
| Nel Meilogu visitiamo Bonnanaro, Borutta, Thiesi, Cheremule, Torralba con il nuraghe Santu Antine
In questa tappa del nostro viaggio proseguiremo la visita del Meilogu recandoci a visitare Bonnonaro, Borutta, Thiesi, Torralba con la reggia nuragica di Santu Antine e Cheremule.
Bonnanaro   Riprendiamo il nostro viaggio da Siligo. Prendiamo la SS131 e dopo nove chilometri svoltiamo a destra sulla SP128, che dopo un chilometro ci porta a Bonnanaro (nome in lingua Bunnanaru, metri 555, abitanti 1.148), piccolo centro tipicamente montano, presso la valle del rio Frida, dominato a nord dal monte Pelao di 730 metri. Bonnanaro deve la sua fama alla coltivazione delle ciliegie dal sapore particolare, la cui sagra costituisce verso la fine di maggio e i primi di giugno di ogni anno un forte richiamo turistico. E grazie a questa risorsa vanta nell'isola un evidente primato.
Da Bonnanaro si sale sulla cima del vicino monte Arana, dove troviamo il santuario della Madonna delle Grazie, o Nostra Signora di monte Arana, nelle cui vicinanze si vedono i resti del nuraghe Arana. Non lontano da Bonannaro, al di là della SS131, di trova una strada sterrata che dopo due chilometri porta alla necropoli di Corona Moltana, che si trova, però, all'interno di un terreno privato. Le domus de janas sono in cattivo stato di conservazione. La necropoli fu scavata nel 1889 da Torquato Taramelli, altre indagini sono state condotte nel 2000 da Giovanna Maria Meloni. Il sito è noto in modo particolare perché i corredi ceramici rinvenuti all'interno della tomba portarono a definire la cosiddetta cultura di Bonnanaro, largamente diffusa in Sardegna. Comprende cinque ipogei a sviluppo bicellulare. La tomba I, la più conosciuta e la prima ad essere individuata, presenta un breve corridoio con padiglione trapezoidale che immette in un'antecella rettangolare con tetto spiovente. Al di sopra del portello si nota un probabile motivo corniforme in rilievo. Sulla parete di fondo dell'antecella si apre l'ingresso alla cella principale, con il portello rettangolare sormontato da un motivo corniforme curvilineo. Nella cella erano deposti due individui con un corredo di 18 vasi e un anellino di bronzo. Fu, appunto, questo, il primo contesto organico del Bronzo antico rinvenuto nell'isola. Della tomba II rimane una cella a pianta trapezoidale, ampliata sulla parete di fondo da un piccolo vano a forno. Alla tomba III si accede attraverso un portello che immette in un'antecella ellissoidale. Il portello è sormontato da un duplice motivo corniforme. L'anticella presenta due ingressi che immettono nella cella successiva a pianta irregolare e con soffitto spiovente. La tomba IV presenta una cella a pianta rettangolare ma manca della parete frontale. Nella parete di fondo si apre l'accesso ad un piccolo vano ellissoidale. La tomba V presenta un ingresso a pozzetto che immette in una cella di forma irregolare, con due nicchie sulle pareti laterali. Un'usanza particolare è quella della trapanazione dei crani nei vivi, che abbiamo già visto nella necropoli di Su Crucifissu Mannu a Porto Torres, usanza tipica anche della cultura del Vaso Campaniforme. Borutta   Da Bonnanaro, la SP30 dopo un chilometro ci porta a Borutta (metri 491, abitanti 319), piccolo centro tipicamente montano disposto presso la valle del rio Frida, a 500 metri sul lato della montagna. È dominato a nord dal monte Pelao di 730 metri e a sud dal colle dove sorge la basilica di San Pietro di Sorres. Il nome indica una località ricca di ruta.
Passato il paese, a un chilometro di distanza troviamo la basilica di San Pietro in Sorres con il monastero Benedettino, eretta sulla sommità di un piccolo altipiano calcareo. È di stile Romanico‑pisano, costruita alla fine dell'XI secolo per venire poi ampliata tra il 1170 ed il 1190. La pietra scura che appare come elemento decorativo della facciata ed in tutto il resto dell'edificio, è la pietra vulcanica, detta basalto, che abbonda nell'isola. La basilica è formata da una navata centrale fiancheggiata da due navate laterali più piccole. Otto pilastri sostengono con gli archi le volte delle navate. I pilastri hanno la pianta a croce greca. Gli archi della navata centrale sono a tutto sesto mentre gli archi delle navate laterali sono a sesto rialzato e leggermente a forma di ferro di cavallo. Dietro l'altare si trova l'abside semicircolare, nella quale è la nicchia che costituisce la cattedra episcopale. All'interno è presente un sarcofago che la tradizione indica come la tomba del Beato Goffredo da Meleduno, vescovo di Sorres. A lui si attribuisce anche l'immagine scolpita nella pietra sopra il sarcofago. Successiva, del 1400 circa, è la statua lignea che rappresenta Maria, Madre di Gesù, col titolo di Madonna delle Grazie e Regina di Sorres. 
Thiesi   Da Borutta proseguiamo per due chilometri sulla SP30, poi giriamo a destra sulla SS131/bis che ci fa entrare quasi subito in Thiesi (metri 461, abitanti 3.241), centro agropastorale del Meilogu, conosciuto per la produzione di formaggi e prodotti derivati.
Al centro del paese troviamo la parrocchiale di Santa Vittoria, eretta all'inizio del '500 in stile gotico-aragonese. La chiesa è a navata unica. La facciata è ornata da un bel rosone e da un fregio situato sopra il portale. Il campanile ha la parte bassa quadrata, e la parte alta ottagonale aggiunta in seguito. Da Thiesi si esce sulla SS131/bis in direzione di Ittiri, dopo 2,5 chilometri troviamo il bivio per romana. Procediamo ancora per circa tre chilometri, parcheggiamo, entriamo nel cancello a sinistra e saliamo a piedi lungo il pendio dirigendoci verso il margine est dell'altipiano, situato all'estremità di un boschetto di cipressi. Il protonuraghe Fronte 'e Mola o Su Saccu non è visibile da lontano in quanto nascosto dalla vegetazione. È costruito con grossi massi di calcare sbozzati, ha forma rettangolare con i muri a sezione tronco-piramidale. L'ingresso porta ad un corridoio con quattro nichhie, due per lato, e con abside posteriore. Sul lato sinistro, nella prima nicchia, si trova una stretta scala che porta ad una camera rettangolare al primo piano. Da Thiesi si esce sulla SS131/bis in direzione di Ittiri, dopo 2,5 chilometri giriamo a sinistra per romana, proseguiamo per 5,4 chilometri sino a una strada bianca che porta alla necropoli di Mandra Antine, costituita da cinque domus de janas. La più importante è la cosiddetta tomba Dipinta, la seconda che troviamo salendo, chiusa da una recinzione che permette di vedere l'interno attraverso una cancellata, per cui se si vuole entrare è necessario chiedere le chiavi al municipio di Thiesi. È coperta da un tetto ed è caratterizzata dagli affreschi, che occupano tutte le pareti della camera d'ingresso. In basso e in alto sono dipinte fasce color cinabro, nere, giallo oro e rosa. Due grandi coppie di corna su fondo oro sono dipinte sulla parete frontale. Il soffitto è dipinto in riquadri rettangolari, con fasce brune filettate in cinabro e giallo oro. La datazione della necropoli la fa risalire al III millennio a.C. Cheremule   Da Borutta proseguiamo per due chilometri sulla SP30, poi giriamo a sinistra sulla SS131/bis e dopo 500 metri giriamo a destra sulla SP30/bis che, dopo due chilometri, ci porta a Cheremule (metri 540, abitanti 528), piccolo centro di origine medioevale immerso in una vegetazione rigogliosa. Il suo territorio è ricco di testimonianze archeologiche.
Il ritrovamento dell'uomo di Nur. Il paese ha attirato l'attenzione scientifica internazionale grazie al ritrovamento all'interno di una cavità carsica in territorio di Cheremule, a Nurighe, di un ominide vissuto nel Paleolitico inferiore, circa 300 mila anni or sono. Si tratta del cosiddetto uomo di Nur. Questa sensazionale scoperta rafforza l'ipotesi che attraverso la Sardegna i primi uomini si siano diffusi dall'Africa in Europa. Si è ora alla ricerca del cranio e delle ossa degli arti, che potranno confermare questa ipotesi evolutiva, per stabilire se sia il caso di parlare seriamente del primo sardo. Usciamo da Cheremule lungo via Vittorio Emanuele, percorso circa un chilometro svoltiamo a destra in corrispondenza di un abbeveratoio, continuiamo dritti e svoltiamo alla seconda deviazione a sinistra. Incontriamo un secondo abbeveratoio dopo il quale continuiamo dritti sulla strada sterrata fino a un ponticello su un canale. Ci dirigiamo a piedi verso uno zoccolo roccioso di calcare, proseguiamo per circa 150 metri lungo una stradina che costeggia lo zoccolo e che porta verso il monte Cuccureddu. La necropoli di Museddu è formata da 18 domus de janas, alcune delle quali ricche di elementi decorativi come architravi, scale, ed altro, in grado di farle apparire come abitazioni dei defunti. Sulla parete a sinistra troviamo la tomba Branca. Proseguendo per altri 100 metri troviamo la tomba della Cava, vicino alla quale sono riconoscibili i segni di una cava di pietra di epoca romana. Nelle tombe si trovano, scolpite nella parete a sinistra, figure umane molto strane, alte circa 30 cm, con un grande naso. I loro visi ricordano quelli delle statue menhir ritrovate a Laconi ed esposte nel museo del paese. Torralba   Da Bonnanaro la SP128 ci porta, in meno di due chilometri, a Torralba (nome in lingua Turralba, metri 435, abitanti 1.047), caratteristico centro del Meilogu che sorge in una zona collinare circondata da vallate in una delle quali, si trova la chiesa parrocchiale di San Pietro Apostolo.
A Torralba è stato anche realizzato il Museo della Valle dei Nuraghi del Logudoro-Meilogu, che si può visitare in centro in via Carlo Felice. Ha sede in un'ala dell'ex struttura conventuale annessa alla chiesa di Sant'Antonio e si sviluppa in quattro sale ed in otto piccoli vani comunicanti tra di loro. La collezione archeologica è costituita prevalentemente da materiale lapideo: betili, macine, pietre miliari, cippi sepolcrali ed alcune stele figurate. Prendiamo la provinciale che arriva da Thiesi in direzione di Bono e sulla destra della strada possiamo andare a visitare la chiesetta di Nostra Signora de Cabu Abbas, del XII-XIII secolo. È stata edificata in stile Romanico-pisano, con conci di calcare bianco all'esterno e trachite all'interno. Ha pianta a navata unica, con copertura dell'interno a volte in pietra trachitica. La facciata è divisa in cinque parti da quattro lesene ornate da archetti trilobati. La chiesa presenta un semplice portale e un timpano al centro del quale si trova una scultura antropomorfa. A 3,5 chilometri dall'uscita dall'abitato di Torralba c'è l'ingresso della reggia nuragica di Santu Antine, uno dei quattro complessi nuragici più importanti dell'isola (con il nuraghe Losa di Abbasanta, la reggia nuragica Su Nuraxi di Barumini, il nuraghe Arrubiu di Orroli). Il nome deriva dalla presenza non distante della chiesetta dedicata a Santu Antine, ossia all'imperatore romano Costantino che, per aver concesso libertà di culto ai cristiani e per aver determinato il sopravvento del cristianesimo sul paganesimo e sull'ebraismo, in tutta la Sardegna è stato sempre considerato Santo. Il complesso nuragico si presenta in posizione elevata a dominare tutta la pianura ed è costituito da un complesso trilobato, all'esterno del quale si vedono i resti di un villaggio con capanne di forma circolare. Proprio questa struttura, che ricorda un castello con il villaggio sottostante, lo fa considerare non un sia pur complesso nuraghe, ma una vera reggia nuragica. L'edificio è in basalto, pietra vulcanica locale, e come in tutti i nuraghi le murature sono interamente costruite a secco, senza l'utilizzo di malta. Le pietre, di dimensioni colossali nella parte più bassa delle strutture, si riducono ed appaiono meglio rifinite man mano che si sale ai piani superiori. È quadrilobato, costituito da una torre centrale del X secolo a.C. originariamente alta 21 metri con struttura su tre piani costituiti da tre camere a tholos sovrapposte, dei quali restano oggi solo due piani nella struttura residua di 17 metri. All'ingresso della torre centrale c'è un cortile con un pozzo profondo 20 metri. La torre originaria è stata poi circondata, nel VII secolo a.C., da una cerchia di alte mura che collegavano tre torrioni angolari, con diversi camminamenti di ronda. Una seconda cerchia di mura protettive più basse circonda i resti del villaggio sottostante, realizzato in epoca successiva. Solo una parte,14 capanne, è stata messa in luce dagli scavi archeologici, ma da numerose indagini sappiamo doveva interessare un'area assai vasta. Anche le capanne del villaggio, di forma circolare, sono costruite a secco, almeno nella parte inferiore ancora visibile. Alcune capanne conservano ancora elementi della struttura interna, come sedili, focolari, tramezzi, che permettono di distinguerne la funzione originaria: abitativa, lavorativa, pubblica.

La prossima tappa del nostro viaggio | Nella prossima tappa del nostro viaggio proseguiremo la visita del Meilogu. Scenderemo a Giave, Cossoine, Bonorva con la necropoli di Sant'Andrea Priu, Semestene, Mara con le famose grotte di Bonu Ighinu e Filiestru. Proseguiremo quindi per Padria. |  |
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© Claudio de Tisi 2002-2009
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