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Visita del sito istituzionale del comune

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Belvì il paese che ha dato il nome alla sua Barbagia con i siti archeologici presenti nei dintorni

In questa tappa del nostro viaggio entreremo nella Barbagia di Belvì, dove visiteremo Belvì, il paese che ha dato il suo nome a questa parte della Barbagia, che visitiamo con il suo centro storico e con i suoi dintorni.

La Regione storica della Barbagia di Belvì

La Barbagia di BelvìLa Barbagia di Belvì (nome in lingua sarda Barbàgia de Brevìe), chiamata anche Barbagia centrale, è una Regione storica della Sardegna centrale. Corrisponde alla parte centrale della Barbagia e si trova tra le regioni del Mandrolisai a nord, il Sarcidano e la Barbagia di Seulo a sud. In periodo giudicale ha fatto parte del Giudicato d'Arborea del quale costituiva una Curatoria. È una delle regioni della Barbagia che fu meno sottoposto all'egemonia dei feudatari, a parte qualche tentativo sfociato in insurrezioni popolari. Fino alla metà del 1700 il paese chiamato Belvì era, infatti, governato da un rappresentante scelto tra i capifamiglia. Della Barbagia di Belvì fanno parte i comuni di Aritzo, Belvì, Gadoni e Meana Sardo.

Visualizza la mappa In viaggio verso Belvì

Da Desulo usciamo verso sud ovest sulla SP7 e la seguiamo per quasi otto chilometri, fino che la strada Provinciale va ad immettersi sulla SS295 proveniente da Tonara, che in circa sette chilometri ci porta verso sud nella Regione storica della Barbagia di Belvì, fino all'abitato del paese chiamato Belvì. La strade attraversano un paesaggio di una bellezza incredibile.

Belvì-Foreste viste dalla strada verso Belvì Belvì-Foreste viste dalla strada verso Belvì Belvì: la bella strada verso Belvì

Proseguendo verso Belvì

Proseguendo sulla SS295 verso sud, proseguiamo in un bel paesaggio ed arriviamo a Belvì. La distanza dal Municipio di Desulo a quello di Belvì è di 15,3 chilometri.

Belvì, il paese che da il nome alla Barbagia di Belvì Informazioni turistiche

Belvì-Veduta dell'abitatoBelvì-Stemma del comuneIl paese chiamato Belvì (nome in lingua sarda Brevìe, metri 700, abitanti 671 all'1 gennaio 2011) è un piccolo centro di montagna, che si trova nella parte sud occidentale della Provincia di Nuoro, sui monti del Gennargentu, nella costa sud occidentale del monte Genna 'e Crobu, ed è facilmente raggiungibile con la SS295 di Aritzo, che ne attraversa tutto il territorio. Il paese è molto piccolo, pur essendo stato, un tempo, un centro molto importante, al punto da dare il nome a tutta la zona che viene appunto chiamata Barbagia di Belvì. La sua principale risorsa è rappresentata dal suo significativo patrimonio naturalistico.

Origine del nome

L'origine del nome della cittadina non è ben chiara, dato che secondo alcuni sembrerebbe derivare dalla radice Fenicia Bela, ad indicare il terrore, mentre secondo altri deriverebbe dalla parola sarda campidanese Brevèi, che indica la pecora.

La sua economia

Nell'economia di belvì, assume un ruolo importante l'agricoltura, dato che si producono cereali, ortaggi, foraggi, uva e altra frutta, il paese deve, comunque, gran parte della sua fama alla produzione delle castagne, delle nocciole e delle ciliegie. Si pratica anche l'allevamento di bovini, suini, ovini, caprini ed equini. Interessante è l'artigianato, in particolare quello specializzato nella lavorazione del legno e del ferro, mentre il settore industriale non è particolarmente sviluppato. Il terziario non assume dimensioni rilevanti. Belvì attira ogni anno numerosi turisti, che vi possono transitare con il Trenino Verde. Questo grazie soprattutto al fascino della natura incontaminata, delle sue tradizioni radicate, e della gastronomia locale. Piatti tipici di Belvì sono Is Brentigeddas, costituite dallo stomaco degli agnelli, ed Is Caschettes, un dolce costituito da un iimpasto di miele e nocciole avvolto in una sottilissima sfoglia, con origini che risalgono al '600, quando veniva presentato nelle occasioni più importanti della vita sociale, in particolare durante i matrimoni.

Brevi cenni storici

Nel territorio di Belvì, che conserva interessanti testimonianze del passato, sono stati rinvenuti diversi utensili e ceramiche che risalgono ad un periodo che va dal Neolitico all’epoca romanica, attestando la presenza dell'uomo nell'area già da tempi molto antichi,e numerose nei boschi che circondano il paese sono le Domus de Janas. In epoca medievale viene compreso nel Giudicato di Arborea. inglobata nella curatoria della Barbagia di Meana e, successivamente, nel quattordicesimo secolo, in quella del Mandrolisai, per entrare, poi, a far parte del marchesato di Oristano. Nel 1388 viene conquistata dagli Aragonesi e, in seguito, incorporata nella signoria della Barbagia di Belvì, ma si tratta di uno dei paesi barbaricini che è stato meno sottoposto all'egemonia dei feudatari, a parte qualche tentativo sfociato in un insurrezione popolare, dato che fino alla metà del 1700 il paese viene governato da un rappresentante scelto tra i capifamiglia, fino al 1839, anno in cui è stato riscattato al demanio dello stato. Nel 1834 Vittorio Angius, nel suo «Dizionario Geografico: storico: statistico-Commerciale degli Stati di Sua Maestà il re di Sardegna», così descrive Belvì: «Per la varietà di fruttiferi, per le numerose specie di alberi e di erbe che vestono le pendici ed il fondo, per la degradazione dei colori e la loro diversità, per la meravigliosa forza che ha la vegetazione, e dal suolo e dal cielo offresi all’occhio come la delizia di una bellissima e pittoresca prospettiva». E nel 1921, nel suo libro «Mare e Sardegna», David Herbert Lawrence così racconta la sua esperienza lungo i binari percorsi dal Trenino Verde: «È una strana ferrovia, sfreccia per le colline e giù per le valli attorno a curve improvvise, con la massima noncuranza». Nel periodo del Regno d'Italia, del Comune di Belvì nel 1927, dopo la creazione della Provincia di Nuoro, viene cambiata la Provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella di Nuoro.

Principali personaggi nati a Belvì

A Belvì è nato il pittore e scultore Tonino Loi.

Nel 1957 nasce a Belvì il pittore e scultore Tonino Loi, che nella sua Città natale vive e lavora, la cui opera è caratterizzata dal più forte coinvolgimento fisico che la scultura vanta rispetto alla pittura. In tutti i casi, la sua lunga familiarità col legno gioca un ruolo determinante in tutti i suoi lavori, e ne rappresenta un presupposto decisivo. Tonino Loi ha esposto a Parigi, Grenoble, Rosario di Santa Fè, Mosca, Milano, Genova, Roma. Le sue opere sono a Milano, Mosca, Rosario di Santa Fè in piazza Italia, Parigi alla Maison de l’Italie, Grenoble alla Maison di Staendal, e opere pubbliche in diversi Comuni della Sardegna, tra i quali Tonara e Ottana.

Le principali Feste e Sagre che si svolgono a Belvì

Belvì-costume tradizionale delle donne di BelvìA Belvì è attivo un Gruppo Folk ed il Coro Polifonico Sos Ordinagos. Nelle Feste e Sagre che si svolgono a Belvì e negli altri paesi alle quali partecipano, è possibile assistere all'esibizione dei costumi tradizionale.

Tra le principali Feste e Sagre che si svolgono a Belvì si segnala, il 16 e 17 gennaio, la Festa di Sant'Antonio Abate, con l'accensione la sera del giorno 16 del falò davanti alla Chiesa parrocchiale; i riti della Settimana Santa; la prima domenica di giugno la Festa di Santa Margherita sul Colle; a metà giugno la Sagra delle Ciliegie e dei Caschettes; il 28 agosto si concludono i tre giorni della Festa di Sant'Agostino, che è il Santo patrono del paese.

I riti della Settimana Santa

Anche a Belvì, i riti della Settimana Santa prevedono il giovedì Santo la Lavanda dei piedi, il venerdì Santo la cerimonia de S'Icravamentu ossia della deposizione del Cristo dalla croce, e la domenica di Pasqua la cerimonia di S'Incontru, ossia l'incontro del Cristo risorto con la Madonna.

La Sagra delle Ciliegie e dei Caschettes

Belvì-Manifesto della Sagra delle Ciliegie e dei CaschettesBelvì-I Caschettes di BelvìLa seconda domenica di giugno si svolge a Belvì la Sagra delle Ciliegie e dei Caschettes, che richiama nel piccolo centro della Barbagia numerosi visitatori. La Festa prevede due giornate di percorso gastronomico con degustazione di ciliegie e distribuzione ai partecipanti dei caschettes, il dolce tipico di Belvì. Si svolgono anche eventi musicali, e si assiste all'esibizione di gruppi folkloristici. Oltre alle ciliegie, gli altri prodotti agroalimentari di Punta di Belvì sono le castagne e le nocciole.

Visualizza la mappa Visita del centro del paese

Entriamo in Belvì con la SS295 che arriva nel paese da nord est, e che, entrando all'interno dell'abitato, assume il nome di viale 4 Novembre, che la percorre da nord a sud e, arrivata in piazza Repubblica, diventa via Roma. Per molto tempo il centro abitato di Belvì è stato poco esteso, con le case costruite con pietre di scisto legate con fango, nonostante Belvì avesse una produzione non indifferente di calce che veniva esportata in grandi quantità. Erano quasi tutte prive di cortile ma dotate di ballatoio di legno e piccole finestre, con scalinate e strade strette e tortuose, quasi tutte lastricate, tipiche dei paesi di montagna. Successivamente è stato interessato da una forte espansione edilizia, è circondato da boschi di castagni e noccioli.

Belvì-I tipici balconi delle abitazioni del entro storico Belvì: le insegne di un negozio che vende vini, salumi e... coltelli

Il Campo Sportivo di Belvì

Prina di arrivareall'interno dell'abitato, subito dopo aver passato il cartello indicatore del chilometro 13 della SS295, una strada sulla destra ci porta, in trecento metri, al Campo Sportivo di Belvì.

Il Municipio ed il nuovo Cimitero di Belvì

La strada entra nel paese con il nome di viale 4 Novembre e, settecentocinquanta metri più avanti, prendiamo sulla sinistra il viale Aldo Moro, lo seguiamo in salita per cinquecento metri ed arriviamo a un incrocio dove da destra arriva la via Cagliari e da sinistra la via Alcide De Gasperi. Proseguiamo dritti nel viale Kennedy, duecento metri più avanti, troviamo alla destra della strada le indicazioni, che ci fanno prendere una breve deviazione in discesa che ci porta, al civico numero 23, al Municipio di Belvì.

Dal Municipio ritorniamo indietro sul viale 4 Novembre, e lo riprendiamo verso sud. Centocinquanta metri più avanti troviamo, alla sinistra della strada, la deviazione in salita che sembra tornare indietro, e che ci porta all'ingresso del nuovo Cimitero di Belvì.

Belvì-Municipio di Belvì Belvì-Ingresso del nuovo Cimitero di Belvì

In piazza della Repubblica troviamo il Monumento ai Caduti e l'anfiTeatro Comunale

Proseguiamo lungo la via 4 Novembre e, quattrocento metri più avanti, arriviamo in Piazza della repubblica. Sulla sinistra parte la via San Giovanni Bosco, alla cui destra si trova il monumento ai Caduti di Belvì. Subito più avanti, troviamo l'anfiTeatro Comunale di Belvì.

Belvì-Piazza della Repubblica con il Monumento ai Caduti Belvì: l'anfiTeatro Comunale in piazza della repubblica Belvì: l'anfiTeatro Comunale in piazza della repubblica

Il Campo da Calcetto di Belvì

La via San Giovanni Bosco prosegue per un centinaio di metri, fino a sboccare sulla via Dante Alighieri. Se la prendiamo verso destra, dopo un centinaio di metri troviamo, alla destra della strada, il Campo da Calcetto di Belvì.

La Stazione Ferroviaria di Belvì-Aritzo

Presa la via Dante Alighieri nell'altra direzione, dopo una cinquantina di metri da dove la avevamo imboccata dalla via San Giovanni Bosco, troviamo sulla destra l'ingresso della Stazione Ferroviaria di Belvì e Aritzo, la stazione meglio conservata delle Ferrovie Sarde minori, posta sulla linea turistica del Trenino Verde che parte da Isili e si dirige verso Sorgono. Si tratta di una linea a binario unico a scartamento ridotto che parte da Isili e, passata la stazione di Meana Sardo, porta alle stazioni di Belvì-Aritzo e di Desulo-Tonara, e dopo un tratto in leggera discesa, fa raggiungere il capolinea di Sorgono.

Belvì: la Stazione Ferroviaria di Belvì e Aritzo Belvì: la Stazione Ferroviaria di Belvì e Aritzo

La Chiesa parrocchiale di Sant'Agostino Vescovo

Dalla piazza della repubblica, prendiamo sulla sinistra la via Romana, che, in un centinaio di metri, ci porta nel centro del paese, dove troviamo sulla sinistra la facciata della Chiesa di Sant'Agostino Vescovo, che è la Chiesa parrocchiale di Belvì. Non si conosce la data della sua costruzione, ma, poiche è di stile romanico, non dovrebbe essere anteriore al sedicesimo secolo. L'altare maggiore, del 1910, è in marmo, e dietro di esso si trova il coro, in legno di noce massiccia. Nella nicchia dell'altare maggiore si trova una vecchia statua di Sant'Agostino, forse del 1400, pregevole per fregi e dorature. Conserva all'interno due altari in legno probabilmente del 1815, dedicati uno a Sant'Antonio Abate e l'altro alla Vergine del Rosario, ed un organo del 1700. Ornamento della parrocchia è una croce d'argento, con un pregevole lavoro svolto tra il 1600 ed il 1620.

Belvì: la Chiesa parrocchiale di Sant'Agostino Belvì: la Chiesa parrocchiale di Sant'Agostino: statua di Sant'Agostino

La Festa di Sant'Agostino è una suggestiva Festa paesana dedicata al patrono, che si svolge a Belvì il 28 del mese di agosto, con i festeggiamenti dedicati al Santo patrono che durano tre giorni. Alla manifestazione religiosa si affianca quella civile che si svolge con intrattenimenti folkloristici e musicali e spettacoli pirotecnici.

La Chiesa di San Sebastiano con il Cimitero vecchio di Belvì

Dalla piazza della repubblica, la SS295 prosegue con il nome di via Roma, e, dopo poco più di cinquecento metri, prima di uscire dall'abitato, ci fa vedere, sopraelevata sulla sinistra della strada, la Chiesa di San Sebastiano, che è stata restaurata nel 1888 e nel 1900. All'interno della Chiesa è conservato un altare di legno, ben lavorato e dipinto a colori e delle belle dorature. La Chiesa è situata alla periferia del paese, al confine con Aritzo, è di costruzione relativamente semplice, ma molto antica, anche se non si sa con esattezza quando è stata costruita. Probabilmente è sorta come voto della popolazione in onore del Santo dopo la pestilenza nel 1356, quando un tremendo contagio ha decimato l'intera isola risparmiando quasi del tutto solo i paesi di montagna. Dietro la Chiesa si trova il vecchio Cimitero di San Sebastiano di Belvì, dismesso e sostituito dal nuovo Cimitero di Belvì.

Belvì: la Chiesa di San Sebastiano Belvì: la Chiesa di San Sebastiano

Era una Chiesa campestre lontana dal centro abitato, ma ora, con l'espansione edilizia, risulta inclusa nell'area urbana. I fedeli erano soliti celebrare la Festa di San Sebastiano due volte l'anno, la prima celebrazione avveniva il 20 gennaio, in coincidenza con la ricorrenza liturgica, e la seconda celebrazione avveniva la prima domenica di luglio, dato che i fedeli nel mese di gennaio non potevano partecipare a causa delle abbondanti nevicate, ed anche perché impegnati nella transumanza in Medio Campidano. Oggi la Chiesa di San Sebastiano viene utilizzata solo poche volte l'anno, in particolare nella Settimana Santa, dato che la domenica delle Palme è qui che avviene la benedizione e la consegna delle palme alla popolazione.

Il Museo di Scienze Naturali e Archeologia

Belvì-Museo di Scienze NaturaliProprio alla sinistra della Chiesa prendiamo la via John Fitgerald Kennedy, dalla quale sulla sinistra parte subito la via San Sebastiano, nella quale, dopo una cinquantina di metri, si trova sulla sinistra il piccolo Museo di Scienze Naturali e Archeologia, sorto una quindicina d'anni fa per iniziativa di un gruppo di appassionati tra i quali un naturalista tedesco vissuto per quasi dieci anni in paese, che conserva esempi di mineralogia, paleontologia, entomologia e faunistica, con anche molti esemplari di fauna sarda impagliata. Pezzo forte del Museo è la collezione di farfalle e quella di uccelli rapaci diurni e notturni, con specie ormai rarissime. Di particolare interesse i graptoliti, le rudiste e i resti del prolagus sardus.

Visualizza la mappa Nei dintorni di Belvì

Nei dintorni di Belvì si trova una Chiesa campestre ed il Parco Avventura di Pitz'e Pranu con numerosi reperti archeologici rinvenuti alla sua base. Vi si trovano, inoltre, la Domu de Janas di Lagosu; e numerose Necropoli, tra le queli quella di Nadalia, di Genna Ua, di Perd 'e Lione. Molti di questi siti archeologici sono stati recentemente valorizzati dall'amministrazione comunale, attraverso la creazione di un percorso lungo circa nove chilometri, che li collega tra loro. Qui descriviamo solo i più significativi.

La Chiesa campestre di Santa Margherita di Antiochia

Belvì: la Chiesa campestre di Santa Margherita di AntiochiaDalla piazza della repubblica, prendiamo a sinistra la via San Giovanni Bosco e poi, subito, a destra, la via Mannu. La seguiamo per ottocento metri, poi prendiamo la strada sulla sinistra che, in poco più di cinquecento metri, ci porta sul colle di Santa Margherita, sul quale sorge, immersa nel verde, la piccola Chiesa campestre di Santa Margherita di Antiochia Vergine e Martire. Secondo la tradizione, in tempi remoti il vecchio paese era situato nella vallata di Iscra, proprio vicino al colle di Santa Margherita, e quindi l'antica Chiesetta sarebbe stata l'antica parrocchiale di Belvì. La Festa di Santa Margherita di Antiochia Vergine e Martire, detta anche Festa di Santa Margherita sul Colle, si svolge la prima domenica di giugno, e tutte le cerimonie sacre e le manifestazioni civili si svolgono sull'omonimo colle, dove ha siede la Chiesetta.

L'altare pagano rinvenuto ad Aradonì

Dirigendoci verso Desulo sulla SS295, a circa due chilometri e mezzo dal centro, possiamo recarci a visitare il sito archeologico di Aradonì, che si trovava nelle vicinanze dell'omonimo agriturismo. In questo sito è stato rinvenuto un prototipo di altare pagano sulla roccia, dove probabilmente si svolgevano riti religiosi dedicati alla dea madre e alle forze della natura.

Il ponte ferroviario sul Rio Occile

Belvì-ponte sul Rio Occile in territorio di BelvìPercorsi altri circa cinquecento metri in direzione di Desulo, a circa tre chilometri da Belvì, la SS295 passa accanto al ponte ferroviario sul Rio Occile, realizzato interamente in pietra nel 1888, come è indicato su una targa scolpita e inserita nei suoi archi. Si tratta di uno dei ponti ferroviari meglio conservati di tutta la Sardegna. Sul ponte transitava la vecchia linea ferroviaria, ed oggi ci passa il Trenino Verde nella linea che porta dalla stazione di Isili a quella di Sorgono, sfiorando i castagni e i lecci secolari che si trovano nei territori dei comuni di Tonara e di Belvì ed Aritzo.

Il parco di Pitz'e Pranu ed i resti rinvenuti nel sito archeologico di Perda Dudda

Usciamo da Belvì in direzione sud ovest sulla SP61bis che porta verso Atzara, e, dopo circa due chilometri e mezzo, prendiamo, seguendo le indicazioni, una deviazione sulla sinistra che ci porta in cima al noto rilievo, ossia alla rupe calcarea, dove si trova il Parco Avventura di Pitz'e Pranu, la cui costruzione è terminata nel 2010. Il parco, perfettamente inserito nella bella pineta che sorge sulla sommità del rilievo, sarà dotato di tre itinerari, uno per adulti, uno per ragazzi ed uno anche per i bambini. Nella stessa area sono stati realizzati altri interventi di valorizzazione, tra cui la chiodatura di itinerari di arrampicata in località Perda Longa alla base del tecco calcareo.

Sotto il tacco di Pitz'e Pranu sono state rinvenute ceramiche, bronzetti votivi e altri reperti del Neolitico medio, ed in particolare si trova il sito di Perda Dudda, un luogo dove si fondeva il bronzo, dato che verso la metà del 1800 vi sono stati trovati pezzi di bronzo ed un forno per forgiare le armi, così come molti pezzi pesanti di rame grezzo e di scorie, ad indicare che in quel luogo vi era appunto una fabbrica di armi.

Resti della Necropoli di Nadalia

Proseguendo sulla SP61bis per poco più di un chilometro, arriviamo in località S'Arcu, dove fino agli anni cinquanta del Novecento esistevano delle aie per la trebbiatura del grano. Qui prendiamo a destra la strada che conduce alla località di Nelca. Percorsi poco più di due chilometri, arriviamo a un bivio.

Al bivio, prendendo a sinistra, a una certa distanza alla sinistra della strada, si trova la Necropoli di Nadalia, uno dei più maestosi complessi ipogeici presenti nel territorio di Belvì, che si trova a breve distanza dalla alta punta denominata Bruncu Istiddi. Scavate in un masso scistoso, le celle si presentano con lavorazioni che rasentano la perfezione. La prima a sinistra, che si apre a circa un metro da terra, introduce in un ambiente di pianta sub rettangolare, nella cui estremità di fondo della parete frontale, si apre l'ingresso ad un'altra cella. La domos posizionata a destra, anch'essa con un'apertura di circa un metro da terra, si presenta con un ulteriore apertura nella parte sinistra dell'ingresso, che fa pensare all' esistenza di un'altra possibile cella.

La Domu de Janas di Lagosu

Al bivio, prendendo, invece verso destra, si percorre una strada affiancata da un bosco di querce da sughero, alla cui destra si trova,a una certa distanza, la Domus de Janas di Lagosu, situata quasi in cima ad un aspro rilievo. La domu, scavata in un masso scistoso, si presenta con un breve andito in prossimità dell'entrata, dal quale si entra nella cella di pianta semiellittica, e presenta anche nella parte settentrionale l'ingresso ad una seconda cella.

Le Necropoli di Genna Ua

Sempre in località S'Arcu, proseguendo sulla SP61bis per qualche centinaio di metri, prendiamo la successiva strada a destra, seguendo la quale arriviamo a trovare due altre Necropoli.

La neopoli di Genna Ua si trova su una roccia scistosa di modeste dimensioni, e si compone di due tombe distanti. L'una dall'altra, un paio di metri. I portelli che immettono alle celle si aprono al livello della campagna, e si presentano con un pavimento ricoperto di abbondante terriccio, con un soffitto ad andamento curvilineo.

Le Necropoli di Perd 'e Lione

Un poco più a sud si trova la Necropoli di Perd 'e Lione, che è stata realizzata nelle vicinanze della località Su Loni, dove un tempo si trovava un Villaggio nuragico con il Nuraghe. È costituita da due tombe realizzate in una roccia scistosa, delle quali, quella posta sul lato sinistro, presenta notevoli fratture che ne hanno compromesso non solo l'ingresso, ma anche la parte interna, causandone una frattura che ha portato ad un collegamento con la seconda tomba posizionata sul lato destro della roccia. La prima cella ha una pianta semiellittica, mentre la seconda, conservata meglio, si presenta con un vano d'accesso a circa trenta centimetri da terra, che immette alla sepoltura con pianta semiellittica e andamento curvilineo.

La prossima tappa del nostro viaggio

Nella prossima tappa del nostro viaggio proseguiamo la visita della Barbagia di Belvì recandoci ad Aritzo, cittadina resa famosa dal commercio della neve e per il sorbetto al limone chiamato Sa Carapigna, oltre che per avere dato i natali al poeta barbaricino Bachisio Sulis, chiamato Bachis Sulis.


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