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Barì Sardo con il Lido di Cea, l'entroterra di Loceri, la Città di Lanusei, e poi le cittadine di Ilbono, Elini ed Arzana

In questa tappa del nostro viaggio, proseguiamo da Cardedu lungo la costa verso nord fino ad arrivare a Barì Sardo, dove visiteremo la spiaggia di Marina di Barì ed il Lido di Cea. Dopo una deviazione all'interno che ci porterà a visitare Loceri, Lanusei ed Elini, quindi Ilbono ed Arzana, torneremo a Barì Sardo. Riprenderemo quindi la SS125 Orientale Sarda per risalire lungo la costa fino a Tortolì.

La Regione storica dell'Ogliastra

L'OgliastraL'Ogliastra è una Regione centrale della Sardegna orientale, sconosciuta al turismo di massa fino a pochi decenni fa, che affascina ancora oggi per la sua natura selvaggia e per le sue spiagge. I comuni che ne fanno parte appartengono tutti alla Provincia di Nuoro, e sono: Arzana, Barì Sardo, Baunei, Cardedu, Elini, Gairo, Girasole, Ilbono, Jerzu, Lanusei, Loceri, Lotzorai, Osini, Perdasdefogu, Talana, Tertenia, Tortolì, Triei, Ulassai, Urzulei, Ussassai e Villagrande Strisaili. Le sue spiagge sono alternate a piccole cale dalle acque di cristallo, contornate da scogliere di granito che, nella parte alta della Regione, diventano di porfido rosso. Si tratta di una Regione dal paesaggio aspro e selvaggio, dove rilievi e tavolati si alternano a gole profonde.


Barì Sardo con la sua bella costiera

Da Cardedu ci rechiamo a visitare Barì Sardo, che vediamo con il suo centro e con le spiagge della sua costiera.

La cittadina chiamata Barì Sardo Informazioni turistiche

Stemma del Comune di Barì SardoDa Cardedu, la SS125 Orientale Sarda ci porta, dopo cinque chilometri, a Barì Sardo (nome in lingua sarda Barì, metri 50, abitanti 3.998), importante centro situato sulla costa, di tradizione agricola ed artigianale che ha recentemente scoperto la sua vocazione turistica. L'abitato di Barì Sardo è circondato dalle colline Su Pranu e Pizz'e Monti, ed è, inoltre, circondato dagli altopiani vulcanici di Teccu e Su Crastu. Nel 1862 viene cambiata la storica denominazione del Comune di Bari in quella di Bari Sardo. Del Comune di Bari sardo nel 1927, dopo la creazione della Provincia di Nuoro, viene cambiata la Provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella di Nuoro. Successivamente nel 2001, con la riorganizzazione delle Province della Sardegna, viene cambiata la Provincia da quella di Nuoro a quella nuova dell'Ogliastra, ed in seguito, con la sua abolizione, nel 2016, ritorna ad appartenere alla Provincia di Nuoro.

Visita del centro della cittadina

Vediamo ora che cosa si trova di importante nel centro della cittadina.

La Chiesa parrocchiale della Beata Vergine di Monserrato

A Barì Sardo troviamo una delle più belle Chiese dell'Ogliastra, la settecentesca Chiesa parrocchiale della Beata Vergine di Monserrato. Si trova la centro del paese. Ha una facciata semplice, con il campanile di 42 metri aggiunto nel 1813 in stile rococò piemontese.

La Chiesa di San Leonardo

Sempre in paese possiamo vedere la quattrocentesca Chiesa di San Leonardo, della quale è in corso il restauro conservativo.

Visita dei dintorni di Barì Sardo

Nei dintorni di Barì Sardo sono stati portati alla luce i resti dei Protonuraghe Foxi e Geperarci; del Nuraghe semplice Giba 'e Scorka; dei Nuraghi complessi Iba Manna, Lurcuri, Mindeddu, Moru, Niedda Puliga, Sellersu; ed anche dei Nuraghi Boschinu, Boschinu II, Mattale, Su Crastu, Su Zinnibiru, tutti di tipologia indefinita.

Tre VeleNel 2017 Legambiente, attore protagonista dell'ambientalismo italiano, con le rilevazioni effettuate dalla sua Goletta Verde, e con la collaborazione del Touring Club Italiano, ha assegnato il riconoscimento di 3 Vele al comprensorio dell'Ogliastra. I parametri considerati per l'assegnazione delle vele sono la qualità delle acque di balneazione, efficacia della raccolta differenziata dei rifiuti, la gestione delle risorse idriche, la presenza di aree pedonali, efficienza dei servizi, la valorizzazione del paesaggio e delle produzioni locali.

Le spiagge di Marina di Barì

La via del Mare, che è strada che dal paese si dirige verso la costa, ci porta, dopo 4,5 chilometri, a Marina di Barì. Qui troviamo una costa sabbiosa lunga circa otto chilometri e larga cento metri, di sabbia grossa e di colore leggermente ocra.

La Torre di Barì

Barì Sardo-Marina di Barì: la Torre di BarìLa costa sabbiosa è divisa in due parti dal promontorio roccioso sul quale si trova la bella Torre di Barì, che si trova su un rilievo roccioso dell'omonima spiaggia, a sette metri sul livello del mare. Realizzata in periodo spagnolo, probabilmente nel 1639, è costruitta interamente in basalto e granito, con un diametro alla base di undici metri. Ha una sala con la volta a cupola, ed un grosso spessore murario, nel quale è ricavata la scala per l'accesso al terrazzo. Nella pavimentazione è presente una cisterna. La gradinata esterna è stata aggiunta successivamente.

Le spiagge di Torre di Barì

La spiaggia di Torre di Barì si sviluppa ai due lati della torre, che si erge su un piccolo istmo granitico sabbioso proteso verso il mare.

La spiaggia di Torre di Barì è lunga alcuni chilometri e larga cento metri, è divisa in due parti dal promontorio roccioso sul quale si erge la torre. Le denominazioni delle due parti nelle quali è distinta la spiaggia risalgono agli anni del dopo guerra, periodo nel quale le due spiagge erano frequentate separatamente da uomini e donne. La parte a nord della Torre, molto lunga, viene, infatti, chiamata Mari de Is Ominis, ossia Mare degli Uomini. Ha un fondo di sabbia a grana grossa come chicchi di riso, di un colore leggermente ocra, affacciata su un mare verde e profondo, con alle spalle una fitta pineta. La spiaggia è affollata, ma non tanto, in alta stagione. Questa spiaggia prosegue, verso nord, con la spiaggia di Bucca 'e Strumpu. La spiaggia a sud della Torre è chiamata, nel suo breve tratto iniziale, Mari de Is Femunas, ossia Mare delle Femmine, denominata anche spiaggetta della Torre di Barì. Ha un fondo di sassolini grigi e sabbia sottile, affacciata anch'essa su un mare mare verde e profondo. Questa spiaggia prosegue, verso sud, con la spiaggia de Sa Marina.

Barì Sardo-Marina di Barì: la spiaggia di Sa Marina Barì Sardo-Marina di Barì: la spiaggia di Sa Marina con la torre sullo sfondo

Bandiera BluLa spiaggia di Torre di Barì è stata insignita, per la prima volta per il 2018, della Bandiera Blu della Federazione Europea dell'Ambiente, che celebra non solo le migliori spiagge del nostro paese, ma anche quelle con i maggiori servizi sul territorio. Obiettivo principale del programma Bandiera Blu è quello di indirizzare la politica di gestione locale di numerose località rivierasche, verso un processo di sostenibilità ambientale.

La spiaggia di Bucca 'e Strumpu

La spiaggia del Is Ominis, a nord della Torre, si sviluppa fino alla foce del Rio Mannu, dalla quale si sviluppa la spiaggia di Bucca 'e Strumpu.

La spiaggia di Bucca 'e Strumpu inizia con una piccola collinetta verdeggiante. Ai suoi piedi scorre sinuoso verso il mare il Rio Mannu, che apre una stretta foce sul Tirreno. L'arenile è ampio ed è fatto di granelli di sabbia chiari, ma non finissimi. Dalla zona della foce del Rio Mannu si apre un ampissimo arco di sabbia che arriva sino alla spiaggia della Torre di Barì. La spiaggia, lunga circa un chilometro, è delimitata alle sue spalle per tutta la sua lunghezza da una ombrosa ed estesa pineta.

Bandiera BluLa spiaggia di Bucca 'e Strumpu è stata insignita, per la prima volta per il 2018, della Bandiera Blu della Federazione Europea dell'Ambiente, che celebra non solo le migliori spiagge del nostro paese, ma anche quelle con i maggiori servizi sul territorio. Obiettivo principale del programma Bandiera Blu è quello di indirizzare la politica di gestione locale di numerose località rivierasche, verso un processo di sostenibilità ambientale.

La spiaggia de Sa Marina

La spiaggia de Is Femunas, a sud della Torre, si interrompe con una piccola scogliera, dalla quale inizia la spiaggia de Sa Marina, che è anche accessibile ai diversamente abili ed è dotata di parcheggio e punto di ristoro.

A sud della spiaggia de Is Femunas, separata da una piccola scogliera, si sviluppa la spiaggia de Sa Marina, un'affascinante spiaggia caratterizzata da una grande quantità di sabbia dorata e ambrata, calda e avvolgente, che si affaccia in un mare cristallino, di colori cangianti tra il verde smeraldo e l'azzurro. Il fondale ha una profondità medio bassa, è sabbioso con la presenza di qualche scoglio nella parte nord della spiaggia. Non risulta mai affollata grazie alle sue grandi dimensioni. Alle sue spalle è presente una lunga pineta che offre refrigerio nelle ore più calde della giornata. Essendo battuta dal vento è meta ideale per i surfisti e kiters.

La spiaggia di Foxi

Proseguendo oltre la spiaggetta della Torre di Barì verso sud, si trova la spiaggia di Foxi, che si prolunga sul litorale fino alla spiaggia di Tramalitza.

Passata la spiaggia di Sa Marina, arriviamo alla lunga spiaggia di Foxi, che è contigua a quella di Sa Marina e si sviluppa in continuità sia geografica che paesaggistica rispetto ad essa. Questa spiaggia prende il nome dalla foce, chiamata appunto in sardo foxi, del torrente Riu Bau Samuccu che la chiude a sud, il quale regolarmente in inverno, a seguito delle abbondanti piogge, sfocia in questo tratto di mare nel suo tratto terminale. Ha anch'essa un fondo formato da sabbia dorata chiara, fine e grossolana, con ciottolini, affacciato su un mare verde e profondo.

La spiaggia di Pranargia o di Tramalitza

La spiaggia di Foxi prosegue, verso sud, passata la foce del Riu Bau Samuccu, nella lunga spiaggia di Pranargia, detta anche spiaggia di Tramalitza, per arrivare fino alla Marina di Cardedu di cui abbiamo parlato nella precedente tappa del nostro viaggio. È anche raggiungibile da Barisardo, seguendo le indicazioni per il campaggio La Pineta, che si trova a poco meno di un chilometro dietro la spiaggia.

La lunga spiaggia di Pranargia, detta anche spiaggia di Tramalitza, è bella e solitaria. Ha anch'essa un fondo di sassolini grigi e sabbia sottile. Immersa in una natura interessante, per ampi tratti solitaria e selvaggia, ha un litorale di grandi dimensioni, formato da sabbia dorata chiara, fine e grossolana, con ciottolini, ed affacciato su un mare verde e profondo. La spiaggia è affollata, ma non molto, in alta stagione, e solamente presso i posteggi ed i punti di accesso.

Barì Sardo-Marina di Barì: la spiaggia di Tramalitza Barì Sardo-Marina di Barì: la spiaggia di Tramalitza

Bandiera BluLa spiaggia di Planargia è stata insignita, per la prima volta per il 2018, della Bandiera Blu della Federazione Europea dell'Ambiente, che celebra non solo le migliori spiagge del nostro paese, ma anche quelle con i maggiori servizi sul territorio. Obiettivo principale del programma Bandiera Blu è quello di indirizzare la politica di gestione locale di numerose località rivierasche, verso un processo di sostenibilità ambientale.

Lido di Cea con la spiaggia di Cea detta anche de Is Scoglius Arrubius

Lido di Cea: veduta panoramica del Lido di CeaLungo la strada che collega Barì Sardo a Marina di Barì, una deviazione su una strada bianca sulla sinistra ci porta all'insediamento turistico del Lido di Cea, che si trova a cavallo tra il territorio di Barì Sardo e quello di Tortolì che si trova più a nord, cui possiamo arrivare anche da altre deviazioni della SS125 Orientale Sarda verso il mare, più avanti di Barì Sardo in direzione di Tortolì.

Lido di Cea: veduta panoramica della spiaggia di CeaDa qui, proseguiamo per la bella spiaggia di Cea, detta anche spiaggia de Is Scoglius Arrubius, ossia degli scogli rossi, nell'omonima insenatura, situata a cavallo tra il territorio di Barì Sardo e quello di Tortolì. L'arenile è bianchissimo e piuttosto esteso, costituito da una sabbia dorata chiara, fine, con ciottolini, ed affacciato su un mare verde azzurro, poco profondo. È una spiaggia affollata, ma non tanto, in alta stagione. Sul lato nord della spiaggia si vedono uscire dall'acqua i due grandi faraglioni rossi, isolati e circondati da acque di un bel colore azzurro intenso.

Lido di Cea: i custodi del parcheggio che ci fanno da guida alla spiaggia di Cea Lido di Cea: ci sono anche giovani sardi con gli occhi azzurri Lido di Cea: la spiaggia di Cea Lido di Cea: la spiaggia di Cea Lido di Cea: la spiaggia di Cea Lido di Cea: la spiaggia di Cea Lido di Cea: il mare e i faraglioni rossi di Cea Lido di Cea: i faraglioni rossi di Cea Lido di Cea: gli scogli di Punta Niedda

Inizia qui, infatti, e si sviluppa verso nord il lungo tratto di costiera di porfido rosso, che troverà nelle rocce rosse di Arbatax il suo punto di massima bellezza, ed infatti quasi una metà della spiaggia di Cea, e in particolare la zona con gli scogli rossi, si trova in territorio di Tortolì. La spiaggia di Cea è chiusa a sud da una lingua di scogli detta Punta Niedda, e proseguendo oltre la spiaggia arriviamo all'altopiano vulcanico di Teccu.

Bandiera BluLa spiaggia di Cea, considerata però appartenente al territorio di Tortolì, è stata insignita anche per il 2018 della Bandiera Blu della Federazione Europea dell'Ambiente, che celebra non solo le migliori spiagge del nostro paese, ma anche quelle con i maggiori servizi sul territorio. Obiettivo principale del programma Bandiera Blu è quello di indirizzare la politica di gestione locale di numerose località rivierasche, verso un processo di sostenibilità ambientale.

 

 


Loceri

Da Barì Sardo spostandoci all'interno arriviamo a Loceri, che visitiamo con il suo centro ed i suoi dintorni.

La cittadina chiamata Loceri Informazioni turistiche

Stemma del Comune di LoceriDa Barì Sardo parte la SS390 che ci porta, dopo circa sei chilometri, a Loceri (nome in lingua sarda Lotzeri, metri 190, abitanti 1.335), un borgo adagiato sulle colline e circondato da uliveti e vigneti. Loceri dista venti chilometri dal Parco nazionale del golfo di Orosei e del Gennargentu e dal Lago Alto del Flumendosa, e dista solo dieci chilometri dal mare. Del Comune di Loceri nel 1927, dopo la creazione della Provincia di Nuoro, viene cambiata la Provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella di Nuoro. Successivamente nel 2001, con la riorganizzazione delle Province della Sardegna, viene cambiata la Provincia da quella di Nuoro a quella nuova dell'Ogliastra, ed in seguito, con la sua abolizione, nel 2016, ritorna ad appartenere alla Provincia di Nuoro.

Visita del centro della cittadina

Vediamo ora che cosa si trova di importante nel centro della cittadina.

La Chiesa parrocchiale di San Pietro Apostolo

In paese si trova la Chiesa parrocchiale dedicata a San Pietro Apostolo. È stata edificata nel Seicento, il tabernacolo di marmo è stato costruito nel 1778, l'altare maggiore nel 1780.

La Chiesa campestre di San Bachisio

Caratteristico è, non lontano dal Campo Sportivo, la piccola Chiesa campestre di San Bachisio, edificata nel diciassettesimo secolo in stile barocco popolaresco. In contrasto con la data della morte il 6 ottobre, a Loceri i festeggiamenti in onore di San Bachisio si svolgono il 10 e l'11 maggio, dato che San Bachisio è considerato il protettore dalla pioggia. Per questo, durante la processione, i fedeli attraversano il fiume trasportando il simulacro del Santo, e ne immergono i piedi nell'acqua.

Visita dei dintorni di Loceri

Nei dintorni di Loceri sono stati portati alla luce i resti della Ncropoli di Serra Paulis; del Nuraghe semplice Is Piroddis; dei Nuraghi complessi Cea, Nuraxi, Puliga, Su Casargiu; ed anche dei Nuraghi Berritta, Monte Nuraxi, Nuraxi II, Serra Uleri, tutti di tipologia indefinita.

La Chiesa campestre del Sacro Cuore

Lungo la strada che porta verso Lanusei, troviamo la Chiesa campestre del Sacro Cuore. Presso questa Chiesa campestre, la prima domenica di settembre si tiene la Festa del Sacro Cuore.

Resti del Nuraghe Serra Uleri

Dal centro dell'abitato, si procede su una ripida salita, utilizzando una strada carrabile in ottime condizioni, verso la collina che domina Loceri, dove possiamo visitare il Nuraghe Serra Uleri, edificato in posizione dominante rispetto a tutta la valle circostante. Di questa preziosa testimonianza archeologica residua la torre centrale, svettata all'altezza della copertura. Dalla sua sommità si gode uno splendido panorama del paese.

Resti della Necropoli di Serra Paulis

Interessante anche la visita alla Necropoli di Serra Paulis, costituita da Domu de Janas in località, appunto, Serra Paulis. Per arrivarci percorriamo un sentiero immerso nella tipica e rigogliosa vegetazione mediterranea.

 

 


La Città di Lanusei che è stata uno dei due capoluoghi dell'Ogliastra

Da Loceri ci rechiamo a Lanusei, che è stato uno dei due capoluoghi della dismessa Provincia dell'Ogliastra. Lo visitiamo con il suo centro ed i dintorni con alcuni dei più significativi siti archeologici.

La Città di Lanusei Informazioni turistiche

Lanusei-Dalla trasmissione Rai2 «Sereno Variabile»Stemma del Comune di LanuseiUsciamo da Loceri, sempre sulla la SS390, dopo otto chilometri arriviamo a Lanusei (nome in lingua sarda Lanusè, metri 595, abitanti 6.060), grosso centro agricolo dell'Ogliastra di cui è capoluogo con Tortolì. È sede vescovile e località di villeggiatura estiva in un'ottima posizione panoramica ricca di boschi, di cacciagione e di pesca, su un costone roccioso affacciato sul mare. Lanusei è anche meta di passaggio del Trenino Verde. Del Comune di Lanusei nel 1927, dopo la creazione della Provincia di Nuoro, viene cambiata la Provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella di Nuoro. Successivamente nel 2001, con la riorganizzazione delle Province della Sardegna, viene cambiata la Provincia da quella di Nuoro a quella nuova dell'Ogliastra, ed in seguito, con la sua abolizione, nel 2016, ritorna ad appartenere alla Provincia di Nuoro.

Lanusei viene elevata al rango di Città

Dopo la costituzione della Repubblica Italiana, Lanusei nel 2002 viene elevata da Carlo Azeglio Ciampi al rango di Città con Decreto del Presidente della Repubblica del 10 dicembre 2002.

Alcuni dei principali personaggi che sono nati a Lanusei

A Lanusei nasce lo spietato bandito Raffaele Arzu.

Il bandito Raffaele ArzuA Lanusei, il 27 ottobre 1979, nasce Raffaele Arzu, che però va a vivere a Talana, che è considerato il principale esponente del banditismo sardo negli anni duemila. Latitante dal 2002 al 2009, è ritenuto responsabile di una rapina compiuta ad Arezzo nel 2002 e di una tentata rapina a un portavalori con sparatoria compiuta a Perugia, ed accusato anche di una rapina compiuta nei pressi di Imola da dieci persone. L'8 dicembre 2009, viene compiuto il suo arresto da parte del ROS dei Carabinieri di Cagliari, con la collaborazione dello Squadrone Carabinieri Eliportato Cacciatori Sardegna. Al processo ha diverse imputazioni, di cui il principale è l'omicidio, in concorso con altri, del carabiniere Donato Fezzuoglio, nel corso di una rapina sventata a una filiale di banca di Umbertide, in Provincia di Perugia, e la Corte d'Assise di Perugia condanna all'ergastolo Arzu e Pietro Pala, di Orune, per l'uccisione a colpi di kalashnikov del carabiniere.

Gruppi folk di Lanusei

A Lanusei è attiva l'Associazione Cultura e Folklore, i cui componenti si esibiscono nelle Feste e Sagre che si svolgono nel Comune ed anche in altre località.

Visita del centro della Città

Vediamo ora che cosa si trova di importante nel centro della Città.

La Cattedrale di Santa Maria Maddalena

Lanusei è sede vescovile dal 1927. La sua Chiesa principale è la Cattedrale dedicata a Santa Maria Maddalena. La Festa di Santa Maria Maddalena si celebra, con grandi festeggiamenti, l'ultima domenica di luglio.

La Chiesa di San Giovanni Bosco

Dalla fine dell'800, a Lanusei i Salesiani hanno svolto un ruolo significativo nel campo della cultura aprendo scuole e ginnasi, divenuti un importante centro di aggregazione per tutti i paesi limitrofi. In centro è da visitare la Chiesa di San Giovanni Bosco, annessa al collegio dei Salesiani, con la biblioteca e l'archivio storico. I festeggiamenti in onore di Don Bosco si svolgono per tre giorni e si concludono la prima domenica di giugno, con musica tradizionale e moderna, gara poetica, giochi e gare sportive, fuochi d'artificio.

Visita dei dintorni di Lanusei

Nei dintorni di Lanusei sono stati portati alla luce i resti delle Tombe di giganti Seleni I e Seleni II; del Nuraghe semplice Perdesorris; dei Nuraghi complessi 'e Ponte, Arbu, Gennacili, Ulei, Ursu; ed anche dei Nuraghi Is Baresus, Lepori, Mattalei, Sa Canna, Salassu, Santoru, Strisai, tutti di tipologia indefinita.

Il Santuario dedicata ai Santi Cosma e Damiano

A sei chilometri dal paese, ad oltre 1000 metri di altezza, troviamo il Santuario dedicata ai Santi Cosma e Damiano. La seconda domenica di agosto il simulacro di San Cosimo viene portata in processione, su un carro a buoi addobbato, dal paese al Santuario dedicato ai due Santi, dove resterà per circa un mese per benedire il raccolto delle patate. Dopo la funzione religiosa vi è un pranzo collettivo, si svolge il palio, e la sera balli e canti tradizionali. A metà settembre la statua del Santo viene riportato, sempre in processione, in paese, ed anche in questa occasione la Festa si conclude con balli in piazza e spettacoli.

Resti del Nuraghe complesso Gennacili chiamato anche Nuraghe di Monte Seleni

Da Lanusei prendiamo la SS389 verso Nuoro, deviamo a destra sulla ripida strada verso il bosco di Seleni, e dopo tre chilometri raggiungiamo l'area archeologica di Seleni, a circa 1000 metri di altezza, in un fitto bosco. Del Nuraghe Gennacili, chiamato anche Nuraghe di Monte Seleni, edificato a 968 metri di altezza, rimane solo il basamento. Precedentemente agli scavi, effettuati negli anni dal 2007 al 2009, veniva classificato come un Nuraghe complesso costruito in granito con una torre principale e una torre secondaria, in quanto costruito inglobando la roccia granitica. La costruzione non è comunque definibile come un Protonuraghe oppure Nuraghe classico. I muri integrano con la roccia a racchiudere piccoli vani e una scala ripida che porta in cima alla piattaforma. Ai piedi della roccia si vedono i pochi resti di un insediamento preistorico di capanne, mentre nelle vicinanze si trovano due pozze sacre e due Tombe di giganti.

Le due Tombe di giganti di Seleni

A circa cinquecento metri dal Nuraghe troviamo due Tombe di giganti. Per prima troviamo la Tomba chiamata Seleni II, situata a 977 metri di altezza, che è la più grande. È una Tomba di struttura isidoma a filari costruita in granito. Ha la facciata e l'esedra realizzate con filari di pietre squadrate, ingresso architravato e camera con il pavimento lastricato in granito. Non lontano si trova una pietra con tre fori, che doveva essere posizionata sopra l'ingresso della tomba. A circa 80 metri troviamo la seconda tomba, chiamata Seleni I, situata a 970 metri di altezza, che è una Tomba del tipo Dolmenico con ortostati in granito. Ha un'esedra semicircolare formata da pietre infisse nel terreno e camera sepolcrale a galleria, costruita con filari di pietre. Un tempo aveva anche una stele.

 

 


Ilbono

Da Lanusei ci rechiamo a Ilbono, che visitiamo con il suo centro ed i dintorni con il Monte Tarè ed i siti archeologici che ci si trovano.

La cittadina chiamata Ilbono Informazioni turistiche

Stemma del Comune di IlbonoDa Lanusei, la via Ilbono ci fa imboccare la SS198 di Seui e Lanusei proveniente da Gairo, che, dopo circa tre chilometri, ci porta a Ilbono (nome in lingua sarda Irboni, metri 400, abitanti 2.306), centro agropastorale dell'Ogliastra, che fa parte dell'Associazione Nazionale delle Città dell'Olio. La SS198 di Seui e Lanusei prosegue oltre Ilbono, verso est, e porta fino alla costa a Tortolì. Del Comune di Ilbono nel 1927, dopo la creazione della Provincia di Nuoro, viene cambiata la Provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella di Nuoro. Successivamente nel 2001, con la riorganizzazione delle Province della Sardegna, viene cambiata la Provincia da quella di Nuoro a quella nuova dell'Ogliastra, ed in seguito, con la sua abolizione, nel 2016, ritorna ad appartenere alla Provincia di Nuoro.

Gruppi folk di Ilbono

A Ilbono è attivo il Gruppo Folk di Ilbono, i cui componenti si esibiscono nelle Feste e Sagre che si svolgono nel Comune ed anche in altre località.

Visita del centro della cittadina

Vediamo ora che cosa si trova di importante nel centro della cittadina.

La Chiesa parrocchiale di San Cristoforo

Domina il paese la Chiesa parrocchiale di San Cristoforo, del diciassettesimo secolo. La prima domenica di settembre la piazza antistante la Chiesa si anima per la Festa campestre in onore del Santo.

Visita dei dintorni di Ilbono

Nei dintorni di Ilbono sono stati portati alla luce i resti dei Nuraghi semplici Elurci, Mattale, Perda Carcina, Piranseri, Sartalai, Tedili; dei Nuraghi complessi Monte Forru, Sa Campana, Sceri, Teddiso; ed anche del Nuraghe Semida di tipologia indefinita.

La Cooperativa COSPAT

Dal centro di Ilbono andiamo ad immeterci sulla circonvallazione, che prendiamo verso sud est, e che ci porta il localtà Giralecce, dove si trova l'edificio che ospita la Cooperativa COSPAT.

La Cooperativa COSPAT si dedica da trent'anni con passione a diffondere e promuovere nel territorio isolano e in quello nazionale le eccellenze culinarie tradizionali della parte orientale della Sardegna. Ricercando nel tempo la qualità in ogni aspetto della produzione, dalle materie prime ai macchinari, dal confezionamento alla distribuzione, alla formazione del personale, la Cooperativa riesce a mantenere intatti i tradizionali sapori e profumi dei suoi prodotti, tra i quali vanno citati i Culurgiones d'Ogliastra, le Sebadas, le Pardulas, il pane Pistoccu.

Il Monte Tarè

La zona più importante, sotto l'aspetto naturalistico, nei dintorni di Ilbono è quella del Monte Tarè. È alto 550 metri e caratteristico per il colore rossiccio del porfido di cui è costituito. Lo troviamo lungo la strada che attraversa la Parendaddai, la zona dove si concentrano i siti archeologi più importanti del Comune di Ilbono. L'area del Monte Tarè, vasta 77 ettari, è interessante per la fauna e la vegetazione, in prevalenza lecci, con all'interno due belle sorgenti.

 

 


Elini

Da Ilbono raggiungiamo Elini, il più piccolo Comune dell'Ogliastra.

Il paese chiamato Elini Informazioni turistiche

Stemma del Comune di EliniDa Ilbono, la via Elini ci fa imboccare la SP23 che, dopo un paio di chilometri, ci fa raggiungere il borgo Elini (altezza metri 472, abitanti 552), che si trova lungo la strada Provinciale che collega Ilbono ad Arzana. Elini è il più piccolo Comune dell'Ogliastra, ed è anche meta di passaggio del Trenino Verde. Elini è immerso in una folta vegetazione di lecci, e dal paese si può ammirare uno splendido panorama sul mare dell'Ogliastra. Del Comune di Elini nel 1927, dopo la creazione della Provincia di Nuoro, viene cambiata la Provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella di Nuoro. Il Comune di Elini nel 1878 viene aggregato al Comune di Ilbono, e succesivamente nel 1958 viene nuovamente separato. Del Comune di Elini nel 2001, con la riorganizzazione delle Province della Sardegna, viene cambiata la Provincia da quella di Nuoro a quella nuova dell'Ogliastra, ed in seguito, con la sua abolizione, nel 2016, ritorna ad appartenere alla Provincia di Nuoro.

Visita del centro del paese

Vediamo ora che cosa si trova di importante nel centro del paese.

La Chiesa parrocchiale di San Gavino

Al centro del paese è da vedere la Chiesa parrocchiale di San Gavino. La seconda domenica di ottobre presso questa Chiesa si tiene la Festa di San Gavino e della Castagna.

Visita dei dintorni di Elini

Nei dintorni di Elini non sono stati portati alla luce resti archeologici particolarmente significativi.

Il Santuario dedicata alla Madonna del Carmine

A due chilometri dal paese, verso nord in direzione di Arzana, troviamo il Santuario dedicata alla Madonna del Carmine, all'interno del parco del Carmine. Si tratta di un parco ricco di sorgenti, ricoperto da una fitta vegetazione di lecci secolari. Il 16 luglio si tiene la Festa della Madonna del Carmine. I festeggiamenti iniziano all'alba nella Chiesa parrocchiale, dove si radunano i fedeli provenienti da tutta l'Ogliastra. Quando il sole nasce i fedeli si avviano verso il Santuario, al quale salgono al suono delle launeddas recando a spalle il simulacro della Madonna. La sera della domenica la Santa viene riportata in paese, dove proseguono i festeggiamenti sino al lunedì.

 

 


Arzana nel cui territorio si trova la Punta la Marmora che è la vetta più alta della Sardegna

Da Elini ci rechiamo a visitare Arzana nel cui territorio si trova la vetta più alta della Sardegna ossia la Punta la Marmora.

Arzana Informazioni turistiche

Stemma del Comune di ArzanaProseguendo sulla SP23 dopo aver visitato Elini, percorsi circa tre chilometri, arriviamo ad Arzana (nome in lingua sarda Àrtzana, metri 672, abitanti 2.725), una caratteristica cittadina abitata da pastori, posta sul costone del bel Monte Idolo, che è anch'esso affacciato sul mare dell'Ogliastra. Il territorio comunale, classificato montano, presenta un profilo geometrico irregolare, con variazioni altimetriche molto accentuate. La parte più montuosa del territorio è occupata in buona parte da boschi di leccio e quercia da sughero, e nel Comune di Arzana si trova la vetta più alta della Sardegna, ossia la Punta la Marmora che raggiunge i 1.834 metri di quota.

Brevi cenni storici

Del Comune di Arzana nel 1927, dopo la creazione della Provincia di Nuoro, viene cambiata la Provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella di Nuoro. Successivamente nel 2001, con la riorganizzazione delle Province della Sardegna, viene cambiata la Provincia da quella di Nuoro a quella nuova dell'Ogliastra, ed in seguito, con la sua abolizione, nel 2016, ritorna ad appartenere alla Provincia di Nuoro.

Alcuni dei principali personaggi che sono nati ad Arzana

Ad Arzana nasce nel 1900 il pittore, incisore e scultore Stanis Dessy. Vi nascono anche il bandito ottocentesco Samuele Stochino, che viene chiamato la Tigre d'Ogliastra, ed, inanni più recenti, quando iniziano i sequestri di persona, Arzana da i natali ai banditi Pasquale Stochino e ad Attilio Cubeddu.

pittore, incisore e scultore Stanis DessyIl pittore, incisore e scultore Stanis Dessy nasce ad Arzana nel 1900, completati gli studi classici a Cagliari, dal 1917 al 1920 è a Roma con una borsa di studio ed incontra i futuristi Filippo Tommaso Marinetti e Giacomo Balla. Tornato a Cagliari nel 1921, conosce lo scultore Francesco Ciusa ed i pittori Filippo Figari e Felice Melis Marini. Nel 1923 espone una scultura alla Quadriennale di Torino, l'anno successivo realizza scenografie per la Compagnia Stabile Sarda di teatro, nel 1925 espone alla Biennale di Roma, ed inizia a dedicarsi all'acquaforte, sotto la guida di Melis Marini. Nel 1926 si trasferisce a Sassari, dove frequenta Eugenio Tavolara, Mario Paglietti e Mario Delitala. Nel 1928 partecipa alla I Biennale d'Arte Sarda, nel 1930 alla II mostra Internazionale d'Incisione di Chicago e alla Biennale di Venezia, nel 1934 lavora nella Cattedrale di Alghero e per la Chiesa di Orani. L'anno successivo, ex aequo con Delitala, vince il premio per la xilografia, nei Concorsi della Regina, e inizia ad insegnare nell'Istituto d'Arte di Sassari. Nel 1949 lavora alla decorazione della Chiesa del Cimitero di Sassari, nel 1951 partecipa come incisore alla Biennale di Venezia, nel 1964 espone a Torino nell'ambito della Rassegna di Xilografia Sarda e Piemontese. Muore a Sassari nel 1986, e nella via Largo Cavallotti, nell'abitazione dove è spirato, è appesa una targa in suo onore.

Il bandito Samuele Stochino, detto anche la Tigre d'OgliastraAd Arzana, nella seconda metà dell'Ottocento, nasce Samuele Stochino, che verrà chiamato anche la Tigre d'Ogliastra. Bandito sardo tra i più celebri e spietati del suo tempo, secondo Eletrio Corda «uccideva e faceva scempio dei cadaveri senza rinunciare a lasciare sui corpi straziati messaggi per le autorità». Ricercato per una lunga serie di omicidi e di altri gravi reati, rimane ucciso il 20 febbraio 1828, secondo la versione ufficiale al termine di uno scontro a fuoco con i Carabinieri, ma c'è chi sostiene che sarebbe stato ucciso da una spia e poi consegnato ai Carabinieri, che simularono un conflitto a fuoco per ottenere le solite medaglie. La storia di questo famigerato bandito ogliastrino è stata ricoscruita con scrupolo ed eccezionale rigore scientifico da Lina Aresu, nel volume «Samuele sgomento e fiele», pubblicato da l'Impronta di Genova nel 1997, e redito nel 2004 dalle Edizioni Della Torre di Cagliari. Quella pubblicata è l'unica foto che abbiamo, dato che tutti gli altri documenti sono andati perduti nell'incendio della casa del bandito.

Il bandito Pasquale Stochino chiamato il Clark Gable d'OgliastraNel 1934 nasce ad Arzana Pasquale Stochino, chiamato il Clark Gable d'Ogliastra per i suoi baffetti nerissimi e sottili, ma che, contrariamente ad altri banditi Sardi, non ha mai fatto nulla per alimentare il mito di uomo d'avventura. Viene condannato nel 1972 per la strage di Lanusei, dove il fallito rapimento del medico Vincenzo Loddo, provoca cinque morti, ossia lo stesso Loddo, la moglie Alda, il fratello Attilio, un nipote e uno dei banditi, ferito ed eliminato dagli altri del commando perché non parli. A seguito della condanna, si da latitante, e sparisce nelle montagne fra il suo paese, Arzana, ed il Gennargentu, cercando soltanto di farsi dimenticare. Una sola volta, durante la latitanza, il suo nome viene accostato a un sequestro di persona, dato che nel 1974 è accusato di aver rapito un tal Serra, ma senza prove, e le indagini sono archiviate. Viene arrestato nel 2003, dopo 31 anni di latitanza, mentre fà il pastore, nascosto nell'ovile di due nipoti. Le pattuglie dei Carabinieri, che gli davano la caccia da più di un mese, hanno seguito i familiari che gli portavano cibo. «Già so' deo», sono proprio io, ha risposto in sardo al colonnello Salvatore Favarolo, comandante Provinciale di Nuoro, che lo ha fatto uscire da un grande cespuglio di cisto. Ed ai Carabinieri che lo hanno catturato, ha detto: «Congratulazioni, forse è meglio così: per me è finito un incubo, è stata una liberazione».

Il bandito Attilio CubedduAttilio Cubeddu nasce ad Arzana il 2 marzo 1947, noto fin da giovane alle forze dell'ordine per i suoi precedenti penali, diviene latitante nel 1997 ed è inserito fra i 30 latitanti più pericolosi d'Italia. Trasferitorsi nel continente, prende parte in Toscana, nel 1981, al sequestro di Cesare Peruzzi, e successivamente, nel 1983 al sequestro di Ludovica Rangoni Machiavelli ed a quello di Patrizia Bauer, entrambi avvenuti in Emilia. Arrestato nell'aprile del 1984 a Riccione, viene condannato a 30 anni di carcere. In carcere si comporta da detenuto modello, ottiene numerosi permessi premio, e nel 1997, durante uno di questi permessi, non torna al carcere di Badu 'e Carros di Nuoro e si da alla latitanza. Rimarrà, quindi, coinvolto nel sequestro di Giuseppe Soffiantini, come custode dell'ostaggio, e nell'omicidio, il 17 ottobre 1997, a Riofreddo, del poliziotto dei NOCS Samuele Donatoni, reati per i quali viene condannato. Ma nel 2005 la Corte d'Assise ha riconosciuto che l'ispettore Donatoni, nel corso dello scontro a fuoco, sarebbe stato stato colpito da fuoco amico, ed ha parlato di un successivo depistaggio compiuto dai NOCS per coprire le proprie responsabilità. Attilio Cubeddu viene fortemente sospettato anche per il sequestro di Silvia Melis, rapita a Tortolì nel 1997. Dal 1998 è ricercato in campo internazionale, anche se si è fatta strada l'ipotesi che sia morto, forse ucciso da Giovanni Farina, un suo complice, per non dividere il denaro del riscatto per il sequestro Soffiantini. Nel 2012 il procuratore Domenico Fiordalisi ha, però, riaperto le indagini sul latitante Cubeddu, convinto che in realtà non sia morto e si nasconda nel suo territorio, l'Ogliastra, protetto da molti fiancheggiatori.

Visita del centro della cittadina

Vediamo ora che cosa si trova di importante nel centro della cittadina.

La Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista

Da vedere in paese la Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista. Si ignora l'anno di costruzione, ma si sa che la Chiesa ha subito rifacimenti nella prima metà del '600. Ha una pianta a croce latina a navata unica, su cui si affacciano delle piccole cappelle. La facciata è in stile neoclassico, ed ha un frontone che termina con un timpano sorretto da lesene. Il campanile, situato nella parte posteriore destra dell'edificio, è a pianta quadrata.

Visita dei dintorni di Arzana

Nei dintorni di Arzana sono stati portati alla luce i resti del Villaggio nuragico Ruinas; della Tomba di giganti Orruinas; del Protonuraghe Pranedda; dei Nuraghi semplici Sa 'e Corroce, Sa Tanca; ed anche dei Nuraghi Arredabba, Biddadeni, de Lua, Esconi, Gilorzi, Meurra, Onnes, Orruinas, Perdu Loi, Piscina Niedda, Prethos, Sa Mela, Sa Pentuma, Unturgiadore, tutti di tipologia indefinita.

Il Villaggio nuragico Ruinas

Passata Arzana, la SP23 sbocca sulla SS389 che porta verso Nuoro. Dopo cinque chilometri troviamo un ponte di granito, e proseguiamo costeggiando sul lato sinistro il Lago Alto del Flumendosa, che descriveremo bene nella prossima tappa del nostro viaggio. Proseguiamo fino alla deviazione sulla sinistra per Seui, da dove vediamo a sinistra il monumento naturale Perd'e Liana, il tacco calcareo che domina queste montagne e che abbiamo già descritto arrivandoci da sud da Gairo. Non prendiamo la deviazione ma proseguiamo, in ripida discesa, verso il Flumendosa, a sinistra del bellissimo canale di Pirincanes. Più avanti, al bivio Pirincanes, la strada si biforca. Proseguendo a sinistra raggiungiamo l'imponente Villaggio nuragico Ruinas, situato a 1205 metri di altitudine, il più alto della Sardegna. Si tratta di un antico Villaggio nuragico che è stato abbandonato nel 1400 dopo Cristo a causa di una pestilenza, ed oggi rappresenta un luogo di grosso interesse storico e naturalistico. Conta circa 200 capanne o case circolari, e due torri Nuragiche, e costituisce un raro esempio, forse unico, di persistenza della Civiltà Nuragica oltre il 1000 dopo Cristo.

Resti del Nuraghe Unturgiadore

Al bivio di Pirincanes, prendiamo invece a destra la strada bianca verso il Gennargentu, passiamo accanto ai resti dell'antico borgo di Bidda Silisè, abbandonato con li altri borghi di Cortes de Maceddu e Adana, intorno al 1400 a causa di una pestilenza. Passati questi resti, proseguiamo e raggiungiamo il Nuraghe Unturgiadore, il cui nome deriva da Unturgiu, nome dell'avvoltoio in lingua sarda. Il Nuraghe, di tipologia indefinita, è situato a 1082 metri di altezza, e vicino ad esso si trovano i pochi resti delle capanne dell'omonimo Villaggio nuragico.

Il Gennargentu con la Punta Lamarmora

Arzana-massiccio del GennargentuPrendendo, dal Nuraghe, la strada sulla sinistra, ci avviamo verso la valle di Gidinis, il bosco di tassi di Tadderi o Taddei ed infine l'altopiano di Cixini Crobeni, dove la strada termina. Proseguendo a piedi si può arrivare sul Massiccio del Gennargentu, l'area montuosa di grande estensione situata nella zona centro orientale della Sardegna, comprendente le cime più elevate dell'isola, che geologicamente è un'antica formazione rocciosa, caratterizzata da montagne relativamente basse e con vette a profilo rotondeggiante. Tra le tipologie di roccia maggiormente rappresentate nell'area vi sono gli scisti, i graniti e le rocce calcaree. E da Arzana arriviamo alle pendici di Punta La Marmora, con i suoi 1.834 metri la cima più alta della Sardegna, che si trova nel territorio amministrativo dei comuni di Arzana e Desulo, che per secoli se ne sono contesi la proprietà.

 

 

La prossima tappa del nostro viaggio

Nella prossima tappa del nostro viaggio, proseguiremo da Barì Sardo lungo la SS125 Orientale Sarda fino ad arrivare a Tortolì, per visitare la cittadina, che è, con Lanusei, l'altro capoluogo della Provincia dell'Ogliastra. In seguito effettueremo una bella deviazione all'interno, per recarci a visitare Villagrande Strisaili, e da qui raggiungeremo Villanova Strisaili con i suoi dintorni tra i quali il Lago Alto sul fiume Flumendosa.


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