Che cosa visitare: 
Vota il nostro sito: 


I nostri suggerimenti: |
 Nel Campidano di Oristano a Milis, Bauladu e Tramatza, San Vero Milis, Riola Sardo, Baratili San Pietro, Zeddiani
In questa tappa del nostro viaggio, entreremo nel Campidano di Oristano recandoci a visitare Milis, Mauladu e Tramatza. Ci recheremo poi a San Vero Milis dove vedremo la lavorazione del giunco. Andremo quindi a visitare Riola Sardo, Baratili San Pietro dove vedremo la costruzione de Is Fassonis, ed infine ci recheremo a Zeddiani.
Per ingrandire le immagini e per scorrerle cliccare sulle immagini piccole presenti in questa pagina. Il Campidano di Oristano Il Campidano è la più vasta pianura della Sardegna, situata nella porzione sud-occidentale dell'Isola. Dal punto di vista geologico si tratta di un Graben, ossia una fossa tettonica determinata da un sistema di faglie distensive che hanno determinato lo sprofondamento di una parte di crosta terrestre. In seguito, la fossa è stata interessata da fenomeni di sedimentazione alluvionale che hanno portarono uno spessore di circa 600 metri di sedimenti continentali e deltizi. La pianura attraversa la Provincia di Cagliari, quella di Carbonia-Iglesias, il Medio Campidano e la Provincia di Oristano. Il Campidano di Oristano è una regione della Sardegna occidentale il cui territorio apparteneva anticamente al Giudicato di Arborea. Si sviluppa interamente nella Provincia di Oristano, e comprende i comuni di: Arborea, Baratili San Pietro, Bauladu, Cabras, Marrubiu, Milis, Nurachi, Ollastra, Oristano, Palmas Arborea, Riola Sardo, Santa Giusta, San Nicolò d'Arcidano, San Vero Milis, Siamaggiore, Siamanna, Siapiccia, Simaxis, Solarussa, Terralba, Tramatza, Uras, Villaurbana, Zeddiani, Zerfaliu. È un territorio caratterizzato dalla presenza di zone umide di altissimo interesse naturalistico, con specie faunistiche rare. Il golfo di Oristano è stato frequentato fin dal neolitico ed è particolarmente significativo l'insediamento di Cuccuru S'Arriu vicino a Cabras.
Milis con la chiesa di San Paolo  Da Narbolia prendiamo la SP14 che dopo sei chilometri ci porta a Milis (nome in lingua Miris, metri 72, abitanti 1.666), comune in Provincia di Oristano i cui abitanti sono detti milesi. È un importante centro agricolo noto per la coltivazione degli agrumi, in particolare per gli aranceti. Le prime coltivazioni di agrumi nell'isola furono infatti quelli di Milis, ad opera dei monaci Camaldolesi.
All'ingresso del paese troviamo la chiesa romanica di San Paolo, e considerando che in passato il paese era di dimensioni minori, si è certi che fosse completamente al di fuori dall’abitato. La chiesa di San Paolo si trova tra vasti aranceti impiantati dai frati camaldolesi di Bonarcado, il che fa pensare che si debba a loro questa imponente costruzione. Edificata tra il 1140 ed il 1150 in stile romanico Lombardo ad opera di maestranze già operanti a Santa Giusta, è stata poi completata in stile toscano agli inizi del 1200. La chiesa ha una sola navata con pianta a croce latina. Nel pavimento si possono notare sedici lastre tombali rettangolari. La facciata è realizzata con pietra arenaria chiara e trachite scura, a righe alternate. All'interno sono conservati tre importanti dipinti su tavola. Nella Crocifissione sono raffigurati Gesù, i due ladroni e la Maddalena piangente, sostenuta sulla sinistra da San Giovanni. Nel secondo dipinto sono rappresentati la Madonna col Bambino, il quale porta appeso al collo un ciondolo di corallo che veniva usato per scacciare le malattie. Infine nella predella sono rappresentati alcuni momenti della vita di San Paolo, racchiusi da cornici dorate, tipiche dei retabli gotici. I primi due dipinti sono attribuiti a un pittore catalano degli inizi del 1400, mentre la predella è stata aggiunta in seguito da un pittore locale. I tre quadri messi insieme costituivano un retablo che si trovava dove oggi è l'altare. La statua di San Paolo sarebbe stata la protagonista di un miracolo, avvenuto in questa chiesa nel 1675, quando, alla vigilia della festa di San Paolo, il vescovo si accorse che la statua sudava sangue. I preti asciugarono la statua con dei copricalice, che sigillarono, e che vengono conservati nella parrocchiale di San Sebastiano. Al centro del paese, lungo la via principale, si trova la chiesa parrocchiale di San Sebastiano. La chiesa è stata costruita in stile gotico-catalano nella zona sud del paese nel '500, ha un ampio ingresso e cappelle laterali con volta ad arco. Nella facciata è presente un rosone in trachite rossa. Importante a Milis è il Palazzo Boyl, nel quale per quasi cinquant'anni abitò una delle famiglie più illustri della Sardegna, i Boyl, originari dell'Aragona ed arrivarti in Sardegna intorno al 1300, in periodo Giudicale. La famiglia si schierò a favore del Re Giacomo II ed ebbe grande influenza nella guerra contro il Giudicato d Arborea. Si distinse Pietro Boyl, che per i suoi meriti ottenne la Baronia di Putifigari, il governo della Piazzaforte di Alghero, ed il titolo di «Cavallero Sin Par», cioè cavaliere senza pari. Bauladu  Da Milis, percorsi 700 metri sulla SP15, prendiamo a sinistra la SP9 che dopo 3,5 chilometri ci porta a Bauladu (nome in lingua Baulau, metri 38, abitanti 693), piccolo centro della Provincia di Oristano ubicato ai piedi di una collina vulcanica, con economia basata su allevamento e agricoltura.
Nel centro storico merita una visita la chiesa parrocchiale di San Gregorio. Edificata in stile romanico, risale al XIII secolo. Conserva una scultura lignea della Madonna col Bambino, dorata e policroma, attribuita ad un intagliatore del '600 appartenente alla scuola napoletana. La chiesa è stata poi ristrutturata nel corso del '700. Resti archeologici nei dintorni di BauladuUsciamo da Bauladu sulla SS131 e procediamo per due chilometri fino a trovare una deviazione a sinistra che porta sulla vecchia SS131. Proseguendo per meno di un chilometro, vediamo sulla sinistra su una collina boscosa il nuraghe Crabia. Si tratta di un nuraghe semplice, di tipo monotorre, che conserva due camere circolari sovrapposte ancora integre, con copertura a tholos. Sono presenti due scale, una a sinistra che porta al primo piano; l'altra, che corre in senso inverso, è nascosta in una nicchia e porta ad una nicchia al primo piano, per poi portare al terrazzo esterno. Tramatza  Da Milis la SP15 in cinque chilometri ci porta a Tramatza (metri 22, abitanti 1.007), comune ubicato nella fertile piana del Campidano. Il territorio è attraversato dal fiume Cispiri che ha avuto un ruolo importante nella storia e nell'economia del paese, in particolare per la produzione di canne, conosciute in tutta l'isola per la loro resistenza. Il terreno, da cui affiorano formazioni basaltiche, testimonia l'antica attività vulcanica del vicino Montiferru. L'economia della popolazione è prevalentemente agro pastorale.
Nel paese si trova la chiesa parrocchiale dedicata ai Santi Maria Maddalena, Salvatore e Geminiano. Consacrata nel 1388, in sacrestia conserva un sarcofag odell'epoca giudicale caratterizzato da decorazioni a bassorilievo raffiguranti un putto alato, due angeli con le ali spiegate e degli scudi. La chiesa è stata restaurata più volte nel tempo. Un tempo la chiesa era circondata dal Cimitero, che ora è chiuso da un cancello che serviva per non farvi entrare gli animali. Nel punto più alto del paese troviamo la chiesa San Giovanni. Tornata di recente al culto, la chiesa si trova in prossimità del Cimitero ed è circondata da ulivi secolari. Il 14 gennaio viene acceso un grande falò in onore di Sant'Efisio, che richiama ogni anno gran parte della popolazione. Il 22 luglio si celebra la festa di Santa Maria Maddalena, patrona del paese. San Vero Milis e la lavorazione del giunco  Da Milis, percorsi 700 metri sulla SP15, prendiamo a sinistra la SP9 che dopo 4,5 chilometri ci porta a San Vero Milis (nome in lingua Santu 'Eru, metri 10, abitanti 2.461), importante centro agricolo situato in un interessante ambiente naturalistico all'estremità nord-occidentale del Campidano di Oristano a ridosso della catena del Montiferru. È un importante centro agricolo e vinicolo, famoso per l'artigianato dei canestri in giunco.
Al centro del paese troviamo la chiesa parrocchiale di Santa Sofia, edificata nel '600 su una preesistente chiesa romanica in stile gotico, rinascimentale e barocco fusi insieme, caso raro in Sardegna. La chiesa è affiancata da un grande campanile. Da notare, nella facciata, i tre bei portali scolpiti con motivi floreali ed il rosone centrale. A San Vero Milis vive Maria Pinna, una vera maestra nella lavorazione delle erbe palustri che ci fa assistere a tutte le varie fasi della Lavorazione del giunco. L'anima del cestino è di giunco mentre il corpo può essere fatto anch'esso con lo giunco o con un'erba chiamata s'anedda o anche con lo stelo delle spighe di grano. 
Archeologia nei dintorni di San Vero MilisUsciamo da San Vero Milis sulla strada per Narbolia ed a circa un chilometro troviamo sulla sinistra il nuraghe Su Uraki. È un grande nuraghe complesso, uno dei più grandi in Sardegna, ancora oggi non interamente riportato alla luce, è impossibile quindi descriverne la planimetria completa. Recenti lavori di scavo hanno messo in luce parte della cinta muraria più esterna, che colpisce per l'estensione. Si possono infatti distinguere ben sette torri, tutte collegate fra loro da mura rettilinee che nei punti più alti hanno un'altezza residua di circa tre metri, ed è probabile che siano ancora interrate altre tre torri. Non è stato per il momento messo in luce l'ingresso che da queste mura conduceva quasi certamente all'interno di un cortile da cui si poteva accedere al mastio ed alle torri interne del nuraghe. L'imponenza della cinta esterna pone senz'altro il nuraghe Su Uraki tra i maggiori della Sardegna per estensione e complessità, se si pensa che il più grande per estensione, il nuraghe Arrubiu di Orroli, ha la cinta muraria esterna con sette torri. Intorno al nuraghe si trovano i resti del villaggio nuragico. L'area è stata successivamente interessata dai Fenici come mostrano numerosi reperti tra i quali un torciere di bronzo databile al VII secolo a.C. ed alcune tombe. Anche in età romana l'area fu frequentata e furono costruiti edifici al di sopra dei resti interrati del nuraghe, una strada, che passava accanto all'antemurale e dei ponti. Riola Sardo  Da San Vero Milis seguiamo per 4,5 chilometri la SP10, poi giriamo a sinistra sulla SP11 e dopo un chilometro e mezzo giriamo a sinistra sulla SS292 che dopo 500 metri ci porta a Riola Sardo (nome in lingua Arriora, metri 9, abitanti 2.159), centro agricolo posto all'estremità nord-orientale del grande stagno di Cabras. Il paese è sorto in un'area bonificata nel medioevo dai monaci Camaldolesi, il cui territorio è reso fertile dalle acque dello stagno di Mare 'e Foghe, tributario dello stagno di Cabras, che si sviluppa nella pianura a oriente dell'abitato e che vedremo nella prossima tappa del nostro viaggio, quando visiteremo lo stagno di Cabras. Un tempo era importante la pesca nel vicino stagno di Mare 'e Foghe, poi bonificato e trasformato attualmente in una sorta di ampio fiume dalle acque quasi immobili. Attualmente l'economia si basa sulla coltivazione di frumento, riso, vite con la produzione del vino vernaccia, ortaggi, frutta ed olive. Ci saremmo arrivati più comodamente dalla SS292 provenendo da Santa Caterina di Pittinuri, S'Archittu, la spiaggia di Is Arenas.
Nel centro del paese possiamo visitare la chiesa parrocchiale di San Martino Vescovo, del XVI secolo, edificata su un impianto romanico. Ha una bella facciata in arenaria ed un campanile in stile oristanese con cupola a cipolla. All'interno conserva un crocifisso del '500 e due pile per l'acquaSanta del '600. Nel retro dell'edificio si incontra la Casa Carta, una delle più tipiche abitazioni dell'architettura civile oristanese. Si fa risalire al '700. Baratili San Pietro e la costruzione de Is Fassonis  Seguendo la costa meridionale dello stagno di Mare 'e Foghe, la SP12 ci porta a Baratili San Pietro (nome in lingua Boatiri, metri 11, abitanti 1.290), comune a circa 10 chilometri da Oristano noto soprattutto per la sua tradizionale produzione del vino vernaccia.
Nel centro abitato si trova la chiesa parrocchiale intitolata a San Pietro Apostolo. La chiesa presenta una planimetria a croce latina. La facciata è affiancata da un campanile coperto da una cupola a cipolla. A Baratili San Pietro vive Efisio Canu, che ancora oggi perpetua l'antica arte della costruzione de is fassonis, le tipiche barche dei pescatori dello stagno di Cabras. Negli stagni spesso, il canneto, in caso di eccessiva salinità delle acque, lascia spazio al falasco, meglio noto col nome sardo di sessini o cruccuri. È proprio con lo stelo dell'infiorescenza di su sessini che per tradizione si costruivano is fassonis, tre dei quali si possono vedere nell'abitazione di Efisio Canu. Due di questi sono destinati alle Università di Cagliari e Sassari, e uno alla Città di Lima, in Perù, promotrice della regata avvenuta nel luglio 2003 sul lago Titicaca tra is fassonis e le barche di totore, una pianta palustre peruviana. Nel giardino del signor Canu vediamo un'infiorescenza di totore importata in Sardegna ed in casa un modellino di barca della quale notiamo le forti analogie con is fassonis. 
A Zeddiani a casa di amici  Proseguendo sulla SP12 dopo tre chilometri arriviamo a Zeddiani (nome in lingua Tzeddiani, metri 9, abitanti 1.177), comune in Provincia di Oristano, situato nel famoso triangolo di produzione della vernaccia. L'economia prevalente è la coltivazione del pomodoro da mensa e da industria e la produzione del riso.
Nel centro del paese si trova la chiesa parrocchiale di San Pietro Apostolo, risalente al XVII secolo. Vi si trova un altare ligneo barocco, sul quale campeggia il simulacro della Madonna della Neve in legno policromato e dorato. Il 29 giugno vi si svolge la festa di San Pietro Apostolo. All'interno del paese si trova la chiesa della Madonna delle Grazie, fondata nel XIII secolo ma ricostruita nel '600. È una ricostruzione seicentesca di un'antica chiesa romanica a navata unica. Interessante la facciata in conci d'arenaria con inserti di basalto. Il calendario delle manifestazioni che si svolgono nel paese comprende, il 9 febbraio, la festa di Sant'Apollonia, con una processione che si snoda per le strade e si conclude con la messa nella chiesa parrocchiale. A Zeddiani andiamo a visitare una famiglia di amici che ci accoglie con una ottima cena sarda aprendo per noi una rara bottiglia di vernaccia secca di Nicolino Pinna che nel 1958 vantava già oltre 20 anni di invecchiamento. In casa vediamo una stuoia realizzata con la vegetazione palustre, un prodotto purtroppo ormai scomparso per la morte di tutte le persone che sapevano confezionarla, perfettamente identica a quelle utilizzate dai popoli sud americani da millenni. La ricevettero in dono i genitori poco dopo la nascita del figlio Claudio che vi ha dormito tante volte e la custodisce gelosamente. In una delle prossime tappe Claudio ci accompagnerà in barca sull'isola di Mal di Ventre. 
La prossima tappa del nostro viaggio | Nella prossima tappa del nostro viaggio, proseguiremo la visita del Campidano di Oristano e ci avvicineremo a Oristano recandoci a visitare Nurachi e Cabras con il suo stagno e con la preparazione della bottarga di muggine. Parleremo inoltre delle statue di Mont 'e Prama in corso di restauro e delle tavolette rinvenute con la scrittura Shardana. |  |
Tutte le foto e riprese sono state effettuate da privati a scopo amatoriale per uso personale e per motivi di studio, senza fini di lucro. È consentito scaricare testi, foto e riprese dell'autore per uso privato senza eliminare i riferimenti. È vietato qualsiasi utilizzo commerciale del materiale pubblicato in assenza di apposita autorizzazione. Non è consentita la riproduzione delle foto e riprese di terzi, dei libri e di altro materiale non realizzato dall'autore. |
© Claudio de Tisi 2002-2011 - Codice Fiscale DTSCLD44M23F132W

|