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| Visita del Monreale, da Pabillonis a Guspini, da Arbus a Gonnosfanadiga, da Villacidro che è uno dei due capoluoghi della provincia, a San Gavino Monreale
In questa tappa del nostro viaggio, per visitare del principali località dell'interno del Monreale o Campidano di Sanluri, da Torralba prendiamo in direzione sud. Dopo una deviazione a Pabillonis, ci rechiamo a Guspini e ad Arbus. Da Guspini proseguiamo per Gonnosfanadiga e Villacidro dove vediamo le splendide cascate, e ci rechiamo infine a San Gavino Monreale.
Per ingrandire le immagini e per scorrerle cliccare sulle immagini piccole presenti in questa pagina. Nel Monreale o Campidano di Sanluri Il Monreale, detto anche Campidano di Sanluri, è una regione della Sardegna sud-occidentale. I comuni che ne fanno parte sono: Arbus, Gonnosfanadiga, Guspini, Pabillonis, San Gavino Monreale, Sanluri, Vallermosa, Villacidro. I comuni di Serramanna e Serrenti sono ai confini tra il Monreale ed il Campidano di Cagliari, per cui possono essere conderati appartenenti all'uno o all'altro. Anticamente il territorio del Monreale apparteneva al Giudicato di Arborea di cui occupava la parte meridionale della curatoria di Bonorzuli. Il territorio è prevalentemente pianeggiante, con diverse aree collinari.Nel territorio del Monreale esistono testimonianze pre-nuragiche, nuragiche, fenicio-puniche e romane. Il territorio rientra totalmente nella Provincia del Medio Campidano.
Pabillonis  Da Torralba prendiamo la SS126 Occidentale Sarda, la seguiamo per 15 chilometri, poi svoltiamo a sinistra sulla SP69 che seguiamo per cinque chilometri e ci porta a Pabillonis (metri 40, abitanti 3.137), piccolo centro sorto lungo il Flumini Mannu. Un tempo paludoso e malsano, fu bonificato a metà degli anni '30 ed è attualmente caratterizzato da un'economia legata al territorio e alle tradizioni. Il suo terreno argilloso lo ha reso famoso per la lavorazione delle terre cotte.
In paese si trova la Parrocchiale di Santa Maria della Neve, del XVIII secolo. Ha pianta a tre navate delle quali quella centrale absidata e con il presbiterio sollevato. Nel centro storico troviamo anche la Chiesetta di San Giovanni Battista, realizzata nel XII secolo con architettura Romanica. Ha navata unica con copertura a botte. La facciata rettangolare è sormontata da un campanile a vela con doppia campana. Archeologia nei dintorni di PabillonisNei dintorni del paese sono tuttora in corso gli scavi per portare del tutto alla luce i resti del nuraghe Nuraxi Fenu, un nuraghe complesso multilobato con mastio centrale e diverse torri laterali. Guspini  A circa 21 chilometri da Torralba la SS126 ci porta a Guspini (nome in lingua Gùspini, metri 130, abitanti 12.815), importante centro che si sviluppa tra le colline e la ampia zona pianeggiante del Medio Campidano, protetta da un anfiteatro naturale costituito dai monti che la circondano. Guspini è al centro di una interessante zona archeologica, e da questa città si parte solitamente per visitare la miniera di Montevecchio.
In centro si trova la Parrocchiale di San Nicolò, costruita probabilmente all'inizio del seicento a due navate, poi modificata all'inizio dell'ottocento nella forma attuale a otto navate. Ha la facciata rettangolare, con un grande rosone gotico ed un campanile a pianta quadrata. Sempre in centro, nella via Santa Maria, troviamo la Chiesa di Santa Maria di Malta, edificata nell'XI secolo e successivamente ereditata dall'Ordine Cavalleresco Religioso dei Gerosolimitani, i Cavalieri di Malta. Erano devoti al rito greco bizantino, per questo nella Chiesa è presente una statua della Madonna dormiente e non assunta in cielo come avviene nelle chiese cattoliche. La miniera di Montevecchio Da Guspini, prendendo la SP4.19 verso nord-ovest, arriviamo dopo nove chilometri alla grande ed importante miniera di Montevecchio. La zona mineraria era sfruttata già in epoca romana, della quale sono stati trovati diversi reperti. Al Museo Archeologico di Cagliari è stato ricostruito il sistema di secchi di rame legati alla catena di una ruota verticale, utilizzato per il prelievo dell'acqua che invadeva i condotti della miniera. Un tempo tra i centri minerari più significativi d'Italia, è costituita da tre nuclei: i cantieri di levante con la lavanderia Principe Tommaso; il villaggio Gennas; i cantieri di ponente con l'albergo Sartori per alloggiare i minatori, la laveria sanna, i laghetti artificiali di Zerbini-Donegani ed il villaggio Tedde.
Il centro minerario è stato ottimamente restaurato e rappresenta un significativo esempio di recupero del patrimonio di archeologia industriale anche a fini turistici, con interessanti visite guidate. Da Montevecchio parte verso sud-ovest una strada che porta al villaggio minerario di Ingurtosu descritto nella tappa precedente. Il Castello di Monte Arcuentu a GuspiniDopo aver attraversato la zona delle miniere, all'ingresso del paese Montevecchio prendiamo a sinistra seguendo le indicazioni per Piscinas e Costa Verde. Dopo sette chilometri troviamo un sentiero sulla sinistra, che si deve percorrere a piedi per sei chilometri, impiegando non meno di quattro ore. Si sale fino a quasi 800 metri e quindi si scende, per raggiungere, nella macchia mediterranea, una radura dalla quale si vede il Monte Arcuentu. Proseguendo verso il monte, passata una recinzione, si trova una cappella con un piccolo altare, dietro il quale c'è un grande crocifisso metallico. Davanti all'altare, in mezzo a bosco di lecci, ci sono i pochi resti del Castello di Monte Arcuentu, edificato nel X secolo, le cui mura proteggevano da possibili attacchi provenienti dal Giudicato di Cagliari uno dei pochi accessi naturali al Giudicato d'Arborea. I dintorni di GuspiniUsciamo da Guspini verso nord sulla SS126 in direzione di Torralba, dopo meno di due chilometri svoltiamo a sinistra seguendo le indicazioni per Sant'Antonio di Santadi. Dopo sei chilometri, cominciamo a vedere il Monte Saurecci. Sulla sommità della collina troviamo la fortezza preistorica di Monte Saurecci, che raggiungiamo seguendo un sentiero. È una grande fortezza con quattro torri angolari ed un muro di cinta di 30x60 metri. Proseguendo verso Sant'Antonio di Santadi altri 12 chilometri, arriviamo a una deviazione a destra per la Chiesa di Santa Maria di Nabui o Neapolis. Svoltiamo e, percorsi circa due chilometri, arriviamo alle rovine della città di Neapolis, fondata dai Fenici, divenuta poi cartaginese ed infine romana. Fu abitata fino al periodo bizantino, nel X secolo. Sono visibili i resti Romani dell'acquedotto, delle piccole terme e delle grandi terme, parte delle quali furono utilizzate nel medioevo per costruire la Chiesa di Santa Maria. Vi è stato trovato un gran numero statuette votive puniche in terracotta, ex-voto donate dai fedeli, a testimonianza di un antico culto delle acque. Arbus  Rientrati a Guspini e ripresa la SS126 Occidentale Sarda, dopo sei chilometri di curve in salita che portano al valico di Genna Frongia, a 381 metri, da dove possiamo ammirare lo scenario della costa sottostante, arriviamo ad Arbus (metri 314, abitanti 7.157), città che ospita uno tra i più affascinanti territori della Sardegna con le sue bellezze paesaggistiche e storico-culturali che derivano da un passato ad economia mineraria.
Al centro del paese possiamo visitare la Chiesa di San Sebastiano Martire e la piazza sulla quale si affacciano anche il vecchio Municipio ed il Monte Granitico, la banca del grano. Nei dintorni di ArbusArbus è nota soprattutto per la sua zona costiera che abbiamo visitato nella tappa precedente. Da Arbus la SP4.17 porta a Montevecchio e nella Costa Verde, o anche a Ingurtusu con le spiagge di Piscinas o più a sud quelle di Bau e Scivu. Ogni anno, il primo sabato dopo il 13 giugno, si svolge la festa di Sant'Antonio durante la quale il simulacro di Sant'Antonio di Santadi viene portato da Arbus alla frazione di Sant'Antonio di Santadi, situata sul mare e distante 32 chilometri, in una bella processione di «traccas», i carri a buoi tipicamente addobbati. Da Arbus possiamo visitare il Monte Arcuentu, un imponente torrione isolato di origine vulcanica dalle pareti verticali. Dalla sua vetta, a 785 metri di altezza, la vista spazia sulla costa dalla penisola del Sinis all'isola di San Pietro. All'interno domina tutto il Campidano, dal Golfo di Oristano sino a Cagliari, e permette di vedere dalla giara di Gesturi al Gennargentu, i Sette Fratelli ed il Monte Linas. Sulla sommità del Monte si trova un ampio bosco di lecci, che conserva le caratteristiche che aveva migliaia di anni fa non avendo subito cambiamenti per mano dell'uomo. Al suo interno vivono ancora liberi numerosi animali tipici della fauna sarda: il cervo sardo, l'aquila reale e l'aquila del Bonelli, il falco pellegrino, e la rara pernice sarda. Gonnosfanadiga  Tornati a Guspini, prendiamo verso sud-est la SS196 che ci porta dopo 6,5 chilometri a Gonnosfanadiga (nome in lingua Gonnos Fanàdiga, metri 180, abitanti 7.037), grosso centro agricolo formato dalla fusione dei borghi di Gonnos e Fanadiga. È situato sulle pendici orientali del Monte Linas, che ospita svariate specie animali tra cui il daino, del quale si sta effettuando il ripopolamento.
Nella parte bassa del paese dove fino a pochi decenni fa c'era ancora la campagna, in via Foscolo, si trova la chiesa Parrocchiale dedicata alla Madonna di Lourdes, molto recente, consacrata nel 1970. Nei dintorni di GonnosfanadigaUscendo dal paese verso sud ovest, a circa un chilometro e mezzo, sul colle di Santa Severa, troviamo l'antica Chiesa o Santuario di Santa Severa, edificato probabilmente nei primi secoli del cristianesimo ma completamente modificato nel '600. Si trova in un'area in cui era stata ritrovata una necropoli romana con delle tombe scavate nella roccia granitica. Oggi si presenta con pianta a croce latina ed è circondata da un portico, ha al centro della navata una cupola circolare e presenta un campanile a vela con un'antica campana in bronzo del 1388. La tradizione racconta che diversi secoli fa i fedeli portarono in processione il simulacro della Santa per invocare il suo intervento contro la siccità, e che venne giù tanta acqua da provocare un'alluvione che cessò solo dopo il ritorno della statua nella Chiesa. Da allora non è stata più spostata. Usciamo sulla SP67 che porta ad Arbus, dopo 2,5 chilometri prendiamo una sterrata verso le cave di sabbia, altri 300 metri ed al bivio svoltiamo a destra dove dopo 200 metri troviamo la tomba dei giganti di San Cosimo, dal nome della località. La tomba di San Cosimo, detta anche «Sa Grutta de Santu Giuanni», è una delle più grandi della Sardegna. Le ali dell'esedra sono costruite con filari orizzontali di blocchi di granito di diverse dimensioni. Sopra l'ingresso sono presenti due portelli separati dal diaframma, formato da un architrave in granito. La porticina sovrastante doveva essere in origine chiusa da un architrave di copertura. I due portelli e gli architravi imitano la stele centinata delle tombe di giganti. La camera, scavata sotto il livello del suolo, è lunga 16 metri, alta due metri ed ha sezione a forma trapezoidate. Risulta ancora parzialmente interrata e ingombra di pietre. Al suo interno sono stati trovati numerosi reperti, tra i quali vasi a tesa interna decorati a nervature, conservati oggi nel Museo Archeologico di Sardara. Il massiccio del Monte Linas sovrasta, con la sua mole, il paese. Risale a circa 300 milioni di anni fa, quando i graniti che oggi costituiscono le cime più alte di quest'area sollevarono i precedenti scisti devoniani. La zona, situata nei comuni di Gonnosfanadiga e Villacidro, è costituita da un paesaggio di tipo alpino. Da Gonnosfanadiga sono possibili escursioni sul Monte Linas, che raggiunge con la punta Perda de sa Mesa i 1236 metri. Possiamo visitare il parco Perda de Libera, il più vasto parco della Sardegna, nel quale si trova la miniera Perda de Libera anch'essa completamente restaurata con un interessante recupero edilizio dei suoi caseggiati. Villacidro, uno dei due capoluoghi della provincia  Altri 11 chilometri e la SS196 ci porta a Villacidro (nome in lingua Bidda Cidru, metri 267, abitanti 14.819), grosso centro agricolo situato alla base di bellissime rocce granitiche. Il nome sta ad indicare la villa del limone e del cedro. I dintorni offrono un vasto paesaggio agricolo, caratterizzato dalle colture di agrumi, ciliegi, olivi, ecc. È diventato un importante centro turistico, circondato da pinete, in un territorio caratterizzato da maestosi complessi montuosi e diversi corsi d'acqua che generano ruscelli e cascate. Villacidro è sede del Consiglio Provinciale della Provincia del Medio Campidano.
In piazza XX Settembre possiamo visitare la chiesa Parrocchiale di Santa Barbara, edificata nel XIII secolo in stile romanico e rimaneggiata nel XVI secolo, con il rifacimento della facciata e di buona parte dell'interno ed anche con l'aggiunta del campanile. Di fronte alla Chiesa troviamo l'Oratorio di Nostra Signora del Rosario ed a sinistra l'Oratorio delle Anime Purganti, entrambi del XVIII secolo. Interessante anche nel centro storico, il lavatoio, costruito alla fine del XIX secolo in stile liberty, con le vasche in pietra e la copertura in ferro. Giuseppe Dessì, uno dei principali scrittori dello scorso secolo, nasce a Villacidro nel 1909. Soffre molto delle continue assenze del padre ufficiale di carriera, tanto da venire bocciato agli esami di licenza ginnasiale. Si ritira dalle scuole regolari, ma scopre dietro un muro della casa del nonno la biblioteca lasciata da un prozio giacobino che i parenti avevano prudentemente murato alla sua morte. Viene inviato al liceo Dettori di Cagliari dove vive una situazione di disagio per i suoi vent'anni in più rispetto ai compagni di classe sedicenni. Dopo la laurea all'Università di Pisa frequenta il gruppo raccolto attorno alla rivista Letteratura. Prima insegnante, diviene poi ispettore del Ministero della Pubblica Istruzione. Muore a Roma il sei luglio 1977. Protagonista dei suoi racconti è la Sardegna. Esordisce come scrittore nel 1939 con «La sposa in città», raccolta di racconti, e il romanzo «San Silvano», storia di Elisa con un matrimonio sbagliato, chiamata dai fratelli in continente dove pensa di poter perpetuare qualcosa che però è finita, la giovinezza. Nel 1942 pubblica «Michele Boschino», la storia di un contadino solitario e chiuso. Ancora una raccolta di racconti è «Racconti vecchi e nuovi» del 1945. Nel 1949 pubblica «L'isola dell'angelo», il ritorno a casa di un reduce, e nel 1950 «La frana», storia della rovina di una famiglia. Con «I passeri» (1953) Dessì fa entrare il mondo violento della storia nel mondo antico e immutato della Sardegna. Seguono due volumi di racconti, «La ballerina di carta» del 1957, e «Racconti drammatici» del 1959. Del 1961 è «Il disertore», ambientato durante la prima guerra mondiale. Nel 1972 pubblica «Paese d'ombre», ambientato nella antica piazza intorno alla quale si è formato Villacidro, che vince il premio Strega. È possibile leggere molte delle sue opere presenti in versione integrale su Internet: «San Silvano», «Michele Boschino», «I passeri», «Il disertore», «Paese d'ombre», «Introduzione alla vita di Giacomo Scarbo».
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Le cascate di Villacidro Le cascate di Villacidro ed il paesaggio che le circonda rappresentano uno dei più grandi spettacoli che la natura possa offrire in Sardegna. Arrivando a Villacidro da Gonnosfanadiga, a un chilometro e mezzo dal paese, seguendo le indicazioni, arriviamo in una profonda gola alla splendida cascata de Sa Spendula, alimentata dal torrente Cuxinas. Spendula in sardo significa cascata, Sa Spendula è quindi la cascata per antonomasia, resa celebre da Gabriele D'Annunzio che la cantò in una poesia scritta in occasione di una sua visita nel 1882. In una piovosa giornata primaverile si reca con Edoardo Scarfoglio, Cesare Pascarella, Ugo Ranieri alla cascata della Spendula. Al ritorno, D'Annunzio insieme a Ranieri abbozzano una poesiola sulla cascata, che il poeta pescarese rimaneggerà sotto forma di sonetto con il titolo «La Spendula». Uscendo, invece, da Villacidro verso sud in direzione della Chiesa di San Pietro, troviamo la strada bianca che porta alla valle del Rio Leni. Dopo circa cinque chilometri arriviamo al lago artificiale sul Rio Leni, lo costeggiamo seguendo le indicazioni per il parco di Monti Mannu fino ad arrivare, dopo qualche chilometro, all'ingresso dell'area protetta. Proseguiamo in auto lungo la strada principale dove troviamo anche la caserma della Forestale, e dopo alcuni alcuni chilometri raggiungiamo il punto dove iniziano i sentieri escursionistici. Non abbiamo compiuto il lungo percorso a piedi per raggiungere queste famose cascate, che peraltro in estate sono a secco, inoltre camminare in quel periodo non è consigliabile a nessuno, l'estate da queste parti è micidiale e non permette di fare lunghe escursioni. Comunque nell'escursione nella foresta demaniale di Monti Mannu, tra profondi canyon e boschi circondati da alte montagne, si può vedere dal Monte Cuccurdoni Mannu, di 910 metri, la diga sul Rio Leni, poi si può passare vicino al ponte sospeso ai piedi di Punta Magusu, utilizzato dai pastori durante le piene del Rio Cannisoni. Lungo la strada verso la cascata di Muru Mannu si incontra una «pinnetta», la tipica capanna dei pastori sardi. Si arriva quindi alla cascata di Piscina Irgas, formata dal Rio Oridda che nella zona della cascata scorre all'interno di un Canyon con pareti alte oltre 100 metri, che ha un salto di 40 metri. Poi la grande cascata del Muru Mannu, con i suoi 70 metri la più alta di tutta la Sardegna, attiva però solo nei periodi di gran pioggia. Infine la cascatella sul Rio Muru Mannu, dopo la cascata principale alla confluenza col Riu Linas, con un salto di 15 metri.

San Gavino Monreale  Da Villacidro la SP61, in 12 chilometri, ci porta a San Gavino Monreale (nome in lingua Santu 'Ainju, metri 54, abitanti 9.863), importante centro agricolo al centro della pianura del Campidano, equidistante sia da Cagliari che da Oristano. Il paese, rinomato per la produzione di zafferano, ha avuto anche un notevole sviluppo industriale per la presenza della fonderia di materiali non ferrosi, che fu costruita negli anni '30.A San Gavino Monreale avremmo potuto arrivare anche dalla SS131, uscendo a Sardara e percorrendo la SP62 per sette km; oppure da Sanluri percorrendo la SS197 per 10 chilometri. Della SS131 e delle cittadine di Sardara e Sanluri parleremo nella prossima tappa del nostro viaggio.
Il paese ha avuto origine da due villaggi, detti Ruinas Mannas e Ruineddas, che sul finire del secolo X si sono uniti a un altro chiamato Nurazzeddu. Il nome San Gavino Monreale deriva dalla Chiesa dedicata a San Gavino, e per la distanza di poche miglia dal Castello di Monreale, contrazione di «Mons Regalis», che descriveremo quando visiteremo Sardara. Gli abitanti da Nurazzeddu si sono in seguito spostati verso ponente, dove esisteva la Chiesetta di Santa Chiara Vergine, dell'Ordine Serafico, e quella di Santa Croce, ed abbandonarono l'antica Parrocchiale di San Gavino. A metà del '500 fu nominata Parrocchiale la Chiesa di Santa Chiara, che ora si trova al centro del paese. La Chiesa ospita pregevolissime statue lignee di Giuseppe Antonio Lonis, il maggiore scultore sardo del XVIII secolo, nato a Senorbì nel 1720. La festa di Santa Chiara, patrona della cittadina campidanese, si tiene dal 10 al 13 agosto. Il venerdì Santo nella Chiesa di Santa Chiara si tiene la sacra rappresentazione di Su Scravamentu, ossia la rappresentazione della schiodatura e della deposizione di Gesù Cristo dalla Croce. La rappresentazione, di origine antichissima, è interpretata da un gruppo di attori in costume e richiama un grande pubblico di fedeli. |
Il nucleo originario del paese è sorto intorno alla Chiesa di San Gavino, che ne è stata per qualche secolo la Chiesa Parrocchiale. Costruita nel XIV secolo da maestranze pisane, è stata restaurata nel XVIII secolo. Dell'originario impianto gotico conserva un portale sul fianco e una monofora. Nell'antichissima Parrocchiale di San Gavino Martire, situata oggi nella periferia del paese presso un convento di suore, i restauri dell'abside effettuati nel 1983 hanno portato alla luce quattro altorilievi che si ritiene rappresentino gli ultimi giudici di Arborea: Mariano IV, i figli Ugone III ed Eleonora di Arborea, ed il di lei marito Brancaleone Doria. La prossima tappa del nostro viaggio | Nella prossima tappa del nostro viaggio, da San Gavino Monreale raggiungeremo Sanluri nel Monreale. Da qui la SS131 di Carlo Felice ci porterà a Serrenti. Effettueremo poi una deviazione a Samassi, per proseguire quindi per Serramanna. Serrenti, Samassi e Serramanna sono al confine tra Monreale e Campidano di Cagliari, per cui possono essere attribuiti indifferentemente all'una o all'altra regione. |  |
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