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| Da Fertilia a Porto Conte e Capo Caccia con la visita alla Grotta di Nettuno
In questa tappa del nostro viaggio da Fertilia proseguiremo lungo la costa meridionale del promontorio di Capo Caccia, da Porto Conte fino appunto a Capo Caccia. Andremo, quindi, a visitare la famosa Grotta di Nettuno e poi, proprio di fronte all'ingresso, potremo ammirare l'isola Faradada, forata da parte a parte da una grotta naturale.
Per ingrandire le immagini e per scorrerle cliccare sulle immagini piccole presenti in questa pagina. Fertilia  Fertilia è una frazione di Alghero da cui dista 6,5 chilometri. È un centro agricolo con un marcato impianto razionalista, fondato nel 1936 da Mussolini a seguito della bonifica della zona, ed abitato inizialmente da agricoltori provenienti dal ferrarese ed in seguito giuliano-dalmati. La cittadina si sviluppa intorno alla strada che collega la Chiesa Parrocchiale con la torre littoria, ora sede del municipio, e la sua attuale importanza deriva soprattutto dalla presenza nel suo territorio dell'aeroporto di Alghero. Proseguendo, subito dopo il Lido entriamo in paese, e lungo la strada sulla destra appare lo stagno Calich sul quale si vedono i resti del Ponte Romano. è presente anche un porto canale, ben riparato, non lontano da Alghero e vicino all'aeroporto, nel quale però manca la pompa carburante. 
Da Alghero, preso il lungomare verso Fertilia troviamo un bivio che sulla destra ci porta a riprendere la SS291 che ci aveva portato fin qui da Sassari. Ci dirigiamo verso Porto Torres, lasciando sulla sinistra le deviazioni per Fertilia e per il suo Aeroporto Internazionale. Poco più avanti attraversiamo, in località I Piani, le vaste tenute della Cantina Sella & Mosca, 500 ettari di vigneti dove vengono prodotti i più famosi vini di pregio della Sardegna. È la principale azienda vinicola della Sardegna, fondata da due enocultori Piemontesi, l'ingegner Sella nipote dello statista Quintino Sella e l'avvocato Mosca, ai quali si deve la valorizzazione delle uve locali, soprattutto dei bianchi che non erano presenti nelle tradizioni dell'isola, e lo sviluppo di vitigni internazionali in terra sarda. Produce diversi vini vini DOC di Alghero (Le Arenarie, Marchese di Villamarina, Monteluce Passito, Oleandro, Rosé, Tanca Farrà, Torbato, Torbato Terre Bianche, Vermentino Frizzante Aliante) e vini DOC di Sardegna (Cannonau, Cannonau Liquoroso Anghelu Ruju, Cannonau Riserva, Vermentino, Vermentino La Cala).

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La necropoli di Anghelu Ruju Anghelu Ruju, però, non è soltanto il nome di un vino da dessert: presso l'azienda vinicola si trova infatti la necropoli omonima, dalla quale il vino ha preso la denominazione. Proprio di fronte all'ingresso dell'enoteca un cartello indica l'ingresso della necropoli di Anghelu Ruju. Scoperta nel 1905, dai reperti trovati si ritiene che si sia sviluppata tra il Neolitico recente e l'età del bronzo. Attribuita alla cultura di Ozieri che si è sviluppata tra il 4.000 ed il 3.400 a.C., si tratta di una delle più vaste necropoli della Sardegna ed è una delle aree archeologiche più importanti del Mediterraneo. È costituita da un grande complesso di domus de janas, ben 38 tombe ipogeiche scavate nell'arenaria, decorate con teste di toro e altri elementi simbolici. L'evoluzione architettonica, avvenuta nelle diverse fasi di utilizzo della necropoli, è messa in risalto dai vari tipi di tombe, ed è visibile nelle differenze di accesso, dalla più antica a calatoia alla più recente a dromos. Le pareti di alcune tombe sono decorate con false porte, colonne, coppelle e corna taurine, a rappresentare il Dio Toro che proteggeva i morti. Tra le più belle che abbiamo visto, ci sono senz'altro la terza tomba e la diciannovesima tomba. La necropoli ha restituito reperti molto significativi, tra cui piccoli idoli femminili.

Da Fertilia verso Porto Conte  Da Fertilia, dopo aver visitato il ponte romano, torniamo sulla costa seguendo la SP127/bis che ci porta a Porto Conte, da dove seguiremo la costa fino a Capo Caccia. Nel 2009 Legambiente con la sua Goletta Verde ha assegnato il riconoscimento di 4 vele alla costa di Alghero, nella quale le spiagge consigliate sono la Spiaggia di Maria Pia, che abbiamo descritto nella precedente tappa del nostro viaggio, la Spiaggia del Lazzaretto, Pineta Mugoni, Cala Dragunara, la Spiaggia di Porticciolo, Cala Viola. La Spiaggia di Porto Ferro e le spiaggie di Lampianu verranno descritte nella prossima tappa.
A 700 metri da Fertilia, in località Punta Negra, un viottolo senza indicazioni sulla sinistra nei pressi dell'omonimo hotel porta alla Spiaggia di Punta Negra, lunga e sabbiosa circondata da macchia mediterranea e nascosta alla vista dalla pineta di Arenosu.
A due chilometri da Fertilia arriviamo in località Le Bombarde. Qui troviamo una stradina sulla sinistra che seguiamo fino in fondo, alla biforcazione finale prendiamo a sinistra e arriviamo alla famosa Spiaggia delle Bombarde. è costituita da un'insenatura tra gli scogli, nella quale si sviluppa una Spiaggia lunga quasi un chilometro e larga poche decine di metri, con sabbia fine chiarissima, fondale sabbioso, pochi scogli alle estremità. Dietro la Spiaggia si sviluppa una barriera di macchia mediterranea, con un bosco di pini ed eucalipti.

Se alla biforcazione prendiamo invece a destra, dopo 700 metri in località Lazzaretto incontriamo la successiva strada sulla sinistra che porta dalla provinciale al mare, e dopo 800 metri raggiungiamo la bella Spiaggia del Lazzaretto, costituita da diversi tratti sabbiosi incassati tra scogliere e rocce a strapiombo sul mare in una piccola insenatura circondata da macchia mediterranea e con molte piccole calette. L'omonima Cala è dominata dalla seicentesca torre spagnola. 
Il complesso nuragico di Palmavera Tornati sulla provinciale SP127/bis, che riprendiamo verso sinistra, proseguiamo ed incontriamo subito il complesso nuragico di Palmavera. Si tratta di un nuraghe complesso di tipo bilobato circondato da un villaggio. Inizialmente è stata edificata la torre principale, che è stata successivamente fasciata da un muro che racchiude la torre secondaria, il cortile interno e un corridoio d'ingresso. La torre principale conserva un'altezza di circa otto metri ed ha un diametro di circa nove metri. La camera principale, con copertura a tholos, è ben conservata e si raggiungeva da un corridoio con copertura a piattabanda, che parte dall'ingresso nel cortile. Al piano superiore si accedeva utilizzando una scala situata a circa tre metri d'altezza dal pavimento, che si raggiungeva con scale a pioli. Alla torre secondaria si accedeva da un corridoio che partiva dal cortile. Anch'essa aveva copertura a tholos, oggi crollata. Introno al nuraghe è stato realizzato un antemurale perfettamente circolare, dotato di tre piccole torri, con due ingressi. All'esterno dell'antemurale si trovano i resti di una quarantina di capanne circolari appartenenti ad un villaggio nuragico, che in origine era molto esteso. Tra le capanne troviamo la capanna delle riunioni, con panche lungo il perimetro interno e con al centro un basamento circolare sopra il quale si trova un modellino di nuraghe.

La Baia di Porto Conte  La SP127/bis prosegue fino all'insenatura di Porto Conte, che si apre lungo la costa a nord di Alghero dopo punta del Giglio. È il Portus Nimpharum ossia porto delle ninfe degli antichi Romani. Per la sua conformazione, l'insenatura di Porto Conte è considerata il miglior porto naturale dell'intera Sardegna, anche se le difficoltà di accesso dall'interno hanno finito per far sviluppare maggiormente la rada di Alghero. All'arrivo nell'insenatura, si incontra un bivio che a destra porta verso Capo Caccia, mentre proseguendo a sinistra la SP127/bis ci fa incontrare il piccolo centro di Maristella con il la Spiaggia del Porticciolo. Proseguendo si giunge alla torre Nuova, con il piccolo faro. 
Con una passeggiata di circa 20 minuti a piedi, dalla Spiaggia del Porticciolo è possibile raggiungere la Spiaggia di Cala Viola. La parte sabbiosa è molto stretta, per il resto si tratta di roccia, caratterizzata da massi di franata tra cui risaltano calcari bianchi. Il mare è azzurro, trasparente e cristallino e digrada dolcemente verso il largo. Le arenarie violacee di Cala Viola, risalenti al Triassico, sono tra le più antiche di tutta Italia. Tornati al bivio, a destra prendiamo la SP55 per Capo Caccia. Dopo 2,5 chilometri, una strada sulla sinistra porta alla pineta di Mugoni ed alla ben attrezzata Spiaggia di Mugoni, lunga diversi chilometri con sabbia molto fine e chiarissima in una Baia protetta dal vento. Circa un chilometro più avanti, all'altezza del bar ristorante La Stalla, una stradina bianca sulla sinistra porta alla seconda Spiaggia di Mugoni, più nota appunto con il nome di Spiaggia de La Stalla. 
Proseguendo si incontra un altro bivio, verso destra prosegue la SP55 con l'indicazione di Sassari, mentre proseguendo a sinistra si imbocca la strada che porta a Capo Caccia. Bellissima la visuale di tutta la Baia di Porto Conte. A circa 17,5 chilometri da Alghero, appena superato l'Holtel Baia di Conte, una piccola sterrata sulla sinistra ci porta alla Spiaggia di Baia di Conte o Spiaggia La Villa romana. È una Spiaggia di sabbia bianchissima con zone di ciottoli, in una Baia protetta dal vento, con calette e rocce a strapiombo sul mare, che però abbiamo raggiunto in una giornata nella quale il mare aveva depositato una quantità incredibile di alghe sul litorale. Subito più avanti, ancora sulla sinistra, troviamo l'ingresso per effettuare una visita ai resti parzialmente sommersi della villa romana, che ha dato il nome alla Spiaggia. È una villa del periodo imperiale, probabilmente costruita nel I o II secolo d.C ed è stata abitata fino in età altomedievale.

A Porto Conte Marina è presente un porto turistico ben attrezzato, in grado di riparare 300 imbarcazioni, sede del circolo nautico, con tutti i servizi in banchina compreso carburante. È ben riparato perché situato dietro la Baia di Porto Conte. Stiamo ancora costeggiando la Baia di Porto Conte e diversi viottoli sulla sinistra portano a piccole insenature con spiaggette come quella che abbiamo visitato al chilometro 6, mentre sulla destra si estende la foresta protetta di Le Prigionette, dove sono stati trasferiti numerosi esemplari di diverse specie protette come il cervo sardo, il cinghiale, l'asinello bianco dell'Asinara. Proseguendo verso Capo Caccia Superata la punta del Frara, entriamo nella piccola insenatura di Tramariglio, chiusa verso ovest dall'omonima Torre. La località è molto nota per i suoi famosi insediamenti turistici e per il bel porticciolo.

Riprendiamo poi il viaggio passando sotto la torre del Buro, e ci avviamo verso punta del Quadro. Proseguendo lungo la costa, dopo punta del Quadro si apre una ampia insenatura che si sviluppa fino alla punta del Bollo, sovrastata anch'essa dall'omonima Torre. 
Più avanti troviamo una discesa sulla sinistra che ci porta porta a Cala Dragunara. Qui c'è un imbarco di traghetti per la visita alle Grotte di Nettuno, che si aggiunge al più famoso imbarco sul porto di Alghero. è l'imbarco che viene utilizzato da chi si trova in vacanza negli insediamenti turistici lungo la costa di Porto Conte e Tramariglio. 
Superato sulla destra l'accesso alla scala per la discesa a piedi alle Grotte di Nettuno, la strada prosegue e dopo due chilometri ci porta a Capo Caccia, uno sperone roccioso alto ben 168 metri che si affaccia a picco sul mare. Il nome deriva dal fatto che fino al 1960 vi si svolgeva un'intensa attività di caccia soprattutto ai piccioni selvatici. La zona di Capo Caccia è una somma di incredibili bellezze naturali che si ammirano dalla provinciale che stiamo percorrendo ed anche da una panoramica sulla destra. 
I rinvenimenti nella grotta Verde e la cultura della grotta VerdeLa splendida grotta Verde di Alghero, da oltre 50 anni paradiso unicamente degli speleologi, fa parte del complesso carsico di Capo Caccia, dove si trovano anche le più famose grotte di Nettuno. All'interno della grotta è stata recuperata una ventina di vasi, solo in piccola parte decorata con impressioni cardiali e strumentali, e un accenno di faccia umana impresso su uno dei vasi trovati nella grotta. Nella grotta Verde sono stati rinvenuti anche graffiti rupestri. I rinvenimenti hanno dato luogo alla definizione della cultura della grotta Verde, della fine del Neolitico Antico. L'esito degli scavi ha permesso di determinare che nel Neolitico Antico e Medio questa porzione di grotta è stata utilizzata per le sepolture, che venivano effettuate all'interno delle nicchie presenti nella grotta. La grotta di Nettuno e l'isola Foradada  Sotto lo sperone di Capo Caccia troviamo la famosa grotta di Nettuno. Vi arriviamo via mare in circa un'ora con un battello che parte da Alghero e consente di vedere dal mare la cosiddetta Riviera del Corallo, costeggiando prima le scogliere di Capo Galera e di punta Giglio, e doppiando quindi la punta del Capo Caccia. La possiamo raggiungere in battello anche da più vicino, da Cala Dragunara. Si sbarca direttamente all'ingresso della grotta, posto alla base dell'altissima falesia proprio di fronte all'isoletta della Foradada. Alla grotta possiamo arrivare anche a piedi: dopo il viaggio di circa 62 chilometri da Alghero, arriviamo sulla sommità del promontorio di Capo Caccia, da dove si imbocca una lunga scalinata di ben 656 gradini, la Escala del Cabirol (scala del capriolo), aperta nel 1954 che permette di superare un dislivello di 110 metri portando direttamente all'entrata della grotta. Questa scala è stata ideata da Antonio Simon Mossa, nato a Padova nel 1916 e morto a Sassari nel 1971, architetto, politico, giornalista, poeta e scrittore italiano, importante esponente dell'indipendentismo sardo. 
Il percorso all'interno della grotta di Nettuno> è di circa 580 metri. La parte iniziale della grotta è occupata dal lago Lamarmora, formato dall'acqua del mare e lungo 480 metri, considerato uno dei laghi salati più grandi d'Europa. Al centro del lago è presente una colonna stalagmitica alta un paio di metri, detta l'Acquasantiera perché sulla sommità sono presenti alcune vaschette in cui si raccoglie un pò di acqua dolce, preziosa per gli uccelli che nidificano negli anfratti di Capo Caccia. Una breve discesa porta alla Sala delle Rovine, ornata di grandi stalattiti, per poi raggiungere la sala centrale, detta Sala della Reggia, da dove si vedono al centro del lago grandi colonne calcitiche che si innalzano per nove metri quasi a sorreggere il soffitto. Subito dopo, la volta raggiunge i 18 metri di altezza e si vedono grandi colate a canne d'organo, festoni calcitici e la colonna stalagmitica chiamata l'Albero di Natale. Il lago Lamarmora termina con una Spiaggetta sabbiosa chiamata Spiaggia dei Ciottolini perché formata un tempo da sassolini. Dalla Reggia arriviamo in salita alla Sala Smith, dal nome di un capitano inglese che agli inizi dell'800 iniziò l'esplorazione della grotta, con al centro il cosiddetto Grande Organo, un'enorme e imponente colonna larga 12 metri per quattro ed alta 11 metri, la più grande della grotta. Lungo la parete opposta il soffitto diviene più basso e entriamo nella Sala delle Trine e dei Merletti. Arriviamo infine alla cosiddetta Tribuna della Musica, una balconata da dove ci possiamo affacciare sulla Reggia e sul lago Lamarmora, così chiamata perché qui una piccola orchestra consentiva di organizzare balli nella Spiaggetta sottostante. 
Proprio di fronte all'ingresso della Grotta di Nettuno si vede l'isola Foradada, attraversata a livello del mare da una lunga grotta che permette di vedere da una parte all'altra. 
La prossima tappa del nostro viaggio | Nella prossima tappa del nostro viaggio, visiteremo le coste della parte settentrionale del promontorio di Capo Caccia, quella più selvaggia. Dalla Spiaggia del Porticciolo ci recheremo a Porto Ferro. Dopo aver visitato il lago Baratz, l'unico vero lago naturale della Sardegna, ci recheremo fino a Porto Palmas e all'Argentiera. |  |
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