
| L'Anglona interna da Perfugas, Erula e Tula, a Laerru e Martis, Chiaramonti, Nulvi e Osilo
In questa tappa proseguiremo il viaggio all'interno dell'Anglona passando per Perfugas, Erula e Tula sul lago del Coghinas. Visiteremo poi Laerru e Martis, vedremo Chiaramonti con i suoi numerosi siti archeologici, per arrivare fino a Nulvi ed Osilo.
Perfugas   Usciti da Bulzi, proseguiamo sulla SS134 verso sud e dopo due chilometri ci immettiamo sulla SS127 che verso sinistra porta a Perfugas e verso destra a Laerru e Martis. Prendiamo a sinistra e dopo cinque chilometri arriviamo a Perfugas (nome in lingua Peifugas, metri 91, abitanti 2.515), importante centro agricolo dell'Anglona.
In centro possiamo visitare la parrocchiale dedicata a Santa Maria degli Angeli, del XVI secolo, in stile gotico a tre navate. Conserva all'interno il bel retablo di San Giorgio, trasferito qui dal santuario di San Giorgio, dove si trovava nel presbiterio. 
In via Nazario Sauro si può visitare il Museo Archeologico e Paleobotanico, inaugurato nel 1998, con l'intento di raccogliere le testimonianze archeologiche e paleobotaniche dell'Anglona. Conserva tra l'altro una statuetta della dea madre con bambino, datata 4000 a.C. Dal centro di Perfugas percorriamo via Garibaldi fino alla fine, dove troviamo l'area archeologica del pozzo sacro Predio Canopoli. Scoperto per caso nel 1923, durante lo scavo di un pozzo, il pozzo venne in parte scavato e successivamente reinterrato. Nel 1975 è iniziata la campagna di scavi che lo ha portato alla luce. È uno dei pozzi sacri più belli e importanti, interamente realizzato in calcare bianco con pietre tutte di uguali dimensioni. Ha la classica forma a buco di serratura di tutti i principali pozzi sacri della Sardegna. L'atrio è largo due metri e lungo quasi tre metri, con al centro un altare con una coppella laterale e due sedili ai lati. Non è più presente quella che venne definita la mensa sacrificale, che si trovava al centro dell'atrio da quanto risulta da un disegno fatto al tempo della scoperta del pozzo da Torquato Taramelli, l'importante geologo nato a Bergamo nel 1845 e morto a Pavia nel 1922. Una stretta scala di otto gradini porta al pozzo interno profondo tre metri. Il pozzo è attualmente scoperchiato come quello del santuario federale di Santa Vittoria a Serri, con il quale ha molte analogie. Si presume avesse una copertura a tholos e, secondo Giovanni Lilliu, possiamo stimare un'altezza originaria di quattro o 4,5 metri. Nel pozzo sono stati rinvenuti alcuni importanti bronzetti fra i quali è estremamente significativo quello che rappresenta un Toro, tra gli esemplari più raffinati della piccola lavorazione in bronzo, oggi conservato al Museo Sanna di Sassari. Intorno al pozzo si vedono i resti di un villaggio preistorico. Per analogia con il pozzo di Serri, si ritiene che nelle vicinanze potesse essere ubicato anche un nuraghe di tipo polilobato, probabilmente però abbandonato all'epoca della realizzazione del pozzo sacro. 
Seguendo dal centro di Perfugas la via San Giorgio, arriviamo all'estrema periferia nord del paese, dove su un roccione vulcanico troviamo la chiesa campestre o santuario di San Giorgio, edificata nel XV secolo in trachite rossa in stile gotico catalano, dedicata al patrono di Barcellona. Ha un'unica navata, la facciata con un rosone a raggiera e di lato al portale colonnine sormontate dalle statue di San Pietro, San Paolo e San Giorgio con il drago. Nei pressi si trova un grande nuraghe chiamato, dal nome della chiesa, nuraghe di San Giorgio. 
Provenendo dalla SS127, immediatamente prima di entrare nell'abitato di Perfugas prendiamo a destra una strada solo in parte asfaltata, che si addentra nella valle del riu Altana. Questa strada ci conduce ai resti della foresta pietrificata di Iscia. Sono presenti alberi completamente mineralizzati: tutte le parti lignee si sono, cioè, trasformate in roccia, assumendo la fisionomia di vere e proprie sculture naturali. Le prime tracce della presenza umana in Sardegna. Vicino a Perfugas, nel greto del rio Altana, sono stati rinvenuti alcuni ciottoli levigati e strumenti in selce scheggiata che segnalano tracce di presenza umana in Sardegna nel Paleolitico Inferiore, orientativamente 150.000 anni fa. Si tratta di utensili lavorati secondo la tecnica detta «clactoniana», da Clacton-on-Sea, nella regione inglese dell'Essex. Nel Museo archeologico e paleobotanico di Perfugas sono esposti esemplari sia di questi manufatti preistorici, sia di resti pietrificati della foresta pietrificata. Erula   Da Perfugas proseguiamo per un paio di chilometri sulla SS127, poi svoltiamo a destra sulla SP2 che dopo nove chilometri ci porta a Erula (metri 457, abitanti 805), uno dei comuni più giovani d'Italia, che vive interamente su un'economia agropastorale. Il nove Agosto a Erula si tiene la sagra della mitica Zuppa Gallurese, che viene offerta a tutti coloro che si recano nella piazza principale del paese, piazza Giovanni XXIII.
Nei dintorni di Erula, sulla sommità della omonima collina, si trova il nuraghe di Ispiene. Esternamente non è molto appariscente, dato che probabilmente era un nuraghe a cumulo in terra. Infatti ancora oggi vediamo la collinetta addossata al nuraghe, che probabilmente un tempo lo ricopriva. Il nuraghe è famoso dato che negli scavi, al suo interno, è stata rinvenuta la famosa navicella in bronzo con protome cervina oggi custodita al Museo Archeologico di Cagliari. La navicella è lunga 19 cm, che diventano 25 cm se si comprende anche la protome; è quindi fra le più grandi navicelle fino ad oggi rinvenute, ha pianta ovale, pareti robuste e la parte del fondo ricurva, con un lieve appiattimento nel centro ed uno stretto orlo sporgente. Sul ponte di prora svetta la grande testa di cervo, col muso a punta, grandi orecchi e grandi corna a triplice ramificazione. Ai due lati si trovano due transenne traforate. Sull'orlo delle transenne sono presenti quattro coppie di fori circolari, destinati molto probabilmente a contenere figurine di animali. Come in molte altre navicelle, sull'albero è presente il misterioso anello rotante che poteva servire all'inserimento di un albero trasversale che poteva sostenere una vela. L'ipotesi di Leonardo Melis è che la vela potesse cadere con due triangoli ai lati dello scafo, e la rotazione dell'anello la avrebbe spostata consentendo alla navicella una manovra spedita senza uso né di remi né di timone.
Tula affacciata sul lago del Coghinas   Altri 15 chilometri sulla SP2 ed arriviamo a Tula (metri 275, abitanti 1.686), centro agropastorale sulla costa occidentale del lago sul Coghinas. In territorio di Tula sono presenti diversi alberghi e strutture ricettive per il turismo estivo.
Alla periferia del paese, nei pressi del cimitero, sorge la chiesa di Nostra Signora di Coros. È stata l'abbazia di un monastero dei Vallombrosani, che la fecero edificare tra la fine dell'XI e l'inizio del XII secolo in stile Romanico - lombardo su una preesistente tomba dei giganti. Il territorio di Tula è ricco di testimonianze archeologiche di età nuragica. Tra esse interessante è il nuraghe Occultu, che si trova nei pressi del lago sul Coghinas. Il fiume Coghinas ed il lago sul Coghinas  Il fiume Coghinas è il principale fiume del nord Sardegna. Nasce sotto punta Palai a Bolotana in provincia di Nuoro, nel primo tratto scorre parallelamente alla catena montuosa del Marghine-Goceano e viene chiamato rio Mannu di Ozieri. Attraversa l'Anglona e sfocia nei pressi di Valledoria. Il lago del Coghinas, creato nel 1927 dallo sbarramento del fiume, con i suoi 250 milioni di metri cubi d'acqua e un bacino di drenaggio di 1900 chilometri quadrati, è il secondo lago artificiale della Sardegna, inferiore solo come superficie al lago Omodeo. 
Laerru e la lavorazione della radica   Da Bulzi, all'immissione della SS134 sulla SS127, invece che a sinistra verso Perfugas, svoltiamo a destra e dopo due chilometri arriviamo a Laerru (metri 177, abitanti 1.040), edificato con una curiosa forma a ferro di cavallo per seguire l'andamento della strada e la morfologia del territorio collinare. L'economia è basata sull'agricoltura e sulla lavorazione della pietra calcarea bianca. Vi si trovano ancora artigiani che seguono il lungo ciclo della lavorazione della radica per ricavarne pipe e piccoli contenitori di grande pregio, fortemente richiesti dal mercato.
Al centro del paese troviamo la parrocchiale di Santa Margherita, un'interessante edificio ricostruito nel XVIII secolo, ma sicuramente più antico. La chiesa è ad un'unica navata sulla quale si aprono le cappelle laterali identificate da archi gotici. Non lontano dalla parrocchiale si trova l'oratorio del Rosario, edificato nel XVII secolo come cappella dell'omonima Confraternita. Ha un interno a navata unica. 
La foresta pietrificata di Laerru. Provenendo con la SS127, poco prima di entrare in Laerru, troviamo sulla sinistra la deviazione per la foresta pietrificata, segnalata da appositi cartelli e distante non più di tre chilometri. L'ingresso al sito è segnato da un tronco pietrificato ben visibile in cima a una salita. Martis   Proseguendo sulla SS127, dopo otto chilometri arriviamo al piccolo centro di Martis (nome in lingua Maltis, metri 300, abitanti 648). Anche qui l'economia è basata prevalentemente sull'agricoltura.
 La chiesa di San Pantaleo si trova nell'immediata periferia del paese, in campagna, e rappresenta l'esempio più compiuto di stile gotico-italiano. Si ritiene sia stata realizzata nel XIV secolo. La pianta è a tre navate divise da pilastri e con volta a crociera. Sulla facciata è presente un grande rosone. 
La foresta pietrificata di Carrucana. Martis è nota per la presenza nel suo territorio, in località Carrucana, della foresta pietrificata, vincolata come unicum paleobotanico dal 1964. Nel 1992 si è deciso di realizzare il Parco Paleobotanico della foresta pietrificata, attivando un progetto che permettesse al contempo la fruizione del sito e delineasse un percorso museale all'aperto. Quindi è stata effettuata la sua parziale recinzione con muretto a secco e successivamente sono stati creati i camminamenti che permettono di muoversi agevolmente all'interno del parco. 
Chiaramonti   Usciti da Martis, un altro chilometri sulla SS127, poi prendiamo sulla sinistra la SS132 che dopo sei chilometri ci porta a Chiaramonti (nome in lingua Zaramònte, metri 440, abitanti 1.910), centro agropastorale che deve il nome alla posizione dominante rispetto alle vallate circostanti.
 Nel ben conservato centro storico possiamo visitare la neoclassica parrocchiale di San Matteo, in pietra rachitica, a tre alte navate con due colonne e due pilastri per parte. È stata edificata nel 1888 dopo che un fulmine ha distrutto la torre campanaria della vecchia chiesa nel castello.
Nel punto più alto del paese si trova il castello dei Doria, del XIII secolo, passato poi agli Aragonesi e trasformato nel '600 in chiesa parrocchiale. Rimane il mastio, trasformato in campanile, ed altre strutture ad arco addossate alla torre. 
Sempre nella parte alta del paese, troviamo la chiesa del Carmelo o di su Gamminu, edificata nel 1587. Era annessa al monastero duecentesco, stupidamente abbattuto qualche decina di anni or sono.
Lungo la strada proveniente da Martis, prima di raggiungere Chiaramonti giriamo a destra e raggiungiamo il bel santuario di Santa Maria Maddalena, detto anche chiesa di Santa Maria Orria Pithinna (piccina), realizzato in stile Romanico-pisano con conci di calcare bianco e trachite rosa disposti a righe alternate, pianta a croce latina ed abside semi-circolare. In origine era a navata unica con copertura in legno, successivamente è stata modificata con due cappelle laterali e la copertura a botte. 
Sulla stessa strada, a 10 chilometri dal paese troviamo la chiesa di Santa Giusta, edificata secondo la leggenda nel luogo dell'apparizione della Santa. Nel 1205 Maria de Thori, zia di Comita giudice di Torres, donò la chiesa di Santa Maria Maddalena e quella di Santa Giusta ai monaci Camaldolesi, che presso quest'ultima edificarono il monastero di cui ora rimane solo la chiesetta Romanica, che conserva all'interno una sorgente d'acqua cui vengono attribuite proprietà miracolose. Le tombe delle due sorelle di Santa Giusta, Giustina ed Enedina, sarebbero state conservate proprio nel monastero dietro la chiesa. Il 14 maggio presso la chiesa di Santa Giusta si svolge una cerimonia religiosa per la quale accorrono numerosi pellegrini da tutta l'Anglona per seguire la processione che accompagna il simulacro della Santa fino alla parrocchiale di San Matteo. 
Il mulino a vento, costruito su una prominenza ad est della collina di Cudinarasa, è degno di nota per la mole imponente, soprattutto considerando che questo tipo di mulino non è diffuso in Sardegna. Il mulino ha macinato grano ed altre derrate sino a pochi decenni fa. Non si sa che fine abbiano fatto le grandi pale, mentre la macina è stata smantellata negli anni '50 per fare il ponticello all'ingresso di una abitazione adibita a scuola. Nel territorio di Chiaramonti esistono anche diversi mulini ad acqua, i principali dei quali si trovavano sul fiume Badu Olta, a poca distanza l'uno dall'altro. Possiamo ancora vedere li canali di derivazione e di convogliamento delle acque. Il nuraghe Ruiu, il più noto dei nuraghi nel comune di Chiaramonti, si trova a pochi chilometri da Chiaramonti lungo la strada a scorrimento veloce SS672 che collega Sassari a Tempio Pausania. È un nuraghe monotorre molto ben conservato, con una perfetta struttura a tronco di cono. Il nome deriva probabilmente dalla colorazione rosso-ruggine dei muschi di cui sono coperte le pietre soprattutto verso nord. Esattamente sopra l'ingresso è posizionata una finestra della camera al primo piano. I soffitti dell'ingresso e della scala sono molto alti e sono coperti con lastroni in pietra orizzontali, incastrati tra il muro esterno ed il muro della cella interna della torre.
Dal nuraghe Ruju proseguiamo fino al maestoso nuraghe Corrales. È crollato nella parte sud, ha l'ingresso ricoperto da detriti, e dalla finestra sopra l'ingresso possiamo vedere parte del corridoio interno che porta alla sommità. Il nuraghe Corrales ha una strana piccola camera, incassata fra il piano terra e la camera sovrastante. La vegetazione che vi è cresciuta sopra sembra quasi volerlo aiutare a sostenerne il peso. Non lontano dal nuraghe di Corrales, sulla punta di Corrales ad una quota di 400 metri di altezza, si trova la tomba dei giganti di Corrales, senza dubbio la più conosciuta sia dalla gente del luogo che dagli addetti ai lavori. Purtroppo anche in tempi recenti è stata oggetto di scavi clandestini che hanno messo a soqquadro parte del sito. L'apertura tipo dolmen è orientata ad est, e da essa partono due muri di pietre di media grandezza leggermente sbozzate, che richiamano la forma di una protome taurina. Dalle estremità della protome il muro continua fino quasi ad incontrarsi, racchiudendo un'area abbastanza vasta all'interno della quale si notano altre fondamenta e alcuni cumuli di pietre forse di età più recente. Alcuni sostengono che ci troviamo di fronte ad una fortezza nuragica, altri invece sostengono che si tratti di un altare preistorico.
I nuraghi hanno quasi sempre l'ingresso rivolto ad oriente, che rappresenta il luogo dal quale il dio Sole nasce. Il nuraghe Sanu ha invece l'apertura volta a nord, forse con riferimento alla stella Polare o alla costellazione della Croce del Nord, che ha forma di croce latina col braccio più piccolo per l'appunto rivolto a nord. L'ingresso del nuraghe Sanu manca del lastrone orizzontale, sostituito da due pietre disposte comunque in maniera da sopportare l'enorme peso della struttura soprastante. A pochi chilometri dall'abitato di Chiaramonti troviamo il nuraghe Ripidiu. La costruzione è fatta con massi non tanto grandi e costituiscono un tutt'uno con i lecci che ormai li sovrastano, abbracciandoli, quasi a difenderli dall'incuria dell'uomo e dall'inclemenza del tempo. La pietra trasversale dell'ingresso principale è di tufo bianco e proviene dalle zone limitrofe ricche di questo materiale. 
Nel nuraghe di Sue Zunis l'apertura della camera centrale non ha la forma ad ogiva di tutti i nuraghi, ma sembra una fessura che si apre lungo il diametro nord-sud del circolo nuragico, ai cui lati si sviluppano due muri equidistanti da essa come due corde dello stesso cerchio. Viene anche chiamato nuraghe de sa Paghes, ossia nuraghe della pace, perché, come raccontava il poeta locale Ainzu Truddaiu, sarebbe stato luogo di rappacificazione tra due famiglie, segnate da «disamistade» dovuta al corteggiamento della stessa ragazza da parte di due giovani delle famiglie. Intorno al nuraghe sono presenti i resti di un villaggio preistorico con numerose capanne ed un condotto sotterraneo che porta direttamente dal nuraghe sul dirupo che dà sul fiume a nord. A 20 metri dalla torre centrale, verso est, vi è una ellisse con il raggio maggiore di 16 metri ed il raggio minore di circa cinque metri, luogo destinato probabilmente a cerimonie o a incontri collettivi. A breve distanza da questo sito è stato rinvenuto un sedile di forma anatomica simile ad una poltrona che si ritiene facesse parte integrante del sito nuragico, adattabile alla posizione di una persona seduta e per questo chiamata da Mario Unali, che da anni percorre le campagne dell'Anglona catalogando reperti e siti archeologici ed accompagnando amici e turisti alla scoperta di una Sardegna estremamente affascinante, Sa Trona de Su Re (il trono del re). Non lontano dall'abitato di Chiaramonti troviamo la domus de janas di Su Murrone. È costituita da una grande cella centrale dalla quale si accede a cinque cellette. La cella centrale ha il soffitto scolpito a travetti che richiamano la copertura delle capanne, a riprodurre quindi la struttura della casa dei viventi. All'ingresso del cellette è scolpita una protome bovina, in rappresentazione della divinità Sole-Toro contrapposta a quella della Luna-Vacca. 
Nei dintorni di Chiaramonti, a punta 'e S'Arroccu, troviamo la fortezza preistorica di Elighia, edificata sul costone in posizione dominante a controllare da 600 metri di altezza la pianura de Su Campu de Othieri ad est, e tutto il territorio di Chiaramonti ad ovest. Ha due ingressi, quello principale rivolto verso nord ed uno più piccolo a sud. I due ingressi sono stati per molto tempo erroneamente considerati due tombe dei giganti; essi invece sono parte integrante della grande costruzione megalitica e sono inseriti nel suo contesto. Dall'ingresso a nord entriamo in un atrio, difeso da una seconda cinta muraria. Nulvi    Usciti da Martis sulla SS127, proseguiamo per cinque chilometri, poi svoltiamo a sinistra e dopo 2,5 chilometri arriviamo a Nulvi (nome in lingua Nuivi, metri 478, abitanti 2.984), antico ed importante centro ad economia agropastorale alle pendici del monte San Lorenzo da cui possiamo ammirare larga parte dell'Anglona. Nulvi appartenne alla curatoria dell'Anglona, nel Giudicato di Torres, e ne è diventato anche il capoluogo quando nel 1448 si è conclusa la signoria dei Doria in Sardegna.
Interessante la parrocchiale dell'Assunta, edificata nel '300 con il nome di chiesa di Santa Maria del Fiore, divenuta parrocchiale nel 1605 cambiando il suo precedente nome in quello attuale. 
Nell'oratorio di San Filippo, alle spalle della parrocchiale, sono conservati i tre candelieri dei pastori, degli agricoltori e degli artigiani, che vengono portati nella Processione dei Candelieri ogni anno il 14 agosto. Provenendo da Martis con la SS127 verso Nulvi, dopo circa sei chilometri incontriamo la deviazione per il monte Alma. Si tratta di una collina calcarea alta quasi 500 metri, sulla cui sommità sorge il secentesco santuario del monte Alma, purtroppo deturpato da un discutibile restauro. Di qui si gode il panorama delle colline dell'Anglona, punteggiate qua e là da numerosi nuraghi. Sono numerose le testimonianze del periodo nuragico. Sono presenti il nuraghe Alvu e soprattutto il nuraghe Irru, nei pressi del quale di recente è stato portato alla luce un pozzo sacro, che fa presumere l'esistenza di un villaggio preistorico. Dal nuraghe Orcu proviene un inconsueto bronzetto, raffigurante un uomo che cavalca un bue, stando a cavallo in atteggiamento di orazione e offerta, conservato al Museo Archeologico di Cagliari. Osilo   Tornati da Nulvi sulla SS127, la percorriamo per 16 chilometri ed arriviamo a Osilo (nome in lingua Osile, metri 615, abitanti 3.563), caratteristico centro agropastorale di origine medievale collocato sulla più settentrionale delle tre cime del monte Tuffudesu. Siamo arrivati a soli 13 chilometri da Sassari e 22 chilometri dal litorale di Sorso.
 Notevole è la parrocchiale dedicata all'Immacolata Concezione, con impianto del XV secolo ma completamente ricostruita nel XVIII secolo. All'interno è presente una bella statua della Madonna, un prezioso crocefisso in argento e uno splendido coro ligneo recentemente restaurato.
Al centro del paese troviamo anche la settecentesca chiesa del Rosario, con il monumentale portico della facciata che si affaccia su un panorama stupendo. 
Salendo per i vicoli del centro storico arriviamo ai resti del castello di Osilo o castello Malaspina, edificato presumibilmente sul finire del 1100 sulla sommità del monte Tuffudesu, a circa 650 metri di altezza, dalla potente famiglia dei marchesi di Malaspina. Del castello restano una torre quadrata, in conci di calcare squadrati, ed un torrione cilindrico di pietre basaltiche rozzamente sbozzate. 
Vicino a Osilo troviamo le tombe ipogeiche di Abealzu e Sos Laccheddos, nelle quali sono stati rinvenuti dei mestoli d'impasto con lunga impugnatura forata che potevano essere utilizzati come frangicagliata nella lavorazione dei latticini. La tomba di Abealzu ha dato il nome alla cultura di Abealzu, poiché qui per la prima volta si sono trovate le tracce di questa cultura dell'età del rame. Di essa restano oggetti in ceramica, soprattutto vasi, privi di decorazioni ma caratterizzati dalla presenza di semplici bozze di tipo mammellare accoppiate, a volte contrapposte all'ansa. La prossima tappa del nostro viaggio | Nella prossima tappa del nostro viaggio visiteremo la caratteristica cittadina di Castelsardo, con il suo bel centro storico. Da qui, dopo una deviazione per vedere l'abbazia di Nostra Signora di Tergu, proseguiremo lungo la costa visitando Marina di Sorso e Platamona, per poi dirigerci verso Porto Torres. |  |
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