
| Visita della città di Sassari, capoluogo della Provincia
In questa tappa del nostro viaggio, da Porto Torres prenderemo la SS131 Carlo Felice che ci porterà a Sassari. La strada passa poi all'esterno della città e prosegue verso sud, passando per Macomer fino a Oristano, per scendere fino a Cagliari.
Passando Ottava e Li Punti raggiungiamo Sassari Percorrendo la vecchia SS131 Carlo Felice che proviene dal nord da Porto Torres, passiamo per Ottava e Li Punti, e dopo 19 chilometri raggiungiamo Sassari.
Prima di arrivare in città, passiamo per la frazione Li Punti. Qui è presente il Centro di conservazione e restauro dei beni culturali, nel quale è in corso il restauro dei giganti di monte Prama, mediante l'assemblaggio di circa 5172 frammenti, tra i quali 15 teste, e 17 busti. I giganti di monte Prama sono stati trovati a Cabras nel 1974 e per decenni sono stati custoditi dalla soprintendenza in attesa del completamento del restauro. La città di Sassari   Sassari (in lingua Tathari, in catalano Sàsser, metri 225, abitanti 120.874) è la seconda città della Sardegna come numero di abitanti e per importanza economica e culturale. La città sorge su un promontorio calcareo che digrada verso il mare ed è circondata da uliveti in parte oggi inglobati all'interno della cerchia cittadina. L'economia agricola di tutta la regione della Nurra, intorno a Sassari, è stata affiancata e parzialmente sostituita da diverse nuove attività del terziario.
La storia di Sassari inizia da quando la città nasce, solo dopo l'anno mille. Sassari si è sviluppata fino a diventare la capitale del Giudicato di Torres quando gli abitanti della costa si sono portati all'interno per sfuggire alle incursioni dei pirati arabi. Occupata prima dai genovesi, è poi passata sotto la dominazione dei pisani che nel 1267 la invasero guidati dal conte Ugolino della Gherardesca, per poi cederla di nuovo ai genovesi nel 1288. Nel 1294 si è costituita in libero comune. Nel 1325 è iniziata l'occupazione aragonese, caratterizzata da ribellioni, carestie, pestilenze, durante la quale ha subito attacchi pirateschi che hanno portato ad edificare le mura difensive delle quali si vedono ancora pochi resti. Passata a Mariano IV d'Arborea e quindi alla figlia, la famosa Eleonora, ha iniziato a rifiorire dal 1420 tornando ad essere la principale città del nord della Sardegna. Caduto il Giudicato d'Arborea, ritornata sotto la corona catalana prima, iberica poi, dopo diverse vicissitudini nel 1527 fu devastata da Andrea Doria, per passare poi nel 1720 ai Savoia. Tra i periodo più tristi della storia cittadina, vanno ricordate le pestilenze del 1528, del 1580 e soprattutto quella del 1652, di cui resta come ricordo votivo la processione dei Candelieri. Il giudice della Reale Udienza Giovanni Maria Angioj tentò senza successo, nel 1795, di ridarle l'indipendenza, ma la reazione dei Savoia fu durissima. Sassari ha dato i natali ad Enrico Berlinguer, segretario del Partito Comunista Italiano dal 1972, fautore dell'eurocomunismo, cui si deve l'accentuazione dell'autonomia del suo partito da Mosca ed il tentativo di realizzare con Aldo Moro il cosiddetto compromesso storico. Ha dato anche due presidenti della Repubblica provenienti entrambi dalle file della Democrazia Cristiana: Antonio Segni, dal 1962 al 1964 quando fu costretto a dimettersi perché colpito da trombosi, e Francesco Cossiga, presidente dal 1985 al 1992. Entrambi personaggi molto discussi. Segni, molto discusso per aver imposto il governo Tambroni, appoggiato dalle forze dell'estrema destra ma costretto alle dimissioni dalle manifestazioni popolari dopo soli quattro mesi, e per aver agevolato il tentativo di golpe di Edgardo Sogno. Cossiga, anch'egli molto discusso per i forti sospetti di responsabilità nella copertura di alcuni tra i maggiori scandali ed episodi oscuri della prima repubblica, l'affare De Lorenzo, il rapimento e l'omicidio Moro, la strage di Ustica, la loggia segreta P2 di Licio Gelli, l'organizzazione segreta Gladio. Enrico Berlinguer nasce a Sassari il 25 maggio 1922 da una famiglia della piccola nobiltà rurale, che gli permette di crescere in un ambiente culturalmente evoluto. È cugino di Antonio Segni e di Francesco Cossiga, che raggiungeranno entrambi il ruolo di Capo dello Stato. Giovane anarchico, nel 1937 prende contatto con gli antifascisti sardi nella prospettiva di una ribellione su base regionale contro il fascismo. Abbandonato l'anarchismo, nel 1943 si iscrive al Partito Comunista Italiano e partecipa alla resistenza tra le Brigate Garibaldi. Nel 1949 viene nominato segretario della Federazione Giovanile Comunista Italiana, carica mantiene sino al 1956 e l'anno seguente diviene segretario della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica. Eletto deputato nel 1968, viene nominato vice-segretario nazionale e guida nel 1969 una delegazione del partito alla conferenza internazionale dei partiti comunisti a Mosca. In disaccordo con la linea sovietica, rifiuta di sottoscrivere la relazione finale. Nel 1970 Berlinguer apre al mondo dell'industria, dichiarando che il PCI guarda con favore ad un nuovo modello di sviluppo. Segretario del PCI del 1972, tenta di collaborare con la DC per realizzare riforme sociali ed economiche che considera indispensabili, convinto della necessità di un comunismo indipendente dall'URSS che verrà chiamato eurocomunismo. Il 3 ottobre 1973, al termine di una visita ufficiale a Sofia, la sua auto è investita da un camion militare e si salva miracolosamente. Nel 1991 Emanuele Macaluso dichiara che il segretario del PCI sospettava che si fosse trattato di un falso incidente, orchestrato dal KGB e dai servizi segreti bulgari per porre fine allo scomodo alleato Italiano. Dopo la convalescenza scrive per Rinascita tre famosi articoli intitolati: «Riflessioni sull'Italia», «Dopo i fatti del Cile» e «Dopo il golpe del Cile». In essi sviluppa temi che individuano nel compromesso storico una soluzione preventiva per le possibili soluzioni di stile sud-americano. È del 1976 la rottura con il PCUS. Nel congresso a Mosca Berlinguer parla di sistema pluralistico e descrive l'intenzione del PCI di costruire un socialismo «che riteniamo necessario e possibile solo in Italia». Nelle elezioni politiche del 20 giugno 1976 il PCI ottiene da solo il 34,4% dei voti alla Camera dei Deputati e il 33,8% al Senato. Molti incominciano perciò a pensare a un possibile sorpasso nei confronti della DC. Pochi mesi dopo si reca a Mosca e tiene un discorso che viene addirittura censurato dalla Pravda, nel quale espone di nuovo le teorie eurocomuniste. Nel 1977 Ugo La Malfa dichiara pubblicamente la necessità di un governo di emergenza comprendente i comunisti, ma la proposta fallisce per il dissenso democristiano e socialdemocratico. Il 1978 però Moro parla di possibili convergenze parallele e Berlinguer viene ammesso, primo comunista italiano, alle riunioni dei segretari dei partiti della maggioranza in qualità di esterno interessato. Nel marzo del 1978 si prepara il governo Andreotti, cui il PCI dovrebbe fornire l'appoggio esterno. La mattina del 16 marzo, giorno della presentazione del governo al parlamento, Moro viene rapito dalle Brigate Rosse. Dopo il tragico epilogo della vicenda di Moro, il PCI resta fuori della maggioranza e torna all'opposizione. Nel 1984, in vista delle elezioni, Berlinguer si reca il 7 giugno a Padova e nel corso del comizio, dopo aver pronunciato la frase: «Compagni, lavorate tutti, casa per casa, strada per strada, azienda per azienda», viene colpito da un ictus e muore. Milioni di persone partecipano al suo funerale che, in numero di partecipanti, è stato il più imponente in tutta la storia d'Italia, secondo solo a quello di Giovanni Paolo II. Per decisione della famiglia, Berlinguer viene sepolto a Roma nel cimitero di Prima Porta. Antonio Segni nasce a Sassari il 2 febbraio 1891. Laureato in giurisprudenza nel 1913, aderisce al Partito Popolare Italiano fin dalla sua fondazione ed è consigliere nazionale dal 1923 al 1924. Diviene docente universitario nel 1920 ed insegna in varie università tra cui quelle di Perugia e Sassari. Nel 1942 è tra i fondatori della Democrazia Cristiana e nel 1946 venne eletto deputato all'Assemblea Costituente. Politico di tendenze estremamente conservatrici, è Presidente del Consiglio dal 1955 al 1957 e dal 1959 al 1960. Viene eletto Presidente della Repubblica il 6 maggio 1962 con i voti decisivi del MSI e dei monarchici. I suoi due anni al Quirinale sono segnati da tensioni con il blocco formato da Ugo La Malfa, il PSI e quella parte della DC che spinge per riforme sociali e strutturali. Dopo la caduta del primo governo Moro propone al presidente del consiglio uscente un governo di tecnici sostenuto dai militari. Il 7 agosto 1964 viene colpito da trombosi cerebrale. Pur trattandosi di malattia grave, non si arriva alla dichiarazione di impedimento permanente che comporterebbe l'elezione di un nuovo Presidente. Da le dimissioni il 6 dicembre 1964. Divenuto senatore a vita come ex Presidente della Repubblica, muore a Roma l'1 dicembre 1972 a 81 anni. È stato comunque un personaggio molto discusso per aver imposto il governo Tambroni, appoggiato dalle forze dell'estrema destra ma costretto alle dimissioni dalle manifestazioni popolari dopo soli 4 mesi, e per aver agevolato il piano Solo del generale Giovanni De Lorenzo ed il tentativo di golpe di Edgardo Sogno. A sostegno di tale sospetto vi è il fatto che durante le trattative per la formazione del governo nel luglio 1964 chiese di partecipare al generale De Lorenzo e al Capo di Stato Maggiore della Difesa Aldo Rossi.
Francesco Cossiga nasce a Sassari il 26 luglio 1928. Si laurea in Giurisprudenza ed insegna diritto costituzionale all'Università di Sassari. Si iscrive alla Democrazia Cristiana nel 1945. Viene eletto deputato nel 1958, 1963, 1968, 1972, 1976 e 1979, e senatore nel 1983. Dopo diversi altri incarichi, viene nominato Ministro dell'Interno nel 1976 e nel 1978. Rassegna le dimissioni dopo il delitto Moro il 9 maggio 1978. Viene nominato Presidente del Consiglio dal 4 agosto 1979 al 3 aprile 1980 e dal 4 aprile 1980 al 17 ottobre 1980. Nel 1985 diviene l'ottavo Presidente della Repubblica italiana, succedendo a Sandro Pertini. Per la prima volta l'elezione avviene al primo scrutinio. La sua presidenza può essere distinta in due fasi. Nei primi cinque anni di mandato è rigoroso nell'osservanza delle forme dettate dalla Costituzione, il classico presidente notaio. Poi la caduta del muro di Berlino segna l'inizio della seconda fase. Secondo Cossiga la fine della guerra fredda e della contrapposizione di due blocchi avrebbe determinato un profondo mutamento del sistema politico italiano, ma i partiti politici e le stesse istituzioni si rifiutano di riconoscerlo. Inizia quindi una fase di conflitto e polemica politica che gli vale l'appellativo di presidente picconatore. È divenuto Senatore a vita quale Presidente Emerito della Repubblica. È stato comunque un personaggio molto discusso per le forti responsabilità nella copertura di alcuni tra i maggiori scandali ed episodi oscuri della prima repubblica (l'affare De Lorenzo, il rapimento e l'omicidio Moro, la strage di Ustica, la loggia segreta P2 di Licio Gelli, l'organizzazione segreta Gladio).
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Visita della cittàAppena entrati in città, in piazza Santa Maria visitiamo la chiesa di Santa Maria di Bethlem, del XIII secolo, caratterizzata da un primitivo impianto gotico italiano, modificata in stile gotico-aragonese nella seconda metà del XV secolo. Ha la facciata Romanica nella parte inferiore, con un bel rosone gotico nella parte superiore. Annesso alla chiesa è il convento dei Frati Minori Conventuali di Santa Maria di Bèthlem. 
Dalla chiesa di Santa Maria iniziamo la visita della città. Proseguendo per viale Coppino, arriviamo ai Giardini Pubblici, nei quali si trova il grande Padiglione dell'Artigianato. Sul lato di corso Margherita di Savoia si incontra l'Emiciclo Garibaldi, dove sostano le corriere, e da qui via Brigata Sassari porta a piazza Castello, che vedremo più avanti. Sempre dalla chiesa di Santa Maria prendendo invece corso Francesco Vico, arriviamo alla Stazione Ferroviaria. Più avanti, in piazza Sant'Antonio, troviamo la chiesa di Sant'Antonio Abate, detta anche chiesa dei Servi di Maria, costruita nel '700 su una struttura pre-esistente. Ha l'interno a una navata a croce latina. Sulla piazza c'è anche una bella torre merlata, resto delle antiche mura che nel '200 circondavano la città, dotate di ben 36 torri e quattro porte, quasi completamente distrutte nell'800. 
Proseguendo per corso Trinità arriviamo in piazza Mercato, dove troviamo la chiesa della Santissima Trinità, del 1640. Stavo fotografando la chiesa quando mi si è avvicinato un signore anziano che mi ha fatto notare i marciapiedi sconnessi sui quali le persone della sua età inciampano e cadono, chiedendomi di fotografare anche questi come simbolo di incuria e inciviltà. 
Dalla chiesa una ripida scala settecentesca ci porta alla fontana del Rosello, realizzata da artisti genovesi nel 1606, costituita da due parallelepipedi sovrastati da due archi incrociati sui quali si trova la statua di San Gavino a cavallo. Sui lati le 12 maschere leonine dalle quali sgorga l'acqua.
Molto caratteristico è il vecchio centro storico, nel quale troviamo tracce delle diverse dominazioni che si sono succedute nel corso dei secoli. Nei vicoli si affacciano antichi palazzi nobiliari e si aprono molte botteghe artigianali. Preso corso Regina Margherita passiamo per il Palazzo dell'Università, costruito tra il 1611 ed il 1651 come Collegio di Studi di San Giuseppe o Studio Generale dei Gesuiti, la cui facciata e l'atrio sono stati restaurati nel 1927. L'Università di Sassari è stata la prima università della Sardegna. 
Raggiungiamo quindi il duomo, la cattedrale di San Nicola da Bari, edificata nel XIII secolo ampliata in stile gotico catalano dal 1480, con la facciata barocca ed il campanile in stile Romanico. Ha l'interno a una sola navata con cappelle laterali, altari lignei del '700 ed altari in marmo dell'800. Conserva un dipinto della Madonna con il Bambino, detto della Madonna del Bosco, di un anonimo artista sardo del '500. Appena passata la piazza Duomo troviamo la Casa Manca del XIX secolo con sulla facciata ben visibile lo stemma della casata. 
Passando dietro il duomo, arriviamo in piazza del Comune dove troviamo il Palazzo Ducale, costruito per il Duca dell'Asinara nel XVIII secolo.
Percorrendo le vie e i vicoli del centro storico, passiamo davanti alla chiesa di Santa Caterina, con una bella facciata tardo rinascimentale, eretta dai Gesuiti nel 1580. Percorriamo quindi corso Vittorio Emanuele II, con i suoi numerosi negozi, ed arriviamo prima in piazza Azuni e quindi in piazza Castello dove si affaccia il Palazzo del Distretto Militare. 
Da piazza Castello ci affacciamo su piazza d'Italia, realizzata nel 1872 sulla superficie di ben un ettaro, intorno alla quale si è sviluppata la parte ottocentesca della città, con diversi bei palazzi in stile liberty. Qui si affacciano il Palazzo Giordano in stile neogotico, ed il bellissimo Palazzo della Provincia del 1880 in stile neoclassico.

Guardando il Palazzo della Provincia, sulla sinistra siamo arrivati da piazza Castello e sulla destra inizia via Roma, considerata il salotto dei sassaresi. In via Roma troviamo il Museo Archeologico ed Etnografico Giovanni Antonio Sanna, nel quale sono conservati reperti archeologici tra i quali quelli attribuiti alla cosiddetta cultura di Arzachena, nonché testimonianze storiche ed etnografiche. Subito all'esterno della città, verso sud-ovest in direzione della strada provinciale per Ittiri, in via delle Croci, troviamo la bella chiesa di San Pietro in Silki, del XII secolo modificata poi nelle sua strutture nel XVII secolo. 
Nei nostri viaggi a Sassari abbiamo soggiornato in diversi alberghi ma ci è rimasto piacevolmente gradito il soggiorno all'Hotel Marini 2, situato non in centro ma nei pressi di piazza Antonio Segni, vicino allo stadio. |
La discesa dei Candelieri e la Cavalcata SardaDue sono le cerimonie che rendono Sassari unica nel suo genere: la Cavalcata Sarda e la processione conosciuta come Discesa dei Candelieri. | Partendo da piazza Italia, la penultima domenica di maggio si svolge a Sassari la più grande festa della Sardegna a carattere non religioso. È la Cavalcata Sarda, nata come omaggio per la visita del re d'Italia nel 1899 in occasione dell'inaugurazione appunto in piazza Italia del monumento a Vittorio Emanuele, una manifestazione di grande richiamo turistico cui partecipano gruppi in costume, cavalieri e suonatori provenienti da tutta l'isola. La Festa Manna, Festa grande, la famosa processione conosciuta come Discesa dei Candelieri (Faradda de li Candaleri), è nata ai tempi della dominazione pisana, è diventata festa votiva alla fine della peste del 1652, quando le corporazioni delle arti e dei mestieri (piccapietre, viandanti, zappatori, falegnami, ortolani, calzolai, muratori, sarti e massai/agricoltori), chiamate con parola spagnola Gremi, si impegnarono ad offrire all'Assunta dei ceri che sarebbero stati portati in processione ogni anno il 14 agosto, da piazza Castello fino appunto alla chiesa di Santa Maria di Bèthlem. Nella processione i gremianti con i loro costumi spagnoleschi non portano veri ceri, ma nove grandi colonne in legno del peso di 2-300 kg a forma di ceri, avvolti dai colori dei nastri di raso (li betti) e decorati con l'immagine del patrono del Gremio o con gli strumenti del lavoro, ed attraversano tra una grande folla il centro della città con una danza ritmata dal battere dei tamburi. |
La prossima tappa del nostro viaggio | Nella prossima tappa del nostro viaggio, da Sassari prendiamo verso ovest la SS291 della Nurra che, passato il nuraghe Bonassai, arriva a un bivio. Proseguendo dritti si andrebbe verso Santa Maria la Palma; dalla destra arriva la strada la SP42 da Porto Torres. La prenderemo sulla sinistra dove, sempre con il nome di SS291, ci porterà ad Alghero che sarà la meta della nostra prossima tappa. |  |
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