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Visita delle principali chiese del Logudoro da Codrongianus a Ploaghe, Ardara, Ozieri e Pattada
Codrongianus
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A Ploaghe è nato nel 1803 da famiglia agiata Giovanni Spano. Viene ricordato fra i più grandi studiosi sardi di archeologia, storia, linguistica e tradizioni popolari. Lascia Ploaghe nel 1812 alla volta di Sassari dove viene iscritto alla scuola degli Scolopi, nel 1820 riceve il titolo di «Magister artium liberalium» e nel 1825 si laurea in Teologia. Nel 1827 riceve gli ordini sacri. Ha appena 31 anni quando, nel 1834, viene nominato docente universitario di sacra scrittura e lingue orientali all'Università di Cagliari e direttore del museo archeologico, e nel 1854 diviene rettore dell'ateneo. Nel 1871 diviene senatore del Regno d'Italia. Tra le sue opere principali citiamo «Ortografia sarda e nazionale, ossia grammatica della lingua loguderese paragonata all'italiana» del 1840, e «Vocabolario sardo-italiano e italiano-sardo» scritto tra il 1851 ed il 1852. |
Al centro del paese, in piazza San Pietro che è la piazza principale, sorge la parrocchiale di San Pietro, Cheja de Santu Pedru, del secolo XVI-XVII, sede dell'antica Diocesi Medievale di Ploaghe. Custodisce la Pinacoteca, che comprende varie decine di dipinti di diverse epoche fra cui spicca la Sacra Famiglia del Maestro di Ozieri. Alla destra della parrocchiale è presente l'oratorio di Santa Croce, ex chiesa di Santa Lucia, Santa Rughe, della seconda metà del XVII secolo. Accanto ad essa si trova il Palazzo Rettorale, Sa Domu De Su Rettore, della seconda metà del XVIII secolo. Sul lato sinistro della chiesa é presente l'interessante «Zimitoriu», il vecchio cimitero, dove sono murate anche alcune lapidi con scritte in logudorese. Dopo di esso, si trova l'oratorio del Rosario, Su Rosariu, della seconda metà del XVII secolo. La parrocchiale, con l'oratorio di Santa Croce e con l'oratorio del Santo Rosario, forma un ampio complesso religioso. Sul lato opposto della strada si trova il Palazzo Municipale.
Uscendo da Ploaghe sulla SP68 in direzione di Codrongianus, troviamo la chiesa di Sant'Antonio Abate. Era la chiesa parrocchiale di Salvennor, villaggio ormai scomparso. Edificata anch'essa presumibilmente verso il 1110, ha la classica facciata Romanico-pisana a righe alternate in trachite rossa e calcare. È stata probabilmente rimaneggiata in epoca aragonese. La seconda domenica di luglio è meta di un particolare pellegrinaggio in auto, in quanto Santo Antonio Abate viene considerato il protettore degli automobilisti ploaghesi.
Fra le feste del paese la più interessante é la processione dei candelieri, che fu istituita nel 1580 come voto contro la peste. La organizzano otto famiglie di «obrieri», una per ogni candeliere e si svolge in due processioni per il Corpus Domini e due per l'Assunta.

Proseguendo sulla SS597, dopo 10 chilometri superiamo la deviazione per Ardara (in lingua Aldara, mt. 297, ab. 855), piccolo centro agricolo dalle antiche origini che fu durante il Medioevo capitale del Giudicato di Logudoro, la cui denominazione deriva da 'ardarà che sta ad indicare un altare da sacrificio.
La chiesa di Nostra Signora del Regno, realizzata in stile Romanico-pisano, è l'unica testimonianza dell'antico splendore, notevole per l'architettura. Deve il suo nome al fatto di essere stata la chiesa del centro sede del regno (su rennu) degli antichi signori di Logudoro. La facciata è tutta di nerissimi conci di trachite, forse per questo è orientata a sud, in modo da essere più direttamente illuminata dal sole. Conserva una ancona lignea cinquecentesca di stile gotico ed affreschi del XVI e XVII secolo.
Circa 4,5 km più avanti troviamo le indicazioni per la basilica di Sant'Antioco di Bisarcio, che si trova però in territorio di Ozieri e quindi verrà descritta più avanti. Dal punto di vista ecclesiastico, Ardara fece sempre parte della Diocesi di Bisarcio.
Proseguendo sulla SS597, circa 4,5 chilometri più avanti della deviazione per Ardara, troviamo le indicazioni per la basilica di Sant'Antioco di Bisarcio. La costruzione della basilica è stata voluta nel 1080 circa al giudice Torgotorio Barisone I, che aveva già nel 1065 favorito l'insediamento nel Giudicato di dodici monaci Benedettini provenienti dall'abbazia di Montecassino. Situata in posizione elevata a dominare il territorio sottostante, è stata cattedrale dell'antica ed importante diocesi di Bisarcio. Distrutta da un incendio la struttura originaria, venne successivamente riedificata tra il 1150 ed il 1160, mentre agli anni successivi si deve l'originale facciata ed il porticato antistante. I conci in trachite hanno colori che variano tra il rossastro ed il nerastro creando un effetto suggestivo. Circa 20 chilometri più avanti, sempre sulla SS597 che entrando in Gallura prende il nome di SS199, troviamo la deviazione per Oschiri sulla destra e proseguiamo fino ad incontrare le indicazioni sulla sinistra per la chiesa di Nostra Signora di Castro, posizionata su un'altura dominante la piana del lago Coghinas. La descrizione di Oschiri e della chiesa di Nostra Signora di Castro è già stata effettuata parlando della Gallura.
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Percorsi da Ardata circa 16 chilometri sulla SS597, giriamo a destra sulla SS132 che in 10 chilometri ci porta a Ozieri (in lingua Othieri, metri. 375, ab. 11.526), cittadina situata su un terreno in forte pendio, con una caratteristica disposizione ad anfiteatro. Già capoluogo della curatoria del Monte Acuto, durante la dominazione spagnola, ha acquisito nei secoli sempre maggiore importanza per la presenza di facoltose famiglie nobiliari che determinano lo sviluppo delle attività legate all'allevamento del bestiame. Ha un bel centro storico e, con Macomer, costituisce una sorta di capitale della zootecnia sarda. È considerata la capitale del Logudoro.
Sin dalla preistoria, Ozieri è sempre stata una località rilevante nell'ambito degli insediamenti umani, favoriti dalla presenza di ampie grotte e dalla posizione dominante. Dal centro di Ozieri ci si dirige verso il campo sportivo, proprio davanti al campo di calcio si apre la grotta preistorica di San Michele. La cultura di San Michele di Ozieri prende il nome da questa grotta, e risale a circa il 3200 a.C. Sicuramente queste grotte furono utilizzate sia come abitazioni, sia come luoghi di culto e necropoli. Le ceramiche sono tecnicamente perfette, molto superiori a quelle di tutte le culture successive. Inoltre si sono ritrovati vasi in pietra lavorati in modo perfetto. La celebre cultura di Ozieri, nel Neolitico recente si diffuse in tutta l'Isola dove si protrarrà fino al 2700 a.C.
A Ozieri nasce un artista anonimo noto con il nome di Maestro di Ozieri, unico pittore sardo del cinquecento conosciuto anche in ambito nazionale ed estero, che dipinge diverse opere conservate nelle chiese del Logudoro. Era inserito nel movimento manierista che sembrava assumere una autonomia rispetto alla dominante influenza spagnola, allontanandosi però dal manierismo di Raffaello con nuove visioni nord europee. La sua originale personalità ne fà uno dei riferimenti per la pittura dei retabli del XIV e XV secolo in Sardegna. Tra le sue opere principali citiamo il retablo della Madonna di Loreto nella cattedrale di Ozieri, il retablo di Sant'Elena nella parrocchiale di Benetutti, la Sacra Famiglia nella Pinacoteca di Ploaghe.
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Nel centro del paese troviamo la cattedrale dell'Immacolata. Ha la facciata neoclassica forse opera dell'architetto Gaetano Cima, uno dei più grandi artisti sardi, nato a Cagliari nel 1805. L'interno barocco custodisce numerose opere d'arte tra le quali il retablo della Madonna di Loreto, realizzato nel '500 dal Maestro di Ozieri.
In una bella piazza sulla quale si affaccia una casa nobiliare del '500, troviamo la cinquecentesca chiesa di San Francesco. Conserva all'interno un altare ligneo del 1696. La chiesa fa parte del convento di San Francesco.
Il Museo Archeologico Comunale, importante per la presenza di reperti della cultura di Ozieri, è ospitato nei locali dell'ex convento delle Clarisse.

Usciamo da Ozieri sulla SS128/bis verso est. La seguiamo per sette chilometri, poi prendiamo a sinistra la SP109 e dopo tre chilometri giriamo a destra sulla SP37 che in due chilometri ci porta a Pattada (nome in lingua Pathada, metri 778, abitanti 3.563), paese situato sul versante meridionale della catena del Limbara, immerso nell'incantevole paesaggio del Montacuto.
In rare occasioni capita di identificare un luogo con il prodotto per antonomasia che lì e soltanto lì viene confezionato. Pattada è uno di questi luoghi, dato che può vantare un primato pressoché assoluto nella fabbricazione dei coltelli, grazie alle prodigiose mani dei «frailalzos» (i fabbri) che producono i famosi coltelli a serramanico (in lingua «Sa Leppa», in logudorese «Sa Resolza») con lama in acciaio svedese di ottima fattura e manico di corna di muflone, bovine, caprine, ovine.
In centro si trova la chiesa di San Giovanni o della Nostra Signora del Rosario. Di fronte ad essa i locali di un ex cinema nei quali è presente l'esposizione del coltello di Pattada. Non lontano dalla chiesa del Rosario è presente una chiesa che ospitava un Convento, oggi riconvertita nell'uso.
È in costruzione il museo del coltello di Pattada che avrà una esposizione ininterrotta di questa che è una delle principali attività economiche del paese.
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© Claudio de Tisi 2002-2009