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| La penisola del Sinis: splendide coste, la spiaggia di quarzo di Is Aruttas, deserto, oasi e zone umide
Per ingrandire le immagini e per scorrerle cliccare sulle immagini piccole presenti in questa pagina. La costiera di Cabras
San Salvatore di Sinis e la corsa degli scalzi | ||||
La Chiesetta è stata dedicata a Cristo Salvatore, in ricordo della tradizione che ricorda la fuga del Santo portato a braccia in salvo dagli abitanti di Cabras in una località che sarebbe stata poi chiamata appunto San Salvatore per sottrarlo al saccheggio degli invasori che giungevano dal mare. A sciogliere il voto per la salvezza del Santo ed in rievocazione di questo episodio, in concomitanza con i festeggiamenti di San Salvatore, si svolge da Cabras alla Chiesetta di San Salvatore la corsa degli scalzi. All'alba del primo sabato di settembre, 400-500 giovani vestiti con un saio bianco e scalzi portano di corsa il simulacro del Santo da Cabras al Santuario del villaggio di San Salvatore, e la domenica successiva ripetono la corsa in senso inverso per riportarlo a Cabras. È possibile vedere un filmato della corsa degli scalzi su YouTube. |
Dopo la deviazione per San Salvatore, proseguiamo sulla SP6 che ci porta in tre chilometri a San Giovanni di Sinis. Ci possiamo recare a visitare, sul lato occidentale della costa, la cittadina di San Giovanni, e sul lato orientale che si affaccia sul golfo di Oristano, verso la punta del promontorio quasi in prossimità di Capo San Marco, gli scavi archeologici della città di Tharros.
Il nome del paese deriva da quello della Chiesa di San Giovanni, dall'aspetto massiccio e rustico, con un nucleo centrale a cupola del VI secolo d.C. ed il corpo centrale aggiunto tra il IX e l'XI secolo. Costituisce, insieme alla Chiesa di San Saturnino a Cagliari, il principale esempio di architettura paleocristiana dell'isola, risalente al periodo dell'occupazione bizantina.
Superata la Chiesa, sul lato destro della strada si sviluppa Spiaggia di San Giovanni, lunga quattro chilometri, che arriva fino quasi a Capo San Marco, al termine del promontorio dominato dalla torre spagnola. Il lato sinistro della strada si affaccia sulla vasta insenatura del golfo di Oristano. È una insenatura protetta, ottima per il riparo delle barche al punto di prendere il nome di Mare Morto perché calmo anche quando il mare aperto si presenta agitato, e questa posizione fa comprendere l'importanza che ha avuto fino dal tempo dei Fenici come base per il commercio ed ha portato all'edificazione della città e del porto di Tharros.
Rimangono lungo questa strada le ultime caratteristiche capanne dei pescatori del Sinis, con telaio in legno ed il tetto realizzato con un'erba palustre, il falasco, meglio noto col nome sardo di sessini o cruccuri. Con lo stelo dell'infiorescenza di su sessini si costruivano is fassonis, le tradizionali barche dei pescatori del Sinis, mentre con la pianta venivano realizzati i tetti delle capanne dei pescatori. Ho incontrato un gruppo di bambini che vendevano conchiglie e stelle marine, e mi hanno accompagnato a visitare la capanna abitata da Luigi Garau, personaggio unico e fonte inesauribile di conoscenza del territorio, che serve tuttora alla famiglia come punto di appoggio per la pesca praticata da tre dei cinque figli del signor Garau. Ho fotografato una capanna nel 2001, poi un visitatore mi ha scritto che le ultime capanne dei pescatori sarebbero state abbattute, ma a quanto mi risulta ci sono ancora, anche se nell'ottobre del 2002 sono state incendiate le due in prossimità del Mare Morto. La notizia dell'abbattimento è da correlare forse a una ordinanza che imponeva la distruzione della capanna fotografata, ma il caso si è risolto positivamente dopo molte pressioni dell'opinione pubblica e diverse cause civili. Comunque anche nel Sinis molte cose stanno cambiando, ci sono progetti di edificazione sulle colline sovrastanti Is Aruttas, speriamo che la speculazione edilizia non porti alla cementificazione di questo incredibile paesaggio, come è minacciato nella parte settentrionale del Sinis per la sconfinata Spiaggia e per la pineta di Is Arenas.
Proseguendo a piedi raggiungiamo gli scavi con i resti della città di Tharros. Fondata dai Fenici nel X secolo a.C., Tharros divenne nell'VIII secolo un importante centro cartaginese, per poi diventare una importante città romana, poi abbandonata nel 1070 per le troppo frequenti invasioni dei pirati arabi. Tra quelli che ho visitato è il più affascinante sito archeologico della Sardegna: molto ben conservata soprattutto la parte relativa alla città romana, gran parte della quale è ancora sepolta dalla sabbia e dal mare, bellissimo il panorama del mare di fronte ai resti della città. Qui, tra le rovine romane che la sera vengono illuminate offrendo uno spettacolo suggestivo, ho assistito qualche anno fa a un affascinante concerto dei Tazenda, che allora erano ancora uniti come gruppo musicale, con la favolosa voce di Andrea Parodi ed i canti dei Tenores, sotto il cielo stellato mentre dietro il palco al di là della laguna brillavano le luci della città di Oristano.
Molti dei reperti rinvenuti durante gli scavi della città di Tharros sono conservati nell'Antiquarium Arborense, il Museo Archeologico di Oristano.
La Punta estrema verso sud della penisola del Sinis è Capo San Marco, del quale abbiamo alcune foto scattate dal mare che ci mostrano sul promontorio il faro e la torre di San Giovanni. Da Capo San Marco risaliamo, quindi, verso nord la costa fino a Capo Mannu.
Proseguendo lungo la costa da San Giovanni di verso nord arriviamo all'insediamento di Funtana Meiga. È conosciuta ai surfisti di tutto il mondo, perché è il paradiso delle onde grazie al maestrale favorevole, noi però non la amiamo perché ci sembra deturpi con il suo insieme di villette un tratto di costa che era precedentemente selvaggio ed affascinante.
La parte centrale della penisola di Sinis è quasi desertica, se si esclude un piccolo pianoro vegetato al centro, denominato Su Pranu. Nel deserto del Sinis esistono alcune piccole e grandi oasi, delle quali la principale è la grande oasi di Seu con la torre omonima.
Attraversiamo l'oasi di Seu per raggiungere sulla costa la Spiaggia di Maimoni, dove cominciamo a vedere al posto della sabbia i granelli di quarzo che troveremo più avanti in grande quantità, più belli e raffinati, sulla Spiaggia di Is Aruttas.
Dopo qualche chilometro raggiungiamo la bellissima Spiaggia di Is Aruttas, la più nota tra le spiagge raggiungibili con strade bianche che attraversano la zona desertica della penisola di Sinis. Ci possiamo arrivare più comodamente svoltando a destra al bivio di San Salvatore, dopo 1,6 chilometri a sinistra, e dopo sei chilometri di nuovo a destra dove percorriamo un breve sterrato. La Spiaggia è nota anche come Spiaggia di quarzo, perché invece della sabbia vi troviamo piccoli granelli di quarzo delle dimensioni di mezzo chicco di riso, candidi ed a volte rosati, levigati dal mare e lucidissimi, che rimangono freschissimi anche sotto il sole estremamente cocente dell'estate sarda.
Oltre 10 anni fa, la prima volta che la ho visitata, la Spiaggia era un mare di granelli di quarzo. Poi l'asportazione dei granelli da parte dei turisti la ha molto ridimensionata, al punto da farla quasi sparire. È iniziata una campagna di sensibilizzazione e difesa, per la quale è stato realizzato un significativo manifesto con la frase: «Da milioni di anni sto qui, nato negli abissi del mare, confuso tra i bianchi silenzi del Sinis. Per favore non portarmi via! (Lamento di un granello di quarzo)». Anch'io avevo prelevato una manciata di granelli di quarzo, tanti anni fa quando non c'era il problema del prelievo esagerato, e ogni volta che l'amico sardo Gianluca veniva a trovarmi a casa mi dava del ladro, dicendomi che dovevo riportarla sul posto. Così nel 2002 ho deciso di restituire a Is Aruttas quello che era suo, ed ho chiesto a un guardaSpiaggia di farmi una foto mentre versavo sulla Spiaggia quella manciata di granelli, che dopo 10 anni sono finalmente tornati a casa...
Risalendo ancora la costa verso nord, raggiungiamo dopo non molto la Spiaggia di Mari Ermi che si sviluppa tra il mare e l'omonimo stagno retrodunale.
Entriamo nella Provincia di San Vero Milis. Nella parte superiore della penisola del Sinis sono localizzati diversi insediamenti turistici. Alle spalle di questi, sono presenti diversi stagni retrodunali, tutte oasi naturalistiche molto importanti, zone umide salvaguardate a livello europeo, nelle quali è rilevante la presenza di fenicotteri rosa che sono divenuti ormai stanziali e che quindi si possono vedere tutto l'anno. L'equilibrio di queste zone umide sta però venendo meno a causa dell'eliminazione delle barriere dunali e soprattutto dopo che, nella realizzazione delle diverse nuove strade di collegamento, si sono ostruiti gli sbocchi a mare di molti stagni che quindi, non avendo più il frequente scambio di acque, al primo sole estivo vanno in secca.
La strada costiera prosegue all'interno facendoci passare Capo Sa Sturaggia, dal quale iniziano le alte falesie di Su Tingiosu, per immettersi poi sulla provinciale verso Putzu Idu. Prima di arrivare a Putzu Idu, passata la località S'Arena Scoada, arriviamo a S'Architteddu dove ci troviamo di fronte a un bell'arco naturale.
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Il più conosciuto insediamento turistico, in comune di San Vero Milis, è Putzu Idu, edificato in una insenatura sabbiosa lunga oltre due chilometri chiamata Cala Salina, con la bella Spiaggia di Putzu Idu. A Putzu Idu si sarebbe arrivati più comodamente da Oristano prendendo la SS292 verso nord e, qualche chilometro dopo Riola Sardo, prendendo sulla sinistra la SP10 che passa accanto allo stagno di Sal 'e Porcus ed al più piccolo stagno de Is Benas.
Proseguendo un chilometro dopo Putzu Idu arriviamo alla Spiaggia di Porto Mandriola. I due insediamenti di Putzu Idu e Porto Mandriola sono collegati da un lungomare litoraneo.
Di fronte alla penisola di Sinis si vede l'isola di Mal di Ventre, quattro chilometri al largo di Capo Sa Sturaggia, cui si arriva in barca da diverse spiagge del Sinis, principalmente da quella di Putzu Idu. È una piccola isola disabitata, con belle spiagge ed uno splendido mare, che visiteremo nella prossima tappa del nostro viaggio.
Alle spalle dell'insediamento di Putzu Idu è presente lo stagno di Sa Salina Manna (la grande salina). La realizzazione del lungomare tra Putzu Idu e Mandriola ha eliminato non solo le dune che proteggevano le zone umide interne, ma anche lo sbocco sul mare dello stagno; per consentire alle acque marine di continuare ad alimentarlo sono state realizzate tubature sotterranee che però non vengono manutenute e quindi tendono a ostruirsi. Lo stagno vede oggi la presenza dei fenicotteri solo fino a primavera, poi con il caldo estivo lo stagno va in secca ed i fenicotteri sono costretti a spostarsi verso zone meglio protette.
Proseguendo lungo la strada costiera oltre Mandriola raggiungiamo Capo Mannu, dove vediamo il faro e la torre spagnola. Proprio sotto Capo Mannu si vede la bella Cala dei Tedeschi, così chiamata perché sede nell'ultima guerra di un punto di approdo dei sommergibili della marina tedesca, oggi ottima località di immersione per i sub.
Descriviamo ora la parte nord della penisola con gli stagni e le altre zone umide.
Da Capo Mannu verso Su Pallosu la strada fiancheggia lo stagno di Pauli Marigosa, uno stagno retrodunale caratterizzato dalla bella vegetazione. In una foto vediamo, per l'elevata salinità e la limpidezza dovuta ad abbondanti piogge, le acque di un colore azzurro raramente osservabile nello stagno le cui acque sono generalmente marroni o rossicce a causa dell'eutrofizzazione.
Superato Capo Mannu, dopo un chilometro arriviamo a Su Pallosu, quattro chilometri di sabbia affacciata verso nord su Cala Su Pallosu, una splendida Cala riparata dal vento, con la Spiaggia di Su Pallosu. Peccato esserci arrivati in una giornata con la sabbia coperta di alghe portate dalle correnti marine, quelle alghe che seccate dal sole e trascinate dal vento formano delle palle che rotolano sulla sabbia ed hanno dato il nome alla località.
Oltre Cala Su Pallosu si sviluppa la grande pineta e la vastissima Spiaggia di Is Arenas che abbiamo già visitato nella tappa che ci ha portato da Bosa a Oristano. Prima dell'inizio della Spiaggia è presente il canale di sbocco sul mare dello stagno de Is Benas, con un sistema delle paratie che regolano gli scambi d'acqua con il mare. Nello stagno è presente una importante peschiera.
Una volta collegato allo stagno di Is Benas, a sud di esso si trova il più ampio stagno di Sal 'e Porcus (sale di pessima qualità). Il canale di collegamento è stato interrotto con la costruzione della strada che da San Vero Milis porta a Putzu Idu, e quindi anche questo grande stagno risente della mancata alimentazione delle acque marine in estate. Una volta abitato stanzialmente da grandi famiglie di fenicotteri, lo abbiamo fotografato in agosto in secca, trasformato in una pista per motocross e fuoristrada...
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© Claudio de Tisi 2002-2010
Alcune foto di questa pagina sono state fornite dall'amico Claudio Fadda.
Il filmato della corsa degli scalzi è stato inserito su Youtube da pannellina.