Loceri visita dell’abitato abbellito con numerosi murali e dei dintorni con le Chiese campestri ed i siti archeologiciIn questa tappa del nostro viaggio, da Bari Sardo spostandoci all’interno arriveremo a Loceri che visiteremo con il suo centro ed i dintorni nel suo entroterra con le Chiese campestri ed i siti archeologici. La Regione storica dell’Ogliastra L’Ogliastra è una Regione centrale della Sardegna orientale, sconosciuta al turismo di massa fino a pochi decenni fa, che affascina ancora oggi per la sua natura selvaggia e per le sue spiagge. I comuni che ne fanno parte appartengono tutti alla provincia di Nuoro, e sono: Arzana, Bari Sardo, Baunei, Cardedu, Elini, Gairo, Girasole, Ilbono, Jerzu, Lanusei, Loceri, Lotzorai, Osini, Perdasdefogu, Talana, Tertenia, Tortolì, Triei, Ulassai, Urzulei e Villagrande Strisaili. Le sue spiagge sono alternate a piccole cale dalle acque di cristallo, contornate da scogliere di granito che, nella parte alta della Regione, diventano di porfido rosso. Si tratta di una Regione dal paesaggio aspro e selvaggio, dove rilievi e tavolati si alternano a gole profonde.
In viaggio verso LoceriDal centro di Bari Sardo, seguiamo la via Cagliari fino alla sua fine a nord, dove prendiamo a sinistra la via Cesare Battisti che sbocca sul corso Vittorio Emanuele, ed esce dall’abitato verso ovest con il nome di SS390 di Bari Sardo. La seguiamo per quasi quattro chilometri ed arriviamo a una rotonda, dove prendiamo la prosecuzione della SS390 e, in un paio di chilometri, arriviamo nel centro di Loceri. Dal Municipio di Bari Sardo a quelllo di Loceri si percorrono 6.8 chilometri. Il comune chiamato Loceri Il comune di Loceri (nome in lingua sarda Lotzeri, altezza metri 190 sul livello del mare, abitanti 1.272 al 31 dicembre 2021) è un borgo adagiato sulle colline e circondato da uliveti e vigneti, situato nella parte centro orientale della provincia di Ogliastra, nell’entroterra costiero, a sud dell’altopiano appunto dell’Ogliastra. L’abitato di Loceri è servito dalla SS390 di Bari Sardo, il cui tracciato ne attraversa il territorio. Il territorio comuale ha un profilo geometrico irregolare, con variazioni altimetriche molto accentuate, che vanno fino a un massimo di 500 metri sul livello del mare. Loceri dista venti chilometri dal parco nazionale del golfo di Orosei e del Gennargentu e dal Lago alto del Flumendosa, e dista solo dieci chilometri dal mare.
Questo paese fa parte dell’Associazione nazionale Città del Vino Questo paese fa parte della Associazione nazionale Città del Vino, il cui obiettivo è quello di aiutare i Comuni a sviluppare intorno al vino, ai prodotti locali ed enogastronomici, tutte quelle attività e quei progetti che permettono una migliore qualità della vita, uno sviluppo sostenibile, più opportunità di lavoro. Le Città del Vino in Sardegna sono ad oggi Alghero, ardauli, arzachena, atzara, Badesi, Benetutti, Berchidda, Bonnanaro, Bono, Bosa, Calangianus, Dolianova, Donori, Dorgali, Galtellì, Jerzu, Loceri, Lotzorai, Luogosanto, Luras, Meana Sardo, Modolo, Monti, Neoneli, Olbia, Oliena, Riola Sardo, Samugheo, San Nicolò di Arcidano, Sant’Antioco, Selargius, Sennori, Serdiana, Sorgono, Sorso, Tempio Pausania, Terralba, Tissi, Uri, Urzulei, Usini.
Origine del nomeIl nome presenta un’origine oscura, dato che potrebbe essere riportato al termine sardiano o protosardo Lochera che indica la Stachys glutinosa, chiamata anche Stregona spinosa, o Betonica fetida, una pianta endemica di Corsica, Sardegna e dell’isola di Capraia. Oppure secondo altri potrebbe derivare dal gentilizio latino Locer, che si ritiene potesse essere il nome di un proprietario romano che vi possedeva una villa o una tenuta. Il villaggio compare per la prima volta negli elenchi delle rendite pisane nel Giudicato di Càralis degli inizi del quattordicesimo secolo, e compare anche come Oppidum Locieri della diocesi di Suelli nella Chorographia Sardiniae di Giovanni Francesco Fara nel sedicesimo secolo. La sua economiaComune collinare la cui economia si fonda sull’agricoltura e sull’attività zootecnica. Il settore primario è presente con la coltivazione di cereali, frumento, ortaggi, foraggi, ulivi, agrumeti, viti e altri alberi da frutta. Il Monte Cuccui ed il Monte Tar proteggono colline e campi coltivati a vigneti e uliveti millenari, irrorati da fiumi e sorgenti, e ne derivano ottimi cannonau e olio extravergine, prodotti alla base della dieta dei centenari ogliastrini. Nel settore primario è presente anche l’allevamento di bovini, suini, ovini, caprini, equini e avicoli. L’industria è scarsamente sviluppata con poche imprese locali che operano nel comparto della lavorazione del legno. Modesta è anche la presenza del terziario, con la produzione artigianale di preziosi ricami a mano e lavori all’uncinetto frutto di tradizioni tramandate nel tempo, e per le bellissime ceramiche create nei laboratori presenti nel paese. Sebbene non rappresenti meta di rilevante afflusso turistico, nei suoi dintorni si possono raggiungere, con molta facilità, il Rio Mannu, gli interessanti siti nuragici di Su Crastu, Moru e Manna, nonché le splendide spiagge. L’apparato ricettivo offre possibilità di ristorazione ma non di soggiorno. La cucina tradizionale dai sapori marcati, è ricca di piatti della tradizione agropastorale ogliastrina, a iniziare dai Culurgionis, ravioli di patate e formaggio cuciti a spiga, poi gli arrosti di agnello e maialetto, la gustosa Cordula che è una treccia realizzata con le interiora della pecora, con il pecorino e con il caglio di capretto, ed il Cas’axedu che è un formaggio fresco e morbido. Significativi sono anche tanti pani fatti in casa, ossia il pane Pistoccu, Civargiu, Pani pintau, ed anche i dolci delle cerimonie, amaretti, Paniscedda, pani dolci di Sapa, e anch le Pardulas. Per accompagnare il pasto si consume il vino rosso, e per chiudere il mirto ed il Fil’e ferru, l’acquavite tipica sarda. Brevi cenni storici L’area viene abitata già in epoca nuragica come attestato dalla presenza di alcuni Nuraghi nel suo territorio. Il villaggio nasce in epoca medievale, e viene compreso nel Giudicato di Càralis, nella curatoria dell’Ogliastra. Nel 1258, alla caduta del Giudicato di Càralis, diviene possedimento dei Visconti, giudici di Gallura. Nel 1296, con la morte dell’ultimo giudice di Gallura Nino Visconti, gran parte dei territori dell’ex Giudicato, tra cui l’Ogliastra, passano sotto il dominio pisano fino al 1324, quando vengono conquistati dagli Aragonesi. Nel 1363 Loceri, insieme ad altre ville dell’Ogliastra, viene incorporato dal Re d’Aragona Pietro IV il Cerimonioso nella conte di Quirra, data in feudo a Berengario Carroz. Rimane una villa della conte fino al 1603, quando la conte viene trasformata in Marchesato, e dato in feudo ai Centelles. Il paese venne riscattato agli Osorio de la Cueva, succeduti ai Centelles, nel 1839 con la soppressione del sistema feudale voluto dai Savoia. La sua storia successiva non mostra avvenimenti di particolare rilievo. Del comune di Loceri nel 1927, dopo la creazione della provincia di Nuoro, viene cambiata la provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, alla neonata provincia di Nuoro. Successivamente nel 2003, con la riorganizzazione delle province della Sardegna, viene cambiata la provincia da quella di Nuoro a quella nuova dell’Ogliastra, ed in seguito, con la sua abolizione, nel 2016, ritorna ad appartenere alla provincia di Nuoro. In seguito, nel 2025 torna nella ripristinata provincia di Ogliastra.
Le principali feste e sagre che si svolgono a LoceriA Loceri è attivo il Gruppo Folk della Pro Loco di Loceri, nelle cui esibizioni è possibile ammirare il costume tradizionale del posto; mentre nelle celebrazioni religiose svolge le sue attività la Sa Cunfrar a Nostra Sennora de S Orrosariu de Loceri, ossia la confraternita intitolata alla Beata Vergine del Rosario, istituzione storicamente nata per la devozione e per la pratica della carità, conosciuta da tempo immemorabile, che è stata attiva fino alla fine degli anni settanta per esser poi recentemente ricostituita nello spirito del Concilio Vaticano II. 
Tra le principali feste e sagre che si svolgono a Loceri si segnalano, il 16 gennaio, la Festa di Sant’Antonio Abate, caratterizzata dalla benedizione degli animali e dall’accensione del tradizionale fal chiamato Su Fogaroni, il cui fuoco simboleggia la luce; in occasione della Pasqua, i diversi riti della Settimana Santa, tra i quali la celebrazione di S'Incontru, ossia dell’incontro tra la Madonna a lutto ed il Cristo risorto; il 24 aprile, la ricorrenza della Beata Vergine di Bonaria, patrona massima della Sardegna, venerata particolarmente nella Parrocchia di Loceri; il 12 maggio o la domenica più vicina, la Festa di San Bachisio, considerato il protettore della pioggia, una delle più sentite con una processione che accompagna il simulacro del Santo su un carro trainato da buoi verso la sua Chiesa campestre, accompagnato da cavalieri e gruppi in costume; il 15 maggio, la Festa di Sant’Isidoro Agricoltore, con una suggestiva processione nella quale la statua del Santo è preceduta da mezzi agricoli e bambini in abito tradizionale; la processione ed i riti religiosi in occasione della ricorrenza del Corpus Domini, il gioved della seconda settimana dopo la Pentecoste. 
Il 29 giugno la Festa di San Pietro Apostolo, che è la Festa patronale del paese e prevede una distribuzione di pane nelle case degli ammalati; da luglio ad agosto, si svolgono le diverse manifestazioni di Incontri d’estate tra sacro e profano, che comprendono ad agosto la manifestazione Gennas Abertas, che presenta la tradizionale apertura dei cortili nel centro storico per degustare prodotti tipici locali, accompagnata da musica itinerante e balli sardi, ed a metà di agosto, la Sagra della pecora, presso il parco Taccu, celebrando i sapori della cucina ogliastrina; all’inizio di settembre, la Festa del Sacro Cuore di Gesù, che si articola in tre giornate, l’ultima delle quali termina con la prima domenica di settembre e si celebra tra Loceri e Taccu, località a pochi chilometri dal paese dove sorge la piccola chiesetta campestre vicino al parco da cui prende il nome; ad ottobre, la celebrazione liturgica di Santu Bachis e Sèrgiu de Atòngiu, ossia di San Bachisio e San Sergio di ottobre. 
La sagra della pecora Ogni anno, alla metà di agosto, nei dintorni di Loceri si svolge la Sagra della pecora, che ha luogo presso il parco Taccu, vicino alla Chiesa campestre del Sacro Cuore. Questa sagra viene patrocinata dal comune di Loceri, organizzata dagli allevatori del posto, e con la collaborazione dell’associazione volontari San Pietro. Le pecore, donate dagli allevatori, vengono cucinate in cappotto o arrosto all’interno del parco, e vengono distribuite a tutti i partecipanti, insieme a formaggio pecorino, vino cannonau locale, pane Pistoccu che è il tipico pane dell’Ogliastra sottile e secco, che si può gustare anche bagnato in acqua, vino cannonau, frutta di stagione e diversi dolci tipici.
Visita del centro di LoceriL’abitato, interessato da espansione edilizia, presenta l’andamento altimetrico tipico delle località collinari. Il Murales Art Festival Scorci di memoria organizzato dal Comitato Loceri Eventi con il patrocinio comunale, ha trasformato il paese in un museo a cielo aperto. Incentrato sulla tradizione contadina e la memoria identitaria locale, il concorso ha mirato all’abbellimento urbano attraverso opere che valorizzano la cultura e la storia del territorio. Numerosi murali, alcuni tra i più grandi in Sardegna, colorano quindi il paese esaltando le tinte della rigogliosa natura che lo caratterizza, ed offrono ai turisti che sostano nell’accogliente centro abitato di Loceri una immagine che ricalca pienamente l’identità e l’ospitalità che contraddistingue questo territorio. Nella trattazione che segue descriveremo, dopo il primo famoso murale, quasi solo i murali realizzati fino al 2017 e riportati nel Catalogo Generale dei Beni Culturali. Provenendo da Bari Sardo, arriviamo a Loceri da est con la SS390 di Bari Sardo che, all’interno dell’abitato, assumerà il nome di via Roma. Il Cimitero di LoceriArriviamo da Bari Sardo con la SS390 di Bari Sardo, che esce dal paese e si dirige verso ovest. Dopo aver percorso circa cinque chilometri dall’ingresso del Cimitero di Bari Sardo, si vede, alla destra della strada, il cartello segnaletico che dà il benvenuto nell’abitato di Loceri. Appena una trentina di metri dopo questo cartello, sempre alla destra della strada, si trova la rientranza della strada, nella quale è presente l’ingresso del Cimitero di Loceri, situato al centro del suo muro di cinta. 
Nel cimitero di Loceri è presente una lapide commemorativa dei militari caduti e dispersi, con particolare riferimento ai caduti sardi della Prima Guerra Mondiale, ed ai caduti nella Guerra di Spagna. La piscina ComunaleEntrati nell’abitato con la via Roma, dal cartello segnaletico di benvenuto percorriamo duecentosettanta metri, ed incrociamo sulla destra la via Oristano e sulla sinistra la via Cagliari. Prendiamo a sinistra la via Cagliari e, dopo un centinaio di metri, vediamo, alla sinistra della strada, l’ingresso dell’edificio che ospita, oltre al Centro di Aggregazione Sociale, anche la Piscina Comunale di Loceri. 
La piscina è di proprietà del comune di Loceri, e la sua gestione è addidata alla Associazione Sportiva Dilettantistica Acqua e Sport. Nella piscina si praticano, come discipline, tutti gli stili di nuoto. La Palestra ComunaleEntrati nell’abitato con la via Roma, dal cartello segnaletico di benvenuto percorriamo quattrocento metri, ed arriviamo a un incrocio, dal quale partono a destra la via Eleonora d’Arborea e, subito più avanti, la via Sunsurru. Prendiamo la via Eleonora d’Arborea seguendo le indicazioni per la palestra, e, dopo centottanta metri, alla destra della strada, al civico numero 20, si trova l’ingresso della Palestra Comunale di Loceri. 
Nella palestra, di gestita dal comune di Loceri, si praticano, come discipline, al primo piano il calcio ed il calcetto ossia calcio a cinque, e nel piano interrato diverse attività ginnico motorie. Il Campo da Mini PitchDall’incrocio dal quale partono a destra la via Eleonora d’Arborea e, subito più avanti, la via Sunsurru, prendiamo la via Sunsurru che, dopo una cinquantina di metri, continua sulla via Pietro Nenni. Seguiamo la via Pietro Nenni per circa centocinquanta metri, fino a vedere, alla sinistra della strada, il parcheggio dietro al quale si vede il Campo da Mini Pitch di Loceri. 
Si tratta di una struttura gestita dal comune di Loceri, con pavimentazione in materiali sintetici vari, nella quale possono essere praticate, come discipline, il calcio ed il calcetto ossia calcio a cinque. Il più famoso murale di Loceri Dall’incrocio dal quale partono a destra la via Eleonora d’Arborea e la via Sunsurru, proseguiamo lungo la via Roma verso sud per altri centoventi metri e, di fronte a dove alla sinistra della via Roma parte la via Trento, vediamo alla destra della strada uno slargo, che è uno spazio arredato con le panchine per la sosta dei passanti, al lato del quale si può ammirare sulla facciata sinistra dell’edificio al civico numero 67 della via Roma il più famoso murale di Loceri. Il murale rappresenta la vita dei sardi che nel periodo dopo la vendemmia andavano a Cea, ed infatti, sullo sfondo c'è la spiaggia di Cea di un tempo con i due faraglioni posizionati al centro del mare, mentre in rilievo ci sono animali ed i paesani con i loro vestiti di gala di un tempo. Nel murale sono rappresentati carri con i buoi, asini e cavalli stracarichi di viveri, pecore e agnelli pronti ad essere macellati, le capre che ogni giorno donavano un fantastico latte per i bambini allegri e felici di godersi il mare, galline da tirargli il collo per poter essere mangiate da tutti di fronte a un falò. Il tutto sommato, creava un’organizzazione programmata a durare per uno o due mesi se non pure tutta l’estate, erano altri tempi, quando scendevano al mare erano sicuri che non sarebbero tornati molto presto. Nonostante le nostre ricerche, non siamo riusciti a conoscere il nome dell’autore di questo murale nè la data della sua realizzazione.
Lungo la via Roma verso il Museo Vecchi Frantoi Percorsa una sessantina di metri dallo slargo arredato con le panchine per la sosta dei passanti, alla destra della via Roma parte come deviazione il vico III Roma che porterà al Museo Vecchi Frantoi. Sulla facciata destra dell’edificio che si trova al civico numero 57 della via Roma, affacciato appunto sul vico III Roma, si trova il murale che rappresenta una figura femminile che lava i panni, realizzato nel 2015 dall’artista Angela Deiana, nata nel 1976 ad Arzana. L’opera rappresenta una donna di profilo china su un ruscello che attraversa una via di paese mentre lava dei panni, e si è classificata al terzo posto nella prima edizione del concorso Murales Art Festival Scorci di memoria, organizzato dal Comitato Loceri Eventi e patrocinato dall’amministrazione comunale.
Il Museo Vecchi FrantoiDalla via Roma prendiamo la deviazione a destra nel vico III Roma che ospita il Museo Vecchi Frantoi, che contiene un esempio di antico frantoio per la molitura delle olive, testimone di una vocazione agricola e di un patrimonio olivicolo di alberi millenari. Il Museo è ospitato in un ambiente ricostruito seguendo la vecchia tipologia architettonica, situato lungo la via principale del paese e viene spesso utilizzato per l’allestimento di mostre e manifestazioni culturali. 
I murali lungo la via Roma Sulla facciata sinistra dell’edificio che si trova al civico numero 57 della via Roma, affacciata sulla successiva deviazione a destra della via Roma, che è la via Dante Alighieri, si trova il murale che rappresenta una figura femminile che fila la lana, realizzato nel 2015 dall’artista Mario Ramazzotti, nato in Sardegna, ma trasferitosi a Firenze appena bambino. L’opera rappresenta mediante un trompe l’oeil una donna in piedi sotto un arco a sesto ribassato intenta a filare la lana, che si è classificata al primo posto nella prima edizione del concorso Murales Art Festival Scorci di memoria, organizzato dal Comitato Loceri Eventi e patrocinato dall’amministrazione comunale. Mario Ramazzotti, al quale è stata affidata la direzione artistica della seconda edizione della rassegna, si è ispirato ad una fotografia degli anni Sessanta raffigurante un’anziana donna di Santa Maria Navarrese. Le notizie riguardanti l’opera sono state fornite oralmente dall’autore.
Dalla via Roma prendiamo la deviazione a destra nella via Dante Alighieri, la seguiamo per una quarantina di metri e vediamo, alla destra della strada, sul prospetto laterale sinistro dell’edificio al civico numero 1 della via Regina Elena che di affaccia appunto sulla via Dante Alighieri, il murale che rappresenta bambini che giocano, realizzato nel 2016 dall’artista Gaspare Mocci, nato nel 1965 a Cagliari. Questa opera consiste nella trasposizione pittorica di una fotografia d’epoca raffigurante due bambini davanti ad un uscio, posta entro una cornice appesa alla parete. L’opera è stata realizzata nell’ambito della seconda edizione del premio nazionale Murales Art Festival Scorci di memoria, organizzato dal comitato Loceri Eventi e patrocinato dall’amministrazione comunale, non è stato tuttavia possibile reperire bibliografia specifica riguardante l’autore.
Quasi di fronte, alla sinistra della via Dante Alighieri, sulla facciata dell’edificio al civico numero 7, è presente il murale che rappresenta una figura maschile che zappa, realizzato nel 2015 dall’artista Gisella Marongiu, nata nel 1965 a Cagliari. L’opera rappresenta un contadino chino mentre zappa la terra, sul fondo un grande sole occupa quasi interamente la linea dell’orizzonte, ed è stata realizzata nell’ambito della prima edizione del premio Murales Art Festival Scorci di memoria, patrocinato dall’amministrazione comunale. La rassegna era incentrata su tematiche legate alla tradizione contadina locale tra Ottocento e Novecento, di cui il murale di Marongiu coglie con lirico realismo la fatica del lavoro nei campi. Le notizie riguardanti l’opera sono state fornite oralmente dall’autore.
Di fronte al vico III Roma, alla sinistra della via Roma sulla facciata dell’edificio che ospita il Bar del Museo, al civico numero 42 della via Roma, si trova il murale che rappresenta figure maschili in costume tradizionale, realizzato nel 2000 da Kety Carrus, un’artista nota per la realizzazione di murales e opere di riqualificazione artistica, con un intervento documentato nel catalogo dei beni culturali della Sardegna. Questa opera rappresenta tre uomini anziani dalla folta barba che giocano a carte e bevono del vino seduti su dei gradini, sotto l’ombra di un albero frondoso. Il tema è espresso con una figurazione naturalistica, e rappresenta una scena di vita quotidiana del mondo agro pastorale, con gli antichi mestieri e con i momenti collettivi della comunità. Non è stato possibile reperire bibliografia scientifica riguardante l’autore.
Lungo la via Roma, appena superato l’edificio che ospita il Bar del Museo, parte a sinistra la deviazione nella stretta via Trieste. Alla destra della via Trieste, sulla parete sinistra dell’edificio al civico numero 40 della via Roma, si trova il murale che rappresenta una figura femminile che impasta, realizzato nel 2016 dall’artista Danilo Carta, nato nel 1974 ad Austis. Questa opera, che rappresenta una donna anziana intenta nella preparazione della fregola, pasta tipica sarda, si è classificata al quarto posto nella seconda edizione del premio Murales Art Festival Scorci di memoria, organizzato dal Comitato Loceri Eventi e patrocinato dall’amministrazione comunale, incentrato su temi legati alla vita quotidiana delle comunità contadine come quella del paese ogliastrino. L’artista ha rappresentato una delle tradizionali attività praticata dalle donne loceresi.
Proseguendo lungo la via Roma verso sud, poco più avanti, sulla facciata dell’edificio al civico numero 36, si trova il murale che rappresenta una figura femminile che intreccia cesti, realizzato nel 2015 dall’artista Michela Casula, nata nel 1978 a Lanusei, che vive ed opera a Loceri. Questa opera, che rappresenta una donna seduta che volge lo sguardo verso l’osservatore mentre è intenta ad intrecciare un cesto, si è classificata al secondo posto della prima edizione del premio nazionale Murales Art Festival Scorci di memoria, organizzato dal comitato Loceri Eventi e patrocinato dall’amministrazione comunale. I temi intorno ai quali si sono misurati gli artisti vertevano sulla tradizione contadina di Loceri tra Ottocento e Novecento. Michela Casula ha dipinto un’abile cestinaia il cui volto è ispirato a quello della sua madre.
Dopo il civico numero 36, proseguiamo con la via Roma verso sud e, percorsa appena una cinquantina di metri, parte a sinistra la via Camillo Benso Conte di Cavour, con l’indicazione per gli impianti sportivi. La seguiamo per un’altra cinquantina di metri e vediamo, tra il civico numero 7 ed il numero 9, partire a sinistra la stretta via Alessandro Volta lungo la quale, dopo una ventina di metri, si vede sulla facciata dell’edificio alla destra della strada tra il civico numero 4 ed numero 6, il murale che rappresenta la tosatura, realizzato nel 2016 dall’artista Mauro Patta, nato nel 1985 ad Atzara. Quasta opera, che rappresenta, entro un riquadro che finge una cornice lignea, un gregge di pecore due delle quali stanno sdraiate a terra in attesa di essere tosate, si è classificata al primo posto ex equo nella seconda edizione del concorso Murales Art Festival Scorci di memoria, organizzato dal Comitato Loceri Eventi e patrocinato dall’amministrazione comunale. La rassegna intende coniugare l’aspetto estetico della pittura murale con quello sociale di recupero della memoria della tradizione contadina propria di Loceri.
Il Museo Etnografico Sa Domu de S’Olia Da dove abbiamo visto partire a destra della via Roma la via Camllo Benso Conte di Cavour, percorsi ancora pochi metri vediamo partire a sinistra la via Lanusei. La seguiamo e, dopo una quarantina di metri, parte a destra la via Vittorio Emanuele lungo la quale, dopo una ventina di metri, alla destra tra il civico numero 8 ed il numero 10, parte la stretta deviazione che porta all’ingresso del Museo Etnografico Sa Domu de S’Olia, il quale è stato realizzato all’interno di un vecchio frantoio ristrutturato risalente ai primi anni del Novecento. Il suo nome Sa Domu de S’Olia è quello di una macchina artigianale per la spremitura delle olive, formata da una vasca circolare di granito, dove veniva raccolto il frutto, ed una ruota verticale, anch’essa di granito, che girava grazie alla spinta di un cavallo o di un asino bendato per poter mantenere sempre la stessa direzione.

All’interno del Museo sono ricostruiti i vari ambienti domestici e del lavoro, con antichi attrezzi legati al lavoro nei campi, alla cura del bestiame, alla preparazione del pane e alla tessitura dei tappeti, oggetti di uso quotidiano utilizzati dal contadino per fare il formaggio ed il vino, dal muratore, dal falegname ossia Su Maistu de linna, dal pastore, dal fabbro ferraio ossia Su Ferreri. Ci sono, inoltre, attrezzi usati in cucina, come quelli per la decorazione del pane ossia Sa Sarreta, i paioli in rame ossia Su Caddargiu, gli antichi ferri da stiro a carbone ossia Ferru de Prancia. Una parte dell’esposizione è dedicata all’abbigliamento tradizionale, maschile e femminile, con sia l’abbigliamento giornaliero che i costumi della festa, e l’angolo dei giochi tradizionali dei bambini con lo strumento ricavato da una canna che emette un forte suono ossia Sa Furrietta, e con lo zufolo ossia Su Sulittu. Il percorso si chiude con la visita alla zona che ricostruisce la parte abitativa con le camere da letto. Altri murali ad ovest rispetto alla via Roma Presa la via Vittorio Emanuele, prima della stretta deviazione che porta al Museo Etnografico Sa Domu de S Olia, sulla facciata dell’edificio al civico numero 8, si trova il murale che rappresenta una veduta del paese, ralizzato nel 2016 dall’artista Marco Lay, nato nel 1957 a Sassari. In questo murale, entro un riquadro che finge un dipinto con cornice appeso alla parete, è rappresentata una veduta di paese con della vegetazione in primo piano e un profilo montuoso sul fondo. L’opera del pittore sassarese è stata realizzata nell’ambito della seconda edizione del concorso Murales Art Festival Scorci di memoria, organizzato dal Comitato Loceri Eventi e patrocinato dall’amministrazione comunale. La rassegna intende coniugare l’aspetto estetico della pittura murale, teso all’abbellimento del centro storico, con quello sociale di recupero della memoria della tradizione contadina propria di Loceri.
Nella deviazione che porta al Museo Etnografico Sa Domu de S’Olia, sul prospetto laterale sinistro dell’edificio affacciato al civico numero 8 della via Vittorio Emanuele, si trova il murale che rappresenta una processione religiosa, realizzato nel 2016 dall’artista Turi Spada, nato nel 1948 a Sassari. In questo murale, entro un riquadro che finge un dipinto con cornice appeso alla parete, è rappresentata sinteticamente una processione che si svolge lungo le vie di un paese. L’opera in esame è stata realizzata nell’ambito della seconda edizione del premio Murales Art Festival Scorci di memoria, organizzato dal Comitato Loceri Eventi e patrocinato dall’amministrazione comunale, incentrato su temi legati alla vita quotidiana delle comunità contadine come quella locerese.
Proseguendo lungo la via Vittorio Emanuele, una ventina di metri più avanti, alla sinistra della strada sulla facciata dell’edificio al civico numero 9, si trova il murale che rappresenta una stazione ferroviaria con treno e figure, realizzato nel 2016 dall’artista Silvano Caria, nato nel 1948 a Samassi. In questo murale, entro un riquadro che finge un dipinto con cornice appeso alla parete, è rappresentato un treno giunto in stazione accanto al quale stanno alcune figure, e le rotaie e la parte anteriore della locomotiva superano il limite della cornice dipinta. L’opera in esame si è classificata al terzo posto nella seconda edizione del premio Murales Art Festival Scorci di memoria, promosso dal Comitato Loceri Eventi e dall’amministrazione comunale, incentrato su temi legati alla quotidianità delle comunità contadine del passato. Silvano Caria affronta il tema del treno, che è distacco ma anche ritorno, popolandolo di quelle ombre che, frequenti nelle sue pitture, sono espressione di un senso collettivo, di un’intera comunità.
Passato l’edificio al civico numero 9 della via Vittorio Emanuele, e sul prospetto destro di questo edificio affacciato sulla via Domenico Alberto Azuni si trova il murale che rappresenta la trebbiatura, realizzato nel 2016 dall’artista Gian Battista Loi, nato nel 1948 a Pattada. Questa opera rappresenta, entro un riquadro rettangolare, una scena di vita campestre popolata da otto figure disposte su vari piani di profondità. Il murale è un esempio della cifra stilistica del linguaggio pittorico di Gian Battista Loi fatto di concisione e privo di retorica che esprime uno sguardo disincantato ed insieme partecipe dell’esperienza umana spesso fondata sul sacrificio com'è quella delle laboriose comunità contadine. L’opera di Gian Battista Loi si è classificata al quinto posto ex equo nella seconda edizione del premio Murales Art Festival Scorci di memoria patrocinato dall’amministrazione comunale.
Sulla facciata dell’edificio alla destra della via Vittorio Emanuele, al civico numero 16, si trova il murale che rappresenta figure femminili con bambino, realizzato nel 2016 da Gisella Mura, nata nel 1979 a Collinas. In questo murale, entro un riquadro che finge un dipinto con cornice appeso alla parete, sono rappresentate tre donne a mezzobusto la centrale delle quali tiene in braccio un bambino. La ricerca pittorica di Gisella Mura è tesa ad indagare il mondo femminile contemporaneo ma con uno sguardo costante verso il passato, come mostra anche il murale in esame popolato da madri, levatrici, detentrici della fede cristiana, conoscitrici di culti ancestrali, immagine della cultura matriarcale su cui si fondava la società sarda del passato. L’opera in esame si è classificata al quinto posto nella seconda edizione del premio Murales Art Festival Scorci di memoria.
Dalla via Vittorio Emanuele, subito dopo il civico numero 9, prendiamo a sinistra la via Domenico Alberto Azuni, la seguiamo per una ventina di metri, e vediamo alla destra della strada, sulla facciata dell’edificio al civico numero 6, il murale che rappresenta una figura femminile, realizzato nel 2016 dall’artista Teresa Podda, nata nel 1966 ad Orgosolo. L’opera rappresenta una figura femminile stante con la mano destra appoggiata sul petto e alla cui sinistra stanno dei versi in lingua sarda. Teresa Podda è una artista e restauratrice da anni impegnata nell’attività di ripristino dei murales storici, che rielabora il linguaggio del muralismo orgolese mantenendone l’immediatezza comunicativa e mitigandone la componente protestataria. Questa opera è stata realizzata nell’ambito del premio Murales Art Festival Scorci di memoria, organizzato dal Comitato Loceri Eventi e patrocinato dall’amministrazione comunale.
Seguiamo la via Domenico Alberto Azuni fino alla fine, dove sbocca sulla via Principe Umberto. Ad angolo tra questa due strade, tra la via Domenico Alberto Azuni e la via Principe Umberto, di fronte al civico numero 11 di quast'ultima, sulla parete di sinistra si trova il murale che rappresenta una figura maschile con rami, realizzato nel 2016 dal collettivo di muralisti Latt'e Caddargiu. In quest'opera, entro un riquadro rettangolare a due angoli del quale sono applicati degli inserti lignei, rappresentato un uomo accovacciato ed investito da dei raggi di luce, le braccia sono tese verso dei rami che si dipanano dall’angolo superiore destro superando i limiti della cornice nella parte inferiore e a sinistra del riquadro. L’opera è stata premiata dalla giuria popolare nell’ambito della seconda edizione della rassegna Murales Art Festival Scorci di memoria, organizzato dal comitato Loceri Eventi e patrocinato dall’amministrazione comunale.
Da dove la via Domenico Alberto Azuni è sboccata sulla via Principe Umberto, prendiamo quest'utima verso sinistra e, poco più avanti, svoltiamo a destra nella stretta via Grazia Deledda lungo la quale, su una parete di un edificio, è presente il murale che rappresenta una figura femminile che pressa l’uva, realizzato nel 2016 dall’artista Angelo Lai, nato nel 1952 ad Ovodda. In quest'opera, entro un riquadro rettangolare che finge un dipinto con cornice appeso alla parete, è raffigurata una donna anziana mentre spreme l’uva con un torchio. La pittura di Angelo Lai spazia da un linguaggio di tono realistico e narrativo, come si osserva in questo murale, ad una sintesi formale tendente all’astrazione geometrica. L’opera si è classificata al primo posto ex equo nella seconda edizione del premio Murales Art Festival Scorci di memoria, organizzato dal comitato Loceri Eventi e patrocinato dall’amministrazione comunale.
La piazza Municipale con l’edificio che ospita il Municipio di LoceriDa dove dalla via Roma sono partite a sinistra la via Camolllo Benso Conte di Cavour ed a destra la via Lanusei, proseguendi peverso sud con la ia Roma, dopo appena una ventina di metri vediamo, alla destra della strada, la piazza Municipale. Su questa piazza, con ingresso al civico numero 20 della via Roma, si affaccia l’edificio che ospita il Municipio di Loceri, con la sua sede e con gli uffici che forniscono i loro servizi ai cittadini. 
Si tratta dell’ufficio del Segretario Comunale; del Servizio Affari Generali, che comprende l’ufficio di Segreteria, contratti, trattamento giuridico del personale, attivit culturali e diritto allo studio, Archivio e protocollo; l’ufficio dell’Anagrafe, Stato Civile, Elettorale e di Statistica, Trasparenza; l’ufficio degli Affari Generali e Contenzioso; e l’Ufficio Relazioni con il Pubblico; del Servizio Economico Finanziario, che comprende l’ufficio del Bilancio, l’ufficio delle Attivit Produttive, l’Ufficio Entrate Tributarie e Patrimoniali, e l’ufficio dell’Economato; del Servizio Tecnico, che comprende i lavori pubblici e l’edilizia privata; ed anche dei Servizi Sociali che sono stati però trasferiti all’Unione dei Comuni dell’Ogliastra. I murali nella piazza Municipale In un edificio in questa piazza, sul prospetto laterale di una abitazione privata al civico numero 18 della via Roma, è presente il murale che rappresenta una veduta di Loceri con figure maschili e femminili, realizzato dall’artista Mauro Angiargiu nato a Sanluri nel 1958. L’opera rappresenta, mediante un trompe l’oeil, alcune scene di vita quotidiana che si svolgono per le vie del paese, alle quali due edifici di scorcio, posti alle estremità sinistra e destra, fanno da quinta teatrale. La cifra stilistica del realismo figurativo di Mauro Angiargiu si manifesta in una chiara sensibilità narrativa e in un minuzioso gusto per il particolare dalla notevole accuratezza descrittiva, come si osserva in questo murale con sullo sfondo di un paesaggio agrario ed incentrato sulle tradizioni contadine di Loceri, dal trasporto dell’acqua al frantoio delle olive, che l’artista ha realizzato in due tempi, una prima parte nel 2000 e una seconda nel 2006 dando continuità al tema.
All’altro lato della via Roma, accanto alla facciata dell’edificio situato in corrispondenza del civico numero 1 della via Roma, è situato un murale che rappresenta una scena di vita campestre, realizzato in una data imprecisata compresa tra il 2003 ed il 2010 dall’artista e muralista Salvatore Murru, del quale non siamo riusciti a rinvenire dati anagrafici. Quest'opera rappresenta un libro aperto le cui pagine sono animate da due figure che zappano la terra sullo sfondo di una collina alberata con una veduta di paese in lontananza. Il murale è caratterizzato da una notevole semplificazione delle forme ed una immediatezza espressiva, rese con pennellate rapide e nervose. Non è stato, tuttavia, possibile reperire bibliografia scientifica riguardante l’opera e l’autore.
La piazza Cavalier Don Luigi MelisSubito di fronte alla piazza Municipale, alla destra della strada, si trova la piazza Cavalier Don Luigi Melis, chiamata anche piazza Nonnu Melis, una bella piazza rialzata e piastrellata, alla quale si accede con un’ampia scalinata, e nella quale si trovano bei monoliti decorati, una vasca con fontanelle, ed altro. Sulla piazza Cavalier Don Luigi Melis, alla sinistra, si vede il fianco destro della Chiesa parrocchiale con il suo campanile, il cui frontale si affaccia sulla via Roma, subito dopo la scalinata di accesso alla piazza Cavalier Don Luigi Melis. 
Sull’angolo destro della piazza, dove parte verso nord la via Vittorio Emanuele ed arriva da sinistra la via Lanusei, sull’edificio affacciato appunto al civico numero 1 della via Lanusei, si trova il murale che rappresenta figure femminili sedute, realizzato nel 2016 dall’artista Ulrike Steger, nata nel 1981 in Germania a Fürstenfeldbruck. Questa opera rappresenta, entro un riquadro che finge una tela appesa al muro, una coppia di donne in costume tradizionale sedute su un prato, e nel fondo è presente un paesaggio montano ai piedi del quale appare il profilo di un paese. L’opera esame è stata realizzata nell’ambito della seconda edizione del premio Murales Art Festival Scorci di memoria patrocinato dall’amministrazione comunale, incentrato su temi legati alla tradizione contadina locale del passato. L’artista bavarese ha tratto da una fotografia d’epoca l’immagine delle due ragazze loceresi, colte in un momento di riposo dalla vendemmia, e le ha immerse in una veduta tipica del centro ogliastrino.
La Chiesa parrocchiale di San Pietro Apostolo Di fronte all’edificio che ospita il palazzo Municipale, alla destra della strada, al civico numero 21 della via Roma, si affaccia la Chiesa dedicata a San Pietro Apostolo che è la parrocchiale di Loceri. Eretta in stile neoclassico, è stata edificata nel Seicento. La fastosa facciata bianca, preceduta da una bella scalinata, è caratterizzata da un elegante pronao colonnato concluso da un timpano triangolare con cornice aggettante, e con un’elaborata croce. Il portale in legno intarsiato è sovrastato da un bel rosone decorato circolare. Sul lato sinistro dell’edificio si trova l alto campanile a canna quadrata alleggerito da quattro strette monofore, e terminante con una cupoletta con croce. Alla Chiesa di San Pietro Apostolo è stato annesso, fino al 1905, un cimitero, sostituito in seguito dal nuovo Cimitero Comunale.

La Chiesa presenta una pianta rettangolare caratterizzata da una sola navata, sulla quale si aprono delle piccole cappelle laterali. Il presbiterio ospita un ricco e raffinato altare maggiore del 1780, con la mensa che poggia su paliotto policromo, ordine di tre gradini con angeli all’estremità, tronetto e nicchia centrale con angeli, ed un fastigio; ed ospita anche un pregevole tabernacolo marmoreo costruito nel 1778, dotato di portina in ferro smaltato con raffigurazione eucaristica, e bassorilievi marmorei nella struttura. 
All interno della Chiesa sono conservati, oltre ad un pregiato arredo d altare, diversi bei simulacri realizzati da Luigi Caputo alla fine del diciannovesimo secolo, che sono la statua del Cristo Risorto, con un ampio mantello rosso e perizoma dorato; di San Giovanni Battista, con vesti in pelle ed un ampio mantello rosso; di San Sebastiano con un ampio perizoma, un braccio alzato ed un albero alle spalle; della Madonna Immacolata con ampio manto celeste e veste rosa. Conserva anche una statua della Madonna di Bonaria, che rappresenta la Madonna che sorregge Ges Bambino, con una veste azzurra ed un mantello bianco, e che sorregge una barca; ed un Gesù crocifisso, con il perizoma annodato sulla destra, sul quale era presente un baldacchino per la confraternita. E conserva, inoltre, una delicata croce gigliata in stile gotico, realizata nel 1528 ed aggiustata nel 1771, che ha braccia uguali con estremità trilobate e gigliate, ed un grosso nodo ornato di palmette e diviso in sei sezioni, con figure di buona fattura. 
Presso questa Chiesa, ogni anno il 29 giugno si svolge la Festa di San Pietro Martire, che è la Festa patronale di Loceri. Dopo le cerimonie religiose, la Festa del Santo è legata alla preparazione artigianale del pane. Anticamente le donne del paese lo cuocevano in un forno che si trovava al fianco della Chiesa. Oggi, invece, viene preparato nelle case, portato in Chiesa per la benedizione, e quindi distribuito nelle case degli ammalati. Il Monumento ai Caduti di tutte le guerreAlla sinistra della Chiesa parrocchiale si sviluppa la piazza Cavalier Don Luigi Melis, mentre alla sua destra si muove, passandole accanto, la via Evangelista Torricelli. Tra questa strada e la prosecuzione della via Roma, si trova la piazza Sa Sogargedda, una bella piazza alberata al centro della quale è stato posizionato il Monumento ai Caduti di tutte le guerre. Questo monumento è costituito da un piedistallo sul quale sono affisse le lapidi con i nomi di tutti i caduti, e sulla cui sommità è posizionata una moderna statua in bronzo che rappresenta una donna che solleva il corpo di un soldato caduto. 
Due nuovi grandi murali di Michela CasulaNell’abitato di Loceri sono stati, in questi ultimi anni, posizionati due nuovi grandi murali che hanno reso ancora più attraente il suo centro per gli abitanti e per i turisti. Dall’inizio della via Evangelista Torricelli, la seguiamo e, dopo una cinquantina di metri, la strada sbocca sulla via Ferdinando Podda, intestata al Comandante di un plotone zappatori nato a Loceri nel 1892 e morto in combattimento sull’altipiano di Asiago il 10 giugno 1917, successivamente decorato con medaglia d’oro al valor militare. Presa la via Ferdinando Podda verso sinistra, percorsa appena una ventina di metri, sul muro di contenimento alla destra della strada è stato recentemente posizionato un nuovo importante murale che rappresenta L’agricoltura e le altre attività del paese, con gli abitanti che nella via del pane lo cucinano e che lavorano nei campi. Nelle foto che seguono è riportato il muro di contenimento prima e dopo la realizzazione del murale. Sul murale è riportata la frase Lieve è l’operar se in molti è condiviso, e quindi questo specifico murale, come molti altri nel paese, simboleggia il valore della collaborazione e della comunità, tema centrale nella produzione artistica locale. 
Il secondo grande murale posizionato su un muro di contenimento all’interno del centro di Loceri, lungo la via Dante Alighieri dopo l’incrocio con la via Principe Umberto e prima dello sbocco sulla via Nazionale, rappresenta la processione per la festa di San Bachisio, con l’arrivo alla Chiesa del carro che trasporta il simulacro del Santo, e con i partecipanti nell’abito tradizionale del posto che portano il vessillo per la manifestazione. 
Entrambi i nuovi grandi murali qui descritti sono stati realizzati negli ultimi anni da Michela Casula, nata nel 1978 a Lanusei, che da sempre ha avuto una predisposizione per il disegno e la pittura, passione che la ha portata ad iscriversi all’Istituto Statale d’Arte di Lanusei. Oggi vive ed opera a Loceri, ed è rinomata in tutta l’Ogliastra e la Sardegna per il suo stile ben definito. Visita dei dintorni di LoceriPer quanto riguarda le principali ricerche archeologiche effettuate nei dintorni di Loceri, sono stati portati alla luce i resti della Necropoli di Is Arceddas; del Nuraghe semplice Is Piroddis; dei Nuraghi complessi Cea, Nuraxi noto anche come Nuraghe Istinei o come Nuraghe Serra Uleri, Puliga, Su Casargiu; ed anche dei Nuraghi Berritta, di Monte Nuraxi, Nuraxi II, Serra Uleri, tutti di tipologia indefinita. Vediamo ora che cosa si trova di più sigificativo nei dintorni dell’abitato che abbiamo appena descritto. La Chiesa di San BachisioDal Municipio di Loceri, torniamo verso nord con la via Roma, dopo una cinquantina di metri svoltiamo a destra e prendiamo la via Camillo Benso Conte di Cavour, e, dopo un altro centinaio di metri, prendiamo a destra la via San Bachisio. Percorsa verso sud la via San Bachisio per circa cinquecento metri, si vede, alla sinistra della strada, la piccola Chiesa di San Bachisio, una Chiesa campestre edificata nel sedicesimo secolo in stile barocco popolaresco. Di pianta rettangolare, la Chiesa si presenta con la facciata semplice nella quale si trova l’entrata principale, con la porta in legno e una piccola finestra di forma ottagonale soprastante. Il tetto è in stile tipico sardo con le tegole, il cannetto, le travi in legno e la presenza di una croce latina in ferro. Lungo il lato sinistro della Chiesa, si trovano gli alloggi nei quali, un tempo, si ospitavano i pellegrini che arrivavano da lontano per chiedere una grazia al Santo o sciogliere un voto e che restavano a dormire.

L’interno della Chiesa è caratterizzato da un’unica navata e al di sopra dell’altare sono presenti le statue che rappresentano Bachisio con due commilitoni. Il simulacro di San Bachisio che verrà portata in processione per la sua Festa viene portata nella Chiesa campestre dalla parrocchiale di San Pietro. A Loceri, in contrasto con la data della morte, i festeggiamenti principali si svolgono il 10 e l’11 maggio, dato che San Bachisio è considerato il protettore della pioggia, mentre i festeggiamenti religiosi si svolgono tra il 5 ed il 7 ottobre per ricordarne la morte il 6 ottobre. 
Chi è stato San Bachisio? Bachisio o Bacchisio è un nome presente solo in Sardegna, in particolare nel Nuorese e nel Sassarese, il cui culto riporta all’epoca bizantina da quando un’antichissima leggenda è stata tramandata oralmente da padre a figlio. Bachisio viene venerato nella Chiesa Orientale, in particolar modo negli ambienti militari, assieme al commilitone Sergio. San Bachisio è il patrono di Loceri che lo onora dal sedicesimo secolo, di Bolotana ed è festeggiato anche ad Onanì. Secondo la tradizione nasce in Siria verso il 265 ed è un ufficiale dell’esercito romano molto apprezzato da Valerio Massimiliano Augusto, con il quale Diocleziano ha condiviso il potere. Durante una spedizione militare, Bachisio ha a Milano una visione mistica, si fa quindi battezzare da Biagio, vescovo di Sebaste in Cappadocia. Recatosi in Siria, rifiuta di adeguarsi alla richiesta di Antioco, prefetto della Siria, di rinnegare il Dio cristiano. I Santi Bachisio e Sergio hanno vissuto insieme la vicenda del martirio. San Bachisio viene arrestato patendo orribili tormenti e martirizzato a Barbalisso, città siriana sulle sponde di Eufrate, il 6 ottobre del 295 sotto gli occhi di San Sergio, affinché almeno lui abiurasse la fede cristiana, ma dopo alcuni giorni anche Sergio viene decapitato
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In contrasto con la data della morte il 6 ottobre, a Loceri i principali festeggiamenti in onore di San Bachisio e San Sergio si svolgono dal venerdì alla seconda domenica di maggio nella festa di Santu Bachis de Maju, ed iniziano portando Is Santusu dalla Chiesa parrocchiale alla sua Chiesa campestre, in una processione con cavalieri, fucilieri e launeddas. Si vuole ricordare il camino che i Santi hanno iniziato insieme, dato che San Bachisio viene ucciso davanti a San Sergio, nel tentativo di far rinnegare loro la fede. La sagra prosegue fino alla domenica e culmina con una processione per le vie del paese, con Su Cantu de Is Cocciusu, e con la benedizione conclusiva. San Bachisio viene considerato il protettore della pioggia, e la Sagra è nata, infatti, per combattere la siccità. Anticamente, per chiedere la grazia, i fedeli attraversavano il fiume adiacente in ginocchio, indossando una veste, trasportando il simulacro del Santo, e ne immergevano i piedi nell’acqua per poi compiere un percorso rituale all’interno della chiesetta campestre. Per l’occasione, un tempo si snodava una processione in cui i fedeli attraversavano il vicino fiume. 
Inoltre, ad ottobre si svolge la celebrazione liturgica di Santu Bachis e Sèrgiu de Atòngiu, ossia di San Bachisio e San Sergio di ottobre, che rappresenta la seconda tappa dei festeggiamenti dedicati al Santo, concludendo il ciclo iniziato a maggio. È una sentita ricorrenza religiosa che include una processione e celebrazioni tradizionali. Gli Impianti sportivi comunaliPassata la Chiesa campestre di San Bachisio, si trova al lato della strada il cartello segnaletico di benvenuto, che indica l’ingresso da sud nell’abitato di Loceri. Passato questo cartello, alla sinistra della strada si trovano gli Impianti sportivi comunali, il cui ingresso si trova a duecento metri dalla Chiesa, nella traversa alla sinistra della strada. All’interno di questi impianti, si trova un Campo da Calcio con fondo in erba artificiale, dotato di tribune in grado di ospitare 200 spettatori. 
La principale squadra di calcio del paese è quella della Polisportiva Loceri, la squadra sportiva dilettantesca che milita nel campionato di Seconda Categoria, nel girone D della Sardegna. La Chiesa di Nostra Signora di BonariaPassati gli impianti sportivi di Loceri, proseguiamo verso sud con la via San Bachisio. A circa un chilometro da dove la avevamo imboccata, la strada, uscita dall’abitato, arriva a una rotonda, dove prendiamo la prima uscita che ci fa immettere sulla Strada provinciale che collega Lanusei con San Paolo. La seguiamo per circa novecento metri e, poco dopo il cartello segnalico che indica il chilometro 5, seguendo le indicazioni prendiamo una deviazione sulla sinistra che, in una quarantina di metri, arriva di fronte a un cancello, dove prosegue verso destra. A questo punto potevamo arrivare anche direttamente dal Municipio di Loceri, prendendo verso sud la via Roma e, dopo un centinaio di metri, arrivati a un bivio, prendendo verso sinistra la via IV Novembre, la seguiamo per un’ottantina di metri ed arriviamo a un altro bivio, dove prendiamo verso sinistra la continuazione della via IV Novembre, una strada carrabile in ripida salita in ottime condizioni, che porta verso la collina che domina Loceri. Questa strada, dopo ottocentocinquanta metri, sbocca sulla Strada provinciale che collega Lanusei con San Paolo, la superiamo e prendiamo la stretta prosecuzione della strada carrabile che, in una quarantina di metri, arriva di fronte a un cancello, dove prosegue verso destra. Di fronte al cancello prendiamo una strada bianca sulla sinistra che, in circa cinquecento metri, ci porta in cima ad una collina, a Monti ’e Cuccu, di fronte alla Chiesa di Nostra Signora di Bonaria, una Chiesa campestre dedicata alla Nostra Signora venuta dal mare, patrona massima della Sardegna, la cui festa è molto sentita. La Chiesa, sorge a 350 metri di altezza, domina il paese e si apre a un panorama che abbraccia con lo sguardo un bel tratto di mare, dal porto di Arbatax fino a Marina di Gairo, ancora Baunei e il circondario di Loceri. La leggenda narra che la Madonna di Bonaria, nel 1863, sia apparsa in sogno ad una donna, incaricandola di riportare alla comunit la sua volont di edificare su quel luogo un santuario a lei dedicato che guardasse verso il mare, ed avrebbe anche indicato il luogo da cui sarebbe sgorgata una fonte di acqua benedetta. A rafforzare quest'idea, tredici anni dopo l’allora parroco Don Vincenzo Maria Carta raccontava di aver fatto lo stesso sogno. E dopo un secolo e mezzo di tentativi mai andati a buon fine, ora la Madonna di Bonaria ha la sua chiesetta campestre che guarda verso il mare, inaugurata nel 2013, e l’acqua benedetta esce a zampillo e presto sar fatta analizzare.

La Chiesa di Nostra Signora di Bonaria presenta una pianta rettangolare, una facciata bianca, un ingresso ad arco in pietra e un campanile con mura ondulate. Dentro è conservata la statua della Santa, mentre l’ingresso, preceduto da delle scalinate, si presenta con un arco in pietra ed un piccolo campanile con le mura ondulate che vanno verso l’alto ed in cima una piccola croce latina in ferro. Dalla data della fondazione della Chiesa, ogni anno il 24 aprile, pressi di essa si celebra la ricorrenza con la Festa della Beata Vergine di Bonaria, patrona massima della Sardegna, che è venerata particolarmente nella Parrocchia di Loceri. I resti del Nuraghe Nuraxi noto anche come Nuraghe Istinei o come Nuraghe Serra Uleri Dal Municipio di Loceri, prendiamo verso sinistra la continuazione della via IV Novembre, una strada carrabile in ripida salita in ottime condizioni, che, dopo ottocentocinquanta metri, sbocca sulla Strada provinciale che collega Lanusei con San Paolo. La prendiamo verso destra, ossia in direzione di Lanusei, e la seguiamo per seicento metri, dove troviamo a sinistra una deviazione in una strada cementata in ripida salita che, in quasi cinquecento metri, porta al complesso turistico a servizio del Nuraghe Nuraxi, noto anche come Nuraghe Istinei o come Nuraghe Serra Uleri. Si tratta di un Nuraghe complesso edificato in granito a 383 metri di altezza, in posizione dominante rispetto a tutta la valle circostante. Di questa preziosa testimonianza archeologica residua la torre centrale, svettata all’altezza della copertura, con i resti di un corpo aggiunto. Dalla sommità del Nuraghe si gode uno splendido panorama del paese.

Intorno al Nuraghe si vedono i pochi resti di un insediamento abitativo costituita da un villaggio di capanne, dal quale si gode una splendida una vista sul Tirreno, che si trova sotto il costone di Bob ’e Lacci. La Chiesa del Sacro Cuore di GesùPassati gli impianti sportivi di Loceri, proseguiamo verso sud con la via San Bachisio. A circa un chilometro da dove la avevamo imboccata, la strada, uscita dall’abitato, arriva a una rotonda, dove prendiamo la seconda uscita che ci fa immettere sulla Strada provinciale che collega Lanusei con San Paolo. Percorsa per meno di duecento metri, subito prima del cartello segnaletico che indica il chilometro 6, prendiamo sulla sinistra una strada di penetrazione agraria, in salita, che porta in direzione del parco Taccu. Percorsa per tre chilometri e trecento metri, di trova, sulla sinistra, la strada che, in duecento metri, porta di fronte alla Chiesa campestre del Sacro Cuore di Gesù, edificata nel 1951 con la collaborazione di tutta la popolazione, alla base dell’altopiano del Taccu di Loceri. Qualche anno fa la Chiesa è stata completamente restaurata. Si presenta in pianta semplice rettangolare con il tetto in stile tipico sardo con tegole, cannetto e travi in legno. All’esterno sono presenti due colonne che sorreggono una piccola tettoia in legno che protegge l’ingresso della Chiesa, con il portale ed una scalinata per l’accesso.
Presso questa Chiesa campestre si tiene la Festa del Sacro Cuore di Gesù, che si articola in tre giornate, l’ultima delle quali è la prima domenica di settembre, con importante celebrazioni religiose e manifestazioni civili. La prima festa campestre si è tenuta nel 1952, caratterizzata dalla processione a piedi e dei carri, che trasportavano il simulacro del Santo. Data la distanza della Chiesa dall’abitato, dagli anni ottanta la processione avviene con le auto che, arrivate a destinazione, dopo la messa, vengono benedette. Vi sono però ancora persone che, per devozione, amano recarsi a piedi dal paese fino a Taccu, con quella che un tempo era una strada campestre e che ormai è asfaltata. Seguono, tutti e tre i giorni cerimonie religiose e manifestazioni civili. 
Sul retro della Chiesa campestre, si trova il parco del Taccu di Loceri con la sua piazza delle Feste, nel quale ogni anno, alla metà di agosto, si svolge la Sagra della Pecora, che abbiamo già descritta tra le principali feste e sagre che si svolgono a Loceri. I pochi resti del Nuraghe complesso Cea Percorriamo circa quattrocento metri sulla strada di penetrazione agraria che ci ha portati alla Chiesa campestre, e troviamo un sentiero sulla sinistra che, in altri quattrocento metri, porta ai pochi resti del Nuraghe Cea, che si trova sull’altopiano di Taccu, che si trova all’interno di una propietà privata in territorio del comune di Loceri. Si tratta di un Nuraghe complesso costruito in granito a 226 metri di altezza. Il monumento è composto da una torre principale, cui si accede tramite un corridoio, e una torre aggiunta in un secondo momento costruttivo. Il Nuraghe comprendeva anche un piano superiore, un secondo piano il cui crollo ha ostruito la scala di accesso al primo piano. La torre principale, che ha un diametro di quasi nove metri, è costruita in blocchi di granito di medie dimensioni appena sbozzati.
I resti della necropoli di Is ArceddasDal centro di Bari Sardo avevamo preso verso ovest la SS390 di Bari Sardo che, seguita per quasi quattro chilometri, ci aveva portato a una rotonda, dove avevamo preso la prosecuzione della SS390 e, in un paio di chilometri, eravamo arrivati nel centro di Loceri. Subito prima della rotonda, parte a destra la Stada Comunale Sa Mardona, la si segue e dopo duecentocinquanta metri si prende a sinistra la Strada Comunale del Monte Tare, alla cui destra, dopo trecento metri, sono stati portati alla luce i resti della Necropoli di Is Arceddas, costituita da tre Domus de Janas. Per arrivarci si percorre un sentiero immerso nella tipica e rigogliosa vegetazione mediterranea. 
La tomba 1, situata più a nord ad un’altezza di 140 metri, è una Domus de Janas monocellulare con volta a forno; la tomba 2, situata una cinquantina di metri più a sud ad un’altezza di 141 metri, è una semplice Domus de Janas monocellulare; e la tomba 3, un poco più ad est rispetto alla 2 ad un’altezza anch’essa di 141 metri, è invece una Domus de Janas bicellulare. Il sito paesaggistico ed archeologico del monte Tarè Nell’area Comunale di Loceri, nella sua estremità settentrionale, si trova l’interessante sito paesaggistico e archeologico del Monte Tarè situato ai confini tra Loceri, Lanusei e Ilbono. È alto 550 metri e presenta zone scoscese e irte, ed è caratteristico per il colore rossiccio del porfido di cui è costituito. L’area del monte Tarè, vasta 77 ettari, è interessante per la fauna e la vegetazione, in prevalenza lecci, con all’interno due belle sorgenti, una delle quali, Intramontes, nasce proprio tra i due monti, dando anche il nome alla località. Il Monte Tar una falesia di riferimento per gli appassionati dell’arrampicata. Con una ventina di vie dal 5b al 7b, tracciate sul ruvido granito, offre spide apprezzate dai climber pi esperti in cerca di emozioni e panorami mozzafiato.
La prossima tappa del nostro viaggioNella prossima tappa del nostro viaggio, da Loceri ci recheremo alla città di Lanusei, che è uno dei due capoluoghi della provincia di Ogliastra. La visiteremo con il suo centro e con i suoi dintorni nei quali si trovano l’area archeologica di Seleni ed alcuni altri significativi siti archeologici. |