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Il Montiferru da Sennariolo a Scano di Montiferro e Cuglieri, da Santu Lussurgiu a Bonarcado e Seneghe


Il nostro itinerarioIn questa tappa del nostro viaggio ci recheremo a visitare il Montiferru, da Sennariolo a Scano di Montiferru. Visiteremo Cuglieri con la sua costiera che comprende Santa Caterina di Pittinuri, S'Archittu e Torre del Pozzo. Proseguiremo da Santu Lussurgiu a Bonarcado e Seneghe.

 

La regione del Montiferru

Il Montiferru è una regione della Sardegna che prende il nome dal massiccio di origine vulcanica monte Ferru, che si trova a nord di Oristano. È un'area coperta da fitti boschi, caratterizzata da formazioni rocciose come i basalti colonnari di Cuglieri, e dalla grande abbondanza di sorgenti fra cui le famose Siete Fuentes presso la chiesa Romanica di San Leonardo. Si tratta di una zona agricola, abitata sin dalla preistoria, come dimostra l'antica città romana e altomedievale di Cornus. La costa è caratterizzata da falesie calcaree, come quelle di Santa Caterina di Pittinuri e di S'Archittu, e da scure scogliere di basalto.

Sennariolo Visualizza la mappa

immagineInformazioni turistiche Da Tresnuraghes la SS292, dopo sei chilometri, ci porta a Sennariolo (metri 274, abitanti 179), un piccolo centro del Montiferru. Il paese è particolarmente conosciuto per l'olivicoltura e per la produzione di formaggio di buona qualità.

La parrocchiale di Sant'Andrea risale al 1676, data incisa sull'architrave in trachite rossa che incornicia il portale al centro della facciata. L'interno è a navata unica con volta a botte. Addossata alla destra della facciata è la bella torre campanaria completata nel 1867.

Molto interessante la chiesa campestre o santuario di Santa Vittoria, edificata in una magnifica posizione panoramica, distante pochi chilometri dal centro abitato.

Una deviazione a Scano di Montiferro Visualizza la mappa

immagineInformazioni turistiche Da Sennariolo effettuiamo una deviazione prendendo la SP22 per tre chilometri, poi deviamo a destra sulla SP21 che dopo 300 metri ci porta a Scano di Montiferro (nome in lingua Iscanu, metri 380, abitanti 1.794), situato alle pendici del massiccio del monte Ferru, a ridosso dei colli di San Giorgio, di Santa Croce e del promontorio di Iscrivu.

Riprendiamo la SP21 e la seguiamo in direzione di Sagama, dopo aver percorso due chilometri e mezzo vediamo sulla sinistra della strada il nuraghe Nurcale. Si tratta di un nuraghe complesso formato da un mastio centrale circondato da quattro torri laterali collegate da massicce mura rettilinee. La torre centrale fu la prima parte ad essere costruita, mentre in una seconda fase furono aggiunte le altre torri e i bastioni di collegamento. L'ingresso principale permette di accedere al cortile interno, a forma di semiluna. Da questo si accede alla torre centrale ed alle torri laterali sud-est e nord-est, mentre le altre due torri erano collegate al cortile da due lunghi corridoi scavati all'interno dei bastioni, ancora ingombri da crolli. La torre centrale, con un'altezza residua di 11 metri, contiene due camere sovrapposte delle quali quella inferiore ben conservata. Attorno al nuraghe si distinguono i resti di un'ulteriore cinta muraria dotata di varie altre torri, all'interno della quale si trova il grande villaggio preistorico. Nel sito sono attualmente in corso lavori di scavo archeologico e di consolidamento, finalizzati alla creazione del parco archeologico.

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Nel territorio comunale sono attive le sorgenti di Sant'Antioco, che forniscono di acqua potabile i paesi del circondario. Seguendo la SP21 per tre chilometri, prendiamo poi a destra la SP63 verso Sindia e dopo un paio di chilometri troviamo la deviazione a destra per le sorgenti. Tra i massi di basalto sgorgano cinque polle che formano un ruscello il quale, attraversando l'omonima località, va ad alimentare il rio Mannu. Con una gettata di 150 litri al secondo sono considerate le sorgenti più copiose del Montiferru. Vicino alle sorgenti sorge il santuario di Sant'Antioco, costruito probabilmente nel 1636. L'edificio è a pianta rettangolare, affiancato su entrambi i lati da «sos pendentes», piccoli ambienti con la funzione di ospitare i pellegrini.

Usciamo da Scano Montiferro sulla SP21 e prendiamo, dopo 500 metri verso est, la SP78 per Borore. Dopo circa due chilometri, prima di arrivare alla chiesa di Santa Arvara o Santa Barbara, vediamo su uno sperone roccioso sulla sinistra il nuraghe Abbaudi. È un nuraghe di tipo monotorre con un'altezza residua di 10 metri, uno dei meglio conservati della zona. Nelle vicinanze, a pochi metri dal nuraghe, si trovano le due domus de janas delle quali una è formata da un atrio e una cella, mentre l'altra è semidistrutta o forse non è mai stata terminata.

Proseguendo sulla SP78 per circa un chilometro, troviamo sulla sinistra la chiesetta di Santa Arvara o Santa Barbara. Un poco più in alto, a sinistra della chiesa, troviamo il nuraghe Santa Arvara. È un grosso nuraghe arcaico, monotorre, costruito con massi enormi di basalto rosso, con l'ingresso dotato di un grande architrave.

Cuglieri e la sua costiera Visualizza la mappa

immagineimmagineInformazioni turistiche Da Sennariolo la SS292 prosegue all'interno sul massiccio vulcanico di monte Ferru, e ci porta dopo quattro chilometri a Cuglieri (nome in lingua Culliri, metri 483, abitanti 3.099,). È un centro dal tipico aspetto montano, in posizione digradante, che si estende su un declivio dominato dalla basilica della Madonna della Neve da cui si gode uno splendido panorama fino al mare, tutto circondato da frutteti, oliveti e boschi. La città ha un bel centro storico ed il suo territorio, così ricco d'acque, appare straordinariamente fertile e vitale.

immagineNella parte alta del paese troviamo la basilica Collegiata di Santa Maria della Neve, realizzata a fine '600, in seguito al crollo della chiesa duecentesca precedente, in stile barocco isolano, ed eretta a basilica dal 1810. All'interno si trova una preziosa statua in pietra dipinta del XV secolo che raffigura la Madonna della Neve.

 

Visualizza la mappa Informazioni turistiche Proseguiamo lungo la SS292 e, un poco più avanti, ci riavviciniamo alla costa. Dopo 15 chilometri incontriamo Santa Caterina di Pittinuri, un centro turistico formatosi nel dopoguerra attorno alla chiesa di Santa Caterina. Sotto la torre di Pittinuri si sviluppa la spiaggia di Santa Caterina, in un litorale per gran parte roccioso.

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Visualizza la mappa Informazioni turistiche Percorsi altri due chilometri arriviamo al borgo turistico S'Archittu, con la spiaggia omonima. Il centro turistico è noto perché sul litorale all'estremo nord dell'abitato vediamo lo spettacolare arco naturale scavato dal mare nella roccia, su cui possiamo passare a piedi camminando su un tappeto di fossili marini.

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Visualizza la mappa Informazioni turistiche Lungo la costa verso sud, all'altezza della torre Su Puttu, troviamo il borgo turistico di torre del Pozzo dal quale lo sguardo spazia fino a capo Mannu.

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Lungo la SS292, tra l'uscita per Santa Caterina di Pittinuri e quella per S'Archittu, troviamo sulla sinistra, indicata da un cartello, la deviazione per i resti della città di Cornus. Percorriamo la strada bianca per circa due chilometri, quindi prendiamo il sentiero che porta direttamente all'area archeologica. La città di Cornus fu edificata probabilmente dai Cartaginesi alla fine del VI secolo a.C. Della città punica sono stati rinvenuti i resti della cinta muraria, varie aree funerarie con tombe a camera scavate nella roccia e sepolture ad incinerazione. L'antica città di Cornus è famosa per essere stata la patria di Ampsicora, l'ultimo baluardo dell'indipendenza dei sardi contro gli invasori Romani. In età paleocristiana, non lontano dall'antica Cornus ebbe notevole importanza il centro religioso di Columbaris, di cui restano visibili un'importante area cimiteriale e tre basiliche. La grande necropoli paleocristiana cominciò ad essere utilizzata nella prima metà del IV secolo. Nella seconda metà del IV secolo viene costruita la basilica arcaica, con abside. Poco più tardi vengono costruite anche le altre due basiliche, comunicanti e con pianta analoga ma inversa. Oggi il sito si trova in stato di completo abbandono, ingombro di cespugli ed erbacce che ne ostacolano la fruizione e la comprensione.

Alla conquista romana, avvenuta nel 238 a.C., la popolazione si ribellò, nel 215, durante la II guerra tra Roma e Cartagine. Dopo la battaglia di Canne, prevedendo la sconfitta romana, in Sardegna si sviluppa la ribellione guidata da due ricchi, forse proprietari terrieri, Ampsicora di Cornus e Annone di Tharros. Di Ampsicora, Tito Livio dice «qui tum auctoritate atque opibus longe primus erat», ossia il primo di gran lunga per prestigio e per ricchezze. Sapendo che Annibale sta sconfiggendo in diverse battaglie i Romani, chiedono aiuto a Cartagine, che invia Asdrubale il Calvo. Secondo i piani di Ampsicora, la flotta dovrebbe sbarcare a capo Mannu per unirsi alle sue truppe. Ma, per evitare lo scontro con la flotta romana presente a Karalis, il comandante preferisce costeggiare il nord Africa, viene però colto da una tempesta che lo dirotta alla Baleari. I Romani, al comando del generale Manlio, marciano su Cornus, mentre Ampsicora si trova all'interno dell'isola a chiedere rinforzi alle tribù dei sardi Pelliti, ossia vestiti di pelli. Ha lasciato il comando al figlio Josto, che viene sconfitto ed ucciso nella battaglia di Cornus del 215, nella quale 3000 sardi muoiono e 800 vengono fatti prigionieri. Comunque, Manlio non si fida di proseguire verso l'interno e rientra a Karalis, verso la quale marciano anche i Cartaginesi finalmente arrivati e unitisi alle truppe di Ampsicora. Lo scontro finale avviene nella piana di Sanluri, dove i Romani vincono uccidendo 12000 sardo-Punici e catturandone 3700. Ampsicora, affranto per la morte del figlio e per non cadere in mani nemiche, si uccide. Le sue truppe superstiti si ritirano dentro Cornus, dove oppongono una strenua resistenza, che terminerà con la completa distruzione della città e la fuga della popolazione all'interno dell'isola.

Nei dintorni di Cuglieri, sulla SP19 verso Santu Lussurgiu, troviamo, sopra una collina basaltica, il Casteddu Etzu o castello di Montiferru, fatto edificare nel 1160 da Ottocorre, fratello di Barisone II giudice di Torres, allo scopo di difendere i confini meridionali del Giudicato, prima di tentare senza successo l'invasione del Giudicato di Arborea, ed entrato in seguito in possesso degli stessi giudici di Arborea.

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Il monte Ferru

Raggiungiamo il monte Ferru percorrendo la SP19 che porta da Cuglieri a Santu Lussurgiu. Da qui arriviamo alla località detta la Madonnina, da dove si gode un bel panorama. Il monte Ferru è un massiccio di origine vulcanica, formato quindi da rocce basaltiche e trachitiche, da cui svettano alcune cime che raggiungono e a volte superano i 1000 m. Il massiccio è coperto quasi interamente da fitti boschi di lecci, che arrivano sino ai 900 metri d'altitudine.

Santu Lussurgiu Visualizza la mappa

immagineInformazioni turistiche Usciamo da Cuglieri sulla SP19 che dopo 16 chilometri ci porta a Santu Lussurgiu (nome in lingua Santu Lussurzu, metri 503, abitanti 2.676), un tipico paese medievale situato ai piedi del versante sud-orientale della catena del monte Ferru e si sviluppa all'interno di un cratere di origine vulcanica spento da circa 1,5 milioni di anni. La vallata che lo circonda è caratterizzata da una rigogliosa vegetazione e numerose sorgenti.

Presso via Roma, in via Meloni, possiamo visitare, in una tipica casa settecentesca, il Museo della Tecnologia Contadina, che conserva gli oggetti della cultura e della tradizione contadina.

A Santu Lussurgiu il carnevale è una manifestazione particolarmente sentita. Quello che lo caratterizza è la tradizionale corsa a cavallo detta «Sa Carrela 'e Nati», una corsa a pariglia che ha preso il nome da una strada sterrata in terra battuta situata nel centro storico del paese. La domenica di carnevale i primi cavalieri, tutti rigorosamente lussurgesi, si presentano a «s'Iscappadorzu», il punto in cui avrà inizio la manifestazione. Le pariglie sono composte da due o tre cavalieri per volta, e l'abilità dei cavalieri consiste nel mettere insieme la maestria equestre, l'assetto durante la corsa, la compostezza dei cavalli lungo il tortuoso percorso.

immagineIl nome del paese rivela un'antica devozione per il martire cristiano San Lussorio. Dopo la metà di agosto vi si svolge la l'Ardia di San Lussorio, dedicata al martire guerriero il cui significato simbolico si perde nella notte dei tempi. Rappresenta ai giorni nostri la vittoria del cristianesimo sulle forze pagane. Ha inizio con la consegna dei tre stendardi benedetti ai tre cavalieri prescelti, coloro che, rappresentanti le forze del bene, dovranno guidare la corsa. In onore del Santo patrono i cavalieri de «su Sotziu de Santu Lussurzu» si affrontano tra le vie del paese in una sfrenata corsa equestre. L'abbigliamento dei cavalieri è costituito dal costume lussurgese, formato da «su cappottinu 'e fresi» (giubotto d'orbace), «su zippone» (una giacca che sagoma il busto fino alla vita), «su cossu 'e pedde 'e ittellu» (corsetto di pelle di vitello) e la camicia bianca tradizionale.

Visualizza la mappa Informazioni turistiche Lungo la SP19 proveniente da Cuglieri, circa tre chilometri prima di entrare in Santu Lussurgiu prendiamo sulla sinistra la SP20 verso Macomer e dopo tre chilometri troviamo sulla destra la località termale di San Leonardo de Siete Fuentes. Qui venne edificata nel XII secolo la chiesa di San Leonardo, in stile Romanico-pisano, in seguito nel XIII secolo ampliata e modificata. In origine apparteneva al monastero e all'ospedale dei monaci Gerosolimitani. L'interno è a navata unica con copertura a capriate, le decorazioni gli archi interni e l'abside sono in forme gotiche. Vicino si trovano le famose sorgenti delle Sette Fonti, le cui acque hanno grandi proprietà diuretiche. Nei primi giorni di luglio qui si svolge la fiera del cavallo sardo più importante della Sardegna.

Proseguendo lungo la SP20 verso Macomer, a circa 2,4 chilometri da San Leonardo troviamo un stradina in salita sulla sinistra, che inizia sterrata e prosegue in cemento. Proseguendo a piedi lungo la salita, troviamo in un sentiero ben tracciato che conduce fino al nuraghe Elighe Onna. È isolato su una piccola altura basaltica, di tipo complesso, formato da un mastio centrale e due torri laterali, collegati da una muraglia. Attraverso la muraglia era ricavato il corridoio che partendo dall'ingresso principale, conduceva sia alla torre centrale che a quelle laterali, tramite altri due corridoi perpendicolari. Nella torre centrale, la volta a tholos è quasi intatta. Ai piedi dell'altura si trovano i resti di una tomba dei giganti.

Prendendo da Santu Lussurgiu la SP15 verso est in direzione di Abbasanta, a pochi chilometri dalla frazione di Sant'Agostino, vicino alle sorgenti di Santu Miale, troviamo il nuraghe Piricu, del tipo monotorre. È in buono stato di conservazione, costruito su due piani sovrapposti dei quali quello inferiore è intatto e quello superiore manca solamente della copertura a tholos. Al piano superiore è presente una grande finestra che dà sul lato dell'ingresso.

Bonarcado Visualizza la mappa

immagineInformazioni turistiche Da Santu Lussurgiu prendiamo verso sud la SP15 proveniente da Abbasanta e dopo circa sei chilometri arriviamo a Bonarcado (nome in lingua Bonàrcadu, metri 282, abitanti 1.709), paese situato sul lato orientale del monte Ferru. Di origine medioevale, il nome indica una località retta da un unico capo. È stato un importante centro religioso, tanto che nel 1302 fu sede di un Concilio. L'economia del paese si basa sull'agricoltura, la pastorizia e l'artigianato.

Alla periferia dell'abitato sorge la chiesa di Santa Maria, una grande costruzione Romanica in basalto nero e trachite. Apparteneva a un monastero Camaldolese. Consacrata nel 1147, del primo impianto tosco-lombardo ad una navata, rimangono quasi solo la facciata a triplice arcata ed il portale incorniciato da un curioso arco Romanico a tutto sesto in pietra nera e rossa. Ampliata tra il 1242 e il 1268 da costruttori arabi, la pianta è stata allungata e sono stati inseriti nell'abside motivi moreschi. Su un blocco dell'esterno del muro posteriore, è possibile vedere una scritta che riporta la data del 1268, anno in cui furono ultimate le prime modifiche. L'edificio ha subito altri rimaneggiamenti, nel XVII secolo furono aggiunte le cappelle laterali e una seconda navata, nell'800, fu costruita la parte superiore del campanile.

Nelle immediate vicinanze del paese troviamo il santuario di Nostra Signora di Bonacattu, di origine bizantina, del VII secolo, rimaneggiato nel 1242 dai costruttori arabi, specialmente sulla facciata. Ha pianta a croce greca, con una cupoletta centrale. All'interno si trova una terracotta policroma che raffigura la Madonna col Bambino, attribuita ad un allievo di Donatello.

Seneghe Visualizza la mappa

immagineInformazioni turistiche Da Bonarcado la SP15 condurrebbe a Milis. Prendiamo invece la SP11 verso Narbolia e dopo circa quattro chilometri arriviamo a Seneghe (nome in lingua Sèneghe, metri 305, abitanti 1.978), paese ad economia pastorale situato sul versante orientale del monte Ferru. Nel centro storico si conservano numerosi esempi di ornati popolareschi sulle finestre e sulle porte delle abitazioni, scolpiti nel tufo. Seneghe è conosciuto per il suo olio d'oliva e per il miele che vi si produce, vincitore di vari premi a livello nazionale, e per la ricchezza di siti archeologici di cui è disseminato il suo territorio.

In centro possiamo visitare la parrocchiale di Santa Maria Immacolata o Santa Maria della Rosa, con pianta a croce greca. Le sue origini risalgono al IX secolo, ma che fu interamente ricostruita tra 1798 al 1893. All'interno si possono ammirare begli affreschi di Maurizio Spano.

Arrivando da Bonarcado, poco prima di entrare in Seneghe troviamo il bivio per S'Iscala, dove inizia una strada che arriva fino ad oltre 1.000 metri di quota, che porta al nuraghe Ruju, situato a 750 metri. È un nuraghe monotorre così chiamato per la sua caratteristica colorazione rossastra. Si conserva ancora in buone condizioni.

Da Seneghe proseguiamo sulla SP11 in direzione di Narbolia e dopo cinque chilometri troviamo una strada bianca che porta al nuraghe Mesumaiore, o Mesone Majore. È un nuraghe complesso, di tipo quadrilobato, con un mastio centrale e quattro torri latarali circondate da un bastione. Raggiunge un'altezza di più di 10 metri e il piano terreno si presenta ben conservato, mentre del piano superiore manca la copertura. Dall'alto del nuraghe si domina tutta la pianura del Campidano. Nelle vicinanze del nuraghe un sentiero, che passa in mezzo ai pascoli, porta alla tomba dei giganti di Sa Fache e S'Artare, ancora in buono stato.

La prossima tappa del nostro viaggio

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Nella prossima tappa del nostro viaggio entreremo nel Campidano di Oristano recandoci a visitare Narbolia e le spiagge di Is Arenas. Visiteremo poi Milis, Mauladu, Tramatza, San Vero Milis e la lavorazione del giunco, Riola sardo, Baratili San Pietro e la costruzione de Is Fassonis, Zeddiani.

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