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Il Campidano interno da Sardara a Sanluri, Serrenti, Samassi e Serramanna


Il nostro itinerarioIn questa tappa del nostro viaggio, da San Gavino Monreale raggiungeremo Sardara e da qui, lungo la SS131 di Carlo Felice, raggiungeremo Sanluri e Serrenti. Effettueremo poi una deviazione a Samassi, per proseguire quindi per Serramanna.

 

Sardara Visualizza la mappa

immagineInformazioni turistiche Partiti da San Gavino Monreale sulla SP62, percorrendo circa sette chilometri, raggiungiamo Sardara (nome in lingua Sàrdara, metri 155, abitanti 4.370), centro agricolo al limite settentrionale della provincia di Caglia, famoso per le sue acque ed interessante per i suoi monumenti. Il nome deriva da «s'ardara», ossia l'altare. Il suo territorio è stato abitato sin da tempi antichi come dimostra la presenza del tempio a pozzo di Sant'Anastasia. A Sardara saremmo potuti arrivare anche da Oristano lungo la SS131 di Carlo Felice dopo 41 chilometri.

La parrocchiale della Beata Vergine Assunta, del XV-XVI secolo, è posta al culmine di una scenografica scalinata, affiancata sulla destra da un campanile a canna quadrata.

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immagineNon lontano dalla parrocchiale si trova il Museo Archeologico Villa Abbas, allestito nei locali dell'ex Municipio, che conserva reperti provenienti dal territorio di Sardara. Si tratta di reperti rinvenuti prevalentemente dall'area del pozzo sacro di Santa Anastasia e dalla necropoli di Terr'e Cresia. Sono presenti anche reperti rinvenuti in altri siti del Campidano come la tomba dei giganti de Santu Giuanni a Gonnosfanadiga.

A nord del paese, presso la piccola chiesa Santa Anastasia, possiamo visitare il bel tempio a pozzo di Santa Anastasia. È stato realizzato presso una fonte sacra chiamata «sa funtana 'e is dolus», ossia la fontana che cura i dolori, per le sue presunte capacità terapeutiche. Il tempio a pozzo risale al 1200 a.C. circa, ed è costruito in pietra di basalto scura e pietra calcarea chiara. L'acqua che lo alimenta proviene da una sorgente poco lontana, Sa Mitzixedda, ed è stata incanalata artificialmente per poter arrivare fino al pozzo. Della struttura esterna restano pochi filari di pietre, con la tipica pianta a buco di serratura. Una scalinata di dodici gradini porta alla grande camera sotterranea, a pianta circolare del diametro di quattro metri. La camera è pavimentata con lastre di pietra e colpisce per la precisione e la perizia tecnica con cui è costruita. Ha una copertura a tholos dell'altezza di cinque metri, tutt'ora intatta. La profondità del pozzo è tale che il punto più alto della tholos coincide con il livello del terreno. Durante gli scavi condotti dal Taramelli all'inizio del '900 sono stati trovati vari conci decorati con bugne circolari ed uno a forma di protome taurina, che potevano appartenere alla parte esterna del pozzo. Nell'area circostante si trovano alcune capanne di un villaggio preistorico che si ritiene fosse molto esteso al punto di svilupparsi anche sotto le case e le strade del paese. Durante gli scavi del Taramelli, nella capanna delle riunioni, dotata di sedili alle pareti, sono stati rinvenuti numerosi reperti tra i quali bacili e strumenti in bronzo e bronzetti attualmente conservati al Museo Archeologico di Cagliari. Gli scavi successivi hanno portato alla luce altri reperti, come una base d'altare, un piccolo altare a forma di torre nuragica e un grande bacile. Gli scavi più recenti hanno rivelato che un altro edificio, la capanna del Capo, era dotata di acqua corrente portata con un condotto che parte dalla base della camera del pozzo sacro. In questa capanna è stato inoltre trovato un contenitore in ceramica contenente numerosi lingotti di rame della forma detta a pelle di bue.

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In via San Gregorio è da visitare anche la chiesa San Gregorio, realizzata nei primi del XIV secolo, esempio di transizione dal Romanico al gotico. A navata unica, ha la facciata sormontata da un campanile a vela con doppia campana. Sopra il portale c'è un grande rosone circolare. Fu la parrocchiale in periodo medievale, quando Sardara ebbe notevole rilievo ed era cinto da una cerchia di mura difensive.

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immagineIn piazza Sant'Antonio si trova la chiesa di Sant'Antonio da Padova, edificata nel XVII secolo. Impostata con pianta basilicale a tre navate, ha copertura con tetto a doppio spiovente interrotto dalla cupola, che svetta sopra la zona presbiteriale. La facciata resenta lo schema tipico delle architetture barocche, molto presenti nell'isola. Interessante l'altare maggiore, in legno intagliato policromo, recentemente restaurato.

Nelle campagne di Sardara è stata portata alla luce la necropoli di Terr'e Cresia, costituita da.oltre cento tombe con sepolture sia a inumazione che ad incinerazione. Sono stati rinvenuti reperti ossei umani e di animali, oltre a ricchi corredi funebri risalenti al periodo che va dal I secolo a.C al III secolo d.C.

Lungo la SP63 verso Guspini si trovano le terme di Sardara, fra le terme più attrezzate e famose dell'Isola. Sono cinque stazioni termali con temperatura alla sorgente delle acque bicarbonato-sodiche tra i 50 ed i 68 C°. Il fango naturale si presenta argilloso, di colore bruno cenere. La vasca principale di raccolta è ancora oggi quella delle Thermae Neapolitanae dei Romani, cosidette dal nome della città di Neapolis, che sorgeva all'estremità sud del golfo di Oristano. Nei pressi delle antiche Thermae Neapolitanae troviamo la piccola chiesa di Santa Maria de is Aquas, edificata in stile gotico nei primi secoli del millennio, che ha subito in seguito molti rifacimenti. Oggi è santuario Diocesiano.

Lungo a SP62 che congiunge Sardara a San Gavino Monreale, si vede la conica altura isolata su cui sorgono i resti del castello di Monreale, dal quale si domina tutto il territorio circostante, dal Campidano al Golfo di Oristano. Risale probabilmente al X secolo ed insieme con i castelli di monte Arcuentu e di Las Plassas costituiva la cinta difensiva del Giudicato di Arborea e controllava i confini tra il Giudicato di Arborea e quello di Cagliari. Vi soggiornò nel 1324 Teresa D'Entenca, sposa dell'Infante don Alfonso d'Aragona impegnato nell'assedio di Cagliari, e nel 1409 vi si rifugiò Brancaleone Doria dopo la sconfitta di Sanluri. Successivamente la rocca fu occupata dagli Aragonesi e poi abbandonata. Il castello è stato recentemente restaurato.

Sanluri Visualizza la mappa

immagineInformazioni turistiche Sempre seguendo la SS131, a 10 chilometri da Sardara troviamo l'uscita per Sanluri (nome in lingua Seddori, metri 135, abitanti 8.604), la più importante cittadina del Campidano centrale, che si trova a metà strada tra la città di Cagliari e quella di Oristano. In passato la sua economia si basava sull'agricoltura per la vicinanza dell'imponente stagno di Sanluri, di 2.200 Kmq e tre metri di profondità per un totale di sei milioni di metri cubi d'acqua, che, ora prosciugato, garantiva al paese un clima mite utile per le colture. Oggi sono in sviluppo la piccola industria e i servizi. Sanluri è sede della Giunta Provinciale della provincia del Medio Campidano e della sua Presidenza.

Il paese sorse, cinto da mura difensive, in periodo medievale intorno al castello di Sanluri, che ancora oggi conserva la struttura originale. Venne costruito nel 1355, durante il regno di Pietro IV d'Aragona in epoca giudicale, dai giudici di Cagliari per difendere il borgo dagli assalti del Giudicato d'Arborea, quindi non è storicamente certo che sia appartenuto a Eleonora. Di piccole dimensioni, alto circa 10 metri a pianta quadrangolare, è l'unico degli 88 castelli medievali sardi ancora oggi ben conservato. Nel 1408, il francese Guglielmo III, visconte di Narbona, salito sul trono d'Arborea sbarcò in Sardegna e riprese il conflitto contro gli Aragonesi che era stato condotto da Mariano IV ed Eleonora d'Arborea. I due eserciti si scontrarono vicino a una collina a oriente di Sanluri, ancora oggi chiamata «Su bruncu de sa battalla», nella cosiddetta battaglia di Sanluri. Gli Aragonesi divisero in due tronconi l'esercito sardo, uno dei quali venne annientato in un luogo ancora oggi chiamato «s'occidroxiu», ossia il macello. L'altro si divise in due parti. La più numerosa, con a capo Guglielmo III, raggiunse il castello di Monreale e si mise in salvo, mentre gli altri si rifugiarono nel borgo fortificato di Sanluri, che però venne espugnato e raso al suolo. Il castello fu ampliato dagli Aragonesi nel 1436, quando ne entrarono in possesso, con l'aggiunta di quattro torri angolari merlate riunite da un camminamento di ronda. Oggi ospita al suo interno il Museo Duca d'Aosta.

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Nel centro del paese troviamo la parrocchiale di Nostra Signora delle Grazie, ricostruita tra il 1781 e il 1786 su una preesistente chiesa della quale resta il campanile gotico, modificato per adattarlo allo stile barocco del nuovo edificio. Vi è custodito il retablo di Sant'Anna, doppio trittico a olio su tavola attribuito alla bottega di Antioco Mainas e datato 1576. Apparteneva a questa chiesa anche il prezioso retablo di Sant'Eligio, opera del Maestro di Sanluri ora conservato nella Pinacoteca di Cagliari.

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In via San Rocco si trova la antica chiesa di San Rocco, edificata nel ‘500 in stile tardo gotico, con un portale a sesto acuto sormontato da un bel rosone ed un campanile a vela a doppia campana. Proseguendo la strada in salita, si arriva al convento dei Padri Cappuccini, che accoglie il Museo Storico Etnografico e la nuova chiesa di San Rocco.

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è interessante anche la chiesa di San Pietro, edificata fuori dal centro storico, che una iscrizione in sardo sulla facciata si dice voluta dal popolo nel 1337, costruita da maestranze locali in stile composito e sormontata da un campanile a vela con campane del 1577.

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In via San Sebastiano si trova la chiesa di San Sebastiano, recentemente restaurata con il contributo del Rotary Club di Sanluri e del Medio Campidano.

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Per Sanluri passa la SS197, che verso ovest porta a San Gavino Monreale e Guspini, mentre verso est ci porterà nella regione della Marmilla, ma descriveremo questo itinerario più avanti. Ora proseguiamo lungo la SS131 fino a Serrenti, Samassi e Serramanna.

Serrenti Visualizza la mappa

immagineInformazioni turistiche La prossima uscita della SS131, dopo 10 chilometri, è quella di Serrenti (metri 114, abitanti 5.214), centro ad economia prevalentemente agricola. Importante in passato l'attività estrattiva, in particolare del caolino e della trachite grigia, detta anche «pedra de Serrenti», materiale col quale sono state costruite molte abitazioni ed importanti opere come il Palazzo di Giustizia di Cagliari. L'attività è stata recentemente rilanciata al punto che oggi Serrenti esporta trachite in tutta Italia.

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immagineimmagineIn centro si può visitare la chiesa parrocchiale, situata nella piazza della chiesa. In paese troviamo anche la chiesa di Santa Vitàlia, nella quale si tiene il primo lunedì di ottobre la sagra di Santa Vitalia, che vede la presenza di migliaia di pellegrini provenienti da tutta la Sardegna.

Una deviazione a Samassi Visualizza la mappa

immagineInformazioni turistiche Da Serrenti una deviazione verso ovest sulla SP56 ci porta, dopo sei chilometri, a Samassi (metri 56, abitanti 5.499), un centro a spiccata propensione agricola per la presenza del Flumini Mannu o rio Samassi. Il centro storico conserva ancora diverse «lolle», le case rurali campidanesi. Samassi ha aderito all'associazione «Città della terra cruda» che si propone il recupero delle abitazioni costruite con «su ladiri», ovvero con i mattoni impastati con fango e paglia ed essiccati al sole. Questo genere di abitazioni è caratterizzato da ampi portali in legno sormontati da archi a tutto sesto, in genere di trachite, piccole finestre che danno sulla strada e sui grandi cortili interni. Le case finora recuperate sono tre: la Casa Porcedda, ora Biblioteca comunale; la Casa Ghisu, piccola abitazione in zona Su Cunventu; e la Casa Piras, vecchia abitazione padronale al centro del paese.

Sull'altura chiamata Su Conventu troviamo la chiesa Romanica di San Geminiano, edificata in stile Romanico in trachite chiara nel 1270 sui ruderi di un antico edificio la cui esistenza è dimostrata dall'area cimiteriale e dalla tomba a camera rinvenuti durante i lavori dell'ultimo restauro. Ha navata unica con copertura a capriate e la facciata con campanile a vela con doppia campana. All'interno è da vedere il mausoleo di don Emanuele di Castelvy, signore di Samassi e Serrenti, edificato nel 1586 da Scipione Aprile. Il sepolcro è in stile aragonese ed ospita un'ottava in endecasillabi, unica iscrizione in versi Spagnoli su marmo esistente i Sardegna. Sotto la chiesa sono stati individuati i resti di una necropoli vandalica del V secolo d.C.

Serramanna Visualizza la mappa

immagineInformazioni turistiche Da Samassi la SS196d ci porta verso sud, dopo sette chilometri, a Serramanna (metri 30, abitanti 9.645), raggiungibile anche dall'uscita Nuraminis sulla SS131. Serramanna è un importante centro ad economia agricola, basato sulla coltivazione degli agrumi, dei cereali, dei carciofi, dei pomodori, della barbabietola da zucchero, e sull'allevamento. La parte più antica dell'abitato è caratterizzata dalle tradizionali case campidanesi.

In centro troviamo la parrocchiale di San Leonardo, edificata nel XV secolo in stile gotico catalano, modificata nel XVI secolo in stile aragonese e rinascimentale. Ha la facciata rettangolare di pietra a vista ed un campanile ottagonale. Il portale cuspidato in stile gotico è simile al portale sinistro del duomo di Cagliari. Conserva all'interno un grande retablo a scomparti.

La prossima tappa del nostro viaggio

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Nella prossima tappa del nostro viaggio da Sanluri prenderemo, verso nord-est, la SS197 che ci porterà nella Marmilla dove sono conservati alcuni dei principali siti archeologici della Sardegna e numerosi resti storici del Giudicato di Arborea. Ci recheremo a Furtei, Segariu, poi proseguiremo per Villamar da dove devieremo a Lunamatrona, Villanovaforru e Collinas, per proseguire per Pauli Arbarei, Siddi e Ussaramanna.

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