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Proseguiamo la visita del Monteacuto da Berchidda la città del Jazz ad Oschiri


immagineDa Olbia parte la SS199 che attraversa da est ad ovest tutta l'isola e porta fino a meridione di Sassari. È una strada molto importante perché lungo il suo percorso si incontrano alcune tra le più interessanti chiese realizzate al tempo del Giudicato di Logudoro. In questa tappa, usciti da Olbia lungo la SS199, ci recheremo a Berchidda, la città del Jazz, e da qui arriveremo fino a Oschiri dove vedremo la chiesa di Nostra Signora di Castro. Le altre le incontreremo nel Sassarese.

La SS199 ci porta a visitare Berchidda la città  del Jazz Visualizza la mappa

BerchiddaInformazioni turistiche A 33 chilometri da Olbia, lungo la SS199, raggiungiamo Berchidda (nome gallurese Belchidda, metri 324, abitanti 3.227), paese ad economia prevalentemente agricola situato al confine fra quelli che erano i Giudicati di Gallura e del Logudoro, sul versante meridionale della catena del monte Limbara. Il paese è affacciato sulla vallata del rio Mannu. Nei suoi dintorni si trovano il lago Coghinas e la foresta demaniale del monte Limbara.

immagineCome in tutta la Gallura, anche qui viene coltivata principalmente uva di vitigno Vermentino. A Berchidda si trova la Cantina Giogantinu, i cui 350 soci coltivano 320 ettari nella zona di Berchidda ed Oschiri. Il vino vermentino viene prodotto da vigneti di 70 anni coltivati ad alberello che producono solo 3000 litri per ettaro. La cantina produce vini DOCG di Gallura (Vermentino Giogantinu,Vermentino Vigne Storiche del Giogantinu, Vermentino Superiore Giogantinu) e vini DOC di Sardegna (Vermentino S'Aldia).

immagineimmagineDal 1987 Berchidda ospita ogni anno, in agosto, il festival internazionale «Time in Jazz», un appuntamento importante per gli addetti ai lavori e gli appassionati di musica e di arte in genere. La manifestazione è stata ideata e viene organizzata da Paolo Fresu, trombettista tra i principali protagonisti del jazz italiano. Paolo Fresu, nonostante la dimensione internazionale, rimane sempre legato al suo paese natale, ed oggi si dice preoccupato da tanto successo, dato che Berchidda è diventata ormai famosa arrivando ad accogliere in occasione del festival fino a 35 mila ospiti tra pubblico ed artisti provenienti da tutto il mondo. Il festival dura 5 giorni, dall'11 al 15 agosto, e si svolge in un ampio contesto naturale, tra Berchidda e le località più suggestive della zona che va da Monti a Oschiri, Chilivani, nella foresta demaniale del Monte Limbara, fino a Tempio Pausania, coinvolgendo non solo i numerosi ospiti ma anche tutte le popolazioni locali.

Per meglio conoscere Paolo Fresu, lo possiamo vedere ed ascoltare in un video presente su YouTube.

In territorio di Berchidda si sviluppa la foresta demaniale del monte Limbara. Ci arriviamo prendendo una strada che esce dal paese verso nord, seguendo le indicazioni per Vallicciola; è una strada che porta direttamente all'interno del parco e dopo quattro chilometri giunge alla caserma della Forestale. Da qui entriamo nella bellissima foresta demaniale, ampia oltre 3.198 ettari, che si distende sul versante sud del monte Limbara fra quota 450 e 1.300. È stata demanializzata a partire dall'anno 1972 con l'acquisto da privati ed è tuttora in corso di ampliamento. È costituita in gran parte da macchia mediterranea con corbezzoli, lentischi ed erica ed in parte da bosco di leccio e da giovani rimboschimenti tendenti a ripristinare la flora boschiva originaria, anche in vista del Progetto regionale sul sistema dei parchi. All'interno sono presenti sorgenti naturali e vivono libere diverse specie di animali selvatici come il gatto selvatico sardo, cinghiali, lepri, conigli, e volpi. È stata recentemente realizzata anche una zona per la riproduzione dei mufloni, portati qui da diverse zone dell'isola dove rischiavano l'estinzione e dove verranno in futuro reintrodotti.

Ritornati nell'abitato di Berchidda, ne usciamo adesso lungo la strada che porta al lago del Coghinas. Percorsi tre chilometri, svoltiamo a destra in direzione del monte Acuto, l'aguzzo massiccio granitico che ha dato il nome all'intera regione che viene chiamata appunto Montacuto. Proseguiamo fino a lasciare l'auto e saliamo a piedi fino a 200 metri dalla sommità, dove troviamo il grande dolmen del monte Acuto. La sua principale caratteristica, piuttosto rara, è data dal fatto che i lastroni che lo costituiscono si appoggiano direttamente alla roccia naturale, che viene così sfruttata per fini statici. Il monumento è inserito in una vasta area archeologica che occupa le pendici del monte, nella quale sono presenti numerose sorgenti, tafoni, ripari sottoroccia. Non lontano dal dolmen si trovano anche menhir, fortificazioni e tracce di altre strutture tuttora in corso d'indagine.

Non lontano dalla vetta del monte, all'interno dell'area archeologica, si trovano anche i resti dell'antico castello giudicale del Monte Acuto, eretto in posizione dominante nel XIII secolo per accogliere la giudicessa Adelasia di Torres e il suo sposo Ubaldo Visconti. Da essi si gode infatti una vista magnifica, a nord in direzione del vicino massiccio del Limbara ed a sud, verso il lago del Coghinas e la piana di Ozieri.

Tornati a Berchidda, riprendiamo la SS199 per proseguire verso Oschiri, ed in località Abialzos troviamo l'indicazione per il santuario di Santa Caterina d'Alessandria, dove il cinque giugno si tiene la festa di Santa Caterina, una classica sagra campestre. Vicino alla chiesa è presente il dolmen di Santa Caterina, di tipo semplice, con la copertura costituita da una unica lastra pentagonale. È molto arcaico e viene datato intorno al 2500 a.C.

Poco distante troviamo l'indicazione per il santuario di Sant'Andrea. Anche vicino a questa, si trova un dolmen chiamato il dolmen di Sant'Andrea, ubicato all'interno di un'interessante area archeologica megalitica. È rifinito molto meglio, con la lastra superiore di forma rettangolare ben lavorata. Viene datato anch'esso intorno al 2500 a.C. Nelle vicinanze del dolmen sono presenti anche alcuni menhir.

Da Berchidda proseguiamo verso Oschiri Visualizza la mappa

OschiriInformazioni turistiche Circa 10 chilometri più avanti, sempre seguendo la SS199, troviamo sulla sinistra la deviazione per Oschiri (nome in lingua Oscheri, nome gallurese Óscari, metri 202, abitanti 3.800), importante centro ad economia agropastorale ai confini tra la Gallura ed il Logudoro. Nel suo territorio sono presenti molte chiese Romaniche, che testimoniano l'importanza che aveva la zona quando era sede vescovile della curatoria di Montacuto.

Lungo la via principale del paese possiamo visitare la parrocchiale dell'Immacolata, realizzata tra la fine dell'800 e l'inizio del '900. All'interno del cimitero del paese, troviamo la chiesa di San Demetrio, edificata nel 1158.

Percorrendo la SS199 da Olbia verso Oschiri, circa tre chilometri prima di entrare in città, troviamo una deviazione sulla sinistra che ci porta, dopo due chilometri, al santuario di Nostra Signora di Otti. La chiesa campestre, di dimensioni assai modeste, sorge sull'orlo di una piccola altura dalla quale si ammira tutta la valle sottostante. Vediamo a destra l'abitato di Berchidda, ed a sinistra la mole granitica del monte Limbara. Edificata presumibilmente nel XII secolo, era la parrocchiale del villaggio medievale di Otti. Il piccolo edificio è interamante rivestito di trachite rossa, con sfumature tendenti al verde. A navata unica, ha l'ingresso sul fianco di destra dove si trovano anche due finestre. La facciata è nuda, sormontata da un campanile a vela di costruzione recente, che non ha nulla a che vedere con quello originario abbattuto da un fulmine, che era di proporzioni insolitamente imponenti. L'ultima domenica di maggio nel santuario si svolge la festa di Nostra Signora di Otti, una festa campestre nella quale dopo i riti religiosi viene offerto un pranzo a base di gnocchetti sardi e carne di pecora.

Dal centro di Oschiri prendiamo via monte Acuto, che percorriamo per circa 800 metri fino ad arrivare al santuario di Santo Stefano. La piccola chiesa campestre risale al XVI secolo ma fu quasi certamente edificata sull'impianto di una pre-esistente chiesa bizantina, a conferma della presenza in zona di un significativo insediamento alto-medioevale. All'interno della facciata della chiesa è inserita una testa femminile: è probabile che rappresentasse la dea Fenicia Astante, a dimostrare la frequentazione della zona già in epoca Fenicio-punica.

Di fronte al santuario, si trova un suggestivo altare rupestre cristiano, edificato probabilmente tra il VI ed il IX secolo, in periodo bizantino, con celle ed elementi decorativi e simbolici. È un monumento unico nel suo genere ed ancora misterioso, vi sono scolpite numerose nicchie triangolari, circolari e di varia forma, che si ritiene potessero essere utilizzate per deporre offerte. Nei dintorni, a testimoniare una continuità di frequentazione dell'area, sono presenti anche alcune domus de janas, un dolmen e un menhir.

Ritornati a Oschiri, riprendiamo la SS199 e qualche chilometri più avanti incontriamo le indicazioni sulla destra per la chiesa di Nostra Signora di Castro, posizionata su un'altura dominante la piana del lago sul fiume Coghinas, che possiamo ammirare in tutta la sua bellezza dal cortile antistante. La chiesa è stata edificata in stile Romanico lombardo nella seconda metà del XII secolo su un'area cimiteriale presumibilmente ad opera di Mariano I giudice di Logudoro, ed è stata sede vescovile almeno dal 1116, quando è documentata la presenza di un suo vescovo alla consacrazione della basilica della Santissima Trinità di Saccargia. È rimasta sede vescovile fino al 1503, quando fu unita con bolla di Giulio II a quelle di Ottana e Bisarcio e la sede è stata trasferita ad Alghero. L'edificio non è molto grande, l'interno misura meno di 12 x sei metri, dimensioni minime a confronto della dignità episcopale. È interamente realizzata in trachite rossa con gradazioni dal rosa intenso al porpora scuro. Per dare slancio alla forma è stata realizzata una scalinata di cinque gradini che le conferisce una particolare monumentalità. La facciata è orientata ad ovest, due lesene affiancano il portale e dividono la facciata in tre specchi, il timpano è ornato da archetti Romanici e sormontato da un campanile a doppia vela, anche le fiancate sono ornate da archetti. Sulla fiancata sinistra è presente un bel portico, aggiunto successivamente, formato da quattro arcate sorrette da pilastri che sostengono il tetto e collegato con una porticina all'edificio principale. All'interno il tetto ha due spioventi con capriate in legno. È presente un altare ligneo che impedisce però la vista dell'abside. Sul lato destro un bel sarcofago in legno decorato conserva il simulacro della Nostra Signora di Castro. Le prima domenica dopo Pasqua vi si tiene la festa di Nostra Signora di Castro, con la processione in costume, che parte dal paese ed arriva alla chiesa, dove poi seguono balli e spettacoli flokloristici.

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Il nome della chiesa di Nostra Signora di Castro deriva dalla presenza nella zona di una fortificazione di epoca romana, detta appunto Castrum, sorta accanto ad un recinto nuragico e posta in un nodo viario e strategico importante per i collegamenti lungo gli assi ovest-est e sud-nord della Sardegna. Il centro fu operante per quasi un millennio, fino al periodo bizantino.

Il lago sul fiume Coghinas Visualizza la mappa

immagineDalla chiesa possiamo scendere a piedi alla riva del lago artificiale sul fiume Coghinas, realizzato grazie alla costruzione di una diga a cavallo del percorso fluviale. Qui sono visibili le poche rovine del castello di Castro.

 

Da Oschiri la SS199 prosegue con il nome di SS597 entrando nella provincia di Sassari. La seguiremo in una delle prossime tappe, per incontrare alcune tra le più importanti e belle chiese del Logudoro: Sant'Antioco di Bisarcio, San Michele di Salvenero e la bellissima Santissima Trinità di Saccargia.

La prossima tappa del nostro viaggio

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Nella prossima tappa del nostro viaggio proseguiremo la visita della Gallura interna meridionale. Usciti da Olbia prenderemo la SP24 verso Loiri Porto San Paolo per proseguire poi recandoci a Berchiddeddu e quindi a Padru.

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                          © Claudio de Tisi 2002-2009

Il filmato di Paolo Fresu è stato messo su Youtube da clodiusprimus.