|

|
Da Sant'Antonio di Gallura a Luras con il lago di Liscia e Calangianus
In questa tappa del nostro viaggio proseguiremo la visita della Gallura interna verso Tempio Pausania, visitando Sant'Antonio di Gallura, Luras con il lago di Liscia, Calangianus.
Sant'Antonio di Gallura 
  Ritornati sulla SS427, possiamo proseguire verso Tempio Pausania per raggiungere Sant'Antonio di Gallura. Prima di entrare in paese, una indicazione sulla destra mostra come raggiungere la diga sul lago Liscia, non seguiamo però questa indicazione perché preferiamo arrivarci più avanti, da Luras, trovandosi il lago appunto in territorio di Luras. Sant'Antonio di Gallura (nome in lingua Santu Antoni 'e Calanzanus, nome gallurese Sant'Antoni, metri 355, abitanti 1.638) è una tipica cittadina ad architettura gallurese situata su una collina e circondata da profonde vallate e boschi di querce, con economia basata su agricoltura, allevamento e lavorazione del sughero.
Nel centro del paese sorge la ottocentesca chiesa di Sant'Antonio Abate, anch'essa realizzata in stile gallurese, attorno alla quale sono sorte le abitazioni che hanno dato origine nei primi del '900 al centro abitato.
Di nuovo sulla SS427, passata Sant'Antonio di Gallura, a pochi chilometri dall'uscita del paese possiamo vedere sulla sinistra la chiesetta della Crucitta. Qui, se svoltiamo a destra su una strada bianca, dopo una diecina di chilometri si raggiunge la vetta del monte Santo, di 619 metri, nella catena dei Monti Ultana. Interamente in granito rosa, è ricoperto da macchia mediterranea, cisto, corbezzolo, lentisco selvatico e olivastro. Se si è fortunati si possono incontrare volpi, donnole, lepri, cinghiali e gatti selvatici.
Il lago sul fiume Liscia e gli olivastri millenari di Karana 
Continuando sulla SS427, deviamo sulla destra prendendo la SP136 verso Luras. A circa sei chilometri da Luras, troviamo una nuova indicazione sulla destra per il lago di Liscia.
La deviazione sulla destra ci porta sulla SP137, che costeggia il fiume Liscia fino al lago del Liscia, per arrivare fino alla diga del Liscia.

Lungo la strada che costeggia il lago, dopo aver percorso sei chilometri dall'inizio della deviazione, un cartello sulla sinistra ci porta a visitare i bellissimi olivastri millenari di Karana, uno dei quali di oltre 2.000 anni e con una circonferenza da fare impressione.

Luras 
  Dal lago Liscia, torniamo indietro fino a riprendere la SP136 verso Luras. Deviando sulla destra sulla SP10 entriamo in Luras (nome gallurese Lùrisi, metri 508, abitanti 2.706), un paese posto su un poggio nord-orientale dell'altopiano del Limbara. Già nel suo aspetto, Luras, si presenta molto diverso rispetto ai paesi che lo circondano, ma sono soprattutto le caratteristiche culturali, storiche e linguistiche che lo differenziano e lo rendono unico anche in un panorama variegato come quello sardo. Gli abitanti di Luras, i Luresi, parlano il logudorese, a differenza degli abitanti dei centri vicini che parlano il gallurese. La causa è ancora sconosciuta. Caratteristiche principali sono la statura bassa ed il carattere introverso; sono ancora i cosiddetti tipici sardi, ormai quasi scomparsi con le nuove generazioni. L'economia è basata sull'agricoltura, sull'allevamento, sullo sfruttamento del sughero e del granito. Nell'800 raggiunse il suo periodo di maggior benessere e nel suo centro storico sono presenti numerose palazzine in stile classicheggiante. Nei dintorni dell'abitato si trovano, oltre al lago di Liscia ed agli olivastri millenari che abbiamo già visto, anche quattro significativi dolmen che attestano la frequentazione della zona già intorno al 3000 a.C.
Nel centro del paese, troviamo la chiesa parrocchiale della Santissima Vergine del Rosario. Realizzata nel 1795 con conci di granito, ha una facciata molto semplice, un interno a tre navate, il presbiterio quadrangolare e le volte a botte. Prospiciente alla parrocchiale, si trova la chiesa di Santa Croce, anch'essa del XVIII secolo.

Impossibile non visitare, in via Nazionale al numero 35, il Museo Etnografico Galluras, sorto grazie alla passione di Pier Giacomo Pala. Conserva frammenti della civiltà e della vita gallurese.
All'interno del paese di Luras, nei pressi del vecchio campo sportivo, seguendo le indicazioni raggiungiamo il dolmen di Alzoledda. È molto piccolo ed è probabilmente il più antico dei quattro dolmen di Luras. Ha pianta rettangolare ed è costituito da tre grandi lastroni di granito infissi nel terreno verticalmente, che ne costituiscono le pareti formando una camera funeraria di forma trapezoidale. La copertura è un unico lastrone di granito pressoché quadrato, di circa 2,5 metri di lato. Il monumento è privo di peristalite, ossia del recinto di pietre infisse nel terreno che originariamente circondava il monumento forse con funzione statica per sorreggere il tumulo di terra che lo ricopriva. L'altezza totale del monumento è soli 90 cm dal suolo.

Dal centro di Luras, prendiamo la strada a sinistra del monumento a Padre Pio che, in leggera discesa, esce dal paese. Teniamo sempre la sinistra ai due bivi che incontriamo. Dopo circa un chilometro e mezzo troviamo l'indicazione per il dolmen di Bilella, che si trova oltre un muretto a secco sulla destra della strada. Il dolmen è molto piccolo ed è di tipologia estremamente semplice. Ha pianta rettangolare ed è abbastanza insolito dal momento che il vano funerario è affiancato ad una formazione di roccia granitica che viene inglobata nel dolmen. La roccia su cui poggia è stata scavata per ovviare al dislivello e ne costituisce la parete sinistra, ed a fianco di essa sono infissi nel terreno due lastroni che ne costituiscono gli altri lati. La copertura è un unico lastrone di circa 2,6x2,2 metri. L'altezza massima del monumento è di 1,6 metri dal suolo.

Dal paese di Luras si esce sulla SP10 in direzione di Luogosanto. Prima di uscire dall'abitato, svoltiamo a destra nell'ultima strada del paese, via Ariosto, e proseguiamo fino al termine della strada. Qui troviamo le indicazioni per arrivare ai dolmen di Ladas e di Ciuledda. Troviamo per primo il dolmen di Ladas, un grande dolmen del tipo tomba a corridoio detta anche allée couverte. È alto 1,2 metri e largo 2,3 metri ed è costituito da una lunga galleria con un abside posteriore. La galleria interna ha una lunghezza di oltre sei metri ed un'altezza di 2,2 metri. È coperta da due grandi lastroni rettangolari di granito, dei quali quello posteriore, molto grande, misura 4,8x3,4 metri, con una superficie di circa 15 mq, ed ha uno spessore di 45 cm. Alla vista sembra sia stata levigata nella parte inferiore. La cella funeraria è divisa in due parti da un lastrone trasversale. Nel dolmen di Ladas sono stati trovati frammenti ceramici senza decorazioni.

Passato il dolmen di Ladas, proseguiamo a destra lungo una stradina in discesa e troviamo dopo poche centinaia di metri il dolmen di Ciuledda. Il dolmen di Ciuledda è molto piccolo. Ha pianta di forma semicircolare, con vano sepolcrale a semicerchio ed ingresso orientato a sud-est. La copertura è un lastrone di granito di 3,4x2,4 metri e l'altezza dal suolo è di 1,2 metri. Nel dolmen di Ciuledda sono stati trovati frammenti ceramici senza decorazioni.

Calangianus 
 Uscendo da Luras, la SP10 dopo un chilometro si immette sulla SS127 che proviene da Olbia per procedere verso Tempio Pausania. Prendendo a sinistra, verso Olbia, entriamo subito in Calangianus (nome in lingua Calanzanus, nome gallurese Caragnani, metri 500, abitanti 4.719), uno dei 100 comuni più industrializzati d'Italia, il maggiore centro italiano per l'estrazione e la lavorazione del sughero, dove è presente una scuola professionale per l'industria del sughero, per la coltura delle querce e per lo sfruttamento del loro prodotto, unica in Italia. A Calangianus non soltanto sughero e granito sono le attività prevalenti, ma anche l'allevamento di bestiame bovino delle razze limousine e charolaise e la coltivazione di vigneti. È infatti tra i maggiori produttori di uva di Vermentino della provincia. Altre specialità locali sono la produzione di miele amaro e di salame di cinghiale. Il nome indica una località ricca di galanga, una radice di alcune piante che si adopera come condimento aromatico e anche come medicamento.
La chiesa parrocchiale è dedicata a Santa Giusta. Fu costruita in un periodo antecedente al 1500 ad opera, pare, del generale aragonese Mosen, ma la sua consacrazione risale al 1736. La sacrestia conserva una pala risalente al 1597 raffigurante l'assunzione, opera del pittore manierista Andrea Lussu di Irgoli.
Come in tutta la Gallura, anche qui viene coltivata principalmente uva di vitigno Vermentino. La Cantina Tondini, della famiglia Tondini, da qualche anno ha iniziato l'imbottigliamento in proprio dei suoi apprezzati vini (un Vermentino denominato Karagnani, traduzione gallurese di Calangianus, ed il nero Taroni).
Da Calangianus, prendiamo la SS127 in direzione di Telti e Olbia. Dopo quattro chilometri una una strada bianca sulla destra ci porta fino a oltre 1000 metri di altezza sull'altipiano di Li Conchi, ricoperto da una folta foresta di sughere e lecci in un ambiente incontaminato ricco di fonti naturali. Proseguendo lungo la SS127, poco prima della pietra miliare che indica il chilometri 25, troviamo sulla sinistra una strada bianca che dopo pochi chilometri ci porta al centro della valle di Valentino, ricca di boschi di sughere e lecci con all'interno alcuni stazzi e molte zone a pascolo.
Usciti da Calangianus sulla SS127 verso Tempio Pausania, dopo due chilometri arriviamo al bivio che a destra porterebbe a Nuchis. Prendiamo, subito dopo il bivio, sulla sinistra una strada bianca, superiamo la ferrovia e troviamo l'indicazione che ci fa prendere un sentiero sulla destra. Dopo circa un chilometro, superato il ponticello sul torrente Badu Mela, troviamo sulla destra la tomba dei giganti di Pascareddha. Siamo ai piedi di monte di Deu, ove troviamo anche molte altre testimonianze dell'epoca nuragica. La tomba di giganti, abbastanza ben conservata, è interamente realizzata in granito. Della stele è rimasta intatta solo la parte inferiore, alta più di due metri. Dei lastroni infissi verticalmente nel terreno che delimitavano l'esedra,10 per lato, ne restano pochi a destra e solo uno a sinistra. L'esedra aveva un'ampiezza di oltre 18 metri. Il corridoio che costituisce la camera funeraria è lungo 12,5 metri, largo ed alto poco meno di un metro, ed è coperto da 12 degli originari 13 lastroni di pietra disposti a piattabanda. Una lastra orizzontale posta sul fondo del corridoio forma una sorta di mensola, sulla quale probabilmente venivano depositate le offerte funerarie.

Invece di seguire l'indicazione per la tomba dei giganti, proseguendo dritti sulla strada bianca. 600 metri dopo aver superato la ferrovia, svoltiamo a sinistra, e percorsi 200 metri arriviamo al nuraghe Agnu, situato sulle falde settentrionali del monte di Deu. È interamente realizzato in grossi blocchi di granito e presenta una pianta irregolare condizionata da un imponente costone roccioso inglobato nella struttura muraria. Non si tratta di un vero nuraghe, ma di un protonuraghe del tipo a corridoio. È caratterizzato da una pianta a ferro di cavallo e presenta un monumentale ingresso rivolto verso est dotato di architrave, dal quale ci si immette nel corridoio principale là dove era presente una porta scorrevole in legno che scendeva dall'alto. Sulla sinistra si apre una cella ellittica a falsa cupola e poco più avanti sulla destra parte un cunicolo di circa 11 metri che sbocca a sud, nella parte posteriore del monumento, attraverso un passaggio nella roccia naturale. Proseguendo lungo il corridoio principale, sempre a destra si apre una cella rettangolare della lunghezza di circa sei metri. Sul fianco posteriore del nuraghe è presente una scala di granito che porta al piano superiore del quale oggi non rimane quasi nulla, sopra il quale probabilmente si trovava un terrazzo.

A circa 200 metri dal nuraghe Agnu, si trova la fonte sacra di Li Paladini, situata sul versante nord-orientale del monte di Deu. La fonte di li Paladini, ancora attiva, è interamente costruita con blocchi di granito, con una struttura muraria in ottimo stato di conservazione. L'ingresso alla camera interna è costituito da un'apertura a forma trapezoidale e presenta una grande pietra con incisa una canaletta per lo scolo dell'acqua. La camera interna, a pianta rettangolare chiusa a semicupola, è coperta con due lastre di granito ed è priva di gradini perché viene alimentata da una polla sorgiva di superficie. Siamo propensi a ritenerla una fonte sacra, anche se da parte di alcuni viene ipotizzato si trattasse di una normale fonte per le esigenze quotidiane degli abitanti degli insediamenti nuragici della zona.

Da Calangianus, seguendo la SS127 in direzione di Tempio Pausania incontriamo sughereti, e vediamo lungo la strada, tra le numerose ditte di lavorazione del sughero, l'imitazione di un piccolo nuraghe tra i capannoni della zona industriale.

La prossima tappa del nostro viaggio
 |
Nella prossima tappa del nostro viaggio visiteremo la città di Tempio Pausania. Da qui ci sposteremo poi a Luogosanto, Aggius, con una puntatina nell'affascinante Valle della Luna, ed infine a Bortigiadas. |
 |
Visione ottimale 1024x768. Tutte le foto e riprese sono state effettuate da privati a scopo amatoriale per uso personale e per motivi di studio, senza fini di lucro. È consentito scaricare testi, foto e riprese dell'autore per uso privato senza eliminare i riferimenti. È vietato qualsiasi utilizzo commerciale del materiale pubblicato in assenza di apposita autorizzazione. Non siamo autorizzati a consentire la riproduzione delle foto e riprese di terzi, dei libri ed altro materiale pubblicato. |

© Claudio de Tisi 2002-2009
Alcune foto in questa pagina sono state fornite dagli amici Alberto Gini e Flavio Piredda
|