La mia SardegnaBandiera della Sardegna

Home page Guest book Siti amici Sostienici Scrivici Aggiungi ai preferiti Mappa del sito

indice precedenteindice precedente

banner

indice precedente

Sull'altipiano di Abbasanta, nel Montiferru a Paulilatino con il pozzo sacro di Santa Cristina, poi nel Barigadu ad Abbasanta con il nuraghe Losa, uno dei quattro complessi nuragici più importanti dell'isola


Il nostro itinerarioIn questa tappa del nostro viaggio, ci recheremo a visitare l'altipiano di Abbasanta. Qui visiteremo Paulilatino e vedremo il villaggio preistorico ed il pozzo sacro di Santa Cristina, e ci recheremo poi a visitare i diversi siti archeologici in territorio di Paulilatino. Visiteremo, poi, la cittadina di Abbasanta, nei cui dintorni andremo a vedere il grande nuraghe Losa, uno dei quattro siti nuragici più importanti di tutta la Sardegna.

Paulilatino Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Stemma del comune di PaulilatinoUsciamo da Oristano sulla SP55, dopo quattro chilometri prendiamo a sinistra la SS131, passiamo le uscite per Tramatza e Bauladu che abbiamo già visitato, dopo 29 chilometri troviamo l'uscita per Paulilatino (nome in lingua sarda Paule, metri 280, abitanti 2.531). È un comune in provincia di Oristano che occupa la parte più meridionale del vasto altipiano basaltico di Abbasanta, delimitato a nord dalla Campeda e a ovest dal Montiferru e dalla Planargia, importante per i numerosi siti archeologici che si trovano nel suo territorio. Il nome Paulilatino molto probabilmente deriva dalla palude vicina al paese, prosciugata nel 1827, che in primavera si ricopriva di una patina biancastra che la rendeva «latina», cioè chiara in dialetto paulese. Con la visita di Paulilatino concludiamo anche la nostra visita della regione del Montiferru. Ci recheremo poi nella regione del Barigadu, della quale inizieremo la visita da Abbasanta. Il comune di Paulilatino nel 1974, dopo la creazione della provincia di Oristano, viene trasferito dalla provincia di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella di Oristano.

Gruppi folk di Paulilatino

A Paulilatino sono attivi l'Associazione Turistica Pro Loco e l'Associazione di Cultura Popolare Guilcier Real, i cui componenti si esibiscono nelle feste e sagre che si svolgono nel comune ed anche in altre località.

Visita del centro della cittadina

Nel centro di Paulilatino si trova la chiesa parrocchiale di San Teodoro Martire. Se ne ha notizia fin dal 1342, l'impianto attuale risale però al sedicesimo secolo in stile gotico-aragonese. L'originaria volta a capriata è stata sostituita nel 1816 con una copertura di mattoni. Ha un bel portale, un rosone dai vetri colorati. Il campanile a canna quadra, sormontato da una torretta ottagonale con copertura a cipolla, risale anch'esso al sedicesimo secolo. Il 9 novembre si svolge la festa patronale di San Teodoro Martire.

Nelle vicinanze della parrocchiale, subito dopo un cortiletto, troviamo la chiesetta di San Giovanni, chiamata anche chiesa delle Anime. Risale anch'essa al sedicesimo secolo. La chiesa presenta un'unica navata, con pavimentazione in pietra basaltica. Il tetto presenta una semplice travatura in legno.

La chiesa di Santa Maria Maddalena, che i paulesi familiarmente chiamano Santa Maria, si trova al centro del paese. È una chiesa del 1600 anche se probabilmente è stata costruita molto tempo prima. Si consiglia se possibile di partecipare alla festa di Santa Maria Maddalena, la più sentita della manifestazioni festive di Paiulilatino, che si svolge il 22 luglio. Durante la festa sono diverse le manifestazioni di natura civile e religiosa.

La chiesa della Madonna d'Itria risale al diciottesimo secolo anche se l'impianto originario era certamente più antico. La chiesa è caratterizzata da una bella facciata settecentesca. Sotto gli intonaci sono stati rinvenuti degli affreschi, specie nell'abisde.

Da non perdere è una visita al bellissimo palazzo Atzori, un edificio disposto su tre livelli composto da 14 sale espositive, il cui primo impianto risalirebbe al diciottesimo secolo. Il palazzo ospita il Museo Archeologico Etnografico.

Nei dintorni di Paulilatino

Nei dintorni di Paulilatino si trovano diversi siti archeologici, tra i quali il principale è il villaggio preistorico di Santa Cristina, che descriviamo più oltre.

Il villaggio preistorico di Santa Cristina con il suo famoso pozzo sacro

Il volume «Il santuario Nuragico di Santa Cristina»Per visitare il villaggio preistorico di Santa Cristina, si percorre la SS131 da Oristano e al chilometro 114,3, prima dell'uscita per Paulilatino, troviamo i cartelli che indicano l'area archeologica. All'antico santuario nuragico, luogo di culto degli antichi Sardi fino dall'XI secolo a.C., si affianca il villaggio cristiano sviluppatosi intorno alla chiesa di Santa Cristina edificata intorno al 1200 dai frati Camaldolesi. Attorno alla chiesa si trovano i muristenes, le piccole casette dalla costruzione semplicissima, utilizzate come abitazioni dei Monaci e per ospitare i pellegrini.

Paulilatino: la chiesa di Santa Cristina: veduta della chiesa Paulilatino: la chiesa di Santa Cristina: veduta dei muristenes affacciati sul cortile esterno della chiesa Paulilatino: la chiesa di Santa Cristina: veduta dei muristenes affacciati sul cortile esterno della chiesa

L'area archeologica si estende per circa un ettaro. Entrati tra i resti dell'antico villaggio preistorico che si intravedono sotto olivastri pluricentenari, raggiungiamo il bel nuraghe di Santa Cristina, con accanto due grandi capanne a pianta rettangolare delle quali si ignora la funzione, delle quali una è rimasta intatta fino ai nostri giorni.

Paulilatino: il villaggio preistorico di Santa Cristina: verso il villaggio tra gli olivastri pluricentenari Paulilatino: il villaggio preistorico di Santa Cristina: resti di capanne del villaggio preistorico Paulilatino: il villaggio preistorico di Santa Cristina: nuraghe di Santa Cristina Paulilatino: il villaggio preistorico di Santa Cristina: resti di capanna rettangolare non ben conservata Paulilatino: il villaggio preistorico di Santa Cristina: resti di capanna rettangolare arrivata quasi intatta fino ai nostri giorni Paulilatino: il villaggio preistorico di Santa Cristina: interno della capanna rettangolare

Il monumento principale è il magnifico pozzo sacro di Santa Cristina, dedicato al culto delle acque, che è l'esempio più mirabile di architettura religiosa preistorica nell'isola. È un pozzo sacro in basalto datato 1300 a.C. circa. All'esterno ha un recinto a forma di toppa di chiave, un'ellisse di pietra di 26x20 metri. Come altri pozzi sacri, dal centro del recinto una scalinata molto ben conservata porta al pozzo sacro coperto da una volta a tholos, con un foro centrale dal quale la luce entra direttamente sulle acque del pozzo. La scala, forse la più grande fra quelle conosciute, è composta di 25 gradini ed è a sezione trapezoidale. La cella ha una pianta circolare del diametro di 2,5 metri ed ha un altezza di sette metri. Il pavimento è stato ottenuto spianando la roccia viva e al centro si trova la vasca circolare. L'acqua che filtra dalle pareti raggiunge ancora oggi il primo gradino della scala.

Paulilatino-Il pozzo sacro di Santa Cristina: veduta del cortile esterno con l'ingresso del pozzo sacro Paulilatino-Il pozzo sacro di Santa Cristina: veduta del cortile esterno con l'ingresso del pozzo sacro Paulilatino-Il pozzo sacro di Santa Cristina: veduta del cortile esterno con l'ingresso del pozzo sacro Paulilatino-Il pozzo sacro di Santa Cristina: ingresso del pozzo sacro con la scalinata Paulilatino-Il pozzo sacro di Santa Cristina: ingresso del pozzo sacro con veduta dell'acqua sul fondo Paulilatino-Il pozzo sacro di Santa Cristina: il pozzo sacro Paulilatino-Il pozzo sacro di Santa Cristina: veduta dall'interno del pozzo Paulilatino-Il pozzo sacro di Santa Cristina: veduta dall'interno del pozzo Paulilatino-Il pozzo sacro di Santa Cristina: la volta a <em>tholos</em> ed il foro per l'ingresso della luce Paulilatino-Il pozzo sacro di Santa Cristina: il foro di ingresso della luce visto dall'esterno

Intorno al pozzo sacro si sviluppa un villaggio di capanne molto compromesso nelle strutture. Accanto al pozzo sacro troviamo la cosiddetta capanna delle riunioni, molto ampia, dotato di sedili in pietra per accogliere i partecipanti alle riunioni. Passata la capanna si incontrano i resti delle altre abitazioni della parte nord del villaggio.

Paulilatino: il villaggio preistorico di Santa Cristina: veduta della capanna delle riunioni Paulilatino: il villaggio preistorico di Santa Cristina: interno della capanna delle riunioni Paulilatino: il villaggio preistorico di Santa Cristina: interno della capanna delle riunioni con i sedili in pietra per accogliere i partecipanti alle riunioni

Paulilatino: santa Cristina: bronzo figurato fenicioLa maggior parte delle capanne è il risultato di diverse campagne di scavo, che hanno messo in luce le fondazioni e numerosi materiali ceramici, i quali permettono di considerare che il villaggio ed il pozzo sacro siano stati abitati fino all'età del Ferro. Tra i ritrovamenti effettuati all'interno del villaggio, sono estremamente significative quattro statuine in bronzo figurato fenicio, che sono state rinvenute sui gradini del pozzo sacro.

La tomba dei giganti di Mura Cuada

Da Paulilatino prendiamo la vecchia SS131 che porta a Bauladu, e dopo circa cinque chilometri troviamo il cartello indicatore per la tomba dei giganti di Mura Cuada. Svoltiamo a sinistra in una stradina in salita e dopo circa un chilometro e mezzo arriviamo alla tomba dei giganti.

La troviamo in ottimo stato di conservazione, sia interna che esterna. Questa tomba si caratterizza per le piccole dimensioni, è costruita con grossi blocchi in basalto, con la tecnica a filari di grosse pietre sovrapposti, appartiene quindi a una tipologia tipica del sud e del centro dell'isola. La facciata è costruita con blocchi ben squadrati e disposti in modo accurato. Presenta al centro il portello di accesso rettangolare, circa 50 centimetri di larghezza e 60 centimetri di altezza. La camera funeraria raggiunge nel punto più alto circa 1,8 metri di altezza. Le pareti sono realizzate con filari di blocchi, ed è coperta con lastre di pietra a piattabanda. Molto ben conservato anche l'abside che chiude posteriormente la camera. Le pareti esterne sono costruite con pietre di varie dimensioni e non sempre ben squadrate, più grosse quelle dei filari inferiori, più piccole quelle più in alto.

Il nuraghe Ortei

Da Paulilatino prendiamo la SP17 per Milis e dopo 3,4 chilometri vediamo il nuraghe Ortei, sulla destra della strada. Si tratta di un nuraghe di tipo complesso, formato da un mastio centrale e da due torri laterali, i cui resti sono quasi completamente interrati e invasi dalla vegetazione.

Il mastio è abbastanza ben conservato. Dall'ingresso principale si entra nella camera, a pianta circolare con tre profonde nicchie alle pareti. Il soffitto a tholos è perfettamente conservato. La scala ricavata nella muratura porta alla terrazza ora impraticabile perché invasa dalla vegetazione.

Le tombe dei giganti di Goronna

Dalla SS131 si esce per Paulilatino e, prima di entrare in paese, prendiamo la SP11 per Bonarcado. La seguiamo per circa un chilometro fino a un cartello che indica le tombe dei giganti di Goronna.

La tomba maggiore è una delle più grandi conosciute. Misura 24,5 metri di lunghezza e poteva contenere fino a duecento inumazioni. La facciata si presenta ben conservata. La grande esedra è formata da lastre infisse nel terreno ed aveva un'ampiezza di 10 metri. La stele monolitica centinata, di cui manca la parte superiore, in origine raggiungeva un'altezza di circa 3,5 metri. La camera funeraria misura circa 18 metri di lunghezza, con copertura a piattabanda, anche se si conservano solo due delle lastre di copertura originarie. Termina posteriormente con un'abside. Davanti al monumento si trovano alcuni betili.

Per raggiungere le altre due tombe, situate nelle pendici settentrionali dell'altura, continuiamo per circa un chilometro sulla strada per Bonarcado, sino a trovare una piazzola dove lasciamo l'auto ed a piedi raggiungiamo un tavolato granitico sulla sinistra. Le due tombe si trovano sul tavolato, verso nord, vicino ai ruderi di un nuraghe. Il sito è molto difficile da raggiungere a causa dell'alta vegetazione e delle recinzioni da superare. Le due tombe sono in pessimo stato di conservazione, quasi sommerse dalla vegetazione. Della seconda tomba, più piccola e più arcaica, sono chiaramente distinguibili i resti della camera funeraria, di tipo dolmenico, che conserva al loro posto anche alcune lastre della copertura. Della terza tomba, più grande, possiamo notare alcuni frammenti della parte superiore della stele centinata.

Il nuraghe Battizzone

Proseguendo lungo la strada per Bonarcado per altri circa cinque chilometri, troviamo un cartello che indica i nuraghi Lugherras e Battizzone. Parcheggiamo l'auto in una piazzola e proseguiamo a piedi sul viottolo indicato dal cartello. Continuiamo fino alla seconda deviazione a destra e dopo qualche centinaio di metri arriviamo ad un cancello da cui si accede all'area dove sorge il nuraghe Battizzone.

È un nuraghe complesso, trilobato, con torri unite fra loro da un antemurale che forma un cortile interno nella parte anteriore. Il cortile e le torri laterali sono completamente invase dai crolli, che rendono impossibile l'accesso alla torre principale.

Il nuraghe Lugherras

Al cartello, continuiamo sulla strada bianca per circa un chilometro e mezzo fino a trovare alla sinistra della strada il nuraghe Lugherras.

È un nuraghe complesso, formato da un mastio e quattro torri esterne in parte interrate e sommerse dalla vegetazione, collegate da un bastione. L'antemurale è difficile da individuare in quanto ridotto al solo filare di base. Il nuraghe è in discrete condizioni. A sinistra dell'ingresso si trova una delle torri esterne, di pianta ellittica di grandi dimensioni, con una camera che in origine era coperta a tholos, all'interno la scala quasi del tutto crollata che portava al terrazzo. Questa torre è collegata tramite due porte al cortile interno, semicircolare.

Dal cortile entriamo nel mastio ben conservato. Nel breve corridoio d'ingresso troviamo a sinistra la scala che portava al piano superiore, oggi crollato. La camera ha volta a tholos, ancora ben conservata, e due profonde nicchie, una delle quali forma quasi una piccola camera. Nel cortile, a sinistra dell'ingresso, c'è un pozzo con un diametro di circa mezzo metro, profondo più di 10 metri.

Dal cortile si accedeva, tramite due corridoio coperti, alle torri laterali. La torre a sinistra del mastio è crollata; l'altra torre è parzialmente crollata e interrata sul lato esterno. Una nicchia, nella parte opposta all'ingresso della torre, poteva essere in realtà l'inizio di un corridoio che portava alla torre più lontana, attualmente non praticabile.

Tutto intorno si trovano i resti di un villaggio preistorico, formato da capanne circolari. Questo nuraghe fu abitato sino al periodo punico, quando cadde in mano ai Cartaginesi che prima cercarono di distruggerlo ed in seguito lo trasformarono in tempio. Durante la dominazione romana, sulla cima della torre centrale è stato realizzato un piccolo tempio dedicato a Demetra, la dea della rinascita, di cui ora non si trova quasi più traccia. Nel luogo sono state trovate tante lucerne votive di epoca romana, e da questi ritrovamenti il nuraghe prese l'attuale nome di Lugherras.

Il nuraghe Atzara

Per raggiungere il nuraghe Atzara, torniamo sulla SP11, proseguiamo e svoltiamo a sinistra nel viottolo per Pran 'e Crabas. Dopo cinquecento metri arriviamo al nuraghe Atzara, un nuraghe complesso che presenta una torre principale slanciata caratterizzata da un'ampia base e tre torri esterne. Le mura che le collegavano sono ancora in buono stato. Recentemente è stato ripulito ma si attende un'opera di scavo per capirne meglio la struttura.

La tomba dei giganti di Perdu Pes

Da Paulilatino usciamo sulla SP65 per Santu Lussurgiu. La seguiamo per 2,9 chilometri, prima di una curva a destra svoltiamo a sinistra su una strada bianca a fianco di un cancello, proseguiamo per trecento metri sino a trovare sulla sinistra una casa. Proseguendo ancora per pochi metri troviamo, indicata da un cartello, la tomba dei giganti di Perdu Pes.

Non è in buono stato di conservazione, nella posizione originaria possiamo vedere solo alcuni blocchi della camera funeraria e dell'esedra, mentre un gran numero di pietre lavorate sono state riutilizzate nei vicini muretti a secco. Tra esse anche un grosso blocco di forma semicircolare appartenente all'abside. Molto interessanti sono, sul fianco destro della tomba, i tre betili di forma tronco-conica alti circa 1,5 metri con un diametro di circa 60-80 centimetri. Il betilo centrale è stato rovesciato e trasformato in vasca.

La tomba dei giganti di Bidil 'e Pira

Proseguendo verso Santu Lussurgiu per altri ottocento metri, troviamo una stradina sulla sinistra che seguiamo per circa un chilometro e mezzo, fino ad arrivare di fronte a un cancello. Giriamo a sinistra e continuiamo per cento metri sino a parcheggiare l'auto. Proseguiamo a piedi e dopo cinquanta metri arriviamo alla tomba dei giganti di Bidil 'e Pira, che non si trova in buono stato di conservazione.

Dell'esedra non si conserva praticamente nulla. È possibile vedere nella posizione originaria la grande stele, di cui si conserva la sola parte inferiore mentre manca il Coronamento centinato. La camera funeraria, anch'essa mal conservata, è costruita con lastra infisse verticalmente nel terreno ed aveva la coperta a piattabanda della quale restano solo alcune lastre nella parte terminale. A giudicare dai resti della stele e della camera, la tomba doveva essere di notevoli dimensioni.

La regione storica del Barigadu

Il BarigaduSulla sponda meridionale del lago Omodeo, il più grande lago artificiale dell'isola, si affaccia il territorio del Barigadu, uno dei distretti amministrativi dell'antico Giudicato d'Arborea. Il Barigadu è una regione storica della Sardegna centrale che si sviluppa interamente nella provincia di Oristano. I comuni che ne fanno parte sono: Abbasanta, Aidomaggiore, Allai, Ardauli, Bidonì, Boroneddu, Busachi, Fordongianus, Ghilarza, Neoneli, Norbello, Nughedu Santa Vittoria, Sedilo, Soddì, Sorradile, Tadasuni, Ulà Tirso, Villanova Truschedu. Grazie al clima soleggiato, ma non arido, vi si trovano molte foreste di sughero e di quercia e ovviamente macchia mediterranea, come anche alcune specie di animali rari, come cervi sardi, cinghiali, volpi, lepri sarde e molti tipi di uccelli tra i quali anche l'aquila. Il paesaggio è composto da una vasta distesa pianeggiante arricchita da una serie di colline.

Abbasanta Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Stemma del comune di AbbasantaDa Paulilatino riprendiamo la SS131 e dopo sette chilometri raggiungiamo Abbasanta (metri 313, abitanti 2.827), che da il suo nome all'altopiano basaltico sul quale sorge la città, in un territorio ricco di boschi naturali, recentemente diventato anche nodo stradale con il completamento della SS131diramazione. Sono caratteristiche alcune abitazioni del XVI e diciassettesimo secolo, con il solo pianterreno ed una torre a tre piani. Il suo nome deriva dal sardo «abba», ossia acqua, e «santa», ossia Santa, sacra, salutare. In età romana era conosciuta con il toponimo di «Ad Medias Acquas», mentre il toponimo «Aba San cta» è citato per la prima volta nel dodicesimo secolo.

Il comune di Abbasanta nel 1928 viene aggregato al nuovo comune di Ghilarza-Abbasanta, dal quale nel 1934 viene nuovamente separato. Il comune di Abbasanta nel 1974, dopo la creazione della provincia di Oristano, viene trasferito dalla provincia di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella di Oristano.

Gruppi folk di Abbasanta

Ad Abbasanta è attiva l'Associazione Folkloristica Abbasantese, i cui componenti si esibiscono nelle feste e sagre che si svolgono nel comune ed anche in altre località.

Visita del centro della cittadina

La chiesa parrocchiale Santa Caterina d'Alessandria è stata costruita tra il 1870 e il 1886. La navata è conclusa dall'abside quadrata e dal transetto che termina con una cappella per parte. Conserva all'interno la statua di Santa Caterina, in legno bagnato in oro zecchino, risalente al 1500. Il 25 novembre si svolge la festa patronale di Santa Caterina.

Ad Abbasanta si trova anche la chiesa di Sant'Antonio Abate che risale alla fine del XVII secolo. Presso questa chiesa il 16 gennaio si tiene la festa di Sant'Antonio de Su fogu. Nel piazzale della chiesa vengono erette, accese e benedette «sas tuvas», formate da enormi tronchi cavi recuperati nei giorni precedenti da gruppi di persone che portano il nome del Santo. Nella piazza viene, quindi, acceso il fuoco, ed intanto, ha luogo «sa ditta», vendita di prodotti gastronomici con scopi di beneficenza.

I dintorni di Abbasanta Informazioni turistiche

Nei dintorni di Abbasanta si trova il nuraghe Losa, uno dei quattro complessi più importanti dell'isola.

Il nuraghe Losa

Il volume «Il nuraghe Losa< di Abbasanta»Il nuraghe Losa, anche se meno complesso degli altri, è sempre uno dei quattro complessi più importanti dell'isola, con la reggia nuragica Santu Antine di Torralba, la reggia nuragica Su Nuraxi di Barumini ed il nuraghe Arrubiu di Orroli. Lo troviamo sulla SS131, tra il chilometro 123 ed il chilometro 124, ed è visibile dalla strada, sulla sinistra se si viene da sud. Il complesso nuragico, edificato con grossi blocchi di basalto, sorge al centro di un vasto altipiano basaltico. È costituito da un grande nuraghe trilobato, con un mastio centrale circondato da un antemurale nel quale sono inglobate altre tre torri realizzate in una seconda fase. Un alto antemurale fascia l'intera costruzione. Alle due torri laterali rispetto all'ingresso si accede dal corridoio centrale, entrambe presentano delle aperture verticali nelle pareti, ossia delle feritoie. La torre opposta all'entrata è accessibile invece solo dal muro esterno. Una particolarità del nuraghe Losa, che lo differenzia dagli altri grandi nuraghi, è l'assenza di un cortile interno. Dalla torre centrale, che originariamente era più alta e conserva oggi un'altezza di 13 metri, possiamo salire tramite una scala ricavata nello spessore murario sino al primo piano, l'accesso al secondo piano è invece chiuso. Intorno al nuraghe si trovano i resti dell'ampio villaggio preistorico formato da capanne circolari, il quale fu costruito successivamente al nuraghe, a partire dal Bronzo recente. Davanti all'ingresso c'è una grande capanna a pianta circolare di otto metri di diametro, con oggi un'altezza residua di 3,6 metri.

Il complesso nuragico era originariamente difeso da una seconda cinta muraria a forma ovale, lunga circa trecento metri e larga 200, lungo la quale si possono vedere i resti di tre torri che hanno un ingresso esterno ed uno interno alle mura. Abitato fino alla tarda età del Ferro, dopo un abbandono di diversi secoli l'insediamento fu rioccupato in età punica e riabitato ininterrottamente anche in età romana e addirittura fino al VII secolo d.C.

Abbasanta-Il nuraghe Losa Abbasanta-Il nuraghe Losa: veduta del nuraghe trilobato Abbasanta-Il nuraghe Losa: veduta del nuraghe trilobato Abbasanta-Il nuraghe Losa: veduta del nuraghe e della capanna circolare Abbasanta-Il nuraghe Losa: apertura verso l'alto di una delle torri laterali Abbasanta-Il nuraghe Losa: ingresso della torre centrale

Tonino Mura, che ha scoperto con Leonardo Melis una stanza del sole nel nuraghe Santa Barbara di Villanova Truschedu, caratterizzata da otto feritorie, quasi tutte poco visibili dall'esterno, disposte in tutto il cerchio della costruzione, attraverso le quali, in particolari periodi dell'anno, passano raggi di sole e luna, a segnare il solstizio d'estate ed a segnare altri orientamenti solstiziali ed equinoziali e non solo. In seguito Tonino Mura ha visitato e studiato diversi altri nuraghi, scoprendo analogie con quello di Santa Barbara, ed individuando in molti di essi una stanza del sole, anche nel nuraghe Losa di Abbasanta.

Recenti studi di archeoastronomia hanno portato a ritenere che vi fossero nuraghi solari ed altri lunari. Ai nuraghi solari appartiene il nuraghe Losa di Abbasanta, che è orientato in modo da collimare i punti in cui sorge e tramonta il sole in entrambi i solstizi. Tutto questo porta a pensare che i nuraghi non fossero fortezze, l'ipotesi più probabile è che fossero una specie di santuari. Come rivela una sorta di tabù o timore reverenziale, che ancora oggi i Sardi nutrono nei loro confronti. Le campagne sarde sono piene di ovili, costruiti anche a ridosso dei nuraghi stessi, ma mai ricavati in essi come sarebbe stato più comodo.

La prossima tappa del nostro viaggio

Nella prossima tappa del nostro viaggio, proseguiremo la visita del Barigadu e ci recheremo a visitare Norbello. Da qui andremo a Ghilarza da dove faremo una puntata a Zuri. Andremo poi a visitare i piccoli comuni di Boroneddu, Tadasuni e Soddì. Da qui andremo ad Aidomaggiore, da dove ci recheremo sul lago Omodeo. Qui faremo una visita a Sedilo, e dopo una visita alla cittadina parleremo dell'Ardia di Sedilo.


indice precedenteindice precedente

Sardegna Holiday

indice precedente

Tutte le foto e riprese sono state effettuate da privati a scopo amatoriale per uso personale e per motivi di studio, senza fini di lucro. Alle nostre foto della Sardegna, se ne aggiungono molte inviateci dà amici, alcune tratte da Wikipedia in base ai termini della GNU Free Documentation License, e poche altre sono tratte da Internet, che se segnalata l'eventuale violazione del copyright provvederemo a rimuovere. È consentito scaricare testi, foto e riprese dell'autore per uso privato senza eliminare i riferimenti. È vietato qualsiasi utilizzo commerciale del materiale pubblicato in assenza di apposita autorizzazione. Non è consentita la riproduzione delle foto e riprese di terzi, dei libri e di altro materiale non realizzato dall'autore.

© Claudio de Tisi 2002-2014 - Codice Fiscale DTSCLD44M23F132W