
| Nel Meilogu visitamo Giave, Cossoine, Bonorva, Semestene, Pozzomaggiore, Mara e Padria
In questa tappa del nostro viaggio proseguiremo la visita del Meilogu. Scenderemo a Giave, Cossoine, Bonorva con la necropoli di Sant'Andrea Priu, Semestene, Mara con le famose grotte di Bonu Ighinu e Filiestru. Proseguiremo quindi per Padria.
Giave   Nella tappa precedente eravamo arrivati a Torralba. Da qui riprendiamo la SS131, dopo cinque chilometri giriamo a sinistra e dopo tre chilometri entriamo in Giave (metri 595, abitanti 693), piccolo centro agropastorale del Meilogu posto sulla sommità di un piccolo altipiano basaltico. II territorio di Giave è contraddistinto da rilievi pronunciati, come la famosa Pedra Mendarza, che si staglia isolata sulla pianura sottostante.
La parrocchiale di Sant'Andrea, costruita nel 1583 in stile gotico-catalano, ha un bel portale e un campanile a pianta ottagonale. L'interno è a navata unica con volta a botte. Sull'altare maggiore troviamo la secentesca statua del Santo. Per raggiungere il nuraghe Oes conviene partire dal Torralba. Dalla stazione ferroviaria procediamo a piedi lungo il binario in direzione sud per circa 700 metri. Il nuraghe si trova sulla sinistra, vicino ai binari. È un nuraghe complesso, trilobato. La torre centrale ha tre celle sovrapposte, con la scala che ha forma di spirale perfetta e sale all'interno del muro. Le due torri laterali non sono accessibili, ad esse comunque si accedeva solo dall'alto mediante una scala di legno. Cossoine   Torniamo da Giave sulla SS131 che seguiamo per tre chilometri, poi giriamo a destra sulla SS292/bis e dopo due chilometri arriviamo a Cossoine (metri 529, abitanti 992), centro agricolo edificato in posizione dominante, con un centro storico seicento settecentesco.
La cinquecentesca parrocchiale di Santa Chiara ha una facciata tardo-gotica chiusa da due ali sporgenti, un portale gigliato con un bel rosone centrale ed il campanile a canna ottagonale con cuspide. L'interno è a navata unica con tre campate gotiche. Tra le sculture che adornano i pilastri, la prima a destra è una delle prime rappresentazioni del ballo sardo. Vicino alla chiesa troviamo la settecentesca casa parrocchiale. La seconda domenica di maggio in occasione della festa di San Sebastiano si svolge l'ardia di Cossoine, sfrenata corsa a cavallo meno famosa di quella si Sedilo ma sempre molto suggestiva. Fuori paese una stradina bianca ci porta, dopo cinque chilometri, su un'altura di 600 metri detta monte Sa Costanza, sulla cima del quale troviamo il santuario di Santa Maria Iscalas. È stato edificato in stile tardo-bizantino nell'anno mille dai monaci Camaldolesi, ed è una delle più antiche chiese della Sardegna settentrionale, realizzata con scaglie di pietra calcarea bianca. Ha pianta a croce, un corpo centrale con copertura a cupola e quattro bracci con copertura a botte orientati verso i punti cardinali. La festa di Santa Maria Iscalas si tiene la seconda domenica di settembre, con l'offerta a tutti i partecipanti di piatti tipici, come il pane budidu, una zuppa di pane carasau in brodo di agnellone, ed il porcetto arrosto. Proseguendo da Cossoine, la SS292/bis porta sulla SS131. Dirigendosi verso Sassari, vediamo sulla sinistra il nuraghe S'Ena, un piccolo nuraghe monotorre la cui particolarità è che sotto ad esso troviamo una sorgente, da cui viene il nome che significa vena d'acqua. Vicino al nuraghe c'è una vasca di pietra ben lavorata che porta a pensare che sia servita per cerimonie rituali. Bonorva   Torniamo da Cossoine sulla SS131 che seguiamo per quattro chilometri, poi giriamo a sinistra sulla SP126 e dopo due chilometri entriamo in Bonorva (nome in lingua Bonolva, metri 508, abitanti 4.145), un importante centro agropastorale che sorge sotto il lato settentrionale dell'altipiano della Campeda. Il toponimo deriva dal latino «Bonus Orbis» che significa Buona Terra.
Da Bonorva prendiamo la SP46 per Bono, dopo sei chilometri giriamo a destra in una strada bianca che porta alla chiesa di Santa Lucia, si oltrepassa la chiesa e procediamo per altri 500 metri sino ad arrivare alla necropoli di Sant'Andrea Priu, probabilmente la più importante di tutta la Sardegna. Viene fatta risalire alla cultura di San Michele di Ozieri ed è stata utilizzata fino al 1800 a.C. é costituita da una ventina di domus de janas scavate sulla parete rivolta a sud di una collina di roccia trachitica alta 10 metri, che si trovano a una certa altezza rispetto al piano sottostante. La tomba principale è detta la tomba del capo ed ha una estensione di 250 mq. È costituita da una prima sala con sulla volta scolpito il simbolo del sole, che porta sul pavimento i resti scavati di antichi sarcofaghi. Da questa si accede alla sala principale trasformata poi, nel tempo, in una chiesa cristiana dedicata a Sant'Andrea. In questa i recenti restauri hanno portato alla luce significativi affreschi paleocristiani, ancora non pubblicati e quindi non fotografabili. Le due sale sono collegate da passaggi interni ad altri 14 locali più piccoli. Molto nota anche la tomba a Capanna, rettangolare, con la volta scolpita ad imitazione dell'interno delle capanne del Neolitico. All'interno di altre tombe si vedono il focolare rituale e le coppelle scavate nel pavimento. Sulla parte più alta della collina nella quale è scavata la necropoli svetta una misteriosa scultura ricavata da un blocco di trachite, considerata la statua del dio toro e detta per questo il toro di Bonorva. Si trattava probabilmente di un altare sacrificale. La statua è alta due metri ed ha quattro gambe monolitiche, ma è stata purtroppo decapitata durante il periodo della dominazione romana. 
Tornati indietro sulla SP43, riprendiamo in direzione di Bonorva e un chilometro dopo la deviazione per Sant'Andrea Priu troviamo quella per Rebeccu. La prendiamo e lungo la strada vediamo la chiesa di San Lorenzo a Bonorva.
Percorso un chilometro arriviamo a Rebeccu, al termine della strada in una piazza sterrata. Prendiamo la stradina di fronte al ristorante Su Lumarzu e subito a destra un sentiero, fino alla seconda traversa sulla sinistra, dopo circa 200 metri, con una freccia in legno che indica la fonte sacra nuragica di Su Lumarzu. La traversa è un sentiero non molto comodo che percorriamo per circa 200 metri superando un cancello sempre aperto, poi un ponticello in legno sopra il ruscello che sgorgava proprio dalla fonte e subito a destra arriviamo alla fonte. La fonte sacra è composta da un atrio rettangolare lastricato e munito di sedili lungo le pareti. Il portello d'ingresso ha forma trapezoidale. La cella circolare della sorgente è al centro della parete di fondo, all'interno di un lastrone monolitico. Nelle vicinanze della fonte si trovano scale e strutture murarie appartenenti al complesso sacro, oggi quasi del tutto coperte dalla fitta vegetazione. 
A mezzogiorno del paese, alla distanza di mezz'ora, nella regione di San Simeone, vicino all'antica chiesetta dedicata al Santo, si trovano i resti della fortezza punica di San Simeone. Edificata nel V secolo a.C., è composta da due torri con muri obliqui e con edifici per le truppe. Con la fortezza di Palattu a Padria, e quella di Talasai a Sedilo, quella di Mularza Noa a Bolotana, costituiva la base difensiva del caposaldo cartaginese. Semestene   Da Bonorva torniamo indietro sulla SP126, riprendiamo la SS131 verso nord e dopo 300 metri prendiamo la SP8 che ci porta, dopo tre chilometri, a Semestene (metri 384, abitanti 233), piccolissimo borgo basato sull'agricoltura e la pastorizia, situato nella vallata dell'altopiano di Campeda, nel Meilogu.
Nella parte vecchia del paese, in posizione sopraelevata, troviamo la parrocchiale di San Giorgio, con facciata gotica. Ha un interno a navata unica, con tre campate gotiche. Ha un portale gigliato ed il campanile a canna quadra con cuspide.
Prima di entrare in paese, sulla strada da Pozzomaggiore, una stradicciola sulla sinistra porta all'antica piccola chiesa di San Nicolò di Trullas, in stile Romanico arcaico. Un atto di donazione del 1115 da parte di nobili del Giudicato di Torres verso i monaci Camaldolesi, indica che la chiesa e il convento al quale apparteneva e di cui non rimangono tracce erano anteriori a tale data. La facciata è orientata a ponente, decorata con quattro colonnine con capitelli scolpiti a forma di conchiglia ed un falso loggiato. Ha navata unica, con abside semicircolare. 
Pozzomaggiore   Da Semestene proseguiamo sulla SP8, che dopo tre chilometri ci porta a Pozzomaggiore (nome in lingua Puthumajore, metri 439, abitanti 3.034), centro agropastorale costituito da un centro storico d'impianto medievale, con pregevoli palazzi signorili del '700 e dell'800. Il nome indica il pozzo maggiore della zona. L'economia è basata sull'allevamento ovino, la produzione di formaggi, e l'artigianato con la produzione di tessuti e ricami.
In centro troviamo la parrocchiale di San Giorgio, costruita all'inizio del cinquecento in stile gotico-catalano e modificata già nel 1570, con la facciata in pietra calcarea racchiusa da due ali laterali. Ha il portale contenuto in un grande arco ornato da colonnine; con un rosone centrale. Sulla sommità della facciata si trova una statua di San Giorgio con il drago, mentre sul retro troviamo il campanile a canna quadra a cuspide. L'interno è a navata unica in stile gotico, con tele attribuite alle scuole del Parmigianino, Guercino e di Guido Reni, ed un pregevole il gruppo ligneo cinquecentesco di fattura spagnola raffigurante il Santo che trafigge il drago. Il 29 giugno vi si tiene la festa di San Giorgio. Sempre in centro troviamo la chiesa di Sant'Antonio Abate, che fa parte del Convento degli Agostiniani. ha una bella facciata settecentesca, tripartita e ornata da finte colonne, altorilievi con motivi floreali, ed un campanile a cuspide che sembra sbucare dalla navata sinistra. All'interno sono presenti preziose statue lignee di recente restauro. Nelle vicinanze del paese troviamo la chiesa di Santa Croce, edificata in stile Romanico nel XII secolo e ricostruita nel seicento in stile gotico, su una preesistente chiesa Romanica. Al suo interno si conservano originali affreschi con la raffigurazione del Giudizio Universale. Su una collina a sud del paese in epoca tardo Romanica è stata costruita la chiesa di San Pietro. Dalla collina si ha un panorama sull'abitato e sul territorio a sud-ovest fino alla costa di Bosa. Il 29 giugno si tiene la festa di San Pietro con esibizioni di cavalieri. Nella periferia del paese possiamo visitare il santuario di San Costantino, costruita con trachite e calcare in stile neo-Romanico con all'interno grande statua di San Cristoforo. Qui si svolge il sette luglio, come a Sedilo, l'Ardia, l'avvenimento certamente più significativo del paese dal punto di vista folkloristico e religioso, con la sfrenata corsa a cavallo attorno alla cinta della chiesa, esibizioni di cavalieri in corse a pariglia ed esibizioni acrobatiche. Mara   Da Pozzomaggiore proseguiamo sulla SP8 e dopo circa tre chilometri arriviamo a Mara (metri 261, abitanti 812), borgo agricolo oggi ad economia prevalentemente pastorale. In queste località si sono sviluppate, nel Neolitico antico, la cultura di Filiestru, e successivamente, nel Neolitico medio, la cultura di Bonu Ighinu.
Nel centro del paese possiamo visitare la cinquecentesca parrocchiale di San Giovanni Battista. Ha una sola navata ed un un interessante altare maggiore. Circa tre chilometri prima di raggiungere Mara, una deviazione sulla sinistra ci fa imboccare una strada di quattro chilometri per il santuario di Nostra Signora di Bonu Ighinu, ricostruito a fine settecento sull'antica parrocchiale del villaggio di Bonu Ighinu ora scomparso. Imponente, situato alla sommità di un colle, vi si accede da una ampia gradinata. Ha la facciata in stile rococò popolaresco, divisa in tre parti da finte colonne, e un portale decorato da un altorilievo. L'interno è a navata unica e nel presbiterio sopra l'altare si trova la statua della Madonna di Bonu Ighinu, alla quale è dedicata la festa di Bonu Ighinu che si svolge la terza domenica di settembre con grande partecipazione di fedeli provenienti da tutta l'isola. 
Il villaggio di Bonu Ighinu dipendeva dal castello di Bonvehi, costruito dai Doria nel XIII secolo su un colle conico di 510 metri, sulla sinistra lungo la strada per il santuario di Nostra Signora di Bonu Ighinu. Del castello restano poche mura e due torri, raggiungibili con un sentiero malagevole. Proseguendo dopo il santuario, percorso un chilometro, sul monte si apre la famosa grotta di Bonu Ighinu, chiamata «Sa Ucca 'e Su Tittirriolu» ossia la bocca del pipistrello, lunga più di un chilometro. Nella sua parte anteriore si sono trovati innumerevoli reperti ceramici di grande pregio artistico, oltre ad utensili di osso ed idoli, e anche ossa umane. Si ritiene che la grotta venisse usata come santuario e necropoli. I suoi reperti hanno dato luogo alla definizione della cosiddetta cultura di Bonu Ighinu, nel Neolitico Medio. Più a valle, circa 350 metri più in basso, si apre l'altrettanto famosa grotta Filiestru, nella quale si sono trovati ancora più antichi reperti, databili dal 4750 al 4500 a.C. Si tratta di oggetti di uso quotidiano come utensili ed avanzi di cibo, dai quali possiamo dedurre come questa grotta fosse utilizzata come abitazione. I suoi reperti hanno dato luogo alla definizione della cultura di Filiestru, alla fine del Neolitico Antico. Padria   Da Mara la SS292 ci porta dopo circa tre chilometri a Padria (metri 304, abitanti 846 ), piccolo borgo agricolo dominato dall'alto da tre colli di basalto a forma conica e sovrastato dal campanile della parrocchiale di Santa Giulia. Il nome deriva da «padria» ossia terra natia. L'economia del paese è basata sull'artigianato dei cestini di giunchi e raffia, e dei tappeti.
Lungo la strada principale troviamo sulla destra la parrocchiale di Santa Giulia, edificata nel 1520 in stile aragonese, con una bella facciata in pietra arenaria. Ha un bel portale ad arco a tutto sesto sormontato da un fregio gigliato, chiuso ai lati da due contrafforti sporgenti con figure di animali. La facciata è divisa orizzontalmente da archetti trilobati. Sul retro è presente un campanile a canna quadra, decorato con archetti, con la cuspide ornata da gattoni. L'interno è a navata unica, in stile gotico, con quattro cappelle per lato, con i capitelli e le mensoline con le figure di angeli. 
Sempre sulla via Nazionale possiamo visitare il Civico Museo Archeologico, situato nei locali dell'ex Monte Granitico, ossia della antica banca del grano. Sulla sommità del colle di San Paolo, si trovano i resti della fortezza punica di Su Palattu. Consistono in un bastione murario, realizzato con conci di pietra vulcanica, ed in parte di una fortezza Fenicio-punica, riutilizzata in epoca romana e medievale. Costituiva, con la fortezza di San Simeone a Bonorva, quella di Talasai a Sedilo, e quella di Mularza Noa a Bolotana, la struttura difensiva cartaginese. Accanto ai resti di questa fortezza è stato edificato, nel XVI secolo, il palazzo baronale della famiglia De Ferrera, una casa-forte che ha dato il nome all'intero sito, appunto Su Palattu. La prossima tappa del nostro viaggio. | Nella prossima tappa del nostro viaggio, da Mara proseguiremo verso nord per raggiungere, dopo una deviazione a romana, il lago di Monteleone e la città di Monteleone Rocca Doria. Da qui proseguiremo per Villanova Monteleone, poi Putifigari, ed infine ci recheremo a visitare la costa di Villanova Monteleone che porta a Bosa, l'unica città fluviale della Sardegna. |  |
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