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Il parco naturale dell'isola Asinara
Da Stintino ci rechiamo a visitare l'isola dell'Asinara, all'interno del parco naturale istituito dopo la dismissione del supercarcere per preservarne le caratteristiche ambientali assolutamente uniche. Arrivati a Fornelli e visto quello che resta del supercarcere, percorriamo l'unica strada carrozzabile dell'isola fino alla bellissima Cala Sabina. Incontriamo diversi animali selvatici come cavalli, cinghiali ed il famoso asinello bianco dell'Asinara.
L'isola Asinara 
L'isola dell'Asinara è la propaggine estrema del golfo omonimo. È per estensione la seconda isola della Sardegna dopo Sant'Antioco ed è coperta da una folta vegetazione a macchia mentre è pressoché priva di alberi, a parte un bosco di lecci in località Elighe Mannu nella parte settentrionale dell'isola. Altre piante a fusto che si possono trovare sono i ginepri Fenici. L'isola prende il nome dal caratteristico asinello albino che vi vive allo stato brado, come allo stato brado vivono l'asinello sardo, cinghiali, cavalli, mucche ed altri animali una volta domestici. L'uomo, infatti, all'Asinara oggi è praticamente assente.
Per quanto riguarda la storia dell'Asinara, ricordiamo che nel 1885 divenne proprietà demaniale e gli agricoltori sardi e i pescatori genovesi che vi abitavano furono costretti a trasferirsi sulla costa sarda dove fondarono il paese di Stintino. Venne quindi trasformata in colonia penale e da allora vi hanno abitato solo guardie penitenziarie e carcerati, per circa 112 anni fino al dicembre 1997, quando il carcere fu chiuso. Dopo la dismissione l'isola è diventata un luogo suggestivo, con un eccezionale habitat floro-faunistico ed un paesaggio quasi intatto e pressoché privo di costruzioni, al centro di un parco naturale istituito nel 1991 sotto la forte spinta degli amministratori e degli abitanti di Porto Torres allo scopo di difendere questo gioiello naturalistico dalla speculazione edilizia che tenta comunque ancor oggi di dare l'assalto sia all'Asinara che alla antistante Isola Piana. Dal 1999 è possibile visitarla, ma solo attraverso tour organizzati con partenza in barca da Stintino o da Porto Torres, con numerose limitazioni atte a salvaguardarne l'ambiente. Anche le associazioni ambientaliste sono impegnate a difenderla da uno sviluppo che ne comprometterebbe la incontaminata bellezza naturale e soprattutto danneggerebbe irreparabilmente l'habitat, soprattutto da quando sono riprese in modo neanche tanto velato le iniziative per dare avvio al suo sfruttamento turistico.
All'Asinara si arriva solo con visite guidate ed accompagnati. La visita in estate va prenotata con un certo anticipo dato che c'è il numero chiuso. Non è permesso ovviamente pernottare, ma non è permesso neppure fumare se non a Fornelli, nel punto di imbarco-sbarco. Non si possono piantare ombrelloni per ripararsi dal sole, non si può nuotare utilizzando le pinne. Tutta una serie di divieti volti a limitare l'impatto antropico sul delicato eco-sistema dell'isola. Da Stintino prendiamo un battello con il quale raggiungiamo l'isola Asinara, una volta sede del carcere speciale ed oggi al centro di un parco naturale ottenuto con una dura battaglia dagli abitanti di Porto Torres. Dopo una breve navigazione sbarchiamo a Fornelli, proprio di fronte agli edifici dell'ex supercarcere in un desolante stato di abbandono, che temiamo resterà tale finché il Ministero di Grazia e Giustizia, che ancora ne è proprietario, non provvederà a trasferirne la gestione all'ente parco.
L'ex supercarcere dell'Asinara
L'isola Asinara per molto tempo era nota quasi esclusivamente come sede dell'omonimo carcere. Nei suoi 112 anni di attività, solo due detenuti sono riusciti a fuggire: si tratta di Matteo Boe, bandito sequestratore sardo, insieme con un complice, Salvatore Duras, che il primo settembre 1986, fuggirono a bordo di un gommone. Questo fece dell'Asinara il carcere con il minor numero di evasioni al mondo.
Quella di Fornelli è stata la prima struttura carceraria, ed altre ne sono state edificate in diversi punti dell'isola adibite a colonie penali agricole. La prima che visitiamo è quella parte del carcere nella quale sono presenti le celle per i detenuti normali.

Durante gli anni di piombo, con il trasferimento all'Asinara di numerosi esponenti delle Brigate Rosse, è stata aperta nel carcere un'ala con le celle di massima sicurezza. In questa, dopo un tentativo di insurrezione avvenuto il 2 ottobre del 1978, la sorveglianza è stata notevolmente rafforzata. In quest'ala le celle hanno le porte blindate e consentono un controllo continuo dei detenuti.

Con l'arrivo dei detenuti imputati di gravi reati mafiosi e sottoposti al carcere duro in base all'articolo 41/bis è stato realizzato il cosiddetto bunker, al quale si accede passando attraverso quella che era la chiesetta del carcere. Sottoposti a queste misure sono stati rinchiusi, a partire dal '92, all'Asinara detenuti come Totò Riina e Nitto Santapaola, Raffaele Cutolo e Leoluca Bagarella. Le celle del 41/bis, che prevedevano il controllo a vista 24 ore su 24, erano illuminate notte e giorno, i bagni non avevano porte, dallo sportello dotato di vetro antisfondamento il detenuto era sempre visibile alle guardie carcerarie. Erano presenti piccoli cortili per l'ora d'aria in modo da garantire che i diversi detenuti non si incontrassero tra di loro.

La visita dell'isola
Caratteristica della costa dell'Asinara, come di molti altri tratti di costa incontaminati della Sardegna, è l'abbondante presenza di praterie di Posidonia Oceanica, non un'alga ma una vera pianta marina che costituisce un importante indicatore biologico, essendo molto sensibile agli agenti inquinanti e che quindi tende a scomparire nella costa mediterranea. Una pianta importante per l'equilibrio biologico, che rende forse un poco spiacevole bagnarsi nelle acque dove è presente, ma che garantisce la qualità dell'acqua e del fondale.
L'isola Asinara è percorsa da una sola strada carrozzabile che, partendo da Fornelli, porta verso cala Sant'Andrea. Lungo questa strada si incontrano i resti del castello eretto dai Doria. Raggiunta quindi cala Sant'Andrea e più avanti la cala di Sgombro di Dentro, proseguiamo verso cala Reale.

Lungo la strada, in località punta Sa Nave, troviamo esempi della flora locale, come ad esempio la bella Timalèa ed un rarissimo esemplare di Centaurèa Orrida.

E visto che abbiamo parlato di flora, accenniamo anche alla fauna locale. Abbiamo visto volare Pojane e Gazze Ladre, una coppia delle quali è stata importata sull'isola da un carcerato che al momento della propria liberazione ha voluto liberare anche questi due volatili, che si sono stabiliti sull'isola dove hanno prolificato. Abbiamo fotografato cinghiali, un asinello sardo ed anche bei cavalli selvatici.

Ma la principale caratteristica dell'Asinara sono gli asinelli albini, una razza esistente solo su quest'isola con tutte le caratteristiche tipiche dell'albinismo: pelo candido, vista scarsa, difficoltà a sopportare la luce, ed altre caratteristiche che, se non fossero protetti nel parco naturale, ne renderebbe assai difficile la sopravvivenza.

Proseguendo il nostro viaggio, superata punta degli Inglesi, in località cala Reale troviamo i resti del Lazzaretto, realizzato nel 1861 come stazione sanitaria di quarantena. Una piccola chiesa dedicata a San Gavino è stata costruita durante la prima guerra mondiale dai soldati austro-ungarici che furono ospitati nell'isola, dove ben 5000 di essi trovarono la morte. Superata punta Trabuccato, proseguiamo lungo la strada cementata che termina a cala d'Oliva.

Da cala d'Oliva proseguiremo a piedi per circa tre chilometri, per raggiungere la bellissima cala Sabina. È l'unica cala nella quale è consentito fermarsi a fare il bagno nell'acqua limpidissima, sulla bellissima spiaggia che sta lentamente, dopo la creazione del parco, assumendo la colorazione rosa tipica della spiaggia di Budelli. Sulla spiaggia cresce una quantità incredibile di gigli selvatici.

Lasciamo l'isola e portiamo con noi un piacevole ricordo
Il nostro viaggio termina qui. Ritornati a Fornelli, in attesa dell'imbarco per tornare a Stintino non possiamo fare a meno di notare la limpidezza del mare anche al molo d'imbarco, i numerosissimi pesci. Peccato non essere riuscito a fotografare i saraghi, richiamati da qualche pezzetto di pane gettato in acqua da un passeggero non a decine ma addirittura a centinaia.
Del viaggio all'Asinara ci rimane come ricordo il biglietto. Non di un vero biglietto si tratta, ma di un CD al quale sono stati staccati due lembi, uno all'imbarco e l'altro all'arrivo sull'isola. Un CD che possiamo leggere sul nostro computer ritrovando su di esso un breve racconto e molte foto dell'isola. Peccato che questa bella abitudine di lasciare al visitatore il CD sia stata abbandonata.
La prossima tappa del nostro viaggio
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nella prossima tappa del nostro viaggio, da Porto Torres prenderemo la SS131 Carlo Felice che ci porterà a Sassari. La strada passa poi all'esterno della città e prosegue verso sud, passando per Macomer fino a Oristano, per scendere fino a Cagliari. |
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