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Nel Monreale a Sanluri, che è uno dei due capoluoghi della provincia, quindi tra il Monreale ed il Campidano di Cagliari a Serrenti, Samassi e Serramanna


Il nostro itinerarioIn questa tappa del nostro viaggio, da San Gavino Monreale raggiungeremo Sanluri, nel Monreale. Da qui la SS131 di Carlo Felice ci porterà a Serrenti. Effettueremo poi una deviazione a Samassi, per proseguire quindi per Serramanna. Serrenti, Samassi e Serramanna sono al confine tra il Monreale ed il Campidano di Cagliari, per cui possono essere attribuiti indifferentemente all'una o all'altra regione. La regione storica del Campidano di Cagliari verrà meglio descritta quando parleremo della provincia di Cagliari.

Sanluri, uno dei due capoluoghi della provincia Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Sanluri-Stemma del comuneUsciamo da San Gavino Monreale sulla SS197, percorrendo circa 11 chilometri raggiungiamo Sanluri (nome in lingua sarda Seddori, metri 135, abitanti 8.604), la più importante città del Monreale, che si trova a metà strada tra la città di Cagliari e quella di Oristano.

In passato la sua economia si basava sull'agricoltura per la vicinanza dell'imponente stagno di Sanluri, di 2.200 Kmq e tre metri di profondità per un totale di sei milioni di metri cubi d'acqua, che, ora prosciugato, garantiva al paese un clima mite utile per le colture. Oggi sono in sviluppo la piccola industria e i servizi. Sanluri è sede della Giunta provinciale della provincia del Medio Campidano e della sua Presidenza. Del comune di Sanluri nel 2001, con la riorganizzazione delle province della Sardegna, viene cambiata la provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella nuova del Medio Campidano.

Cenni storici sulla battaglia di Sanluri

Il paese sorse, cinto da mura difensive, in periodo medievale intorno al Castello di Sanluri, costruito nel 1355, durante il Regno di Pietro IV d'Aragona in epoca giudicale, dai Giudici di Cagliari per difendere il borgo dagli assalti del Giudicato d'Arborea,

Nel 1408, il francese Guglielmo III, visconte di Narbona, salito sul trono d'Arborea sbarcò in Sardegna e riprese il conflitto contro gli Aragonesi che era stato condotto da Mariano IV ed Eleonora d'Arborea. I due eserciti si scontrarono vicino a una collina a oriente di Sanluri, ancora oggi chiamata «su bruncu de Sa battalla», nella cosiddetta battaglia di Sanluri. Gli aragonesi divisero in due tronconi l'esercito sardo, uno dei quali venne annientato in un luogo ancora oggi chiamato «s'occidroxiu», ossia il macello. L'altro si divise in due parti. La più numerosa, con a capo Guglielmo III, raggiunse il Castello di Monreale e si mise in salvo, mentre gli altri si rifugiarono nel borgo fortificato di Sanluri, che però venne espugnato e raso al suolo.

Visita del centro storico

Visitiamo il centro storico di Sanluri.

La chiesa parrocchiale di Nostra Signora delle Grazie

Nel centro del paese troviamo la chiesa parrocchiale di Nostra Signora delle Grazie, ricostruita tra il 1781 e il 1786 su una preesistente chiesa della quale resta il campanile gotico, modificato per adattarlo allo stile barocco del nuovo edificio. Vi è custodito il retablo di Sant'Anna, doppio trittico a olio su tavola attribuito alla bottega di Antioco Mainas e datato 1576. Apparteneva a questa chiesa anche il prezioso retablo di Sant'Eligio, opera del Maestro di Sanluri ora conservato nella Pinacoteca di Cagliari.

Sanluri-La chiesa parrocchiale di Nostra Signora delle Grazie Sanluri-La chiesa parrocchiale di Nostra Signora delle Grazie: la cupola Sanluri-La chiesa parrocchiale di Nostra Signora delle Grazie: interno Sanluri-La chiesa parrocchiale di Nostra Signora delle Grazie: interno

L'antica chiesa di San Rocco

In via San Rocco si trova l'antica chiesa di San Rocco, edificata nel '500 in stile tardo gotico, con un portale a sesto acuto sormontato da un bel rosone ed un campanile a vela a doppia campana. Proseguendo la strada in salita, si arriva al Convento dei Padri Cappuccini, che accoglie il Museo Storico Etnografico e la nuova chiesa di San Rocco.

Sanluri-L'antica chiesa di San Rocco Sanluri-Insegna del Museo Storico Etnografico Sanluri-La nuova chiesa di San Rocco

La chiesa di San Pietro

È interessante anche la chiesa di San Pietro, edificata fuori dal centro storico, che una iscrizione in sardo sulla facciata si dice voluta dal popolo nel 1337, costruita da maestranze locali in stile composito e sormontata da un campanile a vela con campane del 1577.

Sanluri-La chiesa di San Pietro Sanluri-La chiesa di San Pietro: facciata

La chiesa di San Sebastiano

In via San Sebastiano si trova la chiesa di San Sebastiano, recentemente restaurata con il contributo del Rotary Club di Sanluri e del Medio Campidano.

Sanluri-La chiesa di San Sebastiano Sanluri-La chiesa di San Sebastiano: facciata Sanluri-La chiesa di San Sebastiano: interno Sanluri-La chiesa di San Sebastiano: lapide che ricorda il restauro

Il Castello di Sanluri

Il Castello di Sanluri, che ancora oggi conserva la struttura originale, venne costruito nel 1355, durante il Regno di Pietro IV d'Aragona in epoca giudicale, dai Giudici di Cagliari per difendere il borgo dagli assalti del Giudicato d'Arborea, quindi non è storicamente certo che sia appartenuto a Eleonora. Di piccole dimensioni, alto circa 10 metri a pianta quadrangolare, è l'unico degli 88 castelli medievali Sardi ancora oggi ben conservato. Il Castello fu ampliato dagli Aragonesi nel 1436, quando ne entrarono in possesso, con l'aggiunta di quattro torri angolari merlate riunite da un camminamento di ronda. Oggi ospita al suo interno il Museo Duca d'Aosta.

Sanluri-Il Castello Sanluri-Il Castello Sanluri-Il Castello Sanluri-Il Castello Sanluri-Il Castello

La stazione di Sanluri Complementari

Sanluri-La stazione ferroviaria di Sanluri ComplementariOltre alla stazione delle Ferrovie dello Stato situata a sud dell'abitato e denominata Sanluri Stato, che descriveremo più avanti, altre due stazioni erano presenti nel passato a Sanluri, entrambe servite dalla linea delle Ferrovie Complementari della Sardegna che collegava Isili con Villacidro, che è stata attiva dal 1914 al 1956. Una era la stazione delle Ferrovie Complementari della Sardegna di Sanluri Stato, situata di fronte a quella del gruppo delle Ferrovie dello Stato, ed è stata in seguito demolita. L'altra, situata nel centro dell'abitato, portava il nome di stazione ferroviaria di Sanluri o Sanluri Complementari, che era la più importante della linea, essendo l’unica qualificata come stazione di prima classe, come dimostra il fabbricato viaggiatori di dimensioni più ampie rispetto a quelli delle altre stazioni. E, presso questa stazione aveva sede la direzione dell’esercizio delle Ferrovie Complementari della Sardegna, prima che queste incorporassero le Strade Ferrate Secondarie della Sardegna nel gennaio 1921. Dopo la chiusura della ferrovia, è stata riconvertita quale sede degli uffici dell’ARST per il trasporto passeggeri su autobus del servizio sostitutivo, con il relativo piazzale interno utilizzato come area di transito e parcheggio delle corriere. Il fabbricato viaggiatori si presenta in ottime condizioni in quanto è stato recentemente sottoposto a lavori di restauro.

Nei dintorni di Sanluri

Vediamo cosa si trova nei dintorni di Sanluri.

La stazione di Sanluri Scalo

Sanluri-La stazione ferroviaria di Sanluri StatoLa stazione ferroviaria di Sanluri Stato è la stazione del gruppo Ferrovie dello Stato attiva lungo la ferrovia denominata Dorsale Sarda, edificata nella seconda metà dell'ottocento, quando la Compagnia Reale delle Ferrovie Sarde dà il via ai lavori di realizzazione della rete ferroviaria pubblica a scartamento ordinario della Sardegna, che prevede il passaggio della linea nel territorio di Sanluri, sebbene non nel centro abitato ma a qualche chilometro a sud di esso. Così l'impianto viene costruito ed inaugurato nel 1871 congiuntamente al secondo tronco ferroviario, tra la stazione di Villasor e la vecchia stazione di San Gavino Monreale. Lo scalo è stato identificato col solo nome del paese, fino a quando, all'inizio del novecento, viene realizzata a cura delle Ferrovie Complementari della Sardegna la ferrovia a scartamento ridotto che collega Isili con Villacidro, che attraversa Sanluri, con la realizzazione di una stazione nel nucleo urbano denominata Sanluri Complementari, e che verrà chiusa nel 1956. Lo scalo di Sanluri Stato è dotato di un fabbricato viaggiatori a pianta rettangolare a due piani, di cui solo quello a livello stradale è impiegato per l'attività ferroviaria. Nella seconda metà degli anni duemila i lavori, collegati al raddoppio del binario tra Decimomannu e San Gavino Monreale, vengono eseguiti anche nella stazione di Sanluri Stato, ristrutturata per quanto riguarda le banchine di accesso ai binari del servizio passeggeri, che vengono dotate di pensiline e raggiungibili con un sottopassaggio pedonale. Nonostante tali lavori di ammodernamento, la stazione rimane meta di un limitato movimento di passeggeri, il che porta, a partire dal 2014, alla disattivazione della stazione per questo tipo di traffico, dirottando i passeggeri nella stazione di San Gavino.

Gli insediamenti dell'Eneolitico recente

Nell'Eneolitico recente, tra il 2700 ed il 2400 a.C., a Sanluri è documentata la fase della Cultura di Monte Claro. Resti di questa cultura sono stati rinvenuti nelle località di Corti Beccia e Corti de Crà, dove sono stati trovati i resti di due villaggi, nel primo dei quali si contano ben 40 capanne, alcuni silos ed una stalla. Sono state individuate, inoltre, due aree funerarie che non devono essere lontane dai rispettivi agglomerati urbani.

Nei dintorni di Sanluri rinvenuti i resti della Cultura del Vaso Campaniforme

A Padru Jossu esiste una tomba ipogeica scavata durante la fase culturale denominata Monte Claro, tra il 2700 ed il 2400 a.C.. La tomba è stata successivamente riutilizzata dalla Cultura del Vaso Campaniforme, che ha lasciato numerose tracce tra quelle scientificamente più rilevanti. All'Eneolitico Finale, periodo del Campaniforme A, sono attribuiti resti di vasi decorati, mentre all'età del Bronzo Antico, durante il quale si sviluppa la fase Campaniforme B, si riferiscono il brassard, salvapolso per arciere, e le collane in vaghi e pendenti di conchiglie.

Nel sito di Bidd'e Cresia, qualche decina di metri a nord di dove si trova la necropoli punica e romana, sono stati rinvenuti i resti di una sepoltura collettiva, che consistevano in ossa appartenenti a diversi individui. É stata rinvenuta pure una placchetta frammentaria in basalto, di forma rettangolare a lati lunghi concavi, provvista di due fori vicini al lato corto. La placchetta si ritiene costituisse un brassard, ed è riferibile anch'esso al Campaniforme B.

In viaggio verso Serrenti Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Serrenti-Stemma del comunePer Sanluri passa la SS197, che verso ovest porta a San Gavino Monreale e Guspini, mentre verso est ci porterà nella regione della Marmilla, ma descriveremo questo itinerario più avanti. Ora proseguiamo lungo la SS131 fino a Serrenti, Samassi e Serramanna. Da Sanluri prendiamo la SS131 di Carlo Felice verso sud e dopo 10 chilometri troviamo l'uscita di Serrenti (metri 114, abitanti 5.214), centro ad economia prevalentemente agricola. Serrenti si trova ai confini del Monreale, o Campidano di Sanluri, e del Campidano di Cagliari.

Importante in passato l'attività estrattiva, in particolare del caolino e della trachite grigia, detta anche «pedra de Serrenti», materiale col quale sono state costruite molte abitazioni ed importanti opere come il palazzo di Giustizia di Cagliari. L'attività è stata recentemente rilanciata al punto che oggi Serrenti esporta trachite in tutta Italia. Del comune di Serrenti nel 2001, con la riorganizzazione delle province della Sardegna, viene cambiata la provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella nuova del Medio Campidano.

Brevi cenni storici

Il territorio di Serrenti è stato abitato fin dal periodo preistorico. Il villaggio di Serrenti risulta ininterrottamente abitato sin dal 1300 e il suo vecchio nucleo originario oggi prende il nome di quartiere San Giacomo, presso l'omonima chiesetta. Gli abitanti di Serrenti si dice provenissero da due villaggi abbandonati a circa due chilometri dall'attuale centro abitato, il villaggio di Monti Mannu e quello di Santus Angius.

Si può dedurre che Serrenti, come altri comuni delle curatoria di Nuraminis, condivide le sue sorti con quelle del Giudicato di Calari, che nel 1257 cade sotto il controllo dei Pisani. Dopo la conquista aragonese della Sardegna, anche Serrenti, insieme con Samassi e Baralla, viene nel 1300 dato in feudo al cavaliere Bernardo di Covilles.

Visita del centro della cittadina

Attraversiamo, ora, il centro della cittadina, della quale vediamo diversi belli scorci.

Serrenti: un murale sulle case del paese Serrenti-Antiche abitazioni del centro storico Serrenti-Antiche abitazioni del centro storico Serrenti-Antiche abitazioni del centro storico

La chiesa parrocchiale dedicata alla Santissima Beata Vergine Immacolata

Serrenti-La chiesa parrocchiale dedicata alla Santissima Beata Vergine ImmacolataIn centro, in piazza della Chiesa, si può visitare la chiesa parrocchiale dedicata alla Santissima Beata Vergine Immacolata, situata nella piazza della chiesa. Situata nel centro storico del paese, è stata costruita in stile gotico aragonese nel XIV secolo, e viene indicata negli atti della visita pastorale del 16 febbraio 1589 come chiesa di Santa Maria, è dedicata alla Immacolata Concezione. Durante il XVIII secolo, la chiesa, al cui fianco si ergeva la torre campanaria quadrangolare, decorata alla sommità da una cornice traforata e con copertura a cupola, subisce profonde trasformazioni, e, terminati i lavori di restauro, viene riaperta al culto nel 1725. Tuttavia, nonostante le modifiche apportate, le strutture della chiesa, e soprattutto quelle del campanile rimangono alquanto precarie.

La chiesa di San Giacomo Apostolo

Serrenti-La chiesa di San Giacomo ApostoloDal lato destro della chiesa parrocchiale, prendiamo verso destra la via Roma e la seguiamo per circa cinquecento metri, poi a destra in via San Giacomo, che in un centinaio di metri ci porta alla chiesa di San Giacomo Apostolo, che era una povera e modesta cappella tenuta dai Padri Scolopi per quasi tutto l'ottocento, e veniva utilizzata soltanto in speciali occasioni. In esse risiedevano i Padri, e vi dimorava solo un fratello laico della comunità, chiamato Sovrastante dei terreni, il quale, coadiuvato dai contadini del luogo, organizzava i lavori dei campi, curandoli personalmente. I terreni allora appartenenti all'Ordine, venivano coltivati e sfruttati a beneficio del Noviziato Scolopico di Cagliari. A ricordo della presenza scolopica, a Serrenti, oltre la chiesetta di San Giacomo, è rimasta la denominazione di un corso d'acqua, Su Carropu de Su Para, ossia il fosso dei pedri, così chiamato perché attraversava i terreni di cui i Padri Scolopi erano proprietari.

L'iltima settimana di luglio si svolge la festa di San Giacomo e Sant'Anna, che riveste ancora a Serrenti molta importanza. Prima dell'inizio di questa festa,  i fedeli raccolgono delle canne, che verranno poi utilizzate per costruire una tettoia o un riparo, che verrà utilizzato per tutta la durata dei festeggiamenti, con cerimonie religiose e numerose manifestazioni civili.

Il santuario romanico di Santa Vitàlia

Dal lato sinistro della chiesa parrocchiale, prendiamo verso sinistra la via Santa Vitalia, dopo un centinaio di metri arriviamo a un bivio, dove proseguiamo sulla sinistra rimanendo sulla via Santa vitalia, e in duecento metri arriviamo al Parco di Santa Vitalia, nel quale si trova il santuario di Santa Vitàlia, dedicata alla martire venerata in diversi centri del Campidano. La chiesa, in sitle romanico gotico, risale alla fine del XIII secolo, ed il primo documento nel quale viene citata è relativo alla visita pastorale di monsignor Lasso nel 1597, mentre in un altro scritto del 1763, si legge che l'edificio, che era interdetto al culto, viene riaperto dall'arcivescovo che dà il permesso alla popolazione di poterne celebrare la festività. L'impianto originario, composto da una piccola aula probabilmente absidata e con copertura in legno a capriate, viene ampliato e rivoluzionato tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo, probabilmente perchè la fama della Santa Martire aveva raggiunto alti livelli, tanto da richiamare numerosi devoti da tutto il Campidano. L'asse liturgico viene ruotato e quello che era l'ingresso principale, trasformato in accesso laterale. L'antica facciata che mostra interessanti decorazioni, viene inglobata nel fianco sinistro dell'attuale edificio, ed ancora visibile per i suoi blocchi in trachite squadrati. L'attuale prospetto è intonacato, ha tre ingressi, tre finestre rettangolari ed un campaniletto a vela. L'interno presenta un'unica aula quadrangolare, coperta a doppio spiovente da un tavolato sorretto da piccole travi in legno, che poggiano sugli archi in muratura. Nel 1905 la chiesa parrocchiale di Serrenti viene devastata da un incendio, ed il suo tabernacolo viene trasportato nel santuario di Santa Vitalia, che però non è in grado di contenere tutta la popolazione che intende partecipare alle celebrazioni.

Serrenti-Il santuario di Santa Vitalia Serrenti-Il santuario di Santa Vitalia: statua della Santa e sul retro l'antica facciata

La chiesa, solitamente chiusa, viene aperta per la festa della Santa Patrona e in altre poche occasioni. La festa di Santa Vitalia, che vede la presenza di migliaia di pellegrini provenienti da tutta la Sardegna, si svolge il primo lunedì di ottobre, preceduta dalla novena che termina il sabato precedente, con il trasporto del simulacro dalla chiesa parrocchiale al santuario. Il giorno della festa si svolge la messa solenne, generalmente officiata dal vescovo della diocesi cagliaritana. Il martedì è dedicato agli ammalati e la domenica successiva, la statua fa ritorno in parrocchia.

Nei dintorni di Serrenti

Vediamo cosa si trova nei dintorni di Serrenti.

Il protonuraghe Monti Mannu ed i reperti della Cultura di Bonnanaro

Da Serrenti prendiamo la SS131 in direzione nord occidentale in direzione di Villasanta, arrivati alla frazione Case Genna prendiamo verso destra e, a circa due chilometri dall'abitato di Serrenti, arriviamo in località Monti Mannu. Qui si trova il protonuraghe Monti Mannu, purtroppo assai mal conservato, all'interno del quale sono state rinvenute ceramiche quelle carenate e decorate con motivi a zig-zag, anche in rilievo, datate all'inizio dell'età del Bronzo Medio, tra il 1900 ed il 1600 a.C., ed attribuite alla fase finale della Cultura di Bonnanaro.

Una deviazione a Samassi Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Samassi-Stemma del comuneDa Serrenti una deviazione verso ovest sulla SP56 ci porta, dopo sei chilometri, a Samassi (metri 6, abitanti 5.499), un centro a spiccata propensione agricola per la presenza del Flumini Mannu o Rio Samassi. Samassi si trova, secondo la versione più accettata, nel Campidano di Cagliari.

Il centro storico conserva ancora diverse lolle, come vengono chiamate le case rurali campidanesi. Del comune di Samassi nel 2001, con la riorganizzazione delle province della Sardegna, viene cambiata la provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella nuova del Medio Campidano.

Visita del centro della cittadina

Samassi ha aderito all'associazione Città della terra cruda che si propone il recupero delle abitazioni costruite con Su Ladiri, ovvero con i mattoni impastati con fango e paglia ed essiccati al sole. Questo genere di abitazioni è caratterizzato da ampi portali in legno sormontati da archi a tutto sesto, in genere di trachite, piccole finestre che danno sulla strada e sui grandi cortili interni. Le case finora recuperate sono tre, la Casa Porcedda, ora Biblioteca comunale; la Casa Piras, vecchia abitazione padronale al centro del paese; e la Casa Ghisu, piccola abitazione situata nella zona Su Cunventu.

La chiesa parrocchiale della Beata Vergine di Monserrato

Samassi-La chiesa parrocchiale della Beata Vergine di MonserratoIn centro, in via Parrocchia, si trova la bianca chiesa della Beata Vergine di Monserrato, che è la parrocchiale, la chiesa più grande e più importante del paese. Poche sono le notizie legate alla data esatta di costruzione a causa di un violento incendio in cui, all'inizio del quindicesimo secolo, è stato distrutto l'archivio arcivescovile di Cagliari. Si ritiene, comunque, che la chiesa sia stata costruita e aperta al culto alla fine del 1500. La chiesa è realizzata in blocchi di tufo in stile gotico-aragonese, ed è stata intitolata alla Beata Vergine del Monserrato in onore del celebre santuario spagnolo. Al suo interno la navata centrale è sormontata da capriate lignee, ed è chiusa, sul fondo, da un pregevole altare decorato con marmi policromi. La chiesa ha svolto a lungo anche le funzioni di cimitero.

La chiesa di San Giuseppe Patriarca

Samassi-La chiesa di San Giuseppe PatriarcaSeguendo via Parrocchia verso sinistra guardando la facciata della chiesa parrocchiale, la strada sbocca su via Don Bandino, la prendiamo verso sinistra, e poi, subito a destra la via San Giuseppe, che ci porta di fronte alla facciata della chiesa di San Giuseppe. Questa chiesa trae la sua origine da un evento storico luttuoso, è stata, infatti, costruita nel 1652 con fondi e sul terreno del possidente Angelo Pau, come voto per la cessazione di una violenta invasione di locuste e della virulenta epidemia di peste che ad essa ha fatto seguito, e che ha funestato l’isola fino al 1656.  La chiesa è stata a lungo abbandonata, ma infine, dopo il lungo periodo di abbandono, nel 1928 è stata concessa come cappella privata alle Suore di Gesù Buon Pastore, che avevano aperto a Samassi il primo asilo, la scuola dell'infanzia San Giuseppe, situato poco distante.

La chiesa di Santa Margherita da Cortona

Samassi-La chiesa di Santa Margherita da CortonaDalla chiesa di San Giuseppe, prendiamo alla destra la via Giuseppe Mazzini, seguendo questa strada, arriviamo a un bivio, con sulla destra la via Dante Alighieri, e sulla sinistra la via Santa Margherita. Prendiamo quest'ultima strada, alla sinistra della quale si trova la facciata della piccola chiesa di Santa Margherita, edificata alla fine del XVII secolo, è preceduta da un portico con archi a sesto acuto, ed è caratterizzata da un piccolo campanile a doppia vela al centro della facciata. Il soffitto in legno del portico, che versava in condizioni precarie è stato restaurato nel corso del 2001 a cura di un comitato privato locale. L’interno della chiesa è arredato in modo molto austero, ed è costituito da un’unica navata.

La chiesa romanica di San Gemiliano

Samassi-La chiesa romanica di San GemilianoPresa, invece, dalla via Giuseppe Mazzini, sulla destra, la via Dante Alighieri, la seguiamo per una sessantina di metri e poi prendiamo a destra la via San Gemiliano, che ci conduce sull'altura chiamata Su Conventu, dove si trova la chiesa medioevale di Santu Milla(n)u, ossia di San Gemiliano, che rappresenta il più importante monumento locale, sia per il suo valore storico che per quello artistico. L’edificio è stato costruito nel 1270 in stile romanico, in pietra trachitica di Serrenti, sui ruderi di una preesistente chiesetta bizantina del X secolo, della quale conserva ancora, oltre che le pietre con cui fu costruita, alcuni ornamenti architettonici in marmo bianco che, incastonati nella pietra, servivano ad identificare la chiesa come appartenente alla comunità greca ortodossa. La sua esistenza è dimostrata dall'area cimiteriale e dalla tomba a camera rinvenuti durante i lavori dell'ultimo restauro. La presenza della necropoli, rinvenuta nel colle sul quale è situata la chiesa, conferma la presenza, intorno al 455 d.C., nella zona dei Vandali. La linea della chiesa è sobria ed essenziale, valorizzata dai graziosi archetti pensili presenti sulla facciata, sovrastata da un campanile a vela con doppia campana, e sulle pareti laterali. L’interno, che i recenti lavori di restauro hanno riportato alla primitiva sobrietà, è a una sola navata con abside semicircolare, e presenta capriate in legno e una serie di fregi e decorazioni di stile arabo e gotico. All'interno è da vedere il mausoleo di don Emanuele di Castelvy, signore di Samassi e Serrenti, edificato nel 1586 da Scipione Aprile, un sepolcro in stile aragonese che ospita un'ottava in endecasillabi, unica iscrizione in versi spagnoli su marmo esistente in Sardegna.

La stazione ferroviaria di Samassi e Serrenti

Samassi-La stazione ferroviaria di Samassi e SerrentiCi regiamo, ora, a ovest dell'abitato. Presa la via Roma verso ovest, passato il ponte sul Flumini Mannu, arriviamo nella porzione occidentale dell'abitato, dove si trova la stazione ferroviaria di Samassi e Serrenti, identificata un tempo come stazione di Samassi, per la quale nel novecento è stata adottata la doppia denominazione attuale, inserendo il nome del limitrofo comune di Serrenti, distante circa sei chilometri. È lo scalo del gruppo Ferrovie dello Stato, costruito dalla Compagnia Reale delle Ferrovie Sarde, che ha ospitato i primi treni nel 1871, quando è stato aperto al transito il tronco da Villasor a San Gavino Monreale, il secondo tratto della linea che una volta completata avrebbe assunto il nome di Dorsale Sarda. La stazione negli ultimi anni è stata interessata ai lavori per la realizzazione del raddoppio della linea tra Decimomannu e la nuova stazione di San Gavino Monreale, che hanno portato a due binari per il servizio passeggeri, ognuno dotato di una propria banchina, collegati tra loro da un sovrappasso pedonale. A nord del fabbricato viaggiatori, oltre il passaggio a livello di via Sanluri, si trova anche un fascio binari per il servizio merci.

Nei dintorni di Samassi

Vediamo che cosa si trova nei dintorni di Samassi.

La chiesa campestre di Sant'Isidoro Agricoltore

Samassi-La chiesa campestre di Sant'Isidoro AgricoltoreUsciamo verso nord dall'abitato lungo la via Palmiro Togliatti e, dopo poco più di un chilometro, troviamo sulla destra della strada una traversa sterrata, che ci porta all'Oasi di Sant'Isidoro, un'area verde di alcuni ettari provvista di aree pic-nic, e nella quale sono state messe a dimora centinaia di piantine. In quest'area si trova la chiesa campestre di Sant'Isidoro, che è stata costruita tra il 1996 e il 2000 su iniziativa del parroco e di un comitato di privati. La chiesa, che si trova sull’alto della collina da cui si ha un’ottima vista sul paese, ha un’architettura in linea con quella delle altre chiese minori di Samassi. Una statua del santo, realizzata nel 2000 in pietra da uno scultore locale, è stata eretta nel piazzale antistante la chiesa, e fronteggia il patio con travi lignee che completa la facciata. L’interno è a una sola navata, con una divisione mobile dietro l’altare che permette all’occorrenza, l’estensione della navata stessa all’attigua sagrestia.

Ogni anno il 15 maggio si svolge a festa di Sant'Isidoro, il santo spagnolo venerato in particolar modo dagli agricoltori, che sfilano per le vie del paese in processione verso la chiesa, un tempo con i carri tirati dai buoi e oggi coi moderni trattori, per attirare la benevolenza del santo sugli imminenti raccolti. In seguito, nel piazzale antistante la nuova chiesa ed in tutta l'Oasi, si affiancano i rituali religiosi, la degustazione di piatti tipici, gli intrattenimenti con danze e musiche tradizionali.

In viaggio verso Serramanna Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Serramanna-Stemma del comuneDa Samassi la SS196d ci porta verso sud, dopo sette chilometri, a Serramanna (metri 30, abitanti 9.645), raggiungibile anche dall'uscita Nuraminis sulla SS131. Serramanna si trova ai confini del Monreale, o Campidano di Sanluri, e del Campidano di Cagliari.

È un importante centro ad economia agricola, basato sulla coltivazione degli agrumi, dei cereali, dei carciofi, dei pomodori, della barbabietola da zucchero, e sull'allevamento. Del comune di Serramanna nel 2001, con la riorganizzazione delle province della Sardegna, viene cambiata la provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella nuova del Medio Campidano.

Visita del centro della cittadina

Anche a Serramanna la parte più antica dell'abitato è caratterizzata dalle tradizionali case campidanesi. Possiamo, ora, visitere il centro della cittadina.

La chiesa parrocchiale di San Leonardo

Serramanna-La chiesa parrocchiale di San LeonardoIn centro troviamo la chiesa parrocchiale di San Leonardo, edificata nel quindicesimo secolo in stile gotico catalano, modificata nel sedicesimo secolo in stile aragonese e rinascimentale. La struttura interna è a croce latina, composta da una sola navata ricoperta da strutture lignee che poggiano su diaframmi arcuati di forma ogivale, ed è fiancheggiata da otto cappelle. Conserva all'interno un grande retablo a scomparti. Ha la facciata rettangolare che presenta un profilo orizzontale merlato di pietra a vista, ed è sormontata da un’elegante cupola moderna, affiancata da un campanile a canna ottagonale di notevole altezza. Il portale cuspidato in stile gotico è simile al portale sinistro del duomo di Cagliari.

La stazione ferroviaria di Serramanna e Nuraminis

Serramanna-La stazione ferroviaria di Serramanna e NuraminisNella zona ovest delll'abitato, al civico numero 2 della via della Stazione, si trova la stazione ferroviaria di Serramanna e Nuraminis, identificata un tempo come stazione di Serramanna, per la quale in seguito è stata adottata la doppia denominazione attuale, inserendo il nome del limitrofo comune di Nuraminis, distante circa otto chilometri. È lo scalo del gruppo Ferrovie dello Stato, costruito dalla Compagnia Reale delle Ferrovie Sarde, che ha ospitato i primi treni nel 1871, quando è stato aperto al transito il tronco da Villasor a San Gavino Monreale, il secondo tratto della linea che una volta completata avrebbe assunto il nome di Dorsale Sarda. A partire dall'estate 2005 la stazione è stata interessata ai lavori per la realizzazione del raddoppio della linea tra Decimomannu e la nuova stazione di San Gavino Monreale, che hanno portato all'adattamento di binari e banchine e alla realizzazione di un sottopassaggio pedonale e ciclabile per adeguare l'impianto al funzionamento su linea a doppio binario.

Nei dintorni di Serramanna

Vediamo che cosa si trova nei dintorni di Serramanna.

Il santuario di Santa Maria di Monserrato

Serramanna-Il santuario di Santa Maria di MonserratoLasciando il paese e dirigendo a nord ovest per le campagne in direzione della vecchia confluenza del fiume Mannu e del Rio Leni, a circa tre chilometri dall'abitato si raggiunge il ponte che unisce i due argini del fiume, e, su un rialzo dei terreno, si vede il santuario di Santa Maria di Monserrato, immerso nel verde di alberi secolari di eucalipto e pioppi. La chiesa apparteneva alla curatoria di Gippi, villa di Gurgo De Sipollo, un piccolo villaggio scomparso da tempo. Viene citata per la prima volta nell’anno 1089, quando Costantino I di Lacon, Giudice di Torres, dona ai monaci dell’abbazia di San Vittore di Marsiglia la chiesa. Con l’arrivo degli Aragonesi viene dedicata alla Madonna di Monserrato, ossia alla Vergine Morenita, dalla pelle scura. Nel tempo ha subito numerosi cambiamenti, con l’ampliamento della navata e la costruzione delle logge laterali per il riposo dei pellegrini. Nel 1992 la chiesa di Santa Maria è stata eletta a Santuario Diocesano e, in occasione del Giubileo del 2000, designata come Chiesa Giubilare.

Nel 1843, durante gli scavi per la costruzione della nuova sacrestia, sono state scoperte le fondamenta di una costruzione nuragica, ossia del nuraghe di Santa Maria sul quale è stata edificata la chiesa, ed anche diverse tombe del periodo punico ed oggetti del periodo romano, materiale attualmente custodito presso il Museo Nazionale Archeologico di Cagliari.

La prossima tappa del nostro viaggio

Nella prossima tappa del nostro viaggio, da Sanluri prenderemo, verso nord est, la SS197 che ci porterà nella Marmilla dove sono conservati alcuni dei principali siti archeologici della Sardegna e numerosi resti storici del Giudicato d'Arborea. Ci recheremo a Furtei da dove proseguiremo per Segariu. Andremo poi a Villamar, per proseguire per Pauli Arbarei e Siddi. Andremo poi a Ussaramanna e Turri.


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Sardegna Holiday

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