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Visita di Golfo Aranci, il promontorio di Capo Figari e l'isola Figarolo


immagineIn questa tappa del nostro viaggio visiteremo il borgo marinaro di Golfo Aranci. Visiteremo poi il promontorio di Capo Figari con le sue spiagge raggiungibili quasi esclusivamente via mare. Vedremo anche l'isola Figarolo posta quasi a far da guardia all'ingresso del porto di Golfo Aranci.

Siamo arrivati a visitare il borgo di Golfo Aranci Visualizza la mappa

immagineimmagineInformazioni turistiche Arriviamo dunque a Golfo Aranci (nome gallurese Figari, metri 19, abitanti 2.098), una ridente borgata marinara alla base del promontorio di capo Figari, sviluppatasi e divenuta con Olbia un importante scalo marittimo. Il nome deriva da Golfo dei Granchi (Golfu di li Ranci), non dagli aranci che non sono stati mai coltivati in questa zona, mentre lo sono i fichi da cui il nome di capo Figari e dell'Isola Figarolo.

Lo sviluppo del paese è avvento quando vi è stata realizzata la stazione terminale della ferrovia proveniente da Cagliari ed è stato creato, presso tale stazione, un porto cui faceva capo fino al 1920 il servizio postale con la Penisola. Vi si sono quindi insediati alcuni pescatori per lo più Ponzesi, che hanno determinato il nascere dell'attività della pesca e dell'allevamento delle aragoste. Lo sviluppo successivo è stato determinato, agli inizi degli anni settanta, dall'averne fatto uno dei capilinea delle navi traghetto delle Ferrovie dello Stato provenienti da Civitavecchia e Genova, seguite quindi dalla compagnia privata sardinia Ferries che ne ha fatto il suo scalo principale in Sardegna, e poi da altre compagnie sia pur solo per alcuni viaggi, dato che conservano per la maggior parte di essi lo sbarco a Olbia.

Le spiagge di Golfo Aranci

immagineIl paese si affaccia sul mare e diverse stradine permettono di accedere alle varie spiagge cittadine. Le visitiamo nell'ordine nel quale le troverebbe il passeggero sbarcato al porto di attracco dei traghetti, percorrendo la strada che da Golfo Aranci porta verso Olbia. Non lontano dal porto di attracco c'è anche il porto turistico di Golfo Aranci, ben riparato, in grado di ospitare un centinaio di imbarcazioni, con servizi essenziali e pompa carburante però per le sole barche da pesca.

Incontriamo subito la Prima spiaggia, che raggiungiamo dalla passeggiata lungomare di viale Colombo. È la più ampia e centrale del paese, e di conseguenza la più frequentata. Ben attrezzata con chioschi ed un bar, ha sabbia finissima ed il fondale in gran parte occupato da banchi di posidonie che attestano con la loro presenza la pulizia e l'ottima qualità delle acque. Troviamo poi la deviazione per la Seconda spiaggia. Quindi un poco più avanti arriviamo alla Terza spiaggia, raggiungibile da via Libertà, di sabbia bianca finissima tra la macchia mediterranea, con un fondale bassissimo che ne fa la spiaggia ideale per le famiglie con bambini. È presente un bar, nelle vicinanze ci sono un Hotel e un Residence. Le successive indicazioni ci portano alla Quarta spiaggia ed alla Quinta spiaggia, che sul lato destro è chiusa da un promontorio alberato sul quale è stato edificato il complesso turistico di baia Caddinas.

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Prima di arrivare all'uscita dal paese, seguendo le indicazioni il complesso turistico, arriviamo sul lato occidentale del promontorio proprio alla piccola spiaggia di baia Caddinas, ben attrezzata, che data la posizione è però frequentata quasi esclusivamente dai residenti. Presso la spiaggia è presente il porticciolo privato di baia Caddinas, con pompa di carburante e tutti i servizi più importanti.

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Archeologia a Golfo Aranci

Arrivati a Golfo Aranci ci dirigiamo verso l'imbarco dei traghetti e raggiungiamo la ferrovia, qui seguiamo i binari verso sud-est per 300 metri sino alla fine del muro della stazione, poi a sinistra si dovrebbe trovare il cancelletto di accesso al pozzo sacro di Milis. Non esistono indicazioni, i cancelletti sono tutti chiusi, senza una guida non lo si trova. Il tempio a pozzo si presenta con la parte esterna gravemente danneggiata dai lavori svolti nell'ottocento per la costruzione della linea ferroviaria. La parte interna è costituita da una ripida e stretta scaletta di ben 40 gradini, caso unico tra i pozzi sacri attualmente conosciuti. Come nella gran parte dei templi a pozzo, la scala ha la copertura architravata costituita da blocchi che formano una scala rovesciata. Alcuni gradini sono coperti dall'acqua, che scende molto in profondità e porta alla camera a pozzo nel quale vi è la sorgente ancora attiva. La camera ha un'altezza di oltre nove metri, ha pianta circolare con copertura a tholos, ossia a tronco di cono. Si ha ragione di ritenere che in origine fosse uno dei più importanti pozzi sacri della zona. La parte esterna doveva essere decisamente imponente, anche se è così danneggiata che risulta impossibile intuire quale fosse l'aspetto dell'esedra. Si ritiene sia stato utilizzato, sia pure con diverso scopo, fino in età medioevale.

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Percorrendo la costa del promontorio di Capo Figari Visualizza la mappa

Il promontorio di capo Figari è caratterizzato da alte falesie, con un ginepreto sulla sommità. A capo Figari e sull'isola Figarolo vivono liberi i mufloni, reintrodotti e ben ambientati.

Circa all'altezza del pozzo sacro di Milis, scendendo verso il mare raggiungiamo l'ultima spiaggia del paese, la spiaggia del Genio Civile.

Dall'attracco dei traghetti, invece di prendere a sinistra verso il paese, prendiamo a destra via cala Moresca. Subito all'inizio vediamo la piccola chiesa di San Giuseppe, edificata nel 1914 «per chi approda all'ospitale terra sarda, per i naviganti tutti». Seguiamo via cala Moresca e nel primo tratto del successivo litorale, caratterizzato dall'alternanza di spiaggette e scogli suggestivi, troviamo la spiaggia dei Baracconi.

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immagineStiamo iniziando a costeggiare il promontorio di capo Figari, caratterizzato da alte falesie e con un gran ginepreto sulla sommità e dobbiamo lasciare la macchina e proseguire a piedi dato che per la protezione dell'area naturale il traffico è interdetto. Percorrendo via cala Moresca, a 2,5 chilometri dal passaggio a livello arriviamo alla pineta da cui raggiungiamo la pittoresca baia, immersa nella natura, con la spiaggia di cala Moresca, sabbiosa e con tratti di rocce. Cala Moresca è la più nota delle insenature presenti lungo la costa del promontorio, così chiamata a ricordo delle incursioni dei pirati saraceni o forse perché chiamata un tempo Cal'e sa Figu Murìsca, ossia cala dei fichidindia. Da cala Moresca si gode un'ottima vista panoramica sull'isola Figarolo. La strada quindi termina, per cui le altre spiagge del promontorio sono raggiungibili solo via mare. Da cala Moresca un sentiero conduce alla sommità di capo Figari, sul monte Ruiu a 342 metri di altezza, dove dall'ex semaforo ormai abbandonato all'inizio del secolo ebbe luogo uno dei primi esperimenti radio di Guglielmo Marconi.

immagineDa cala Moresca, superato un cancello, proseguiamo diritti fino alla seconda stradina a sinistra che conduce al Cimitero dei Naufraghi di cala Greca. Una lapide ricorda i naufraghi della motonave Generoso 2°, affondata nel 1887, ed un giovane marinaio inglese morto di febbre mediterranea nel 1900 sulla nave inglese Vulcan. Il nome della cala Greca deriva dal fatto che risulta esposta al quadrante di venti che comprende il vento di grecale, o secondo altri dalla probabile presenza di un edificio di culto di rito bizantino. Sul terreno retrostante cala Greca si affacciano le falde e le pendici della falesia calcarea di capo Figari.

immagineA ridosso di capo Figari in un paesaggio aspro e selvaggio, incontaminato, si estende la spiaggia di ciottoli della cala del Sonno. Il mare dai colori intensi e i fondali rocciosi la rendono ideale per gli appassionati di immersioni subacquee. Raggiungibile facilmente via mare, presenta invece un impervio percorso a piedi costeggiando il versante nord del paese.

immaginePassate cala Spada e cala Mortale arriviamo a cala Pasquale. L'insolito nome va fatto risalire, probabilmente, ai pescatori napoletani e ponzesi che, stabilitisi in Golfo Aranci, hanno contribuito al suo incremento demografico, e che avrebbero indicato la baia con il nome di cal'è Pascale.

immaginePassata cala Pasquale raggiungiamo cala Fenice, dove troviamo il Cimitero dei Naufraghi della tartana «Fenice», affondata in queste acque nel 1896. Aveva a bordo 8 marinai dei quali ne morirono 7, fra di essi due ragazzi di 11 e 14 anni. Si salvò solo il Capitano. Altri quattro bastimenti naufragarono in quella notte di tempesta tra la Corsica e la Sardegna, due dei quali, la bilancella «Ida» ed il cutter «Efigenia», con la perdita totale degli uomini e del carico.

immaginePassate cala Fenice, lungo la costa nord del promontorio di capo Figari si sviluppa il grande arenile di cala Sabina, di sabbia bianca e finissima, contornato di piccole dune e immerso in una fitta macchia di ginepri. possiamo raggiungere a piedi percorrendo un sentiero di circa un chilometro dalla strada provinciale al bivio 108, oppure ci possiamo arrivare in treno dopo un breve tragitto panoramico lungo la costa del versante settentrionale, o la possiamo raggiungere via mare.

Entriamo quindi nel golfo di Marinella sul quale si affaccia il litorale di Punta Marana, una volta caratterizzata da piccole paludi e stagni dai quali deriva il nome. Il golfo di Marinella si sviluppa parzialmente nel territorio di Golfo Aranci e parzialmente in quello di Olbia, al quale appartiene Porto Rotondo che si affaccia sulla punta più a nord del golfo di Marinella. Il lato settentrionale del Golfo di Marinella con Porto Rotondo verranno descritti più avanti quando andremo a visitare la Costa Smeralda.

L'isola Figarolo Visualizza la mappa

Arrivando in traghetto a Golfo Aranci, quasi a far da guardia all'insenatura, si vede sul suo lato sud-orientale sorgere dal mare l'isola Figarolo, 22 ettari di estensione con una forma approssimativamente conica ed un'altezza massima di 139 metri. Per evitare fin troppo facili doppi sensi sulla denominazione dell'isola, che deriva come si è detto dall'abbondanza di alberi di fichi, questa viene chiamata anche isolotto Figarolo. Sull'isola, raggiungibile via mare con un attracco per piccole imbarcazioni, è presente una spiaggetta modellata dalle correnti chiamata appunto spiaggia di Figarolo.

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L'isola è stata da sempre meta di uccelli marini come il gabbiano, il cormorano e la berta minore; vi transitano la poiana ed il corvo imperiale, ed a volte vi nidificano anche alcuni falchi pellegrini. Vi abitava come mammifero solo il topo, la cui presenza vi aveva attratto i falchi pellegrini. Era questa la fauna presente sull'isola, quando alla metà dell'800, allo scopo di realizzare una riserva di caccia, vi venne introdotto prelevandolo dal monte Albo il muflone (Ovis Musimon), progenitore della pecora domestica. È l'unica pecora selvatica vivente in Europa, specie autoctona della Sardegna (dove viene chiamato «su mugrone» e «sa mugra»), che si trova con caratteristiche leggermente diverse anche in Corsica. Non supera i 70 cm di altezza al garrese e i 50 kg di peso, è ricoperto da pelo di colore bruno o rossastro molto corto, con peli più lunghi sul petto dove formano una specie di criniera. Il ventre, il muso e la parte inferiore delle zampe sono biancastre. Nella specie sarda solo il maschio porta le corna che possono raggiungere gli 80 cm di lunghezza, ricurve indietro e verso il basso. Il muflone vive in branchi sotto la guida di una vecchia femmina, che segnala all'intero branco l'avvicinarsi di un pericolo, lanciando un caratteristico grido d'allarme. Negli anni trenta l'isola fu affittata da un pastore, abituato a portare all'inizio della primavera in transumanza le sue pecore da Buddusò fino nelle campagne di Santa Teresa di Gallura, che cominciò quindi a portarle nei pascoli costieri di Golfo degli Aranci e sull'isola. Per evitare possibili commistioni con la ventina mufloni qui presenti, vi venivano traghettate solo femmine ancora impuberi con alcuni maschi, ma questa precauzione non evitò comunque qualche incidente. È negli anni quaranta che si iniziano ad individuare alcuni mufloni che presentano chiazze bianche anomale sul mantello, con estensione maggiore nelle femmine rispetto ai maschi, interessando in modo particolare il collo. Ancora oggi sono presenti allo stato brado alcuni esemplari di questo selvatico ibrido, chiamato muflone dalla testa bianca, derivato come si è detto da una qualche contaminazione con le pecore che vi venivano portate al pascolo in primavera.

La prossima tappa del nostro viaggio

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Prima di proseguire verso la Costa Smeralda, effettueremo una deviazione nell'interno della Gallura. Nella prossima tappa del nostro viaggio, usciremo da Olbia in direzione nord verso Palau per andare a visitare San Pantaleo, poi raggiungeremo Arzachena. Successivamente visiteremo i suoi siti archeologici, e quindi, passando per il Lago Liscia, arriveremo a Tempio Pausania, per proseguire verso la Piana dei Grandi Sassi o Valle della Luna.

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