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| I siti archeologici e le spiagge lungo la strada da Olbia verso Golfo Aranci
In questa tappa del nostro viaggio, partiremo da Olbia, supereremo il porto, e prenderemo la SP82. Ci recheremo a visitare gli importanti siti archeologici e le spiagge della costa orientale, fino a raggiungere il piccolo borgo di pescatori di Golfo Aranci. Vedremo tra l'altro il complesso megalitico di Riu Mulinu ed il pozzo sacro di Sa Testa.
Per ingrandire le immagini e per scorrerle cliccare sulle immagini piccole presenti in questa pagina. Resti dell'Acquedotto romano lungo la SP28 che porta a Golfo AranciDa Olbia prendiamo viale Gabriele d'Annunzio, che seguiamo fino al semaforo dove giriamo a destra prendendo il cavalcavia sopra la ferrovia e proseguendo per via dei Lidi, che diventa appunto la SP82 per Golfo Aranci. Scesi dal cavalcavia troviamo subito l'indicazione per l'Acquedotto romano, che ci fa prendere una stradina sulla sinistra; alla immediata biforcazione giriamo a sinistra e poi subito a destra. Seguendo la strada dopo circa un chilometro, in località Tilibbas, vediamo sulla sinistra i resti dell'acquedotto, una costruzione a pilastri con base quadrata ed archi a tutto sesto, nel quale veniva convogliata l'acqua proveniente della fonte di Cabu Abbas (Caput Acquarum ossia origine delle acque), che portava dopo un percorso di sette chilometri fino a Olbia, alle cisterne delle terme. Dei resti si conservano ancora circa 60 metri di arcate e si possono notare alcune delle canalette che portavano l'acqua. Sino a qualche anno fa si potevano vedere anche tracce di scavi a terra, che probabilmente costituivano un sistema fognario. A qualche decina di metri da questi ruderi troviamo altre due grandi cisterne rettangolari, uguali tra loro, con volta a botte, e separate da un muro sorretto da quattro archetti poggiati su basi rettangolari. Le cisterne non erano collegate con l'acquedotto e probabilmente erano adibite ad uso privato. Questi resti sono la testimonianza di una importante opera realizzata tra il I ed il II secolo d.C., che non presenta traccia di successivi interventi o restauri di alcun genere. 
Il complesso megalitico di Riu Mulinu o Santuario di Cabu AbbasTornati sulla SP82 per Golfo Aranci, più avanti troviamo le indicazioni che ci fanno prendere una stradina sulla sinistra che ci porta, dopo 3,6 chilometri di strada che è un susseguirsi di curve e di dossi, in località Cabu Abbas, sulla cima denominata Punta Casteddu in cima allo sperone roccioso di Monte Colbu, a 245 metri sul mare, da dove si domina tutta la piana di Olbia ed il suo golfo. La Chiesetta di Nostra Signora di Cabu Abbas sorge alle falde del colle di Cabu Abbas. La costruzione risale al 1760, come dimostra la data scolpita sul portale. All'interno è custodito un retablo del XIX secolo raffigurante i misteri dell'infanzia di Cristo; con il termine castigliano «retablo» viene indicata una tavola pittorica disposta dietro l'altare, nome che deriva dal latino «retro tabula altaris». Il primo di maggio presso la Chiesetta si tiene la festa di Nostra Signora di Cabu Abbas, una festa religiosa e popolare particolarmente sentita dagli olbiesi che vi partecipano numerosi con canti, balli e gare poetiche. Dopo aver passato la Chiesetta di Nostra Signora di Cabu Abbas, parcheggiamo vicino a una fonte alla quale gli olbiesi si recano per rifornirsi di ottima acqua, e una scarpinata di quasi un'ora, tutta in salita, ci porta al complesso megalitico di Riu Mulinu, edificato in una posizione strategica dalla quale si dominavano già da allora non solo la vallata ma anche tutta la costiera sottostante. Il percorso per arrivare al complesso megalitico è stato realizzato con ampi gradini costituiti da lastroni di granito e con pietre a forma concava ai lati, forse per raccogliere le acque piovane. Il percorso procede a spirale per rendere più agevole la ripida salita. Il monumento è costituito da una cinta muraria realizzata con grossi blocchi di granito sovrapposti, che si sviluppa per 220 metri, con uno spessore anche di quattro metri ed un'altezza che in alcuni punti supera i cinque metri. La cinta circonda la vetta della collina dando l'impressione di una grande fortezza, con due ingressi contrapposti uno a nord verso la campagna e l'altro a sud verso il mare. Al centro dell'ampio spazio racchiuso dalla cinta muraria, troviamo un insolito nuraghe con un diametro di soli 8,5 metri, realizzato con blocchi tutti delle stesse dimensioni che gli danno una forma perfettamente cilindrica, a differenza dei nuraghi difensivi che si presentano molto più grandi, hanno forma a tronco di cono e sono realizzati con blocchi di maggiori dimensioni in basso e sempre più piccoli verso l'alto. Il nuraghe è circondato da altre strutture murarie e da due muraglioni che formano un corridoio d'accesso, e racchiude un pozzo sacro profondo inizialmente 2,5 metri, al cui interno durante gli scavi furono rinvenuti resti di animali sacrificati. Nella nicchia d'ingresso del nuraghe sono stati ritrovati la statuina in bronzo di una donna che porta un vaso sulla testa ed altri oggetti in bronzo, particolari che fanno supporre che nell'età del bronzo fosse un tempietto dedicato al culto delle acque. Le strutture murarie, edificate a scopo di controllo del golfo e del territorio, hanno una funzione difensiva e si ritiene appartengano all'ultimo periodo megalitico, mentre il pozzo sacro e la copertura a imitazione di un nuraghe potrebbero risalire dell'età del bronzo medio. La presenza del piccolo nuraghe a protezione del pozzo sacro e di una vasta zona recintata adatta ad accogliere un grande numero di persone, considerata l'inesistenza di un qualsiasi centro abitato in zona, fanno ritenere che questa struttura rappresentasse un punto di incontro per cerimonie sacre e ne giustifica il nome di Santuario di Cabu Abbas. 
Il pozzo sacro di Sa TestaTornati sulla provinciale per Golfo Aranci, a 3,3 chilometri da Olbia si trova una rotonda con le indicazioni sulla destra per il nuovo porto industriale, sulla sinistra per Golfo Aranci ed al centro verso Cala Saccaia. Prendiamo quest'ultima ed effettuiamo subito l'inversione a U per portarci sull'altro lato della strada, quindi prendiamo una stradina sulla destra che ci porta in un'area recintata. Percorso un vialetto di 100 metri arriviamo al pozzo sacro di Sa Testa, frequentato fino in età romana. I pozzi sacri erano luoghi dove il culto delle acque portava a venerare l'acqua di vena, nella quale si riteneva dimorassero le divinità delle fonti. All'ingresso del tempio a pozzo c'è un ampio cortile esterno con funzione di esedra, dotato di sedili in pietra per accogliere i fedeli. Sotto il piano del cortile è presente una canalina di deflusso delle acque del pozzo in eccesso, in modo da evitare l'allagamento dell'esedra nel caso di un afflusso eccessivo delle acque, la cui copertura è stata nel tempo in parte rimossa. Dal cortile si accede al vestibolo (pronao), nel quale doveva essere presente l'altare. Dal vestibolo una scala a rampa rettilinea di 17 gradini conduce fino alla sorgente perenne, ancora attiva, racchiusa entro una camera circolare con la copertura a forma di tronco di cono (tholos), che sembra quasi un nuraghe interrato. La scala ha una insolita copertura architravata costituita da blocchi che formano una scala rovesciata che dà un effetto di maggior profondità al vestibolo. È uno dei pozzi sacri più belli della Sardegna ed è abbastanza ben conservato. 
Le spiagge lungo la costa tra Olbia e Golfo Aranci  Al chilometro 5,5 svoltiamo a destra e dopo 400 metri arriviamo alla Spiaggia di Pittulongu, la Spiaggia più vicina alla città e quindi preferita dagli olbiesi.

Più avanti altre deviazioni sulla destra portano a diverse denominazioni della Spiaggia a seconda del nome dell'hotel o del ristorante che ci si affaccia. Incontriamo la Spiaggia dello Squalo, quindi la Spiaggia del Pellicano, più avanti la Spiaggia di Mare e Rocce. Inizia quindi la costiera di Bados. Proseguendo sulla strada verso Golfo Aranci, a 6,7 chilometri da Olbia un'altra deviazione a destra dopo 400 metri ci porta alla Spiaggia di Bados, dietro la quale si trovano i grandi stagni di Bados. 
A 7,4 chilometri svoltiamo a destra seguendo le indicazioni per Cala Banana. Lu Nodu Pianu, il colle coronato da una cresta rocciosa, pianeggiante, è la località che comprende l'insenatura di Cala Banana. Non si conosce l'origine dell'insolito nome dato qualche decennio fa a questa insenatura, che si apre tra la costa di Bados e quella di Cala Sassari, e che i pescatori continuano a chiamare con il vecchio nome di Su Polt 'e Paza. Forse deriva dalla sua forma naturale che ricorda appunto una banana. Per raggiungere la Spiaggia, percorso un chilometro svoltiamo a destra in una sterrata e dopo 250 metri parcheggiamo sugli stagni in secca ed arriviamo alla Spiaggia di Nudu Pianu, detta anche Spiaggia di Cala Banana, di sabbia bianchissima, circondata a tratti da folta macchia mediterranea mista a rocce che si specchiano in acque color smeraldo. La Spiaggia, una delle poche rimaste ancora abbastanza selvagge, è divisa in due da un pontile di ormeggio per le imbarcazioni. Mentre facevo il bagno mi sono accorto che a un metro da me stava nuotando, per nulla intimorito dai bagnanti, un cormorano: si tuffava per catturare i pesciolini dei quali si alimenta ed emergeva di tanto in tanto nuotando quasi in slalom tra i bagnanti. Sulla sabbia nascono in abbondanza i gigli selvatici. 
Passate prima Punta Bados e più avanti Punta delle Casette, a 8,2 chilometri da Olbia, svoltiamo a destra per Sos Aranzos. Non andiamo dritti sulla strada nuova verso il villaggio vacanze Baia Aranzos, ma svoltiamo a sinistra in una strada che dopo un chilometro ci porta alla Spiaggia di Sos Aranzos, protetta alle spalle da una bella barriera di macchia mediterranea. Ripassando a fine agosto 2003, sono stato tentato di fotografare nuovamente quel poco che restava della vegetazione ormai interamente distrutta dagli incendi appiccati con dolo nel corso dell'estate, ma lo spettacolo che mi si è presentato era così deprimente che ho preferito rinunciare. 
Passata Punta Pedrosa, la strada si affaccia sull'ampia Cala Sassari, una vasta insenatura della costa su cui, tra le altre, si affaccia la località di Su Sassari, che si ritiene debba il nome all'avvenuto naufragio in questa Baia di un'imbarcazione chiamata appunto Sassari. A 10,7 chilometri da Olbia deviamo a destra, dopo 300 metri a sinistra e dopo 50 metri ancora a sinistra, ed infine dopo 400 metri troviamo la bellissima Spiaggia di Cala Sassari. 
A 12,5 chilometri da Olbia deviamo sulla destra per la Spiaggia Bianca e dopo 600 metri ancora a destra, dove dopo 350 metri arriviamo al famoso arenile costituito da finissima sabbia candida. Dall'alto, prima di scendere alla Spiaggia Bianca, si gode una splendida vista dell'intera Cala Sassari. Con lo sguardo si abbracciano entrambi i litorali. 
La prossima tappa del nostro viaggio | Nella prossima tappa del nostro viaggio visiteremo il borgo marinaro di Golfo Aranci con le sue spiagge ed i siti archeologici. Visiteremo poi il promontorio di Capo Figari con le sue spiagge raggiungibili quasi esclusivamente via mare. Vedremo anche l'isola Figarolo posta quasi a far da guardia all'ingresso del porto di Golfo Aranci. |  |
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© Claudio de Tisi 2002-2010
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