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Visita di Alghero, la città storica della Nurra dove si parla ancora oggi il catalano
In questa tappa del nostro viaggio, da Sassari prendiamo verso ovest la SS291 della Nurra che, passato il nuraghe Bonassai, arriva a un bivio. Proseguendo dritti si andrebbe verso Santa Maria la Palma; dalla destra arriva la strada la SP42 da Porto Torres. La prenderemo sulla sinistra dove, sempre con il nome di SS291, ci porterà ad Alghero che sarà la meta di questa tappa.
Per ingrandire le immagini o vedere i filmati e per scorrerli cliccare sulle immagini piccole presenti in questa pagina. La città di Alghero  Da Sassari per raggiungere Alghero prendiamo la SS291 della Nurra, che percorriamo per 19 chilometri, per deviare poi a sinistra sulla SP42 proveniente da Porto Torres, che porta ad Alghero, nella periferia nord, dove troviamo le spiagge del Lido. Alghero (in lingua S'Alighera, in catalano L'Alguer, metri 7, abitanti 40. 562), dista una trentina di chilometri da Sassari e una ventina da Porto Torres. Il nome indica l'alga vera, oppure un luogo pieno di alghe marine. Dopo la seconda guerra mondiale, Alghero con la sua riviera si afferma come la prima stazione balneare e turistica dell'isola, ancora oggi in rapido incremento. L'economia è basata oltre che sul porto, importante per la pesca anche di aragoste e del corallo, anche sull'agricoltura e sull'attività industriale.
Fondata dalla famiglia dei Doria nel 1102, durante l'occupazione genovese, rimane genovese fino alla battaglia di Porto Conte del 1353, in cui una flotta aragonese alleata ai veneziani e a Mariano IV d'Arborea sconfigge l'ammiraglio Antonio Grimaldi. Nel 1355 Pietro IV d'Aragona dichiara l'annessione della città, che diviene un caposaldo della dominazione aragonese e poi spagnola nell'Isola. Gli Aragonesi vi insediano da subito una colonia di catalani e le danno una netta impronta aragonese-catalana, al punto che ancora oggi gli abitanti parlano correntemente il catalano. In età spagnola la città, restaurata e rinforzata nelle mura ed impegnata in attività quali la pesca del corallo, è una solida fortezza sempre fedele alla Corona. Visita del centro storicoArrivati ad Alghero, visitiamo il suo caratteristico centro storico con le strette stradicciole sulle quali si affacciano le numerose botteghe artigiane. Entrati in città, incontriamo subito i grandi Giardini Pubblici con la statua di Giuseppe Manno. 
Il barone Giuseppe Manno, nato a Alghero il 17 marzo 1786, è stato un politico, storico e letterato italiano, ed ha ricoperto l'incarico di Presidente del Senato del Regno di Sardegna e, successivamente, del Regno d'Italia. È noto anche per aver scritto tra il 1825 ed il 1827 la «Storia di Sardegna», nella quale si nota la sua ostilità verso le idee liberali. Nel 1828 scrisse il saggio «Dei vizii dei letterati», mentre nel 1831 scrisse il saggio «Sulla Fortuna delle parole». La sua opera più importante è comunque la «Storia moderna della Sardegna», edita nel 1842. Morì a Torino il 25 gennaio 1868. |
Da qui iniziamo il giro di quello che resta dei fortini e delle mura spagnole, in gran parte abbattuti a fine ottocento per consentire l'espansione verso l'interno della città. Di essi rimangono oggi solo quelli affacciati verso il mare. Di fronte ai Giardini Pubblici troviamo il bastione de la Magdalena, con la Fortezza all'interno della quale è stato realizzato un interessante spazio teatrale. Poco più avanti, al termine di via Vittorio Emanuele, troviamo la porta di Terra, con la massiccia torre che fino al 1848 si chiudeva a sera con il famoso grido «chi resta, resta». Costituisce la via di accesso alla città vecchia per chi proveniva da Sassari con la strada che passava per Olmedo. Da qui, attraverso via Simon, arriviamo a largo San Francesco con la torre di San Juan. Via Kennedy ci porta in piazza Sulis, dove sorge la torre di Sulis o torre dello Sperone. 
Da Piazza Sulis inizia il lungomare Cristoforo Colombo, con i Bastioni che portano alla torre di San Giacomo. Il Bastione Marco Polo e poi il Bastione Pigafetta ci portano fino alla torre di Sant'Erasmo, detta anche torre de Castilla, ed alla torre della Polveriera. 
Dalla torre della Polveriera, lungo il Bastione Magellano, arriviamo al Porto, sempre molto frequentato e bellissimo da vedere. È uno dei porti più importanti con oltre 500 posti barca e tutti i servizi in banchina, molto comodo perché realizzato nella città, particolarmente per chi arriva in Sardegna dalle coste spagnole o francesi. Dal Porto, tra l'altro, partono i battelli che costeggiando Porto Conte portano a Capo Caccia per la visita alle grotte di Nettuno. 
Sul Porto si affaccia la porta a Mare, dalla quale un arco ci porta nella piazza Civica. Sulla piazza si affacciano l'ex Palazzo Municipale ed il Palazzo Albis, con belle finestre gotiche. Da una sua finestra, oggi murata, durante una visita nel 1542, si sarebbe affacciato Carlo V, l'imperatore che si preparava all'impresa di Tunisi, ed avrebbe pronunziato la famosa frase «estode todos caballeros», lodando la città come «bonita y bien asentada». 
Dalla piazza Civica, prendendo via Manno, arriviamo al duomo, la Cattedrale di Santa Maria Vergine, del '500, realizzata in stile tardo gotico catalano a parte la facciata neoclassica ottocentesca. La Cattedrale conserva della costruzione gotico-catalana il campanile ottagonale, che termina in una freccia ornata da maioliche policrome, le strutture absidali e un portale dell'abside. L'interno a tre navate è stato rimaneggiato nei secoli XVIII e XIX. Nel transetto sinistro si conserva il Mausoleo di Maurizio Giuseppe di Savoia, duca del Monferrato, morto ad Alghero nel 1799, fatto edificare dal fratello il viceré Carlo Felice nel 1807 dallo scultore Felice Festa. Passati sul retro dell'edificio, vediamo il campanile a canna ottagonale e il grande portale gigliato in stile gotico. 
Di fronte al portale, imbocchiamo via Principe Umberto, al cui numero 24 si trova l'Istituto Artistico Musicale Giuseppe Verdi. Proseguendo, via Principe Umberto ci porta nella piazza Vittorio Emanuele, con l'ottocentesco Teatro Civico. 
Proseguendo arriviamo alla chiesa della Misericordia, subito all'interno dei bastioni Cristoforo Colombo, edificata nel 1662 dai membri della confraternita della Misericordia. Qui è conservato il prezioso il prezioso Sancristus, un seicentesco simulacro ligneo di Cristo di fattura spagnola, snodabile, che, recuperato nelle acque di Porto Conte dai membri della confraternita, era al centro dei riti della Settimana Santa. Oggi è sostituita da una copia per il divieto del Ministero dei Beni Culturali di esporre per i riti l'originale.
Alla sua sinistra, via della Misericordia ci porta alla chiesa di Nostra Signora del Carmelo. Siamo arrivati di fronte al mare, e vediamo davanti a noi la torre di San Giacomo.
Tornati alla piazza Civica, invece di andare in via Manno, proprio di fronte all'arco che ci separa dal porto, prendiamo la via Carlo Alberto, con tutti i suoi negozietti ed i vari locali, e le altre bellissime viette del centro storico. 
Questa strada ci porta nella parte più bella del vecchio centro storico, sempre molto affollata di turisti per i numerosi negozi, per arrivare alla chiesa di San Francesco, certamente la più bella e suggestiva della città. Costruita nel XIV secolo ed in parte ricostruita nel XVI, è realizzata interamente in arenaria, con un campanile a pianta quadrata che alla sommità diventa esagonale. Ha anche un bel chiostro nel quale si svolgono, soprattutto nel periodo estivo, diverse manifestazioni culturali. 
Proseguiamo quindi per piazza Ginnasio dove troviamo la chiesa di San Michele, del 1612, con una bella cupola maiolicata policroma. 
Il 28 luglio 2002 ho avuto modo di assistere allo Stadio Mariotti di Alghero a un bel concerto di Andrea Parodi, fino alla fine del 1997 voce solista e leader carismatico dei Tazenda. Il concerto, con la partecipazione di Gigi Marras, della cantante catalana Franca Masu e dei Tenores di Bitti, presentava in anteprima l'album Abacada, una ricerca tra i suoni e le melodie della tradizione, le radici sarde e mediterranee intrecciate con quelle della grande Africa. In ricordo di quell'evento riporto alcune foto e brevi spezzoni di videoclip. 
I riti della Settimana Santa ad AlgheroImportanti sono i riti della Settimana Santa algherese, la Setmana Santa de l'Alguer, tra i più suggestivi della Sardegna per l'affascinante scenario del centro storico e per la forte impronta catalana, che si ripetono immutati da secoli e che attirano turisti da ogni parte della Sardegna e dalle comunità catalane della Spagna. Le sacre rappresentazioni della Passione sono organizzate dal XVII secolo dai membri della confraternita di Nostra Signora della Misericordia, detta anche dei Germans Blancs. Al vespro del venerdì di Passione, dalla chiesa di San Francesco parte la Processò de Nostra Senyora de le set dolors, detta anche Processò de les dames perché pare fosse organizzata dalle nobildonne algheresi, composta da un corteo di donne vestite di nero che accompagna la statua della Vergine dei Sette Dolori parata a lutto e procede salmodiando lungo le vie del centro. Dell'immagine della Vergine Addolorata si conservano ad Alghero, in differenti chiese, quattro copie utilizzate in cerimonie diverse. La domenica delle Palme nella chiesa della Misericordia si celebra una piccola processione al termine della quale viene preparato il Sancristus e sistemato sulla croce. Questa operazione è effettuata da cinque confratelli aiutati da quattro Varons, quattro baroni, due dei quali rappresenteranno, il venerdì Santo, vestiti con antichi costumi spagnoleggianti, Giuseppe di Arimatea e Nicodemo. Il martedì santo è dedicato alla Processione dei Misteri, che sono custoditi nella Chiesa di San Francesco nella quale furono portati dalla estinta confraternita dell'Orazione e Morte. La processione parte dalla chiesa di San Francesco e si dirige verso la Cattedrale accompagnando le sei statue dei Misteri, portate a spalla, che rappresentano i momenti più significativi della Passione di Cristo: Jesus engenollat, ossia Gesù inginocchiato nell'orto degli ulivi; Jesus lligat a una colonna, ossia la flagellazione; Jesucrist burlat, ossia l'incoronazione di spine; Jesus amb la creu, Gesù che porta la Croce sul Golgota; quindi il Cristo Crocifisso; da ultima Maria Addolorata. La mattina del giovedì Santo vengono benedetti i tre oli degli infermi, crismale e battesimale. La sera viene celebrata la messa in Coena Domini dove vengono Lavati i piedi degli Apostoli. Successivamente viene inscenata la processione delle Celcas dove le donne della confraternita, in numero dispari, si recano ai sepolcri allestiti nelle varie chiese portando la statua della Vergine dei Sette Dolori che, vagando di chiesa in chiesa, cerca disperatamente il figlio; la ricerca non dà alcun esito e la processione, tristemente, riaccompagna la Madonna alla chiesa della Misericordia. Da questa chiesa il seicentesco simulacro di Cristo ligneo, accompagnato dai simulacri della Madonna Addolorata e di San Giovanni, viene portato alla Cattedrale, dove si svolge la cerimonia dell'Alburament, sintesi fra l'espressione arbor crucis e il termine arborar, utilizzato dai marinai algheresi per indicare l'issare le vele. Il simulacro viene solennemente innalzato al centro dell'altare, gli viene deposta in testa la corona di spine, ed i Confratelli lo vegliano per l'intera notte. Il pomeriggio del venerdì Santo si celebra in Cattedrale l'adorazione della croce, detta popolarmente Missa Fugi-Fugi, una liturgia di lutto per la morte di Gesù. La sera dalla chiesa della Misericordia arrivano nella Cattedrale Maria e San Giovanni, la confraternita, e nove bambini che tengono un vassoio a testa, nei quali si trovano tre martelli, tre tenaglie e due fasce. Il nono vassoio è vuoto e servirà a contenere i chiodi. Martelli e tenaglie servono per togliere i chiodi da mani e piedi del Cristo, le fasce servono per sorreggerlo. Qui si svolge la cerimonia del Desclavament, durante la quale i quattro Varons depongono Gesù dalla croce e lo distendono nel Bressol, ossia nella culla, una ricca bara in stile barocco decorata in oro zecchino. Ed è proprio questa bara, ricoperta da un velo leggerissimo, che viene portata in una processione silenziosa lungo le vie strette di Alghero, in un corteo notturno dei confratelli, della folla dei fedeli alla luce di fiaccole rosse dette Farols portate dalle donne, e dei cantori che intonano preghiere in musica, con antichi canti catalani e gosos in lingua sarda. Il rito si conclude a notte fonda nell'oratorio della Misericordia. La mattina del sabato Santo La Madonna viene portata in forma privata nella chiesa di San Francesco, da dove partirà per l'incontro della domenica. A mezzanotte, dopo la benedizione dell'acqua e del fuoco, si celebra la messa di resurrezione e vengono sciolte le campane. Nella mattina della domenica di Pasqua dalle chiese di San Francesco e della Misericordia escono due processioni che accompagnano, rispettivamente, i simulacri della Vergine e del Cristo risorto. Qui si svolge S'Incontru, ossia le due statue si incontrano fra la folla festante, gli spari dei fucili, al suono festoso delle campane di tutte le chiese. Le due statue si inchinano l'una all'altra e le due processioni si fondono in una, proseguendo per un breve itinerario accompagnate dai Gremi, ossia dalle corporazioni di arti e mestieri, con i loro vessilli. Il lungomare da Alghero fino a FertiliaDal Porto di Alghero inizia la Litoranea costiera verso Fertilia. Si incontra prima il Lido di Alghero, con diversi stabilimenti balneari e spiagge attrezzate sul lungomare, di fronte agli alberghi della zona turistica della città. Al termine degli stabilimenti balneari inizia la spiaggia di San Giovanni, un litorale sabbioso che si stende per due chilometri verso Fertilia. Inizia quindi la folta pineta Maria Pia che protegge un litorale di sabbia chiarissima e finissima, e la spiaggia Maria Pia, lunga due chilometri, che si prolunga fino a Fertilia protetta da dune coperte di arbusti e macchia mediterranea. Nell'ultimo tratto della pineta dove alla sabbia si sostituiscono gli scogli si ha qualche presenza naturista. 
Da Fertilia, dopo aver visitato il ponte romano, torniamo sulla costa seguendo la SP127/bis che ci porta a Porto Conte, da dove seguiremo la costa fino a Capo Caccia. A parte la spiaggia di Maria Pia, le altre spiagge verranno descritte nelle prossime tappe del nostro viaggio. La prossima tappa del nostro viaggio | Nella prossima tappa del nostro viaggio, da Fertilia proseguiremo lungo la costa meridionale del promontorio di Capo Caccia, da Porto Conte fino appunto a Capo Caccia. Andremo, quindi, a visitare la famosa Grotta di Nettuno e poi, proprio di fronte all'ingresso, potremo ammirare l'isola Faradada, forata da parte a parte da una grotta naturale. |  |
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