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| Nel Montiferru da Sennariolo a Scano di Montiferro e Cuglieri, da Santu Lussurgiu con San Leonardo de Siete Fuentes a Bonarcado, Seneghe e Narbolia
In questa tappa del nostro viaggio ci recheremo a visitare il Montiferru, da Sennariolo a Scano di Montiferru. Visiteremo Cuglieri con la sua costiera che comprende Santa Caterina di Pittinuri, S'Archittu e Torre del Pozzo. Proseguiremo da Santu Lussurgiu, con la località termale di San Leonardo de Siete Fuentes, a Bonarcado e Seneghe.
Per ingrandire le immagini e per scorrerle cliccare sulle immagini piccole presenti in questa pagina. La regione del Montiferru Il Montiferru è una regione della Sardegna che prende il nome dal massiccio di origine vulcanica Monte Ferru, che si trova a nord di Oristano. I comuni che ne fanno parte si trovano tutti in Provincia di Oristano e sono: Bonarcado, Cuglieri, Narbolia, Paulilatino, Santu Lussurgiu, Scano di Montiferro, Seneghe e Sennariolo. È un'area coperta da fitti boschi, caratterizzata da formazioni rocciose come i basalti colonnari di Cuglieri, e dalla grande abbondanza di sorgenti fra cui le famose Siete Fuentes presso la Chiesa romanica di San Leonardo. Si tratta di una zona agricola, abitata sin dalla preistoria, come dimostra l'antica città romana e altomedievale di Cornus. La costa è caratterizzata da falesie calcaree, come quelle di Santa Caterina di Pittinuri e di S'Archittu, e da scure scogliere di basalto.
Sennariolo  Da Tresnuraghes la SS292, dopo sei chilometri, ci porta a Sennariolo (metri 274, abitanti 179), un piccolo centro del Montiferru. Il paese è particolarmente conosciuto per l'olivicoltura e per la produzione di formaggio di buona qualità.
La Parrocchiale di Sant'Andrea risale al 1676, data incisa sull'architrave in trachite rossa che incornicia il portale al centro della facciata. L'interno è a navata unica con volta a botte. Addossata alla destra della facciata è la bella torre campanaria, completata nel 1867. I dintorni di SennarioloNei dintorni di Sennariolo, a circa 5 km in direzione ovest, si trova la Chiesa campestre o Santuario di Santa Vittoria, edificata in una magnifica posizione panoramicala in cima alla montagnola omonima. La Chiesa, edificata in tempi antichi, è stata dedicata a Santa Vittoria per commemorare la vittoria degli abitanti del paese sugli invasori saraceni. Una deviazione a Scano di Montiferro  Da Sennariolo effettuiamo una deviazione prendendo la SP22 per tre chilometri, poi deviamo a destra sulla SP21 che dopo 300 metri ci porta a Scano di Montiferro (nome in lingua Iscanu, metri 380, abitanti 1.794), situato alle pendici del massiccio del Monte Ferru, a ridosso dei colli di San Giorgio, di Santa Croce e del promontorio di Iscrivu.
In centro si trova la chiesa Parrocchiale dedicata a San Pietro Apostolo, risalente alla fine del XVIII secolo. Conserva molte pregiate opere d'arte, fra le quali un simulacro in legno dorato e policromato del XVII secolo raffigurante San Pietro in cattedra. Interessante è anche la Chiesa di San Nicolò, con la facciata in stile neoclassico. La Chiesa ospita al suo interno una tela di Emilio Scherer, pittore nato a Parma nel 1945 e trapiantatosi in Sardegna, dove è morto a Bosa nel 1924. Sempre nel paese si trova la Chiesa del Santo Rosario, sede della confraternita omonima. La Chiesa custodisce all'interno una preziosa statua attribuita allo scultore Giuseppe Anonio Lonis, il principale scultore del '700 sardo, nato a Senorbì nel 1720 e morto a Cagliari nel 1805. Sorgenti e siti archeologici nei dintroni di Scano di MontiferroNel territorio comunale sono attive le sorgenti di Sant'Antioco, che forniscono di acqua potabile i paesi del circondario. Seguendo la SP21 per tre chilometri, prendiamo poi a destra la SP63 verso Sindia e dopo un paio di chilometri troviamo la deviazione a destra per le sorgenti. Tra i massi di basalto sgorgano cinque polle che formano un ruscello il quale, attraversando l'omonima località, va ad alimentare il Rio Mannu. Con una gettata di 150 litri al secondo sono considerate le sorgenti più copiose del Montiferru. Vicino alle sorgenti sorge il Santuario di Sant'Antioco, costruito probabilmente nel 1636. L'edificio è a pianta rettangolare, affiancato su entrambi i lati da «sos pendentes», piccoli ambienti con la funzione di ospitare i pellegrini. Riprendiamo la SP21 e la seguiamo in direzione di Sagama, dopo aver percorso due chilometri e mezzo vediamo sulla sinistra della strada il nuraghe Nurcale. Si tratta di un nuraghe complesso formato da un mastio centrale circondato da quattro torri laterali collegate da massicce mura rettilinee. La torre centrale fu la prima parte ad essere costruita, mentre in una seconda fase furono aggiunte le altre torri e i bastioni di collegamento. L'ingresso principale permette di accedere al cortile interno, a forma di semiluna. Da questo si accede alla torre centrale ed alle torri laterali sud-est e nord-est, mentre le altre due torri erano collegate al cortile da due lunghi corridoi scavati all'interno dei bastioni, ancora ingombri da crolli. La torre centrale, con un'altezza residua di 11 metri, contiene due camere sovrapposte delle quali quella inferiore ben conservata. Attorno al nuraghe si distinguono i resti di un'ulteriore cinta muraria dotata di varie altre torri, all'interno della quale si trova il grande villaggio preistorico. Nel sito sono attualmente in corso lavori di scavo archeologico e di consolidamento, finalizzati alla creazione del parco archeologico. 
Usciamo da Scano Montiferro sulla SP21 e prendiamo, dopo 500 metri verso est, la SP78 per Borore. Dopo circa due chilometri, prima di arrivare alla Chiesa di Santa Arvara o Santa Barbara, vediamo su uno sperone roccioso sulla sinistra il nuraghe Abbaudi. È un nuraghe di tipo monotorre con un'altezza residua di 10 metri, uno dei meglio conservati della zona. Nelle vicinanze, a pochi metri dal nuraghe, si trovano le due domus de janas delle quali una è formata da un atrio e una cella, mentre l'altra è semidistrutta o forse non è mai stata terminata. Proseguendo sulla SP78 per circa un chilometro, troviamo sulla sinistra la Chiesetta di Santa Arvara o Santa Barbara. Un poco più in alto, a sinistra della Chiesa, troviamo il nuraghe Santa Arvara. È un grosso nuraghe arcaico, monotorre, costruito con massi enormi di basalto rosso, con l'ingresso dotato di un grande architrave. Cuglieri  Da Sennariolo la SS292 prosegue all'interno sul massiccio vulcanico di Monte Ferru, e ci porta dopo quattro chilometri a Cuglieri (nome in lingua Culliri, metri 483, abitanti 3.099,). È un centro dal tipico aspetto montano, in posizione digradante, che si estende su un declivio dominato dalla Basilica della Madonna della Neve da cui si gode uno splendido panorama fino al mare, tutto circondato da frutteti, oliveti e boschi. La città ha un bel centro storico ed il suo territorio, così ricco d'acque, appare straordinariamente fertile e vitale. 
Nella parte alta del paese troviamo la Basilica Collegiata di Santa Maria della Neve, realizzata a fine '600, in seguito al crollo della Chiesa duecentesca precedente, in stile barocco isolano, ed eretta a Basilica dal 1810. La Chiesa, che costituisce la Parrocchiale di Cuglieri, domina il centro abitato dalla cima del colle Bardosu, sul quale si erge preceduta da un panoramico piazzale. All'interno si trova una preziosa statua in pietra dipinta del XV secolo che raffigura la Madonna della Neve. Conserva all'interno anche un dipinto di Emilio Scherer del 1875, che segna l'inizio del lavoro di questo pittore in Sardegna.
La costiera di Cuglieri Nel 2009 Legambiente con la sua Goletta Verde ha assegnato il riconoscimento di 4 vele alla costiera di Cuglieri, indicata erroneamente come costiera di Cabras, nella quale le spiagge consigliate sono quelle di Santa Caterina di Pittinuri e quella di S'Archittu.
Proseguiamo lungo la SS292 e, un poco più avanti, ci riavviciniamo alla costa. Dopo 15 chilometri incontriamo Santa Caterina di Pittinuri, un centro turistico formatosi nel dopoguerra attorno alla Chiesa di Santa Caterina. Sotto la torre di Pittinuri si sviluppa la Spiaggia di Santa Caterina, in un litorale per gran parte roccioso.

Percorsi altri due chilometri arriviamo al borgo turistico S'Archittu, con la Spiaggia omonima. Il centro turistico è noto perché sul litorale all'estremo nord dell'abitato vediamo lo spettacolare arco naturale scavato dal mare nella roccia, su cui possiamo passare a piedi camminando su un tappeto di fossili marini.

Lungo la costa verso sud, all'altezza della torre Su Puttu, troviamo il borgo turistico di Torre del Pozzo dal quale lo sguardo spazia fino a Capo Mannu.

I resti della città di Cornus con il centro religioso di ColumbarisLungo la SS292, tra l'uscita per Santa Caterina di Pittinuri e quella per S'Archittu, troviamo sulla sinistra, indicata da un cartello, la deviazione per i resti della città di Cornus. Percorriamo la strada bianca per circa due chilometri, quindi prendiamo il sentiero che porta direttamente all'area archeologica. La città di Cornus fu edificata probabilmente dai Cartaginesi alla fine del VI secolo a.C. Della città punica sono stati rinvenuti i resti della cinta muraria, varie aree funerarie con tombe a camera scavate nella roccia e sepolture ad incinerazione. L'antica città di Cornus è famosa per essere stata la patria di Ampsicora, l'ultimo baluardo dell'indipendenza dei sardi contro gli invasori Romani. In età paleocristiana, non lontano dall'antica Cornus ebbe notevole importanza il centro religioso di Columbaris, di cui restano visibili un'importante area cimiteriale e tre basiliche. La grande necropoli paleocristiana cominciò ad essere utilizzata nella prima metà del IV secolo. Nella seconda metà del IV secolo viene costruita la Basilica arcaica, con abside. Poco più tardi vengono costruite anche le altre due basiliche, comunicanti e con pianta analoga ma inversa. Oggi il sito si trova in stato di completo abbandono, ingombro di cespugli ed erbacce che ne ostacolano la fruizione e la comprensione. Alla conquista romana, avvenuta nel 238 a.C., la popolazione si ribellò, nel 215, durante la II guerra tra Roma e Cartagine. Dopo la battaglia di Canne, prevedendo la sconfitta romana, in Sardegna si sviluppa la ribellione guidata da due ricchi, forse proprietari terrieri, Ampsicora di Cornus e Annone di Tharros. Di Ampsicora, Tito Livio dice «qui tum auctoritate atque opibus longe primus erat», ossia il primo di gran lunga per prestigio e per ricchezze. Sapendo che Annibale sta sconfiggendo in diverse battaglie i Romani, chiedono aiuto a Cartagine, che invia Asdrubale il Calvo. Secondo i piani di Ampsicora, la flotta dovrebbe sbarcare a Capo Mannu per unirsi alle sue truppe. Ma, per evitare lo scontro con la flotta romana presente a Karalis, il comandante preferisce costeggiare il nord Africa, viene però colto da una tempesta che lo dirotta alla Baleari. I Romani, al comando del generale Manlio, marciano su Cornus, mentre Ampsicora si trova all'interno dell'isola a chiedere rinforzi alle tribù dei sardi Pelliti, ossia vestiti di pelli. Ha lasciato il comando al figlio Josto, che viene sconfitto ed ucciso nella battaglia di Cornus del 215, nella quale 3000 sardi muoiono e 800 vengono fatti prigionieri. Comunque, Manlio non si fida di proseguire verso l'interno e rientra a Karalis, verso la quale marciano anche i Cartaginesi finalmente arrivati e unitisi alle truppe di Ampsicora. Lo scontro finale avviene nella piana di Sanluri, dove i Romani vincono uccidendo 12000 sardo-Punici e catturandone 3700. Ampsicora, affranto per la morte del figlio e per non cadere in mani nemiche, si uccide. Le sue truppe superstiti si ritirano dentro Cornus, dove oppongono una strenua resistenza, che terminerà con la completa distruzione della città e la fuga della popolazione all'interno dell'isola. 
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Il Monte Ferru con il Castello EtzuRaggiungiamo il Monte Ferru percorrendo la SP19 che porta da Cuglieri a Santu Lussurgiu. Da qui arriviamo alla località detta la Madonnina, da dove si gode un bel panorama. Il Monte Ferru è un massiccio di origine vulcanica, formato quindi da rocce basaltiche e trachitiche, da cui svettano alcune cime che raggiungono e a volte superano i 1000 m. Il massiccio è coperto quasi interamente da fitti boschi di lecci, che arrivano sino ai 900 metri d'altitudine. Nei dintorni di Cuglieri, sulla SP19 verso Santu Lussurgiu, troviamo, sopra una collina basaltica, il Casteddu Etzu o Castello di Montiferru, fatto edificare nel 1160 da Ottocorre, fratello di Barisone II giudice di Torres, allo scopo di difendere i confini meridionali del Giudicato, prima di tentare senza successo l'invasione del Giudicato di Arborea, ed entrato in seguito in possesso degli stessi giudici di Arborea. 
Santu Lussurgiu  Usciamo da Cuglieri sulla SP19 che dopo 16 chilometri ci porta a Santu Lussurgiu (nome in lingua Santu Lussurzu, metri 503, abitanti 2.676), un tipico paese medievale situato ai piedi del versante sud-orientale della catena del Monte Ferru e si sviluppa all'interno di un cratere di origine vulcanica spento da circa 1,5 milioni di anni. La vallata che lo circonda è caratterizzata da una rigogliosa vegetazione e numerose sorgenti.
In centro si trova la chiesa Parrocchiale di San Paolo Apostolo, della quale non si conosce la data di costruzione ma di sicuro era già presente nel 1469. In quell'anno, a Roma, papa Paolo II scriveva al canonico di Ploaghe raccomandandogli l'attribuzione della prebenda di San Pietro di Santu Lussurgiu ammontante a 150 fiorini d'oro al giovane Giovanni de Ribellis in seguito alla sua ordinazione sacerdotale. Importante è la Chiesa di Santa Croce, anticamente intitolata a San Lussorio, martire cristiano e venerato in tutta la Sardegna. La Chiesa è stata consacrata nel 1185 dal vescovo di Bosa. Attorno a questa Chiesetta campestre è sorto tutto il nucleo abitativo del paese. Nella parte alta del paese si trova la Chiesa di Santa Maria degli Angeli. È stata edificata nel 1473 in stile tardo gotico-aragonese per volere dei frati minori osservanti e del Beato Bernardino da Feltre, che giunsero a Santu Lussurgiu nel 1420. Nell'atrio della Chiesa è infatti murata una lapide con l'iscrizione: «Fue fundado este convento por el B. Bernardino de Feltro el dia 2 de agosto de 1478». La Chiesa, recentemente restaurata, conserva al suo interno una preziosa statua lignea del 1500 della Madonna degli Angeli col Bambino, ed è arricchita da un pulpito ligneo e da una pregevole pala d'altare in legno policromo. Nella parte centrale del paese, in via Meloni, presso via Roma, possiamo visitare, in una antica casa padronale del XVIII secolo, il Museo della Tecnologia Contadina. La casa è costituita da 23 vani di cui 11, su due piani, sono adibiti a Museo. Il Museo, nato nel 1976, raccoglie oltre duemila strumenti da lavoro e oggetti della cultura e della tradizione contadina, raccolti e catalogati sapientemente in più di vent'anni di lavoro. A Santu Lussurgiu il carnevale è una manifestazione particolarmente sentita. Quello che lo caratterizza è la tradizionale corsa a cavallo detta «Sa Carrela 'e Nati», una corsa a Pariglia che ha preso il nome da una strada sterrata in terra battuta situata nel centro storico del paese. La domenica di carnevale i primi cavalieri, tutti rigorosamente lussurgesi, si presentano a «s'Iscappadorzu», il punto in cui avrà inizio la manifestazione. Le pariglie sono composte da due o tre cavalieri per volta, e l'abilità dei cavalieri consiste nel mettere insieme la maestria equestre, l'assetto durante la corsa, la compostezza dei cavalli lungo il tortuoso percorso. |
Il nome del paese rivela un'antica devozione per il martire cristiano San Lussorio. Dopo la metà di agosto vi si svolge la l'Ardia di San Lussorio, dedicata al martire guerriero il cui significato simbolico si perde nella notte dei tempi. Rappresenta ai giorni nostri la vittoria del cristianesimo sulle forze pagane. Ha inizio con la consegna dei tre stendardi benedetti ai tre cavalieri prescelti, coloro che, rappresentanti le forze del bene, dovranno guidare la corsa. In onore del Santo patrono i cavalieri de «su Sotziu de Santu Lussurzu» si affrontano tra le vie del paese in una sfrenata corsa equestre. L'abbigliamento dei cavalieri è costituito dal costume lussurgese, formato da «su cappottinu 'e fresi» (giubotto d'orbace), «su zippone» (una giacca che sagoma il busto fino alla vita), «su cossu 'e pedde 'e ittellu» (corsetto di pelle di vitello) e la camicia bianca tradizionale. |
I dintorni di Santu Lussurgiu con San Leonardo de Siete Fuentes Lungo la SP19 proveniente da Cuglieri, circa tre chilometri prima di entrare in Santu Lussurgiu prendiamo sulla sinistra la SP20 verso Macomer e dopo tre chilometri troviamo sulla destra la località termale di San Leonardo de Siete Fuentes. Qui venne edificata nel XII secolo la Chiesa di San Leonardo, in stile romanico-pisano, in seguito nel XIII secolo ampliata e modificata. In origine apparteneva al monastero e all'ospedale dei monaci Gerosolimitani. L'interno è a navata unica con copertura a capriate, le decorazioni gli archi interni e l'abside sono in forme gotiche. Vicino si trovano le famose sorgenti delle Sette Fonti, le cui acque hanno grandi proprietà diuretiche. Nei primi giorni di luglio qui si svolge la fiera del cavallo sardo più importante della Sardegna.
Proseguendo lungo la SP20 verso Macomer, a circa 2,4 chilometri da San Leonardo troviamo un stradina in salita sulla sinistra, che inizia sterrata e prosegue in cemento. Proseguendo a piedi lungo la salita, troviamo in un sentiero ben tracciato che conduce fino al nuraghe Elighe Onna. È isolato su una piccola altura basaltica, di tipo complesso, formato da un mastio centrale e due torri laterali, collegati da una muraglia. Attraverso la muraglia era ricavato il corridoio che partendo dall'ingresso principale, conduceva sia alla torre centrale che a quelle laterali, tramite altri due corridoi perpendicolari. Nella torre centrale, la volta a tholos è quasi intatta. Ai piedi dell'altura si trovano i resti di una tomba dei giganti. Prendendo da Santu Lussurgiu la SP15 verso est in direzione di Abbasanta, a pochi chilometri dalla frazione di Sant'Agostino, vicino alle sorgenti di Santu Miale, troviamo il nuraghe Piricu, del tipo monotorre. È in buono stato di conservazione, costruito su due piani sovrapposti dei quali quello inferiore è intatto e quello superiore manca solamente della copertura a tholos. Al piano superiore è presente una grande finestra che dà sul lato dell'ingresso. Bonarcado  Da Santu Lussurgiu prendiamo verso sud la SP15 proveniente da Abbasanta e dopo circa sei chilometri arriviamo a Bonarcado (nome in lingua Bonàrcadu, metri 282, abitanti 1.709), paese situato sul lato orientale del Monte Ferru. Di origine medioevale, il nome indica una località retta da un unico capo. È stato un importante centro religioso, tanto che nel 1302 fu sede di un Concilio. L'economia del paese si basa sull'agricoltura, la pastorizia e l'artigianato.
Nella parte alta dell'abitato si trova la Chiesa Parrocchiale di Santa Maria di Bonarcado, che descriveremo nei dettagli più avanti. Attraverso il Condaghe di Santa Maria di Bonarcado sappiamo della fondazione, attorno al 1100, per volontà del giudice di Arborea Costantino I de Lacon Gunale, di un monastero camaldolese affiliato all'abbazia pisana di San Zeno, ampliamente dotato in chiese, terre, uomini e bestiame. La Chiesa di Santa Maria a Bonarcado con il Santuario di Nostra Signora di BonacattuLa Chiesa di Santa Maria di Bonarcado è una grande costruzione Romanica in basalto nero e trachite. Apparteneva al monastero camaldolese affiliato all'abbazia pisana di San Zeno. Consacrata nel 1147, del primo impianto tosco-lombardo ad una navata, rimangono quasi solo la facciata a triplice arcata ed il portale incorniciato da un curioso arco romanico a tutto sesto in pietra nera e rossa. Ampliata tra il 1242 e il 1268 da costruttori arabi, la pianta è stata allungata e sono stati inseriti nell'abside motivi moreschi. Su un blocco dell'esterno del muro posteriore, è possibile vedere una scritta che riporta la data del 1268, anno in cui furono ultimate le prime modifiche. L'edificio ha subito altri rimaneggiamenti, nel XVII secolo furono aggiunte le cappelle laterali e una seconda navata, nell'800, fu costruita la parte superiore del campanile. Nelle immediate vicinanze della Chiesa di Santa Maria, si trova il Santuario di Nostra Signora di Bonacattu, di origine bizantina, del VII secolo, rimaneggiato anch'esso nel 1242 dai costruttori arabi, specialmente sulla facciata. Ha pianta a croce greca, con una cupoletta centrale. All'interno si trova una terracotta policroma che raffigura la Madonna col Bambino, attribuita ad un allievo di Donatello. Seneghe  Da Bonarcado la SP15 condurrebbe a Milis. Prendiamo invece la SP11 verso Narbolia e dopo circa quattro chilometri arriviamo a Seneghe (nome in lingua Sèneghe, metri 305, abitanti 1.978), paese ad economia pastorale situato sul versante orientale del Monte Ferru. Nel centro storico si conservano numerosi esempi di ornati popolareschi sulle finestre e sulle porte delle abitazioni, scolpiti nel tufo. Seneghe è conosciuto per il suo olio d'oliva e per il miele che vi si produce, vincitore di vari premi a livello nazionale, e per la ricchezza di siti archeologici di cui è disseminato il suo territorio.
In centro possiamo visitare la Parrocchiale di Santa Maria Immacolata o Santa Maria della Rosa, con pianta a croce greca. Le sue origini risalgono al IX secolo, ma che fu interamente ricostruita tra 1798 al 1893. All'interno si possono ammirare begli affreschi di Maurizio Spano. Resti archeologici nei dintorni di SenegheArrivando da Bonarcado, poco prima di entrare in Seneghe troviamo il bivio per S'Iscala, dove inizia una strada che arriva fino ad oltre 1.000 metri di quota, che porta al nuraghe Ruju, situato a 750 metri. È un nuraghe monotorre così chiamato per la sua caratteristica colorazione rossastra. Si conserva ancora in buone condizioni. Da Seneghe proseguiamo sulla SP11 in direzione di Narbolia e dopo cinque chilometri troviamo una strada bianca che porta al nuraghe Mesumaiore, o Mesone Majore. È un nuraghe complesso, di tipo quadrilobato, con un mastio centrale e quattro torri latarali circondate da un bastione. Raggiunge un'altezza di più di 10 metri e il piano terreno si presenta ben conservato, mentre del piano superiore manca la copertura. Dall'alto del nuraghe si domina tutta la pianura del Campidano. Nelle vicinanze del nuraghe un sentiero, che passa in mezzo ai pascoli, porta alla tomba dei giganti di Sa Fache e S'Artare, ancora in buono stato. Narbolia  Da Seneghe proseguiamo sulla SP11, che in cinque chilometri ci porta a Narbolia (nome in lingua Narbulia, metri 57, abitanti 1.724), un piccolo centro a 21 chilometri da Oristano. Si caratterizza per la produzione di sughero, agrumi, uva e olive, tipici prodotti dell'isola. Il toponimo viene citato per la prima volta nel 1388 come «Nurapolia» nell'atto di pace stipulato tra Eleonora d'Arborea e il re d'Aragona.
In centro si trova la chiesa Parrocchiale di Santa Reparata Vergine Martire, che risale al '600. Sull'altare barocco è riportata la data del 1790, anno in cui fu realizzato. Santa Reparata è la Santa patrona la quale, secondo la leggenda, sarebbe stata bruciata dietro la Chiesa del paese. Questo deriva dal fatto che nei pressi della Chiesa è presente una torre nuragica che fu utilizzata come forno per la cottura della calce. Da qui il nome «su forru de santa arraparada», ossia il forno di Santa Reparata. La festa di Santa Reparata si svolge l'8 ottobre. I festeggiamenti iniziano circa un mese prima della festa quando si va nella pineta di Is Arenas per prendere della legna, e al ritorno in paese si prepara un falò che verràbruciato il primo giorno di festa. Il 9 ottobre la festa prevede l'esibizione di gruppi folcloristici e cantanti, gare di chitarra ed altro. Nel periodo di Carnevale si tiene, ormai da qualche anno, la sagra delle zippole, che vengono offerte gratuitamente ai partecipanti. È una fra le più apprezzate e amate della zona. Archeologia nei dintroni con la testa di gigante di Narbolia La testa di gigante di Narbolia è una testa di guerriero dagli occhi giganteschi, trovata quaranta anni fa a Narbolia a seguito degli scavi abusivi nel pozzo di Banatou, ed oggi esposta nell'Antiquarium Arborense di Oristano. Si tratta di una scultura in calcare con la forma di testa umana, molto danneggiata ma caratterizzata dal taglio rigido delle arcate orbitali e del naso, e dalla stilizzazione degli occhi a cerchi concentrici. Essa richiama da vicino le teste delle statue di arcieri e pugilatori di Mont'e Prama di Cabras, delle quali parleremo nella prossima pagina. L'apparente affinità tra i due siti è sottolineata dalla presenza, a Banatou, di un gran numero di frammenti di lastre squadrate in arenaria e in calcare.
Provenendo da Seneghe sulla SP11, poco prima della pietra miliare che indica il chilometri 11, troviamo sulla destra una strada bianca che percorriamo per circa tre chilometri per raggiungere il nuraghe Mesumaiore. È un nuraghe formato da un mastio centrale e da quattro torri laterali più piccole. Il nuraghe era stato costruito per tenere sotto controllo il Riu Maistu Impera. È in cattivo stato di conservazione. Da Narbolia prendiamo la SP11 per Riola Sardo e subito giriamo seguendo il cartello per Marina di Narbolia. Dopo 200 metri, superato un ponte, svoltiamo a sinistra e proseguiamo per 500 metri. Il nuraghe Accas è del tipo monotorre e si trova in non buono stato di conservazione. Il monumento non è stato ancora scavato. La camera è comunque accessibile dall'ingresso principale, la tholos che copre la camera è priva di un paio di filari. Da Riola Sardo prendiamo la SS292 e la percorriamo per circa quattro chilometri, portandoci in territorio di Narbolia, non lontano dalle distese desertiche di Is Arenas. Sulla destra troviamo il nuraghe Tradori, realizzato interamente in basalto nero. L'ingresso, con un'arcata ogivale, è molto basso. La camera interna è a pianta circolare con copertura a tholos, molto alta e ben conservata. All'esterno presenta una muraglia di grandi massi, che verso sud-est si apre in un cunicolo che discende in profondità, forse proprio sotto la costruzione. La vastissima Spiaggia di Is Arenas Nel 2009 Legambiente con la sua Goletta Verde ha assegnato il riconoscimento di 4 vele alla costiera di Narbolia, indicata erroneamente come costiera di Cabras, nella quale la Spiaggia consigliata è quella di Is Arenas.
Poco più avanti troviamo la grande pineta e la vastissima Spiaggia di Is Arenas. Ci possiamo arrivare da Narbolia, ma noi ci siamo arrivati seguendo la SS292 dopo aver visitato Santa Caterina di Pittinuri, S'Archittu e Torre del Pozzo, deviando lungo una strada bianca sulla destra seguendo le indicazioni per il campeggio Nurapolis, che raggiungiamo dopo 400 metri attraverso la bella pineta. Sulla sinistra dell'ingresso del campeggio un viottolo seminascosto tra la folta vegetazione ci porta alla Spiaggia, costituita da cinque chilometri di sabbia e dune con alle spalle la grande pineta, sulla quale nell'estate 2006 si è Spiaggiato un capodoglio. Proseguendo a piedi a sinistra per 10-15 minuti troviamo un tratto di Spiaggia dove si ha qualche presenza naturista.

Erano solo sconfinate dune di sabbia fino al '50 quando è iniziato il rimboschimento, e per la tutela di queste località con la legge regionale 31 del 1989 era stata decisa la costituzione del parco Regionale Naturale del Sinis Montiferru, del quale fiore all'occhiello sarebbe stata appunto la vasta Spiaggia e la bella pineta di Is Arenas. Il parco purtroppo non è mai stato realizzato, mentre negli ultimi tempi si è proposto un faraonico progetto immobiliare sulle dune e nel bosco costiero di Narbolia e San Vero Milis. Contro queste iniziative si sono mosse le associazioni ambientaliste ed è nato un Comitato Internazionale per la salvaguardia di Is Arenas, che richiede l'inclusione del territorio nella lista dei siti d'interesse comunitario protetti dalla Direttiva Europea Habitat (43/92) per promuovere un progetto di sviluppo sostenibile per tutta la Provincia di Oristano.
La prossima tappa del nostro viaggio | Nella prossima tappa del nostro viaggio entreremo nel Campidano di Oristano recandoci a visitare Milis, Mauladu e Tramatza. Ci recheremo poi a San Vero Milis dove vedremo la lavorazione del giunco. Andremo quindi a visitare Riola Sardo, Baratili San Pietro dove vedremo la costruzione de Is Fassonis, ed infine ci recheremo a Zeddiani. |  |
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