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Arrivo a Olbia, la porta della Gallura, e visita della città con i suoi siti archeologici


Il nostro itinerarioIl nostro viaggio in Sardegna inizia con l'arrivo con il traghetto a Olbia. Come tutte le città portuali ed aeroportuali, Olbia viene considerata spesso solo un punto di transito: la si attraversa e si ignorano le caratteristiche della città e dei suoi dintorni. Ci fa quindi piacere raccontare la nostra visita della città ed i diversi siti archeologici e reperti storici presenti nel suo territorio. Per ingrandire le immagini e per scorrerle cliccare sulle immagini piccole presenti in questa pagina.

La regione della Gallura

La Gallura è la regione della Sardegna che occupa l'estremità nord-orientale dell'isola, delimitata a sud dal massiccio granitico del monte Limbara, a sud-ovest dal corso inferiore del fiume Coghinas, a sud-est dai monti Nieddu. Fu, nell'alto Medioevo, uno dei quattro giudicati sardi. Le coste sono molto articolate a nord-est, fronteggiate dalle isole dell'arcipelago de La Maddalena, oggi parco nazionale, che offre uno scenario naturale di eccezionale bellezza. Principale risorsa economica è il turismo, sviluppatosi a seguito della realizzazione del famoso insediamento turistico della Costa Smeralda.

La città di Olbia Visualizza la mappa

Stemma del comune di OlbiaInformazioni turistiche Olbia (nome in lingua Terranòa, nome gallurese Tarranoa, metri 15, abitanti 44.837) si trova a nord-ovest delle foci del fiume Padrogianu, la cui valle sommersa (detta in lingua locale «ria») costituisce il golfo di Olbia, circondato a nord dal monte Cugnana, a ovest dalle cime del monte Limbara e del monte Pinu, verso sud dall'altopiano di Monti. È un grande centro abitato con economia basata sulle industrie alimentari, del granito, del settore nautico. Sviluppato il comparto turistico e dei servizi. Numerose le specialità gastronomiche: nelle acque del suo golfo vengono coltivati frutti di mare, soprattutto le cozze che vengono ritenute dagli intenditori tra le migliori del Mediterraneo. Ha grande importanza nella sua economia anche l'enologia.

La storia di Olbia affonda le sue radici nella notte dei tempi. Esistono tracce della presenza nella zona di una colonia greca, dalla quale sarebbe derivato il nome Olbia, da Olbiòs ossia felice, ad indicare la sua felice posizione geografica, poi mutato per i fonemi della prima lingua sarda in Ulbia. L'insediamento del quale si ha comunque certezza storica è quello dei Cartaginesi, che avrebbero fondato una città tra il V ed il IV secolo a.C. Quindi nel 259 a.C., durante le guerre Puniche, fu occupata dai Romani della cui dominazione conserva resti significativi. La città assunse il nome romano Olbia, che conservò fino a quando venne distrutta dai vandali verso il 455. A seguito di quella distruzione gli scampati si stabilirono nelle campagne vicine, nei pressi del fiume Pasana, dal quale si ritiene abbia preso il nome quella località, detta appunto Fausiana o Fausania o anche Phausania. La città riprese vigore in epoca Giudicale, e le fu dato il nome Civita quando divenne la capitale del Giudicato di Gallura. Perse di importanza con le incursioni dei pirati arabi, la diffusione della malaria e la progressiva ostruzione dell'imboccatura della baia per i detriti del fiume. Fu proprio per questo e per i ridotti scambi con il continente che Olbia cessò di essere capitale del Giudicato e sede della Diocesi, a vantaggio prima di Castelsardo e poi di Tempio. Nel trecento, la fine del Giudicato e l'occupazione pisana determinò il nuovo cambio del nome in quello più toscano di Terranova. La successiva occupazione spagnola ne ha assegnato il possesso a diverse famiglie feudali, tra le quali quella dei Borgia. Nel 1553 il corsaro turco Dragut (Dorghut Rais), viceré di Algeri e signore di Tripoli e di Mehedia, sbarcò a Terranova e devastò la città, fortezza e chiesa comprese. Solo nel secolo scorso, a seguito dello sviluppo del porto, la città si è venuta a ripopolare ed ha assunto il nome di Terranova Pausania; finché nel 1939, con la rivalutazione delle tradizioni romane durante il fascismo, le è stato reimposto il nome di Olbia. La città si è fortemente sviluppata dagli anni '70 grazie alla presenza del porto, che ha visto crescere in modo spropositato negli ultimi anni il traffico, al punto da essere diventato il maggior porto passeggeri della Sardegna ed uno dei principali in Italia, e dell'aeroporto di Olbia Costa Smeralda, i quali servono tutte le importanti località turistiche della zona.

A Olbia il 23-24 giugno si tiene la festa della Madonna del Mare e di San Giovanni Battista, che prevede una processione a mare con i simulacri portati da un grande battello infiorato, ed al ritorno una gigantesca frittura di pesce sulla spiaggia con degustazione di frutti di mare. Seguono spettacoli folkloristici.

In navigazione verso la Sardegna Olbia - Il golfo di Olbia Olbia - La stazione marittima dell'Isola Bianca

Come dicevamo, il nostro viaggio inizia con l'arrivo con il traghetto a Olbia. Al centro del golfo di Olbia si trova il suo grande porto, chiamato Stazione Marittima dell'Isola Bianca. All'interno del grande porto vi sono diverse soluzioni di attracco anche per imbarcazioni private, con acqua e carburante in banchina. Dal porto usciamo su via Principe Umberto, da dove imbocchiamo sulla destra la via principale della città, corso Umberto I, sempre molto animata e piena di vita. Proprio all'inizio del corso incontriamo l'edificio liberty ben restaurato del Palazzo Municipale. Proseguiamo per corso Umberto e troviamo sulla sinistra la bella piazza Regina Margherita, nella quale fino a pochi anni fa si potevano vedere, attraverso due grandi coperture a vetro presenti nella pavimentazione, i resti di antiche cisterne puniche: peccato non avere più questa possibilità, le ricordo ancora! Insieme al Corso, piazza Regina Margherita con i suoi caffè costituisce il centro della passeggiata serale e principale luogo di incontro sia per gli olbiesi che per i turisti.

Olbia - Corso Umberto I Olbia - Corso Umberto I Olbia - Palazzo Municipale Olbia - Piazza Regina Margherita Olbia - Piazza Regina Margherita

A metà del Corso, prima di arrivare in piazza Regina Margherita, girando sulla destra in via Cagliari arriviamo in piazza Civitas, dove troviamo la parrocchiale di San Paolo Apostolo, intitolata alla conversione del Santo. È un tipico esempio di architettura gallurese del XVIII secolo (un'epigrafe all'interno riporta l'indicazione dell'anno 1747). Edificata nella parte più alta del centro storico, sorge sui resti di quella che si ritiene fosse l'antica cappella palatina del palazzo dei giudici di Gallura, dove precedentemente, in epoca romana, sorgeva un tempio dedicato con ogni probabilità alla divinità Melkart-Ercole. È l'area dalla quale provengono i reperti che hanno portato a ritenere vi sia stata una frequentazione greca della zona precedente alla fondazione cartaginese di IV secolo avanti Cristo. Si presenta con un'imponente facciata in blocchi di granito ed è sormontata da una bellissima cupola rivestita in maioliche policrome datata metà del XX secolo. Di fianco si staglia il campanile a pianta quadra. Essendo questa la chiesa primarziale, ossia la parrocchia madre della città, vi sono conservati tutti gli antichi registri a partire dal 1663, i primi in lingua sarda, poi in spagnolo, in latino ed, infine, gli ultimi in italiano. Mentre la chiesa di San Simplicio è fuori dalle mura della città, quella intitolata a San Paolo, è da sempre il luogo di culto più importante all'interno del centro urbano.

Olbia - Chiesa di San Paolo: veduta d'insieme Olbia - Chiesa di San Paolo: facciata

Scendendo lungo il Corso, di fronte alla via Giacomo Pala che porta alla stazione ferroviaria, troviamo sulla sinistra l'hotel Gallura, un classico vecchio albergo diventato oggi un dignitoso 3 stelle, nel quale si respira ancora l'atmosfera di una antica eleganza. Coroniamo la visita della città con un pasto al ristorante Gallura, quello che molte guide considerano, secondo noi a ragione, il miglior ristorante dell'isola, dove riusciamo per miracolo a trovare posto dato che soprattutto nel mese di agosto i tavoli sono sempre prenotati, a volte già dall'anno prima. Qui ci accoglie la onnipresente Rita Denza, che da oltre cinquant'anni gestisce con tutta la sua cura ed il suo fascino il locale. Non si può in un racconto rendere il gusto, l'accostamento dei sapori, i profumi delle mille erbe raccolte nei campi della Sardegna, che fanno di ogni piatto di questo bel ristorante qualcosa di unico e indimenticabile. Indubbiamente da provare.

Olbia - Hotel Gallura: esterno Olbia - Hotel Gallura: arredo interno Olbia - Hotel Gallura: arredo interno Olbia - Hotel Gallura: sala colazioni con affresco del vecchio Albergo Gallura a Terranova Pausania Olbia - Ristorante Gallura: sala da pranzo Olbia - Ristorante Gallura: sala da pranzo Olbia - Ristorante Gallura: esposizione di antipasti nella sala da pranzo Olbia - Ristorante Gallura: assaggi prima del pasto Olbia - Ristorante Gallura: gattuccio di mare con agliata, razza con le mele, pescatrice con cipolla pomodoro e buccia d'arancia Olbia - Ristorante Gallura: maltagliati allo zafferano con spada e pomodoro Olbia - Ristorante Gallura: scampi e gamberi alla griglia Olbia - Ristorante Gallura: gelato alla crema di riso con frutti di bosco caldi

Al termine del Corso, superato il passaggio a livello, svoltiamo a destra e percorriamo un tratto di via Sassari, che ci porta in via San Simplicio, dove troviamo la più importante chiesa della città e senz'altro la più bella di tutta la Gallura, la basilica di San Simplicio, dedicata al vescovo martirizzato in epoca dioclezianea.

San Simplicio vescovo di OlbiaSan Simplicio da Olbia è il primo vescovo di cui si ha certezza storica in Sardegna. La «Passio» a lui dedicata lo presenta come vescovo e martire sotto Diocleziano. Il preside della Provincia romana di Sardegna e Corsica, chiamato Barbaro per la sua empietà e ferocia contro i cristiani, dopo aver fatto giustiziare San Saturno a Cagliari, giunse a Pausania, dove venne a sapere dell'esistenza di un vescovo cristiano. Nel corso del loro incontro, avuto il netto rifiuto di Simplicio di abbandonare la religione cristiana, in un accesso d'ira lo avrebbe trafitto con una lancia provocandone, dopo tre giorni di agonia, la morte il 15 maggio del 04 d.C. Narra la tradizione che guando Barbaro, messosi in viaggio alla volta della Corsica, salì su una piccola imbarcazione per passare il mare, un vento assai impetuoso lo avrebbe fatto annegare. Il Martirologio Romano ne riporta i riferimentl con la frase: «Fausinae, in Sardinia, sancti Simplici, Episcopi et Martyris; qui, Diocletiani tempore, sub Barbaro praeside, perfossus lancea martyrum consummavit» (a Fausiana, in Sardegna, San Simplicio vescovo e martire; il quale al tempo di Diocleziano, sotto il preside Barbaro, trafitto da lancia consumò il martirio). Fu uno dei numerosi martiri degli anni finali del III secolo, tristemente noto proprio per questo come l'era dei martiri, quando per ordine di Diocleziano venivano uccisi i cristiani che non accettavano di abbandonare il loro credo per tornare alla religione ufficiale romana.

La basilica di San Simplicio è un'importante chiesa Romanica costruita con conci di granito su un'area cimiteriale cristiana, ed è stata per molto tempo la cattedrale del Giudicato di Gallura. Alla fine dell'XI secolo risalgono i muri perimetrali, le colonne, i pilastri delle navate e l'abside, mentre sono stati realizzati all'inizio del XII secolo la copertura a botte delle navate laterali e la sopraelevazione dei muri. Una bella facciata armoniosa ed essenziale, in granito, tripartita da due lesene e sormontata da una trifora a colonnine, unisce elementi toscani e lombardi. All'interno sette pilastri e cinque colonne dividono la chiesa in tre navate. Lungo le pareti delle navate laterali sono conservati alcuni cippi miliari Romani, che si trovavano sulla strada che collegava l'abitato di Civita (Olbia), allora capitale del Giudicato di Gallura, a Tertium (Telti), ed un'urna cineraria in marmo utilizzata come acquasantiera. Nel presbiterio sono presenti resti di affreschi, uno dei quali si ritiene rappresenti proprio San Simplicio vescovo e martire. Sotto l'altare è conservato il busto reliquiario in legno policromo che raffigura il santo, ai piedi del quale in una teca sono conservate le sue presunte reliquie, rinvenute nel 1614. Caratteristica di questa chiesa è l'abside rivolto ad occidente mentre la facciata guarda ad oriente, secondo un'antica regola liturgica bizantina anteriore all'anno mille, che si ritrova in alcune fra le chiese Romaniche più antiche della Sardegna, contraria alla prassi liturgica che vuole invece il sacerdote celebrare rivolto verso oriente. chiesa parrocchiale dal 1955, nel 1993 è stata insignita del titolo di basilica Minore.

Olbia - Basilica di San Simplicio: facciata Olbia - Basilica di San Simplicio: abside posteriore Olbia - Basilica di San Simplicio: interno

Come in tutta la Gallura, anche qui viene coltivato principalmente il vitigno Vermentino. Nella zona industriale di Olbia possiamo visitare la Cantina delle Vigne di Piero Mancini. Per arrivarci, dal centro prendiamo il viale Gabriele d'Annunzio, che seguiamo fino al semaforo, dove giriamo a destra imboccando il cavalcavia sopra la ferrovia e proseguendo per via dei Lidi, che diventa la SP82 per Golfo Aranci. La seguiamo fino a 3,3 chilometri da Olbia, dove troviamo una rotonda con le indicazioni sulla destra per il nuovo porto industriale, sulla sinistra per Golfo Aranci ed al centro verso cala Saccaia. Prendiamo quest'ultima, la strada che porta al pozzo sacro Sa Testa che vedremo in una prossima tappa, e dopo poche centinaia di metri troviamo sulla sinistra la Cantina, che in circa 100 ettari dislocati in tre aree della Gallura coltiva le uve più pregiate. La Cantina produce vini DOCG di Gallura (Vermentino di Gallura, Vermentino di Gallura Saraina), DOC di Gallura (Moscato Gallura), IGT Colli del Limbara (Montepino, rosso novello Martino, Chardonnay dei Colli del Limbara), DOC di Sardegna (Vermentino di Sardegna, Cannonau di Sardegna, Vernaccia di Oristano Superiore) ed altri vini di qualità (rosso Saccaia, rosé frizzante Barberino, Frizzante Bianco, Pinot Chardonnay Spumante, vino liquoroso Doro).

Olbia - La Cantina delle Vigne di Piero Mancini Olbia - La Cantina delle Vigne di Piero Mancini Olbia - I vini della Cantina delle Vigne di Piero Mancini

Reperti archeologici e resti storici nella città di Olbia

All'interno della città di Olbia si trovano numerosi resti archeologici e reperti storici. Atri se ne trovano nelle immediate vicinanze della città, e li visiteremo nelle tappe successive.

Le antiche mura puniche non sono più visibili perché reinterrate. Per visitarle si seguiva il Corso, superata la ferrovia si svoltava a sinistra in via Mameli, che si seguiva fino all'incrocio con via Acquedotto. Tra questa e la quasi parallela via Torino erano visibili tratti della cinta muraria difensiva, della quale la città fu dotata nel periodo cartaginese. Pochi resti di mura si vedono ancora vicino al Municipio ed in via Nanni.

Alcuni resti del porto romano si trovano all'interno della città. Per raggiungerli, dal Corso, lasciata sulla sinistra piazza Regina Margherita, svoltiamo invece a destra in via Porto romano, superiamo il passaggio a livello e prendiamo sulla destra la grande via Gabriele D'Annunzio. Qui è stata trovata anche la maggior parte dei reperti del periodo romano, oggi conservati soprattutto nel Museo Archeologico di Cagliari.

Olbia - Resti Romani: ritratto dell'Imperatore Nerone Olbia - Resti Romani: un'urna cineraria

Nel luglio 1999, durante i lavori per lo scavo del tunnel sul lungomare di Olbia, sono stati individuati, e con successive campagne di scavo sono stati portati alla luce, quelli che vengono indicati come i relitti del porto. Si tratta dei relitti di 24 navi in buono stato di conservazione. Due imbarcazioni risalgono presumibilmente all'epoca dell'imperatore Nerone, 16 sono del V secolo, nel periodo dell'invasione dei vandali, e 6, molto importanti, del periodo del Giudicato di Gallura. Sono stati rinvenuti anche tre alberi di nave di cui uno lungo ben otto metri, più una straordinaria quantità di materiale archeologico che documenta 25 secoli di storia della città. I relitti sono stati interamente smontati, portati in superficie e quindi ricostruiti. È anche iniziato lo studio dell'enorme quantità di materiale contenuto in oltre 600 casse, e già si è iniziata a ricostruire la vita del porto antico con interessanti novità anche dal punto di vista storico, come ad esempio significative tracce di un attacco dei vandali nel V secolo d.C. I relitti ed il materiale rinvenuto, dopo il restauro, dovrebbero essere visibili in un'apposita area che verrà attrezzata nel Museo Archeologico di Olbia.

Il Museo Archeologico di Olbia è stato inaugurato nell'aprile 2007, ma per ora mancano cinque milioni di euro per poter consentire di eseguire il restauro delle navi romane e l'arredo necessario all'esposizione. Unico pezzo in esposizione, in una sala immensa, è per ora una testa di Ercole ripescata nel Golfo di Olbia quattordici anni fa.

La prossima tappa del nostro viaggio

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Nelle prossime tre tappe del nostro viaggio, partendo da Olbia ci recheremo seguendo tre diverse direttrici a visitare la Gallura interna meridionale, per poi spostarci sulla costa per iniziare a visitare la Gallura turistica. La prima tappa ci porterà nella regione del Monteacuto. Usciti da Olbia lungo la SS127 ci recheremo a Telti, da dove proseguiremo verso sud per raggiungere Monti, Alà dei sardi e Buddusò.

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