
| Da Alghero a Olmedo, quindi entriamo nel Logudoro per visitare Uri, Ittiri e Usini
In questa tappa del nostro viaggio, partendo da Alghero ci recheremo a Olmedo e da qui entreremo in Logudoro nella zona di Coros, dove visiteremo Uri, Ittiri e Usini, con le loro zone archeologiche. Per giungere a Uri passeremo accanto al lago artificiale del Cuga.
Olmedo e la sua zona archeologica   Usciamo da Alghero sulla SS127/bis che porta a Ittiri. Dopo otto chilometri prendiamo sulla sinistra la SP19 che ci porta, dopo quattro chilometri, a Olmedo (nome in lingua S'Ulumedu, metri 68, abitanti 2.856), centro agropastorale ed artigianale adagiato su una zona collinosa ai piedi del monte Rosso.
Al centro del paese troviamo la chiesa Romanica di Santa Maria di Ulumetu, nota altresì come chiesa di Nostra Signora di Talia, datata tra il 1100 e il 1125, costruita in calcare, trachite basaltica e tufo rossastro. 
Riprendendo da Olmedo verso Alghero, troviamo le indicazioni per la fortezza preistorica di monte Baranta. Passati accanto al cimitero, dopo un chilometro svoltiamo passando accanto a tubature idriche. Ancora un chilometro e raggiungiamo il sito archeologico, parcheggiamo e proseguiamo a piedi lungo un sentiero che dopo 15 minuti ci porta sulla sommità del colle detto monte Baranta, dove si trova il complesso megalitico, disposto in una posizione da cui controlla un vastissimo territorio. È costituito da un recinto-torre a forma di ferro di cavallo con un diametro massimo di 20,6 metri. La torre è simile a un protonuraghe, se non altro per la pianta circolare. La massiccia muraglia è realizzata all'esterno con grossi massi di trachite irregolari ed all'interno da pietre più piccole. Tra le due murature è presente un riempimento di terra e piccoli sassi. È larga in alcuni punti oltre sei metri, alta mediamente 3,5 metri e lunga 97 metri. La muraglia racchiude i resti di almeno sette capanne rettangolari di grandi dimensioni: all'interno delle due studiate si è trovata solo ceramica della cultura di Monte Claro. All'esterno della muraglia è presente un'area sacra che comprende un grande circolo megalitico del diametro di circa 10 metri. È costituito da circa ottanta lastre di trachite, alcune delle quali erano state in precedenza utilizzate come menhir. Vicino al circolo si trova un grande menhir lungo circa due metri, spezzato in due parti. Secondo la datazione ufficiale l'insediamento è attribuito alla cultura di Monte Claro. 
Da Olmedo, dopo otto chilometri, torniamo sulla SS127/bis proveniente da Alghero per Ittiri e proseguiamo ancora per 2,5 chilometri. Qui si trova, proprio sulla strada, l'ingresso della tomba detta dei vasi tetrapodi, mentre il resto della necropoli di Santu Pedru si trova sulla parete trachitica a sinistra, alla base di una collina detta monte San Pietro dalla quale prende il nome. Di rilevanza archeologica è soprattutto la tomba I, la cosiddetta tomba dei vasi tetrapodi. È una tomba ipogeica con l'accesso formato da un vestibolo (dromos) lungo 15 metri orientato verso sud. Al centro della tomba c'è una grande cella rettangolare nella quale sono presenti due pilastri e al centro della parete di fondo una falsa porta. Intorno si trovano disposte a raggiera altre otto celle di diverse dimensioni, con interessanti riproduzioni di doppie corna e corna capovolte, scolpite a bassorilievo poste a decorare gli ingressi. Il monumento ha restituito ben 447 reperti che si riferiscono a tutte le principali culture sarde: di San Michele di Ozieri, di Abealzu-Filigosa e dei Vasi Campaniformi. È da segnalare anche la tomba IV, che troviamo proprio sulla cima della collina, riutilizzata come chiesa paleocristiana, nella quale sono riconoscibili gli altari sulla parete di fondo, e all'esterno, sulla parete a destra dell'ingresso, è scolpita una croce. La datazione ufficiale fa risalire la necropoli alla cultura di Ozieri. La tomba dei vasi tetrapodi è stata trovata chiusa con lastre di pietra risalenti presumibilmente alla cultura di Bonannaro. 
Il lago Cuga con la chiesa di San Leonardo ed il nuraghe Peppe Gallu  I Giudicati erano organizzati in Curatorie, amministrate da un Curatore, che comprendevano le varie villae o curtes. Stiamo entrando in quella parte del Logudoro che apparteneva alla Curatoria di Coros, il cui nome deriva dalla ormai scomparsa Villa di Corax. La SS127/bis inizia a fiancheggiare il lago del Cuga. Il lago artificiale è stato prodotto dalla costruzione nel 1975 di una diga ed è previsto un suo futuro sfruttamento turistico. 
Prima della realizzazione del lago, è stata interamente smontata la chiesa di San Leonardo, ricostruita con scrupolosa fedeltà e con le stesse pietre poi più a monte, sul lato destro della SS131/bis proveniente da Alghero. Le acque hanno invece sommerso il nuraghe Peppe Gallu, le cui strutture inducono a considerarlo uno pseudonuraghe piuttosto che un nuraghe vero e proprio. Sommerso per gran parte dell'anno, è visibile solo quando il lago è in secca. Uri   La SS127/bis, al bivio dove inizia la SS131/bis per Ittiri, devia verso sinistra e 8,5 chilometri dopo Santu Pedru ci porta a Uri (metri 150, abitanti 3.098), centro agricolo noto per la coltura del carciofo favorita dalla presenza del lago che offre notevoli possibilità di sfruttamento per uso irriguo. La prima decade del mese di marzo vi si tiene la sagra del carciofo.
Nel centro del paese troviamo il nuraghe di Santa Caterina o Cadrina, trilobato, formato da una torre centrale più altre due torri con all'interno un pozzo. Intorno al nuraghe son presenti i resti di un grande villaggio di capanne circolari con un altro pozzo utilizzato ancora oggi. Il sito è ancora in fase di scavo. Fiancheggiando il lago del Cuga, al bivio che porta a Uri, prendiamo invece sulla destra la SS131/bis verso Ittiri. Dopo poco più di un chilometro vediamo sulla sinistra i resti della abbazia di Nostra Signora di Paulis o Padulis, fatta realizzare nel 1205 in stile Romanico dal giudice di Torres Comita II e donata ai monaci cistercensi che la hanno utilizzata sino al XV secolo. Dell'edificio a tre navate, lungo 36 metri e largo 14, rimangono solo parti del transetto con il coro, due cappelle e parte della navata destra. Intorno sono presenti tracce del monastero, insolitamente orientato verso settentrione, caso raro dato che l'architettura monastica prediligeva l'orientamento a mezzogiorno. Ittiri   Da Uri prendiamo la SP41, dopo circa tre chilometri questa strada si immette sulla SP15M, che seguiamo per sette chilometri e ci porta a Ittiri (metri 400, abitanti 9.134), grosso centro agricolo posto sul versante meridionale del monte San Giovanni alto 457 metri. Si tratta di una antica città del Logudoro, nota per le attività legate alla lavorazione della pietra ed all'artigianato tessile e del ricamo.
All'ingresso del paese si incontra la quattrocentesca parrocchiale di San Pietro in Vincoli, costruita in stile gotico-aragonese con la facciata ricostruita nel XIX secolo, a navata unica con cinque cappelle laterali per lato.
La chiesa di San Francesco risale al 1610, ma il convento venne costruito solo in seguito. Nel 1699 ci si impegnò a costruire il campanile, a patto che il convento dedicato a San Francesco venisse dedicato all'Immacolata Concezione. Nel 1707 venne però ridedicato al santo. 
La chiesa di Nostra Signora del Carmelo o chiesa del Carmine è costituita da un'unica navata sovrastata da una volta a botte, retta da tre arcate a sesto leggermente ribassato e chiusa da un abside quadrangolare. La facciata è divisa in due parti. Al centro di quella inferiore, divisa in cinque specchi, si apre il portale di ingresso. La parte superiore si distingue per quattro lesene che reggono una trabeazione. Nel timpano si trova lo stemma della famiglia Serra di Ittiri. 
All'uscita del paese troviamo il duecentesco santuario di Nostra Signora di Coros, realizzato in stile Romanico, che può essere considerato l'ultima chiesa cistercense in Sardegna. Apparteneva ad un paese chiamato Sa Iddazza, abbandonato da secoli, e veniva usata come dimora notturna dai pastori. Restaurata, ospita la festa di Nostra Signora di Coros che l'8 settembre accoglie numerosi pellegrini. 
Da Ittiri prendiamo la strada per la località Musellos e, al bivio poco prima della strada di monte Unturzu, svoltiamo a sinistra e proseguiamo fino a uno slargo dove lasciamo l'auto. Ci dirigiamo a piedi per i campi verso sud-ovest, passiamo una casa diroccata a metà strada e poi troviamo il nuraghe di Tuvunuraghe. È un nuraghe monotorre con all'interno, nella parete sinistra, una scala elicoidale ricavata nella muratura che conduce alla terrazza superiore. Nei pressi del nuraghe, alcune basi di capanne circolari fanno ritenere fosse presente un villaggio preistorico. In località Musellos si trova un interessante complesso di tombe ipogeiche scavate sul fianco di una collinetta calcarea e chiamate anche Sos Coroneddos, nome con il quale vengono qui indicate le domus de janas. Il nucleo principale è costituito da tre ampie celle collegate fra loro e disposte da nord a sud. Non lontano si trova, in posizione dominante, il nuraghe Majore, bilobato, costruito in blocchi di trachite di notevoli dimensioni lavorati in maniera sommaria e disposti in filari irregolari. Al mastio è addossata una seconda torre di forma leggermente ellittica. A 800 metri dal nuraghe, nella pianura verso est, si trova la tomba a corridoio di Musellos, una sepoltura megalitica ad uso collettivo lunga cinque metri e larga 1,5. È costruita con lastre di trachite di forma parallelepipeda infisse nel terreno. Si ritiene che questa sepoltura sia un precursore delle tombe dei giganti. Sul fianco orientale di una rapida parete di roccia calcarea, nel settore meridionale del monte Cumida, troviamo la necropoli di Ochila, costituita da otto ipogei di varia forma. Il principale è la tomba VI, con motivi decorativi scolpiti nelle pareti, costituita da sette ambienti, tre dei quali si aprono direttamente su una sala centrale rettangolare tramite finestre rifinite con una certa cura. Interessante anche la tomba VIII, costituita da sei ambienti, con la prima sala rettangolare coperta da un soffitto a doppio spiovente. Sopra il portello d'ingresso all'ambiente successivo sono scolpite a bassorilievo duplici corna. Da Ittiri prendiamo la SP28 per romana, dopo circa sei chilometri, all'altezza del chilometri 20, imbocchiamo la seconda stradina a sinistra dopo una cava. Arrivati alla prima biforcazione prendiamo a sinistra, alla successiva biforcazione prendiamo il sentiero a destra che ci fa salire lungo le pendici settentrionali del monte Torru, un promontorio di origine vulcanica alto 650 metri. Il nuraghe di monte Torru, il più bello dei nuraghi della zona, si trova sulla sommità del monte ed è costruito con blocchi non molto grandi di trachite tenera. Le fondamenta del nuraghe si appoggiano direttamente sulla roccia, che forma una specie di bastione naturale successivamente rifinito e completato dai costruttori del nuraghe. Nelle vicinanze è visibile il basamento di una capanna preistorica. Dall'alto del nuraghe si ha una ottima veduta di tutto il golfo dell'Asinara, la zona da Alghero fino a capo Caccia, a sud-est il monte Rasu con la catena del Goceano, a sud punta Badde Urbara e il Montiferru, ad est i monti di Limbara. Usini   Da Ittiri torniamo indietro sulla SP15M, superiamo l'immissione della SP41 proveniente da Uri, e, dopo 13 chilometri arriviamo a Usini (metri 200, abitanti 3.772), anch'esso importante centro agricolo immerso in coltivazioni di oliveti, vigneti e carciofaie. La produzione di vino vanta tra gli altri il Vermentino Usinese, dal gusto deciso e generoso.
Al centro del paese si trova la chiesa parrocchiale di Santa Maria. Edificata in stile tardo barocco, è caratterizzata da una alternanza di linee concave e convesse, che movimentano la facciata.
Non lontana da essa si trova l'antichissima chiesa di Santa Croce, nota anche come chiesa di Santa Maria di Usune, costruita in stile Romanico-pisano nel XII secolo, fu per secoli la chiesa parrocchiale del paese. Edificata sotto l'invocazione della Madonna di S'Ena Frisca (della sorgente fresca), la cui festa si celebra l'8 settembre, viene per questo chiamata anche con il nome di chiesa della Madonna de S'Ena Frisca. Della struttura originaria conserva la facciata con timpano, decorata da lesene e archetti ciechi, ed un portale architravato con lunetta. I sotterranei della chiesa furono usati come cimitero. Attraverso una botola si accedeva ad un oratorio interno, detto cappella di purgatorio, dove ogni lunedì si scendeva in processione cantando il miserere in memoria dei defunti. 
Nella piana di San Giorgio svetta solitario il santuario di San Giorgio di Oliastreto. Per raggiungerlo prendiamo dal centro la strada per la stazione ferroviaria, si esce dal paese, e dopo cinque chilometri, poco prima della ferrovia, troviamo sulla sinistra quello che resta della chiesa. Fatta edificare nel XII secolo in stile Romanico con blocchi di calcare chiaro dal giudice Costantino II di Torres, nel XIII fu adibita a ricovero per i lebbrosi. In seguito venne assegnata ai monaci di San Lorenzo alle Rivolte di Pisa, quindi ai frati francescani, poi verso la fine del XIX secolo fu abbandonata. Negli anni '30 crollò la copertura e nel 1971 la facciata. È in fase di restauro. Usciamo da Usini verso Uri e dopo circa due chilometri, appena imboccata la SS127/bis proveniente da Sassari, prendiamo sulla destra seguendo le indicazioni. Dopo 700 metri, passato un abbeveratoio, una stradicciola bianca in salita termina dopo 200 metri ad un cancello. Passato il cancello troviamo un costone roccioso, lungo il cui fianco destro si trovano le prime tombe mentre altre sono situate in alto. La necropoli di S'Elighe Entosu è composta da otto domus de janas, di cui alcune estremamente significative. La tomba numero cinque contiene, scavato nel pavimento, un focolare circolare di pietra; ha il soffitto scolpito a doppio spiovente a riprodurre la travatura del tetto ed i lati che riproducono le pareti di una capanna preistorica. Un altro, chiamato Corona delle Sette Stanze, ha lungo corridoio d'ingresso (dromos) scavato nella roccia che porta alla cella principale e sette piccole celle disposte a corona tutto intorno. A pochi chilometri troviamo la tomba di Chercos, un ipogeo scavato in un costone calcareo. Il prospetto architettonico esterno rappresenta, come per gli ipogei di Sas Puntas e di monte Sant'Antiogu a Tissi, scolpita nella roccia la stele di una tomba dei giganti. Ha una cella a pianta ovale con all'interno un bancone, mentre nella parete di fondo, sulle pareti e sulla volta sono presenti graffiti ed incisioni raffiguranti elementi vegetali. La prossima tappa del nostro viaggio | Nella prossima tappa del nostro viaggio, da usini ci recheremo a visitare Tissi, Ossi, Muros, Cargeghe e Florinas. Sono tutte località estremamente ricche di siti archeologici. |  |
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