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Seui dove è nato Filiberto Farci con la foresta di Mont'Arbu, il nuraghe Ardasai ed il monumento naturale Sa Perda ’e Liana

In questa tappa del nostro viaggio, da Ussassai ci recheremo a Seui il principale centro della Barbagia di Seulo nella quale è nato Filiberto Farci, che visiteremo con il suo centro ed i dintorni nei quali si trovano la foresta demaniale di Mont'Arbu, l’imponente monumento naturale chiamato Sa Perda ’e Liana, ed inoltre numerosi siti archeologici.

La Regione storica della Barbagia di Seulo

La Barbagia di SeuloLa Barbagia di Seulo (nome in lingua sarda Barbàgia ’e Seùlu), chiamata anche Barbagia Inferiore, è una Regione storica della Sardegna centrale. Durante il periodo giudicale il suo territorio apparteneva al Giudicato di Càralis, per passare, dopo la sua estinzione, al Giudicato di Arborea. La Regione si va a sviluppare nella parte settentrionale della città metropoltana di Cagliari con i comuni di Esterzili e Sadali, nella provincia dell’Ogliastra con i comuni di Seui e Ussassai, e nella provincia di Nuoro con il comune di Seulo. Conosciuta fin dai tempi antichi per l’asprezza dei suoi territori e per l’abbondanza delle sue acque, è una delle zone della Sardegna interna la cui economia è quasi esclusivamente basata sulla pastorizia.

In viaggio verso Seui

Da Sadali, proseguendo verso nord est sulla SS198 di Seui e Lanusei, dopo circa nove chilometri e mezzo arriviamo all’interno del paese chiamato Seui. Dal Municipio di Sadali a quello di Seui si percorrono giusto 10.0 chilometri.

Il comune chiamato Seui

Seui-veduta dell’abitatoSeui-Stemma del comuneIl comune chiamato Seui (pronuncia Seùi, altezza metri 820 sul livello del mare, abitanti 1.178 al 31 dicembre 2021) è il sesto paese più alto della Sardegna, ed è anche il più importante centro della Barbagia di Seulo, una volta ad economia mineraria ed ora con una economia di tipo agropastorale. L’abitato, situato nella parte nord orientale della provincia del Sud Sardegna, sui monti della Barbagia di Seulo, è attraversato dalla SS198 di Seui e Lanusei. Il territorio comunale presenta un profilo geometrico irregolare, con variazioni altimetriche molto accentuate, dato che si raggiungono i 1.324 metri di quota. Parte del suo territorio è incluso nel percorso del Trenino Verde delle Ferrovie della Sardegna.

Origine del nome

Il nome, che ha origini preromane, secondo l’archeologo Giovanni Spano deriverebbe dalla lingua fenicia, col significato di solitudine; secondo altri studiosi, da seuli, con riferimento all’ipotesi che il paese sia stato fondato da pastori provenienti dal vicino Seulo; un altro significato è segum bubulum, gente che segue i buoi. In ogni caso, oggi si ritiene che il nome Seui sia da connettere con questi altri nomi come Seuni, Bixinu de Sinis, Senis, e tutti potrebbero derivare dal gentilizio latino Seunius, nome di un proprietario romano di una villa, che avrebbe avuto tenute e terreni in tante parti della Sardegna, sarà quindi stato un grande latifondista.

La sua economia

Si tratta di un comune di montagna con un’economia basata sul settore primario esu una modesta produzione industriale. Il settore primario è presente con la produzione di ortaggi, olive, uva e altra frutta. Presente anche l’allevamento di bovini, suini, ovini, caprini, equini e avicoli. L’industria, di modeste dimensioni, è costituita da un piccolo numero di aziende che operano principalmente nei comparti alimentare, della produzione e distribuzione di energia elettrica ed edile. Il terziario si compone di una sufficiente rete distributiva oltre che dell insieme dei servizi. Il bel paesaggio e la natura incontaminata dei dintorni, la rende meta di numerosi visitatori, di particolare attrazione è soprattutto la foresta demaniale di Mont'Arbu. L’apparato ricettivo offre possibilità di ristorazione ma non di soggiorno.

Brevi cenni storici

L’area è stata abitata dall’uomo sin dai tempi più remoti, come attestano rinvenimenti di resti di tombe di giganti e circoli tombali, che attestano la frequentazione dell’area già in epoca prenuragica, ed i resti nuragici rinvenuti localmente. Tuttavia le prime attestazioni documentate risalgono al quattordicesimo secolo. Nel Medioevo appartiene al Giudicato di Càralis e fa parte della curatoria di Seulo. Nel 1258, alla caduta del Giudicato di Càralis, passa per breve tempo al Giudicato di Gallura e in seguito sotto il diretto controllo della Repubblica di Pisa. Conquistata dagli Aragonesi nel 1324, viene dato in feudo a diverse famiglie, tra cui i Carroz conti di Quirra. In questi lunghi secoli le uniche attività economiche erano l’agricoltura e l’allevamento del bestiame praticate con sistemi arcaici. Inoltre, non esisteva la moneta come strumento di scambio. Nel 1604 viene incorporato nel Ducato di Mandas, feudo dei Maza, che, intorno alla metà del diciassettesimo secolo, costruiscono nel centro storico del paese un carcere per l’amministrazione della giustizia in tutta la Barbagia di Seulo, che verrà utilizzato fino al 1975. Il Ducato passa ai Tellez Giron di Alcantara, ai quali viene riscattato nel 1839 con la soppressione del sistema feudale e diviene un comune autonomo. Seui-Stampa che mostra come doveva essere la miniera di antracite di Fundu ’e CorongiuNel 1850 nei pressi del centro abitato sorge un importante complesso minerario in località Fundu ’e Corongiu, l’unico in Sardegna e tra i pochi in Italia nel quale veniva estratta l’antracite, che verrà successivamente chiuso nel 1960. La scoperta del giacimento carbonifero è da attribuirsi ad Alberto Ferrero della Marmora nel 1827. Il sito minerario rimane attivo dal 1870 sino al 1958, ed oggi la miniera è visitabile. Nel 1901 la Sardegna venne divisa in due sole provincie e così Seui fà parte della provincia di Cagliari. Del comune di Seui nel 1927, dopo la creazione della provincia di Nuoro, viene cambiata la provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, alla neonata provincia di Nuoro. Successivamente nel 2003, con la riorganizzazione delle province della Sardegna, viene cambiata la provincia da quella di Nuoro a quella nuova dell’Ogliastra, ed in seguito, con la sua abolizione, nel 2016, a seguito della riforma delle province sarde, il paese viene aggregato alla nuova provincia del Sud Sardegna. Tuttavia la popolazione si pronuncia, con un referendum consultivo popolare tenutosi nella primavera del 2017, votando per il ritorno del comune nella provincia di Nuoro, ritorno che però non è ancora avvenuto. In seguito, nel 2025 torna nella ripristinata provincia di Ogliastra.

Le principali personaggi che sono nati a Seui

Tra i principali personaggi nati a Seui vanno citati lo scrittore, saggista e politico Filiberto Farci, ed il medico e scrittore Demetrio Ballicu.

Seui-Filiberto FarciRiproduzione integrale del cortometraggio 'La Sardegna dimenticata di Filiberto Farci - Il più forte'A Seui nel 1882 nasce Filiberto Farci detto Il sardissimo, che compie gli studi superiori a Cagliari dove si laurea in giurisprudenza, poi in lettere a Torino, mentre in filosofia non potrà discutere la tesi per il rifiuto di indossare la camicia nera. Conclusi gli studi universitari entra all’Intendenza di Finanza a Torino, poi lo lascia per dedicarsi all’insegnamento. Esponente di spicco della cultura sarda del primo Novecento, Filiberto Farci scrive poesie, novelle, liriche e saggi. Amico di Sebastiano Satta, di Francesco Ciusa e di Emilio Lussu, propugnatore della autonomia della Sardegna, è tra gli antesignani del movimento autonomista sardo. A causa dei controlli del regime fascista nelle scuole, abbandona l’attività di docente e si dedica alla narrativa per ragazzi. Terminata la guerra e caduto il regime, è tra i rifondatori a Cagliari del Partito Sardo d’Azione, di cui diventa il primo segretario cittadino del dopoguerra. Nel 1948 aderisce al Partito Sardo d’Azione Socialista guidato da Emilio Lussu, per poi abbandonare Lussu quando questi aderisce al Partito Socialista Italiano. Ritiratosi a vita privata, riprende l’attività di narratore e pubblica numerose novelle.

Il testo 'Filiberto Farci. Note per un profilo' di Tonino loddo Il testo 'Filiberto Farci e le polemiche sul socialsardismo' di Tonino loddo

Dopo la sua morte nel 1965, per quasi venti anni cala un velo di silenzio sulla sua figura e sulle sue opere, e bisogna aspettare gli anni ottanta del Novecento perché si risvegli l’attenzione su di lui.

Seui-Demetrio BallicuA Seui nel 1892 nasce Demetrio Ballicu, che frequenta gli studi a Cagliari, dove nel 1919 si laurea in medicina e chirurgia. Come sottotenente partecipa alla prima guerra mondiale, riportando una Croce di guerra al merito e la nomina a Cavaliere di Vittorio Veneto. Per un breve periodo esercita la professione medica a Domusnovas e Samugheo. Nel 1921 rientra a Seui, dove diviene medico condotto per circa quarantadue anni, occupandosi spesso anche delle sedi di altri comuni vicini, tra cui anche Ussassai che per anni raggiunge a bordo di un cavallo o calessino, ma che dalla met anni Trenta sostituisce con una Fiat 509 Torpedo, la prima auto che si vede a Seui. Durante il secondo conflitto mondiale, capitano medico, comanda l’ospedale militare da campo di Alghero. A settant anni, nel 1962, va in pensione, e da allora trascorre i mesi invernali a Cagliari, ma altrimenti ritorna a Seui. Durante gli anni della pensione si dedica alla sua passione letteraria, risalgono infatti a questo periodo i suoi sei libri, ricchi di ricordi, studi e ricerche. Muore nel 1985 in un ospedale cagliaritano, ed è sepolto a Cagliari, nel Cimitero di San Michele.

Seui-I libri pubblicati da Demetrio Ballicu oggi presenti nella Biblioteca Comunale Seui-Gli articoli pubblicati da Demetrio Ballicu oggi presenti nella Biblioteca Comunale

In seguito, domenica 20 settembre 2009 il Comune di Seui ha dedicato a Demetrio Ballicu la propria Biblioteca Comunale, nella quale sono consultabili i libri da lui pubblicati e gli articoli scritti per il periodico Frontiera.

Le principali feste e sagre che si svolgono a Seui

A Seui è attivo il Gruppo Folk Santa Lucia di Seui, i cui componenti si esibiscono nelle principali feste e sagre che si svolgono nel comune ed anche in altre località dell’Isola. Vi solge la sua attività anche la Banda Musicale Gioacchino Rossini, che è una storica istituzione del paese con oltre un secolo di vita, celebre anche per la sua formazione moderna Seui Street Band, un gruppo ampio e dinamico che ha partecipato a eventi importanti, unendo tradizione e innovazione musicale, con membri che vanno dai 14 ai 70 anni.

Seui-Gruppo Folk Santa Lucia di Seui Seui-Banda Musicale Gioacchino Rossini di Seui

Tra le principali feste e sagre che si svolgono a Seui, le prime che si segnalano sono il 14 e 15 gennaio la Festa di Sant’Efisio, il 16 e il 17 gennaio la Festa di Sant’Antonio Abate, il 19 e il 20 gennaio la Festa di San Sebastiano, per le quali si rinnova l’ancestrale rito dei fuochi di Sant’Antonio, con l’accensione de Is Fogoronis, gigantesche pire attorno alle quali i cittadini si riuniscono per pregare, seguite da canti e danze fino all’alba, unendo fede, tradizione e comunità. Durante queste celebrazioni si svolge anche il 18 gennaio il rito de S’Intregu, che comporta nella Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena la benedizione e la consegna degli stendardi alle Ministre, che costituiscono gli obriere che li porteranno durante le processioni. In sera si svolge la processione dei Santi con le fiaccole, e durante la processione vengono accesi e benedetti Is Fogoronis. Seguono diversi eventi civili, e si balla bevendo vino intorno al fuoco fino all’alba.

Seui-La Festa di Sant Efisio Seui-La Festa di Sant’Antonio Abate Seui-La Festa di San Sebastiano Seui-Accensione de Is Fogoronis Seui-L’antico rito de S'Intregu Seui-L’antico rito de S'Intregu nella Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena

Dal 2025 a metà maggio Seui apre cortili e laboratori per la manifestazione Pastoris, ossia Fat s, fa nas e luc ras in Ber nu, un fine settimana tra mestieri tradizionali, cultura pastorale e cucina tipica per scoprire e rivivere l’antica arte della pastorizia, cuore pulsante della sua cultura millenaria; il terzo fine settimana di giugno, la Festa di San Giovanni Battista; la prima domenica di giugno, la Festa di San Cristoforo, nella sua Chiesa campestre; la prima domenica di luglio, la Festa di Santa Lucia, nella sua Chiesa campestre; la terza domenica di luglio, la Festa della Madonna del Carmelo e di Sant’Efisio, la Festa religiosa più importante della comunità di Seui, nella Chiesa campestre della Madonna del Monte Carmelo; la prima domenica di agosto la Festa di San Sebastiano e Santa Barbara, nella Chiesa campestre a loro dedicata; dal 14 al 16 agosto, la Festa della Bata Vergine Assunta e la Festa patronale di San Rocco nella Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena; il primo novembre, la Sagra de Su Prugadoriu, per la quale il borgo si trasforma in un museo a cielo aperto; la terza domenica di agosto, la Festa di San Pietro Apostolo, nella foresta di Mont'Arbu.

Seui-La manifestazione 'Pastoris' Seui-La Festa di San Giovanni Battista Seui-La Festa di San Cristoforo Seui-La Festa di Santa Lucia Seui-La Festa della Madonna del Carmelo e di Sant Efisio Seui-La Festa di San Sebastiano e Santa Barbara Seui-La Festa della Beata Vergine Assunta e la Festa patronale di San Rocco Seui-La Festa di San Pietro Apostolo

Le maschere del carnevale di Seui

Per molti anni a Seui si stava perdendo l’uso di riportare per le strade queste maschere antiche e il loro ricordo stava diventando sempre piùflebile nella memoria ma, dopo un lungo lavoro di studio e ricerca condotto dallo studioso Dennis Mura, dal 2014 si riusciti a riportare alla luce e valorizzare questo prezioso tesoro culturale.

Seui-Le antiche maschere S'Urtzu e Sa MamuladaL origine delle antiche maschere S'Urtzu e Sa Mamulada di Seui si perde nella millenaria cultura agro pastorale sarda. I riti per cui sono nate servivano da stimolo alla natura per il suo prossimo risveglio primaverile. La funzione di questo genere di riti arcaici, era quella di inscenare la ciclicit della morte e rinascita della natura propiziando la fecondit della terra, delle donne e delle femmine degli animali. In origine, infatti, avevano un risvolto orgiastico che venne poi gradatamente sostituito da altre tradizioni per poter sopravvivere al lungo processo di demonizzazione cattolico di questi riti pagani. Non un caso che le maschere cornute assomiglino all’immagine dell iconografia classica con cui stato rappresentato il diavolo, ripresa proprio con l’opera di demonizzazione di questi riti pagani. I figuranti hanno il viso annerito dal sughero bruciato, indossano pelli di animali sull abito tipico maschile, cingono alcune grosse cinture in cuoio, arricchite da numerosi e pesanti campanacci e portano copricapi confezionati con teste di muflone e caprone. I partecipanti, chiamati Mamulada, indossano pelli di montone e campanacci, emettendo suoni gutturali e ritmici, mentre S Urtzu, che rappresentato da un cinghiale, rappresenta la vittima sacrificale che viene percossa simulandone la morte, cos come la natura sembra attraversare la morte apparente durante l’inverno.

La sagra de Su Prugadoriu

Seui-Locandina della 'Sagra de Su Prugadoriu'Ogni anno, il primo novembre, in occasione della commemorazione dei defunti, a Seui si rinnova la Sagra de Su Prugadoriu, antica tradizione che si svolge nella caratteristica cornice del suo centro storico. Il termine Su Prugadoriu significa in italiano Il Purgatorio, la Festa richiama infatti alla memoria l’usanza dei bambini di andare per le case chiedendo dei doni, solitamente noci, noccioline o castagne, per le anime del Purgatorio, al fine di alleviare le loro pene. Al giorno d’oggi, in occasione della festa, oltre alle messe per la commemorazione dei defunti, vengono aperti Is Mangasinus, vecchi locali e laboratori nei quali vengono allestiti spazi espositivi delle lavorazioni artigianali tipiche del territorio ogliastrino e della Barbagia di Seulo. In tali ambienti si possono inoltre degustare le prelibatezze della tradizione agropastorale, ossia Is culurgionis, Is civargèddus prenus, Su pani fattu in domu e Is coccois, Is pardulas, Su pani e saba, ceci, lardo e patate, Su cardamponi ossia la pecora in cappotto, còrda e piselli, carni arrosto, salumi e formaggi, accompagnati dal vino locale.

Visita del centro di Seui

Seui-Strada del centro storico di SeuiTutto il centro storico di Seui ha origini medioevali e, sottoposto in passato a un restauro conservativo, oggi è uno dei migliori centri storici d’Ogliastra, ricco di storia e di cultura. Il Centro storico di Seui si compone di due quartieri. Il quartiere Cabissa de idda, che è posto nella parte più alta del paese, si caratterizza per una forte presenza di monumenti storici con funzioni amministrative e religiose, tra cui il Palazzo del Municipio, la Palazzina Liberty, la Casa Farci, e le due chiese di San Giovanni Battista e di Santa Maria Maddalena, situate agli opposti della via San Giovanni, che costituiscono l’anima dei culti religiosi di Seui. Infine la via principale detta Su Stradoni è il luogo di socializzazione per i tutti i concittadini seuesi. Il quartiere Peis de idda, che è posto nella parte più bassa del paese, si caratterizza per essere il cuore pulsante del centro storico di Seui, viene considerato il luogo di insediamento primario per la popolazione seuese, e vanta numerosi edifici pubblici risalenti al diciassettesimo secolo, come il Carcere spagnolo, ed il museo S’Omu de Sa Maya. Alcune vie del centro storico si caratterizzano per la presenza di una particolare struttura architettonica di origine medioevale detta Su Porci, si tratta di sottopassaggi stretti e lunghi che per certi aspetti ricordano gli antichi quartieri spagnoli.

L’abitato, interessato da forte espansione edilizia, si è sviluppato, dal punto di vista urbanistico, attorno alla parrocchiale di Santa Maria Maddalena, con suggestive stradine su cui si affacciano palazzi ottocenteschi e abitazioni rustiche in pietra scistosa a vista con balconcini in ferro battuto e porte in legno intagliato, la cui lavorazione artigiana era abbastanza diffusa. Arriviamo a Seui da ovest con la SS198 di Seui e Lanusei, che, dopo il cartello segnaletico che indica l’ingresso all’interno dell’abitato, assume il nome di via Roma, ed attraverserà tutto l’abitato da nord ovest verso sud est.

La Chiesa di San Giovanni Battista

Seui-La Chiesa di San Giovanni BattistaEntriamo nell’abitato con la via Roma e la seguiamo per poco più di cinquecento metri, poi, di fronte al civico numero 50, seguendo le indicazioni per la Chiesa di San Sebastiano, prendiamo a sinistra, in salita, la via San Giovanni. Dopo una quindicina di metri, svoltiamo a destra per rimanere sulla via San Giovanni, e, in un’ottantina di metri, vediamo, alla destra della strada, la settecentesca Chiesa di San Giovanni Battista che è situata all’interno del centro storico di Seui. Le prime notizie risalgono al diciassettesimo secolo, infatti da un documento datato 29 luglio 1611 si apprende che Domingo Usay e Antony Guiany, gli obrieri di San Giovanni, pagano 8 lire per la costruzione della porta e del tetto della chiesa. Nel 1667 gli obrieri sono, invece, Antonio Boy e Gerony Gaviano. Nel 1682 la Chiesa viene restaurata nel tetto da un certo Juan Correly, per una somma pari a 30 soldi. Nel 1688 si ordina di ridipingere la statua di San Giovanni. La Chiesa attuale viene eretta dal maestro Agostino Orrù si presume tra il 1698 e il 1709 sulle fondamenta della preesistente Chiesa, ma successivamente nel 1762 il Vicario Generale di Cagliari ordina che entro i tre mesi venga restaurata, e nel 1778 l’arcivescovo di Cagliari ordina di rinnovare il simulacro. Anticamente attorno alla Chiesa c era il vecchio Cimitero di Seui, utilizzato fino all’edificazione del nuovo Cimitero comunale situato lungo la via Roma nella periferia sud orientale dell’abitato. Nel tempo la Chiesa ha subito nel tempo numerosi interventi di ricostruzione e di restauro, che ne hanno alterati sia la pianta originale che i decori parietali.

Oggi, la Chiesa di San Giovanni Battista ha una facciata a capanna realizzata in semplice muratura bianca, con decorazione laterale a bugnato, la semplice facciata esterna al centro ospita un portone ligneo con arco a tutto sesto, sormontato da un rosone in vetri policromi. Il tetto a doppio spiovente presenta copertura in tegole. Il campanile a vela si erge a pianta quadrata su quattro file di mattoni traforati e sormontati da una cupola al termine della fiancata destra.

Seui-Chiesa di San Giovanni Battista: veduta della facciata dietro l’arco frontale Seui-Chiesa di San Giovanni Battista: l’arco al termine della fiancata sinistra Seui-Chiesa di San Giovanni Battista: veduta da destra

La Chiesa di San Giovanni Battista costruita su pianta rettangolare, internamente dispone di una sola navata, con una sacrestia laterale. All’interno è presente la statua di San Giovanni Battista, della fine diciassettesimo secolo, realizzata in legno dorato con policromie.

Seui-Chiesa di San Giovanni Battista: interno verso il presbiterio Seui-Chiesa di San Giovanni Battista: il presbiterio prima della festa Seui-Chiesa di San Giovanni Battista: statua del Santo preparata per la festa

Seui-Chiesa di San Giovanni Battista: il carro siciliano utilizzato per la Festa della madonna del CarmineIn questa Chiesa viene custodito anche il caratteristico carro siciliano utilizzato per trasportare, a fine luglio, la statua della Madonna del Carmine in occasione della Festa piùsentita dagli abitanti del paese. Nei primi anni i simulacri della Madonna del Carmine e di Sant’Efisio venivano portati da Seui alla località Arcuer tramite carri improvvisati, trainati da buoi. Bisogna arrivare agli anni trenta del Novecento, quando alcuni seuesi emigrati a Palermo fecero la promessa di far costruire un apposito carro da utilizzare per il trasporto dei simulacri in occasione della festa. Tra le varie proposte come disegno venne scelto quello di Giovanni Moi. Il cocchio venne costruito da un artigiano siciliano consorte di una seuese e, spedito a Seui da Ermanno Sulis, un emigrato seuese che gestiva un avviato bar e caff nel capoluogo siciliano, arriv in tempo per essere utilizzato per l’edizione del 1939 della Festa.

Ogni anno, la settimana del 24 giugno, in ricordo della sua nativit , presso questa Chiesa si svolge la Festa di San Giovanni Battista, che inizia con la messa del sabato sera nella sua chiesa, seguita da spettacoli. Segue la domenica la messa solenna, e all’uscita dalla chiesa, la distribuzione ai pellegrini di su casu agedu, che un formaggio acido. La sera tardi parte la processione con gli stendardi, la banda musicale, il gruppo folk, al suo rientro in San Giovanni, si svolge Su Cardamponi, la tradizionale distribuzione di carne arrosto, offerta dal comitato a tutti i partecipanti. Segue musica in piazza fino a notte tarda.

Il Carcere spagnolo

Seui-ex carcere spagnolo: ingressoEvitando la deviazione per la via San Giovanni, proseguiamo verso sud est lungo la via Roma. Dopo circa centottanta metri, prendiamo a destra la stretta via Sassari e, dopo un’ottantina di metri, vediamo una deviazione sulla destra lungo la quale si trova l’ingresso del restaurato ex Carcere spagnolo. Il centro storico di Seui si caratterizza per la presenza di un polo museale articolato in cinque musei etnografici, e l’ex Carcere spagnolo costituisce uno degli elementi del sistema museale seuese, che comprende, oltre al Carcere spagnolo, anche la Casa Farci, la Palazzina Liberty, S’Omu de Sa Maya, e la Galleria Civica. Il Carcere spagnolo in origine era l’abitazione di un pastore, poi quando nacque il Ducato di Mandas, il primo Duca chiese ed ottenne che l’abitazione fosse adibita a carcere per arginare i delitti commessi nella Barbagia di Seulo. Entrato in funzione nel 1647, il Carcere spagnolo in seguito passò alla Giustizia mandamentale dei Savoia e infine dello Stato italiano, e rimase in uso fino al 1975. Pertanto può essere considerato l’emblema dell’amministrazione di giustizia nella Barbagia di Seulo per oltre trecento anni, ed è unico nel suo genere, perché fa rivivere le drammatiche condizioni di vita dei carcerati, al tempo in cui il sistema poliziesco e giudiziario veniva applicato nell’Isola dai feudatari. Per diversi secoli è stato testimone delle drammatiche condizioni di detenzione dei carcerati, e custode di documenti assai preziosi. 

Seui-ex carcere spagnolo: veduta dell’interno Seui-ex carcere spagnolo: la cucina del personale Seui-ex carcere spagnolo: cella femminile Seui-ex carcere spagnolo: cella maschile Seui-ex carcere spagnolo: cella di rigore

Il Carcere ha subito varie aggiunte e modificazioni nel corso dei secoli, è stato ristrutturato per essere aperto al pubblico nel 1984, e conserva ancora oggi le strutture originarie ed alcuni dei suoi arredi. Oggi si presenta con una struttura a pianta quadrata disposta su tre livelli, ognuno con un ingresso, più un parziale sottotetto detto Su staulu farzu, ed un cortile per l’ora d aria. Può essere suddiviso idealmente tra una parte abitativa, costituita da cucina, camera da letto del carceriere e sottotetto, ed una parte detentiva della quale fanno parte l’ufficio del carceriere, la cella femminile, l’ampia cella maschile e la cella di rigore, chiamata De su pei in tippu, pavimentata in terra battuta e priva di finestre per il ricambio dell’aria.

La Casa Farci con il Museo dedicato a Filiberto Farci

Seui-La cosiddetta casa FarciSeui-Lapide commemorativa di Filiberto FarciPercorso altri duecentocinquanta metri verso sud est con la via Roma, al numero 166 sulla destra della via Roma, si trova la Casa Farci casa natale dello scrittore e uomo politico Filiberto Farci, che costitusce un altro degli elementi del sistema museale seuese. Nella casa Farci, inaugurata come Museo nel 2003, al primo piano si può visitare il suo studio, con la biblioteca nella quale restano raccolti i suoi libri e la corrispondenza con altri grandi della letteratura sarda del novecento, come Grazia Deledda, Sebastiano Satta e Antioco Casula detto Montanaru, e segue la cucina con forno a legna, la camera da letto e una sezione dedicata ai costumi. Ai piani inferiori è stata sviluppata la parte etnografica del Percorso Museale, relativa al commercio e all’agricoltura, alla produzione del vino ed alla pastorizia, alle arti e ai mestieri, all’emigrazione, con oggetti che testimoniano gli usi ed i costumi delle tradizioni popolari, nonché un legame intimo e profondo con un passato ricco di storia e di cultura.

Seui-La cosiddetta casa Farci Seui-La cosiddetta casa Farci Seui-La cosiddetta casa Farci Seui-La cosiddetta casa Farci Seui-La cosiddetta casa Farci

La Palazzina Liberty con la sede centrale del sistema museale di Seui

Seui-La Palazzina LibertyAppena una ventina di metri più avanti, al numero 241 sulla sinistra della via Roma, si trova la bella Palazzina Liberty costruita dal medico condotto Raimondo Loy, nota con il nome di Su Municipiu Ecciu e risalente al 1905, che costitusce un altro degli elementi del sistema museale seuese. Con le sue volte e pareti affrescate, rappresenta una bella testimonianza di abitazione signorile dell epoca. La palazzina è stata sede della Società Mineraria Monteponi, poi dagli anni trenta del Novecento del comune, e dal 1982 è la sede centrale dell intero sistema museale di Seui. Il percorso museale ospitato nella Palazzina Liberty è suddiviso in quattro grandi aree tematiche. La prima sala ospita una sezione archeologica, con reperti dell’epoca nuragica e punica, come una macina a clessidra. La seconda e la terza sala sono dedicate alle testimonianze relative allo sfruttamento del giacimento di antracite che si trova a Fundu ’e Corongiu, con gli oggetti da lavoro del minatore, che permettono di ricostruirne le dure condizioni di vita.

Seui-Museo nella Palazzina Liberty Seui-Museo nella Palazzina Liberty Seui-Museo nella Palazzina Liberty Seui-Museo nella Palazzina Liberty

Al primo piano, dopo aver percorso una scala in marmo con volte decorate in stile liberty, si giunge alla sezione civica, dove si possono ammirare le foto che ritraggono personaggi e scorci del paese, e un ricchissimo archivio ospitato nell ottocentesco studio notarile.

Il Museo S'Omu de Sa Maja ossia la Casa della Magia

Seui-Il Museo S'Omu de Sa MajaDalla Palazzina Liberty proseguiamo verso est lungo la via Roma e, dopo una sessantina di metri, appena passato il civico numero 206, svoltiamo tutto a destra nella via Giuseppe Garibaldi. Seguiamo la via Giuseppe Garibaldi per un’altra sessantina di metri e vediamo, alla destra della strada in corrispondenza del civico numero 28, l’ingresso di S'Omu de Sa Maja, ossia della casa della Magia, che costitusce un altro degli elementi del sistema museale seuese. Si tratta di un edificio storicamente databile alla fine del Seicento, caratterizzato da un ballatoio in stile barbaricino che ne percorre tutta la facciata. Il Museo, che espone al suo interno il ciclo della vita e della morte, ospita diverse collezioni relative al mondo magico religioso ed alle tradizioni pre-cristiane della Barbagia di Seulo.

Seui-Museo S'Omu de Sa Maja: la sala dedicata alla strega Catalina LayTutto l’allestimento museale ruota intorno alla figura storica della strega Catalina Lay, processata innanzi al giudice inquisitore di Sassari nel 1583 con proclamazione solenne della sentenza dell’inquisitore, a cui è seguita la cerimonia pubblica dell’abiura e la condanna al rogo dell’eretica, eseguita dal braccio secolare. È presente, tra le altre, anche la sala delle maschere tradizionali, con Sa Mamulada ossia la maschera del bue ed il suo opposto Su Santrecoru ossia il santo cuore a simboleggiare la forza generatrice della natura, che documentano i residui in Sardegna delle processioni solenni in onore di Priapo e Dioniso nelle quali si trasportavano enormi falli di legno, accompagnando il corteo con canti tipici, che riprendono il culto della fertilit gi espresso nel miti greco romani. Le stanze superiori sono dedicate all’iconografia del ciclo della vita e morte, partendo dal mito delle Parche intente a filare, tessere e recidere il filo del destino, ed introducono alla sala funebre, allestita con un letto, al cui capezzale le donne che, dietro compenso, prendevano parte alle cerimonie funebri intonavano Is Attittidusi, i canti funebri della tradizione sarda.

Seui-Museo S'Omu de Sa Maja: la sala delle maschere tradizionali Seui-Museo S'Omu de Sa Maja: la sala dedicata al mito delle Parche Seui-Museo S'Omu de Sa Maja: la sala funebre

Il piano terra del museo, separato dal resto della casa, è saltuariamente adibito ad attività laboratoriali o espositive in alcuni periodi dell’anno.

Il Municipio di Seui ospitato nel Palazzo Civico chiamato S’Omu Cumunali

Seui-Arrivo al palazzo CivicoVisitiamo ora il Municipio di Seui ospitato nel Palazzo Civico, da sempre chiamato S’Omu Cumunali, che è stato realizzato gli ultimi dell’Ottocento per l’orgoglio di avere un grande edificio publico. Per arrivarci, dalla Palazzina Liberty, dopo aver percorso solo un centinaio di metri, subito dopo il civico numero 281 della via Roma e prima di una sua curva a destra, prendiamo a sinistra in salita la via della Sapienza, che curva anch’essa a destra e costeggia, più in alto, la via Roma. Percorsa una cinquantina di metri, al civico numero 38 di via della Sapienza, si trova l’ingresso del Palazzo Civico, che è stato edificato vicino alla Chiesa e al mercato i quali, insieme alla piazza, costituivano il centro della città.

Seui-Il palazzo CivicoLa struttura organizzativa dell’Amministrazione Municipale è suddivisa in aree di competenze che gestiscono i servizi erogati alla comunità, e sono l’Area tecnica, che comprende gli uffici dell’Edilizia Privata, l’Ufficio Manutentivo, e l’ufficio Opere Pubbliche; l’Area Economico-Finanziaria, che comprende l’ufficio del Personale, il Servizio economico-finanziario, e l’ufficio Tributi; l’Area Servizi per gli anziani; e l’Area Amministrativa, che comprende l’ufficio Amministrativo, l’Anagrafe, l’ufficio di Commercio, SUAPE e Polizia, l’ufficio della Polizia Locale, Edilizia e Ambientale, l’ufficio della Polizia rurale, l’ufficio Protocollo e Segreteria, l’ufficio Provvidenze a favore di patologie, l’ufficio Servizi rivolti ai minori, l’ufficio Servizi rivolti alle famiglie, l’ufficio Servizio socio-assistenziale, l’ufficio Stato civile e servizi elettorali, e l’Ufficio socio-culturale-scolastico-sportivo. Il Palazzo Civico ha ospitato, un tempo, oltre all’amministrazione Comunale e ad una Scuola, anche la Pretura, che rappresentava la giustizia della Barbagia di Seulo. Sotto gli strati di calce delle pareti dello stabile ci sono ancora i simboli, gli stemi comunali e gli ornati.

Nel Palazzo Civico si trova anche la Galleria Civica

Oggi all’interno del palazzo Civico, è ospitata la pinacoteca contenuta nella Galleria Civica, che costituisce l’ultimo degli elementi del sistema museale seuese, in cui sono esposte numerose tele, acquerelli, sculture, pitture appartenenti ad un arco cronologico piuttosto ampio. La Galleria Civica è nata grazie alla generosità di una cameriera di Seui che ricevette in dono dalla principessa napoletana di cui fu a lungo a servizio alcuni pregevoli dipinti tra i quali anche un’opera dello Spagnoletto, come era soprannominato appunto Jusepe de Ribera, attivo soprattutto nella città partenopea nel corso del Seicento. Il fulcro della collezione è rappresentata da tre olii su tela risalenti presumibilmente al Seicento, di scuola caravaggesca, rappresentanti San Cristoforo, San Luca e L incontro tra due donne.

Seui-Galleria Civica: olio di scuola caravaggesca rappresentante San Cristoforo Seui-Galleria Civica: olio di scuola caravaggesca rappresentante San Luca Seui-Galleria Civica: olio di scuola caravaggesca rappresentante l’incontro tra due donne

Intorno a queste opere è stata creata la Galleria Civica, attraverso la promozione di un concorso annuale di pittura e di scultura durante il quale sono state realizzate molte delle opere acquisite dal comune.

Seui-Galleria Civica: esposizione di opere Seui-Galleria Civica: esposizione di opere Seui-Galleria Civica: esposizione di opere

La Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena

Seui-Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena: la scalinata di accessoLungo la via Roma, dopo aver passato il palazzo Civico che si trova più in alto lungo la via della Speranza, parte alla sinistra della strada un’ampia scalinata centrale che si biforca all’altezza mediana in due rampe laterali dirette sempre verso il sagrato. In cima alla scalinata vi una nicchia, con al suo interno una scultura in trachite rosa, a memoria e ricordo dei Seuesi caduti nell adempimento del loro dovere civile e militare. Seui-Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena: la nicchia con la scultura in ricordo dei cadutiSi raggiunge il sagrato che si apre sulla piccola piazza della Chiesa, sulla quale, al civico numero 1, si affaccia la Chiesa di Santa Maria Maddalena che è la parrocchiale di Seui. Alla scalinata si arriva anche dalla via delle Speranza, dopo aver passato l’accesso al palazzo Civico. Incerta è la datazione del suo primo impianto, sappiamo che il 1596 ed il 1958 sono le date di fusione di due campane poste a corredo della chiesa, il 1662 è la data di edificazione delle cappelle dedicate a Sant’Antioco ed a Sant’Antonio, il 1666 la data di inizio della fabbrica del campanile con corpo di fabbrica a sé stante. Con molta probabilità dell’antico impianto iniziale rimane la navata centrale, ed anche il campanile a pianta quadrata che si erge sul suo lato sinistro.

La Chiesa oggi si presenta in tutto il suo splendore architettonico, con lo stile gotico aragonese che caratterizza la facciata, il portone ligneo sormontato da un arco a sesto acuto sguanciato all’interno, un rosone con vetri policromi che s inalza verso il timpano. La facciata è scompartita in tre settori, provvista di un ampio portale a sesto acuto incorniciato ed ornato da uno sguancio, da un rosone centrale, dalle lesene laterali, e riporta un motivo di archetti ciechi che incornicia tutta la parte superiore con un prospetto timpanato, nella quale sono l’imitazione, a mò di cornice, di lesene. Inglobato nella facciata è il campanile a pianta quadrata che risale alla seconda meta del diciassettesimo secolo.

Seui-Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena: facciata vista dal basso Seui-Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena: veduta d’insieme Seui-Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena: il campanile a pianta quadrata

All’interno è dotata di un’ampia navata centrale, alla quale si affiancano due navate laterali con diverse cappelle. La cappella di Sant’Antonio e quella di Sant’Antioco risalgono al 1662, con la fonte battesimale del 1644, che sono le testimonianze più antiche custodite nella chiesa. Conserva all’intero un bell’altare ligneo che rappresenta un raro esempio di arte liturgica povera, costituito da un paliotto in marmo, mentre i gradini superiori e l’edicola con cornice aggettante a cimosa sono eseguiti in muratura di pietra e rivestiti con stucchi colorati. L’altare è sicuramente anteriore al 1831, quando il sacerdote Luigi Dessì lasciò 768 lire per costruire un altare maggiore in marmo che non si costruì. Insolita perché non conforme all’iconografia tradizionale è la statua in legno policromo di Santa Maria Maddalena, attribuibile ad un ignoto scultore del diciassettesimo secolo.

Seui-Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena: il presbiterio Seui-Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena: l’altare maggiore Seui-Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena: la statua di Santa Maria Maddalena

Conserva anche le due statue lignee di San Rocco patrono di Seui con un cane ed una piaga sul ginocchio, e di Santa Barbara, databili tra il finire del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, ed una fonte battesimale formata da una vasca in marmo bianco con fregi di rosette del 1644 con un’edicola in legno sulla quale sono presenti fregi neoclassici del 1853.

Seui-Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena: la statua di San Rocco Seui-Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena: la statua di Santa Barbara Seui-Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena: la fonte battesimale Seui-Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena: interno verso il portale di ingresso

Il Santo patrono di Seui è San Rocco, ed ogni anno nel paese si svolge, dal 14 al 16 agosto, la Festa della Beata Vergine Assunta e di San Rocco. Per questi festeggiamenti, il 14 iniziano le cerimonie religiose con la recita del Rosario nella Chiesa parrocchaile, il 15 si svolge la Festa della Beata Vergine Assunta caratterizzata dalla processione in suo onore nella quale viene portato per le vie del paese il suo simulacro e con le relative cerimonie religiose, il 16 la Festa patronale di San Rocco, anch’essa con la processione per le vie del paese con la sua statua del Santo, e le successive cerimonie religiose. Seguono le manifestazioni civili, con le esibizioni dei gruppi folk ed altro.

L’Antiquarium Ecclesiastico della Parrocchia di Santa Maria Maddalena

Seui-Edificio che oggi ospita l’Antiquarium Ecclesiastico della parrocchia di Santa Maria MaddalenaSulle rovine dell’oratorio dedicato alla Madonna del Rosario, un palazzo edificato nel Novecento, è stata realizzata la Casa del fanciullo. In passato, l’ampia sala posta al piano terra ha assolto alla funzione di sala cinematografica, in seguito in attesa di una piùadeguata sistemazione, accoglie un’esposizione di reliquiari e paramenti sacri risalenti almeno al sedicesimo secolo, che costituiscono il museo ecclesiastico della parrocchia di Santa Maria Maddalena. Ideato e allestito nel maggio del 1998 dal parroco don Giuseppe Sanna, l’Antiquarium Ecclesiastico della parrocchia di Santa Maria Maddalena costituisce un importante colonna culturale dell offerta museale di questo centro nel cuore della Sardegna, e custodisce in massima parte statue, paramenti, libri, stendardi e oggetti di uso liturgico che nei secoli sono stati donati dalla popolazione alla Parrocchia. Attualmente per motivi di spazio esposta solamente una parte dell intero patrimonio, tra le quali una ventina di statue di Santi ed una interessante collezione di paramenti sacri, alcuni risalenti al Seicento. Non mancano alcuni crocifissi, diversi pezzi di argenteria liturgica, campane, libri antichi e manoscritti recanti processi atti di compravendita e donazione alla Parrocchia.

Seui-Antiquarium Ecclesiastico: paramenti religiosi Seui-Antiquarium Ecclesiastico: stendardo Beata Vergine del Carmelo Seui-Antiquarium Ecclesiastico: antico testo di 'Discorsi sacri morali' di Giovanni Battista Campadelli

Tra i pezzi piùpreziosi e di particolare valore storico e artistico spiccano la statua lignea di San Pietro della fine del Cinquecento e la campana del 1690 recante l’iscrizione Esta campana est de S. Pedro de Seui. Ambedue provengono dall antica Chiesa campestre dedicata a San Pietro apostolo, oggi scomparsa, che sorgeva nella localit omonima nel cuore del Parco di Mont'Arbu di Seui, e sono descritte quando durante la visita dei dintorni di Seui si parlerà di questa Chiesa.

Il Campo Sportivo

Dalla Palazzina Liberty proseguiamo lungo la via Roma per circa duecento metri, poi svoltiamo a sinistra e prendiamo la via della Stazione, dopo centotrenta metri svoltiamo tutto a sinistra in via Trinità. Percorsa una sessantina di metri svoltiamo a destra sotto il Ponte de Bocci, usciti dal quale svoltiamo e prendiamo la via San Giorgio verso sinistra, la seguiamo in salita, anche seguendo i suoi tornanti, per seicentocinquanta metri, poi svoltiamo a destra in una strada in cemento che, in trecento metri, ci porta a trovare a destra una stada bianca, ancora più in salita, che ci porta, in località Burri Dorgiu, al Campo Sportivo di Seui.

Seui-Campo Sportivo: cancello di ingresso Seui-Campo Sportivo: Campo da Calcio

Nel Campo Sportivo è presente un Campo da Calcio, con fondo in erba, dotato di tribune in grado di ospitare un centinaio di spettatori. Nel campo gioca le sue partite casalinghe la squadra dell’Unione Sportiva Seui Arcuerì, squadra partecipante al campionato di calcio di Prima Categoria nel Girone A di Sardegna.

La Palestra Comunale

Dalla Palazzina Liberty proseguiamo lungo la via Roma per circa duecento metri, poi svoltiamo a sinistra e prendiamo la via della Stazione, dopo centotrenta metri svoltiamo tutto a sinistra in via Trinità, dopo una sessantina di metri svoltiamo a destra sotto il Ponte de Bocci usciti dal quale svoltiamo e prendiamo la via San Giorgio verso destra, la seguiamo per quattrocento metri ed arriviamo al civico numero 30 dove si troval’ingresso dell’Istituto Comprensivo Globale Filiberto Farci, all’interno del quale si trova la Palestra Comunale che fa parte del complesso scolastico ma è di proprietà del comune di Seui.

Seui-Palestra Comunale: ingresso Seui-Palestra Comunale: interno

All’interno della palestra, che non è dotata di tribune, è praticabile come disciplina la Ginnastica in tutte le sue forme.

La Stazione ferroviaria di Seui

Seui-Stazione ferroviaria di SeuiDalla Palazzina Liberty proseguiamo lungo la via Roma per circa duecento metri, poi svoltiamo a sinistra e prendiamo la via della Stazione, dopo trecentocinquanta metri vediamo, alla sinistra della strada, la Stazione ferroviaria di Seui. È una stazione al servizio del comune di Seui posta lungo la linea che collega Mandas con Arbatax, tra la stazione di Sadali-Seulo e la fermata di Analù, costruita nella parte orientale dell’abitato di Seui dalla Società italiana per le Strade Ferrate Secondarie della Sardegna ed attivata nel 1894, quando è stato inaugurato il tronco ferroviario tra Villanova Tulo e Ussassai, ultimo lotto della linea ad entrare in servizio. Nel 1921 alla gestione delle Strade Ferrate Secondarie subentra quella della Ferrovie Complementari della Sardegna, a cui nel 1989 seguono le Ferrovie della Sardegna. Sotto questa amministrazione, dal 1997, l’intera viene destinata all’impiego per il solo traffico turistico legato al progetto Trenino Verde, fatto che porta alla cessazione dell’utilizzo regolare dello scalo. Da allora la stazione, che dal 2010 è gestita dall’ARST, viene utilizzata quasi esclusivamente nel periodo estivo, restando per il resto dell’anno sostanzialmente priva di traffico.

Il Monumento ai caduti di Seui

Passata la Stazione ferroviaria, proseguiamo per trecentocinquanta metri ed arriviamo nel punto dove la via della Stazione sbocca da sinistra sulla via Roma, a circa ottocento metri da dove avremmo proseguito lungo la via Roma partendo dalla Palazzina Liberty. Sull’angono alla destra della via della Stazione proprio dove quasta strada sbocca sulla via Roma, si trova il Monumento ai caduti in guerra, che ricorda tutti i figli di Seui che in divisa sono caduti combattendo sui campi di battaglia di tutte le guerre.

Seui-Il Monumento ai caduti di Seui in tutte le guerre Seui-Commemorazione dei caduti in tutte le guerre

Il Cimitero Comunale

Dal punto dove la via della Stazione sbocca da sinistra sulla via Roma, siamo in località Genne Lessiu, e qui proseguendo lungo la via Roma dopo una novantina di metri si trova sempre sulla sinistra il sentiero che conduce a uno degli ingressi, lungo il muro di cinta, del Cimitero Comunale di Seui, edificato in sostituzione del vecchio Cimitero che si trovava vicino alla Chiesa di San Giovanni Battista.

Seui-Cimitero Comunale di Seui: ingresso Seui-Cimitero Comunale di Seui: interno

Il Campo da Calcetto

Passato l’ingresso per il Cimitero Comunale, proseguiamo lungo la via Roma e, una cinquantina di metri più avanti, prima che la strada compia un’ampia curva verso destra avviandosi ad uscire dall’abitato come SS198 di Seui e Lanusei in direzione di Ussassai, si vede, alla sinistra della strada, l’ingresso del Campo da Calcetto di Seui.

Seui-Campo da Calcetto: esterno Seui-Campo da Calcetto: interno

Si tratta di un Campo Sportivo dove praticare calcetto, ossia calcio a cinque, con fondo in cemento verniciato, che è dotato di tribune in grado di ospitare una settantina di spettatori.

Visita dei dintorni di Seui

Un contributo dal territorio di Seui e l’esempio del nuraghe ArdasaiPer quanto riguarda le principali ricerche archeologiche effettuate nei dintorni di Seui, sono stati portati alla luce i resti delle fonri o pozzi sacri di Carreghera, Mercussei, Orgioloniga, e Pauli; degli insediamenti protostorici di Cuccuru 'e Pardu, Is Cortiglionis, Margiani Pubusa, Mercussei, Piss'Orgioloniga, e Rovine; delle tombe di giganti di Anulù, Ardasai, e Cuccuru 'e Pardu; dei nuraghi semplici Cercessa, Monte s'Ebba, e Pauli; dei nuraghi complessi Anulù, Ardasai, e S'Illixi Bullau; anche dei nuraghi Fondu Corongiu, Margiani Pubusa, s'Enna s'Omini, s'Ollastu Entosu, e Salei, tutti di tipologia indefinita; ed anche del nuraghe scomparso Margiani Pubusa del quale non rimangono piùtracce. Vediamo ora che cosa si trova di più sigificativo nei dintorni dell’abitato che abbiamo appena descritto.

La Laveria di San Sebastiano ossia della miniera di antracite di Fundu ’e Corongiu

Seui-I ruderi della laveria di San SebastianoPrendiamo la via Roma verso nord ovest e la seguiamo fino a che, di fronte al civico numero 50, troviamo sulla destra le indicazioni per la Chiesa di San Sebastiano. Seguendo queste indicazioni prendiamo a destra, in salita, la via San Giovanni, dopo una quindicina di metri svoltiamo a sinistra nella via Volturno che uscendo dall’abitato, dopo centosettanta metri, continuerà con il nome di Strada Comunale San Sebastiano. Seguiamo la Strada Comunale San Sebastiano per un chilometro e ottocento metri, e vediamo partire tutto a sinistra una deviazione che porta nella campagna sottostante dove, alla sinistra della strada, si trovano i resti della Laveria di San Sebastiano. Sono i ruderi dell’antica laveria di carbone della miniera di antracite di Fundu ’e Corongiu, l’unica in Sardegna e tra le poche in Italia nel quale veniva estratta l’antracite, la forma più pregiata e pura di carbone fossile, ricca di carbonio, nera e lucente, con un alto potere calorifico e una combustione pulita. Il fabbricato della laveria si sviluppa su tre piani, per una superficie totale di millequattrocento metri quadrati. L’edificio disposto in cascata, costruito in cemento armato, seguiva la lavorazione del minerale, con al terzo piano la frantumazione e la classificazione, al secondo piano la sezione arricchimento nel reparto crivelli, al primo piano la sezione arricchimento nel reparto flottazione ed officina, e infine al piano terra il reparto bacini, e la raccolta acqua laveria con sbarramento in muratura. La laveria è un edificio imponente, una struttura fondamentale per il bacino carbonifero, presso la quale sono ancora visibili i macchinari utilizzati per l’estrazione ed il lavaggio del carbone, prima di essere caricato sui vagoni ferroviari.

I pochi resti della miniera di antracite di Fundu ’e Corongiu

Proseguendo lungo la Strada Comunale San Sebastiano per altri duecento metri arriviamo a un bivio, dove, prendendo la strada minore sulla destra, in poco più di seicento metri si arriva ai pochi resti della Miniera di antracite di Fundu ’e Corongiu, realizzata sul crinale della collina che termina a ridosso della linea delle Ferrovie Complementari della Sardegna che, nel 1894, viene costruita in quel luogo per strappare all’isolamento la zona, consentire lo sviluppo della miniera e con essa quello industriale. Il significato del termine Fundu 'e Corongiu significa appunto il fondo o la terra chiusa da un corongiu, ossia da una roccia, inteso come fianco di una montagna, ed infatti la miniera di cui parliamo si trova in un terreno nelle vicinanze di una parete rocciosa a picco. La scoperta del giacimento è legata ai viaggi di Alberto Lamarmora in Sardegna, che, incuriosito da una leggenda popolare che raccontava di pietre nere capaci di emanare calore e bruciare, nel 1827 si reca nella località e vi trova le pietre nere, appunto l’antracite. Dopo gli scavi del 1838 da parte di Lamarmora, nel 1870 inizia l’attività estrattiva, per i primi anni la concessione viene date a privati che, puntualmente per mancanza di fondi, si vedono costretti a interrompere i lavori. Poi dal 1886 al 1900 la miniera viene data alla Società Genovese delle Miniere e alla Società Generale; dal 1900 al 1938 entra la Società Monteponi, interessata principalmente allo sfruttamento del giacimento per l’utilizzo dell’antracite come combustibile per il trattamento dello zinco estratto ad Iglesias; dal 1938 viene affidata alla Società Veneto-Sarda, che ottenne dei finanziamenti per migliorare la laveria nel tentativo di aumentare la produttività, ma i costi dovuti all’isolamento e l’esaurimento dei cantieri più ricchi la costrinsero alla chiusura, che fu definitivamente sancita con la revoca della concessione nel luglio del 1964, anno nel quale termina l’attività estrattiva.

Alcune vecchie foto d’epoca della miniera di antracite di Fundu ’e Corongiu:

Seui-Miniera di Fundu  e Corongiu: veduta del complesso minerario Seui-Miniera di Fundu  e Corongiu: il pozzo Sant’Antonio con la statua del Santo Seui-Miniera di Fundu  e Corongiu: la ferrovia che trasportava l’antracite Seui-Miniera di Fundu  e Corongiu: la Laveria di San Sebastiano

Oggi della miniera di Fundu ’e Corongiu non rimangono che pochi ruderi vicino alle gallerie e la grande laveria, svuotata di tutti i macchinari, che si trova vicino alla ferrovia che continua a percorrere quelle tortuose curve unendo la Barbagia col Campidano. La presenza della miniera, negli anni della sua attività, ha cambiato il volto al paese di Seui sia dal punto di vista economico che dal punto di vista sociale consentendone il passaggio da un’economia rurale ad un’economia industriale. Infatti, per un verso essa frenava il fenomeno migratorio e dall’altro costituiva per la povera gente del luogo l’occasione per sviluppare una coscienza sociale e per acquistare una visibilità e una consapevolezza di classe. 

In questa miniera, tuttavia, le condizioni di lavoro degli operai erano precarie e le retribuzioni molto basse. Non pochi furono i casi di infortunio e di morte. Di ci fu testimone dal 1922 al 1962 Demetrio Ballicu, medico condotto di Seui, cui spettava il dovere di rispondere alle chiamate dalla miniera a qualsiasi ora del giorno o della notte. Egli stesso scrisse: «Parecchi di loro che formano non un gruppo sparuto ma una nutrita falange si trascinano, miseri ruderi umani, tristi con passo malsicuro e titubante sotto il peso non degli anni ma degli acciacchi e delle sofferenze causate dalla funesta silicosi, mentre il mio cuore pulsa con regolarit fisiologica e i miei polmoni respirano a pieno regime. Non voglio, non posso dimenticare queste vittime del lavoro. Li terr sempre presenti nella memoria insieme con altri minatori i quali in condizioni di completa efficienza fisica perirono sfracellati, schiacciati dalle frane nelle miniere di Corongiu. In un periodo gli infortuni nelle gallerie di quella miniera si susseguirono con ritmo pauroso, tanto impressionante che i familiari di una delle vittime, nel parossismo della costernazione, fecero scolpire sulla lapide del loro congiunto una scritta che incute orrore e induce a meditare:L’ha ucciso la miniera assassina.»

I ruderi della vecchia Chiesa di San Sebastiano

Seui-Resti della Chiesa campestre di San SebastianoLungo la Strada Comunale San Sebastiano, seguita per un paio di chilometri si arriva al bivio, dove ora prendiamo a sinistra, e, dopo una cinquantina di metri, vediamo, alla sinistra della strada, i ruderi della vecchia Chiesa campestre di San Sebastiano. In origine la chiesa di San Sebastiano era stata eretta dai Seuesi a poca distanza dal paese, tra il 1652 e il 1655, come ex voto fatto al Santo affinch liberasse la popolazione dalla peste. Questa Chiesa campestre si trovava a poca distanza dalla miniera di carbone di Fundu ’e Corongiu, lungo la strada tra la miniera e la sua laveria, ed era stata realizzata per servire gli operai che lavorava in questa miniera. Dato che la prima Chiesa dedicata a San Sebastiano si trovava in pessime condizioni, alla fine degli anni ottanta del Novecento è stata demolta e ne è stata costruita un’altra nuova, molto vicina, proprio sulla collinetta tra le due strade del bivio che abbiamo appena incontrato.

La nuova Chiesa di San Sebastiano e Santa Barbara

La nuova Chiesa campestre di San Sebastiano, costruita alla fine degli anni ottanta del Novecento, quando per problemi soprattutto economici si sceglie di edificare una nuova Chiesa invece di ristrutturare la vecchia, ed in seguito viene intitolata anche a Santa Barbara protettrice dei minatori, e diviene, quindi, la Nuova Chiesa campestre di San Sebastiano e Santa Barbara. Della precedente Chiesa restano solo i basamenti risalenti al diciassettesimo secolo. In questa chiesa, al centro della facciata realizzata in pietra con decori laterali a bugnato, si apre un grande portone centrale a due ante in legno con arco a sesto ribassato, sormontato da un rosone circolare. Sul tetto a doppio spiovente con copertura in tegole spicca un bel campanile a vela ad una luce, sormontato da una croce latina.

Seui-Nuova Chiesa campestre di San Sebastiano e Santa Barbara Seui-Nuova Chiesa campestre di San Sebastiano e Santa Barbara: facciata Seui-Nuova Chiesa campestre di San Sebastiano e Santa Barbara: il portale di ingresso

All’interno, la Chiesa di San Sebastiano e Santa Barbara presenta un’ampia e unica navata, sul fondo della quale è presente un piccolo altare in pietra attorno al quale sono presenti i ritratti dei due Santi.

Seui-Interno della Chiesa per la Festa campestre di San Sebastiano e Santa Barbara Seui-Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena: statue di San Sebastiano e Santa Barbara

Presso questa piccola chiesa, la prima domenica di agosto viene celebrata la Festa campestre di San Sebastiano e Santa Barbara, che dura tre giorni. Per questa festa campestre, il venerdì precedente vengono portate in processione dalla Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena le statue dei due Santi alla loro piccola Chiesa campestre. Nei tre giorni della Festa vengono celebrate in questa Chiesa delle messe in onore dei minatori che hanno lavorato e che hanno perso la vita nella miniera di antracite. Alla fine della giornata della domenica i Santi ritornano nel paese, dove segue una processione per le vie del paese, ed alla fine i Santi ritornano nella Chiesa parrocchiale. Seguono spettacoli ed altre manifestazioni civili.

La Chiesa di Santa Lucia

Usciamo da Seui verso sud est con la via Roma che, passato il Cimitero, esce dall’abitato come SS198 di Seui e Lanusei in direzione di Ussassai. La seguiamo per quattro chilometri e troviamo le indicazioni per la chiesa di Santa Lucia, che ci fanno prendere una strada bianca sulla destra. Seguiamo questa strada bianca per circa cinque chilometri e mezzo, ed arriviamo, sempre seguendo le indicazioni, in località S’Isca, dove alla destra, immersa in un fitto bosco tra alberi d alto fusto, si trova la Chiesa campestre di Santa Lucia. La si raggiunge dalle pendici della montagna, attraversando il rio S Isca e percorrendo a piedi una salita molto ripida. In passato vi sostavano i viandanti prima di poter entrare a Seui. Alcune fonti tramandate oralmente, confermano l’esistenza di un area poco distante dalla chiesa di Santa Lucia adibita alla quarantena, e l’esistenza di un cordone sanitario contro l’eventuale presenza di persone affette da lebbra, peste o la malaria. Edificata probabilmente nel quindicesimo secolo, ai piedi del monte Lusei che si trova più a sud, nel corso del tempo ha subito alcuni lavori di restauro che ne hanno comunque conservato la struttura originaria, e recentemente è stata riqualificata.

Architettonicamente essa si presenta con il tetto a doppio spiovente con capriate in legno, la facciata a capanna in semplice muratura, ed al centro il portone principale sormontato da un rosone in cotto ed un piccolo campanile a vela che si posiziona sul tetto a due falde rivestito con coppo sardo.

Seui-La Chiesa campestre di Santa Lucia Seui-Chiesa campestre di Santa Lucia: facciata

L interno si presenta con tre navate sormontate da una capriata, con altare rialzato da gradoni ed un pancale in tutto il perimetro interno del prebisterio. L’altare nella sua semplice composizione accoglie al suo fianco la statua della Santa, solo nel giorno dei suoi festeggiamenti liturgici.

Seui-Chiesa campestre di Santa Lucia: interno verso il presbiterio Seui-Chiesa campestre di Santa Lucia: l’altare Seui-Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena: statua di Santa Lucia

Situata a pochissimi metri come solito in tutte le Chiese campestri, c'è la posada utilizzata nei giorni della festa. Presso questa chiesa, la prima domenica di luglio si svolge la Festa campestre di Santa Lucia, che dura due giorni ed è una delle principali festività di Seui. Per questa festa campestre, il sabato la statua della Santa viene portata in una lunga processione a piedi dalla Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena alla sua piccola Chiesa campestre, accompagnata da groppi folk e cavalieri. Durante i festeggiamenti vengono in questa Chiesa celebrate delle messe, e seguono l’elezione dell’Obriere maggiore e la Festa campestre viene animata da balli tradizionali e da altri intrattenimenti. Alla sera della domenica, conclusi i festeggiamenti, la statua della Santa ritorna nella Chiesa parrocchiale del paese.

Seui-Festa di Santa Lucia Seui-Festa di Santa Lucia Seui-Festa di Santa Lucia

La Chiesa della Madonna del Monte Carmelo

Seui-La casa Cantoniera di ArcuerìUsciamo da Seui verso sud est con la via Roma che, passato il Cimitero, esce dall’abitato come SS198 di Seui e Lanusei in direzione di Ussassai. La seguiamo per quattro chilometri e troviamo le indicazioni per la chiesa di Santa Lucia, evitiamo questa deviazione e proseguiamo per quasi altri tre chilometri e seicento metri, ed arriviamo nella località del monte Arqueri a passare la Casa Cantoniera di Arcuerì, che si trova sulla sinistra della S198 di Seui e Lanusei. Percorsi altri trecento metri dopo la Casa Cantoniera, troviamo alla sinistra della strada le indicazioni per Tonneri, Mont'Arbu e Perda ’e Liana e, seguendo queste indicazioni, prendiamo una deviazione tutta a sinistra, che si dirige in salita verso la Chiesa del Carmelo. Dopo quattrocentocinquanta metri sulla deviazione, vediamo, alla sinistra della strada, la Chiesa campestre della Madonna del Monte Carmelo ossia Su Cramu, che si trova immersa in un bosco di rovere e lecci secolari, le cui fondamenta poggiano su un sottosuolo calcareo che costituiscono i tacchi del Tonneri, con alcune fonti nelle vicinanze, che un tempo erano molto più numerose.

La chiesa campestre della Madonna del Carmelo fu edificata nel 1920 in localit Arcuerì, dopo un tragico evento. Le notizie sulle sue origini sono contenute in un memoriale scritto da Efisio Luigi Moi noto come Moigeddu tra il 1920 e il 1940, secondo il quale, le origini della Festa campestre sono da ricollegare all’uccisione durante una rissa di un compaesano. Ad Elini in occasione dei festeggiamenti in onore della Madonna del Carmine, il 16 luglio del 1919, durante una rissa tra Elinesi e Seunesi, mor Francesco Deidda noto come Missoni, cantoniere ferroviario, chi dice causa di una coltellata, chi in seguito ad una emorragia causata da una pietra lanciata da uno dei litiganti. La morte avvenne il giorno sucessivo alla rissa. Il paese rimase molto scosso da tale avvenimento. E quindi il giorno successivo al tragico evento, viste le terribili conseguenze, Efisio Luigi Moi, obriere della Festa di Sant Efisio, presente a Elini, decise di non recarsi mai più ad Elini e si fece promotore, col supporto di altri due obrieri, Angelo Deidda ed Efisio Luigi Cannas, della costruzione di un nuovo luogo di culto nel proprio territorio, ossia di una chiesa da dedicare a Sant Efisio, a cui molti Seuesi erano devoti, e alla Madonna del Carmine, per la quale andavano ogni anno a Elini.

Quindi la Chiesa venne costruita nel 1921, ed i Seuesi, tramite le offerte votive, dotarono la chiesa del simulacro della Madonna del Carmelo, e nell anno successivo per ospitare i fedeli edificarono Sa Posada, ossia l’alloggio per i pellegrini. Nel 1939 i seuesi immigrati a Palermo donarono come ex voto un cocchio siciliano alla chiesa della Madonna del Carmelo. La Chiesa della Madonna del Monte Carmelo è una Chiesa campestre con un tetto a doppio spiovente, ed ha la facciata semplicemente intonacata, che presenta un portone ligneo a due ante, sormontato da una lunetta con croce latina e un rosone in ferro battuto.

Seui-Chiesa campestre della Madonna del Monte Carmelo Seui-Chiesa campestre della Madonna del Monte Carmelo: facciata

La sua pianta di forma rettangolare. All’interno la pianta longitudinale è articolato in un’unica navata centrale, con capriate in legno e con pavimento in cotto, mentre l’altare si colloca in fondo all’abside.

Seui-Chiesa campestre della Madonna del Monte Carmelo: interno verso il presbiterio Seui-Chiesa campestre della Madonna del Monte Carmelo: il presbiterio

Vicino alla Chiesa si trovano la posada, la piazza centrale ed alcune strutture recenti, che vengono utilizzate soprattutto la terza domenica di luglio, quando presso questa Chiesa si svolge la Festa campestre della Madonna del Carmelo e di Sant’Efisio. Si tratta della Festa campestre religiosa più importante della comunità di Seui, e le celebrazioni durano due o tre giorni. Il primo giorno le statue vengono portate in processione su un carretto siciliano trainato da una coppia di buoi dalla Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena fino alla sua piccola Chiesa campestre, accompagnata dai gruppi folk e dalla banda musicale del paese. È tradizione per i Seuesi dormire ad Arcuerì, in piazzole adeguatamente attrezzate per tutta la durata della festa. Durante i due giorni vengono celebrate varie messe religiose e la Festa campestre viene animata da balli tradizionali e da altri intrattenimenti. La domenica sera le statue lasciano la Chiesa di Arquerì e fanno il loro rientro nel paese.

Seui-Festa della Madonna del Carmelo e di Sant’Efisio Seui-Festa della Madonna del Carmelo e di Sant’Efisio Seui-Festa della Madonna del Carmelo e di Sant’Efisio

Il parco naturale di Arcuerì

Nel corso del ventunesimo secolo, con la realizzazione di un complesso architettonico composto da strade lastricate, e da quattordici piccoli cippi dediti alla via Crucis, è nato il Parco naturale di Arcuer , che costituisce un itinerario del santuario campestre dedicato alla Beata Vergine del Carmelo, all’interno del quale i fedeli, per valorizzare l’area votiva, hanno fatto realizzare e posare una statua bronzea della Beata Vergine del Carmelo, situata lungo il belvedere. L’inaugurazione del parco avvenuta nel maggio del 2022 alla presenza delle autorit locali e dei fedeli.

Seui-Il belvedere del parco naturale di Arcuer Seui-Parco naturale di Arcuer : la statua della Beata Vergine del Carmelo Seui-Parco naturale di Arcuer : ricordo di Francesco Deidda morto il 16 luglio del 1919

La stazione ferroviaria di Anulù chiamata anche fermata di San Pietro

Usciamo da Seui verso sud est con la via Roma che, passato il Cimitero, esce dall’abitato come SS198 di Seui e Lanusei in direzione di Ussassai. La seguiamo e, dopo appena quattro chilometri e quattrocento metri, poco dopo aver superato il chilometro 46, troviamo le indicazioni per la Perda ’e Liana e per la Chiesa di San Cristoforo, che ci fanno prendere la deviazione a sinistra verso nord nella strada per Lago alto del Flumendosa, Gennargentu, Perda Liana e Tonneri. La seguiamo e, dopo cinque chilometri, troviamo le indicazioni a destra verso est per la Caserma di Muntarbu, che ci fanno prendere la strada per la Forestale Mont'Arbu.

Seui-Fermata ferroviaria di AnulùSeguendo la strada per la Forestale Mont'Arbu, dopo quattro chilometri e trecento metri, si vede, su una strada bianca parallela sulla destra, l’edificio della Stazione ferroviaria di Anulù, una fermata ferroviaria al servizio del comune di Seui posta lungo la linea che collega Mandas con Arbatax, tra la stazione di Seui e quella di Ussassai, realizzata in corrispondenza di una isolata casa cantoniera ed attivata nel 1921, anno di passaggio della linea dalla Società italiana per le Strade Ferrate Secondarie della Sardegna alla Ferrovie Complementari della Sardegna, a cui nel 1989 seguono le Ferrovie della Sardegna. Sotto questa amministrazione, dal 1997, l’intera viene destinata all’impiego per il solo traffico turistico legato al progetto Trenino Verde, fatto che porta alla cessazione dell’utilizzo regolare dello scalo. Da allora la stazione, che dal 2010 è gestita dall’ARST, viene utilizzata quasi esclusivamente nel periodo estivo, restando per il resto dell’anno sostanzialmente priva di traffico.

I resti della tomba di giganti Anulù

A trecento metri più a nord rispetto alla stazione ferroviaria di Anulù, dopo aver oltrepassato la strada per la Forestale Mont'Arbu, si trovano i resti della tomba di giganti Anulù, una struttura funeraria di epoca nuragica del tipo a filari, costruita in pietra calcarea a 951 metri di altezza. Secondo un censimento, in questa località potrebbero essere presenti anche altre tombe di giganti.

Seui-Resti della tomba di giganti Anal Seui-Resti della tomba di giganti Anal

I resti del nuraghe Anulù

Poco più a nord, a breve distanza da quello che era l’insediamento abitativo nuragico di Analù, si trovano i resti del Nuraghe Anulù, un nuraghe complesso costituito da una torre principale con accanto torri secondarie, edificato in pietra calcarea a 970 metri di altezza. Come si è detto vicino al nuraghe sono presenti i resti di un insediamento abitativo, e la tomba di giganti Anulù.

Seui-Resti del nuraghe Anal Seui-Resti del nuraghe Anal

I siti archeologici si raggiungono attraverso percorsi di trekking all’interno della foresta, offrendo un’esperienza naturalistica e archeologica insieme. In sintesi, il nuraghe Anal una tappa significativa per chi esplora la Sardegna archeologica, immerso in un contesto naturale di grande pregio, all’interno del complesso della Foresta di Mont'Arbu.

Qui vicino esisteva un tempo la Chiesa campestre di San Pietro Apostolo

Dalla fermata ferroviata di Anulu si raggiunge il luogo dove esisteva un tempo l’antica piccola Chiesa campestre di San Pietro Apostolo oggi distrutta, che era stata edificata in località Santu Perdu, nel cuore del parco di Mont'Arbu, a sud del massiccio calcareo del monte Tonneri. I suoi pochi resti murari erano ancora ben visibili all’inizio del secolo scorso, ma oggi non esistono che poche tracce murarie. Le uniche testimonianze materiali che ci sono pervenute dalla antica Chiesa sono una statua di San Pietro e una campana, risalente al 1690, che reca l’iscrizione Esta campana est de S. Pedro de Seui, è finemente lavorata ed incisa, e per vari decenni era stata collocata sulla sommità della colonnina dedicata alla Madonna del Monte Carmelo, in località Arquerì. La statua e la campana sono oggi esposte nell’Antiquarium Ecclesiastico della Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena di Seui.

Seui-Scomparsa Chiesa campestre di San Pietro Apostolo: statua di San Pietro Seui-Scomparsa Chiesa campestre di San Pietro Apostolo: la campana

In località Santu Perdu, nel cuore del parco di Mont'Arbu, la terza domenica di agosto si celebra la Festa campestre di San Pietro Apostolo, che ha inizio il sabato pomeriggio con la messa nella Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena, seguita da una processione con il simulacro del Santo accompagnato dalle Ministre degli stendardi che si dirige, con il trenino, verso la località Santu Pedru, dove la domenica si celebra la messa solenne, seguita da un pranzo collettivo. A fine giornata si effettua la processione di ritorno, ed all’arrivo in paese si tengono una nuova processione nelle vie del paese con ulteriori cerimonie religiose, ed anche manifestazioni civili con il gruppo folk e la banda musicale.

La Caserma forestale Mario Falchi che è il punto di accesso all’interno della Foresta demaniale di Mont'Arbu

Seui-La Caserma forestale Mario FalchiDalla fermata ferroviata di Anulu proseguiamo lungo la strada per la Forestale demaniale di Mont'Arbu. Percorsi quasi dieci chilometri da dove la abbiamo imboccata, la strada termina e raggiungiamo la Caserma forestale Mario Falchi, che è il punto di accesso all’interno della Foresta demaniale. Il parco di Mont'Arbu è fruibile dal punto di vista turistico e ricettivo, e dal centro di accoglienza dell’Ente Foreste prendono avvio diversi percorsi naturalistici ed ecoturistici con differente grado di difficoltà, e con la possibilità di accesso anche per i diversamente abili.  Presso la Caserma forestale Mario Falchi di Montarbu esiste anche un recinto per l’acclimatazione di mufloni selvatici.

La foresta demaniale di Mont'Arbu

La Foresta demaniale di Mont'Arbu si estende per quasi 2800 ettari, prevalentemente nel territorio di Seui ed in piccola parte in quello di Ussassai, e viene gestita dal Corpo Forestale dello Stato. Nel 1989 circa il 70% della superficie della foresta di Mont'Arbu è stata inclusa nella proposta di parco naturale del Gennargentu, in quanto area di interesse ambientale internazionale per complessità geologica, geomorfologia, vegetazionali faunistica, mentre la parte nord del territorio della foresta viene riconosciuto come sito di interesse comunitario. Dal punto di vista altimetrico, il territorio del parco varia dai circa trecento metri sopra il livello del mare del confine sud, ai 1325 di Punta Margiani Pubusa al confine nord con il Flumendosa e il massiccio del Gennargentu.

Seui-passeggiata all’interno della foresta demaniale di Mont'Arbu Seui-passeggiata all’interno della foresta demaniale di Mont'Arbu

Si tratta di un’oasi naturale al cui interno si possono ammirare boschi di leccio, roverella, sughera e di castagno puri, inoltre sono presenti esemplari di carpino nero, agrifoglio, tasso e numerose specie botaniche endemiche e di rilevante interesse naturalistico. Il parco è un’oasi di ripopolamento permanente di animali selvatici quali l’aquila reale, il cervo, il daino il muflone e i più comuni cinghiali.

La Chiesa di San Cristoforo

Usciamo da Seui verso sud est con la via Roma che, passato il Cimitero, esce dall’abitato come SS198 di Seui e Lanusei in direzione di Ussassai. La seguiamo e, dopo appena quattro chilometri e quattrocento metri, poco dopo aver superato il chilometro 46, troviamo le indicazioni per la Perda ’e Liana e per la Chiesa di San Cristoforo. Evitiamo questa deviazione e proseguiamo verso nord per altri cinque chilometri, finché, seguendo le indicazioni, prendiamo una sterrata verso sinistra che, in circa cinquecento metri, ci porta alla Chiesa campestre di San Cristoforo Martire, ossia di Santu Cristolu, che si trova alle pendici meridionali del complesso del Monte Tonneri, a circa 900 metri d’altezza, ed era l’antica parrocchiale del villaggio scomparso di Gertalay. Tra tutti i luoghi di culto, la chiesa campestre di San Cristoforo certamente quella piùantica, anche se la sua data di costruzione è piuttosto difficile da stabilire con precisione, molto probabilmente la struttura più antica potrebbe risalire addirittura anche ad un periodo antecedente al 1300, quando durante i numerosi lavori di restauro e ammodernamento, emerse un corpo murario con arco a tutto sesto d epoca medioevale. In alcuni documenti del diciassettesimo secolo questo tempietto non risulta citato tra le Chiese campestri di Seui, forse per le sue allora pessime condizioni di conservazione, e nel 1832 le autorità ecclesiastiche avevano decretato la sua interdizione per essere diventata frequente asilo di malviventi. Durante il novecento la chiesa fu sottoposta a un restauro architettonicamente e ripristinato il culto cristiano di San Cristoforo.

L edificio, a pianta rettangolare, presenta una facciata a capanna, interamente intonacata, con tetto a doppio spiovente laterale ed un portale principale centrale a doppio battente, sovrapposto da un rosone quadrato aperto a metà dello scorso secolo. L’ingresso secondario si apre sul muro laterale esposto ad est. Mentre sul lato ovest sono presenti due grossi contrafforti che ne reggono il corpo, in corrispondenza dei due archi.

Seui-Chiesa campestre di San Cristoforo Martire Seui-Chiesa campestre di San Cristoforo Martire: facciata

L’interno si presenta con pianta rettangolare articolato in una sola navata centrale, ed è estremamente semplice. La copertura è a capriate lignee e incannucciati. L’aula rettangolare, che termine nell’unico altare, è suddivisa da due archi. Il pavimento è in cemento. L’antico altare costituito da due blocchi gradonati in calce e pietra, che poggia su tre gradini, è sormontato da una grande nicchia lignea con apertura a doppio battente con vetri, che sino a qualche anno or sono ospitava il simulacro del Santo oggi custodito nella Chiesa parrocchiale di Seui. L’altare è cavo. All’interno vi si accede tramite una porticina posta sul lato sinistro. All’interno della piccola Chiesa è custodita una campana del 1758.

Seui-Chiesa campestre di San Cristoforo Martire: interno verso il presbiterio Seui-Chiesa campestre di San Cristoforo Martire: il presbiterio

Ubicata tra i tacchi calcarei del Tonneri, circondata da un paesaggio naturale tipico della macchia mediterranea, raggiungibile da una strada di campagna, la chiesa accoglie ogni anno i sui fedeli ogni anno nel primo fine settimana di giugno, quando si celebra la Festa campestre in onore di San Cristoforo Martire, protettore degli automobilisti, con diverse manifesta campestrezioni civili e religiose. I festeggiamenti iniziano nel tardo pomeriggio del sabato, con la celebrazione della messa nella Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena, al termine della quale, in processione, l’antico simulacro raffigurante il Martire viene accompagnato fino alla periferia del centro abitato, da dove, a bordo di un automobile, raggiunge la sua piccola Chiesa campestre, e lì viene celebrata la messa. L’apice viene però raggiunto la domenica, con la messa solenne ed il grande banchetto offerto dal Comitato degli Obreri nella posada, poco vicina, formata da un unico vano con tetto a capanna. Più tardi il simulacro ripartesu un’automobile per Seui, e una volta giunta alla periferia del paese, all’imbrunire, la statua del Santo viene accompagnata in processione sino alla Chiesa parrocchiale.

Seui-La festa campestre di San Cristoforo Martire Seui-La festa campestre di San Cristoforo Martire

San Cristoforo Martire è uno dei quattordici Santi ausiliatori che da secoli vengono invocati dai fedeli in occasione di gravi calamità naturali e pestilenze. A Seui, il suo simulacro viene portato in processione eccezionalmente, in occasione di gravi e lunghe siccità.

I resti del nuraghe complesso Ardasai

Seui-Resti del nuraghe complesso ArdasaiProseguendo per altri quattro chilometri dopo la deviazione per la Chiesa campestre di San Cristoforo Martire, a circa undici chilometri e mezzo da dove abbiamo preso la strada per Lago alto del Flumendosa, Gennargentu, Perda Liana e Tonneri, vediamo, alla sinistra della strada, i resti dell’imponente nuraghe Ardasai, detto anche nuraghe di Mont'Arbu, che vediamo sulla sommità di uno sperone roccioso sulla sinistra che è l’omonimo tacco, edificato in pietra calcarea a 951 metri di altezza. Si tratta di un nuraghe complesso, in gran parte crollato, con un mastio centrale circondato da una muraglia sulla quale sono addossate diverse torri secondarie. Il nuraghe Ardasai è stato oggetto, dal 1999 al 2006, di indagini estensive che hanno permesso il restauro dell’edificio e la lettura delle diverse fasi costruttive che lo hanno interessato nel tempo. Alla prima fase edilizia risale la torre centrale che si conserva, svettata, da un minimo di un metro sul lato ovest a un massimo di sei metri e mezzo sul lato est.

Seui-Resti del nuraghe complesso Ardasai Seui-Resti del nuraghe complesso Ardasai

La torre centrale conteneva sale sovrapposte su più piani, delle quali ora resta solo la sala inferiore e la scala che conduceva a quelle superiori. La camera centrale era probabilmente divisa in due da un pavimento in legno, la parte superiore marginata da una nicchia nel muro. L’ingresso alla torre, largo quasi un metro ed alto tre metri, introduce in un corridoio a sezione sub ogivale, alquanto insellata nella parte superiore e sormontata da pesanti lastre di piattabanda. All’interno della costruzione sono visibili fenomeni di degrado, aggiunte e risistemazioni varie. In particolare ad un primo lastricato pavimentale del corridoio che si inserisce sotto le pareti, si sovrappone in un momento non precisabile un secondo piano di calpestio giustapposto al paramento murario. È probabile che proprio nell’ambito di questi restauri sia avvenuta anche l’occlusione della scala d’andito, il cui accesso risulta perfettamente sigillato da conci parallelepipedi.

Seui-Resti del nuraghe complesso Ardasai Seui-Resti del nuraghe complesso Ardasai Seui-Resti del nuraghe complesso Ardasai

Ai piedi del nuraghe si trovano i resti del villaggio nuragico, con le capanne a pianta circolare o ovoidale realizzate addossate alle rocce. Nel villaggio nuragico si trovava anche una fonte sacra e nelle vicinanze si trova la tomba di giganti Ardassai. Una più completa descrizione del nuraghe complesso Ardasai è presente nel testo Un contributo dal territorio di Seui e l'esempio del nuraghe Ardasai, riportato all'inizio della descrizione dei dintorni di Seui.

I resti della tomba di giganti Ardassai

La tomba di giganti Ardassai è una struttura funeraria di epoca nuragica. Del monumento, seppure molto rovinato, comunque leggibile nel suo profilo di pianta e conserva ancora gli elementi costitutivi, ossia l'esedra, il corridoio e l'abside. La tomba di piccole dimensioni e dai pochi resti si può desumere che la tipologia fosse quella dolmenica con ortostati infissi verticalmente nel suolo e copertura con lastre orizzontali, attualmente non presenti.

Seui-Resti della tomba di giganti Ardassai Seui-Resti della tomba di giganti Ardassai

In Sardegna sono esistiti i giganti?

In Sardegna sono esistiti i giganti?In un intervista di qualche anno fa è stata portata alla luce una storia tutta ogliastrina che riguarda uno dei quesiti piùinteressanti degli ultimi anni: i giganti in Sardegna sono esistiti? Nel 1979, il signor Elio Mura, originario di Seui, ha trovato, mentre insieme ad alcuni amici faceva una scampagnata nelle montagne del paese ogliastrino, uno scheletro gigante. Il luogo del ritrovamento è il Nuraghe Ardasai, e viene qui riportata una video intervista con Elio Mura, che si chiede che fine abbia fatto quello scheletro visto che nessuno ne ha mai più parlato. Il documentario è stato curato da Marcello Polastri, autore del libro inchiesta sul tema dei giganti, che ha affascinato anche la BBC, per rintracciare resti ossei realmente esistiti in Sardegna, capaci, se rintracciati e analizzati, di contribuire a capire chi erano i Sardi antichi e con quali etnie interagivano. Ad oggi però, come riportato anche all’interno del video, nessun reperto attendibile ha confermato quanto asseriscono le fonti orali.

L’imponente monumento naturale chiamato Sa Perda ’e Liana

Seui-perda ’e Liana, un monumento naturale di rara imponenza e fascinoProseguendo lungo, dopo quasi dodici chilometri troviamo le indicazioni che ci fanno prendere una deviazione sulla destra, la seguiamo per seicento metri, poi troviamo una variazione sulla destra che passa sopra la deviazione che avevamo percorso fin qui, e che ci porta la cancello, oltre il quale si possono seguire i sentieri che fanno raggiungere Sa Perda ’e Liana un monumento naturale di rara imponenza e fascino, tra i più caratteristici della Sardegna, protetto dalla Regione come monumento naturale. Si tratta di un torrione, che svetta a un’altezza di 1293 metri sul livello del mare, posto in un’area di confine tra la Barbagia di Seulo e l’Ogliastra. Su un basamento costituito da scisti risalenti al Paleozoico, si appoggia la base tronco conica che è costituita da una formazione conglomeratico arenacea, mentre la sommità è un maestoso torrione cilindrico calcareo dolomitico, le cui pareti, quasi verticali, sono suddivise in regolari blocchi prismatici da nette linee di frattura verticali. Costituisce il tacco per antonomasia, è una delle più conosciute, tra quelle formazioni rocciose testimonianze della lenta erosione dell’antica copertura calcarea e del suo substrato. Ed è un punto di riferimento visibile a grande distanza, quasi fosse un vero e proprio faro per tutto il Gennargentu. Si ritiene che il nome Perda ’e Liana derivi da Perda Iliana, ossia Rupe degli Iliensi, dato che qui si trovava il centro del grande spazio occupato dalla più numerosa tra le tribù nuragiche. Vittorio Angius, frate scolopio, giornalista e uomo politico, nel suo famoso Dizionario geografico, storico, statistico, commerciale degli stati di S. M. Il Re di Sardegna, scrive testualmente: «Vuolsi per antica tradizione che sotto questa rupe i popoli Iliesi, celebri nella storia romana per la eterna guerra sostenuta contro i dominatori dell’Isola, Cartaginesi e Romani, e per la mantenuta libertà, tenessero quivi le loro assemblee su le cose comuni. Questi Iliesi furono discendenza dè Pelasghi d’Ilio, che dopo la rovina di Troja, posero in Sardegna le loro sedi...».

La strada per Lago alto del Flumendosa, Gennargentu, Perda ’e Liana e Tonneri porta più avanti all’altopiano di Monte Tonneri, che è possibile raggiungere da qui evitando la deviazione per Sa Perda ’e Liana e proseguendo dritti, ma si trova in territorio di Gairo e di cui parleremo quando visiteremo questo paese.

La prossima tappa del nostro viaggio

Dopo la deviazione nella Babagia di Seulo, ritornati a Gairo e da qui a Cardedu, nella prossima tappa del nostro viaggio proseguiremo lungo la costa verso nord fino ad arrivare a Bari Sardo dove visiteremo la spiaggia di Marina di Barì e con il Lido di Cea.


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