
| Narbolia, Milis, Bauladu e Tramatza, San Vero Milis, Riola sardo, Baratili San Pietro, Zeddiani
In questa tappa del nostro viaggio entreremo nel Campidano di Oristano recandoci a visitare Narbolia e le spiagge di Is Arenas. Visiteremo poi Milis, Mauladu, Tramatza, San Vero Milis e la lavorazione del giunco, Riola sardo, Baratili San Pietro e la costruzione de Is Fassonis, Zeddiani.
Narbolia e la sua costiera   Da Seneghe proseguiamo sulla SP11, che in cinque chilometri ci porta a Narbolia (nome in lingua Narbulia, metri 57, abitanti 1.724), un piccolo centro a 21 chilometri da Oristano. Si caratterizza per la produzione di sughero, agrumi, uva e olive, tipici prodotti dell'isola. Il toponimo viene citato per la prima volta nel 1388 come «Nurapolia» nell'atto di pace stipulato tra Eleonora d'Arborea e il re d'Aragona.
Provenendo da Seneghe sulla SP11, poco prima della pietra miliare che indica il chilometri 11, troviamo sulla destra una strada bianca che percorriamo per circa tre chilometri per raggiungere il nuraghe Mesumaiore. È un nuraghe formato da un mastio centrale e da quattro torri laterali più piccole. Il nuraghe era stato costruito per tenere sotto controllo il riu Maistu Impera. È in cattivo stato di conservazione. Da Narbolia prendiamo la SP11 per Riola sardo e subito giriamo seguendo il cartello per Marina di Narbolia. Dopo 200 metri, superato un ponte, svoltiamo a sinistra e proseguiamo per 500 metri. Il nuraghe Accas è del tipo monotorre e si trova in non buono stato di conservazione. Il monumento non è stato ancora scavato. La camera è comunque accessibile dall'ingresso principale, la tholos che copre la camera è priva di un paio di filari. Da Riola sardo prendiamo la SS292 e la percorriamo per circa quattro chilometri, portandoci in territorio di Narbolia, non lontano dalle distese desertiche di Is Arenas. Sulla destra troviamo il nuraghe Tradori, realizzato interamente in basalto nero. L'ingresso, con un'arcata ogivale, è molto basso. La camera interna è a pianta circolare con copertura a tholos, molto alta e ben conservata. All'esterno presenta una muraglia di grandi massi, che verso sud-est si apre in un cunicolo che discende in profondità, forse proprio sotto la costruzione. Poco più avanti troviamo la grande pineta e la vastissima spiaggia di Is Arenas. Ci possiamo arrivare da Narbolia, ma noi ci siamo arrivati seguendo la SS292 dopo aver visitato Santa Caterina di Pittinuri, S'Archittu e torre del Pozzo, deviando lungo una strada bianca sulla destra seguendo le indicazioni per il campeggio Nurapolis, che raggiungiamo dopo 400 metri attraverso la bella pineta. Sulla sinistra dell'ingresso del campeggio un viottolo seminascosto tra la folta vegetazione ci porta alla spiaggia, costituita da cinque chilometri di sabbia e dune con alle spalle la grande pineta, sulla quale nell'estate 2006 si è spiaggiato un capodoglio. Proseguendo a piedi a sinistra per 10-15 minuti troviamo un tratto di spiaggia dove si ha qualche presenza naturista.

Erano solo sconfinate dune di sabbia fino al '50 quando è iniziato il rimboschimento, e per la tutela di queste località con la legge regionale 31 del 1989 era stata decisa la costituzione del parco Regionale Naturale del Sinis Montiferru, del quale fiore all'occhiello sarebbe stata appunto la vasta spiaggia e la bella pineta di Is Arenas. Il parco purtroppo non è mai stato realizzato, mentre negli ultimi tempi si è proposto un faraonico progetto immobiliare sulle dune e nel bosco costiero di Narbolia e San Vero Milis. Contro queste iniziative si sono mosse le associazioni ambientaliste ed è nato un Comitato Internazionale per la salvaguardia di Is Arenas, che richiede l'inclusione del territorio nella lista dei siti d'interesse comunitario protetti dalla Direttiva Europea Habitat (43/92) per promuovere un progetto di sviluppo sostenibile per tutta la provincia di Oristano. Milis   Da Narbolia prendiamo la SP14 che dopo sei chilometri ci porta a Milis (nome in lingua Miris, metri 72, abitanti 1.666), comune in provincia di Oristano i cui abitanti sono detti milesi. È un importante centro agricolo noto per la coltivazione degli agrumi, in particolare per gli aranceti. Le prime coltivazioni di agrumi nell'Isola furono infatti quelli di Milis, ad opera dei monaci Camaldolesi.
All'ingresso del paese troviamo la chiesa Romanica di San Paolo, edificata nel XII secolo in stile Romanico lombardo e poi completata in stile toscano. La chiesa ha una sola navata con pianta a croce latina. La facciata è realizzata con pietra arenaria chiara e trachite scura, a righe alternate. Importante a Milis è il Palazzo Boyl, nel quale per quasi cinquant'anni abitò una delle famiglie più illustri della Sardegna, i Boyl, originari dell'Aragona ed arrivarti in Sardegna intorno al 1300, in periodo Giudicale. La famiglia si schierò a favore del Re Giacomo II ed ebbe grande influenza nella guerra contro il Giudicato d Arborea. Si distinse Pietro Boyl, che per i suoi meriti ottenne la Baronia di Putifigari, il governo della Piazzaforte di Alghero, ed il titolo di «Cavallero Sin Par», cioè cavaliere senza pari. Bauladu   Da Milis, percorsi 700 metri sulla SP15, prendiamo a sinistra la SP9 che dopo 3,5 chilometri ci porta a Bauladu (nome in lingua Baulau, metri 38, abitanti 693), piccolo centro della provincia di Oristano ubicato ai piedi di una collina vulcanica, con economia basata su allevamento e agricoltura.
La chiesa parrocchiale di San Gregorio risale al XIII secolo. Edificata in stile Romanico, è stata ristrutturata e molto rimaneggiata nel corso del '700. Usciamo da Bauladu sulla SS131 e procediamo per due chilometri fino a trovare una deviazione a sinistra che porta sulla vecchia SS131. Proseguendo per meno di un chilometro, vediamo sulla sinistra su una collina boscosa il nuraghe Crabia. Si tratta di un nuraghe semplice, di tipo monotorre, che conserva due camere circolari sovrapposte ancora integre, con copertura a tholos. Sono presenti due scale, una a sinistra che porta al primo piano; l'altra, che corre in senso inverso, è nascosta in una nicchia e porta ad una nicchia al primo piano, per poi portare al terrazzo esterno. Tramatza   Da Milis la SP15 in cinque chilometri ci porta a Tramatza (metri 22, abitanti 1.007), comune ubicato nella fertile piana del Campidano. Il territorio è attraversato dal fiume Cispiri che ha avuto un ruolo importante nella storia e nell'economia del paese, in particolare per la produzione di canne, conosciute in tutta l'isola per la loro resistenza. Il terreno, da cui affiorano formazioni basaltiche, testimonia l'antica attività vulcanica del vicino Montiferru. L'economia della popolazione è prevalentemente agro pastorale.
San Vero Milis e la lavorazione del giunco   Da Milis, percorsi 700 metri sulla SP15, prendiamo a sinistra la SP9 che dopo 4,5 chilometri ci porta a San Vero Milis (nome in lingua Santu 'Eru, metri 10, abitanti 2.461), importante centro agricolo situato in un interessante ambiente naturalistico all'estremità nord-occidentale del Campidano di Oristano a ridosso della catena del Montiferru. È un importante centro agricolo e vinicolo, famoso per l'artigianato dei canestri in giunco.
Al centro del paese troviamo la parrocchiale di Santa Sofia, edificata nel '600 su una preesistente chiesa Romanica in stile gotico, rinascimentale e barocco fusi insieme, caso raro in Sardegna. La chiesa è affiancata da un grande campanile. Da notare, nella facciata, i tre bei portali scolpiti con motivi floreali ed il rosone centrale. A San Vero Milis vive Maria Pinna, una vera maestra nella lavorazione delle erbe palustri che ci fa assistere a tutte le varie fasi della lavorazione del giunco. L'anima del cestino è di giunco mentre il corpo può essere fatto anch'esso con lo giunco o con un'erba chiamata s'anedda o anche con lo stelo delle spighe di grano. 
Usciamo da San Vero Milis sulla strada per Narbolia ed a circa un chilometro troviamo sulla sinistra il nuraghe Su Uraki. È un grande nuraghe complesso, uno dei più grandi in Sardegna, ancora oggi non interamente riportato alla luce, è impossibile quindi descriverne la planimetria completa. Recenti lavori di scavo hanno messo in luce parte della cinta muraria più esterna, che colpisce per l'estensione. Si possono infatti distinguere ben sette torri, tutte collegate fra loro da mura rettilinee che nei punti più alti hanno un'altezza residua di circa tre metri, ed è probabile che siano ancora interrate altre tre torri. Non è stato per il momento messo in luce l'ingresso che da queste mura conduceva quasi certamente all'interno di un cortile da cui si poteva accedere al mastio ed alle torri interne del nuraghe. L'imponenza della cinta esterna pone senz'altro il nuraghe Su Uraki tra i maggiori della Sardegna per estensione e complessità, se si pensa che il più grande per estensione, il nuraghe Arrubiu di Orroli, ha la cinta muraria esterna con sette torri. Intorno al nuraghe si trovano i resti del villaggio nuragico. L'area è stata successivamente interessata dai Fenici come mostrano numerosi reperti tra i quali un torciere di bronzo databile al VII secolo a.C. ed alcune tombe. Anche in età romana l'area fu frequentata e furono costruiti edifici al di sopra dei resti interrati del nuraghe, una strada, che passava accanto all'antemurale e dei ponti. Riola sardo   Da San Vero Milis seguiamo per 4,5 chilometri la SP10, poi giriamo a sinistra sulla SP11 e dopo un chilometro e mezzo giriamo a sinistra sulla SS292 che dopo 500 metri ci porta a Riola sardo (nome in lingua Arriora, metri 9, abitanti 2.159), centro agricolo posto all'estremità nord-orientale del grande stagno di Cabras. Il paese è sorto in un'area bonificata nel medioevo dai monaci Camaldolesi, il cui territorio è reso fertile dalle acque dello stagno di Mare Foghe, tributario dello stagno di Cabras, che si sviluppa nella pianura a oriente dell'abitato. Un tempo era importante la pesca nel vicino stagno di Mare Foghe, poi bonificato e trasformato attualmente in una sorta di ampio fiume dalle acque quasi immobili. Attualmente l'economia si basa sulla coltivazione di frumento, riso, vite con la produzione del vino vernaccia, ortaggi, frutta ed olive. Ci saremmo arrivati più comodamente dalla SS292 provenendo da Santa Caterina di Pittinuri, S'Archittu, la spiaggia di Is Arenas.
Nel centro del paese possiamo visitare la parrocchiale di San Martino Vescovo, del XVI secolo, edificata su un impianto Romanico. Ha una bella facciata in arenaria ed un campanile in stile oristanese con cupola a cipolla. All'interno conserva un crocifisso del ‘500 e due pile per l'acquasanta del ‘600. Nel retro dell'edificio si incontra la Casa Carta, una delle più tipiche abitazioni dell'architettura civile oristanese. Si fa risalire al ‘700. Baratili San Pietro e la costruzione de Is Fassonis   Seguendo la costa meridionale dello stagno di Mare Foghe, la SP12 ci porta a Baratili San Pietro (nome in lingua Boatiri, metri 11, abitanti 1.290), comune a circa 10 chilometri da Oristano noto soprattutto per la sua tradizionale produzione del vino vernaccia.
A Baratili San Pietro vive Efisio Canu, che ancora oggi perpetua l'antica arte della costruzione de is fassonis, le tipiche barche dei pescatori dello stagno di Cabras. Negli stagni spesso, il canneto, in caso di eccessiva salinità delle acque, lascia spazio al falasco, meglio noto col nome sardo di sessini o cruccuri. È proprio con lo stelo dell'infiorescenza di su sessini che per tradizione si costruivano is fassonis, tre dei quali si possono vedere nell'abitazione di Efisio Canu. Due di questi sono destinati alle Università di Cagliari e Sassari, e uno alla Città di Lima, in Perù, promotrice della regata avvenuta nel luglio 2003 sul lago Titicaca tra is fassonis e le barche di totore, una pianta palustre peruviana. Nel giardino del signor Canu vediamo un'infiorescenza di totore importata in Sardegna ed in casa un modellino di barca della quale notiamo le forti analogie con is fassonis. 
A Zeddiani a casa di amici   Proseguendo sulla SP12 dopo tre chilometri arriviamo a Zeddiani (nome in lingua Tzeddiani, metri 9, abitanti 1.177), comune in provincia di Oristano, situato nel famoso triangolo di produzione della vernaccia. L'economia prevalente è la coltivazione del pomodoro da mensa e da industria e la produzione del riso.
In paese troviamo la chiesa della Madonna delle Grazie, del XIII secolo. È una ricostruzione seicentesca di un'antica chiesa Romanica a navata unica. Interessante la facciata in conci d'arenaria con inserti di basalto. A Zeddiani andiamo a visitare una famiglia di amici che ci accoglie con una ottima cena sarda aprendo per noi una rara bottiglia di vernaccia secca di Nicolino Pinna che nel 1958 vantava già oltre 20 anni di invecchiamento. In casa vediamo una stuoia realizzata con la vegetazione palustre, un prodotto purtroppo ormai scomparso per la morte di tutte le persone che sapevano confezionarla, perfettamente identica a quelle utilizzate dai popoli sud americani da millenni. La ricevettero in dono i genitori poco dopo la nascita del figlio Claudio che vi ha dormito tante volte e la custodisce gelosamente. In una delle prossime tappe Claudio ci accompagnerà in barca sull'isola di Mal di Ventre. 
La prossima tappa del nostro viaggio | Nella prossima tappa del nostro viaggio ci avvicineremo a Oristano recandoci a visitare Nurachi e Cabras con il suo stagno e con la preparazione della bottarga di muggine, e parleremo delle statue di Monte Prama e delle tavolette con la scrittura Shardana. |  |
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