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Visita di Castelsardo e deviazione a Tergu, poi in Romangia a Sorso, Marina di Sorso e Platamona, ed a Sennori


Il nostro itinerarioIn questa tappa del nostro viaggio visiteremo la caratteristica cittadina di Castelsardo, con il suo bel centro storico. Da qui, dopo una deviazione per vedere l'abbazia di Nostra Signora di Tergu, proseguiremo lungo la costa visitando Marina di Sorso e Platamona, per poi dirigerci verso Porto Torres.

 

Proseguiamo verso Castelsardo

Torniamo al bivio di Sedini, che avevamo raggiunto uscendo da Valladoria, e proseguiamo ora in direzione di Castelsardo.

Visualizza la mappa Informazioni turistiche Dopo 2,2 chilometri, prendiamo sulla destra la deviazione per il villaggio turistico di Baia Ostina. Proprio prima del villaggio un sentiero sulla destra scende alla piccola cala Ostina con la bella spiaggia di cala Ostina, frequentata soprattutto dagli abitanti del villaggio.

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Visita di Castelsardo Visualizza la mappa

immagineimmagineInformazioni turistiche Nel nostro viaggio, da Baia Ostina raggiungiamo Castelsardo (nome sassarese Casteddu Saldu, metri 114, abitanti 5.307), il paese più importante dell'Anglona, edificato su una alta rocca dalla quale si domina tutto il golfo dell'Asinara. Si tratta di uno dei centri più caratteristici per la sua posizione geografica, per la sua storia e per l'aspetto urbano dell'antico borgo medioevale.

La storia di Castelsardo inizia da quando viene fondato dai Doria, nel 1102, con il nome di Castelgenovese. Divenne Castelaragonese dal 1448, nel periodo della dominazione spagnola. È stata anche per un certo periodo, agli inizi del '500, sede delle Diocesi. Divenne una delle sette città regie del Regno di Sardegna, ed il nome di Castelsardo risale al 1769 per volontà dei Savoia, quando si distinse per importanza artigianale, mercantile e strategica. Nel 1861 insieme ad altri centri, Cagliari compresa, cessò la sua funzione di piazzaforte del Regno.

Iniziamo la visita salendo nella città vecchia fino alla Rocca, con pochi resti del medievale castello dei Doria di cui rimane la cinta muraria e la rocca interna, databili al XII secolo, recentemente restaurate. Nel castello possiamo visitare il Museo dell'Intreccio Mediterraneo che raccoglie numerosi esempi di cestini provenienti da tutti i paesi del Mediterraneo, tra i quali quelli in fibra vegetale di palma nana intrecciata a mano che costituiscono uno dei principali prodotti dell'artigianato di Castelsardo.

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Proseguiamo poi nel centro storico, con le viuzze piene di caratteristiche botteghe nelle quali troviamo tutto quanto prodotto dall'artigianato locale. Incontriamo anche un'anziana signora intenta sull'uscio di casa alla lavorazione di un cestino in fibra vegetale. Scendendo dal castello per le ripide scale passiamo davanti all'ingresso del Municipio in un antico palazzo del centro.

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Raggiungiamo quindi la chiesa di Santa Maria delle Grazie, che si affaccia su una piazzetta, ma con l'ingresso sul lato sinistro, che custodisce un'antica statua di San Francesco e soprattutto il famoso crocifisso «de lu Criltu Nieddu» (il Cristo Nero) ritenuto il più antico crocefisso della Sardegna.

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Più avanti incontriamo, quasi a picco sulla scogliera, la cattedrale di Sant'Antonio Abate, edificata nel '500 in stile tardo gotico, ma rimaneggiata più volte, l'ultima volta quasi completamente ricostruita tra il 1597 e il 1727. Ha la pianta a navata unica, ripartita in sei campate con volte a botte, con cappelle laterali. Il transetto ha copertura a crociera, che poggia su colonne con capitelli scolpiti. All'interno un coro ligneo e un bellissimo organo settecenteschi, oltre a diversi altari lignei policromi seicenteschi nelle cappelle. Possiamo anche ammirare molte opere dell'anonimo famoso pittore sardo del ‘400 noto come il maestro di Castelsardo. La chiesa è affiancata da un bel campanile a pianta quadrata in stile aragonese con copertura in maiolica dai molti colori.

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Nel mare di Castelsardo si pescano soprattutto aragoste e le famose grandi e saporite triglie di scoglio, ciascuna delle dimensioni quasi di una spigola, da 180-200 grammi, che abbiamo potuto gustare al ristorante Il Cormorano, abilmente gestito da Renato Pinna. Qui assaporiamo una raffinata cucina di mare con ottimi antipasti, le grandi triglie di scoglio di Castelsardo oltre alla altrettanto famosa aragosta, una splendida pescatrice al guanciale croccante, desser creativo. Una cucina che meriterebbe, a mio avviso, maggior attenzione da parte delle guide gastronomiche.

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Nei miei viaggi a Castelsardo mi fermo a dormire in un nuovo albergo, aperto dai fratelli Pinna e abilmente gestito da Mauro e Bruno Pinna. L'hotel Baga Baga, che nel dialetto locale indica il corbezzolo, realizzato con bassi edifici immersi nella vegetazione e quasi non visibili dalla strada sottostante. Situato sulla collina nel tratto di strada tra Baia Ostina e Castelsardo, dalle sue terrazze lo sguardo abbraccia tutto il golfo, dall'Asinara fino a Isola Rossa, permettendo di vedere nei giorni di sereno anche la punta meridionale della Corsica. Gode di un'ottima vista della rocca di Castelsardo che, durante la cena al ristorante Baga Baga, con il buio, si vede lentamente tutta illuminarsi.

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Le cerimonie della Pasqua a Castelsardo

Un suggerimento, per chi lo possa fare, è visitare Castelsardo in occasione della Pasqua, quando vi si svolgono tre rappresentazioni sacre: il lunedi Santo la cerimonia di Lunissanti, il giovedi la Processiuni ed il venerdi s'Iscavamentu.

Il Lunissanti. Alla più caratteristica e solenne cerimonia religiosa della Sardegna istituita probabilmente nell'XI secolo dai monaci benedettini della abbazia di Nostra Signora di Tergu, partecipano i tre Cori del Miserere, dello Stabat e dello Jesus, costituiti da componenti privi di conoscenze musicali che eseguono canti pre-gregoriani, e dieci Milteri che simboleggiano gli Apostoli. Prima dell'alba nella chiesa Santa Maria i membri della confraternita di Santa Croce indossano un lungo camice bianco cinto da un cordone con un altissimo cappuccio a punta forato in corrispondenza degli occhi. Durante la liturgia ogni coro esegue il proprio pezzo ed alla conclusione tutti assieme in ginocchio cantano il Salve Regina. Parte quindi il corteo, aperto dal coro del Miserere che porta come simbolo un teschio dettolu capu di lu moltu (la testa del morto). Seguono gli Apostoli con il calice, il guanto, la fune, la catena, la colonna, i flagelli, la corona di spine. Quindi il coro dello Stabat con il simbolo della Pietà rappresentato da un busto del Cristo legato con la corona di spine sulla testa e in mano la pieddai (una canna). Seguono gli altri Apostoli con la croce, la scala, il martello e le tenaglie, la spugna e la lancia. Conclude il corteo il coro dello Jesus con il simbolo del Cristo Crocifisso. Il corteo si snoda fino a Tergu, dove nella basilica di Nostra Signora di Tergu avverrà la presentazione dei Misteri alla Vergine Maria, la celebrazione della Messa Pontificale ed il canto chiamato Lauda nel quale si inserisce l'Attittu (il pianto sul corpo di Cristo morto), costituito da dieci invocazioni in latino di un solista a cui risponde il coro, che rievocano le varie torture inflitte a Gesù nel percorso del Calvario. La sera la processione rientra a Castelsardo e qui si svolge la Notti Santa che costituisce la parte più suggestiva della celebrazione: nei vicoli del centro storico illuminati soltanto dalla luce delle fiaccole si aggiungono agli incappucciati ragazze in tunica bianca con un fazzoletto in testa che portano altre torce.

La Prucessiuni. Il giovedì Santo si svolge la Prucessiuni nella quale Maria cerca suo figlio Gesù e lo incontra nella cattedrale alla fine della processione.

S'Iscravamentu. Il venerdì Santo ha luogo la solenne cerimonia S'Iscravamentu. Dopo l'Incontro, quando il corteo con la Croce si ferma e attende che sopraggiunga quello con la statua della Madonna, la processione rientra in chiesa dove si svolgerà s'Isclavamentu, la rappresentazione della deposizione del Cristo nel sepolcro, eseguita da due uomini in tunica bianca nel ruolo di Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo. Il predicatore commenta le scene ed impartisce gli ordini per le diverse operazioni: prima tolgono dal capo la corona di spine che depositano ai piedi della Madonna, poi depongono i chiodi delle mani in un vassoio, infine con robuste fasce di tela calano il Cristo dalla croce, lo presentano alla Madonna ed alla folla e lo depongono in una lettiga adagiata davanti alla croce. Compiuta la deposizione, la lettiga e la statua della Madonna vengono portati in processione.

Per rendere il fascino di queste interpretazioni, potete vedere ed ascoltare un video tratto da YouTube.

Le spiagge di Castelsardo

Castelsardo non ha grandi spiagge, se si esclude la grande spiaggia del Sacro Cuore nella frazione costiera chiamata Lu Bagnu. Vicino alla città ci sono verso est le poco frequentate spiaggette di Pedraladda, mentre verso ovest si passa il Porto e si deve arrivare fino in località Lu Bagnu dove finalmente troveremo le spiagge frequentate dalla popolazione e dai turisti.

Seguendo la strada che ci ha portato a Castelsardo, subito prima della traversa che sulla destra ci ha portato in salita nella città vecchia, un'altra traversa sempre a destra ma in discesa, porta lungo la costa orientale fino alla spiaggetta di Padraladda, e poco più avanti alla spiaggia dell'omonima baia, la spiaggia della baia di Pedraladda.

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Ripresa la strada che ci ha portato a Castelsardo, all'uscita verso Porto Torres si passa accanto al porto Frigianu nel quale possiamo ammirare la torre omonima e di fronte al quale si vede l'isola Frigianu. Il porticciolo è in grado di ospitare 170 imbarcazioni ed è molto sicuro, dà riparo a chi transita tra la Corsica e la Sardegna, manca però la pompa carburante. Appena lasciata la cittadina, non possiamo fare a meno di girarci indietro per ammirare il bellissimo spettacolo dell'antica città arrampicata sulla rocca.

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Visualizza la mappa Informazioni turistiche Usciti da Castelsardo sulla SS200 che costeggia il mare in direzione di Porto Torres, dopo tre chilometri arriviamo in località Lu Bagnu, una frazione nata come piccolo scalo a mare del paesino di Tergu ma oggi più frequentata da chi risiede o villeggia a Castelsardo. Proprio di fronte al ristorante Sa Ferula, che vediamo sulla sinistra, troviamo a destra la scalinata che conduce alla lunga spiaggia del Sacro Cuore. Proseguendo per un chilometro, giriamo a destra e continuiamo per 300 metri per trovare sulla destra la spiaggia di Lu Bagnu. Le due spiagge, l'una continuazione dell'altra, sono entrambe sabbiose e ben attrezzate.

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Una deviazione fino a Tergu Visualizza la mappa

immagineInformazioni turistiche Un poco più avanti, sempre in località Lu Bagnu, prendiamo a sinistra la deviazione sulla SP15 in direzione di Tergu, raggiungibile dopo aver percorso circa 5,5 chilometri da Lu Bagnu. Tergu (nome sassarese Zelgu, metri 280, abitanti 584) è un piccolo borgo agricolo dell'entroterra di Castelsardo.

Entrati in paese, seguiamo le indicazioni che ci fanno prendere a sinistra il lungo viale dei Benedettinici e ci portano alla bellissima abbazia di Nostra Signora di Tergu, detta anche abbazia della Madonna Rosa di Gerico, che si erge solitaria nell'altopiano, un pò discosta dalle poche case del paese. È stata realizzata tra il 1200 e il 1225 in stile Romanico-pisano con pietra rachitica rossa e calcarea bianca. Bella la facciata con archi e colonnine, un piccolo rosoncino in calcare bianco e nove formelle ad intarsio. Accanto si vedono i pochi resti dell'antico monastero dei Benedettini: un portale, un vano di accesso alla chiesa ed il pozzo.

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Presa da Lu Bagnu la SP15, dopo meno di due chilometri svoltiamo a sinistra sulla SP13M verso Badesi e dopo qualche chilometri arriviamo a Multeddu. Qui prendiamo a sinistra la SS134 per Castelsardo e dopo circa un chilometro svoltiamo a destra in una sterrata che seguiamo per 20 chilometri, sino alla cima di monte Ossoni, dove si trova la grange muraglia megalitica di monte Ossoni. È un bastione in difesa di un villaggio preistorico di cui resta qualche traccia, edificata con grossi massi, lunga 58 metri ed alta 2,4 metri, orientata a nord-est. All'interno sono state trovate ceramiche attribuibili alla cultura di Monte Claro.

La regione della Romangia

Entriamo quindi nella regione della Romangia, il breve territorio a ridosso dei centri di Platamona Lido e Marina di Sorso, del quale Sorso e Sennori sono i principali centri.

Sulla strada verso Sassari arriviamo a Sorso Visualizza la mappa

immagineInformazioni turistiche In località Maritza troviamo un bivio: verso destra la SP81 porta a Porto Torres, mentre verso sinistra la SS200 ci porta all'interno, per arrivare a Sorso e poi da qui a Sassari. Dopo 15 chilometri raggiungiamo Sorso (nome sassarese Sossu, metri 136, abitanti 14.102), grande e importante centro agricolo al quale appartengono le ampie pinete e le famose spiagge di Marina di Sorso e di Platamona. Dista appena 11 chilometri da Sassari, a cui nel 1930 venne collegato da un tratto di ferrovia parte della linea Sassari-Tempio-Palau. La prima locomotiva, dimessa poco tempo fa, viene tuttora conservata in una zona del quartiere Latte Dolce di Sassari.

L'interessante palazzo Baronale, del 1692, appartenuto un tempo agli Amat, feudatari del villaggio, è considerato la principale espressione di architettura civile presente a Sorso. Ha una forma all'incirca quadrata e presenta due brevi avancorpi nel lato principale, che erano un tempo collegati architettonicamente al pianterreno a protezione del portone d'ingresso.

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La parrocchiale dedicata a San Pantaleo Martire, la cui costruzione venne iniziata nella prima metà del secolo XIX, sorge su un'area che fino al 1835 era occupata da un'altra antica chiesa. È dominata da una grande cupola emisferica e da altre minori, una emisferica e quattro semiellissoidiche. Sulla facciata, separata da due ordini di lesene ioniche, si aprono tre porte, e cinque nicchie ospitano statue di santi.

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La fontana detta Billellera o Billellara, del XVI secolo, si trova vicino alla Biblioteca Comunale situata nei locali ristrutturati dell'ex-Mattatoio, alla periferia del paese dietro la parrocchiale di San Pantaleo. Il nome della fontana indica la pianta dell'elleboro, anticamente usata per curare la pazzia o l'epilessia; alla quale, essendo una pianta velenosa, è stato attribuito il potere di rendere folli, poi esteso alla stessa acqua della fontana. Ha analogie con la sassarese fontana del Rosello, è squadrata e l'acqua scorre all'esterno da tre protomi leonine. Era situata ai piedi di una rampa gradinata e immersa nel verde degli olmi, poi negli anni ‘80 è stata circondata da un anfiteatro in cemento armato di dubbio gusto.

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La seicentesca chiesa dei Cappuccini conserva un simulacro miracoloso della Vergine di «Noli me tollere». Ha un interno di una sola navata con volta a botte, fiancheggiata da cappelle comunicanti. Secondo la tradizione, sulla spiaggia della Rena Bianca il 26 maggio del 1208 la popolazione, guidata da un povero muto che aveva incontrato sulla spiaggia la Bella Signora, trovò il simulacro della Beata Vergine di Noli me tollere. E sulla stessa spiaggia, oggi, si trova una scultura della Madonna di Noli me tollere, con lo sguardo rivolto verso la città.

Sorso è nota come la città del vino per la produzione soprattutto del Moscato di Sorso e Sennori. Fino a pochi anni fa esisteva la Cantina Sociale di Sorso-Sennori, nata negli anni 60 da un consorzio dei comuni di Sorso e Sennori. La storia parte dal 1955, anno in cui inizia l'attività e si conclude nel 1995. Nel 2001 nasce a Sorso la Cooperativa Romangia e la sede, oltre che i locali di vinificazione, sono quelli della vecchia Cantina Sociale. I vini, tutti DOC, provengono da un territorio unico, dove le vigne circondate da ulivi e macchia mediterranea si trovano a stretto contatto con il mare. Interessanti il Moscato di Sorso e Sennori I.G.T. e il Cannonau Jennos.  Oggi i soci conferitori sono solo 20 e gli ettari a disposizione dell'azienda sono circa una settantina. Esistono comunque numerosi altri produttori artigianali che producono Moscato di buona qualità.

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Sennori Visualizza la mappa

immagineInformazioni turistiche Usciti da Sorso, la SS200 ci porta subito a Sennori (nome in lingua Sennaru, metri 277, abitanti 7.366), quasi attaccato a Sorso. Sennori è un altro importante centro agricolo a pochi chilometri da Sassari.

Nella parte alta del paese si trova la parrocchiale di San Basilio Magno, che con la sua facciata e il campanile si può vedere da ogni angolo del paese. Risale al 1500 ed è stata restaurata intorno al 1945.

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chiesa minore è la chiesa di Santa Croce, risalente al ‘400, più antica di quella di San Basilio, che conserva un altare ligneo del 1700. Nella piccola chiesa di Santa Lucia, settecentesca, viene organizzata ogni anno un'importante festa ricca di intrattenimenti folkloristici.

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Nella chiesa campestre o santuario di San Giovanni Battista si svolge la più importante festa del paese, conosciuta in tutta la Sardegna per la sua grande cavalcata e sfilata di costumi, ogni anno con differenti gruppi in costume della Sardegna.

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La costiera di Sorso

Al bivio in località Maritza, invece di seguire la SS200 verso l'interno, proseguiamo sulla destra prendendo la SP81 verso Porto Torres, che ci porta lungo una bella costiera con belle formazioni rocciose corrose dal mare e dal vento e qualche piccola spiaggetta.

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Visualizza la mappa Informazioni turistiche Prima arriviamo a Marina di Sorso, una lunga costiera caratterizzata da molte spiagge sabbiose raggiungibili dalle numerose discese a mare, chiamate pettini, che permettono dalla strada principale di raggiungere la spiaggia. La maggior parte di queste spiagge è attrezzata. Dietro la strada si trova un'ampia pineta.

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Visualizza la mappa Informazioni turistiche La strada prosegue attraverso la pineta lasciando sulla sinistra l'ampio stagno di Platamona e ci porta alla deviazione sulla destra per Platamona. La spiaggia di Platamona è lunga e sabbiosa, ricca di dune sulle quali fioriscono gigli selvatici, e si sviluppa ai lati della rotonda con parcheggio, dividendo il mare dall'omonimo stagno retrostante. Circondata da una bella pineta e ben attrezzata come strutture turistiche, è la spiaggia preferita dai sassaresi dal momento che è facilmente raggiungibile dalla città.

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Proseguendo sulla strada costiera, a un chilometro da Platamona incontriamo la torre Abbacurrente, una delle torri di avvistamento spagnole che punteggiano le coste della Sardegna, purtroppo in pessimo stato di conservazione. Nelle calette di sinistra, dopo la torre in direzione Platamona, si ha qualche presenza naturista.

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In quest'ultimo tratto di strada, prima di raggiungere Porto Torres, a 2,5 chilometri dalla torre Abbacurrente vediamo sulla destra la chiesetta di Balai Lontano, poi troviamo un bivio che verso sinistra porta in centro mentre sulla destra ci fa proseguire lungo la costa dove dopo un chilometro e mezzo troviamo la chiesetta e la bellissima spiaggia di Balai, e dopo poco più di un chilometro la spiaggia di Scoglio Lungo alle porte di Porto Torres. Le descriveremo nella prossima tappa quando parleremo appunto delle spiagge di Porto Torres.

La prossima tappa del nostro viaggio

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Da Castelsardo, il nostro viaggio ci porta a Porto Torres, che con Olbia rappresenta l'altro scalo marittimo del nord della Sardegna. Siamo entrati nella regione della Sardegna chiamata Nurra. Dopo la visita della città e delle sue spiagge, tra cui quella di Balai, nella prossima tappa del nostro viaggio andremo a scoprire i resti archeologici presenti in città e nei dintorni.

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Il filmato del Lunissanti è stato messo su YouTube da 20punti.