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| In Marmilla visitiamo il Monte Arci con Morgongiori, poi ci rechiamo ad Ales, Pau e Villa Verde
In questa tappa proseguiremo il nostro viaggio nell'Alta Marmilla con la visita del massiccio vulcanico del Monte Arci. Andremo a visitare Morgongiori, per recarci poi ad Ales, il paese che ha dato i natali ad Antonio Gramsci. Il nostro viaggio proseguirà con la visita di Pau e Valle Verde, da dove proseguiremo nella prossima tappa per tornare nel Campidano di Oristano.
Per ingrandire le immagini e per scorrerle cliccare sulle immagini piccole presenti in questa pagina. Il massiccio vulcanico del Monte ArciIl Monte Arci è un massiccio isolato che si erge nella piana di Uras, nella pianura del Campidano, ed è il secondo complesso montano dell'Oristanese. L'altitudine massima è di 812 metri. Le sue vette sono tre torrioni basaltici di origine vulcanica: Sa Trebina Longa di 812 metri, Sa Trebina Lada di 703 metri, e Su Corongiu de Sizoa di 463 metri, che formano una specie di treppiede. L'ossatura del Monte Arci è di trachite, mentre il mantello è formato da colate di lava basaltica. È spoglio nell'altopiano che si trova alla sommità, ma è ricco di boschi di leccio e di macchia nei costoni occidentali e settentrionali. Il Monte Arci è stato importantissimo nella storia mineraria della Sardegna preistorica, per i suoi ricchi giacimenti di ossidiana, che viene spesso definita l'oro nero della preistoria. Numerose sono le testimonianze connesse alle cave e ad antichissimi laboratori artigianali, nei quali il prezioso vetro vulcanico veniva lavorato per ricavarne punte di frecce, coltelli, asce, specchi ed altro. Le tracce più antiche risalgono almeno al 6000 a.C. L'ossidiana del Monte Arci è stata ritrovata in moltissimi siti in tutto il Mediterraneo, il che sta a testimoniare l'esportazione del materiale via mare, probabilmente dal vicino golfo di Oristano, dove recenti ricerche nella zona dello stagno di Marceddì sembrano aver confermato l'esistenza di un porto preistorico. Morgongiori  Proseguiamo da Siris sulla SP51 verso nord, prendiamo a destra sulla SS442, ed in 5,5 chilometri entriamo in Morgongiori. Sarebbe stato più comodo seguire un'altra strada: da Siris prendere verso ovest la SP82 che dopo un paio di chilometri si immette sulla SS442, che prendiamo sulla destra verso nord e dopo quattro chilometri ci porta a Morgongiori (nome in lingua Margaxori, metri. 351, ab. 943), paese che sorge sul versante meridionale del Monte Arci. Tra le aspre pareti rocciose che lo circondano, spicca la scultura naturale chiamata Testa del guerriero.
All'interno dell'abitato di Morgongiori si può visitare la piccola Parrocchiale dedicata a Santa Maria Maddalena. Edificata nel 1673, presenta una pianta a croce latina con volta a botte. Il 22 Luglio si effettuano i festeggiamenti in onore della santa patrona del paese, festeggiamenti nei quali, alle manifestazioni religiose, si accompagnano i balli ed i canti tradizionale l'esibizione di gruppi musicali. I riti della settimana santa vedono nella rievocazione della deposizione dalla croce del Cristo, «Su Scravamentu», che consiste in una rappresentazione scenica antichissima in cui vari personaggi in costume ripercorrono le vicende della passione del Cristoa. La funzione ha inizio all'imbrunire e si conclude a tarda sera, con una processione ed una fiaccolata che si snoda per le vie del paese. Da Morgongiori sul Monte ArciDa Morgongiori si possono raggiungere e cime più alte del Monte Arci, Sa Trebina Longa e Sa Trebina Lada, seguendo una comoda strada che parte dal centro del paese e che porta direttamente alla sommità del massiccio, con un percorso di 5,5 chilometri. Ales  Proseguendo lungo la SS442, dopo sette chilometri raggiungiamo Ales (nome in lingua Abas, metri 194, abitanti 1.650), disposto quasi in pianura a oriente delle pendici del Monte Arci, da secoli considerato il capoluogo dell'Alta Marmilla, come dimostra l'antica presenza della diocesi vescovile, probabilmente la più piccola sede vescovile d'Italia. Il nome deriva dal greco «alex» ossia «àleco», in italiano cicerchia, e sta quindi ad indicare un sito ricco di cicerchia.
Al centro del paese possiamo visitare la Cattedrale di San Pietro Apostolo. Edificata verso il 1100, è stata poi ricostruita in stile barocco e ultimata nel 1686 su progetto dell'architetto genovese Domenico Spotorno, che già aveva collaborato ai lavori di conversione in stile barocco della Cattedrale di Cagliari, Chiesa che è servita come modello per la Cattedrale di Ales. La Chiesa ha una sola navata, con cappelle laterali. Significativa la cappella del Carmine con le sue pregevoli decorazioni purtroppo in cattivo stato di conservazione. Nel braccio sinistro del transetto, si trova l'imponente altare marmoreo intitolato alla Madonna del Carmine, con una pregevole pala di Pietro Angeletti, pittore del '700 nato a Bologna ma con una lunga carriera a Roma, accademico dell'Accademia di San Luca ed assessore delle antichità romane, del quale restano opere nel duomo di Cagliari e nella Parrocchiale dedicata a San Pietro Apostolo a Solarussa. La facciata è delimitata da due campanili con cupolette. Sulla facciata di una casa, nella via principale del paese, una lapide ricorda che Ales è il paese natale di Antonio Gramsci. Nel 1976 dagli «Amici della Casa Gramsci» di Ghilarza è stato affidato a Giò Pomodoro l'incarico di studiare la possibilità di realizzare una struttura in suo ricordo ad Ales. Ne è nata una struttura inaugurata l'1 maggio 1977. Si tratta di un «antimonumento non celebrativo», dove l'omaggio a Gramsci è un «nuovissimo e ardito tentativo plastico di far rivedere l'uomo, il popolo sardo, perché si trovi nel costruito spazio come collettività e come tale si riconosca». Ales ha aver dato i natali, nel 1891, al grande uomo politico Antonio Gramsci. Nel 1894 la famiglia si trasferisce a Sorgono, e per due anni viene mandato, insieme alle sorelle, in un asilo di suore. A questo periodo, dopo una caduta, risale la malattia che gli lascerà una malformazione fisica: la schiena andrà lentamente incurvandosi e le cure mediche tenteranno invano di arrestare la sua deformazione. Dopo l'istruzione primaria a Ghilarza ed il ginnasio a Santu Lussurgiu, frequenta il liceo a Cagliari. Si trasferisce, quindi, a Torino dove si iscrive nel 1911 alla facoltà di lettere. Il capoluogo piemontese fortemente industrializzato e sindacalizzato è l'ideale per la maturazione del suo pensiero socialista, e qui inizia l'attività giornalistica con Il Grido del Popolo e Avanti!. Divenuto, nel 1917, dirigente della sezione socialista della città, dà vita con Angelo Tasca, Umberto Terracini e Palmiro Togliatti al settimanale L'Ordine nuovo. Nel 1921 entra nel comitato centrale del Partito Comunista d'Italia e nel 1922 viene inviato come delegato a Mosca all'esecutivo dell'Internazionale. Nella capitale russa conosce la giovane violinista Giulia Schucht, che diverrà sua moglie e gli darà due figli, Delio e Giuliano. Nel 1924, nel clima di violenze ed intimidazioni fasciste che raggiunge il culmine il 10 giugno con l'assassinio di Matteotti, Gramsci viene eletto alla camera dei deputati e diviene segretario generale del partito. Fa uscire a Milano il quotidiano L'Unità. Sciolti in Italia i partiti di opposizione, nel novembre del 1926, Gramsci viene arrestato e condotto prima ad Ustica e poi nel carcere di San Vittore a Milano. Processato dal tribunale speciale e condannato, nel 1928, a vent'anni, quattro mesi e cinque giorni di carcere, viene trasferito a Turi. Qui nel febbraio del 1929 inizia la stesura dei «Quaderni dal carcere», opera di grande impegno ideologico dedicata alla storia, filosofia, teoria politica, critica letteraria e cultura. Nel 1931 si ammala gravemente e ottiene una cella individuale. Aggravatosi, nel 1933 viene trasferito nell'infermeria del carcere di Civitavecchia e poi in una clinica di Formia. Sostenuto da un forte movimento, riesce ad ottenere la libertà vigilata, e nel 1937, ormai morente, riacquista la libertà. Si spegne il 27 aprile 1937. Carlo Rosselli, da Parigi dove è in esilio, gli dedica l'intera prima pagina di Giustizia e Libertà, affermando che la sua morte costituisce «il più grave delitto del fascismo» dopo l'assassinio di Matteotti. Viene sepolto a Roma in una piccola tomba del Cimitero degli Inglesi. «Io sono stato abituato dalla vita isolata, che ho vissuto fino dalla fanciullezza, a nascondere i miei stati d'animo dietro una maschera di durezza o dietro un sorriso ironico. Ciò mi ha fatto male, per molto tempo: per molto tempo i miei rapporti con gli altri furono un qualcosa di enormemente complicato».
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Da Ales sul Monte ArciLungo la strada che prosegue per Pau, una deviazione sulla sinistra, dopo le ultime case del paese, consente di effettuare un'escursione con il comodo accesso al Monte Arci. Pau  Usciti da Ales sulla SS442, dopo meno di un chilometro svoltiamo a sinistra sulla SP48 che in tre chilometri ci porta a Pau (metri 315, abitanti 360), piccolo comune situato nell'Alta Marmilla, sul versante orientale del massiccio vulcanico del Monte Arci. Il suo terreno è fertile e ricco di corsi d'acqua.
In via San Giorgio vediamo la chiesa Parrocchiale di San Giorgio Martire. L'edificio risale al XIV secolo. La facciata si presenta con portaletto, quasi al centro ha un'apertura a semicerchio, mentre in alto si chiude con due spioventi dove si evidenzia un cornicione in pietra scolpito. Sulla sinistra un campanile a vela a due luci, mentre sulla destra c'è la casa canonica. Il piazzale è stato rimesso a nuovo con un interessante restauro.
Di fronte alla Chiesa, a Pau è stato inaugurato il 6 marzo 2010 il Museo dell'Ossidiana. L'esposizione è stata organizzata dall'archeologo Carlo Lugliè, dell'Università di Cagliari, che ha diretto le più importanti campagne di scavi e ricerche nei giacimenti sul Monte Arci. L'ossidiana, una pasta vulcanica assai compatta di consistenza vetrosa detta anche vetro vulcanico, esercita un fascino che ha spinto artisti come Karmine Piras e i fratelli Atzori di Oristano a produrre opere originali, in particolare gioielli e sculture. Nel museo è stata allestita una sezione archeologica, con l'esposizione dei reperti degli scavi avviati nel territorio di Pau, ed una sezione per la mostra permanente dei minerali. Da Pau sul Monte ArciDal paese, seguendo le indicazioni, possiamo fare un'escursione sul Monte Arci e raggiungere rapidamente la zona di Sennisceddu, dove troviamo anche un ristorante ed un campeggio. In questa zona si trovano vasti affioramenti di ossidiana, e in particolare la cosiddetta Scaba Crobina, un sentiero il cui fondo è formato quasi interamente da pezzi di ossidiana. Villa Verde  La SP48 in tre chilometri ci porta a Villa Verde (nome in lingua Bànari, metri 204, abitanti 398), paese in passato chiamato Bannari, che ha ricevuto nel 1952 il suo attuale nome in onore della bellezza dei suoi boschi. Purtroppo una gran parte della vegetazione è andata distrutta dagli incendi nel 1983. Dell'esistenza di Bannari abbiamo notizia fino dal 1341, perché nell'archivio vescovile è presente un documento nel quale si dice che viene eletto a reggere la Parrocchia di «San Giorgio di Pau e di Santa Maria di Bànnari, il rettore Petrus Cadau», rettore che sarebbe il primo parroco storico di questa piccola entità Parrocchiale.
Dopo un lungo periodo nel quale il piccolo paese è stato privo di Parrocchiale, è stata edificata la nuova chiesa Parrocchiale di Santa Maria Madre dell'Ospitalità. È una Chiesa molto recente, è stata edificata infatti nel 1985. Boschi ed archeologia nei dintorni di Villa VerdeLa bellezza dei boschi di Villa Verde trova la sua massima espressione nell'area di Mitza Margiani o Mraxiani, con un bosco di lecci ed una sorgente che alimenta anche l'acquedotto comunale. Al suo interno è conservata la zona archeologica di Su Bruncu e S'Omu. Da Villa Verde prendiamo la strada per il bosco di Mitza Margiani e arriviamo alla sorgente, dove finisce la strada. Continuiamo a piedi, saliamo sulla collina ed arriviamo al complesso nuragico di Su Bruncu e S'Omu. Incontriamo prima il villaggio, del quale sono state scavate dodici capanne, quindi una gradinata in pietra che porta direttamente al nuraghe complesso, in parte inaccessibile ed ostruito dai crolli. Scendendo verso il fondovalle raggiungiamo il pozzo sacro di Su Bruncu e S'Omu. La prossima tappa del nostro viaggio | Nella prossima tappa del nostro viaggio torniamo di nuovo nel Campidano di Oristano, del quale completiamo la visita. Vedremo Uras, San Nicolò d'Arcidano e Terralba con il villaggio di pescatori di Marceddì. Quindi ci recheremo da Marrubiu ad Arborea, poi a Santa Giusta con il suo grande stagno ed a Palmas Arborea, da dove torneremo ad Oristano. |  |
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© Claudio de Tisi 2002-2010 Alcune foto di questa pagina sono state fornite dall'amico Claudio Fadda.
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