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Nel Goceano raggiungiamo Bono, Bottidda, Burgos con il castello del Goceano, Esporlatu e Illorai


Il nostro itinerarioIn questa tappa del nostro viaggio, proseguiremo la visita del Goceano e ci recheremo a visitare Bono, città natale di Giovanni Maria Angioy. Passeremo poi per Bottidda e ci recheremo a Burgos, dove visiteremo il castello di Burgos, detto anche castello del Goceano, e la foresta di Burgos. Ci recheremo quindi a Esporlatu e ad Illorai.

Per ingrandire le immagini e per scorrerle cliccare sulle immagini piccole presenti in questa pagina.

Bono città natale di Giovanni Maria Angioy Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Stemma del comune di BonoProseguendo sulla SS128/bis, dopo due chilometri entriamo in Bono (metri 540, abitanti 3.852), il centro commerciale più importante del Goceano il cui nome deriva da «bonu» ossia buono, utile, sito propizio per l'allevamento del bestiame. Situato ai piedi del Monte Rasu, fu residenza vescovile nel XV secolo. Il suo territorio è ricco di testimonianze storiche, come le sei chiese medioevali chiamate sas cresias de su campu.

Giovanni Maria AngioySassari, Palazzo della Provincia-Affresco dell’entrata di Giovanni Maria Angioy in cittàNon c'è città o paese della Sardegna in cui una piazza o una via non sia dedicata a Giovanni Maria Angioy. Nato nel 1751 a Bono da genitori della borghesia rurale, ancora bambino rimane orfano. Si occupa della sua educazione uno zio materno, gli altri insegnamenti gli vengono impartiti dai padri Mercedari e prosegue gli studi a Sassari presso i Gesuiti. A 21 anni diviene docente universitario, poi avvocato e, a 39 anni, giudice della Reale Udienza. Della ribellione dell'Angioy e della sua sconfitta abbiamo parlato quando abbiamo descritto la cessione della Sardegna ai Savoia ed in particolare il regno di Vittorio Amedeo III.

La parrocchiale di San Michele Arcangelo ha la facciata risalente al '300, in trachite rosa, e presenta uno splendido rosone, un portale con snelle colonne e una fila di archetti pensili. Alla fine del 500 la chiesa è stata ingrandita. In seguito la chiesa è stata dedicata a San Raimondo Nonnato.

Il 31 agosto la cittadina festeggia San Raimondo nella sagra di San Raimondo Nonnato. In questa sagra si rievoca, con un corteo storico in costume che sfila fino alla chiesa omonima posta in bella posizione elevata, gli episodi di resistenza durante i moti antifeudali del 1796. Il giorno di fine mese viene disputato il palio ed al cavaliere ultimo arrivato viene data in premio la più grande zucca della stagione. Un tempo la zucca veniva fatta rotolare giù dalla collina, a simboleggiare la fuga dei soldati sconfitti.

Quella delle zucche intagliate è una tradizione di Bono. Il 30 novembre si svolge la tradizionale notte di Sant'Andria con le zucche intagliate. I giovani del paese si procurano le zucche che, una volta svuotate dei semi e rese il più sottili possibile, vengono intagliate in modo tale da assumere sembianze di un volto umano. Una candela posta all'interno illumina la zucca. All'imbrunire, con la zucca appesa al collo, inizia il tragitto per le vie del paese a bussare alle porte delle abitazioni, ed al grido di Sant'Andria accompagnato dal suono di campanelle si raccolgono le offerte, quali dolci tipici, noci, caramelle e denaro. Per chi non conosce questa tradizione Bonese è importante ricordare che La festa di Sant'Andria non è una imitazione della festa di Halloween, ma un rito pagano, che si compie da secoli in questo paese.

Nei dintorni di Bono

Il Monte Rasu, che con i 1258 metri di Sa Punta Manna rappresenta la vetta più alta del Goceano, è una delle interessanti mete di escursione nei dintorni. Dal paese parte la strada che raggiunge, con uno stupendo panorama, il passo Uccaidu a 1042 metri. Dopo il passo, la strada scende tra i boschi della foresta demaniale del Monte Pisanu.

Da Bono prendiamo la SP6 per la Foresta di Burgos, e arriviamo sino alla località Sa Puntighedda. proseguiamo per circa 1,2 chilometri, quindi arriviamo all'area di sosta Mercorai, dalla quale possiamo raggiungere il nuraghe Sas Doppias. Realizzato in scisto, è un nuraghe complesso formato da tre torri e si trova ancora in buono stato di conservazione. La torre centrale ha un corridoio d'accesso che presenta a sinistra la scala per l'accesso al piano superiore.

Bottidda Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Stemma del comune di BottidaDa Bono la SS128bis ci porta dopo soli due chilometri al borgo agricolo di Bottidda (mt. 396, ab. 813) che si estende su un pianoro assolato incastonata a valle della catena del Monte Rasu e a ridosso del colle Sa Corona, il cui nome deriva da un nuraghe situato sulla sua sommità. Il paese è caratterissato dalle numerose piazze circondate dal verde e abbellite da alcuni murales, realizzati da artisti sassaresi.

La chiesa parrocchiale della Beata vergine del Rosario risale al 1860. In essa è custodita una preziosa statua lignea del cristo in croce risalente al tredicesimo secolo.

A Bottida il 16 gennaio si svolge la festa di Sant'Antonio Abate, meglio conosciuta come la festa di «Sant'Antoni de su fogu». Il santo è venerato in tutto il Goceano, ma in modo particolare a Bottidda dove le celebrazioni in suo onore hanno conservato nel tempo le antiche peculiarità, tra le quali il susseguirsi del rito pagano a quello religioso. Sin dal primo mattino, legnami e frasche vengono utilizzati per predisporlo nello spiazzo sottostante la chiesa medioevale di Santa Maria degli Angeli. Si svolgono, quindi, prima i riti religiosi: la santa messa, la benedizione dei dolci, la processione e la benedizione del fuoco. Inizia, poi, il rito pagano. Un cavaliere, reggendo «s'Ardia e su Pinnaculu», compie sei giri intorno al falò, tre in senso orario tre in senso antiorario. Successivamente numerose persone, con i cestini pieni di dolci e alcune con fiaschi di vino novello, in adempimento a personali promesse votive, ripetono il rituale attorno al fuoco, seguite dalla folla.

Sul Monte Rasu in territorio di Bottidda

Sul Monte Rasu, a 942 metri sul mare, esiste tuttora una bella chiesetta dedica a Santa Maria degli Angeli ed il vecchio convento francescano del Monte Rasu. Fondato nel 1220, è stato uno dei primi che i francescani edificarono nell'isola. I frati minori vi dimorarono dalla fondazione fino al 1860. Il convento e la chiesetta sono stati restaurati nel 1927.

Burgos con il castello di Burgos o castello del Goceano Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Stemma del comune di BurgosA meno di due chilometri da Bottidda raggiungiamo Burgos (nome in lingua Su Burgu, metri 575, abitanti 1.087), un piccolo centro di origine spagnola. Il paese è posto ai piedi dell'alto cono sul quale possiamo ammirare i resti del castello di Burgos dal quale è possibile ammirare uno splendido panorama sulla valle del fiume Tirso. Il comune è ricco sia di attrattive storiche che naturalistiche come i resti di antiche foreste montane. In centro si trova la chiesa parrocchiale intitolata a Sant'Antonio Abate, dedicata al Santo patrono del paese.

Il castello del Goceano

Il castello di Burgos o castello del Goceano è stato realizzato tra il 1127 e il 1129 dal giudice Gonario I di Torres in una posizione dalla quale si domina l'intera valle del fiume Tirso e da allora al centro delle diverse lotte tra i Giudicati. Nel 1194 viene assediato e conquistato dal giudice di Cagliari Mariano di Massa, che vi imprigiona Prunisilda moglie di Costantino II di Torres, la quale vi subisce anche violenza. In seguito nel 1259 vi si ritira e vi muore Adelasia di Torres. Il paesino nasce nel 1353, quando il giudice Mariano IV d'Arborea vi insedia una trentina di coloni con le loro famiglie perché coltivino le terre annesse al castello. In seguito nel castello si sarebbero insediati i Doria, quindi i giudici di Arborea ed infine gli Aragonesi. Nel castello, infine, si rifugiò con i suoi uomini Araldo, figlio di Leonardo Alagon, ultimo discendente degli Arborensi, poco prima che, con la battaglia di Macomer dove lo stesso Artaldo trovò la morte nel 1478, venisse abbattuta per sempre la resistenza dei Sardi alla conquista aragonese.

Burgos-castello del Goceano Burgos-castello del Goceano: veduta del castello Burgos-castello del Goceano: il castello intravisto tra le case in un vicolo della cittadina di Burgos

La foresta di Burgos

Visualizza la mappa Usciamo da Burgos sulla SP101 che seguiamo per circa 12 chilometri, poi svoltiamo a sinistra sulla SP45 che ci porta a visitare la foresta di Burgos, una delle più verdi e intatte oasi naturalistiche della Sardegna. All'interno è presente la chiesetta di San Salvatore, costruita in questo secolo dai militari ma attualmente quasi inutilizzata. La vegetazione è costituita da specie endemiche come lecci pluricentenari, roverelle e tassi, ma sono presenti anche forme estranee alla vegetazione locale come tuie e cipressi dell'Arizona. Nata nel XIX secolo come azienda agricola, era costituita da un agglomerato di case destinate a ospitare gli operatori, abitata nella prima metà di questo secolo per lo più dai militari che dal 1906 al 1954 si occuparono del Centro di Allevamento Governativo.

Foresta di Burgos-Vialetto interno che porta alla chiesetta di San Salvatore Foresta di Burgos-La chiesetta di San Salvatore Foresta di Burgos-Veduta della foresta Foresta di Burgos-Veduta della foresta

Gli edifici dell'ex azienda agricola e gli ampi spazi circostanti, ospitano oggi l'Istituto di Incremento Ippico sardo, che cura l'allevamento del cavallo anglo-arabosardo ed anche gruppi di cavallini della giara ed alcuni asinelli albini dell'Asinara. Lungo la strada abbiamo incontrato il simpatico passaggio di una famiglia di maiali.

Foresta di Burgos-Cavalli anglo-arabosardi nell'Istituto di Incremento Ippico Sardo Foresta di Burgos-Cavalli anglo-arabosardi nell'Istituto di Incremento Ippico Sardo Foresta di Burgos-Attraversamento maiali Foresta di Burgos-Attraversamento maiali

Resti archeologici nei dintorni di Burgos

Sono numerosi i resti archeologici che si trovano nei dintorni di Burgos.

Il nuraghe Costa, detto anche Sa Reggia

Nell'abitato di Foresta Burgos, nei pressi del bar, si trova il cartello che indica il nuraghe Costa. Seguendo le indicazioni arriviamo alle scuderie Costa, dove si lascia l'auto per proseguire a piedi. Arrivati ad una biforcazione, prendiamo il sentiero sulla destra e si supera un cancelletto oltre il quale si vede, immerso nella vegetazione, il complesso nuragico.

Il nuraghe viene chiamato anche la Sa Reggia, ossia la Reggia Nuragica. Al centro troviamo il grande nuraghe complesso, costituito da cinque torri. Dal cortile, a pianta semicircolare, che ha un raggio di sei metri e al cui interno troviamo l'ingresso principale al mastio, si accedeva anche alle altre torri, che purtroppo attualmente non sono in buone condizioni.

Il mastio centrale, per edificare il quale si sono utilizzate anche le emergenze di roccia naturale, ha un corridoio lungo quattro metri, dal quale si accede alla camera centrale, del diametro superiore ai 14 metri, ingombra da materiale di crollo. La scala sulla sinistra del corridoio portava al piano superiore.

Il grande muro, largo più di un metro e mezzo, si è conservato per circa 70 metri, con un'altezza di tre metri, ed è dotato di un cammino di ronda.

Il complesso nuragico è circondato da un ciclopico antemurale eretto a protezione del villaggio nuragico. I resti del villaggio di capanne sono però inghiottiti dal fitto bosco.

Il nuraghe S'Unghiedda

Dall'abitato di Foresta Burgos prendiamo una strada sterrata che fiancheggia il canale de is Teula, seguendo le indicazioni. Poco dopo si supera un cancello e prendiamo un sentiero selciato che entra nel bosco. Dopo un chilometro e mezzo si raggiungere il nuraghe S'Unighedda, di tipo complesso, realizzato in basalto. Purtroppo sono visibili solo la torre centrale, i resti di una torre secondaria e un tratto dell'antemurale.

Le quattro domus de janas di S'Unighedda

Proseguendo lungo il sentiero troveremo il costone rachitico, dove si trovano le quattro domus de janas di S'Unighedda, che presentano interessanti decorazioni. Nella prima, a pianta quadrata, troviamo ancora il banco dotato di guanciale per appoggiare la testa del defunto.

Esporlatu Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Stemma del comune di EsporlatuA meno di due chilometri da Burgos troviamo il paesino di Esporlatu (nome in lingua Isporlatu, metri 473, abitanti 455), il paese più piccolo del Goceano, adagiato in una valle a ovest del castello di Burgos.

Gonario di Torres vi ha fatto costruire una chiesa dedicata a San Gavino Martire, attuale chiesa parrocchiale, che è stata utilizzata dai castellani come capella palatina, fino alla costruzione di Burgos. Il territorio è attraversato dal Rio Molinu che rende fertile soprattutto la zona verso la pianura. L'economia del paese è legata principalmente all'agricoltura.

Resti archeologici nei dintorni di Esporlatu

Da Burgos prendiamo la strada per Foresta Burgos e dopo pochi chilometri vediamo sulla sinistra il cartello che indica il nuraghe Erismanzanu, che si trova in territorio di Esporlatu. È del tipo monotorre realizzato in trachite. La torre esterna alta otto metri è edificata con blocchi enormi, soprattutto quelli della base, mentre man mano che si procede verso l'alto si fanno più piccoli. All'interno troviamo un corridoio con scala elicoidale a sinistra, e una camera a volta a tholos. Al centro del pavimento c'è un pozzetto del quale non si conosce esattamente la funzione, profondo circa un metro.

Da Burgos prendiamo la strada per Foresta Burgos e dopo circa sei chilometri troviamo una grande curva a destra, mentre sul lato sinistro inizia una strada bianca che porta dopo due chilometri al nuraghe Santu Martine. È un nuraghe complesso del quale è rimasta una unica torre, circondata da una muraglia che protegge i resti di un villaggio presitorico. Verso ovest, a circa cinquecento metri di distanza, vediamo il nuraghe Pattada 'e Casu, monotorre, alto ancora più di quattro metri, ben conservato.

Illorai Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Stemma del comune di IlloraiDa Bottidda seguiamo la SS128/bis per 6,5 chilometri, poi giriamo a destra sulla SP112 che dopo tre chilometri ci porta al centro agricolo Illorai (metri 515, abitanti 1.167), paese del Goceano attraversato dal Tirso. Il suo patrimonio archeologico e la montagna costituiscono i principali motivi di attrazione del paese. Illorai era capoluogo del Goceano e residenza del Giudice. Esiste ancora la casa col suo ingresso in trachite. Illorai era anche contea. Esiste ancora la casa del conte e l'orto del conte, allora Ledda di Ittiri ed ora Ledà d'Ittiri.

Dentro l'abitato vi sono tre chiese, tra le quali la chiesa parrocchiale di San Gavino, la chiesa di Santa Croce ora riattata, e la chiesa di San Giovanni. Non dimentichiamo, inoltre, il convento degli Agostiniani, che fu uno tra i più fiorenti dell'isola, del quale si conserva nella parrocchiale la statua di Sant'Agostino, da cui il convento ebbe il nome, e quella di San Nicola da Tolentino, anche lui frate agostiniano, che si festeggia dal 9 all'11 settembre.

Chiese campestri e resti archeologici nei dintorni di Illorai

Nei dintorni di illorai si trovano diverse chiese campestri e numerosi resti archeologici.

Il santuario di Luche

Si esce da Illorai sulla SP40 e, nel punto in cui incrocia la SS128/bis, si vede il santuario di Luche, dedicato alla Madonna della Neve. Accanto all'antica chiesa primitiva, nel 1954 ne è stata costruita un'altra, comunicante con la prima. Alle due chiese, negli anni settanta se ne è aggiunta una terza, di più ampie proporzioni, per venire incontro alla moltitudine di pellegrini che vi accorrono dal Goceano e da altre parti. In questo santuario campestre si svolgono annualmente due feste: la prima il lunedì dopo la Pentecoste, la seconda il 5 di agosto. In ognuna di queste feste si offre un pranzo al quale provvedono, a turno, diverse famiglie, in segno di devozione per la santa. I fedeli vi si recano quindici giorni prima della festa e vi restano ininterrottamente per «nuinare», ossia per pregare.

Il nuraghe Luche

Vicino alle tre chiese campestri della Madonna della Neve sorge il nuraghe Luche. È un classico monotorre, parzialmente crollato. A sud-est del nuraghe, si trovano tracce di un villaggio nuragico, formato da capanne circolari.

Il bronzetto del vitello in bronzo

Illorai-Vitello in bronzoNell'aprile del 1855, mentre si apriva la strada nazionale Tirso-Ozieri, a brevissima distanza dal santuario della Madonna della Neve è stato rinvenuto un vitello in bronzo con piedistallo dello stesso metallo. L'idolo si riferisce al culto di Osiride, simboleggiante il sole, e questa scoperta conferma il culto egiziano in Sardegna fin dai tempi più remoti. Oggi si trova nel Museo Archeologico e Paleobotanico Giovanni Antonio Sanna di Sassari.

La necropoli di Molia

Proseguendo per circa quattro chilometri troviamo sulla destra un parcheggio, dal quale raggiungiamo a piedi la necropoli di Molia. La necropoli è formata da dieci domus de janas, scavate in una collina di tufo dalle popolazioni appartenenti alla cultura di San Michele di Ozieri che si è sviluppata tra il 4.000 ed il 3.400 a.C. Tra le tombe, la più grande è la prima, formata da un corridoio di accesso (dromos) rettangolare in parte distrutto, che aveva una lunghezza di 24 metri e una larghezza media di quattro metri, da un'anticella di grandi dimensioni, intonacata e dipinta di rosso-ocra e di grigio, e da undici celle. Oggi la necropoli si presenta in stato di completo abbandono e l'accesso non è consentito per questioni di sicurezza.

 

Con la visita di Illorai abbiamo concluso il nostro viaggio nella regione del Goceano.

La prossima tappa del nostro viaggio

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Nella prossima tappa del nostro viaggio, proseguiremo lungo la SS131 di Carlo Felice verso sud dopo Florinas, dove eravamo già arrivati in una precedente tappa, per recarci a visitare il principali resti storici e siti archeologici del Meilogu. Visiteremo Siligo, città natale di Maria Carta e di Gavino Ledda, Banari e Bessude. Ci recheremo poi a Mores dove vedremo il dolmen di Sa Coveccada, il più grande ritrovato all'interno di tutta l'area mediterranea, per proseguire fino a Ittireddu.

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