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Usciamo da Sassari verso sud per visitare Tissi, Ossi, Muros, quindi Cargeghe e Florinas


Il nostro itinerarioIn questa tappa del nostro viaggio, da Usini ci recheremo a visitare Tissi, Ossi, Muros, Cargeghe e Florinas. Sono tutte località estremamente ricche di siti archeologici.

 

Tissi Visualizza la mappa

TissiInformazioni turistiche Da Usini, dove abbiamo concluso la precedente tappa del nostro viaggio, ci rimettiamo sulla SP15M che seguiamo verso nord. Dopo circa tre chilometri svoltiamo a destra sulla SP3, che in altri tre chilometri ci porta a Tissi (mt. 225, ab. 1.789). E' un centro agricolo adagiato su un territorio collinare coltivato soprattutto a vigneti e oliveti.

In centro troviamo la parrocchiale di Santa Anastasia, realizzata nel XII secolo in stile Romanico-pisano con la facciata in conci di calcare decorata da lesene e archetti ciechi.

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Dalla parte opposta dell'abitato troviamo la chiesa di Santa Vittoria Martire, anch'essa del XII secolo e poi ristrutturata all'interno nel ‘600. Ha la facciata in trachite scura decorata da archetti ciechi e sormontata da un campanile a vela.

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Nei dintorni di Tissi troviamo la tomba ipogeica di Sas Puntas, che riproduce, scavata nella roccia, una tomba dei giganti con la sua maestosa stele. La tomba è scavata all'interno di un bancone calcareo ubicato a mezza costa, su un ripido pendio che degrada verso un solco, delimitato a nord da pareti calcaree sulle quali si trova l'ipogeo di monte Sant'Antiogu, un'altra tomba dello stesso tipo.

Ossi Visualizza la mappa

OssiInformazioni turistiche Da Tissi proseguiamo sulla SP3 che in 3,5 chilometri ci porta a Ossi (metri 335, abitanti 5.831), centro agricolo ubicato su un costone tufaceo e recentemente estesosi sull'altopiano. La vite e l'ulivo sono piante tradizionalmente presenti nel territorio e per diverso tempo hanno costituito un'importante fonte di reddito per la comunità. La seconda settimana di giugno a Ossi si tiene la sagra della lumaca.

In centro troviamo la seicentesca parrocchiale di San Bartolomeo, con impianto a navata unica, cappelle laterali e volta a botte. Conserva preziose statue lignee.

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Il Palazzo Baronale, costruito presumibilmente nella prima metà del '600, è l'edificio antico di maggior pregio presente ad Ossi, probabile residenza del feudatario locale. é stato recentemente restaurato, ospita il Museo Etnografico Comunale ed è utilizzato per manifestazioni culturali e musicali.

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Il villaggio preistorico di Sa Mandra 'e Sa Giua si raggiunge dal centro del paese seguendo i cartelli. Comprende un nuraghe e diverse capanne ben costruite, con vasche, canali di scolo e forni, che hanno restituito reperti di notevole valore.

Da Ossi usciamo sulla SP97/bis in direzione di Ittiri ed appena fuori dal paese lasciamo l'auto lungo il primo viottolo sulla sinistra. Proseguiamo a piedi per 100 metri, il sentiero gira a sinistra e dopo altri 300 metri iniziamo a costeggiare la parete calcarea sulla quale vediamo le prime tombe. Più avanti si trova l'area archeologica recintata. La necropoli di Noeddale è costituita da almeno sei ipogei scavati nel calcare. La principale è la I tomba, o tomba della Casa, preceduta da un corridoio (dromos) e scavata orizzontalmente. Comprende 11 vani con disposizione asimmetrica e presenta diversi elementi che riproducono le abitazioni preistoriche, con l'imitazione del soffitto a doppio spiovente, con travetti, pilastri e lesene. Anche la III tomba, o tomba delle Spirali, è preceduta da un dromos e scavata orizzontalmente. Presenta sei vani di cui tre disposti longitudinalmente e tre trasversalmente. Nell'antecella è presente un motivo a rilievo raffigurante due coppie di corna che sovrastano un motivo spiraliforme originariamente doppio. Anche in questa sepoltura sono presenti elementi a rappresentazione del soffitto, con travetti ed una falsa porta. La necropoli è databile IV-III millennio a.C.

Proseguiamo sulla SP97/bis per Ittiri fino al chilometro 8,2 dove, dopo una curva e prima di un muro in cemento armato, svoltiamo a sinistra in una stradina bianca. Lasciata l'auto proseguiamo per 600 metri, finchè si vede su un costone calcareo la necropoli di Mesu ‘e Monte. È costituita da 18 domus de janas pluricellulari scavate nelle pendici calcaree del monte Mamas. A ovest troviamo le tombe I-VIII, a est le tombe IX-XVIII. Alcune riproducono le particolarità delle abitazioni prenuragiche, i soffitti delle camere imitano i tetti delle abitazioni neolitiche. Nel pavimento di alcune tombe si possono vedere i resti di un focolare formato da tre pietre. In particolare le tombe I, II, V, XIII sono arricchite da segni e simboli a carattere sacro, bassorilievi raffiguranti protomi taurine, doppie corna, figure a clessidra, motivi a zig zag. In due tombe, la III e la XVI, è scolpita un porta a stele ad imitazione di quelle delle tombe dei giganti.

Lungo le pendici meridionali del monte Corona 'e Teula si trova la necropoli di S'Adde ‘e Asile, costituita da 11 domus de janas complete e due solo iniziate. Sono distribuite in modo apparentemente casuale, come ad Anghelu Ruiu o a Sant'Andrea Priu. Una sola tomba è monocellulare, le altre sono di più celle. La più complessa è la tomba Maggiore, di 21 ambienti, la più grande di tutta la Sardegna. In essa sono presenti 18 protomi taurine e molti altri elementi decorativi. La tomba delle Clessidre comprende 10 ambienti, le pareti presentano dei motivi geometrici a rilievo. La tomba con Coppella comprende quattro vani ed è così chiamata per la presenza di una coppella nel pavimento dell'anticella. Vanno citate anche la tomba delle Finestrelle, di otto vani con pianta base a T, la tomba di Brunuzzu con due nicchie che si aprono sui lati, la tomba a Trifoglio, la tomba Corona ‘e Teula e la tomba dell'Ovile, utilizzata fino in tempi recenti per il ricovero del bestiame.

Muros Visualizza la mappa

MurosInformazioni turistiche Proseguiamo da Ossi sulla SP3 che dopo tre chilometri ci porta al borgo agricolo Muros (metri 308, abitanti 757) adagiato ai piedi del monte Canekervu, guardando ad est verso la pianura di Campamela. La denominazione di Villa di Muros appare già dal tempo dei Giudicati, quando era incluso nella Curatoria di Figulinas, oggi Florinas. Dopo la fine del Giudicato, dal 1255 appartenne ai Doria e ai Malaspina e infine nel XV secolo agli Argonesi.

In posizione decentrata rispetto al centro urbano troviamo la parrocchiale dedicata ai martiri Gavino, Proto e Gianuario. Una lapide murata nella cappella di San Giovanni Battista consente di datarne l'edificazione alla seconda metà del Seicento. Lo stemma turritano, riprodotto al centro della volta della sacrestia, induce a ipotizzare una originale funzione di oratorio. Scavi archeologici effettuati nella sacrestia hanno portato in luce una vasta area cimiteriale riconducibile ai secoli XI-XVI.

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La fonte pubblica è stata costruita in via Principe Umberto nella seconda metà del XIX secolo. La muratura è realizzata in blocchi di calcare ben squadrati. Una nicchia appena accennata in profondità è chiusa da un arco di scarico. Subito sopra il cornicione nasconde il profilo del tetto a due falde.

Dopo la dismissione del piccolo cimitero vicino alla chiesa parrocchiale, è stato edificato il nuovo cimitero monumentale in località Baiolu Mannu. Il progetto del 1923 ha subìto diverse modifiche: di esso si conserva il fronte principale, con le cappelle cimiteriali disposte secondo uno stringente criterio di simmetria e caratterizzate da quattro finestre rastremate.

Nei pressi di Muros, in un villaggio in località Sa Turricola, è stato rinvenuto il principale esempio insediativo della cultura Bonnanaro nel suo periodo più tardo, forse già nel periodo del Bronzo Medio. Per questo è stato coniato il termine di cultura di Sa Turricola.

Una deviazione a Cargeghe Visualizza la mappa

CargegheInformazioni turistiche Seguendo sempre la SP3, che in Muros prende il nome di via Brigata Sassari, in meno di due chilometri arriviamo al borgo agricolo Cargeghe (nome in lingua Carzeghe, metri. 333, ab. 627), anch'esso incluso nella Curatoria di Figulinas.

In centro possiamo visitare la settecentesca parrocchiale di San Quirico e Santa Giulitta, nella quale si conserva un pregevole dipinto della Sacra famiglia attribuito al pittore fiorentino Baccio Gorini, che sul finire del cinquecento, costretto all'esilio da motivi politici, visse a Codrongianos.

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Prendiamo la SP3 per Florinas, fuori dal paese svoltiamo a destra in una strada asfaltata, dopo 500 metri ancora a destra prendiamo una strada bianca che percorriamo per circa un chilometro. Qui su un costone roccioso si trovano, coperte dalla vegetazione, le due domus de janas di Pescialzu. Una tomba ha all'ingresso una stele scolpita nella roccia simile a quelle delle tombe dei giganti. La seconda tomba ha stele ed esedra.

Proseguendo per due chilometri sulla SP3 per Florinas, giriamo a sinistra in una strada bianca in discesa, parcheggiamo e proseguiamo a piedi. Passato un mulino, attraversato un ruscello, dopo 300 metri passiamo un forno ed arriviamo alla necropoli di Pedras Serradas, costituita da quattro domus de janas. Nelle vicinanze vi è il nuraghe di Pedras Serradas, monotorre, costruito in blocchi di calcare.

Florinas Visualizza la mappa

FlorinasInformazioni turistiche Da Cargeghe la SP3 ci porta in sei chilometri a Florinas (mt. 417, ab. 1.595), centro agricolo il cui nome deriva da Figulina, di chiara derivazione romana, nel medioevo sede di curatoria del Giudicato di Torres. Per raggiungerla più comodamente, possiamo prendere da Sassari la SS131 di Carlo Felice verso sud. Dopo 16 chilometri giriamo a destra sulla SP3 che, dopo due chilometri, porta appunto a Florinas. Dal tre al cinque ottobre vi si svolge la festa di San Francesco d'Assisi, con la popolazione ed i visitatori che partecipano alle funzioni religiose, dai vespri sino alla processione, ai fuochi artificiali ed alle serate allietate da cantanti o gruppi musicali.

Giovanni ToluFlorinas ha dato i natali a Giovanni Tolu, probabilmente il più famoso fra tutti i banditi sardi. Figlio di umili agricoltori, era stato educato con severità e durezza. Morto il padre, si era trovato a soli diciassette ann, a dover provvedere alla famiglia. A venticinque anni si era innamorato di una ragazza quindicenne che prestava servizio nella casa del ricco e influente sacerdote prete Pittui. Chiesta la mano della ragazza, il prete fece ogni tentativo per scoraggiare il pretendente. Ciò nonostante, il matrimonio venne celebrato nel 1850, ma la giovane iniziò a contrastare il marito su ogni decisione familiare. Quando la ragazza, in attesa di un figlio, rifiutò di andare a vivere in una nuova casa, nacque un diverbio nel corso del quale Giovanni schiaffeggiò la moglie. Il prete Pittui dichiarò che il matrimonio poteva considerarsi concluso. Giovanni Tolu, per vendicarsi del sacerdote causa della sua rovina, all'alba del 27 dicembre 1850 lo affrontò mentre si recava a dir messa nell'oratorio di Santa Croce e lo ridusse in fin di vita. Cominciò in questo modo la sua lunghissima latitanza nelle campagne tra Osilo e Sorso, nei cui ovili trascorreva, in compagnia del fedele cane, le sue ore con il fucile ed il coltello in mano. In questi lunghi anni diventò una leggenda, terribile con i nemici e i ladri di bestiame, pietoso con i deboli e generoso con i bisognosi, arrivò ad acquistare una enorme autorevolezza. La sua latitanza ebbe fine il 22 settembre 1880, quando si fece arrestare dai carabinieri per evitare una sparatoria e non spaventare la figlia incinta. Fu condotto a Sassari dove si radunò una folla immensa. Due anni dopo fu celebrato il processo a Frosinone per evitare che l'enorme clamore suscitato in Sardegna dal suo arresto potesse influenzare la giuria. Il caso, seguito da tutti i giornali nazionali, suscitò una grande e appassionata partecipazione. Il verdetto giunse dopo soli tre giorni di dibattimento: assolto per legittima difesa.

immaginePer conoscere la sua vita, le sue avventure fino alla fine della latitanza, ed alla sua assoluzione si può leggere il libro «Giovanni Tolu» di Enrico Costa.

 

In centro si trova la chiesa dell'Assunta, eretta del '600. Al suo interno sono presenti cappelle con volte a crociere e alcuni bellissimi altari lignei. Non lontano dalla chiesa dell'Assunta possiamo visitare la chiesa della Madonna del Rosario, eretta nel XVI secolo. La chiesa di San Francesco,  in stile Romanico, si trova vicino al cimitero.

immagine immagine immagine immagine immagine

immagineLa chiesa campestre o santuario di Sant'Antonio Abate si raggiunge prendendo la strada per Cargeghe e svoltando quindi in direzione di Ittiri. Fu eretta dopo il 1150 a presidio del villaggio medioevale di Briai (o Briave, o Bere), abbandonato fin dai primi decenni del 1600. È localizzato nei pressi di una necropoli romana utilizzata fino al III secolo, a circa dieci chilometri da Ossi, al confine con il territorio di Florinas che, per motivazioni storiche, ne conserva la giurisdizione. Qui si tiene il 27 gennaio la festa di Sant'Antonio Abate, che vede un grande falò acceso in occasione dei vespri, con la degustazione di vino locale e di arrosti.

Dalla chiesa di Sant'Antonio Abate svoltiamo a sinistra per Ittiri e dopo un paio di chilometri vediamo di lato alla strada il nuraghe Corvos. È un nuraghe complesso trilobato, composto da un mastio principale e da due torri secondarie collegate con un bastione del quale nel lato nord-est restano 17 filari di pietre con un'altezza massima di otto metri. Un restauro, probabilmente ancora in epoca nuragica, ha visto la sovrapposizione di pietre più piccole, di trachite scura, ai blocchi calcarei chiari originali. La torre principale ha pianta circolare del diametro di 13,6 metri ed un'altezza residua di 8,2 metri. L'ingresso alla torre principale è coperto da un architrave con due spiragli di scarico. All'interno è presente una camera a tholos con tre nicchie nelle pareti, mentre la scala porta alla camera superiore. Percorrendo quest'ultima raggiungiamo la sommità della torre, dove si conservano scarsi resti della camera superiore. Il bastione inglobava le due torri secondarie oggi appena visibili.

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Da nuraghe Corvos torniamo indietro per 100 metri e svoltiamo a sinistra in una sterrata in salita, che percorriamo superando una collinetta sulla quale vediamo il nuraghe Su Valzu. Dopo due chilometri lasciamo l'auto e continuiamo a piedi verso sud costeggiando un bosco, sino alla fine dell'altopiano dove troviamo il nuraghe Su Tumbone, con una planimetria insolita e complessa.

Dopo aver svoltato a sinistra nella sterrata in salita, la percorriamo per 3,5 chilometri costeggiando il versante orientale dell'altura. Qui, alla base di un alto costone, troviamo la domus de janas di Su Cannuju, una tomba pluricellulare. Tornati indietro e risaliti sul pendio opposto, sul bordo della rupe calcarea troviamo la domus de janas di Sa Rocca 'e Su Lampu. È una tomba a prospetto architettonico con sul frontone gli elementi tipici delle tombe dei giganti, ossia la stele e l'esedra. Si ritiene risalga alla cultura di Bonnanaro.

Dal nuraghe Corvos proseguiamo verso Ittiri, superiamo il ponte sul rio Mannu e continuiamo per 300 metri. Prendiamo quindi la prima a sinistra, all'inizio asfaltata e poi sterrata, superiamo i resti della chiesa di San Leonardo, proseguiamo in salita, svoltiamo a sinistra in una stradina che percorriamo per 400 metri fino a un campo sulla sinistra. Al centro del campo, in un grande masso calcareo, è scavata la domus de janas di Campo Luntanu, del tipo a prospetto architettonico ossia ad imitazione delle tombe dei giganti, con la stele alta e larga 3,9 metri, con tre fori sulla sommità che probabilmente alloggiavano betili in pietra. C'è un ingresso secondario che potrebbe essere l'ingresso più antico, mentre quello con la stele potrebbe essere successivo. Vi sono state trovate ceramiche della cultura di Bonnanaro.

Superato il ponte sul rio Mannu, svoltiamo per Banari. Aggirata l'altura sulla quale troviamo il nuraghe S'Ardia, dopo circa 900 metri e poco prima della chiesa di Santa Maria de Sea, sul pendio a sinistra della strada troviamo degli affioramenti isolati di roccia calcarea in alcuni dei quali sono scavati i quattro ipogei chiamati domus de janas di S'Abbadia. Nella roccia più in alto si nota una grande tomba pluricellulare, mentre le altre tre tombe, a cella unica, sono più a valle.

Da Florinas prendiamo la strada per Santa Maria di Sea, che diviene sterrata e dopo 1,3 chilometri troviamo il cartello che indica il villaggio preistorico di punta Unossi, difficile da raggiungere. Il sito di punta Unossi è costituito da un insieme di capanne di varia tipologia ed ha la struttura tipica del villaggio-santuario. Al centro si trova una piccola torre, che probabilmente aveva copertura a tholos, e doveva forse fungere da santuario. Interessante la cosiddetta Capanna delle Riunioni, con un sedile circolare addossato alle pareti dove probabilmente era posizionato il betilo ritrovato all'interno della capanna.

La prossima tappa del nostro viaggio.

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Nei dintorni a sud di Sassari nelle direttrici verso Tempio Pausania e poi verso Olbia si incontrano alcune tra le più belle chiese del Logudoro. Abbiamo già incontrato a Porto Torres la basilica di San Gavino, la più antica dell'isola; nella prossima tappa del nostro viaggio vedremo le chiese che si incontrano percorrendo la SS597 che collega Codrongianus a Olbia. Vedremo Ploaghe, Ardara, Ozieri. Ci recheremo poi a Pattada, Ittireddu e Nugheddu San Nicolò.

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Il libro citato è presente nel portale Sardegna Cultura.