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| In Marmilla da Senis a Nureci, poi nel Sarcidano da Laconi a Genoni, di nuovo in Marmilla ad Assolo, Albagiara, Gonnosnò, Usellus, Sini, Baradili e Baressa
In questa tappa del nostro viaggio proseguiremo la visita dell'Alta Marmilla recandoci a Senis e Nureci. Entreremo poi nella regione del Sarcidano per visitare Laconi dove vediamo il museo delle statue dolmen ed infine a Genoni. Ritorneremo poi in Marmilla, dove visiteremo Assolo, Albagiara, Gonnosnò, Usellus, Sini, Baradili e Baressa.
Per ingrandire le immagini e per scorrerle cliccare sulle immagini piccole presenti in questa pagina. Senis  Da Samugheo, dove avevamo concluso l'ultima tappa, torniamo indietro sulla SP38, ripassiamo per Asuni e proseguiamo verso sud. Dopo circa 23 chilometri giriamo a sinistra, verso est, sulla SS442 che percorriamo per un paio di chilometri e ci porta a Senis (mt. 256, ab. 591), piccolo paese dell'alta Marmilla. All'ingresso del paese si trovano, all'interno di una corte, i resti della torre del Castello di Senis, edificato nel XII secolo, che rimane a testimonianza dell'antica baronia di Senis.
In posizione dominante rispetto al paese si trova la chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista. Al suo interno è custodita l'antica base del fonte battesimale che adesso costituisce la base dell'altare maggiore e che riporta la data 1608. Altrettanto importante è l'acquasantiera, nella cui base è scolpito lo stemma dei Masones, duchi di Sottomajor. Alla periferia dell'abitato si può vedere il palazzo baronale, probabilmente del XIII secolo, che testimonia il ruolo centrale svolto dal paese. Si intravedono ancora gli elementi archittetonici originari, come la torre a pianta rettangolare alta una decina di metri. Nei dintorni di SenisPrima di entrare a Senis provenendo da Assolo sulla SS442, svoltiamo a sinistra sulla SP38, dopo due chilometri troviamo il bivio per Villa Sant'Antonio e Asuni, Svoltiamo e vediamo sulla sinistra la piccola Chiesa campestre o Santuario di Santa Lucia, costruita nel XIII secolo con materiali probabilmente provenienti da un tempio romano ubicato nelle vicinanze. Presso la Chiesa, andata in rovina e ricostruita nel 1922, si conservano tracce evidenti della dominazione romana, con una lapide mortuaria inserita nei muri della Chiesa. Nelle vicinanze della Chiesa campestre è presente un nuraghe. Sul retro della Chiesa si può vedere un antico pozzo, e un gruppo di tombe a cassa a forma di vasca si trovano vicine al fianco sinistro. Nureci  Usciti da Senis, proseguiamo sulla SS442 che, dopo cinque chilometri, ci porta al piccolo paese Nureci (metri 335, abitanti 403), alle pendici del Monte Maiore che segna il limite sud-orientale della Provincia di Oristano. La posizione strategica, al confine settentrionale della Marmilla, rivela una possibile funzione di baluardo dalle invasioni dei barbaricini. L'economia è basata prevalentemente sull'agricoltura, insieme all'allevamento di ovini. Nel paese è da segnalare la presenza di diverse strutture ricettive.
Nel centro storico di Nureci si trova la chiesa Parrocchiale di Santa Barbara Vergine Martire, edificata nel '600. All'interno custodisce un bel fonte battesimale risalente al 1603. Tra le tradizioni popolari più sentite a Nureci vi è, il 19 gennaio, l'accensione dei fuochi di San Sebastiano. Questa ricorrenza aveva sin dai tempi antichi una funzione propiziatoria per un'annata di raccolti abbondanti. L'accensione dei fuochi di Sant'Antonio e San Sebastiano è un rito propiziatorio che da secoli si ripete nei paesi del Nuorese e dell'Oristanese, che a gennaio o febbraio si accendono in strade e piazze di decine di centri. Ne abbiamo già visto la descrizione quando abbiamo parlato di Monteleone Rocca Doria e di Sagama. Oggi le feste sono soprattutto religiose, ma non hanno perso l'aspetto profano di quando l'uomo cercava di aggraziarsi la natura con cataste di legna accese per invocare la fertilità per il raccolto. Nelle province di Oristano e Nuoro permangono due tradizioni e due culture diverse attorno ai grandi falò. Nel Nuorese la prima uscita delle maschere tradizionali per «Sant'Antoi de su Fogu» preannuncia l'atmosfera irriverente del Carnevale. Nell'Oristanese, soprattutto in Marmilla, i falò sono invece episodi legati alla devozione popolare, o alla promessa fatta al santo, sia esso Antonio o Sebastiano, per una grazia ricevuta. |
Nei dintorni di NureciFuori dal centro abitato sorge la Chiesa campestre o Santuario della Madonna d'Itria, che si trova dove un tempo sorgeva un paese ormai scomparso. La cgiesa è stata restaurata nel 1930. Presso la Chiesa il martedì dopo la domenica di Pentecoste si svolge la festa religiosa omonima. Il lunedì la Madonna viene condotta in processione dalla Parrocchiale al Santuario, accompagnata dai gruppi folkloristici. Il martedì si svolgono festeggiamenti religiosi e civili che si concludono quando il simulacro viene riaccompagnato in processione nella Chiesa Parrocchiale di Nureci. Da Nureci la SS442 ci porta verso est, nella regione denominata Sarcidano, che si sviluppa tra la Provincia di Oristano e quella di Cagliari. La regione del SarcidanoIl Sarcidano è una regione della Sardegna che si estende tra il territorio del Campidano e quello della Barbagia. I comuni che ne fanno parte sono in Provincia di Oristano sono solo Genoni e Laconi, gli altri si trovano in Provincia di Cagliari. Il Sarcidano verrà descritto nei dettagli quando vi entreremo visitando la Provincia di Cagliari. Laconi  Da Nureci la SS442, dopo 8,5 chilometri, ci porta a Laconi (nome in lingua Làcuni, metri 550, abitanti 2.330), centro agricolo che sorge al centro della Sardegna. In paese possiamo visitare la casa dove nacque Sant'Ignazio, e il museo vicino alla Chiesa dedicato al Santo. Laconi sorge su un costone dell'altipiano del Sarcidano, il suo vasto territorio è tra i più vari e ricchi dal punto di vista naturalistico e geologico della Sardegna. Nel territorio di Laconi sono presenti vaste zone di bosco e decine di sorgenti. Il comune comprende tre frazioni: «Crastu», situata nella parte pianeggiante del territorio, «Santa Sofia» e «Su Lau», che si trovano invece sull'altipiano del Sarcidano. Il paese si sviluppa attorno a un bellissimo parco al centro del quale sorge l'antico Castello dei marchesi di Laconi, antichi signori del paese.
Sant'Ignazio da Laconi, al secolo Vincenzo Peis, nasce il 17 dicembre 1701. Devotissimo e dedito alla penitenza fin da giovane, indossa il saio francescano. Dopo quindici anni, viene chiamato a Cagliari nel convento del Buoncammino. Qui lavora nel lanificio e come questuante in città, svolgendo per quarant'anni il suo apostolato tra poveri e peccatori, aiutando e convertendo. Divenuto cieco due anni prima della morte, viene dispensato dalla questua, ma continua ad osservare la Regola come i suoi confratelli. Muore a Cagliari l'11 maggio 1781. Le spoglie del Santo riposano nel Convento dei Frati Cappuccini in viale Fra Ignazio a Cagliari. È venerato come Santo, il più venerato in tutta la Sardegna, e viene ricordato l'11 maggio, giorno della sua morte. La Chiesa Cattolica lo ha reputato degno di tale titolo per aver svolto, per tutta la vita, un'opera umile e al tempo stesso dedita agli altri. Periodicamente l'urna con le spoglie del Santo viene portata in pellegrinaggio lungo tutta la Sardegna, evento che richiama sempre numerosissimi fedeli.
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La Parrocchiale di Sant'Ambrogio e Sant'Ignazio è stata edificata nel '500 in stile gotico-aragonese. La facciata, ricostruita nel '700, è caratterizzata da un alto campanile con una cupola emisferica. La festa di Sant'Ignazio da Laconi si celebra dal 1946, il 30 agosto, quando arrivano a Laconi oltre 70.000 persone. Inizia nelle prime ore del giorno con la questua fatta da un corteo di persone che ballando e cantando bussa a tutte le porte del paese per ricevere offerte di vino, pane, carne e dolci. Segue la processione con le reliquie del Santo, provenienti dalla Chiesa di Sant'Ignazio a Cagliari, precedute da cavalieri in costume, gruppi folcloristici e confraternite di varie località dell'isola. In serata si tiene la Merenda di Sant'Ignazio cui partecipano i devoti del Santo. All'ingresso del paese possiamo visitare il parco Aymerich, di proprietà dell'amministrazione regionale. Nell'area del parco troviamo cavità naturali, ruscelli, cascatelle, sorgenti e laghetti. Il bosco è formato principalmente da lecci, con una collezione di piante rare realizzata dal marchese Ignazio Aymerich Ripoll nel 1830. Entrando nel parco, troviamo prima il palazzo in stile neoclassico costruito dai marchesi Aymerch nel 1846 su progetto di Gaetano Cima. Poi, all'interno del parco, troviamo il Castello Aymerich, costruito nell'anno 1000, che conserva una torre in stile romanico edificata nel 1053, ampliato nel XII secolo, e ricostruito nel XV secolo in stile gotico-catalano. Vicino ai ruderi del Castello si trova un famoso Cedro del Libano che ha almeno cinque secoli di vita. 
Gli importanti resti archeologici nei dintorni di LaconiPer raggiungere il sito, usciamo dal paese nella periferia settentrionale seguendo le indicazioni per l'agriturismo Genna e Corte. Percorsi circa sette chilometri raggiungiamo il ponte sul Rio Bidissariu, lo superiamo e proseguiamo per 1,7 chilometri. Passato un cancello, percorriamo poche centinaia di metri, poi andiamo a sinistra e proseguiamo per altri 100 metri, sino a che sono visibili verso sud-est i menhir di Corte Noa. Quelli ancora in piedi sono cinque, allineati in direzione nord-sud, mentre altri due sono rovesciati a terra. Sono di tipo proto-antropomorfo, precedente alla grande fase di realizzazione delle statue menhir antropomorfe conservate nel Museo delle Statue Menhir di Laconi. Per trovare il dolmen di Corte Noa ci rechiamo sulla collinetta, 200 metri a nord-est rispetto ai menhir, ad una quota un poco più alta. È un dolmen a galleria del tipo allée converte, oggi mancante della copertura, lungo circa nove metri, delimitato da lastre ortostatiche infisse nel terreno e disposte su due file parallele, alte circa un metro e mezzo. La testata è costituita da un grosso masso con la superficie interna liscia. La camera funeraria è divisa in due parti da un lastrone. In questa sepoltura sono stati trovati resti scheletrici e corredi funebri che comprendono, tra l'altro, materiale ceramico e pochi frammenti decorati della cultura di Ozieri che si sviluppa tra il 4.000 ed il 3.400 a.C. Sono state rinvenute poi punte di freccia in ossidiana, elementi metallici quali anellini piatti ed a sezione tonda, spiraline in argento. Inoltre numerosi vasi a collo lungo, tripodi, olle, riferibili al periodo delle culture di Abealzu e Filigosa. I menhir di Perda Iddocca si trovano a poco più di 200 metri a sud dell'allineamento di Corte Noa, oltre un muretto a secco. I menhir ancora oggi sul posto sono solo tre, e sono tutti di tipo proto-antropomorfo. È in questa area che sono state trovate le numerose statue menhir sia maschili che femminili che sono oggi conservate al Museo delle Statue Menhir di Laconi. Dispiace che siano state asportate dal luogo nel quale si trovavano, il che non permette di valutare, in base alla posizione, il significato delle diverse statue. Usciti da Laconi per l'Agriturismo Genna e Corte, dopo poco più di otto chilometri troviamo sulla sinistra la strada che porta all'Agriturismo. Qui prendiamo un sentiero in salita che porta al nuraghe di Genna Corte. è un nuraghe complesso costituito da un mastio centrale e da cinque torri laterali unite da un bastione che delimita il cortile interno quasi completamente invaso dai crolli. Il mastio ha pianta circolare con un diametro esterno di 13 metri e si conserva per un'altezza residua di 12 metri. Delle cinque torri, si conservano quella esposta a est e parte di quella esposta a sud-ovest. La torre ad est presenta al suo interno un vano circolare, dal quale parte un lungo corridoio a sezione ogivale che porta nel cortile. Il bastione che collegava le torri presenta un andamento rettilineo ed ha un'altezza residua massima di sette metri. Da Laconi prendiamo la SS442 verso Nureci, dopo circa 6,5 chilometri svoltiamo a destra per Asuni. Circa un chilometro e mezzo prima di arrivare ad Asuni, 200 metri prima del campo sportivo, prendiamo una stradina sulla destra, poi un'altra stradina sempre sulla destra, che percorriamo per circa un chilometro, sino all'altura di Cuccuru Mandareddu. Il circolo o cromlech di Is Cirquittus si trova sulla sinistra del viottolo, è di forma quasi circolare, del diametro di 20x30 metri, costituito da sette pietre. La pietra A è costituita da materiale quarzifero bianco ed ha un diametro 1,5 metri, le altre pietre di forma irregolare hanno dimensioni tra i 60 e 100 cm ed altezze tra 40 e 80 cm. La collocazione fa pensare all'esistenza di un complesso circolare o quasi circolare più complesso, costituito da pietre collocate a distanze regolari. Dell'allineamento di menhir di Is Cirquittus, che si trova invece sulla destra del viottolo, fa parte un monolite alto due metri in trachite bruna, con i lati rettilinei e paralleli ed un apice arrotondato. Un secondo menhir di un'altezza residua di due metri è in trachite gialla e presenta la superficie frontale ricoperta da 135 coppelle. Nell'area sono presenti resti di strutture funerarie, tra le quali una costruzione a pianta quadrangolare di 9x7,5 metri delimitata da ortostati, che aveva probabilmente una funzione sacra. Il complesso è databile tra la cultura di Ozieri, tra il 4.000 ed il 3.400 a.C., e quelle di Abealzu e Filigosa, tra il 2.900 ed il 2.500 a.C. Il sito è stato scoperto da Pino Calledda e Giovanni Murru dell'Università di Cagliari, che hanno effettuato la misurazione degli angoli relativi agli allineamenti astronomici. Hanno trovato due allineamenti importanti, corrispondenti alla linea: alba solstizio estivo - tramonto solstizio invernale. Inoltre, ragionando sulle simmetrie del monumento, hanno suggerito la posizione di due monoliti mancanti che consentono di individuare i due allineamenti corrispondenti alla seconda linea: alba solstizio invernale - tramonto solstizio estivo. è ragionevole ritenere che il sito di Is Cirquittus avesse una funzione calendariale. Il Museo delle Statue Menhir di Laconi Nell'area di Perda Iddocca sono state ritrovate numerose statue menhir, sia maschili che femminili, che sono ora conservate al Civico Museo di Laconi, meglio noto come Museo delle Statue Menhir. Il Museo è situato al piano inferiore del palazzo municipale e occupa sette sale. Le prime tre sale e le ultime tre sono dedicate ai menhir e alla grande statuaria antropomorfa preistorica. I menhir custoditi nel Museo di Laconi appartengono a diverse tipologie e possono essere distinti in tre tipo: menhir protoantropomorfi a faccia ogivale ma privi di raffigurazioni, menhir antropomorfi assessuati che presentano elementi caratteristici del viso quali naso e occhi, statue menhir maschili e feminili, più ricche di dettagli e di simboli che consentono anche la distinzione tra i sessi. Nelle altre sale sono presenti reperti rinvenuti soprattutto nel dolmen di Corte Noa.

Una deviazione a Genoni  Per raggiungere Genoni, da Laconi prendiamo la SS128 verso sud in direzione di Nurallao, e la seguiamo per 4,5 chilometri dove arriviamo a una biforcazione. Qui prendiamo a destra, verso ovest, la SP16bis che dopo sei chilometri ci porta a Genoni (mt. 447, ab. 1.007), centro agropastorale che sorge sul versante sud-occidentale dell'altopiano della Giara, di fronte alle colline della Marmilla.
L'antica Parrocchiale di Santa barbara era edificata nella parte più alta del paese perché fosse visibile da ogni punto. Distrutta nell'800, è stata sostituita dall'attuale chiesa Parrocchiale intitolata a Santa Barbara, che in origine era una Chiesa secondaria dedicata alla Madonna delle Grazie. Le sue strutture risalgono al XII secolo. Le parti più antiche sono, infatti, costituite dalla crociera che gli ultimi lavori di restauro hanno fatto riemergere. Fra aprile-maggio ed a metà settembre vi si svolge la caratteristica marchiatura dei cavallini della Giara. All'interno del paese, in una antica casa campidanese fedelmente ristrutturata, è stato realizzato il Museo del Cavallino della Giara. È articolato in tre sezioni, una dedicata interamente al cavallino della Giara, un'altra prettamente etnografica ed infine una sezione multimediale particolarmente interessante. Nei dintorni di GenoniRaggiungiamo il serbatoio dell'acqua situato a nord-ovest del paese, visibile da lontano, da dove andiamo a piedi sulla spianata del Monte Santo Antine. Qui si trovano i resti delle fortificazioni del periodo punico risalenti alla prima metà del V secolo a.C. ritenute un avamposto della presenza cartaginese nella Sardegna centro-meridionale. Recentemente, sulla cima del monte, è stato portato alla luce un pozzo sacro profondo oltre quaranta metri, che ha restituito una grande quantità di reperti di età nuragica, punica e romana. La presenza di una piccola cappella dedicata a San Costantino, dalla quale deriva il nome del monte, attesterebbe il riutilizzo di una parte della struttura nei primi secoli del cristianesimo. Assolo  
Dopo essere entrati nel Sarcidano per visitare Laconi e Genoni, torniamo ora in Marmilla. Da Genoni proseguiamo sempre verso ovest sulla SP16bis, che poi diventa la SP41 e dopo sei chilometri si immette sulla SS442. La prendiamo verso ovest, e dopo cinque chilometri, dopo aver riattraversato Senis, arriviamo ad Assolo (nome in lingua Assolu, metri. 255, ab. 491), piccolo paese situato ai piedi della Giara di Gesturi in una zona ricca di boschi di leccio. Nel centro storico si trovano le tipiche «lolle», le case campidanesi a corte con maestosi portali, grandi cortili interni ed ampi loggiati. La chiesa Parrocchiale dedicata a San Sebastiano Martire è stata edificata nel 1663, come riporta una lapide murata nella sacrestia. Al suo interno conserva un'acquasantiera e una fonte battesimale realizzata in marna calcarea provenienti dalla Chiesa di Santa Maria, ora distrutta. La fonte battesimale, opera di Antonio Seci, risale al 1589 ed ha la forma di un enorme calice di circa 1 metro d'altezza. Albagiara  Da Assolo proseguiamo sulla SS442 verso ovest e dopo sette chilometri troviamo sulla sinistra la deviazione sulla SP35 che ci porta ad Albagiara (mt. 215, ab. 289), piccolo paese dell'Alta Marmilla ai piedi della giara di Gesturi. In passato era denominato Ollastra Usellus poi nel 1959 gli abitanti scelsero il nome di Albagiara a ricordo del sorgere del sole sull'altopiano della Giara.
Vicino al Municipio si trova la Chiesa Parrocchiale di San Sebastiano, eretta fra il 1615 e il 1621 e divenuta Parrocchia nel 1632. L'edificio ha conservato alcuni arredi di pietra, fra i quali un'acquasantiera seicentesca con vasca di pietra sagomata e con la bella pila per l'acqua benedetta di arenaria modanata e scolpita a bassorilievi. Archeologia nei dintorni di AlbagiaraIl nuraghe di San Lussorio si trova in un avvallamento ai piedi della giara di Gesturi. È un nuraghe complesso, formato da un mastio centrale e da tre torri laterali, tutte costruite in basalto. Vicino al nuraghe è presente una grande capanna e tutto intorno si trovano i resti, non ancora scavati, di un grande villaggio preistorico. Usellus  Da Albagiara prendiamo la SP35 verso nord e dopo tre chilometri arriviamo a Usellus (nome in lingua Useddus, metri. 289, ab. 943), piccolo paese situato tra la giara di Gesturi e il Monte Arci. Il nome Usellus deriva dal latino Urbsellus, piccola città. Urbs era la città per eccellenza, Roma, pertanto Urbsellus era la Piccola Roma della Sardegna. Il centro storico di Usellus è abbastanza ben conservato. Sono presenti numerose abitazioni tradizionali, disposte intorno ad un cortile centrale, con le caratteristiche lollas, ossia i porticati antistanti le stanze d'abitazione, aperte su cortili che si affacciano sulla strada con imponenti portali.
Nel centro storico si trova la chiesa Parrocchiale di San Bartolomeo, edificata nel XVII secolo in marna giallastra e trachite. Al suo interno si trova un altare marmoreo di un certo pregio. L'originario campanile a vela è stato sostituito da un campanile a pianta quadra, con copertura a cuspide. Santuari ed archeologia nei dintroni di UsellusFuori dal paese, sulle pendici della collinetta di Santa Lucia, si trova la piccola Chiesa campestre o Santuario di Santa Lucia. È un semplice edificio a navata unica, risalente ad epoca vandalica. La facciata è sormontata da un campanile a velaed ai lati dell'ingresso sono presenti due visi scolpiti nella pietra. Sulle pendici della collinetta di Santa Reparata, troviamo la Chiesa campestre o Santuario di Santa Reparata, esempio di architettura rustica sarda. All'interno conserva un antico fonte battesimale ad immersione, incassato nel pavimento. La Chiesa è circondata da un recinto con portici e presenta la facciata merlata sormontata da un campanile a vela. L'interno è a croce latina con cappelle laterali. Accanto alla Chiesa si conservano le cumbessias in cui i fedeli possono soggiornare durante la novena per la festa della santa. La Chiesa si trova all'interno dell'area archeologica nella quale si trovano i resti di un abitato romano del I secolo a.C., ed è stata costruita sulle sue stesse rovine. Gonnosnò  Se, invece di recarci a Usellus, da Albagiara proseguiamo sulla SP35 verso sud, dopo quattro chilometri arriviamo a Gonnosnò (mt. 195, ab. 900), centro agricolo ubicato ai piedi della giara di Gesturi. Del paese fa parte la frazione Figu. Nel territorio sono presenti alcune testimonianze archeologiche risalenti al periodo nuragico.
La Chiesa Parrocchiale di Sant'Elena a Gonnosnò è molto antica. Il suo campanile risale al 1645 è uno dei più antichi della Diocesi di Ales. L'ultimo restauro importante della Chiesa, campanile compreso, risale al 1872. La Chiesa, piccola e raccolta, ha un fonte battesimale di pietra, del XVII secolo, con la bussola di copertura in legno e lo sportello dipinto del XVIII secolo. Resti archeologici nella frazione Figu di GonnosnòCi rechiamo a pochi chilometri dal paese, nella frazione Figu. La chiesa Parrocchiale della Natività di Maria Vergine, a Figu, si trova sopra una collina. Risale al XVI secolo ed ha la facciata a levante, dove ha una bifora con due campane. Uscendo da Figu, seguiamo le indicazioni per l'area archeologica, che si trova in località San Salvatore. Qui troviamo il pozzo sacro di San Salvatore, realizzato con blocchi di pietra in trachite appena sbozzati. La scalinata che conduce al pozzo è molto ampia, formata da dieci gradini che arrivano fino alla sorgente. La camera del pozzo è rotonda, alta più di quattro metri, ed ha la copertura a tholos ancora integra. La fonte è tutt'ora attiva, con una profondità della vena acquifera di due metri. Per le tombe dei giganti, torniamo indietro sulla strada e prendiamo la prima deviazione a destra. Dopo poche centinaia di metri troviamo a sinistra le tre tombe dei giganti di San Salvatore, non ben conservate. Si può comunque osservare l'accuratezza con cui sono state edificate, con pietre rettangolari perfettamente squadrate. La tomba meglio conservata è dotata di una grande camera funeraria con pavimento lastricato. Restano pochi blocchi dell'esedra sulla destra e solo pochi filari delle pareti interne della camera. Nonostante siano peggio conservate, le altre due tombe sono simili, mostrando come facessero parte di un unico complesso funerario. Sini  Da Gonnosnò prendiamo la SP35 verso sud-est, dopo due chilometri alla rotonda prendiamo la seconda uscita e continuiamo sulla SP42, che in altri due chilometri ci porta a Sini (mt. 255, ab. 614). È un piccolo comune della Marmilla situato ai piedi dell'altipiano della Giara di Gesturi. Le attività economiche del paese sono prevalentemente l'agricoltura, favorita dalla fertilità dei terreni, e l'allevamento.
Nel paese sorgono due chiese. In centro si trova la chiesa Parrocchiale dedicata a Santa Chiara, patrona del paese. L'antica Chiesetta di San Giorgio Martire, al quale gli abitanti del paese sono molto devoti, è posta su una collina a circa cento metri dall'abitato. L'edificio, che domina un meraviglioso panorama che abbraccia le alture del Trexenta, il Monte Arci e i monti dell'Arburese, sorge su un'area precristiana. Lo testimoniano i resti di un nuraghe, attiguo alla Chiesa, posto a guardia di una delle tante vie di accesso all'altopiano della Giara. E' incerto il periodo di costruzione, comunque si fa risalire al XVI secolo dato che conserva una campana, fuori uso perchè presenta una irrimediabile fenditura, degli inzi del XVI secolo, ed una seconda è del XVIII secolo. La festa di San Giorgio si svolge dal 22 al 24 aprile, ma la preparazione alla festa inizia il giorno di Pasquetta, quando il simulacro del Santo viene portato nella Parrocchiale, per ritornare il 22 aprile nella sua Chiesetta. Il 25 aprile, giorno in cui il paese festeggia San Giorgio, vi si svolge la sagra «de su Pani 'e Saba», una festa dedicata al tipico dolce locale a base di mandorle, uvetta e sapa. La sapa si ricava dal mosto, messo in un pentolone a bollire a fuoco lento per 10 o 12 ore, togliendo ogni tanto la schiuma. Finita la cottura, lo si lascia tutta la notte a raffreddare, poi si versa la sapa nelle bottiglie che si tappano e si mettono in una fresca cantina. Pare che la ricetta originale del pane sapato sia un segreto che viene tramandato di generazione in generazione, un procedimento antico che necessita di ingredienti particolari e di un lungo periodo di lavorazione. Baradili  Da Sini prendiamo la strada comunale Sini-Baressa, che dopo 3 chilometri si immette sulla SP35 proveniente da Gonnosnò, che in un chilometro ci fa entrare a Baradili (nome in lingua Boatiri, metri. 165, ab. 100), noto per essere il comune più piccolo della Sardegna ed uno dei più piccoli d'Italia. Si trova nella zona della Marmilla alle falde della Giara ed assomiglia a un piccolo borgo medievale con numerosse antiche case stiriche. In passato costituiva un unico comune con Baressa.
La chiesa Parrocchiale di Santa Margherita si affaccia alla piazza intitolata alla Santa. Non si conosce la data di edificazione della Chiesa, ma ne parla un documento del 19 febbraio 1617. In seguito ha subito numerosi restauri. All'interno non è rimasto più nulla dell'antica Chiesa, a parte gli archi delle cappelle e i bordi di pietra lavorata i rilievo dell'ingresso della sagrestia. Baressa  Da Baradili prendiamo la strada comunale Baradili-Baressa, che si immette sulla Sini-Baressa e dopo circa quattro chilometri ci porta a Baressa (mt. 165, ab. 860), piccolo centro della Marmilla per le cui strade si possono ammirare le caratteristiche case in roccia calcarea ricca di argilla, di un caratteristico colore giallo tenue. Tra le coltivazioni praticate dai contadini di Baressa la più tipica è quella della mandorla, valorizzata attraverso la Sagra della Mandorla che si tiene ogni anno dopo la metà di agosto.
La chiesa Parrocchiale di San Giorgio è stata edificata nel '600 su una Chiesa preesistente, sempre consacrata a San Giorgio. L'edificio è composto da una navata centrale con volta a botte, ed ha quattro cappelle laterali comunicanti tra loro, illuminate da piccole aperture ad arco acuto. La prossima tappa del nostro viaggio | Nella prossima tappa del nostro viaggio proseguiremo la visita dell'Alta Marmilla, recandoci a visitare Curcuris, Simala, Gonnoscondina, Gonnostramatza. Da qui ci recheremo a Mogoro, famoso per i suoi vini. Continueremo recandoci a Masullas, faremo una deviazione a Pompu, per concludere il nostro viaggio con la visita a Siris. |  |
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© Claudio de Tisi 2002-2010
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