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Nel Montiferru da Sennariolo a Scano di Montiferro e Cuglieri, da Santu Lussurgiu con San Leonardo de Siete Fuentes a Bonarcado, Seneghe e Narbolia


Il nostro itinerarioIn questa tappa del nostro viaggio, ci recheremo a visitare la regione storica del Montiferru, da Sennariolo a Scano di Montiferru. Visiteremo Cuglieri con la sua costiera che comprende Santa Caterina di Pittinuri, S'Archittu e torre del Pozzo. Proseguiremo, quindi, da Santu Lussurgiu, con la località termale di San Leonardo de Siete Fuentes, per arrivare fino a Bonarcado ed a Seneghe.

La regione storica del Montiferru

Il MontiferruIl Montiferru è una regione della Sardegna che prende il nome dal massiccio di origine vulcanica Monte Ferru, che si trova a nord di Oristano. I comuni che ne fanno parte si trovano tutti in provincia di Oristano e sono: Bonarcado, Cuglieri, Narbolia, Paulilatino, Santu Lussurgiu, Scano di Montiferro, Seneghe e Sennariolo. È un'area coperta da fitti boschi, caratterizzata da formazioni rocciose come i basalti colonnari di Cuglieri, e dalla grande abbondanza di sorgenti. Si tratta di una zona agricola, abitata sin dalla preistoria, come dimostra la città di Cornus. La costa è caratterizzata da falesie calcaree come quelle di S'Archittu, e da scogliere di basalto.

Sennariolo Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Stemma del comune di SennarioloDa Tresnuraghes la SS292, dopo sei chilometri, ci porta a Sennariolo (metri 274, abitanti 179), un piccolo paese di meno di duecento anime, situato nel Montiferru.

Il paese di Sennariolo è particolarmente conosciuto per la sua economia, basata principalmente sull'olivicoltura, oltre che sulla produzione di diversi tipi di formaggi di buona qualità.

Il comune di Sennariolo nel 1927 viene trasferito dalla provincia di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella di Nuoro, dalla quale nel 1974, dopo la creazione della provincia di Oristano, viene trasferito nella provincia di Oristano.

Visita del centro della cittadina

La chiesa parrocchiale di Sant'Andrea risale al 1676, data incisa sull'architrave in trachite rossa che incornicia il portale al centro della facciata. L'interno è a navata unica con volta a botte. Addossata alla destra della facciata è la bella torre campanaria, completata nel 1867.

Nei dintorni di Sennariolo

Nei dintorni di Sennariolo, a circa 5 km in direzione ovest, si trova la chiesa campestre di Santa Vittoria, edificata in una magnifica posizione panoramicala in cima alla montagnola omonima. La chiesa, edificata in tempi antichi, è stata dedicata a Santa Vittoria per commemorare la vittoria degli abitanti del paese sugli invasori Saraceni.

Una deviazione a Scano di Montiferro Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Stemma del comune di Scano di MontiferroDa Sennariolo effettuiamo una deviazione prendendo la SP22 per tre chilometri, poi deviamo a destra sulla SP21 che dopo trecento metri ci porta a Scano di Montiferro (nome in lingua sarda Iscanu, metri 380, abitanti 1.794), situato alle pendici del massiccio del Monte Ferru, a ridosso dei colli di San Giorgio, di Santa Croce e del promontorio di Iscrivu. Pur trovandosi nella regione storica del Montiferru, Scano fa parte della diocesi di Alghero e Bosa.

Nel 1862 viene cambiata la denominazione dello storico comune di Scano che diventa Scano di Montiferro. Il comune di Scano di Montiferro nel 1927 viene trasferito dalla provincia di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella di Nuoro, dalla quale nel 1974, dopo la creazione della provincia di Oristano, viene trasferito nella provincia di Oristano.

Visita del centro della cittadina

In centro si trova la chiesa parrocchiale dedicata a San Pietro Apostolo, risalente alla fine del diciottesimo secolo. Conserva molte pregiate opere d'arte, fra le quali un simulacro in legno dorato e policromato del diciassettesimo secolo raffigurante San Pietro in cattedra. Nella chiesa ha sede la Confraternita delle Anime.

Interessante è anche la chiesa di San Nicolò, con la facciata in stile neoclassico. La chiesa ospita al suo interno una tela di Emilio Scherer, pittore nato a Parma nel 1945 e trapiantatosi in Sardegna, dove è morto a Bosa nel 1924. È sede dell'arciConfraternita di Santa Croce, detta anche di San Nicolò dal nome del dell'oratorio nel quale cui ha la sua sede.

Sempre nel paese si trova la chiesa del Santo Rosario, sede della Confraternita omonima. La chiesa custodisce all'interno una preziosa statua attribuita allo scultore Giuseppe Anonio Lonis, il principale scultore del '700 sardo, nato a Senorbì nel 1720 e morto a Cagliari nel 1805.

La Settimana Santa a Scano di Montiferro

La Settimana Santa vede protagoniste le tre Confraternite del paese: in particolare l'arciConfraternita di Santa Croce, la più antica, è preposta ai riti della Settimana Santa. La domenica delle Palme, dopo la benedizione, una solenne processione fino alla chiesa parrocchiale ricorda l'ingresso di Gesù a Gerusalemme. Il mercoledì Santo le prioresse delle Confraternite preparano Sa mesa de S'aranzu, il tavolo delle arance, dove sono disposti a croce i frutti che saranno poi distribuiti ai membri della Confraternita alla fine della messa pasquale.

La sera del giovedì Santo si celebra la messa in Coena Domini, in ricordo dell'istituzione dell'Eucarestia, nel corso della quale ha la lavanda dei piedi. A porte chiuse nella chiesa di San Nicolò si tiene il rito di S'Incravamentu, cui prendono parte solo il priore e il sottopriore della Confraternita di Santa Croce, dove il simulacro di Cristo viene spostato dal sepolcro in cui è custodito e viene fissato con robusti chiodi alla croce. Al termine della cerimonia le porte dell'oratorio vengono aperte e il Cristo viene esposto all'adorazione dei fedeli.

La mattina del venerdì Santo hanno luogo Sas Chilcas, le ricerche, il cui nome sta ad indicare il simbolico peregrinare della Vergine alla ricerca del figlio sofferente. Il simulacro dell'Addolorata viene portato in processione, in una via Crucis che attraversa il paese facendo tappa nei vari oratori e che si conclude nell'oratorio di San Nicolò, da dove viene portato fuori il Cristo crocifisso. La processione si avvia dunque alla parrocchiale dove si innalza la croce a un lato del presbiterio. Il venerdì Santo, la sera, si svolge la cerimonia di S'Iscravamentu, durante la quale Sos Discipulos, quattro discepoli, si avvicinano alla croce e procedono alla deposizione del Cristo morto che viene adagiato in Sa Lettèrna, una lettiga ornata di fiori e candele. All'imbrunire si snoda la processione che riporta il Cristo morto nell'oratorio di San Nicolò, accompagnata dal coro del Miserere.

La domenica di Pasqua la processione di S'Incontru rappresenta l'incontro e fra Gesù risorto e la Madonna, e conclude le cerimonie della Settimana Santa.

Sorgenti e siti archeologici nei dintorni di Scano di Montiferro

vediamo, ora, che cosa si trova nei dintorni di Scano di Montiferro.

Le sorgenti di Sant'Antioco con il santuario omonimo

Nel territorio comunale sono attive le sorgenti di Sant'Antioco, che forniscono di acqua potabile i paesi del circondario. Seguendo la SP21 per tre chilometri, prendiamo poi a destra la SP63 verso Sindia e dopo un paio di chilometri troviamo la deviazione a destra per le sorgenti. Tra i massi di basalto sgorgano cinque polle che formano un ruscello che va ad alimentare il Rio Mannu. Con una gettata di 150 litri al secondo sono considerate le sorgenti più copiose del Montiferru.

Vicino alle sorgenti sorge il santuario di Sant'Antioco, costruito probabilmente nel 1636. L'edificio è a pianta rettangolare, affiancato su entrambi i lati da «sos pendentes», piccoli ambienti con la funzione di ospitare i pellegrini.

Il nuraghe Nurcale

Riprendiamo la SP21 e la seguiamo in direzione di Sagama, dopo aver percorso due chilometri e mezzo vediamo sulla sinistra della strada il nuraghe Nurcale.

Si tratta di un nuraghe complesso formato da un mastio centrale circondato da quattro torri laterali collegate da massicce mura rettilinee. La torre centrale fu la prima parte ad essere costruita, mentre in una seconda fase furono aggiunte le altre torri e i bastioni di collegamento. L'ingresso principale permette di accedere al cortile interno, a forma di semiluna. Da questo si accede alla torre centrale ed alle torri laterali sud est e nord est, mentre le altre due torri erano collegate al cortile da due lunghi corridoi scavati all'interno dei bastioni, ancora ingombri da crolli. La torre centrale, con un'altezza residua di 11 metri, contiene due camere sovrapposte delle quali quella inferiore ben conservata. Attorno al nuraghe si distinguono i resti di un'ulteriore cinta muraria dotata di varie altre torri, all'interno della quale si trova il grande villaggio preistorico. Nel sito sono attualmente in corso lavori di scavo e di consolidamento, finalizzati alla creazione del parco archeologico.

Scano di Montiferro-Il nuraghe Nurcale Scano di Montiferro-Il nuraghe Nurcale Scano di Montiferro-Il nuraghe Nurcale Scano di Montiferro-Il nuraghe Nurcale: ingresso Scano di Montiferro-Il nuraghe Nurcale: camminamenti interni Scano di Montiferro-Il nuraghe Nurcale: camminamenti interni Scano di Montiferro-Il nuraghe Nurcale: camminamenti interni Scano di Montiferro-Il nuraghe Nurcale: parete esterna Scano di Montiferro-Il nuraghe Nurcale: resti del villaggio

Il nuraghe Abbaudi

Usciamo da Scano Montiferro sulla SP21 e prendiamo, dopo cinquecento metri verso est, la SP78 per Borore. Dopo circa due chilometri, prima di arrivare alla chiesa di Santa Arvara o Santa Barbara, vediamo su uno sperone roccioso sulla sinistra il nuraghe Abbaudi. È un nuraghe di tipo monotorre con un'altezza residua di 10 metri, uno dei meglio conservati della zona. Nelle vicinanze, a pochi metri dal nuraghe, si trovano le due domus de janas delle quali una è formata da un atrio e una cella, mentre l'altra è semidistrutta o forse non è mai stata terminata.

La chiesetta ed il nuraghe Santa Arvara

Proseguendo sulla SP78 per circa un chilometro, troviamo sulla sinistra la chiesetta di Santa Arvara, ossia Santa Barbara. Un poco più in alto, a sinistra della chiesa, troviamo il nuraghe Santa Arvara. È un grosso nuraghe arcaico, monotorre, costruito con massi enormi di basalto rosso, con l'ingresso dotato di un grande architrave.

Cuglieri Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Stemma del comune di CuglieriCuglieri: veduta della cittadinaDa Sennariolo la SS292 prosegue all'interno sul massiccio vulcanico di Monte Ferru, e ci porta dopo quattro chilometri a Cuglieri (nome in lingua sarda Culliri, metri 483, abitanti 3.099,).

È un centro dal tipico aspetto montano, in posizione digradante, che si estende Su un declivio dominato dalla Basilica della Madonna della Neve da cui si gode uno splendido panorama fino al mare, tutto circondato da frutteti, oliveti e boschi. La città ha un bel centro storico ed il suo territorio, così ricco d'acque, appare straordinariamente fertile e vitale.

Il comune di Cuglieri nel 1927 viene trasferito dalla provincia di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella di Nuoro, dalla quale nel 1974, dopo la creazione della provincia di Oristano, viene trasferito nella provincia di Oristano.

Visita del centro della cittadina

Cuglieri: la Basilica di Santa Maria della NeveNella parte alta del paese troviamo la Basilica di Santa Maria della Neve, realizzata a fine '600, in seguito al crollo della chiesa duecentesca precedente, in stile barocco isolano, ed eretta a Basilica dal 1810. La chiesa, che costituisce la chiesa parrocchiale di Cuglieri, domina il centro abitato dalla cima del colle Bardosu, sul quale si erge preceduta da un panoramico piazzale. All'interno si trova una preziosa statua in pietra dipinta del quindicesimo secolo che raffigura la Madonna della Neve. Conserva all'interno anche un dipinto di Emilio Scherer del 1875, che segna l'inizio del lavoro di questo pittore in Sardegna. Nel 1919 Benedetto XV concesse alla chiesa il titolo de Basilica Minore. La Confraternita del Santo Rosario nacque nel 1675 per volere dei padri Domenicani, ed i confratelli si occuparono di erigere, all'interno della chiesa, la cappella della Madonna del Rosario.

La chiesa di Santa Croce è stata costruita nella parte più antica di Cuglieri, dove esisteva il primo insediamento abitativo, ed era inizialmente intitolata a Santa Silvana. La Confraternita di Santa Croce risale al sedicesimo secolo.

La chiesa della Madonna delle Grazie risale alla fine del '400 o agli inizi del '500. Verso il 1545 gli è stato annesso il Convento dei Servi di Maria, primo ordine religioso a Cuglieri. La Confraternita comparve probabilmente quando i Padri Servi di Maria, nel 1540, occuparono il territorio su cui oggi sorge il Convento e l'attigua chiesa di Santa Maria delle Grazie.

La chiesa di San Giovanni Battista risale ai primi del '500, e la sua arciConfraternita nasce ad opera di laici sotto la tutela del clero locale. Sull'esistenza della Confraternita di San Giovanni Battista esiste un documento di notifica da parte della Santa Sede datato 1861, anche se le sue origini sono probabilmente più remote. Soppressa intorno al 1930, in seguito all'arrivo dei Padri Gesuiti nel Seminario Pontificiò che a Cuglieri aveva sede, fu ricostituita nel 1992. Nella notte del 24 giugno, vigilia della festa di San Giovanni Battista, partendo da questa chiesa si svolge il rito de S'abba muda. Dopo una breve sosta nella chiesa, ai piedi della statua del Santo bambino coperto di pelle d'agnello, la processione lascia l'abitato camminando ai lati della strada, in modo da riservarne il centro ai defunti, e procede in assoluto silenzio senza mai voltarsi indietro. Si dirige alla fonte di Tiu Memmere per bere l'acqua che San a i mali del corpo e dell'anima. Alla stessa maniera, in silenzio e senza mai girarsi, la processione fa quindi ritorno alla chiesa.

Della chiesa del Carmelo si trova traccia in alcuni documenti del '600 come chiesa di Sant'Ubaldo. Con un breve Apostolico del 13 novembre 1702, Papa Clemente XI, ordinava che la chiesa di Sant'Ubaldo, già chiesa della Santissima Trinità, assumesse il nome di chiesa della Beata Vergine del Carmelo e che, contemporaneamente, vi fosse eretta l'omonima Confraternita.

La chiesa dei Cappuccini è stata costruita con il Convento nel '600. Inizialmente vi erano presenti i Francescani, poi dal 1613 è stata utilizzata dai frati Cappuccini. Un quadro conservato nella chiesa ricorda il prodigio del frate di portare la bisaccia colmatagli d'olio da alcuni frantoiani burloni, fino al Convento, senza lasciarne spandere neppure una goccia.

I riti della Settimana Santa a Cuglieri

Con i riti della Settimana Santa in occasione della Pasqua, organizzati dalle cinque Confraternite, il paese di Cuglieri rievoca le vicende del processo e la crocifissione di Gesù.

Il giovedì Santo nella Basilica si celebra la Messa in Coena Domini. Durante la Messa avviene il rito del Lavabo e la benedizione dei pani dei poveri: fra le confraternite vengono scelti dodici membri che, scalzatisi il piede destro, lo offrono al sacerdote che lo lava con un mazzetto di lavanda profumata intinta nell'acqua benedetta, lo asciuga con un panno di lino e, infine lo bacia. Segue la processione de Sas Chilcas, ovvero delle visite ai Sepolcri, il tutto a notte inoltrata.

Il venerdì Santo, nella chiesa del Convento, si svolge la cerimonia di S'Incravamentu, ossia della deposizione dalla croce della statua di Cristo. Seguono le processioni ed il trasporto della lettiga in Basilica, la predica de S'Iscravamentu, la processione dalla Basilica al Convento. Il sabato Santo c'è la visita ai Sepolcri, la via Crucis delle Confraternite, la veglia Pasquale ed a mezzanotte la Santa Messa della resurrezione.

La domenica di Pasqua si svolge la processione con la statua del Cristo risorto e della Madonna dalla chiesa di Santa Croce alla Basilica, seguita dalla Santa Messa della resurrezione del signore e dalla Processione dalla Basilica alla chiesa di Santa Croce. Tutte le cerimonie, che si svolgono nelle varie chiese, sono accompagnate da canti liturgici.

La costiera di Cuglieri

Il territorio comunale va degradando dalle cime più alte del Montiferru fino alle coste calcaree e a quelle sabbiose delle frazioni di Santa Caterina di Pittinuri, di S'Archittu, e dal borgo turistico di torre del Pozzo.

Il promontorio di Capo Nieddu con la sua torre e le cascate a mare

Lungo la costa, a sud rispetto alla torre di Foghe, che si trova ancora in territorio di Tresnuraghes, in territorio di Cuglieri si arriva al promontorio chiamato Capo Nieddu, sul quale si trova la torre di Capo Nieddu, a circa 68 metri sul mare, nelle vicinanze dei nuraghi Orassale e Longu. Edificata in epoca spagnola, probabilmente nel 1578, è costituita da rocce vulcaniche. La torre è raggiungibile via terra con un percorso molto lungo e dfiifcoltoso, e si trova allo stato di rudere.

Non lontano dalla torre, lungo la costa, si trovano le cascate di Capo Nieddu, che si buttano da varie altezze direttamente in mare creando uno spettacolo unico ed affascinante, e sono le uniche cascate a mare di tutta la Sardegna.

La frazione turistica di Santa Caterina di Pittinuri Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Cuglieri: la chiesa di Santa Caterina di PittinuriProseguiamo lungo la SS292 e, un poco più avanti, ci riavviciniamo alla costa. Dopo 15 chilometri incontriamo la frazione di Santa Caterina di Pittinuri, un centro turistico formatosi nel dopoguerra attorno alla chiesa di Santa Caterina.

Il centro turistico è popolato principalmente d'estate, infatti diviene il luogo di villeggiatura estiva per gli abitanti e per numerosi turisti.

La Cala di su Riu e Sa Ide

Arrivati a Santa Caterina di Pittinuri, giriamo nella via su Paris de Sa Turre, e procediamo fino allo sterrato, dove lasciamo il veicolo. Procediamo, poi, verso destra sino a raggiungere la Cala di su Riu e Sa Ide.

Visualizza la mappa La Cala di su Riu e Sa Ide, è una piccola caletta rocciosa posta a nord della spiaggia di Santa Caterina di Pittinuri, caratterizzata da un mare cristallino di colore verde smeraldo, molto profondo, l'ideale per i tuffi dalle belle bianche scogliere calcare. Mediamente frequentata nei mesi estivi, non sono presenti servizi in questa cala.

Particolarità della cala è che, sotto il livello del mare, si trova una bellissima grotta, e che, inoltre, presenta fondali interessanti.

La spiaggia di Santa Caterina

Circa al centro della frazione turistica di Santa Caterina di Pittinuri, la SS292 sfiora a poche decine di metri la spiaggia di Santa Caterina, situata in un'ampia baia con il litorale in gran parte roccioso, protetta, su entrambi i lati da scoscese scogliere di candida roccia calcarea.

A nord si trova il promontorio sul quale sorge la torre di Pittinuri, mentre a sud è chiusa da un costone di roccia calcarea a picco sul mare, chiamato in lingua sarda Sa Rocca de Cagaràgas.

Visualizza la mappa Sotto la torre di Pittinuri si sviluppa la spiaggia di Santa Caterina, con un arenile di medie dimensioni caratterizzato dalla presenza, sul lato a nord, di sabbia dal colore dorato e ambra, e, su quello a sud, da ciottoli policromi, di colore soprattutto grigio scuro. L'arenile si affaccia su un mare cristallino, di un colore cangiante tra il verde smeraldo, l'azzurro e le sfumature di turchese, e con un fondale misto sabbioso e ciottoloso, a seconda dei punti della spiaggia. Molto bello il contrasto tra il beige chiaro, quasi bianco, delle due scogliere, ed i colori del mare. Mediamente affollata in alta stagione, nelle sua vicinanze sono presenti bar, ristoranti, pizzerie, alberghi e market.

Cuglieri: la spiaggia di Santa Caterina di Pittinuri Cuglieri: la spiaggia di Santa Caterina di Pittinuri

Quattro VeleNel 2013 Legambiente, attore protagonista dell'ambientalismo italiano, con le rilevazioni effettuate dalla sua Goletta Verde, e con la collaborazione del Touring Club Italiano, ha assegnato il riconoscimento di 4 Vele alla costiera di Cuglieri, nella quale consiglia di visitare, tra le altre, anche la spiaggia di Santa Caterina, anche se, erroneamente, la attribuisce al territorio di Cabras.

La torre di Pittinuri

La torre di Pittinuri si trova sul promontorio della frazione turistica di Santa Caterina di Pittinuri, a 28 metri sul mare, ed è stata edificata in epoca spagnola, probabilmente nel 1578. Composta da pietrame di arenaria calcarea e blocchi di lave vulcaniche, è dotata di volta a cupola, ed ha una piccola cisterna sotto la pavimentazione. È inoltre presente una scala a chiocciola interna alla muratura, per il passaggio al terrazzo, e nella sala si trova un cucinino caminetto.

La frazione turistica di S'Archittu Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Percorsi circa tre chilometri sulla SS292, arriviamo al borgo turistico S'Archittu. Il centro turistico è noto perché sul litorale, all'estremo nord dell'abitato, vediamo lo spettacolare arco naturale, uno dei più grandi della Sardegna, chiamato in lingua sarda appunto S'Archittu, scavato nella roccia ad opera dell'azione erosiva del mare, in una penisoletta rocciosa, che si richiude a formare una riparata cala dalle acque trasparenti.

Cuglieri: scogliere lungo la costa verso l'arco naturale Cuglieri-Il suggestivo arco naturale (S'Archittu) Cuglieri-Il suggestivo arco naturale (S'Archittu)

L'arco, definito Monumento Naturale Nazionale, su cui possiamo passare a piedi camminando su un tappeto di fossili marini, è alto una quindicina di metri, ed offre spettacoli entusiasmanti, specialmente al tramonto, quando il sole va ad incastonarsi proprio sotto di esso.

La spiaggia di S'Archittu

Sul litorale del borgo turistico, si affaccia la spiaggia di S'Archittu, costituita da due spiagge separate. È una delle più belle spiagge di tutta la costa occidentale della Sardegna, molto suggestiva.

La prima spiaggia è situata in prossimità del centro abitato di S'Archittu, e ad essa si accede dal lungomare chiamato via degli Oleandri, che corre parallelo alla SS292, che all'interno del centro abitato assume il nome di corso Amsicora.

Cuglieri: l'insediamento turistico di S'ArchittuVisualizza la mappa La spiaggia di S'Archittu è situata in prossimità del centro abitato, è più lunga, con un arenile stretto, caratterizzato da sabbia fine e ambrata, che si affaccia su un mare con le acque molto trasparetni, dai colori che vanno dal verde all'azzurro, e con il fondale basso e sabbioso. Ben riparata dai venti, è piuttosto frequentata in alta stagione, e sono presenti, nel centro abitato che sorge alla sua spalle, diversi ristoranti, punti ristoro, market, edicole, tabacchi.

All'altra spiaggia, che si trova nella cala che chiude a nord la costiera, si arriva con un sentiero posto in sicurezza, che parte dalla parte settentrionale del centro abitato, al termine verso nord della via degli Oleandri.

Cuglieri: la spiaggia di S'ArchittuVisualizza la mappa L'altra spiaggia, la spiaggia della Cala di S'Archittu, è di dimensioni più modeste, con un arenile caratterizzato da sabbia chiara, quasi bianco grigia, molto fine, con ciottoli, e si affaccia su acque cristalline, dal colore tra il verde smeraldo e l'azzurro, abbastanza profondo. È presente, proprio davanti all'arenile, il famoso arco naturale. Anch'essa è piuttosto frequentata in alta stagione, e sono presenti, nel centro abitato che sorge poco distante, diversi ristoranti, punti ristoro, market, edicole, tabacchi.

Quattro VeleNel 2013 Legambiente, attore protagonista dell'ambientalismo italiano, con le rilevazioni effettuate dalla sua Goletta Verde, e con la collaborazione del Touring Club Italiano, ha assegnato il riconoscimento di 4 Vele alla costiera di Cuglieri, nella quale consiglia di visitare, tra le altre, anche la spiaggia di S'Archittu, anche se, erroneamente, la attribuisce al territorio di Cabras.

Il borgo turistico di torre del Pozzo Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Lungo la costa verso sud, troviamo il borgo turistico di torre del Pozzo, dal quale lo sguardo spazia verso sud fino a Capo Mannu. La borgata si caratterizza per un'architettura poco omogenea, costituita da più abitazioni indipendenti. È tuttora in funzione il primo edificio in legno della borgata La Capanna, che ha mantenuto il suo caratteristico esterno ligneo.

Cuglieri: l'insediamento turistico di torre del Pozzo Cuglieri-Tramonto sul mare ripreso da torre del Pozzo con sullo sfondo Capo Mannu

La torre de Su Puttu

Il borgo prende il nome dalla torre su Puttu, costruita in periodo spagnolo, forse nel 1591, a difesa della costa dalle incursioni dei pirati Saraceni. Si trova a diciannove metri sul mare, è realizzata con materiale in arenaria calcarea ed elementi in rocce vulcaniche, e della struttura originaria riamane una porzione della volta a cupola.

La torre deriva il suo nome dal pozzo presente sul promontorio, che si è venuto a creare per l'azione del mare che si è fatto largo nella roccia, fino a riuscire a creare un tunnel, che lo collega con la sommità del promontorio stesso. Proprio per la presenza di questo tunnel, il promontorio è chiamato anche Sa Balena, ossia la balena. Il corridoio aperto nella roccia, raggiunge il mare aperto, ed è percorribile dai sub.

La spiaggia di torre del Pozzo

Arrivati a torre del Pozzo, prendiamo la prima traversa sulla destra, che ci porta alla spiaggia di torre del Pozzo, che si trova a nord dell'abitato.

Visualizza la mappa La spiaggia di torre del Pozzo è di piccole dimensioni, con un arenile costituito da sabbia ambrata, che si affaccia su un mare di colore verde smeraldo con sfumature d'azzurro, con acque basse e cristalline, e con un fondale roccioso, con scogli piatti sui quali è possibile prendere il sole. Mediamente frequentata nei mesi estivi, non sono presenti servizi direttamente sulla spiaggia, ma nelle sue vicinanze sono presenti un campeggio, edicola e bar tabacchi.

I resti della città di Cornus con il centro religioso di Columbaris

Lungo la SS292, tra l'uscita per Santa Caterina di Pittinuri e quella per S'Archittu, troviamo sulla sinistra, indicata da un cartello, la deviazione per i resti della città di Cornus. Percorriamo la strada bianca per circa due chilometri, quindi prendiamo il sentiero che porta direttamente all'area archeologica.

La città di Cornus fu edificata probabilmente dai Fenici alla fine del VI secolo a.C., divenendo successivamente un importante presidio militare e scalo commerciale cartaginese. Della città punica sono stati rinvenuti i resti della cinta muraria, varie aree funerarie con tombe a camera puniche scavate nella roccia e sepolture fenicie ad incinerazione.

L'antica città di Cornus è famosa per essere stata la patria di Ampsicora, l'ultimo baluardo dell'indipendenza dei Sardi contro gli invasori Romani.

Dopo la battaglia di Canne, prevedendo la sconfitta romana, in Sardegna si sviluppa la ribellione guidata da due ricchi, forse proprietari terrieri, Ampsicora di Cornus e Annone di Tharros. La ribellione di Ampsicora, la morte del figlio Josto ed il suo suicidio sono già stati descritti quando, illustrando la storia della Sardegna, abbiamo parlato delle guerre puniche e dell'inizio dell'occupazione romana dell'isola.

Ampsicora di Cornus Ampsicora e la morte di Josto Ampsicora e la morte di Josto Il suicidio di Ampsicora

In età paleocristiana, non lontano dall'antica Cornus ebbe notevole importanza il centro religioso di Columbaris, di cui restano visibili un'importante area cimiteriale e tre basiliche. La grande necropoli paleocristiana cominciò ad essere utilizzata nella prima metà del IV secolo. Nella seconda metà del IV secolo viene costruita la Basilica arcaica, con abside. Poco più tardi vengono costruite anche le altre due basiliche, comunicanti e con pianta analoga ma inversa. Oggi il sito si trova in stato di completo abbandono, ingombro di cespugli ed erbacce che ne ostacolano la fruizione e la comprensione.

Il Monte Ferru con il Castello Etzu

Percorrendo la SP19 che porta da Cuglieri a Santu Lussurgiu, arriviamo alla località detta La Madonnina, da dove si gode un bel panorama. Qui si vede il Monte Ferru, un massiccio di origine vulcanica, formato quindi da rocce basaltiche e trachitiche, da cui svettano alcune cime che raggiungono e a volte superano i 1000 metri. Il massiccio è coperto quasi interamente da fitti boschi di lecci, che arrivano sino ai novecento metri d'altitudine.

Nei dintorni di Cuglieri, sulla SP19 verso Santu Lussurgiu, troviamo, sopra una collina basaltica, il Casteddu Etzu o Castello di Montiferru, fatto edificare nel 1160 da Ottocorre, fratello di Barisone II Giudice di Torres, allo scopo di difendere i confini meridionali del Giudicato, prima di tentare senza successo l'invasione del Giudicato d'Arborea, ed entrato in seguito in possesso degli stessi Giudici d'Arborea.

Cuglieri-Casteddu Etzu o Castello di Montiferru Cuglieri-Nuvole basse su Casteddu Etzu

Santu Lussurgiu Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Stemma del comune di Santu LussurgiuUsciamo da Cuglieri sulla SP19 che dopo 16 chilometri ci porta a Santu Lussurgiu (nome in lingua sarda Santu Lussurzu, metri 503, abitanti 2676), un tipico paese medievale situato ai piedi del versante sud-orientale della catena del Monte Ferru e si sviluppa all'interno di un cratere di origine vulcanica spento da circa 1,5 milioni di anni.

La vallata che lo circonda è caratterizzata da una rigogliosa vegetazione e numerose sorgenti. Il comune di Santu Lussurgiu nel 1974, dopo la creazione della provincia di Oristano, viene trasferito dalla provincia di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella di Oristano.

Alcuni dei principali personaggi che sono nati a Santu Lussurgiu

A Santu Lussurgiu nasce nel dopoguerra Salvatore Fais, noto come Speedy Gonzales.

A Santu Lussurgiu nasce, nel 1956, Salvatore Fais, noto come Speedy Gonzales. Viene condannato nel dicembre del 1982 a 29 anni di carcere per essere uno degli autori del sequestro, il 3 novembre del 1978, del commerciante sassarese Pupo Troffa, e per il sequestro, il 30 agosto 1979, dei due fratelli torinesi Marina e Giorgio Casana. Il 11/8/1984 Salvatore Fais evade dal carcere di Oristano e si dà alla latitanza.

Gli inquirenti ritengono che fosse il capo della banda che, il 17 gennaio 1985, sequestra Tonino Caggiari, piccolo imprenditore di Oliena, per la cui liberazione avviene, il giorno successivo, un tremendo scontro a fuoco durato sei ore con agenti di polizia, carabinieri, volontari civili, presso Osposidda, in territorio di Orgosolo, dove rimangono uccisi i latitanti Giovanni Corraine, Giuseppe Mesina e Nicolò Floris, tutti di Orgosolo, e viene ucciso anche lui, Salvatore Fais, oltre al poliziotto Vincenzo Marongiu, di Mogoro. Questo conflitto a fuoco viene ricordato come la Battaglia di Osposidda. I cadaveri dei banditi verranno trasportati su camion scortati dalla polizia a sirene spiegate, il che causerà accese polemiche, perché molti interpreteranno il fatto come un'ostentazione dei cadaveri alla stregua di trofei di caccia, dato che il trasporto per le vie del paese si usa nella caccia al cinghiale, e l'evento ispirerà la canzone «Osposidda» del cantautore Piero Marras, nella quale si canta Sonende bos passizan finas in S'istradone omines assimizan a peddes de sirbone, ossia Al suono di clacson vi esibiscono per la strada: assimilano uomini a pelli di cinghiale

Visita del centro della cittadina

In centro si trova la chiesa parrocchiale di San Paolo Apostolo, della quale non si conosce la data di costruzione ma di sicuro era già presente nel 1469. In quell'anno, a Roma, Papa Paolo II scriveva al canonico di Ploaghe raccomandandogli l'attribuzione della prebenda di San Pietro di Santu Lussurgiu ammontante a 150 fiorini d'oro al giovane Giovanni de Ribellis in seguito alla sua ordinazione sacerdotale.

Importante è la chiesa di Santa Croce, anticamente intitolata a San Lussorio, martire cristiano e venerato in tutta la Sardegna. La chiesa è stata consacrata nel 1185 dal vescovo di Bosa. Attorno a questa chiesetta campestre è sorto tutto il nucleo abitativo del paese. È sede della Confraternita di Santa Croce cui sono affidati i riti della Settimana Santa.

Nella parte alta del paese si trova la chiesa di Santa Maria degli Angeli detta anche Su Conventu. È stata edificata nel 1473 in stile tardo gotico-aragonese per volere dei frati minori osservanti e del Beato Bernardino da Feltre, che giunsero a Santu Lussurgiu nel 1420. Nell'atrio della chiesa è infatti murata una lapide con l'iscrizione: «Fue fundado este Convento por el B. Bernardino de Feltro el dia 2 de agosto de 1478». La chiesa, recentemente restaurata, conserva al suo interno una preziosa statua lignea del 1500 della Madonna degli Angeli col Bambino, ed è arricchita da un pulpito ligneo e da una pregevole pala d'altare in legno policromo.

Nella parte centrale del paese, in via Meloni, presso via Roma, possiamo visitare, in una antica casa padronale del diciottesimo secolo, il Museo della Tecnologia Contadina. La casa è costituita da 23 vani di cui 11, su due piani, sono adibiti a Museo. Il Museo, nato nel 1976, raccoglie oltre duemila strumenti da lavoro e oggetti della cultura e della tradizione contadina, raccolti e catalogati sapientemente in più di vent'anni di lavoro.

Il carnevale di Santu Lussurgiu

A Santu Lussurgiu il Carnevale è una manifestazione particolarmente sentita. Quello che lo caratterizza è la tradizionale corsa a cavallo detta Sa Carrela 'e Nati, una corsa a pariglia che ha preso il nome da una strada sterrata in terra battuta situata nel centro storico del paese.

La domenica di carnevale i primi cavalieri, tutti rigorosamente lussurgesi, si presentano a S'Iscappadorzu, il punto in cui avrà inizio la manifestazione. Le pariglie sono composte da due o tre cavalieri per volta, e l'abilità dei cavalieri consiste nel mettere insieme la maestria equestre, l'assetto durante la corsa, la compostezza dei cavalli lungo il tortuoso percorso.

I riti della Settimana Santa a Santu Lussurgiu

Con la domenica delle Palme iniziano i riti della Settimana Santa, organizzati dalle quattro confraternite del paese: la Confraternita del Rosario, la Confraternita di Santa Croce, la Confraternita del Carmine e la Confraternita dell'Addolorata.

Il martedì Santo, nella chiesa di Santa Croce l'omonima Confraternita organizza la rappresentazione de Su Nazarenu, una via Crucis accompagnata dai canti Miserere e Stabat Mater in sardo.

Il mercoledì Santo la Confraternita del Rosario cura la preparazione del simulacro del Cristo Morto sulla Croce e la Compagnia delle Prioresse veste la statua della Madonna Addolorata.

Il giovedì Santo si svolgevano Sas Criccas, una processione che si concludeva con la celebrazione della messa in Coena Domini, mentre oggi il pomeriggio è dedicato alla preparazione del tavolo per il rito del Lavabo ossia della lavanda dei piedi. Terminata la messa, dalla chiesa di Santa Maria degli Angeli parte la processione con il simulacro della Madonna Addolorata accompagnato dal canto del Miserere. All'interno della chiesa parrocchiale, la Confraternita del Rosario prepara lo spazio per il rito de S'Incravamentu, ossia della crocifissione, accompagnata da versetti del Miserere che gli anziani hanno soprannominato Miserere Longu, per la sua lunga durata.

Il venerdì Santo dalla chiesa di Santa Maria degli Angeli si avvia una processione con la lettiga del Cristo morto circondata da quattro confratelli che portano i lampioni spenti e tutti gli oggetti preparati durante il pomeriggio. Il corteo arriva alla chiesa parrocchiale, dove avviene la rappresentazione del rito di S'Iscravamentu ossia della deposizione del Cristo morto dalla croce. Al termine del rito i confratelli di Santa Croce si avviano in processione verso la chiesa di Santa Maria degli Angeli, e, giunti in chiesa, il Cristo morto e la Madonna restano esposti per l'adorazione dei fedeli.

Il sabato Santo è dedicato alla vestizione dei simulacri della Madonna e del Cristo Risorto, e la domenica di Pasqua si celebra il rito de S'Incontru che rievoca il primo incontro di Cristo Risorto con la Madonna.

L'Ardia di San Lussorio

Il nome del paese rivela un'antica devozione per il martire cristiano San Lussorio. Dopo la metà di agosto vi si svolge la l'Ardia di San Lussorio, dedicata al martire guerriero il cui significato simbolico si perde nella notte dei tempi. Rappresenta ai giorni nostri la vittoria del Cristianesimo sulle forze pagane. Ha inizio con la consegna dei tre stendardi benedetti ai tre cavalieri prescelti, coloro che, rappresentanti le forze del bene, dovranno guidare la corsa.

In onore del Santo patrono i cavalieri de Su Sotziu de Santu Lussurzu si affrontano tra le vie del paese in una sfrenata corsa equestre. L'abbigliamento dei cavalieri è costituito dal costume lussurgese, formato da Su cappottinu 'e fresi (giubotto d'orbace), Su zippone (una giacca che sagoma il busto fino alla vita), Su cossu 'e pedde 'e ittellu (corsetto di pelle di vitello) e la camicia bianca.

I dintorni di Santu Lussurgiu

Vediamo che cosa si trova nei dintorni di Santu Lussurgiu.

La località termale di San Leonardo de Siete Fuentes Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Lungo la SP19 proveniente da Cuglieri, circa tre chilometri prima di entrare in Santu Lussurgiu prendiamo sulla sinistra la SP20 verso Macomer e dopo tre chilometri troviamo sulla destra la località termale di San Leonardo de Siete Fuentes.

Qui venne edificata nel dodicesimo secolo la chiesa di San Leonardo, in stile romanico pisano, in seguito nel tredicesimo secolo ampliata e modificata. In origine apparteneva al Monastero e all'ospedale dei Monaci Gerosolimitani. L'interno è a navata unica con copertura a capriate, le decorazioni gli archi interni e l'abside sono in forme gotiche. Vicino si trovano le famose sorgenti delle Sette Fonti, le cui acque hanno proprietà diuretiche. Nei primi giorni di luglio qui si svolge la fiera del cavallo sardo più importante della Sardegna.

Il nuraghe Elighe Onna

Proseguendo lungo la SP20 verso Macomer, a circa 2,4 chilometri da San Leonardo troviamo un stradina in salita sulla sinistra, che inizia sterrata e prosegue in cemento. Proseguendo a piedi lungo la salita, troviamo in un sentiero ben tracciato che conduce fino al nuraghe Elighe Onna. È isolato su una piccola altura basaltica, di tipo complesso, formato da un mastio centrale e due torri laterali, collegati da una muraglia. Attraverso la muraglia era ricavato il corridoio che partendo dall'ingresso principale, conduceva sia alla torre centrale che a quelle laterali, tramite altri due corridoi perpendicolari. Nella torre centrale, la volta a tholos è quasi intatta. Ai piedi dell'altura si trovano i resti di una tomba dei giganti.

Il nuraghe Piricu

Prendendo da Santu Lussurgiu la SP15 verso est in direzione di Abbasanta, a pochi chilometri dalla frazione di Sant'Agostino, vicino alle sorgenti di Santu Miale, troviamo il nuraghe Piricu, del tipo monotorre. È in buono stato di conservazione, costruito su due piani sovrapposti dei quali quello inferiore è intatto e quello superiore manca solamente della copertura a tholos. Al piano superiore è presente una grande finestra che da sul lato dell'ingresso.

Bonarcado con la chiesa di Santa Maria Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Stemma del comune di BonarcadoDa Santu Lussurgiu prendiamo verso sud la SP15 proveniente da Abbasanta e dopo circa sei chilometri arriviamo a Bonarcado (nome in lingua sarda Bonàrcadu, metri 282, abitanti 1.709), paese situato sul lato orientale del Monte Ferru. Di origine medioevale, il nome indica una località retta da un unico capo.

È stato un importante centro religioso, tanto che nel 1302 fu sede di un Concilio. L'economia del paese si basa sull'agricoltura, la pastorizia e l'artigianato. Il comune di Bonarcado nel 1974, dopo la creazione della provincia di Oristano, viene trasferito dalla provincia di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella di Oristano.

Visita del centro della cittadina

Bonarcado: la chiesa di Santa MariaNella parte alta dell'abitato si trova la chiesa parrocchiale di Santa Maria di Bonarcado, una grande costruzione romanica in basalto nero e trachite. Attraverso il «Condaghe di Santa Maria di Bonarcado» sappiamo della fondazione, attorno al 1100, per volontà del Giudice d'Arborea Costantino I de Lacon Gunale, di un Monastero camaldolese affiliato all'Abbazia pisana di San Zeno, ampliamente dotato in chiese, terre, uomini e bestiame. La chiesa è stata consacrata nel 1147, del primo impianto tosco: lombardo ad una navata, rimangono quasi solo la facciata a triplice arcata ed il portale incorniciato da un curioso arco romanico a tutto sesto in pietra nera e rossa. Ampliata tra il 1242 e il 1268 da costruttori arabi, la pianta è stata allungata e sono stati inseriti nell'abside motivi moreschi. L'edificio ha subito altri rimaneggiamenti, nel diciassettesimo secolo sono state aggiunte le cappelle laterali e una seconda navata, nell'800 e stata costruita la parte superiore del campanile.

Bonarcado-Il santuario di Nostra Signora di BonacattuNelle immediate vicinanze della chiesa di Santa Maria, si trova il santuario di Nostra Signora di Bonacattu, di origine bizantina, del VII secolo, rimaneggiato anch'esso nel 1242 dai costruttori arabi, specialmente sulla facciata. Ha pianta a croce greca, con una cupoletta centrale. All'interno si trova una terracotta policroma che raffigura la Madonna col Bambino, attribuita ad un allievo di Donatello.

Seneghe Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Stemma del comune di SenegheDa Bonarcado la SP15 condurrebbe a Milis. Prendiamo invece la SP11 verso Narbolia e dopo circa quattro chilometri arriviamo a Seneghe (nome in lingua sarda Sèneghe, metri 305, abitanti 1.978), paese ad economia pastorale situato sul versante orientale del Monte Ferru. Seneghe è conosciuto per il suo olio d'oliva e per il miele che vi si produce, vincitore di vari premi a livello nazionale, e per la ricchezza di siti archeologici.

Nel centro storico si conservano numerosi esempi di ornati popolareschi sulle finestre e sulle porte delle abitazioni, scolpiti nel tufo. Il comune di Seneghe nel 1974, dopo la creazione della provincia di Oristano, viene trasferito dalla provincia di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella di Oristano.

Visita del centro della cittadina

In centro possiamo visitare la chiesa parrocchiale di Santa Maria Immacolata o Santa Maria della Rosa, con pianta a croce greca. Le sue origini risalgono al IX secolo, ma che fu interamente ricostruita tra 1798 al 1893. All'interno si possono ammirare begli affreschi di Maurizio Spano.

Resti archeologici nei dintorni di Seneghe

nei dintorni di seneghe si trovano importanti resti archeologici.

Il nuraghe Ruju

Arrivando da Bonarcado, poco prima di entrare in Seneghe troviamo il bivio per S'Iscala, dove inizia una strada che arriva fino ad oltre 1.000 metri di quota, che porta al nuraghe Ruju, situato a 750 metri. È un nuraghe monotorre così chiamato per la sua caratteristica colorazione rossastra. Si conserva ancora in buone condizioni.

Il nuraghe Mesumaiore o Mesone Majore con la sua tomba dei giganti

Da Seneghe proseguiamo sulla SP11 in direzione di Narbolia e dopo cinque chilometri troviamo una strada bianca che porta al nuraghe Mesumaiore, o Mesone Majore. È un nuraghe complesso, di tipo quadrilobato, con un mastio centrale e quattro torri latarali circondate da un bastione. Raggiunge un'altezza di più di 10 metri e il piano terreno si presenta ben conservato, mentre del piano superiore manca la copertura. Dall'alto del nuraghe si domina tutta la pianura del Campidano.

Nelle vicinanze del nuraghe un sentiero, che passa in mezzo ai pascoli, porta alla tomba dei giganti di Sa Fache e S'Artare, ancora in buono stato.

Narbolia Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Stemma del comune di NarboliaDa Seneghe proseguiamo sulla SP11, che in cinque chilometri ci porta a Narbolia (nome in lingua sarda Narbulia, metri 57, abitanti 1.724), un piccolo centro a 21 chilometri da Oristano.

Si caratterizza per la produzione di sughero, agrumi, uva e olive, tipici prodotti dell'isola. Il toponimo viene citato per la prima volta nel 1388 come «Nurapolia» nell'atto di pace stipulato tra Eleonora d'Arborea e il re d'Aragona. Il comune di Narbolia nel 1974, dopo la creazione della provincia di Oristano, viene trasferito dalla provincia di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella di Oristano.

Visita del centro della cittadina

In centro si trova la chiesa parrocchiale di Santa reparata Vergine Martire, che risale al '600. Sull'altare barocco è riportata la data del 1790, anno in cui fu realizzato. Santa reparata è la Santa patrona la quale, secondo la leggenda, sarebbe stata bruciata dietro la chiesa del paese. Questo deriva dal fatto che nei pressi della chiesa è presente una torre nuragica che fu utilizzata come forno per la cottura della calce. Da qui il nome «su forru de Santa arraparada», ossia il forno di Santa reparata.

La festa di Santa reparata si svolge l'8 ottobre. I festeggiamenti iniziano circa un mese prima della festa quando si va nella pineta di Is Arenas per prendere della legna, e al ritorno in paese si prepara un falò che verràbruciato il primo giorno di festa. Il 9 ottobre la festa prevede l'esibizione di gruppi folcloristici e cantanti, gare di chitarra ed altro.

Nel periodo di carnevale si tiene, ormai da qualche anno, la Sagra delle zippole, che vengono offerte gratuitamente ai partecipanti. È una fra le più apprezzate e amate della zona.

Archeologia nei dintorni di Narbolia

Vediamo i resti archeologici che si trovano nei dintorni di Narbolia.

La testa di gigante di Narbolia

Narbolia: la testa di Narbolia conservata nell'Antiquarium Arborense di OristanoLa testa di gigante di Narbolia è una testa di guerriero dagli occhi giganteschi, trovata quaranta anni fa a Narbolia a seguito degli scavi abusivi nel pozzo di Banatou, ed oggi esposta nell'Antiquarium Arborense di Oristano. Si tratta di una scultura in calcare con la forma di testa umana, molto danneggiata ma caratterizzata dal taglio rigido delle arcate orbitali e del naso, e dalla stilizzazione degli occhi a cerchi concentrici. Essa richiama da vicino le teste delle statue di arcieri e pugilatori di Mont'e Prama di Cabras, delle quali parleremo in una prossima tappa.

Il nuraghe Accas

Da Narbolia prendiamo la SP11 per Riola Sardo e subito giriamo seguendo il cartello per Marina di Narbolia. Dopo duecento metri, superato un ponte, svoltiamo a sinistra e proseguiamo per cinquecento metri. Il nuraghe Accas è del tipo monotorre e si trova in non buono stato di conservazione. Il monumento non è stato ancora scavato. La camera è comunque accessibile dall'ingresso principale, la tholos che copre la camera è priva di un paio di filari.

Il nuraghe Tradori

Da Riola Sardo prendiamo la SS292 e la percorriamo per circa quattro chilometri, portandoci in territorio di Narbolia, non lontano dalle distese desertiche di Is Arenas. Sulla destra troviamo il nuraghe Tradori, realizzato interamente in basalto nero. L'ingresso, con un'arcata ogivale, è molto basso. La camera interna è a pianta circolare con copertura a tholos, molto alta e ben conservata. All'esterno presenta una muraglia di grandi massi, che verso sud est si apre in un cunicolo che discende in profondità, forse proprio sotto la costruzione.

La costiera di Narbolia

Il territorio comunale di Narbolia si spinge fino alla costa, che dista, però, oltre tredici chilometri dal centro abitato.

La vastissima spiaggia di Is Arenas Informazioni turistiche

Poco più avanti troviamo la vastissima spiaggia e la grande pineta di Is Arenas. La spiaggia è raggiungibile a piedi dal borgo turistico di torre del Pozzo, dato che si trova a sud dell’omonimo insediamento. Raggiunte le falde della torre, ci si dirige sulla sinistra, ossia verso sud, dove, lungo il litorale, inizia una lunga spiaggia, che più avanti, entrando nel territorio di Narbolia, assume il nome di spiaggia di Is Arenas, che conserva fino ad entrare nel territorio di Riola Sardo.

Alla spiaggia possiamo arrivare anche in auto da Narbolia, seguendo un percorso di oltre tredici chilometri. Ma noi ci siamo arrivati seguendo la SS292, dopo aver visitato Santa Caterina di Pittinuri, S'Archittu e torre del Pozzo, proseguendo per due chilometri e deviando lungo una strada sulla destra, a un grande incrocio con delle bandiere nazionali su degli alti pennoni, seguendo le indicazioni per il campeggio Nurapolis, che raggiungiamo dopo quattrocento metri attraverso la bella pineta. Sulla sinistra dell'ingresso del campeggio, un viottolo seminascosto tra la folta vegetazione ci porta alla sconfinata spiaggia di Is Arenas.

Narbolia-Is Arenas: entriamo nella pineta Narbolia-Is Arenas: strada attraverso la pineta Narbolia-Is Arenas: accesso alla spiaggia dalla pineta

Ci si può arrivare, anche, poco più di quattro chilometri più avanti, sempre seguendo la SS292, dove si trova una strada sulla destra, seguendo le indicazioni per il Campo da golf di Is Arenas e Country Club. Ci svoltiamo e procediamo sino alla spiaggia, facendoci strada per quasi due chilometri attraverso la pineta.

La lunghissima spiaggia è, comunque, accessibile da diversi punti della SS292, ma le strade sono tutte molto nascoste, difficili da individuare e da percorrere a piedi, perché sono situate all'interno del perimetro forestale, o si trovano nelle proprietà private del campeggio e del golf club.

Narbolia-Is Arenas: la spiaggia di Is ArenasVisualizza la mappa La vasta spiaggia di Is Arenas è costituita da oltre cinque chilometri di sabbia e dune. Come dice il suo nome, dato che la parola in lingua sarda Is arenas sta ad indicare le sabbie, l'arenile è caratterizzato dalla presenza di una ampia distesa dunale, la più vasta della Sardegna. Si tratta di un arenile di grandi dimensioni, costituito da un fondo sabbioso, con sabbia a grani medio-fini di colore dorato, molto calda e piuttosto compatta. L'arenile si affaccia su un mare con colori che abbracciano le sfumature del verde e dell'azzurro, dal fondale basso e sabbioso. Sulla zona soffia il vento di maestrale, ma la spiaggia risulta comunque ben vivibile anche in caso di vento. Grazie alla vastità dell'arenile, la spiaggia è scarsamente affollata anche in alta stagione. Sono disponibili diversi punti ristoro lungo tutto l'arenile, con la possibilità di noleggiare ombrelloni, lettini ed altre attrezzature da spiaggia, e sono presenti alle spalle della spiaggia diverse strutture in cui poter pernottare, come campeggi, hotel e residence.

Quattro VeleNel 2013 Legambiente, attore protagonista dell'ambientalismo italiano, con le rilevazioni effettuate dalla sua Goletta Verde, e con la collaborazione del Touring Club Italiano, ha assegnato il riconoscimento di 4 Vele alla costiera di Narbolia, nella quale consiglia di visitare la spiaggia di Is Arenas, anche se, erroneamente, la attribuisce al territorio di Cabras.

Sulla spiaggia di Is Arenas, nell'estate 2006 si è spiaggiato un capodoglio. Proseguendo a piedi a sinistra per 10 o 15 minuti, troviamo un tratto di spiaggia dove si ha qualche presenza naturista.

Erano solo sconfinate dune di sabbia fino agli anni '50 del '900, quando è iniziato il rimboschimento, e per la tutela di queste località con la legge regionale 31 del 1989 era stata decisa la costituzione del parco regionale Naturale del Sinis Montiferru, del quale fiore all'occhiello sarebbe stata appunto la vasta spiaggia e la bella pineta di Is Arenas.

Il parco purtroppo non è mai stato realizzato, comunque buona parte dell'arenile dunale è stato rimboschito con varie specie arboree, come pini e acacie, e quindi alle spalle della spiaggia si sviluppa la grande pineta, ossia l'estesa foresta da rimboschimento.

Nel cuore dell'area interessata al rimboschimento, è stato creato un importante polo golfistico, che si trova più a sud rispetto al campeggio Nurapolis, e fa capo al villaggio turistico chiamato Campo da golf di Is Arenas e Country Club.

La prossima tappa del nostro viaggio

Nella prossima tappa del nostro viaggio, entreremo nel Campidano di Oristano recandoci a visitare Milis, Mauladu e Tramatza. Ci recheremo poi a San Vero Milis dove vedremo la lavorazione del giunco. Andremo quindi a visitare Riola Sardo, Baratili San Pietro dove vedremo la costruzione de Is Fassonis, ed infine ci recheremo a Zeddiani.


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