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Da Nughedu San Nicolò al Goceano, da Bultei con la sua foresta demaniale a Benetutti e Nule, quindi ad Anela


Il nostro itinerarioIn questa tappa del nostro viaggio, passando per Nughedu San Nicolò, ci recheremo nella regione del Goceano per visitare Bultei con la sua foresta demaniale, da dove raggiungeremo Benetutti e Nule. Da Bultei proseguiremo quindi sulla SS128bis che ci porterà a raggiungere Anela.

Nughedu di San Nicolò Visualizza la mappa

immagineimmagineInformazioni turistiche Se usciti da Ozieri prendiamo la SP36 verso sud, dopo quattro chilometri entriamo in Nughedu di San Nicolò (nome in lingua Nughedu, metri 577, abitanti 1.041), un piccolo paese adagiato in una lunga e stretta valle in cui scorre il Riu Molinu, a quasi 600 m d'altezza. È inserito in un dolce territorio collinare, con alcune punte più significative. Il toponimo deriva dal latino «nucetum» (noceto), infatti sino agli inizi del XX secolo vi erano numerosi alberi di noci che costeggiavano gli orti lungo il Rio di Lichitu, nella vallata appena fuori l'abitato.

La regione del Goceano

Il Goceano è la regione della Sardegna centro-settentrionale che comprende il tratto del bacino superiore del fiume Tirso, di fronte al quale si affaccia la catena montuosa che porta il nome della regione stessa, comprendente i rilievi montuosi del Monte Rasu, che con i 1258 metri di Sa Punta Manna rappresenta la vetta più alta del Goceano, e Punta Masiennera, di 1157 metri, nel Demanio Forestale di Anela. L'economia è basata su cerealicoltura, pastorizia e sfruttamento forestale.

Bultei con la sua Foresta Demaniale Visualizza la mappa

immagineInformazioni turistiche Da Nughedu di San Nicolò proseguiamo sulla SP36 e dopo 23 chilometri raggiungiamo Bultei (in lingua Burtei, metri 509, abitanti 1.227), antico centro agropastorale con la caratteristica posizione delle case che si arrampicano sui fianchi di un'angusta valle. Il nome indica la concia delle pelli ed il suo avvenire è legato allo sviluppo degli stabilimenti termali e allo sviluppo delle risorse della montagna. Bultei conserva le antiche usanze, i costumi e le tradizioni. Ci si arriva anche con la SS128/bis proveniente da Pattada.

Nei dintorni del paese è presente la foresta demaniale di Bultei, che rappresenta una delle poche foreste sopravvissute nell'isola. All'interno della foresta si trova la caserma forestale del monte Paidorzu, alto 1002 metri. In un ambiente singolare per vastità e bellezza, è possibile un'agevole escursione, data la presenza di comode strade e sentieri che portano a vedere molte specie di piante: leccio, roverella, sughera, il tasso, l'agrifoglio. Notevole anche la fauna: il cinghiale, la martora, la volpe, la donnola, i colombacci, le pernici, i merli, gheppi, poiane e sparvieri. Immersa nella foresta si trova la chiesetta della Madonna di Fatima.

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Seguendo la SS128/bis proveniente da Pattada, raggiungiamo il bivio per Bultei che si supera e dopo circa due chilometri vediamo sulla sinistra della strada il nuraghe Nurchidda. È un nuraghe complesso, di cui però rimane in buone condizioni solo la torre centrale con la camera che ha ancora la copertura a tholos. L'interno della struttura è inaccessibile perché l'ingresso è ostruito dai crolli.

Proseguendo per circa sei chilometri arriviamo ad un secondo bivio per Bultei, giriamo a destra, si va avanti ancora un paio di chilometri e sulla sinistra troviamo le Terme di San Saturnino. Nell'area delle terme, all'interno dello stabilimento termale Angioi, si trovano i resti delle antiche terme romane di Aquae Lesitanae, costituiti da un calidarium, vasca per acqua calda, e da alcune iscrizioni.

La chiesa di San Saturnino si trova a circa sette chilometri da Bultei nelle vicinanze delle terme romane di Aquae Lesitanae. Edificata nell'XI secolo dai Pisani, nel 1164 divenne proprietà dei monaci Camaldolesi. La costruzione è realizzata interamente in trachite rossa, ha una sola navata, con abside a semicerchio e copertura in legno. Caratteristico è il campanile a vela situato sul lato posteriore della chiesa, al di sopra dell'abside.

Da Bultei usciamo sulla SP86 verso Benetutti e troviamo sulla destra della strada le Terme Aurora, che troviamo a circa otto chilometri dal paese. Poco più avanti troviamo la domus de janas de Su Anzu ‘e Sos Beccos, che raggiungiamo passando per la campagna, ma è molto difficile da individuare e da raggiungere. Ha un portello di forma esagonale dal quale si accede all'antecella, che presenta il soffitto scolpito a doppio spiovente a rappresentare il tetto delle case, dalla quale si accede a cinque celle.

Dalle Terme Aurora, percorso poco più di un chilometro si parcheggia l'auto e entriamo in un pascolo sulla sinistra. Dopo qualche centinaio di metri, sopra una collinetta alta 280 metri, troviamo il nuraghe di Luzzanas. È un protonuraghe del tipo a corridoio ancora in buone condizioni. Visto in pianta ha una forma ovale, mentre all'interno è attraversato da un corridoio rettilineo con copertura a piattabanda. Il nuraghe è circondato da un grosso muraglione al cui interno ci sono le tracce di un villaggio preistorico. Le domus de janas di Luzzanas si trovano vicino al fiume, e vi si può entrare solo dall'alto, da un ingresso a pozzo. Dopo essere discesi, ci troviamo in un vano dove sono presenti due portelli, che conducono a due tombe, una delle quali è formata da un'anticella più tre cellette di cui solo due sono accessibili.

Continuando ancora sulla SP86, dopo poco svoltiamo a destra su una strada sterrata verso la località Puddighinu. Dopo aver attraversato il rio Minore e il rio Mannu, troviamo i nuraghi Puddighinu Basso e Puddighinu Alto, difficili da raggiungere. Il nuraghe Puddighinu Basso è monotorre, circondato da una muraglia. Il nuraghe di Puddighinu Alto, invece, è di tipo complesso, con un cortile interno e torri laterali collegate da corridoi.

Dalle Terme Aurora, percorsi poco più di due chilometri, si scorge sulla destra il nuraghe Carvoneddu. È un nuraghe monotorre, con camera con volta a tholos e con un enorme architrave monolitico sull'ingresso.

Benetutti Visualizza la mappa

immagineInformazioni turistiche Da Bultei prendiamo la SS128/bis verso est, la seguiamo per sette chilometri, poi giriamo a destra sulla SP7 che dopo 4,5 chilometri ci porta a Benetutti (metri 406, abitanti 2.200), alle pendici dell'altopiano del Goceano, con un territorio che degrada fino all'alta valle del fiume Tirso. Benetutti è conosciuto anche per le sue sorgenti termali che si trovano sparse qua e là per il suo territorio. Esistono tre stabilimenti privati e diverse sorgenti spontanee in cui è possibile fare liberamente il bagno.

In centro troviamo la parrocchiale dedicata a Sant'Elena Imperatrice, edificata nel 1618 su una precedente struttura del 1400. Del 1670 è il campanile la cui cupola raggiunge i 25 metri di altezza. All'interno si conservano in buono stato quattro quadri attribuiti al Maestro di Ozieri. Le tele, conosciute come il retablo di Sant'Elena, rappresentano la crocifissione, il ritrovamento della vera croce, la prova della vera croce e Sant'Elena.

Nei pressi del cimitero di Benetutti, in località Maone, a sud del paese, troviamo il dolmen di monte Maone, che versa purtroppo in condizioni di grave degrado anche a causa delle frequenti incursioni di visitatori clandestini. È difficile da visitare perché situato in un terreno privato. È un esempio di ibrido tra due diversi sistemi di sepoltura, quello ipogeico e quello megalitico, è infatti costituito da una grotta scavata nella roccia naturale, sul modello delle domus de janas, che è completata da muratura a secco sui fianchi e coperta con un unico lastrone. La sostituzione dei lastroni di fiancata con il muretto a secco indica che si tratta di una sepoltura realizzata in periodo successivo a quello nel quale sono stati realizzati i veri dolmen megalitici. Il monumento è stato attribuito alla cultura di San Michele di Ozieri. Nelle vicinanze si trova una tomba dei giganti quasi totalmente distrutta, comunque si vede ancora una piccola parte dell'esedra ed il basamento del vano rettangolare.

Davanti al cimitero di Benetutti, troviamo alcuni cartelli turistici che indicano le domus de janas. Seguendo le indicazioni, percorriamo circa un chilometro, sino a trovare sulla destra una villetta. All'interno del giardino troviamo la domus de janas di Montrigu Lolloe. Continuando sulla stessa strada fino alla fine del tratto asfaltato, sulla sinistra vediamo un terreno chiuso da una cancello verde, all'interno del quale troviamo una grande stalla bianca. All'interno di questo terreno privato si trovano le domus de janas di Molimentos.

Per raggiungere il nuraghe S'Aspru, da Benetutti si esce verso l'innesto della SS128/bis e dopo circa un chilometro e mezzo troviamo una deviazione a sinistra che attraversa gli oliveti e porta, dopo poco più di un chilometro, ad una casa colonica vicino alla riva sinistra del Tirso. Qui troviamo il nuraghe, uno dei più grandi del Goceano, che purtroppo oggi è in cattivo stato di conservazione. È un nuraghe complesso quadrilobato, con un mastio centrale al quale in seguito furono aggiunte altre tre torri circondate da un bastione. Nel mastio troviamo una camera con copertura a tholos e un corridoio che porta alla scala, con la quale si sale al piano superiore, dove troviamo una seconda camera anch'essa con copertura a tholos. Nelle vicinanze del nuraghe, su un'altra altura, si trovano, vicine tra loro, le due domus de janas di Sa Mandra 'e Giosso.

Nule Visualizza la mappa

immagineInformazioni turistiche Proseguendo sulla SP7, dopo tre chilometri raggiungiamo Nule (metri 650, abitanti 1.597), piccolo paese famoso per i suoi tappeti artigianali in lana sarda. Si ha ragione di supporre che la sua fondazione risalga al periodo dell'ultimo Impero di Roma, o per lo meno al primo medioevo.

immagineDa Nule prendiamo la SP7 per Bitti, percorriamo circa sei chilometri, poi svoltiamo a destra in una strada bianca delimitata da due muretti di pietre che porta davanti al nuraghe Voes. Il nuraghe è un grande nuraghe quadrilobato, composto da un mastio centrale e tre torri unite da un bastione, molto simile come tipologia al nuraghe di Santu Antine di Torralba. Ha pianta con la forma di triangolo convesso. I muri esterni sono costituiti da bastioni alti sino a nove metri, al cui interno si trovano le torri e un piccolo cortile. Il mastio centrale si sviluppa su tre piani, dei quali il piano terra è inaccessibile, mentre il primo piano possiamo visitare interamente percorrendo l'ampio corridoio, dal quale si accede alle quattro celle delle tre torri. La torre centrale conserva anche parte del secondo piano e la volta parzialmente crollata. Ciò che accumuna questo nuraghe al Sant'Antine, sono i grandi corridoi laterali sovrapposti, che collegano sui due piani le tre celle situate all'interno delle torri laterali. Nel territorio è stato ritrovato il più strano e misterioso bronzetto nuragico conosciuto, che rappresenta un mostro antropomorfo, metà toro e metà uomo, quasi un centauro in versione nuragica. O forse rappresenta il Boe Muliache, un uomo divenuto toro, mitico personaggio del folclore sardo.

Anela Visualizza la mappa

immagineInformazioni turistiche Tornati a Bultei, prendiamo la SS128/bis verso sud e dopo due chilometri entriamo in Anela (metri 446, abitanti 832), piccolo centro pastorale posizionato alle falde della punta Masiennera. Si tratta del paese più antico del Goceano, essendo stato fondato probabilmente dai Romani che vi impiantarono una colonia di latini all'epoca di Silla quando fu sede di una «mansio» ossia di una fattoria. Deriva il nome dal sardo «anela» che sta ad indicare senza sole, poco soleggiata.

Prima di entrare in Anela, sulla SS128/bis venendo da Bultei troviamo la chiesa di Nostra Signora di Mesumundu, del 1162, che sorge poco fuori dell'abitato. All'interno conserva due interessanti statue lignee del XVII-XVIII secolo. Questa chiesa sta a dimostrare l'importanza di Anela nel medioevo, come capoluogo della Curatoria del Goceano.

La foresta demaniale di Anela è molto vasta e suggestiva e rappresenta la meta più significativa nei dintorni. Quest'area naturale si collega alla foresta di Bultei ed a quella di Bono. La possiamo raggiungere prendendo a sinistra dalla SS128/bis verso Bono una strada asfaltata che porta direttamene alla caserma forestale di monte Masiennera, di metri 1157.

Al confine con il territorio di Nughedu San Nicolò, recenti scavi hanno messo in luce la necropoli di Sos Furrighesos, in parte ancora da scavare. La necropoli, molto difficile da raggiungere, è composta da 20 tombe, sette delle quali decorate con bassorilievi rituali raffiguranti protomi taurine e false porte. Altre sei presentano ancora tracce della pittura rossa che originariamente ricopriva le pareti. I particolari architettonici delle tombe, come i pilastri, gli architravi e le lesene, le rendevano simili alle case abitate in vita. Gli ingressi di quasi tutte le tombe sono rialzati rispetto al terreno, e ad alcune si accede mediante gradini scavati nella roccia. La necropoli è attribuita alla cultura di San Michele di Ozieri. In seguito è stata riutilizzata dalle culture successive. Ad esempio, nella seconda tomba sono presenti incisioni dell'ultima fase delle domus de janas, quella della cultura di Filigosa. La tomba del Re reca scolpita all'esterno una stele-porta, come quelle delle tombe dei giganti.

La prossima tappa del nostro viaggio

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Nella prossima tappa del nostro viaggio proseguiremo la visita del Goceano e ci recheremo a Bono, Bottidda, Burgos con il castello del Goceano, Esporlatu ed Illorai.

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