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| Il Montiferru da Sennariolo a Scano di Montiferro e Cuglieri, da Santu Lussurgiu a Bonarcado e Seneghe
La regione del MontiferruIl Montiferru è una regione della Sardegna che prende il nome dal massiccio di origine vulcanica monte Ferru, che si trova a nord di Oristano. È un'area coperta da fitti boschi, caratterizzata da formazioni rocciose come i basalti colonnari di Cuglieri, e dalla grande abbondanza di sorgenti fra cui le famose Siete Fuentes presso la chiesa Romanica di San Leonardo. Si tratta di una zona agricola, abitata sin dalla preistoria, come dimostra l'antica città romana e altomedievale di Cornus. La costa è caratterizzata da falesie calcaree, come quelle di Santa Caterina di Pittinuri e di S'Archittu, e da scure scogliere di basalto. Sennariolo | ||||
Alla conquista romana, avvenuta nel 238 a.C., la popolazione si ribellò, nel 215, durante la II guerra tra Roma e Cartagine. Dopo la battaglia di Canne, prevedendo la sconfitta romana, in Sardegna si sviluppa la ribellione guidata da due ricchi, forse proprietari terrieri, Ampsicora di Cornus e Annone di Tharros. Di Ampsicora, Tito Livio dice «qui tum auctoritate atque opibus longe primus erat», ossia il primo di gran lunga per prestigio e per ricchezze. Sapendo che Annibale sta sconfiggendo in diverse battaglie i Romani, chiedono aiuto a Cartagine, che invia Asdrubale il Calvo. Secondo i piani di Ampsicora, la flotta dovrebbe sbarcare a capo Mannu per unirsi alle sue truppe. Ma, per evitare lo scontro con la flotta romana presente a Karalis, il comandante preferisce costeggiare il nord Africa, viene però colto da una tempesta che lo dirotta alla Baleari. I Romani, al comando del generale Manlio, marciano su Cornus, mentre Ampsicora si trova all'interno dell'isola a chiedere rinforzi alle tribù dei sardi Pelliti, ossia vestiti di pelli. Ha lasciato il comando al figlio Josto, che viene sconfitto ed ucciso nella battaglia di Cornus del 215, nella quale 3000 sardi muoiono e 800 vengono fatti prigionieri. Comunque, Manlio non si fida di proseguire verso l'interno e rientra a Karalis, verso la quale marciano anche i Cartaginesi finalmente arrivati e unitisi alle truppe di Ampsicora. Lo scontro finale avviene nella piana di Sanluri, dove i Romani vincono uccidendo 12000 sardo-Punici e catturandone 3700. Ampsicora, affranto per la morte del figlio e per non cadere in mani nemiche, si uccide. Le sue truppe superstiti si ritirano dentro Cornus, dove oppongono una strenua resistenza, che terminerà con la completa distruzione della città e la fuga della popolazione all'interno dell'isola. |
Nei dintorni di Cuglieri, sulla SP19 verso Santu Lussurgiu, troviamo, sopra una collina basaltica, il Casteddu Etzu o castello di Montiferru, fatto edificare nel 1160 da Ottocorre, fratello di Barisone II giudice di Torres, allo scopo di difendere i confini meridionali del Giudicato, prima di tentare senza successo l'invasione del Giudicato di Arborea, ed entrato in seguito in possesso degli stessi giudici di Arborea.
Raggiungiamo il monte Ferru percorrendo la SP19 che porta da Cuglieri a Santu Lussurgiu. Da qui arriviamo alla località detta la Madonnina, da dove si gode un bel panorama. Il monte Ferru è un massiccio di origine vulcanica, formato quindi da rocce basaltiche e trachitiche, da cui svettano alcune cime che raggiungono e a volte superano i 1000 m. Il massiccio è coperto quasi interamente da fitti boschi di lecci, che arrivano sino ai 900 metri d'altitudine.

Usciamo da Cuglieri sulla SP19 che dopo 16 chilometri ci porta a Santu Lussurgiu (nome in lingua Santu Lussurzu, metri 503, abitanti 2.676), un tipico paese medievale situato ai piedi del versante sud-orientale della catena del monte Ferru e si sviluppa all'interno di un cratere di origine vulcanica spento da circa 1,5 milioni di anni. La vallata che lo circonda è caratterizzata da una rigogliosa vegetazione e numerose sorgenti.
Presso via Roma, in via Meloni, possiamo visitare, in una tipica casa settecentesca, il Museo della Tecnologia Contadina, che conserva gli oggetti della cultura e della tradizione contadina.
Lungo la SP19 proveniente da Cuglieri, circa tre chilometri prima di entrare in Santu Lussurgiu prendiamo sulla sinistra la SP20 verso Macomer e dopo tre chilometri troviamo sulla destra la località termale di San Leonardo de Siete Fuentes. Qui venne edificata nel XII secolo la chiesa di San Leonardo, in stile Romanico-pisano, in seguito nel XIII secolo ampliata e modificata. In origine apparteneva al monastero e all'ospedale dei monaci Gerosolimitani. L'interno è a navata unica con copertura a capriate, le decorazioni gli archi interni e l'abside sono in forme gotiche. Vicino si trovano le famose sorgenti delle Sette Fonti, le cui acque hanno grandi proprietà diuretiche. Nei primi giorni di luglio qui si svolge la fiera del cavallo sardo più importante della Sardegna.
Proseguendo lungo la SP20 verso Macomer, a circa 2,4 chilometri da San Leonardo troviamo un stradina in salita sulla sinistra, che inizia sterrata e prosegue in cemento. Proseguendo a piedi lungo la salita, troviamo in un sentiero ben tracciato che conduce fino al nuraghe Elighe Onna. È isolato su una piccola altura basaltica, di tipo complesso, formato da un mastio centrale e due torri laterali, collegati da una muraglia. Attraverso la muraglia era ricavato il corridoio che partendo dall'ingresso principale, conduceva sia alla torre centrale che a quelle laterali, tramite altri due corridoi perpendicolari. Nella torre centrale, la volta a tholos è quasi intatta. Ai piedi dell'altura si trovano i resti di una tomba dei giganti.
Prendendo da Santu Lussurgiu la SP15 verso est in direzione di Abbasanta, a pochi chilometri dalla frazione di Sant'Agostino, vicino alle sorgenti di Santu Miale, troviamo il nuraghe Piricu, del tipo monotorre. È in buono stato di conservazione, costruito su due piani sovrapposti dei quali quello inferiore è intatto e quello superiore manca solamente della copertura a tholos. Al piano superiore è presente una grande finestra che dà sul lato dell'ingresso.

Da Santu Lussurgiu prendiamo verso sud la SP15 proveniente da Abbasanta e dopo circa sei chilometri arriviamo a Bonarcado (nome in lingua Bonàrcadu, metri 282, abitanti 1.709), paese situato sul lato orientale del monte Ferru. Di origine medioevale, il nome indica una località retta da un unico capo. È stato un importante centro religioso, tanto che nel 1302 fu sede di un Concilio. L'economia del paese si basa sull'agricoltura, la pastorizia e l'artigianato.
Alla periferia dell'abitato sorge la chiesa di Santa Maria, una grande costruzione Romanica in basalto nero e trachite. Apparteneva a un monastero Camaldolese. Consacrata nel 1147, del primo impianto tosco-lombardo ad una navata, rimangono quasi solo la facciata a triplice arcata ed il portale incorniciato da un curioso arco Romanico a tutto sesto in pietra nera e rossa. Ampliata tra il 1242 e il 1268 da costruttori arabi, la pianta è stata allungata e sono stati inseriti nell'abside motivi moreschi. Su un blocco dell'esterno del muro posteriore, è possibile vedere una scritta che riporta la data del 1268, anno in cui furono ultimate le prime modifiche. L'edificio ha subito altri rimaneggiamenti, nel XVII secolo furono aggiunte le cappelle laterali e una seconda navata, nell'800, fu costruita la parte superiore del campanile.
Nelle immediate vicinanze del paese troviamo il santuario di Nostra Signora di Bonacattu, di origine bizantina, del VII secolo, rimaneggiato nel 1242 dai costruttori arabi, specialmente sulla facciata. Ha pianta a croce greca, con una cupoletta centrale. All'interno si trova una terracotta policroma che raffigura la Madonna col Bambino, attribuita ad un allievo di Donatello.

Da Bonarcado la SP15 condurrebbe a Milis. Prendiamo invece la SP11 verso Narbolia e dopo circa quattro chilometri arriviamo a Seneghe (nome in lingua Sèneghe, metri 305, abitanti 1.978), paese ad economia pastorale situato sul versante orientale del monte Ferru. Nel centro storico si conservano numerosi esempi di ornati popolareschi sulle finestre e sulle porte delle abitazioni, scolpiti nel tufo. Seneghe è conosciuto per il suo olio d'oliva e per il miele che vi si produce, vincitore di vari premi a livello nazionale, e per la ricchezza di siti archeologici di cui è disseminato il suo territorio.
In centro possiamo visitare la parrocchiale di Santa Maria Immacolata o Santa Maria della Rosa, con pianta a croce greca. Le sue origini risalgono al IX secolo, ma che fu interamente ricostruita tra 1798 al 1893. All'interno si possono ammirare begli affreschi di Maurizio Spano.
Arrivando da Bonarcado, poco prima di entrare in Seneghe troviamo il bivio per S'Iscala, dove inizia una strada che arriva fino ad oltre 1.000 metri di quota, che porta al nuraghe Ruju, situato a 750 metri. È un nuraghe monotorre così chiamato per la sua caratteristica colorazione rossastra. Si conserva ancora in buone condizioni.
Da Seneghe proseguiamo sulla SP11 in direzione di Narbolia e dopo cinque chilometri troviamo una strada bianca che porta al nuraghe Mesumaiore, o Mesone Majore. È un nuraghe complesso, di tipo quadrilobato, con un mastio centrale e quattro torri latarali circondate da un bastione. Raggiunge un'altezza di più di 10 metri e il piano terreno si presenta ben conservato, mentre del piano superiore manca la copertura. Dall'alto del nuraghe si domina tutta la pianura del Campidano. Nelle vicinanze del nuraghe un sentiero, che passa in mezzo ai pascoli, porta alla tomba dei giganti di Sa Fache e S'Artare, ancora in buono stato.
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