Angioni, de Su Sparau, Is Caus, Is Grazias, Is Mattas, Is Melonis, Is Murronis, Is Pintus, Is Pireddas, Is Stera, Is Tirongias, Luisu Impera, Manigas, Marchiana, Merareddu, Merareddu II, Montessu, Niedda, Perde Fogu, Pintus, di Punta Agostino, S'Arriorgiu, Sedda Braccaxius, Serr'e Tepuis, Serr'e Trigus, Serra de Mesu, Serra Sa Perda, Sessini, Su Sindigu, tutti di tipologia indefinita.

Resti della Necropoli di Montessu

Prima di entrare in paese prendiamo sulla sinistra la SP80 che lo collega a Narcao. Superato il Riu Mannu, dopo un chilometro e mezzo svoltiamo a sinistra e, a un chilometro, troviamo l'ingresso dell'area archeologica.

La Necropoli di Montessu, scoperta e studiata sin dal 1970, è una delle più vaste di tutta la Sardegna. È stata realizzata tra il 3500 ed il 2700 avanti Cristo in una ampia conca trachitica che costituisce un anfiteatro naturale affacciato sulla piana del Rio Palmas, e si sviluppa con un fronte di oltre un chilometro. Comprende 35 Domus de Janas scavate nella roccia, alcune delle quali semplici, altre composte da più vani con falsi pilastri di sostegno e decorazioni sulle pareti.

La tomba delle Spirali è caratterizzata da un ampio padiglione quadrangolare da cui si accede all'ipogeo; nelle pareti dei due vani sono scolpiti motivi decorativi e simbolici in alcuni casi coperti di ocra rossa: si tratta di figure taurine, motivi a V, motivi a festone, spirali ed una falsa porta. La tomba della dea Madre è un ipogeo bicellulare a sviluppo longitudinale. Sulla parete di fondo ha una cavità che ripropone, in negativo, la sagoma delle statuine femminili del periodo tardo Neolitico. Sa Grutta de Is Procus, ossia la Grotta dei Porci, è una tomba bicellulare a sviluppo longitudinale. Ha un padiglione d'ingresso rettangolare, da una grande apertura del quale si accede al vano centrale, anch'esso a pianta rettangolare, con al centro del pavimento una cavità circolare interpretata come un focolare. L'accesso al vano di fondo è possibile attraverso due ampie aperture ed un piccolo portello situato tra esse. È una delle cosiddette tombe Santuario che, per le dimensioni e la presenza di un'ampia area megalitica all'esterno, è da ritenere sia stata utilizzata per pratiche di culto oltre che funerarie. La tomba Sa Cresiedda, ossia la Chiesetta, presenta un'anticamera quadrangolare la cui volta è crollata, con due grosse aperture che danno sulla camera sepolcrale. Al centro è presente un piccolo portello quadrato dai bordi ben rifiniti, affiancato da due colonne cilindriche. Sul pavimento sono presenti, oltre alle solite coppelle, anche il focolare sacro. In prossimità dell'ingresso sono presentì un Menhir e blocchi poligonali di medie dimensioni di non facile interpretazione: è considerata anch'essa una tomba Santuario. La tomba delle Corna è un ipogeo monocellulare provvisto di un gradino a forma di protome taurina. La camera ha il soffitto decorato con motivi simbolici, protomi taurine singole o doppie, con le corna rivolte verso l'alto o verso il basso. Si ritiene che rappresentino il dio Toro, elemento maschile simbolo della fertilità. All'esterno è circondata da una struttura megalitica. Molte tombe presentano nelle pareti tracce di pittura rossa e gialla realizzata con ocra, simbolo di rinascita.

Villaperuccio: la Necropoli di Montessu-Veduta delle Domus de Janas scavate nella roccia Villaperuccio: la Necropoli di Montessu-Veduta delle Domus de Janas scavate nella roccia Villaperuccio: la Necropoli di Montessu: la Domu de Janas detta Sa Grutta de Is Procus Villaperuccio: la Necropoli di Montessu: la Domu de Janas detta Sa Grutta de Is Procus Villaperuccio: la Necropoli di Montessu: ingresso di Sa Grutta de Is Procus Villaperuccio: la Necropoli di Montessu: interno di Sa Grutta de Is Procus Villaperuccio: la Necropoli di Montessu: sepolcri scavati nella roccia di Sa Grutta de Is Procus Villaperuccio: la Necropoli di Montessu-Veduta di una Domu de Janas Villaperuccio: la Necropoli di Montessu: ingresso di una Domu de Janas

Villaperuccio: la Necropoli di Montessu-Veduta di una Domu de Janas Villaperuccio: la Necropoli di Montessu-Veduta di una Domu de Janas Villaperuccio: la Necropoli di Montessu: tomba delle spirali Villaperuccio: la Necropoli di Montessu: corna taurine

Questa Necropoli è stata realizzata dalla Cultura di Ozieri, tra il 4000 ed il 3200 avanti Cristo e successivamente riutilizzata dalla Cultura di Abealzu e Filigosa, di Monte Claro, del Vaso Campaniforme, e della Cultura di Bonnanaro.

I Menhir sul Monte Narcao

In diverse località del territorio di Villaperuccio sono state individuate aree di culto caratterizzate dalla presenza di numerosi Menhir attribuibili alla Cultura di Ozieri. Li troviamo sul Monte Narcao, nelle località Is Pedras Crocadas, Is Pireddas, Is Melonis, Bacc'e Fraus e tra le località di Is Faddas e Is Cotzas. Sono di tipo aniconico, non presentano cioè elementi che richiamano la figura umana.

Il Menhir di Luxia Arrabiosa

Il gruppo più importante lo si trova nella valle di Terrazzu, dove è ubicato il Menhir più grande e imponente, detto Menhir di Luxia Arrabiosa, che, benché mutilato da un fulmine, nell'estremità superiore è alto più di cinque metri. Il nome Luxia Arrabiosa, ossia Lucia Rabbiosa, è legato ad una gigantessa locale, che, secondo una leggenda, avrebbe portato il pesante masso fino a Sant'Antioco per la costruzione del ponte che avrebbe collegato l'isola alla terraferma. Avendo però trovato tale ponte già costruito, Luxia sarebbe tornata a casa col pesante carico e, per la rabbia dell'inutile fatica, lo avrebbe scagliato violentemente al suolo.

 

 


Santadi famosa per la cerimonia del Matrimonio Mauritano e con le grotte di Is Zuddas

Da Villaperuccio ci rechiamo a Santadi famosa per la cerimonia del Matrimonio Mauritano, che vistimao con il suo centro ed i dintorni dove si trovano le grotte di Is Zuddas.

La cittadina Santadi Informazioni turistiche

Stemma del Comune di SantadiDa Villaperuccio, prima di scendere verso la costa, effettuiamo una deviazione proseguendo sulla SP79 che si dirige verso sud est e dopo quattro chilometri e mezzo ci porta a Santadi (altezza metri 135, abitanti 3.830), paese della Sardegna sud-occidentale nel cuore di un'ampia vallata. La cittadina è distinta in due rioni detti Santa de Basciu, ossia di basso, e Santadi 'e Susu, ossia di sopra. L'economia agropastorale di Santadi e di tutto il territorio circostante comprende la produzione di uva da vino, cereali e foraggi. Del Comune di Santadi nel 2001, con la riorganizzazione delle Province della Sardegna, viene cambiata la Provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella nuova di Carbonia e Iglesias, ed in seguito, con la sua abolizione, nel 2016, passa alla nuova Provincia del Sud Sardegna.

La cerimonia del Matrimonio Mauritano

Santadi-Manifesto del Matrimonio MauritanoDal 1986, la prima domenica di agosto si svolge a Santadi una affascinante cerimonia chiamata Matrimonio Mauritano, un rito antico nel corso del quale due giovani vengono uniti in matrimonio religioso nella piazza del paese secondo la più antica tradizione pastorale e contadina. La tradizione del Matrimonio Mauritano, in lingua sarda «Sa Coia Maureddina», si fa risalire a quando, nella prima metà del I millennio dopo Cristo, la popolazione del luogo entrò in contatto con i mori d'Africa che vi approdarono nel corso delle loro incursioni. La processione per le vie del paese inizia con la sfilata dei gruppi folk provenienti da tutta l'isola. Seguono, su carri trainati da buoi detti Is traccas, gli sposi che hanno indossato nelle rispettive case di primo mattino il costume tradizionale di Is Maurreddus, come vengono indicati gli abitanti di Santadi e dell'intero Basso Sulcis. Poi sfilano i cavalieri ed i gruppo folkloristici. La processione arriva nella grande piazza del paese dove, di fronte alla Chiesa troppo piccola per accogliere tutto il pubblico convenuto, è allestito il palco sul quale si svolge la cerimonia del matrimonio. Alla fine, la madre della sposa e il padre dello sposo offrono agli sposi un bicchiere di acqua e spargono come augurio di felicità, su loro e sugli invitati, «sa gratzia», costituita da petali di rose, chicchi di grano, granellini di sale, monetine. Le madri poi rompono il piatto che la conteneva. Nella casa della sposa si tiene il banchetto nuziale, mentre i festeggiamenti proseguono fino a notte con musica e balli tradizionali offerti dai gruppi folk.

Santadi-Matrimonio Mauritano: tamburini e trombettieri del gruppo folk Sa Sartiglia di Oristano Santadi-Matrimonio Mauritano: gruppo folk Santadi-Matrimonio Mauritano: gruppo folk Santadi-Matrimonio Mauritano: gruppo folk Santadi-Matrimonio Mauritano: gruppo folk Santadi-Matrimonio Mauritano: gruppo folk Sant'Ignazio di Domusnovas Santadi-Matrimonio Mauritano: gruppo folk di Burcei Santadi-Matrimonio Mauritano: gruppo folk Nuraxi Figus di Gonnesa Santadi-Matrimonio Mauritano: gruppo folk Nuraxi Figus di Gonnesa Santadi-Matrimonio Mauritano: gruppo folk Maria Carta di Gonnesa Santadi-Matrimonio Mauritano: gruppo folk Maria Carta di Gonnesa Santadi-Matrimonio Mauritano: gruppo folk di Calasetta Santadi-Matrimonio Mauritano: gruppo folkloristico dei Boes e Merdules di Ottana Santadi-Matrimonio Mauritano: lo sposo sul carro trainato dai buoi Santadi-Matrimonio Mauritano: la testimone della sposa sul carro trainato dai buoi Santadi-Matrimonio Mauritano: in processione a cavallo Santadi-Matrimonio Mauritano: la sposa Santadi-Matrimonio Mauritano: la sposa accompagnata dai genitori Santadi-Matrimonio Mauritano: lo sposo accompagnato dalla madre Santadi-Matrimonio Mauritano: i parenti degli sposi Santadi-Matrimonio Mauritano: gli sposi sul palco dove si celebrerà il matrimonio Santadi-Matrimonio Mauritano: celebrazione del matrimonio Santadi-Matrimonio Mauritano: celebrazione del matrimonio

Visita del centro della cittadina

Vediamo che cosa si trova di importante nel centro della cittadina.

La Chiesa parrocchiale di San Nicolò

In centro si trova la ottocentesca Chiesa parrocchiale di San Nicolò, presso la quale si compie il rito del Matrimonio Mauritano che descriveremo più avanti. Presso la Chiesa si svolge anche, nei primi giorni di settembre, la Sagra di San Nicolò.

Il Museo Etnografico Sa Domu Antiga

A Santadi è possibile visitare il Museo Etnografico, detto Sa Domu Antiga. Ambientato in una casa novecentesca ben conservata e arredata, presenta un affascinante percorso tra gli stili di vita sino ai primi del Novecento, tra attrezzi testimoni del lavoro agricolo.

Il Museo Archeologico

Interessante è anche il Museo Archeologico, che raccoglie reperti dell'età preistorica, nuragica e punica, provenienti da diverse località, rinvenuti nel territorio comunale ed in tutto il comprensorio del basso Sulcis.

La Cantina Sociale di Santadi

All'ingresso della cittadina si incontrano gli edifici della famosa Cantina Sociale di Santadi.

Tre Bicchieri del Gambero RossoSantadi-Cantina di SantadiLa Cantina Sociale di Santadi è ubicata nel Sulcis, in linea d’aria a pochi chilometri dalle meravigliose spiagge e dune bianche di Porto Pino. Nata nel 1960, superate le prime difficoltà con l’arrivo di un gruppo dirigente animato da quella determinazione che genera entusiasmo e passione, l’azienda adotta strategie diverse che le danno un nuovo volto con direttive più coerenti per i soci produttori. Ai grandi vini rossi Terre Brune, Rocca Rubia, Araja, Grotta Rossa e Antigua, si accostano i raffinati bianchi Villa di Chiesa, Cala Silente, Pedraia, Villa Solais, Latinia, figli dell’antica tradizione enologica abbinata all’impiego delle nuove tecnologie in materia di vinificazione, stabilizzazione e imbottigliamento.

Santadi-I vini della Cantina Sociale di Santadi Santadi: la Cantina Sociale di Santadi Santadi: la Cantina Sociale di Santadi

La Cantina Sociale di Santadi ha ottenuto dalla Guida Vini d'Italia del Gambero Rosso il riconoscimento Tre Bicchieri per il suo vino Latinia 2011.

Visita dei dintorni di Santadi

Nei dintorni di Santadi si trovano due belle grotte, la più bella delle quali sono le grotte di Is Zuddas; tra Santadi e Giba si trova l'importante insediamento fenicio punico di Pani Loriga. Sono stati, inoltre, portati alla luce i resti della Tomba di giganti Barranca Mannu; del Protonuraghe Diana; del Nuraghe complesso Is Collus; ed inoltre dei Nuraghi Arcu de Mesu, Brenticotta, Case Chirigus, Cirixi, de Su Schisorgiu, Mannu de Barrua, Monte Fenugu, Monte Moddizzi, Monte Murecci, Monticello, Nuraxi Mannu, Pimpini, Punta Crisioni, Sa Mariga, Sa Tutta de Fai Grau, San Nicola, Sanna, Sedda Candiazzus, Senzu, Serra Andria Santus, Terra Arrubia, Terresoli, tutti di tipologia indefinita.

In località Barrua si trova la Cantina denominata Agricola Punica

Uscendo da Santadi verso sud con la SP70 in direzione di Teulada, dopo circa tre chilometri arriviamo in località Barrua, che è distinta in due agglomerati di abitazioni denominati Barrua Susu e Barrua de Basciu. All'interno della località Barrua si trova l'importante cantina denominata Agricola punica.

Santadi-Agricola PunicaLa Agricola Punica è uno dei nomi più rinomati al mondo nella produzione del vino, nata da una collaborazione dell'enologo Sebastiano Rosa di Tenuta San Guido, la Cantina Sociale di Santadi, ed il leggendario enologo toscano Giacomo Tachis. La sua storia ha inizio verso la metà degli anni Ottanta, ed è proprio Giacomo Tachis a pensare alla Sardegna, convincendo tutti del fatto che potessero produrre un fantastico vino dalle uve coltivate nel Sulcis. Nel 2002, Agricola Punica acquista un terreno diviso in due tenute, Barrua e Narcao, nelle quali i vigneti situati sono caratterizzati da 15 ettari di Carignano, piantato nel 1990, e 50 ettari di nuovi impianti di Carignano, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot. I terreni sono molto profondi e sassosi con una media quantità di argilla.

Santadi: la cantina Agricola punica Santadi: la cantina Agricola punica Santadi: vini della cantina Agricola punica

I suoi vini sono denominati IGT Isola dei Nuraghi, nome che si riferisce alle antiche torri di pietra costruite dalla civiltà nuragica. L'azienda produce due grandi vini rossi, Barrua e Montessu, ed un ottimo vino bianco chiamato Samas.

La Grotta di Pirosu

Uscendo da Santadi verso sud con la SP70 in direzione di Teulada, dopo cinque chilometri troviamo l'indicazione per la grotta di Pirosu, in località Su Benatzu. È famosa perché al suo interno è stato trovato un Santuario nuragico, con anfore ed oggetti in rame, vasetti, ollette, brocche e lucerne.

Le grotte di Is Zuddas

Uscendo da Santadi verso sud con la SP70 in direzione di Teulada, dopo sei chilometri troviamo l'indicazione per le grotte di Is Zuddas, che raggiungiamo seguendo le indicazioni alla sinistra della strada Provinciale dopo cinquecento metri. Proprio all'ingresso delle grotte è presente un fossile, il «prolagus sardus», vissuto nella zona tra i 25 ed i 10 milioni di anni fa, simile alla lepre ma senza la coda. Le grotte sono scavate nella roccia calcarea del monte Meana, a 236 metri sul livello del mare, e costituiscono uno splendido scenario sotterraneo creato dall'azione dell'acqua, iniziato nel periodo Cambrico Inferiore, circa 600 milioni di anni fa, e non ancora esaurito dato che le grotte vengono considerate ancora in attività. Sono presenti stalattiti e stalagmiti, aragoniti, colate, concentrate quasi interamente all'interno di una grande sala. Nel periodo natalizio all'interno di questa sala viene allestito un presepio estremamente suggestivo. Da alcuni anni poi, le sculture in trachite alte 30/40 centimetri di Giovanni Salidu, di Sant'Antioco, rendono il presepe ancora più suggestivo.

Santadi: la Grotta di Is Zuddas: ricostruzione delle fattezze del Prolagus Sardus Santadi: la Grotta di Is Zuddas: il Prolagus Sardus viveva nella zona tra i 25 ed i 10 milioni di anni fa ed era simile alla lepre senza coda attuale Santadi: la Grotta di Is Zuddas: interno delle grotte Santadi: la Grotta di Is Zuddas: interno delle grotte Santadi: la Grotta di Is Zuddas: interno delle grotte Santadi: la Grotta di Is Zuddas: interno delle grotte Santadi: la Grotta di Is Zuddas: interno delle grotte Santadi: la Grotta di Is Zuddas: interno delle grotte Santadi: la Grotta di Is Zuddas: interno delle grotte Santadi: la Grotta di Is Zuddas: interno delle grotte

L'insediamento fenicio punico di Pani Loriga tra Santadi e Giba

Provenendo sulla SP79 da Villaperuccio, a tre chilometri da Santadi svoltiamo sulla SS293 di Giba per Giba, dopo circa due chilometri vediamo sulla sinistra una collinetta coperta da cespugli, ad un chilometro dalla strada. Svoltiamo a sinistra in una strada bianca, la percorriamo fino a trovare un bivio dove giriamo a destra, proseguiamo fino a un ovile, a sinistra del quale troviamo un cancello rosso che da accesso all'area archeologica dell'insediamento fenicio punico di Pani Loriga. La fortezza è stata fondato nel VII secolo avanti Cristo da coloni Fenici insediatisi lungo la costa sud-occidentale, e con l'area circostante è stato frequentato fino in epoca romana. L'insediamento sorge su un rilievo isolato all'incrocio tra due vie al centro della piana di Su Pranu: una verso il Campidano e l'altra lungo il corso del fiume Riu Mannu verso il cagliaritano. È evidente l'importanza strategica del sito, che è composto da un'Acropoli, con le abitazioni civili, e da una Necropoli, il Tophet fenicio ed un Santuario. L'Acropoli ha un'estensione di 50x230 metri e si trova all'interno di una prima cinta di mura. La Necropoli comprende circa 150 tombe di due diverse tipologie. Ci sono le tombe Fenicie a fossa, che documentano il rito dell'incinerazione, dalle quali provengono corredi funebri che hanno restituito bocchette con orlo a fungo o bilobato, orecchini a cestello e scarabei, piatti e tazze. Ci sono poi le tombe puniche a camera, con accesso a gradini, costituite da un breve corridoio che immetteva nella camera sepolcrale con il soffitto piatto e pareti verticali, e con nicchie rettangolari per le offerte funebri. A valle è presente una seconda cinta muraria, distante circa 30 metri dalla prima, che avvolgeva l'Acropoli e l'area urbana. Intorno alle pendici della collina si vedono i resti di una terza cinta muraria. Due torrioni difendevano l'accesso all'Acropoli, trasformandolo in uno stretto passaggio che portava ad uno slargo. Si tratta del tipico ingresso a tenaglia.

 

 


Piscinas con la villa patrizia della famiglia Salazar

Da Santadi ci rechiamo a Piscinas che visitiamo con il suo centro dove si trova la Villa patrizia della famiglia Salazar e con i suoi dintorni.

Il paese Piscinas Informazioni turistiche

Stemma del Comune di PiscinasDa Santadi torniamo verso Villaperuccio sulla SP79, dopo due chilometri svoltiamo a sinistra sulla SS293 di Giba proveniente da Nuxis, che si dirige verso sud ovest e che dopo quattro chilometri ci porta a Piscinas (altezza metri 66, abitanti 899), un piccolo centro del basso Sulcis rinomato per la produzione artigianale di stuoie di canne sarde realizzate con filo zincato. Il Comune di Piscinas nel 1988 viene separato dal Comune di Giba. Del Comune di Piscinas nel 2001, con la riorganizzazione delle Province della Sardegna, viene cambiata la Provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella nuova di Carbonia e Iglesias, ed in seguito, con la sua abolizione, nel 2016, passa alla nuova Provincia del Sud Sardegna.

Feste e Sagre che si svolgono a Piscinas

L'economia locale è di tipo agropastorale e mostra tutte le sue produzioni nella Sagra dell'Allevatore, che si svolge ogni agosto. Sempre in agosto Piscinas celebra la sua gastronomia con la Sagra della pasta fresca, nella quale si possono vedere le tecniche di preparazione delle diverse qualità di pasta del sud della Sardegna.

Visita del centro del paese

Vediamo che cosa si trova di importante nel centro del paese.

La piazza San Giorgio al centro del paese

In Piazza San Giorgio, al centro del paese, è presente un bel mosaico che raffigura San Giorgio e il drago.

La Chiesa parrocchiale della Santissima Madonna della Neve

In via Chiesa si trova la Chiesa parrocchiale dedicata alla Santissima Madonna della Neve, intorno alla quale si sviluppa il piccolo abitato comunale caratterizzato da abitazioni dotate sul retro da un ampio cortile, nel quale venivano ammassate e lavorate le derrate agricole.

La Villa patrizia della famiglia Salazar

Di notevole interesse la Villa patrizia della famiglia Salazar, edificata alla fine dell'800 dal progettista Giorgio Asproni junior, figlio dell'omonimo deputato sardo. La villa è chiamata anche villa Bice, dal nome di Beatrice, la figlia dell'architetto Asproni. Fino al 2002 di proprietà degli eredi Salazar, è stata acquistata dal Comune di Piscinas che, dopo la ristrutturazione, la utilizzerà a scopi culturali.

Piscinas-Villa Bice Piscinas-Villa Bice Piscinas-Villa Bice

Visita dei dintorni di Piscinas

Nei dintorni di Piscinas sono stati portati alla luce i resti dei Nuraghi Acqua Callenti, Corongius Longus, de Frois, Fragiacco, Is Ulmas, Monte Sa Turri, Peddi Angioni, Piscinas, Santa Lucia, tutti di tipologia indefinita.

 

 


Giba con la Baia di Porto Botte

Da Piscinas ci rechiamo a Giba che visitiamo con il suo centro ed i dintorni con la sua costiera dove si trova la Baia di Porto Botte.

La cittadina Giba Informazioni turistiche

Stemma del Comune di GibaProseguendo da Piscinas sulla SS293 di Giba verso sud ovest dopo due chilometri raggiungiamo Giba (metri 59, abitanti 2.188), affacciata sul golfo di Palmas al centro di un sistema di stagni. A nord dell'abitato si trova il lago artificiale di Montepranu, costruito negli anni cinquanta per scopi di irrigazione. L'economia di Giba si basa soprattutto sulla pastorizia, sull'agricoltura e sulla viticoltura, ed è importante la produzione di vini Doc ottenuti dall'uva Carignano del Sulcis. Nel 1866 viene cambiata la denominazione dello storico Comune di Villarios che diventa il Comune di Villarios Masainas. Del Comune di Villarios Masainas nel 1929 viene cambiata la denominazione in Giba. Del Comune di Giba nel 2001, con la riorganizzazione delle Province della Sardegna, viene cambiata la Provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella nuova di Carbonia e Iglesias, ed in seguito, con la sua abolizione, nel 2016, passa alla nuova Provincia del Sud Sardegna.

Gruppi folk di Giba

A Giba è attiva l'Associazione Culturale Folkloristica Sulcitana Luciano Loi, i cui componenti si esibiscono nelle Feste e Sagre che si svolgono nel Comune ed anche in altre località.

Visita del centro della cittadina

Vediamo che cosa si trova di importante nel centro della cittadina.

La Chiesa parrocchiale di San Pietro

La parte più antica del paese si sviluppa intorno alla Chiesa parrocchiale di San Pietro e conserva alcune vecchie case caratteristiche. Il patrono del paese è San Pietro che si festeggia il 29 giugno.

La Cantina di Giba

A Giba, al civico numero 18 della via Is Pascais, si trova la sede della Cantina Giba.

Tre Bicchieri del Gambero RossoGiba-Cantina di GibaLa Cantina di Giba è un'azienda vinicola sarda impegnata dal 2002 nella produzione di pregiati vini rossi e bianchi. Il suo vino principe, il 6Mura, nasce dalle terre del Carignano, le sabbiose colline che si estendono dal litorale di Porto Pino, fino a Calasetta, passando per Giba e Sant’Antioco. Il nome è l’assioma di Su de Is Muras, area protetta dell’iglesiente che si raccoglie attorno a Giba. La forte aderenza alle caratteristiche del territorio, vuole che 6Mura sia il più possibile espressione dell’interazione tra terreno e vitigno, e da essa nasce un vino con una forte connotazione, lontano dal gusto internazionale, piuttosto, visionaria espressione del Sulcis. La Cantina Giba ha ottenuto dalla Guida Vini d'Italia del Gambero Rosso il riconoscimento Tre Bicchieri per il suo vino Carignano del Sulcis 6Mura 2012.

Visita dei dintorni di Giba

Nei dintorni di Giba sono stati portati alla luce i resti dei Nuraghi Brugnitta, de Villarios, Panicasu, Rubiu, Sa Guardia Nuragoga, Terra Domu Nova, tutti di tipologia indefinita.

La frazione Villarios

Usciamo da Giba in via Principe di Piemonte e prendiamo la SS195 verso San Giovanni Suergiu, seguendo le indicazioni prendiamo sulla sinistra la strada per la frazione Villarios. L'economia di questa frazione è basata soprattutto sulla pastorizia e l'agricoltura, attività che producono ottimi formaggi e carni di pecora e agnello, mentre nelle campagne vengono coltivati i carciofi e gli ortaggi.

La Torre di Palmas

Uscendo dalla frazione Villarios sulla SP73, poco prima che questa sbocchi sulla SS195, arriviamo a ciò che resta di Villarios vecchio, e troviamo sulla destra della strada la Torre di Palmas, che si trova a qualche centinaio di metri dal mare ed a 25 di altezza metri sul mare. Costruita in epoca spagnola, probabilmente nel 1577, è realizzata con rocce laviche e blocchi di granito, ma oggi si trova allo stato di rudere. La torre, inizialmente alta poco più di otto metri, venne innalzata per controllare il Golfo di Palmas, da dove solitamente sbarcavano gli invasori.

La Chiesa di Santa Maria

Proseguendo lungo la SS195, troviamo la piccola Chiesa di Santa Maria. Sappiamo che è stata costruita prima del 1066, perché è menzionata in un documento recante quella data. Dell'impianto originario medievale resta un piccolo arco che forse faceva parte della facciata della Chiesa. Soccessivamente è stata ampiamente restaurata intorno al 1600 in stile tardo-gotico.

La Baia di Porto Botte con la sua spiaggia

Superato il sito dove sorgeva anticamente il paese chiamato Villarios, raggiungiamo, al chilometro 90, la pericolosa curva di Villarios. Proprio in questo punto, si trova a sinistra una strada secondaria, mal segnalata, che porta in breve nel golfo di Palmas, all'ampia Baia di Porto Botte, al centro della quale si trova la spiaggia di Porto Botte, posta di fronte all'omonimo sistema di stagni.

La spiaggia di Porto Botte è costituita da un'ampio arenile formato da sabbia bianca e fine, con ciottoli, che si affaccia su un mare verde azzurro, poco profondo, con il fondale sabbioso. Non tanto affollata, neppure in alta stagione, la spiaggia di Porto Botte è ottima per il kite surf, e la frequente presenza di forti venti pomeridiani di maestrale. La nattura circostante è interessante soprattutto per la presenza degli ampi stagni retrostanti.

La zona umida di Mulargia, Porto Botte e Baiocca

Vi è, infatti, nei dintorni una zona palustre, la zona umida di Mulargia, Porto Botte e Baiocca, che costituisce la terza in Sardegna per vastità, e che costituisce l'habitat naturale per molti animali, come il fenicottero rosa, gli aironi, il Cavaliere d'Italia e il falco di palude. Si tratta di un sistema stagnale legato all'emersione di barre sabbiose e alla dinamica della foce del Rio Palmas, i cui bacini sono utilizzati come vasche evaporanti dalla Salina di Sant'Antioco, dalla quale sono separati dal delta del Rio Palmas. Il bacino del Rio Palmas nasce dal monte Orri, nel Sulcis, drena una vasta superficie, e, dopo un percorso di 40 chilometri, sfocia a Porto Botte.

La zona umida va dallo Stagno di Mulargia, che si trova a ovest della spiaggia e si spinge fino alle foci del Rio Palmas. Arriva allo Stagno di Porto Botte, che si trova nel territorio comunale di Giba, tranne l'estrema propaggine meridionale appartenente al territorio comunale di Sant'Anna Arresi, si estende verso est e si trova proprio dietro la spiaggia, comunica col mare ed è stato utilizzato per impiantarvi una Peschiera che era molto produttiva. La zona umida si prolunga, inoltre, verso est con lo Stagno di Baiocca, che si trova nel territorio comunale di Masainas, con una superficie poco estesa non comunica col mare, è stanziale per alcune specie di uccelli, e viene alimentato dall'acqua proveniente dagli stagni di Porto Pino tramite canali, condotte interrate e pompe. Il continuo accumulo si sabbie nel basso fondale ha determinate la formazione di un cordone sabbioso che ha chiuso alle spalle lo Stagno di Porto Botte e lo Stagno di Baiocco, facendo arretrare la linea di riva nella posizione attuale, e separando anch'essi con lo sviluppo di un cordone sabbioso. Il cordone litorale che separa gli stagni dal mare non è continuo ma risulta diviso in due parti, dall'apertura a mare dello Stagno di Porto Botte, che viene mantenuta aperta artificialmente per le necessità idriche della peschiera. La zona umida di Mulargia, Porto Botte e Baiocca costituisce una zona per la sosta e per la riproduzione di avifauna acquatica di interesse comunitario. Per quanto riguarda la pesca, la produzione degli stagni di Mulargia e Baiocco non ha interesse commerciale, un poco maggiore quella di Porto Botte, ed è costituita essenzialmente da anguille e muggini. L'elevata salinità costituisce, infatti, un fattore che limita fortemente il popolamento ittico.

 

 


Masainas

Da Giba ci rechiamo a Masainas che visitiamo con il suo centro ed i suoi dintorni.

Masainas Informazioni turistiche

Stemma del Comune di MasainasDa Giba prendiamo la SS195 che si dirige verso sud, e che, dopo due chilometri e mezzo, ci porta a Masainas (altezza metri 6, abitanti 1.503), piccolo centro sviluppatosi verso la fine del '700 attorno ad una Chiesetta dedicata a San Giovanni Battista. Il significato del nome del paese non si conosce, ma su di esso vi sono due versioni. La prima fa derivare il nome da Malas Ainas, che significa malefatte, e sarebbe ricollegabile alle continue scorrerie e omicidi che venivano compiuti nella zona. L'altra, invece, farebbe derivare il nome dal sostantivo sumerico Mas, che significa capra, e indicherebbe una zona ricca di bestiame. Il Comune di Masainas nel 1974 viene separato dal Comune di Giba. Del Comune di Masainas nel 2001, con la riorganizzazione delle Province della Sardegna, viene cambiata la Provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella nuova di Carbonia e Iglesias, ed in seguito, con la sua abolizione, nel 2016, passa alla nuova Provincia del Sud Sardegna.

Gruppi folk di Masainas

A Masainas è attivo il Gruppo Folk Marianna Dessì e Stefano Uccheddu, i cui componenti si esibiscono nelle Feste e Sagre che si svolgono nel Comune ed anche in altre località.

Visita del centro della cittadina

Vediamo che cosa si trova di importante nel centro della cittadina.

La Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista

La Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista è l'unico monumento di particolare rilievo. Il primo nucleo della struttura originaria è oggi trasformato in una Cappella interna. Si fa risalire al '500 o al '600 ed è realizzata con un chiaro influsso gotico aragonese.

Visita dei dintorni di Masainas

Nei dintorni di Masainas sono stati portati alla luce i resti del Nuraghe complesso Arramini; dei Nuraghi Cambulas, Fais, Nuraxi Mesu, Piras, Punta Acuzza, S'Ega Grutta, S'Ega sa Mongia, Sa Perda, Sa Reina, tutti di tipologia indefinita.

 

 


Sant'Anna Arresi con la sua costiera e la bellissima spiaggia di Porto Pino

Da Masainas ci rechiamo a Sant'Anna Arresi che visitiamo con il suo centro ed i dintorni con la sua costiera e la bellissima spiaggia di Porto Pino.

Sant'Anna Arresi Informazioni turistiche

Stemma del Comune di Sant'Anna ArresisDa Masainas proseguiamo sulla SS195 verso sud e dopo sei chilometri e mezzo arriviamo a Sant'Anna Arresi (altezza metri 77, abitanti 2.595), centro ad economia agricola situato su un basso poggio nelle vicinanze di Porto Pino che si sta confermando come importante luogo di villeggiatura diventando meta turistica nazionale e internazionale. La località balneare di Porto Pino è tra le più belle e suggestive del sud Sardegna. Il Comune di Sant'Anna Arresi nel 1964 viene separato dal Comune di Giba. Del Comune di Sant'Anna Arresi nel 2001, con la riorganizzazione delle Province della Sardegna, viene cambiata la Provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella nuova di Carbonia e Iglesias, ed in seguito, con la sua abolizione, nel 2016, passa alla nuova Provincia del Sud Sardegna.

Visita del centro della cittadina

Vediamo che cosa si trova di importante nel centro della cittadina.

La Chiesa parrocchiale di Sant'Anna

Il centro abitato di Sant'Anna Arresi è sorto nel tardo periodo medioevale attorno alla Chiesa di Sant'Anna, che è la Chiesa parrocchiale di Sant'Anna Arresi. Secondo Alberto La Marmora, nella metà dell'800 la Chiesa risultava nuova, era stata quindi edificata di recente. Nel 1985 la Chiesa è stata ampliata con l'aggiunta di una nuova Cappella presbiteriale. Nella parete dell'abside si trova un dipinto raffigurante Sant'Anna databile alla prima metà dell'800, attribuito a scuola genovese.

La Cantina Mesa

Prima di entrare in paese, al bivio per Is Domus e Porto Pino, soltiamo a destra e proseguiamo fino allo stop, giriamo a sinistra e percorsi cinquecento metri troviamo sulla destra la Cantina Mesa.

Sant'Anna Arresi-Cantina MesaUna struttura candida, minimalista ed inusuale nel Sulcis Iglesiente, accolta dolcemente dai pendii delle colline che affacciano su Porto Pino, ospita la Cantina Mesa. In sardo, come in spagnolo, il nome Mesa indica la tavola, ma può anche essere letto come acronimo dei cognomi dei due fondatori, Giuseppe Mele e Gavino Sanna, il famoso ex pubblicitario. La maggior parte dei 70 ettari di vigneti si trova in territorio di Sant'Anna Arresi. In seguito, nel 2017, Gavino Sanna cede gran parte della proprietà al Gruppo Vinicolo Santa Margherita, fondato dal conte Gaetano Marzotto nel 1935. Le bottiglie della Cantina sono originali, tutte nere, e Gavino spiega: «Perche le bottiglie non sono altro che delle persone. Io mi sono innamorato delle donne che vanno a messa la mattina oppure al rosario della sera, quando camminano tutte in fila, quelle bellissime donne di Tempio tutte vestite tutte di nero, straordinarie». La Cantina produce vini DOC del Sulcis (Buio Rosso Carignano, Meno Buio Rosso Carignano), DOC di Sardegna (Moro Rosso Cannonau, Poco moro Rosso Cannonau, Giunco Bianco vermentino, Giunco Piccolo Bianco vermentino, Opale Bianco Vermentino) e vini IGT (Buio Buio isola dei Nuraghi, Malombra Rosso isola dei Nuraghi, Opale Dopo Bianco isola dei Nuraghi, Rosa Grande Rosato isola dei Nuraghi, Piccola Rosa Rosato isola dei Nuraghi).

Visita dei dintorni di Sant'Anna Arresi

Nei dintorni di Sant'Anna Arresi si trova la bella costiera di Porto Pino. Nei dintorni di Sant'Anna Arresi sono stati portati alla luce i resti del Nuraghe complesso Arresi; ed anche quelli dei Nuraghi Coi Casu, Giara, Gibarussa, Paniesu, Sanjust, Sarri, tutti di tipologia indefinita.

Quattro VeleNel 2017 Legambiente, attore protagonista dell'ambientalismo italiano, con le rilevazioni effettuate dalla sua Goletta Verde, e con la collaborazione del Touring Club Italiano, ha assegnato il riconoscimento di 4 Vele al comprensorio della Costa Sud Ovest e delle Isole Sulcitane. I parametri considerati per l'assegnazione delle vele sono la qualità delle acque di balneazione, efficacia della raccolta differenziata dei rifiuti, la gestione delle risorse idriche, la presenza di aree pedonali, efficienza dei servizi, la valorizzazione del paesaggio e delle produzioni locali.

La costiera di Porto Pino Informazioni turistiche

Da Sant'Anna Arresi prendiamo la SP73 verso il mare che, dopo sei chilometri di strada rettilinea e panoramica che attraversa la pianura costiera, oltrepassato il canale di collegamento degli stagni col mare, ci fa raggiungere la candida spiaggia di Porto Pino con le sue dune. Quella di Porto Pino è una piccola ma famosissima frazione balneare rinomata per una delle spiagge più belle della Sardegna. All'arrivo a Porto Pino, prendendo sulla destra entriamo nella grande pineta di pini d'Aleppo che si sviluppa sul promontorio di Punta Menga, sul lato settentrionale del quale vediamo la piccola insenatura e la spiaggetta di porto Pineddu. Passate le scogliere di Portopino, proseguendo dritti, si superano le case dell'abitato e si arriva al porto Canale.

Sant'Anna Arresi: la pineta di Porto Pino Sant'Anna Arresi-Veduta della costa di Porto Pino dalla pineta Sant'Anna Arresi-Veduta della costa di Porto Pino dalla pineta Sant'Anna Arresi: la piccola insenatura di porto Pineddu Sant'Anna Arresi: le scogliere di Porto Pino Sant'Anna Arresi-porto canale di Porto Pino

Sul promontorio di Porto Pino si trovava la Torre di Porto Pino, che in una carta del 1792 era denominata Torre de Sarri, ed oggi è scomparsa, dopo essere rimasta in attività probabilmente fino al 1819.

La bellezza della costiera di Porto Pino

La località balneare di Porto Pino è tra le più belle e suggestive del sud Sardegna.

La spiaggia e le dune di Porto Pino sono state il teatro di una entusiasmante scoperta del mare per un gruppo di bambini nel primo episodio del film «Ballo a tre passi», il bel film di Salvatore Mereu del 2003 con Caroline Ducey, Yaël Abecassis, Michele Carboni.

La spiaggia di Porto Pino

Superate le case e posteggiato accanto al porto Canale, con il ponticello pedonale o con quello per le auto, lo superiamo e raggiungere la vicinissima costa, sulla quale si trova l'immensa spiaggia di Porto Pino, dalla sabbia candida, lunga circa quattro chilometri.

La grande spiaggia di Porto Pino, una delle più belle della Sardegna, prende il nome dalla presenza di un bosco naturale formato esclusivamente da pini d'Aleppo. È tradizionalmente suddivisa in due porzioni, ossia in due distinte spiagge, separate dai ruderi di un molo che anticamente proteggeva un altro canale adduttore. La cosiddetta prima spiaggia, ubicata alle spalle dei parcheggi comunali, è lunga poco più di cinquecento metri, ed è formata da sabbia compatta e fine, quasi impalpabile. È la più frequentata dai bagnanti perché fornita di vari servizi turistici. La seconda spiaggia, lunga poco meno di due chilometri, è formata anch'essa da sabbia bianca ed è meno frequentata, salvo nella sua parte iniziale e finale, che risultano più facilmente raggiungibili. Le spiagge sono affacciate su un mare verde azzurro, poco profondo. Sulle spiagge, poco affollate, anche in alta stagione, salvo che nel settore nord, presso il borgo di Porto Pino, si trovano bar, alberghi, ristoranti, negozi e servizi vari. Nella seconda spiaggia verso le dune ed in pineta vi è qualche presenza naturista.

Sant'Anna Arresi: la candida spiaggia di Porto Pino Sant'Anna Arresi: la candida spiaggia di Porto Pino Sant'Anna Arresi: la candida spiaggia di Porto Pino

La zona umida di Maestrale, Is Brebeis e Porto Pino

Alle spalle della spiaggia di Porto Pino si trovano diversi stagni che costituiscono un sistama stagnale retrodunare legato all'emersione di barre sabbiose. Si tratta di un'ampia zona umida caratterizzata dalla presenza di estesi sistemi dunari, con un'elevata valenza paesaggistica e scientifica.

Ad ovest si sviluppa lo Stagno di Maestrale, detto anche Stagno di Arbaurci, un poco più a nord rispetto a quello de Is Brebeis, dal quale è separato da una fascia sabbiosa, che non comunica col mare, e nel quale in passato furono impiantate peschiere. Sul retro della spiaggia si trova lo Stagno di Porto Pino, delimitato da una fascia sabbiosa che lo separa dallo Stagno di Maestrale, che comunica direttamente col mare. Alle sua spalle si sviluppa lo Stagno di Is Brebeis, delimitato da una fascia sabbiosa che lo separa dallo Stagno di Maestrale, che comunica anch'esso direttamente col mare. Questi ultimi due stagni, sono stati interrotti ad est dalla costruzione di un canale adduttore, che ha generato due stagni più piccoli. Ad est rispetto allo Stagno si Is Brebeis, si trova il piccolo Stagno di Foxi, dal quale parte il canale adduttore che separa i sue stagni e sfocia nella spiaggia di Porto Pino. E ad est rispetto allo Stagno di Porto Pino, separato da esso dal canale adduttore, si trova il piccolo Stagno de Su Crobu. Il canale adduttore è normalmente chiuso, e l'accesso al mare viene aperto artificialmente solo nei mesi invernali e primaverili. Gli stagni di Porto Pino, di Is Brebeis e di Maestrale, rappresentano dei bacini indipendenti facenti parte di un vasto sistema stagnale retrodunare. Essi risultano separati l'uno dall'altro da cordoni di spiaggia emersi in tempi successivi durante le variazioni marine. I bacini più antichi ed i relativi cordoni sono quelli più interni, ovvero lo Stagno di Maestrale e lo Stagno di Is Brebeis, mentre lo Stagno di Porto Pino appare più recente. Gli altri due piccoli stagni sono stati generati dalla ostuzione del canale adduttore, separandoli dagli stagni originari. Lo Stagno di Is Brebeis possiede un significativo immissario, il Rio Badde de Gutturu Saidu. I bacini di Is Brebeis e di Porto Pino, vengono anche utilizzati come vasche presalanti dalle Saline di Sant'Antioco, ed il bacino di Maestrale, che è situato nella porzione nord occidentale del sistema stagnale, funge da vasca di evaporazione per le stesse saline, e le opere di canalizzazione che sono state realizzate ostacolano quello che sarebbe il suo naturale processo di prosciugamento. Anche la bocca a mare dello Stagno di Porto Pino garantisce l'ingresso di acqua marina ed il ricambio idrico.

Il promontorio, le dune e gli stagni di Porto Pino costituiscono una zona per la sosta e per la riproduzione di avifauna acquatica di interesse comunitario. Per quanto riguarda l'attività della pesca, i bacini sono gestiti da una cooperativa di pescatori. Nello Stagno di Foxi la pesca è saltuaria, e limitata alleanguille, così come a Is Brebeis e Maestrale. Si lavora tramite lavorieri di tipo artigianale, reti da posta, bertovelli, nasse e fiocine.

La spiaggia delle Sabbie Bianche

Più a sud rispetto alla spiaggia di Porto Pino, si trova la spiaggia delle Sabbie Bianche, che presenta fantastiche formazioni dunali. Si estende, verso sud est, all'interno della zona militare di Capo Teulada, e, pertanto, la visita è possibile esclusivamente a luglio e ad agosto, dal mare e da terra.

Sant'Anna Arresi: strada tra gli stagni verso le dune di Porto PinoPrima i arrivare al borgo turistico di Porto Pino, e in corrispondenza degli ampi stagni, si può cercare ed imboccare l'unica stradetta sterrata, non segnalata, che percorre la grande isola Corrumanciu, al centro degli stagni stessi. Superato il villaggio dei Pescatori, si arriva fino al termine degli specchi d'acqua e si posteggiare nello spiazzo. Da qui, si va verso la costa, ed è possibile arrivare, a piedi, alle alte dune di Porto Pino, sotto le quali si trova la spiaggia delle Sabbie Bianche. Da terra, la si può raggiungere anche con una impegnativa passeggiata lungo tutto il litorale, percorrendo a piedi la spiaggia di Porto Pino, fino a raggiungere il suo limite orientale, dove si trova, appunto, la spiaggia delle Sabbie Bianche.

La spiaggia delle Sabbie Bianche, ossia Is Arenas Biancas, è caratterizzata da un arenile di grandi dimensioni, lungo circa un chilometro, dall'aspetto solitario e selvaggio, costituito da sabbia bianca e fine, quasi impalpabile, che si affaccia su un mare di colore verde azzurro, poco profondo. È caratterizzata da dune di sabbia bianchissima prodotte dall'erosione delle rocce del promontorio, da parte dal mare e dagli agenti atmosferici. Sulla cima delle dune cresce una fitta macchia di ginepro coccolone, e si trovano, inoltre, la calcatreppola, l'euforbia, lo sparto. La spiaggia non è mai affollata, neanche in alta stagione, è, però, scarsamente pulita per la presenza di residui delle esercitazioni militari, dato che, nonostante le bonifiche, nelle dune vi è la presenza di qualche residuato bellico, dovuto alle esercitazioni militari del recente passato.

Sant'Anna Arresi-Veduta delle dune di Porto Pino Sant'Anna Arresi: le dune di Porto Pino Sant'Anna Arresi: le dune di Porto Pino Sant'Anna Arresi: le dune di Porto Pino Sant'Anna Arresi-Rotolando tra le dune di Porto Pino Sant'Anna Arresi-Tramonto sulle dune di Porto Pino

 

 

La prossima tappa del nostro viaggio

Con questa tappa abbiamo completato la visita della Provincia di Iglesias e Carbonia, ossia del Sulcis. Nella prossima tappa del nostro viaggio, inizieremo la visita della Provincia del Sud Sardegna.


pagina precedenteindice precedente

TuttoSantAntioco

pagina successiva

Vota questo sito su Sardegna Top 50

Tutte le foto e riprese sono state effettuate a scopo amatoriale per uso personale senza fini di lucro. Alle nostre foto se ne aggiungono altre inviateci da amici, alcune tratte da wikipedia.org ed altre sono tratte da Internet. Alcune informazioni sulle descrizioni dei comuni sono tratte da italiapedia.it, informazioni sui siti archeologici da tharros.info, foto sono tratte da viaggioinsardegna.it, descrizoni e foto di chiese da Chiesedisardegna.weebly.com e Chiesecampestri.it, foto di stazioni ferroviarie da lestradeferrate.it, foto di impianti sportivi da sardegnasport.it, altre da siti differenti. È consentito scaricare testi, foto e riprese dell'autore per uso privato senza eliminare i riferimenti. È vietato qualsiasi utilizzo commerciale del materiale in assenza di apposita autorizzazione. Non è consentita la riproduzione delle foto e riprese di terzi, dei libri e di altro materiale non realizzato dall'autore.

© Claudio de Tisi 2002-2018 - Codice Fiscale DTSCLD44M23F132W