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La penisola del Sinis: splendide coste, la spiaggia di quarzo di Is Aruttas, deserto, oasi e zone umide


Il nostro itinerarioIn questa tappa del nostro viaggio visiteremo la affascinante penisola di Sinis. La parte meridionale della costa, verso San Giovanni, è rocciosa, per poi diventare risalendo dapprima sabbiosa, con la splendida Spiaggia di quarzo di Is Aruttas. Quindi verso nord la costa viene caratterizzata da alte falesie fino alla sommità di Capo Mannu.

Per ingrandire le immagini e per scorrerle cliccare sulle immagini piccole presenti in questa pagina.

La costiera di Cabras

Quattro VeleNel 2009 Legambiente con la sua Goletta Verde ha assegnato il riconoscimento di 4 vele alla costa di Cabras, nella quale la Spiaggia maggiormente consigliata è quella di Is Aruttas. Legambiente assegna alla costa di Cabras anche le spiagge di Santa Caterina di Pittinuri e di S'Archittu, che si trovano invece in territorio di Cuglieri, e quella di Is Arenas, che si trova in territorio di Narbolia.

 

San Salvatore di Sinis e la corsa degli scalzi Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Da Cabras prendiamo la SP1 per poche centinaia di metri, poi seguendo le indicazioni per Tharros prendiamo sulla destra la SP6 e dopo sette chilometri troviamo la deviazione sulla destra per il villaggio di San Salvatore di Sinis, che raggiungiamo dopo qualche chilometro.

San Salvatore di Sinis - Le vie del villaggio di San Salvatore San Salvatore di Sinis - Le vie del villaggio di San Salvatore San Salvatore di Sinis - La piazza di San Salvatore

San Salvatore di Sinis - Il villaggio di San Salvatore a metà anni '60 quando era stato trasformato nel set per la ripresa di tanti film western all'italianaIl villaggio religioso di San Salvatore è stato utilizzato come set per la ripresa di tanti film western nella metà anni '60, trasformandolo nella ricostruzione artificiale di un villaggio del Far West. Tra i film ricordiamo «Giarrettiera Colt» del 1967 con la regia di Gian Rocco ed interpretato da Nicoletta Macchiavelli. Successivamente nel 1990 San Salvatore è stato restaurato ed oggi il villaggio si ripresenta nel suo stato originario.

Nel villaggio si trova la Chiesetta dedicata a Cristo Salvatore, edificata sopra l'ipogeo di San Salvatore, un luogo di culto pagano costruito sottoterra attorno a un pozzo di acque medicamentose, dove si svolgevano le cerimonie legate al culto delle acque in età nuragica. Lo stato attuale dell'ipogeo risale al IV secolo d.C. e vi si notano affreschi neri sul calcare bianco a rappresentare divinità legate al culto delle acque: Afrodite, Eros, le Ninfe ed Ercole che strozza il leone Nemeo.

San Salvatore di Sinis - L'ipogeo di San Salvatore: interno San Salvatore di Sinis - L'ipogeo di San Salvatore: affreschi del periodo romano San Salvatore di Sinis - L'ipogeo di San Salvatore: corridoio verso il pozzo sacro San Salvatore di Sinis - L'ipogeo di San Salvatore: verso la sala del pozzo sacro San Salvatore di Sinis - L'ipogeo di San Salvatore: il pozzo sacro

La Chiesetta è stata dedicata a Cristo Salvatore, in ricordo della tradizione che ricorda la fuga del Santo portato a braccia in salvo dagli abitanti di Cabras in una località che sarebbe stata poi chiamata appunto San Salvatore per sottrarlo al saccheggio degli invasori che giungevano dal mare. A sciogliere il voto per la salvezza del Santo ed in rievocazione di questo episodio, in concomitanza con i festeggiamenti di San Salvatore, si svolge da Cabras alla Chiesetta di San Salvatore la corsa degli scalzi. All'alba del primo sabato di settembre, 400-500 giovani vestiti con un saio bianco e scalzi portano di corsa il simulacro del Santo da Cabras al Santuario del villaggio di San Salvatore, e la domenica successiva ripetono la corsa in senso inverso per riportarlo a Cabras. È possibile vedere un filmato della corsa degli scalzi su YouTube.

San Giovanni di Sinis Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Dopo la deviazione per San Salvatore, proseguiamo sulla SP6 che ci porta in tre chilometri a San Giovanni di Sinis. Ci possiamo recare a visitare, sul lato occidentale della costa, la cittadina di San Giovanni, e sul lato orientale che si affaccia sul golfo di Oristano, verso la punta del promontorio quasi in prossimità di Capo San Marco, gli scavi archeologici della città di Tharros.

Il nome del paese deriva da quello della Chiesa di San Giovanni, dall'aspetto massiccio e rustico, con un nucleo centrale a cupola del VI secolo d.C. ed il corpo centrale aggiunto tra il IX e l'XI secolo. Costituisce, insieme alla Chiesa di San Saturnino a Cagliari, il principale esempio di architettura paleocristiana dell'isola, risalente al periodo dell'occupazione bizantina.

Visita della penisola di Sinis - Percorso turistico a San Giovanni Sinis e Tharros San Giovanni di Sinis - La Chiesa di San Giovanni di Sinis: esterno San Giovanni di Sinis - La Chiesa di San Giovanni di Sinis: interno

Superata la Chiesa, sul lato destro della strada si sviluppa Spiaggia di San Giovanni, lunga quattro chilometri, che arriva fino quasi a Capo San Marco, al termine del promontorio dominato dalla torre spagnola. Il lato sinistro della strada si affaccia sulla vasta insenatura del golfo di Oristano. È una insenatura protetta, ottima per il riparo delle barche al punto di prendere il nome di Mare Morto perché calmo anche quando il mare aperto si presenta agitato, e questa posizione fa comprendere l'importanza che ha avuto fino dal tempo dei Fenici come base per il commercio ed ha portato all'edificazione della città e del porto di Tharros.

San Giovanni di Sinis - Spiaggia di San Giovanni San Giovanni di Sinis - Spiaggia di San Giovanni San Giovanni di Sinis - Spiaggia di San Giovanni San Giovanni di Sinis - Gigli selvatici sulla sabbia della Spiaggia di San Giovanni San Giovanni di Sinis - Il Mare Morto e sullo sfondo la città di Oristano

Rimangono lungo questa strada le ultime caratteristiche capanne dei pescatori del Sinis, con telaio in legno ed il tetto realizzato con un'erba palustre, il falasco, meglio noto col nome sardo di sessini o cruccuri. Con lo stelo dell'infiorescenza di su sessini si costruivano is fassonis, le tradizionali barche dei pescatori del Sinis, mentre con la pianta venivano realizzati i tetti delle capanne dei pescatori. Ho incontrato un gruppo di bambini che vendevano conchiglie e stelle marine, e mi hanno accompagnato a visitare la capanna abitata da Luigi Garau, personaggio unico e fonte inesauribile di conoscenza del territorio, che serve tuttora alla famiglia come punto di appoggio per la pesca praticata da tre dei cinque figli del signor Garau. Ho fotografato una capanna nel 2001, poi un visitatore mi ha scritto che le ultime capanne dei pescatori sarebbero state abbattute, ma a quanto mi risulta ci sono ancora, anche se nell'ottobre del 2002 sono state incendiate le due in prossimità del Mare Morto. La notizia dell'abbattimento è da correlare forse a una ordinanza che imponeva la distruzione della capanna fotografata, ma il caso si è risolto positivamente dopo molte pressioni dell'opinione pubblica e diverse cause civili. Comunque anche nel Sinis molte cose stanno cambiando, ci sono progetti di edificazione sulle colline sovrastanti Is Aruttas, speriamo che la speculazione edilizia non porti alla cementificazione di questo incredibile paesaggio, come è minacciato nella parte settentrionale del Sinis per la sconfinata Spiaggia e per la pineta di Is Arenas.

San Giovanni di Sinis - Bambini che vendono conchiglie e stelle marine San Giovanni di Sinis - Una tipica capanna di pescatori del Sinis San Giovanni di Sinis - Una tipica capanna di pescatori del Sinis San Giovanni di Sinis - Una tipica capanna di pescatori del Sinis

I resti della città di Tharros

Il volume «Tharros»Proseguendo a piedi raggiungiamo gli scavi con i resti della città di Tharros. Fondata dai Fenici nel X secolo a.C., Tharros divenne nell'VIII secolo un importante centro cartaginese, per poi diventare una importante città romana, poi abbandonata nel 1070 per le troppo frequenti invasioni dei pirati arabi. Tra quelli che ho visitato è il più affascinante sito archeologico della Sardegna: molto ben conservata soprattutto la parte relativa alla città romana, gran parte della quale è ancora sepolta dalla sabbia e dal mare, bellissimo il panorama del mare di fronte ai resti della città. Qui, tra le rovine romane che la sera vengono illuminate offrendo uno spettacolo suggestivo, ho assistito qualche anno fa a un affascinante concerto dei Tazenda, che allora erano ancora uniti come gruppo musicale, con la favolosa voce di Andrea Parodi ed i canti dei Tenores, sotto il cielo stellato mentre dietro il palco al di là della laguna brillavano le luci della città di Oristano.
Molti dei reperti rinvenuti durante gli scavi della città di Tharros sono conservati nell'Antiquarium Arborense, il Museo Archeologico di Oristano.

I resti della città di Tharros - Plastico che ricostruisce il porto e la città in epoca romana (Reperti rinvenuti negli scavi di Tharros) I resti della città di Tharros - Scavi di Tharros I resti della città di Tharros - Scavi di Tharros I resti della città di Tharros - Resti di strada romana I resti della città di Tharros - Resti della città romana I resti della città di Tharros - Il mare di fronte ai resti della città di Tharros Reperti rinvenuti negli scavi di Tharros - Maschera apotropaica (che allontana il male) databile V secolo a.C. rinvenuta in una tomba punica a Tharros Reperti rinvenuti negli scavi di Tharros - Kantaray (vasi per bere vino) in bucchero etrusco 600-560 a.C. rinvenuti in tombe Fenicie a Tharros Reperti rinvenuti negli scavi di Tharros - Spilloni in osso usati dalle ragazze per raccogliere i capelli, rinvenuti nella necropoli di Tharros Reperti rinvenuti negli scavi di Tharros - Valve di conchiglia con resti di belletto rosso cinabro depositate nelle tombe, rinvenuti nella necropoli di Tharros Reperti rinvenuti negli scavi di Tharros - Anfora attica con Ercole e Antaios databile 520 a.C. rinvenuti nella necropoli di Tharros

Capo San Marco

La Punta estrema verso sud della penisola del Sinis è Capo San Marco, del quale abbiamo alcune foto scattate dal mare che ci mostrano sul promontorio il faro e la torre di San Giovanni. Da Capo San Marco risaliamo, quindi, verso nord la costa fino a Capo Mannu.

Capo San Marco - Veduta dal mare di Capo San Marco con il faro Capo San Marco - Veduta dal mare di Capo San Marco con la torre di San Giovanni che sovrasta i resti di Tharros Capo San Marco - Veduta dal mare del faro di Capo San Marco

La parte meridionale della penisola con la Spiaggia di quarzo di Is Aruttas

Visualizza la mappa Proseguendo lungo la costa da San Giovanni di verso nord arriviamo all'insediamento di Funtana Meiga. È conosciuta ai surfisti di tutto il mondo, perché è il paradiso delle onde grazie al maestrale favorevole, noi però non la amiamo perché ci sembra deturpi con il suo insieme di villette un tratto di costa che era precedentemente selvaggio ed affascinante.

Funtana Meiga - L'insediamento turistico di Funtana Meiga visto dal mare Funtana Meiga - Spiaggia di Funtana Meiga Funtana Meiga - Spiaggia di Funtana Meiga

La parte centrale della penisola di Sinis è quasi desertica, se si esclude un piccolo pianoro vegetato al centro, denominato Su Pranu. Nel deserto del Sinis esistono alcune piccole e grandi oasi, delle quali la principale è la grande oasi di Seu con la torre omonima.

Interno del Sinis - Un'oasi nel deserto di Sinis Interno del Sinis - La grande oasi di Seu con la torre omonima

Attraversiamo l'oasi di Seu per raggiungere sulla costa la Spiaggia di Maimoni, dove cominciamo a vedere al posto della sabbia i granelli di quarzo che troveremo più avanti in grande quantità, più belli e raffinati, sulla Spiaggia di Is Aruttas.

Maimoni - Spiaggia di Maimoni Maimoni - Spiaggia di Maimoni

Visualizza la mappa Informazioni turistiche Dopo qualche chilometro raggiungiamo la bellissima Spiaggia di Is Aruttas, la più nota tra le spiagge raggiungibili con strade bianche che attraversano la zona desertica della penisola di Sinis. Ci possiamo arrivare più comodamente svoltando a destra al bivio di San Salvatore, dopo 1,6 chilometri a sinistra, e dopo sei chilometri di nuovo a destra dove percorriamo un breve sterrato. La Spiaggia è nota anche come Spiaggia di quarzo, perché invece della sabbia vi troviamo piccoli granelli di quarzo delle dimensioni di mezzo chicco di riso, candidi ed a volte rosati, levigati dal mare e lucidissimi, che rimangono freschissimi anche sotto il sole estremamente cocente dell'estate sarda.

Is Aruttas - Scogliere ai lati della Spiaggia Is Aruttas - Scogliere ai lati della Spiaggia Is Aruttas - La Spiaggia di quarzo Is Aruttas - Il limpido mare di Is Aruttas Is Aruttas - Il limpido mare di Is Aruttas Is Aruttas - Il limpido mare di Is Aruttas Is Aruttas - Il limpido mare di Is Aruttas Is Aruttas - Il limpido mare di Is Aruttas Is Aruttas - Il limpido mare di Is Aruttas Is Aruttas - Il limpido mare di Is Aruttas Is Aruttas - Il limpido mare di Is Aruttas Is Aruttas - I granelli di quarzo della Spiaggia di Is Aruttas Is Aruttas - I granelli di quarzo della Spiaggia di Is Aruttas

Oltre 10 anni fa, la prima volta che la ho visitata, la Spiaggia era un mare di granelli di quarzo. Poi l'asportazione dei granelli da parte dei turisti la ha molto ridimensionata, al punto da farla quasi sparire. È iniziata una campagna di sensibilizzazione e difesa, per la quale è stato realizzato un significativo manifesto con la frase: «Da milioni di anni sto qui, nato negli abissi del mare, confuso tra i bianchi silenzi del Sinis. Per favore non portarmi via! (Lamento di un granello di quarzo)». Anch'io avevo prelevato una manciata di granelli di quarzo, tanti anni fa quando non c'era il problema del prelievo esagerato, e ogni volta che l'amico sardo Gianluca veniva a trovarmi a casa mi dava del ladro, dicendomi che dovevo riportarla sul posto. Così nel 2002 ho deciso di restituire a Is Aruttas quello che era suo, ed ho chiesto a un guardaSpiaggia di farmi una foto mentre versavo sulla Spiaggia quella manciata di granelli, che dopo 10 anni sono finalmente tornati a casa...

Is Aruttas - Lamento di un granello di quarzo Is Aruttas - Una manciata di granelli di quarzo ritorna a casa … Is Aruttas - I granelli di quarzo sono tornati a casa

Visualizza la mappa Risalendo ancora la costa verso nord, raggiungiamo dopo non molto la Spiaggia di Mari Ermi che si sviluppa tra il mare e l'omonimo stagno retrodunale.

Mari Ermi - Lo stagno di Mari Ermi Mari Ermi - Lo stagno di Mari Ermi Mari Ermi - Giochi sulle dune tra lo stagno e la Spiaggia Mari Ermi - La Spiaggia di Mari Ermi Mari Ermi - La Spiaggia di Mari Ermi

La parte settentrionale della penisola con gli insediamenti turistici di Putzu Idu e Porto Mandriola

Entriamo nella Provincia di San Vero Milis. Nella parte superiore della penisola del Sinis sono localizzati diversi insediamenti turistici. Alle spalle di questi, sono presenti diversi stagni retrodunali, tutte oasi naturalistiche molto importanti, zone umide salvaguardate a livello europeo, nelle quali è rilevante la presenza di fenicotteri rosa che sono divenuti ormai stanziali e che quindi si possono vedere tutto l'anno. L'equilibrio di queste zone umide sta però venendo meno a causa dell'eliminazione delle barriere dunali e soprattutto dopo che, nella realizzazione delle diverse nuove strade di collegamento, si sono ostruiti gli sbocchi a mare di molti stagni che quindi, non avendo più il frequente scambio di acque, al primo sole estivo vanno in secca.

La strada costiera prosegue all'interno facendoci passare Capo Sa Sturaggia, dal quale iniziano le alte falesie di Su Tingiosu, per immettersi poi sulla provinciale verso Putzu Idu. Prima di arrivare a Putzu Idu, passata la località S'Arena Scoada, arriviamo a S'Architteddu dove ci troviamo di fronte a un bell'arco naturale.

Su Tingiosu - Le alte falesie di Su Tingiosu viste da Capo Mannu Da Su Tingiosu verso Capo Mannu - Veduta della costa dall'alto della scogliera Da Su Tingiosu verso Capo Mannu - Veduta della costa dall'alto della scogliera Da Su Tingiosu verso Capo Mannu - Veduta della costa dall'alto della scogliera Da Su Tingiosu verso Capo Mannu - L'arco naturale in località S'Arena Coada

Visualizza la mappaInformazioni turistiche Il più conosciuto insediamento turistico, in comune di San Vero Milis, è Putzu Idu, edificato in una insenatura sabbiosa lunga oltre due chilometri chiamata Cala Salina, con la bella Spiaggia di Putzu Idu. A Putzu Idu si sarebbe arrivati più comodamente da Oristano prendendo la SS292 verso nord e, qualche chilometro dopo Riola Sardo, prendendo sulla sinistra la SP10 che passa accanto allo stagno di Sal 'e Porcus ed al più piccolo stagno de Is Benas.

Putzu Idu - Barche di fronte all'insediamento turistico di Putzu Idu viste dal mare Putzu Idu - L'insediamento turistico di Putzu Idu e la Spiaggia antistante Putzu Idu - La Spiaggia di Putzu Idu

Visualizza la mappa Informazioni turistiche Proseguendo un chilometro dopo Putzu Idu arriviamo alla Spiaggia di Porto Mandriola. I due insediamenti di Putzu Idu e Porto Mandriola sono collegati da un lungomare litoraneo.

Porto Mandriola - La Spiaggia di Porto Mandriola Porto Mandriola - La Spiaggia di Porto Mandriola

Di fronte alla penisola di Sinis si vede l'isola di Mal di Ventre, quattro chilometri al largo di Capo Sa Sturaggia, cui si arriva in barca da diverse spiagge del Sinis, principalmente da quella di Putzu Idu. È una piccola isola disabitata, con belle spiagge ed uno splendido mare, che visiteremo nella prossima tappa del nostro viaggio.

Alle spalle dell'insediamento di Putzu Idu è presente lo stagno di Sa Salina Manna (la grande salina). La realizzazione del lungomare tra Putzu Idu e Mandriola ha eliminato non solo le dune che proteggevano le zone umide interne, ma anche lo sbocco sul mare dello stagno; per consentire alle acque marine di continuare ad alimentarlo sono state realizzate tubature sotterranee che però non vengono manutenute e quindi tendono a ostruirsi. Lo stagno vede oggi la presenza dei fenicotteri solo fino a primavera, poi con il caldo estivo lo stagno va in secca ed i fenicotteri sono costretti a spostarsi verso zone meglio protette.

Sa Salina Manna - Lo stagno di Sa Salina Manna è uno stagno retrodunale di origine marina Sa Salina Manna - Veduta parziale dello stagno de Sa Salina Manna con sullo sfondo i fenicotteri Sa Salina Manna - Veduta parziale dello stagno de Sa Salina Manna con sullo sfondo i fenicotteri Sa Salina Manna - Veduta parziale dello stagno de Sa Salina Manna con sullo sfondo i fenicotteri Sa Salina Manna - Veduta parziale dello stagno de Sa Salina Manna con in primo piano i fenicotteri Sa Salina Manna - Fenicotteri sullo stagno di Sa Salina Manna

Capo Mannu

Proseguendo lungo la strada costiera oltre Mandriola raggiungiamo Capo Mannu, dove vediamo il faro e la torre spagnola. Proprio sotto Capo Mannu si vede la bella Cala dei Tedeschi, così chiamata perché sede nell'ultima guerra di un punto di approdo dei sommergibili della marina tedesca, oggi ottima località di immersione per i sub.

Capo Mannu - Veduta dal mare di Capo Mannu Capo Mannu - Il faro di Capo Mannu Capo Mannu - La torre spagnola di Capo Mannu Capo Mannu - Cala dei Tedeschi

La parte nord della penisola con la Spiaggia di Su Pallosu

Descriviamo ora la parte nord della penisola con gli stagni e le altre zone umide.

Da Capo Mannu verso Su Pallosu la strada fiancheggia lo stagno di Pauli Marigosa, uno stagno retrodunale caratterizzato dalla bella vegetazione. In una foto vediamo, per l'elevata salinità e la limpidezza dovuta ad abbondanti piogge, le acque di un colore azzurro raramente osservabile nello stagno le cui acque sono generalmente marroni o rossicce a causa dell'eutrofizzazione.

Pauli Marigosa - Lo stagno con la bassa vegetazione sulle rive e sulla destra le dune che lo separano dal mare distante poche decine di metri Pauli Marigosa - Lo stagno con la bassa vegetazione sulle rive e sulla destra le dune che lo separano dal mare distante poche decine di metri Pauli Marigosa - L'elevata salinità e limpidezza per piogge danno colore azzurro alle acque che sono generalmente marroni o rossicce per eutrofizzazione Pauli Marigosa - Sullo sfondo si vedono le dune e poco distanti i pescherecci della flottiglia della rada di Su Pallosu Pauli Marigosa - Nello stagno Pauli Marigosa - Piante palustri in riva allo stagno di Pauli Marigosa Pauli Marigosa - Un bell'esemplare di juncus acutus (giunco) fotografato lungo la riva dello stagno di Pauli Marigosa

Visualizza la mappa Informazioni turistiche Superato Capo Mannu, dopo un chilometro arriviamo a Su Pallosu, quattro chilometri di sabbia affacciata verso nord su Cala Su Pallosu, una splendida Cala riparata dal vento, con la Spiaggia di Su Pallosu. Peccato esserci arrivati in una giornata con la sabbia coperta di alghe portate dalle correnti marine, quelle alghe che seccate dal sole e trascinate dal vento formano delle palle che rotolano sulla sabbia ed hanno dato il nome alla località.

Su Pallosu - La Cala di Su Pallosu Su Pallosu - La Spiaggia di Su Pallosu Su Pallosu - La Spiaggia di Su Pallosu Su Pallosu - Rocce sul mare di Su Pallosu

Oltre Cala Su Pallosu si sviluppa la grande pineta e la vastissima Spiaggia di Is Arenas che abbiamo già visitato nella tappa che ci ha portato da Bosa a Oristano. Prima dell'inizio della Spiaggia è presente il canale di sbocco sul mare dello stagno de Is Benas, con un sistema delle paratie che regolano gli scambi d'acqua con il mare. Nello stagno è presente una importante peschiera.

Is Benas - Veduta parziale dello stagno de Is Benas Is Benas - Il canale a mare artificiale dello stagno de Is Benas Is Benas - Il muraglione artificiale che protegge il canale a mare dello stagno de Is Benas Is Benas - Tratto finale del canale de Is Benas con sullo sfondo il sistema delle paratie che regolano gli scambi d'acqua con il mare Is Benas - Veduta complessiva dello stagno con i lavorieri e parte del canale a mare Is Benas - Il sistema dei lavorieri della peschiera di Is Benas Is Benas - Una camera della morte nella peschiera dello stagno de Is Benas Is Benas - Il sistema dei lavorieri della peschiera di Is Benas Is Benas - Barca di pescatori nello stagno di Is Benas

Una volta collegato allo stagno di Is Benas, a sud di esso si trova il più ampio stagno di Sal 'e Porcus (sale di pessima qualità). Il canale di collegamento è stato interrotto con la costruzione della strada che da San Vero Milis porta a Putzu Idu, e quindi anche questo grande stagno risente della mancata alimentazione delle acque marine in estate. Una volta abitato stanzialmente da grandi famiglie di fenicotteri, lo abbiamo fotografato in agosto in secca, trasformato in una pista per motocross e fuoristrada...

Sal 'e Porcus - Veduta dello stagno d'estate completamente in secca Sal 'e Porcus - Lo stagno Sal 'e Porcus - Lo stagno fotografato dalle alture dietro le falesie di Su Tingiosu, nella strada provinciale detta de su Cuccuru Mannu (della grande collina) Sal 'e Porcus - Veduta parziale della riva occidentale dello stagno che sta già iniziando a prosciugarsi a causa dell'elevata temperatura estiva Sal 'e Porcus - Veduta parziale dello stagno che sta già iniziando a prosciugarsi a causa dell'elevata temperatura estiva facendo affiorare gli isolotti Sal 'e Porcus - Lo stagno d'estate completamente in secca si trasforma in pista per motocross e fuoristrada

La prossima tappa del nostro viaggio

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Nella prossima tappa del nostro viaggio decideremo di abbandonare la terra ferma ed affrontare un'escursione indimenticabile in barca a vela all'Isola di Mal di Ventre. È facilmente raggiungibile in gommone o motoscafo prestando però molta attenzione alle condizioni del mare poiché è posizionata in una zona aperta alle correnti ed è quindi facile che le acque si agitino in poco tempo. Non disponendo di un mezzo proprio, si possono utilizzare i numerosi barconi che la collegano alla terra ferma Questo servizio turistico è disponibile in diverse località della costa, soprattutto a Putzu Idu.

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                       © Claudio de Tisi 2002-2010

Alcune foto di questa pagina sono state fornite dall'amico Claudio Fadda.
Il filmato della corsa degli scalzi è stato inserito su Youtube da pannellina.