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La costa da Alghero a Bosa e la visita di Bosa, in Planargia, l'unica vera città fluviale della Sardegna


Il nostro itinerarioIn questa tappa del nostro viaggio, partendo da Alghero seguiremo la costa verso sud e passato Capo Maragiu entreremo in Planargia arrivando a Bosa, dove ci fermeremo a visitare l'unica vera città fluviale della Sardegna. Visiteremo la città con il suo centro storico, il castello di Serravalle e la antica chiesa dedicata a San Pietro. Vedremo poi le bellezze nei dintorni di Bosa.

Per ingrandire le immagini e per scorrerle cliccare sulle immagini piccole presenti in questa pagina.

La regione della Planargia

La PlanargiaLa Planargia è una piccola regione sulla costa occidentale della Sardegna. È un vasto e fertile altopiano vulcanico che si estende dal Marghine fino al mare, fra i territori di Villanova a nord ed il Montiferru a sud, attraversato dalla valle del fiume Temo. Il nome deriva dall'andamento pianeggiante della sua conformazione geografica. La Planargia si trova interamente in Provincia di Oristano ed i comuni che ne fanno parte sono: Bosa, Flussio, Magomadas, Modolo, Montresta, Sagama, Sindia, Suni, Tinnura e Tresnuraghes. Regione fortunata per la sua posizione geografica e per il clima mite tutto l'anno, la Planargia occupa un posto rilevante nella produzione vitivinicola della Sardegna, grazie soprattutto alla malvasia di Bosa. La Planargia si sviluppava interamente nella Provincia di Nuoro, ma, dopo la nascita della nuove provincie, tutta la zona costiera è stata portata all'interno della Provincia di Oristano.

La costa da Alghero verso la città di Bosa

Da Alghero prendiamo la SP105 che dopo 22 chilometri ci porta a Capo Marargiu, sempre ammirando lo spettacolare panorama. Entrati in Provincia di Oristano, proseguiamo dopo Capo Marargiu verso Bosa sulla stessa strada, che cambia il suo nome in SP39, e dopo 20 chilometri ci porta a Bosa. Nell'ultimo tratto prima dell'arrivo in città, la strada passa all'interno impedendoci di vedere la costa.

Cinque VeleScendendo invece lungo la costa si passa per un paesaggio di cale e rocce sul mare. Nel 2011 Legambiente con la sua Goletta Verde ha assegnato il riconoscimento di 5 Vele alla costiera di Bosa, nella quale le spiagge consigliate sono quelle di Compoltitu e di S'Abba Druche. Sono anche consigliate le spiagge di Porto Alabe e quella di Porto Foghe in territorio di Tresnuraghes, che vedremo nella prossima tappa del nostro viaggio.

Prima di arrivare a Bosa, lungo la costa provenendo da Alghero incontriamo la torre Argentina. Salendo a piedi verso la torre si passa accanto a un grande ovile dei pastori.

Circa cinque chilometri prima di Bosa, sulla sinistra, si trova un parcheggio in cui lasciare la macchina. Percorrendo un centinaio di metri a piedi, si scende sulla costa seguendo un sentierino e d'improvviso ci si presenta la spiaggia di Compoltitu. Si tratta di una spiaggia nascosta in una rada parzialmente chiusa, di sabbia bianca, con l'acqua chiarissima incorniciata da un bello scenario roccioso. Proseguendo oltre il litorale sabbioso si trova una grande distesa di scogli di calcare candido levigati dal lavorio del mare.

Circa quattro chilometri prima di Bosa è possibile seguire il cartello S'Abba Druche, che ci porta a raggiungere la spiaggia S'Abba Druche, che in lingua significa Acqua Dolce. Si tratta di una spiaggia facilmente raggiungibile, caratterizzata da sabbia e ciottolame di fiume. Il mare è estremamente limpido e trasparente e tutto il contesto che la circonda è molto rilassante.

La costa verso Bosa-La costa a sud di Capo Marargiu La costa verso Bosa-La costa a sud di Capo Marargiu La costa verso Bosa-Costiera verso Bosa La costa verso Bosa-Costiera verso Bosa La costa verso Bosa-Costiera verso Bosa La costa verso Bosa-La Torre Argentina La costa verso Bosa-Tramonto sulla Torre Argentina La costa verso Bosa-Costiera con la Torre Argentina La costa verso Bosa-Veduta della Torre Argentina La costa verso Bosa-Veduta della Torre Argentina

La città di Bosa Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Bosa-Veduta di BosaStemma del comune di BosaDistante 45 chilometri da Alghero, Bosa (metri 2, abitanti 7.969) è la principale città della Planargia. È la più caratteristica città storica dell'isola, addensata sulla riva destra del breve estuario del fiume Temo, in una fertile conca protetta da severe colline. La città consta di una parte antica, che sale verso l'altura dove è stato edificato il castello di Serravalle, e da una parte moderna che si espande verso il mare.

Per quanto riguarda La sua storia, secondo la tradizione Bosa sarebbe stata fondata addirittura da Clamedia, moglie o figlia del Sardus Pater. Storicamente di origine Fenicia, Bosa, il cui nome risulta in un'iscrizione risalente forse al IX secolo a.C., si sviluppa in epoca Punico-romana. Spopolatosi in periodo medioevale a causa delle scorrerie dei pirati saraceni, nell'XI secolo passa alla famiglia dai marchesi Malaspina di Spino Secco, una famiglia di nobili lucchesi discendenti dagli Ubertenghi, che edificano il castello sul colle di Serravalle. Dopo una breve appartenenza al Giudicato d'Arborea, viene conquistata dagli Aragonesi e nel 1330 viene concessa in feudo al catalano Pietro Ortiz. Tornata agli Arborea con Mariano IV, dopo un secolo viene riconquistata dagli Aragonesi. Assoggettata al governo diretto di re Filippo II, è una delle sette città dell'isola non infeudate (città regie). I privilegi concessi alla città rimangono immutati con l'avvento dei Savoia. Nell'800 Bosa conosce un notevole risveglio economico, soprattutto nel 1807 quando diviene capoluogo di provincia. Si sviluppa l'attività conciaria e la popolazione subisce un graduale aumento. Nel 1887 vengono inaugurati l'acquedotto, a ricordo del quale viene edificata la fontana in piazza Costituzione, e la rete fognaria. Nel 1870 viene costruito il Porto e l'anno successivo viene inaugurato il ponte a tre arcate sul Temo, in sostituzione di quello in legno a sette archi che era crollato all'inizio del XIX secolo. Si sviluppa la produzione vinicola, in particolare la famosa Malvasia di Bosa, e la produzione artigiana, oltre alla pesca che si svolge soprattutto nel tratto di costa verso nord, fino a Capo Marargiu.

Visita della città di Bosa

Entrando in Bosa, la prima cosa che si nota è il fiume Temo con gli ampi viali che lo costeggiano e che costituiscono il Lungotemo. Il fiume Temo, l'unico navigabile della Sardegna, la attraversa provenendo dalle alture sopra Villanova Monteleone, quindi si allarga e diviene un vero e proprio Porto collegato con il mare, che ne fa l'unica città fluviale della Sardegna. Dal Ponte Nazionale, costruito sul Temo in pietra trachitica rossa, vediamo il Duomo e tutto il Lungotemo e si intravede anche, sia pur da lontano, il castello di Serravalle che domina dall'alto il vecchio centro storico, costituito dal quartiere medievale di Sa Costa. Sul lato sinistro del fiume invece sono presenti le Sas Conzas, le antiche concerie in corso di ristrutturazione. Da qui si ha una bellissima vista di tutto il vecchio centro storico, sul lato destro del Temo, caratterizzato dalle pittoresche case a tre piani.

Bosa-Lungotemo De Gasperi Bosa-Veduta della città di Bosa dalla foce del fiume Temo Bosa-Il fiume Temo Bosa-Una barca di pescatori Bosa-Il Ponte Nazionale con veduta del Duomo Bosa-Il Ponte Nazionale con veduta del castello di Serravalle Bosa-Il castello di Serravalle domina sul quartiere medievale Sa Costa Bosa-Il Ponte Nazionale verso le antiche concerie (Sas Conzas) Bosa-Le antiche concerie (Sas Conzas)

Provenendo da Alghero, all'ingresso del paese, in prossimità del ponte Vecchio, incontriamo la chiesa di Sant'Antonio, edificata nel XVI secolo, quando si trovava al di fuori delle mura cittadine, vicino alla porta del ponte e per questo motivo veniva denominata Sant'Anton de Pont o Sant'Antonio Extramuros. Composta da una sola navata con volta a crociera, è divisa in quattro campate da robusti pilastri. La facciata in trachite rossa, è stata realizzata nel XVI secolo in stile gotico catalano. Attualmente la chiesa viene aperta al culto solo dall'inizio della tredicina fino al 17 gennaio, in occasione della festa di Sant'Antonio Abate.

Preso viale Alghero, che diventa viale Giovanni XXIII, giriamo a sinistra per via Daniele Manin che ci porta ad incrociare corso Giuseppe Garibaldi, dove troviamo l'edificio del Municipio di Bosa. A poca distanza si trova la chiesa di Santa Maria degli Angeli, situata all'interno del convento dei Cappuccini. Edificati nel 1608, i frati vi sono rimasti fino al 1867, anno in cui la chiesa ed il convento divennero proprietà dello Stato. Attualmente la chiesa è sconsacrata e chiusa al culto, ma viene aperta in occasione di concerti musicali, convegni e rappresentazioni teatrali, ed il convento ospita gli uffici della Polizia Municipale ed esposizioni culturali di vario genere.

Sulla riva destra del fiume Temo, sulla strada che conduce alla zona Prammas, si trova la chiesa di Sant'Eligio, dedicata al protettore dei fabbri e degli orefici. Edificata in epoca medievale, poggia le sue fondamenta sui ruderi di un nuraghe, come la maggior parte delle chiese paleocristiane. Viene aperta al culto solo il primo dicembre, in occasione della festa del Santo.

Visita del centro storico

Per la visita del centro storico, dal Lungotemo De Gasperi svoltiamo a sinistra e raggiungiamo piazza IV Novembre con i suoi viali alberati. Da qui inizia corso Vittorio Emanuele, e troviamo subito piazza Costituzione con la fontana Umberto I detta Sa Fhuntana Manna.

Di fronte ad essa si trova il Palazzo Don Carlos, un edificio abitativo fortificato del '700, dove abbiamo effettuato una piacevole fermata al classico Caffè Chelo, per degustare la rinomata malvasia di Bosa. La malvasia di Bosa è un vino intenso dal colore dorato e con un sapore pieno ed avvolgente, dal lungo invecchiamento che va da un minimo di due anni fino a tre ed oltre. Come aperitivo abbiamo assaggiato la malvasia giovane, leggermente frizzante e già saporitissima.

Bosa-Piazza IV Novembre Bosa-Corso Vittorio Emanuele (Sa Piatha) Bosa-Piazza Costituzione Bosa-La fontana Umberto I (Sa Phuntana Manna) Bosa-Palazzo Don Carlos con il Caffè Chelo (foto del 2001) Bosa-Caffè Chelo: interno (foto del 2001) Bosa-Caffè Chelo: interno (foto del 2001)

Proseguiamo lungo corso Vittorio Emanuele la visita del centro storico, con le sue strette viuzze con slarghi, portici e piazzette collegati da suggestive rampe e scalinate. A Bosa, sono molte le facciate di edifici decorate con un costante e caratteristico contrasto di trachite rossa e calce bianca. Qui visitiamo una vecchia osteria, e vediamo fuori dalle case le anziane signore assorte sui loro telai nella lavorazione del famoso filè di Bosa.

Bosa-Nelle strade del centro Bosa-Nelle strade del centro Bosa-Vicoli del centro storico Bosa-Vicoli del centro storico Bosa-Vicoli del centro storico Bosa-Nelle strade del centro Bosa-Nelle strade del centro Bosa-In una vecchia osteria Bosa-La lavorazione del filè

Nel corso Vittorio Emanuele incontriamo la chiesa della Madonna del Rosario, edificata nel XIX secolo probabilmente su una chiesa precedente. La facciata è stata costruita in stile barocco seguendo il prospetto della chiesa del Carmine. Sotto una slanciata struttura campanaria è ospitato, dal 1875, un orologio pubblico con mensola in aggetto.

Corso Vittorio Emanuele ci porta in piazza Duomo dove visitiamo la Cattedrale di Bosa dedicata alla Vergine Immacolata, che sostituisce l'antica Cattedrale dedicata a Santa Maria. La Cattedrale risale agli inizi del XII secolo ed è stata interamente ricostruita nel 1803. Della struttura originaria restano solo poche tracce soprattutto nel campanile. L'interno a una navata con il presbiterio caratterizzato da una volte a botte, spezzata in sostituzione della tradizionale copertura a crociera.

Bosa-La Cattedrale di Santa Maria Bosa-La Cattedrale di Santa Maria: facciata Bosa-La Cattedrale di Santa Maria: interno

Da piazza Duomo sulla destra arriviamo al Ponte Nazionale del quale abbiamo già parlato, mentre andando a sinistra lungo via Chiassuolo arriviamo in piazza del Carmine. Nel 1606 i Carmelitani del monastero di Sant'Antonio Extramuros ottennero l'autorizzazione a trasferirsi nella vecchia chiesa di Nostra Signora del Soccorso, dove trasferirono il loro Convento ed edificarono la chiesa di Nostra Signora del Carmelo detta anche chiesa del Carmine, completata nel 1779. È a navata unica con volta a botte, divisa in quattro campate con quattro cappelle per lato, e un alto presbiterio quadrangolare con una cupola emisferica. All'interno sono da vedere l'altare maggiore in stile rococò del 1791, una bella bussola lignea, i dipinti, gli altari delle cappelle e gli arredi che appartenevano alcuni alla chiesa di Nostra Signora del Soccorso, altri alla chiesa della Maddalena demolita alla fine dell'800.

Bosa-La chiesa del Carmine Bosa-La chiesa del Carmine: facciata

La chiesa di Santa Croce si trova nell'omonima via, parallela al corso Vittorio Emanuele e al Lungotemo. L'edificio di origine cinquecentesca in origine era un oratorio dedicato alla Santissima Trinità, e fu affidato nel 1648 ai fratelli di San Giovanni di Dio, che dal 1644 avevano la gestione dell'attiguo ospedale della Misericordia. Al suo interno conserva affreschi ottocenteschi opera del pittore Emilio Scherer, nato a Parma nel 1845 e morto a Bosa nel 1924. Nella chiesa sono custodite le imponenti statue dei Misteri che tradizionalmente vengono condotte in processione il martedì Santo, e presso il suo oratorio ha sede la confraternita di Santa Croce, cui sono affidati i riti sella Settimana Santa.

Nel recarci verso il castello di Serravalle, nei pressi del Cimitero visitiamo la chiesa di San Giovanni Battista, derivata dall'ingrandimento nel XVII secolo di una precedente chiesa del 1122. Sulla parete destra è presente un frammento d'affresco sbiadito, quasi illeggibile, del periodo della erezione della facciata e della prima campata. Il pavimento della chiesa conserva intatte le tombe dei personaggi che in essa vennero sepolti.

Bosa-La chiesa di San Giovanni Battista Bosa-La chiesa di San Giovanni Battista: interno Bosa-La chiesa di San Giovanni Battista: le tombe nel pavimento

Il castello di Serravalle

L'abitato di Bosa è dominato dalla grande mole del castello di Serravalle, edificato su un colle a nord-est a partire dal 1112 dai marchesi Malaspina per difendersi dagli assalti dei pirati arabi. È uno dei castelli fortificati meglio conservati di tutta la Sardegna. Una doppia cerchia di mura, con numerose torri, racchiude una superficie di diecimila metri quadri ed ha due porte, una verso la città ed una verso la campagna. La meglio conservata è la torre nord in trachite rossa a pianta quadrangolare, simile alle torri pisane di Cagliari. Anche la torre ovest, costruita nel Trecento dagli Aragonesi, a pianta ottagonale è ben conservata.

Bosa-castello di Serravalle Bosa-castello di Serravalle: il castello domina dall'alto la città di Bosa e la valle del fiume Temo Bosa-castello di Serravalle: camminamenti interni lungo le mura del castello Bosa-castello di Serravalle: la torre maestra in trachite ocra chiaro Bosa-castello di Serravalle: la torre maestra in trachite ocra chiaro 

All'interno delle mura del castello si trova la chiesetta di Nostra Signora de sos Regnos Altos, edificata nel 1300 ed originariamente dedicata a Sant'Andrea. Al suo interno durante i restauri del 1975 è stato trovato un ciclo di affreschi quattrocenteschi, del periodo aragonese, che possiamo ammirare in tre delle quattro pareti della chiesa, molto rari in Sardegna.

Bosa-La chiesa di Nostra Signora de sos Regnos Altos Bosa-La chiesa di Nostra Signora de sos Regnos Altos: interno Bosa-La chiesa di Nostra Signora de sos Regnos Altos: gli affreschi quattrocenteschi all'interno Bosa-La chiesa di Nostra Signora de sos Regnos Altos: gli affreschi quattrocenteschi all'interno

Suggestiva è, la seconda domenica di settembre, la festa di Nostra Signora de Sos Regnos Altos. La festa nasce nel 1847, quando tra le rovine del castello un bambino ha rinvenuto una piccola statua lignea della Madonna, forse tardo-medievale. Durante la festa viene portata in processione la statua della Madonna fino al castello attraverso il centro storico, facendo tappa ai tipici altarini, detti altarittos, disposti lungo le strade. Si tratta di una bella sagra popolare, durante la quale possiamo gustare i piatti tipici della cucina bosana abbondantemente innaffiati dalla malvasia e dagli altri vini locali.

L'ex Cattedrale di San Pietro presso Bosa

Usciti da Bosa verso Macomer dopo il ponte sul Temo, a un paio di chilometri dal centro in un viottolo sulla sinistra, in una posizione pittoresca, troviamo il monumento più importante e più conosciuto di Bosa. È la più antica chiesa romanica della Sardegna, ex Cattedrale della diocesi di Bosa, la chiesa dedicata a San Pietro, detta anche San Pietro Extramuros, a tre navate divise da tre robusti pilastri rettangolari, con il soffitto centrale a capriate e un'unica abside. Un'iscrizione posta all'interno, sulla pila dell'acquasantiera, ricorda la posa della prima pietra nel 1062 e la costruzione, ad opera di Sisinnio Etra, del seggio vescovile. Questa prima fase fu completata nel 1073 ad opera del vescovo Costantino de Castra. Nel secondo decennio del XII secolo vennero eretti l'abside, il campanile e parte delle murature laterali con le monofore gradonate. La terza fase costruttiva risale all'ultimo decennio del XIII secolo e comprende il prospetto e parte della fiancata nord-occidentale in stile gotico francese. Durante i recenti lavori di restauro sono stati trovati reperti del periodo romano, e sono ancora in corso scavi archeologici.

Bosa-La chiesa di San Pietro Bosa-La chiesa di San Pietro: facciata Bosa-La chiesa di San Pietro: il tozzo campanile a canna quadrata che forse in antico non era neppure una torre campanaria Bosa-La chiesa di San Pietro: interno Bosa-La chiesa di San Pietro: scavi archeologici nell'area di San Pietro Bosa-La chiesa di San Pietro: un cartello sull'opposizione della popolazione sarda a fare della Sardegna la pattumiera nucleare d'Italia

Qui era localizzata la leggendaria città di Calmedia. Narra una leggenda che Calmedia, moglie o figlia del Sardus Pater, eroe eponimo dei primi abitanti dell'isola, giunta nella vallata attraversata dal Temo, colpita dalla bellezza dei luoghi, abbia deciso di fermarsi e di fondare una città che da lei avrebbe preso nome. La città di Calmedia, nella località oggi detta Calameda, sarebbe stata nell'antichità un fiorente centro culturale e avrebbe per secoli convissuto con la vicina città di Bosa, con cui si sarebbe alla fine confusa.

Il Carnevale di Bosa

Il Karrasegare Osinku, il Carnevale di Bosa, è la festa nella quale i ruoli sociali diventano meno rigidi, è quindi caratterizzato da aspetti parodistici e satirici, che prevedono la messa in scena di eventi che coinvolgono tutti gli abitanti del paese che l'eseguono canti satirici. Si comincia il giovedì che precede il giovedì grasso con Gioggia Laldaggiolu 'osincu, sfilata di maschere tipiche con la partecipazione delle scuole, nella quale le maschere vanno per case e negozi chiedendo un'offerta detta appunto Su Laldaggiolu, da riconoscere alle maschere che canzonano il malcapitato di turno. Al termine, distribuzione di frittelle e panini. Il giovedì grasso va di scena la sfilata in maschera delle scuole mentre il giorno successivo sfilano le maschere regionali. Il Lunedì grasso per le vie cittadine si svolge una sfilata in maschera e carri, ed inoltre Frisciolas Longas a Tottu, con la preparazione e distribuzione delle frittelle lunghe che si preparano a carnevale. I festeggiamenti raggiungono il culmine il martedì grasso, che inizia la mattina con il lamento funebre di S'Attittidu, per il quale le maschere si vestono a lutto e, portando in braccio una bambola fatta di stracci, passano si casa in casa a chiedere del latte per il bambino abbandonato dalla madre. La sera l'abito delle maschere cambia e diventa bianco, e le maschere escono per le strade a cercare il Giolzi moro, ed effettuano la caccia al carnevale che fugge e si nasconde nel sesso. I Giolzi illuminano con un lampioncino la parte puberale delle persone che incontrano gridando: Giolzi! Giolzi! Ciappadu! Ciappadu! Ossia l'ho preso. Segue Giolzi a Su Fogu, con un falò che brucia enormi pupazzi per le vie e nelle piazze del centro, a simboleggiare il Carnevale che muore e torna a nuova vita. Un piccola ripresa del Carnevale di ha la prima domenica di Quaresima, in occasione della festa della Pentolaccia che si svolge per i bambini, con zeppolata per tutti gli intervenuti. L'aspetto più significativo del Carnevale bosano è che l'evento coinvolge l'intero paese, i cui abitanti si esibiscono in drammatizzazioni e canti satirici.

I riti della Settimana Santa a Bosa

I riti della Settimana Santa a Bosa sono organizzati dalla confraternita della Santa Croce. Il martedì Santo si svolge a Bosa, per le strade strette del centro storico, la processione dei Misteri detta anche Sos Misterios, nella quale le imponenti statue dei Misteri rappresentanti i momenti della passione di Cristo vengono portate dall'oratorio di Santa Croce alla Cattedrale. Le diverse stazioni della processione sono scandite dal canto del Miserere, il salmo 50, e dello Stabat Mater. La sera del giovedì Santo nelle diverse chiese vengono allestiti maestosi sepolcri aperti ai fedeli per tutta la notte. Il venerdì santo dalla chiesa del Carmelo ha inizio la processione che si conclude nella Cattedrale dove ha luogo il rito de S'Iscravamentu, ossia della crocifissione di Gesù. La sera, dopo la deposizione nel sepolcro, segue la processione del Cristo morto che si snoda per le vie del centro fino a ritornare alla chiesa del Carmine dove i fedeli possono venerare il simulacro di Cristo. Anche in questo caso la processione è accompaganta dal canto del Miserere e dello Stabat Mater. A differenza di altre località dell'isola come Castelsardo, Santulussurgiu, Cuglieri, dove il canto è prerogativa delle Confraternite ed è eseguito da un solo cantore per parte, a Bosa partecipano all'esecuzione tutti coloro che conoscono i canti che, da oltre ottant'anni, si caratterizzano per la presenza di più cantori per parte, e sono coordinati dall'associazione Coro di Bosa.

La frazione di Bosa Marina Visualizza la mappa Informazioni turistiche

A 2,5 chilometri da Bosa, sulla riva sinistra della foce del Temo e lungo il mare, troviamo la frazione marittima Bosa Marina, nata intorno alla chiesa di Santa Maria del Mare del 1686.

Narra la leggenda che una pesante statua della Santa, probabilmente la polena di una nave, trasportata dalla corrente, nel 1675 sia giunta miracolosamente sulle rive del mare di Bosa. La chiesa di Santa Maria del Mare, edificata sul luogo del ritrovamento, è realizzata con unica navata affiancata da quattro cappelle alla sinistra e tre alla destra secondo uno schema tipico dell'isola.

una località balneare in forte espansione, con il piccolo Porto con una bella spiaggia sabbiosa protetta da un molo collegato all'isola Rossa. Il piccolo porticciolo turistico è in grado di ospitare 100 imbarcazioni senza pompa carburante, comunque è di grande utilità per il limitato numero di ripari nella costa occidentale della Sardegna. La spiaggia è dominata dalla seicentesca torre dell'isola Rossa, edificata dagli Spagnoli per difendere la costa dalle incursioni dei pirati arabi. La strada litoranea da Bosa Marina verso sud ci presenta una bella veduta di tutta l'insenatura.

Bosa Marina-La Torre dell'isola Rossa Bosa Marina-spiaggia di Bosa Marina Bosa Marina-spiaggia di Bosa Marina Bosa Marina-spiaggia di Bosa Marina con sullo sfondo la Torre dell'isola Rossa Bosa Marina-Veduta dell'insenatura di Bosa Marina Bosa Marina-Veduta dell'insenatura di Bosa Marina

La natura nei dintorni di Bosa

Nel nostro viaggio siamo arrivati a Bosa lungo la strada costiera proveniente da Alghero. Ci possiamo arrivare anche deviando a Macomer dalla SS131 e spostandosi verso il mare. Arrivando da questa strada la città appare all'improvviso, all'interno di una fertile vallata, sulla riva destra del fiume Temo.

La valle del fiume Temo-Veduta della valle del Temo dalla strada proveniente da Macomer La valle del fiume Temo-Veduta della valle del Temo dall'alto del castello di Serravalle La valle del fiume Temo-Il fiume Temo La valle del fiume Temo-Tramonto sul fiume Temo La valle del fiume Temo-Tramonto

L'entroterra ed i dintorni di Bosa sono rimasti in gran parte selvaggi e naturali, per cui estremamente caratteristiche sono sia la flora che la fauna locali, che meritano l'organizzazione di escursioni e visite guidate. Si incontrano, percorrendo i diversi sentieri sulla collina e sulla montagna, fiori dai colori stupendi, altissimi agave, boschi fitti di vegetazione all'interno ed affacciati sul mare lungo le coste.

Immagini della flora nei dintorni di Bosa-Pineta sulla costa Immagini della flora nei dintorni di Bosa-Bosco Immagini della flora nei dintorni di Bosa-Fiori Immagini della flora nei dintorni di Bosa-Fiori Immagini della flora nei dintorni di Bosa-Fiori Immagini della flora nei dintorni di Bosa-Fiori Immagini della flora nei dintorni di Bosa-Un agave altissimo Immagini della flora nei dintorni di Bosa-Bosco Immagini della flora nei dintorni di Bosa-Alberi sul mare Immagini della flora nei dintorni di Bosa-Alberi sul mare

Sulla montagna si incontrano facilmente animali selvatici, ad esempio maiali e capre.

Immagini della fauna nei dintorni di Bosa-Maiali selvatici Immagini della fauna nei dintorni di Bosa-Maiale selvatico Immagini della fauna nei dintorni di Bosa-Capre selvatiche Immagini della fauna nei dintorni di Bosa-Capre selvatiche in controluce

Non sono invece riuscito a fotografare il grifone, l'ultimo avvoltoio rimasto in Europa, del quale sono presenti poche colonie con numero limitato di esemplari proprio qui, dove nidifica in cavità tra rocce e dirupi sulle ripide pendici dei monti. E da queste montagne si lascia andare in volo portato dalle correnti d'aria, per arrivare al Supramonte dove trova ancora nelle zone, non antropizzate, la sua alimentazione fatta di carogne e piccoli animali, e da dove, sempre portato dalle correnti d'aria, riesce poi a rientrare in serata negli anfratti sopra la montagna nei quali ha il suo nido.

Riportiamo alcune foto scattate qualche anno fa, nelle quali documentiamo la visita che abbiamo fatto a una domus de janas appena scoperta, con il suo contenuto conservato ancora intatto sul posto. Ci siamo limitati a fotografarla, senza ovviamente asportare o danneggiare alcunché.

Una domus de janas-Ingresso della domus de janas Una domus de janas-Entriamo nella domus de janas Una domus de janas-All'interno della domus de janas Una domus de janas-Una cella funeraria della domus de janas Una domus de janas-Nella cella funeraria della domus de janas

Sempre nei dintorni di Bosa si incontrano testimonianze di diversi periodi storici. Riportiamo alcune foto dei resti di antiche concerie del periodo romano.

Dintorni di Bosa-Antiche concerie del periodo romano Dintorni di Bosa-Antiche concerie del periodo romano

Si incontrano quindi i resti di un villaggio minerario abbandonato, purtroppo non ben conservati. Un restauro ne potrebbe fare una interessante tappa per chi visita la zona.

Dintorni di Bosa-Un villaggio minerario abbandonato Dintorni di Bosa-Un villaggio minerario abbandonato: il deposito della miniera

Sulla montagna si possono incontrare poi diversi fortini utilizzati per la difesa delle coste, che venivano controllate dalle feritoie dalle quali ancora oggi si riesce ad ammirare il panorama del mare sottostante.

Dintorni di Bosa-Fortini per la difesa della costa Dintorni di Bosa-Fortini per la difesa della costa: camminamenti dei fortini Dintorni di Bosa-Fortini per la difesa della costa: camminamenti dei fortini Dintorni di Bosa-Fortini per la difesa della costa: camminamenti interni Dintorni di Bosa-Fortini per la difesa della costa: veduta della costa dall'interno dei fortini

Immagini dell'entroterra di Bosa

Non abbiamo riportato le foto in base alla località, ma le abbiamo riunite per analogie del soggetto rappresentato. L'entroterra di Bosa offre uno spettacolo di natura in gran parte ancora intatta e incontaminata.

Immagini dell'entroterra di Bosa Immagini dell'entroterra di Bosa Immagini dell'entroterra di Bosa Immagini dell'entroterra di Bosa Immagini dell'entroterra di Bosa Immagini dell'entroterra di Bosa-Il ricovero del pastore Immagini dell'entroterra di Bosa Immagini dell'entroterra di Bosa Immagini dell'entroterra di Bosa Immagini dell'entroterra di Bosa
Immagini dell'entroterra di Bosa Immagini dell'entroterra di Bosa

Riportiamo le foto di molte rocce dell'entroterra di Bosa, delle quali la più significativa è quella che viene chiamata la roccia del grifone. Oltre alle rocce all'interno, anche sul mare si affacciano rocce altrettanto affascinanti e spettacolari.

Rocce sul mare di Bosa Rocce sul mare di Bosa Rocce sul mare di Bosa Rocce sul mare di Bosa Rocce sul mare di Bosa Rocce sul mare di Bosa Rocce sul mare di Bosa Rocce sul mare di Bosa Rocce sul mare di Bosa Rocce sul mare di Bosa Rocce sul mare di Bosa Rocce sul mare di Bosa
Rocce sul mare di Bosa Rocce sul mare di Bosa Rocce sul mare di Bosa Rocce sul mare di Bosa

Percorso un sentiero attraverso la macchia mediterranea ed il bosco, arriviamo al mare. Riportiamo anche altre vedute del mare da diverse località dei dintorni. Indimenticabili i colori ed i riflessi del mare di Bosa.

Colori e riflessi sul mare di Bosa Colori e riflessi sul mare di Bosa Colori e riflessi sul mare di Bosa Colori e riflessi sul mare di Bosa Colori e riflessi sul mare di Bosa Colori e riflessi sul mare di Bosa Colori e riflessi sul mare di Bosa Colori e riflessi sul mare di Bosa Colori e riflessi sul mare di Bosa

Il mare di Bosa offre numerose cale, spiagge e spiaggette che spesso si incontrano in località difficilmente raggiungibili e che quindi conservano intatta tutta la loro bellezza.

spiagge e cale sul mare di Bosa spiagge e cale sul mare di Bosa spiagge e cale sul mare di Bosa spiagge e cale sul mare di Bosa spiagge e cale sul mare di Bosa

La prossima tappa del nostro viaggio

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Nella prossima tappa del nostro viaggio, da Bosa ci recheremo a visitare Montresta. Tornati a Bosa, inizieremo la visita della zona di produzione della famosa Malvasia di Bosa recandoci a Modolo, Magomadas e Tresnuraghes con la sua costiera che comprende Porto Alabe, Flussio, Tinnura, Sagama e per finire ci recheremo a Suni.

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