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Nel Monreale da Sanluri a Serrenti, da Samassi a Serramanna


Il nostro itinerarioIn questa tappa del nostro viaggio, da San Gavino Monreale raggiungeremo Sanluri, nel Monreale. Da qui la SS131 di Carlo Felice ci porterà a Serrenti. Effettueremo poi una deviazione a Samassi, per proseguire quindi per Serramanna. I Comuni di Serrenti, Samassi e Serramanna si trovano al confine tra la regione storica del Monreale e quella del Campidano di Cagliari, ed, anche se noi li attribuiamo al Monreale, possono essere attribuiti indifferentemente all'una o all'altra regione.

Nel Monreale o Campidano di Sanluri

Il MonrealeIl Monreale, detto anche Campidano di Sanluri, è una regione della Sardegna sud occidentale. Anticamente il territorio del Monreale apparteneva al Giudicato d'Arborea di cui occupava la parte meridionale della Curatoria di Bonorzuli. I comuni che ne fanno parte sono Arbus, Gonnosfanadiga, Guspini, Pabillonis, Samassi, San Gavino Monreale, Sanluri, Serramanna, Serrenti, Vallermosa, Villacidro. I comuni di Serramanna e Serrenti sono ai confini tra il Monreale ed il Campidano di Cagliari, per cui possono essere conderati anche appartenenti a quest'ultimo. Il territorio del Monreale è prevalentemente pianeggiante, con diverse aree collinari. Nel territorio del Monreale esistono testimonianze prenuragiche, nuragiche, Fenicio puniche e romane. Il territorio rientra totalmente nella Provincia del Sud Sardegna.

In viaggio verso Sanluri

Nella precedente atppa eravamo arrivati a San Gavino Monreale. Uscendo da questo centro, sulla SS197, e percorrendo circa undici chilometri, raggiungiamo la cittadina di Sanluri.

La cittadina di Sanluri Informazioni turistiche

Sanluri-Stemma del comuneLa cittadina di Sanluri (nome in lingua sarda Seddori, metri 135, abitanti 8.604) è la più importante del Monreale, che si trova a metà strada tra la città di Cagliari e quella di Oristano. Il comune si sviluppa ad est della Piana del Campidano, ed è facilmente raggiungibile tramite la SS197 di San Gavino Monreale e del Flumini, e la SS131 Carlo Felice, che ne attraversano il territorio. La Stazione Ferroviaria di riferimento, situata lungo la linea che collega Cagliari con Ozieri Chilivani, ha uno scalo sul posto. Il territorio comunale presenta un profilo geometrico irregolare, con variazioni altimetriche accentuate. Il comune di Sanluri fa parte dell'Associazione Nazionale città della Terra Cruda, nata per promuovere il recupero delle tradizioni e del patrimonio edilizio, naturalistico, artistico e storico delle comunità.

Origine del nome

Il nome è attestato fino dall’anno 1341 come de Selluri, mentre nella dizione locale compare come Seddori, che rappresenta il culto di un Santo, ossia di San Luri, forma accorciata di Lorenzo. Invece, secondo qualche altro studioso, si tratterebbe del composto Sede de lori, ossia Sede dei cereali, ipotesi che non è però confermata.

La sua economia

In passato la sua economia si basava sull'agricoltura per la vicinanza dell'imponente Stagno di Sanluri, di 2.200 chilometri quadrati e tre metri di profondità, per un totale di sei milioni di metri cubi d'acqua, che, ora prosciugato, garantiva al paese un clima mite utile per le colture. Oggi sono in sviluppo la piccola industria e i servizi. L’agricoltura produce cereali, frumento, ortaggi, foraggi, vite, olivo, agrumi e frutta. Si pratica anche l’allevamento di bovini, suini, ovini, equini e avicoli. L’industria è costituita da imprese che operano nei comparti alimentare, dell’abbigliamento, della stampa, chimico, della fabbricazione di materie plastiche, del vetro, dei materiali da costruzione, dei laterizi, elettrico, della fabbricazione di apparecchi medicali, dei mobili, della centrale elettrica ed edile. Il terziario si compone di una buona rete distributiva e dell’insieme dei servizi. Le strutture ricettive offrono possibilità di ristorazione ed anche di soggiorno.

Brevi cenni storici con la famosa battaglia di Sanluri

Il suo territorio viene abitato fino dai tempi più antichi, ossia sin dall'epoca dei Nuraghi. La sua vera e propria storia comincia nel Medioevo, quando originariamente il paese sorge, cinto da mura difensive, intorno al Castello di Sanluri, costruito nel 1355, durante il Regno di Pietro IV d'Aragona in epoca giudicale, dai Giudici di Cagliari per difendere il borgo dagli assalti del Giudicato d'Arborea. Grazie alla sua posizione strategica, dato che si trova su una collina al confine tra il Giudicato di Cagliari e quello di Arborea, e grazie alla fertilità delle sue terre, si sviluppa molto velocemente. In quegli anni diviene capoluogo della curatoria di Nuraminis, nel Giudicato di Cagliari, cui appartiene. Proprio per la sua posizione, viene molto conteso durante le guerre tra gli Aragonesi e i Sardi del Giudicato di Arborea. Un ruolo di primo piano in queste vicende assunse la presenza del castello, che diviene lo scenario di accadimenti politici e militari. Dato che le ostilità tra gli Aragonesi e gli Arboresi non si spengono mai del tutto, il castello viene reso sempre più sicuro, ed il borgo medievale viene sempre più fortificato. All'inizio del 1400 gli Arboresi erigono un muro di cinta attorno al borgo ed al castello, e scavano un largo fossato. Nel 1408, il francese Guglielmo III, visconte di Narbona, salito sul trono d'Arborea sbarca in Sardegna e riprende il conflitto contro gli Aragonesi, che era stato condotto da Mariano IV ed Eleonora d'Arborea. I due eserciti si scontrano vicino a una collina a oriente di Sanluri, ancora oggi chiamata su Bruncu de Sa Battalla, nella cosiddetta battaglia di Sanluri. gli Aragonesi dividono in due tronconi l'esercito sardo, uno dei quali viene annientato in un luogo ancora oggi chiamato s'Occidroxiu, ossia il macello. L'altro si divide in due parti. La più numerosa, con a capo Guglielmo III, raggiunge il Castello di Monreale e si mette in salvo, mentre gli altri si rifugiano nel borgo fortificato di Sanluri, che però viene espugnato e raso al suolo. Alla morte di re Martino il Giovane, il borgo venne ricostruito, ed il castello viene riparato dai danni subiti. Del comune di Sanluri nel 2001, con la riorganizzazione delle Province della Sardegna, viene cambiata la Provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella del Medio Campidano, ed in seguito, con la sua abolizione, nel 2016, passa alla nuova Provincia del Sud Sardegna.

Principali Feste e Sagre che si svolgono a Sanluri

A Sanluri sono attivi il Gruppo Folkloristico Musicale Marmilla 76 di Sanluri, ed il Gruppo Polifonico Folkloristico Sanluri. Tra le Feste e Sagre che si svolgono a Sanluri vanno citate, l’11 maggio, la Festa di Sant’Ignazio da Laconi; a giugno, la Rievocazione storica della Battaglia di Sanluri, con convegni, mostre e manifestazioni; il 10 agosto, si celebra la Festa patronale, dedicata a San Lorenzo, con l’evento del palio; a fine settembre, la Sagra del Borgo, con degustazione dei piatti tipici sanluresi; a ottobre, la Festa di San Francesco, celebrata nel convento dei Cappuccini; a novembre, la Festa di San Martino.

Visita del centro storico

L'abitato di Sanliru, interessato da una forte crescita edilizia, mostra l'andamento altimetrico tipico delle zone pianeggianti. Visitiamo il centro storico di Sanluri.

La Chiesa parrocchiale di Nostra Signora delle Grazie

Nel centro del paese troviamo la Chiesa parrocchiale di Nostra Signora delle Grazie, ricostruita tra il 1781 e il 1786 su una preesistente Chiesa della quale resta il campanile gotico, modificato per adattarlo allo stile barocco del nuovo edificio. Vi è custodito il Retablo di Sant'Anna, doppio trittico a olio su tavola attribuito alla bottega di Antioco Mainas e datato 1576. Apparteneva a questa Chiesa anche il prezioso Retablo di Sant'Eligio, opera del Maestro di Sanluri ora conservato nella Pinacoteca di Cagliari.

Sanluri-Chiesa parrocchiale di Nostra Signora delle Grazie Sanluri-Chiesa parrocchiale di Nostra Signora delle Grazie: la cupola Sanluri-Chiesa parrocchiale di Nostra Signora delle Grazie: interno Sanluri-Chiesa parrocchiale di Nostra Signora delle Grazie: interno Sanluri-Chiesa parrocchiale di Nostra Signora delle Grazie: il Retablo di Sant'Anna

L'antica Chiesa di San Rocco

In via San Rocco si trova l'antica Chiesa di San Rocco, edificata nel '500 in stile tardo gotico, con un portale a sesto acuto sormontato da un bel rosone ed un campanile a vela a doppia campana. Proseguendo la strada in salita, si arriva al Convento dei Padri Cappuccini, che accoglie il Museo Storico Etnografico e la nuova Chiesa di San Rocco.

Sanluri-L'antica Chiesa di San Rocco Sanluri-Insegna del Museo Storico Etnografico Sanluri-La nuova Chiesa di San Rocco

La Chiesa di San Pietro

È interessante anche la Chiesa di San Pietro, edificata fuori dal centro storico, che una iscrizione in sardo sulla facciata si dice voluta dal popolo nel 1337, costruita da maestranze locali in stile composito e sormontata da un campanile a vela con campane del 1577.

Sanluri-Chiesa di San Pietro Sanluri-Chiesa di San Pietro: facciata

La Chiesa di San Sebastiano

In via San Sebastiano si trova la Chiesa di San Sebastiano, recentemente restaurata con il contributo del Rotary Club di Sanluri e del Medio Campidano.

Sanluri-Chiesa di San Sebastiano Sanluri-Chiesa di San Sebastiano: facciata Sanluri-Chiesa di San Sebastiano: interno Sanluri-Chiesa di San Sebastiano: lapide che ricorda il restauro

Il Castello di Sanluri

Il Castello di Sanluri, che ancora oggi conserva la struttura originale, venne costruito nel 1355, durante il Regno di Pietro IV d'Aragona in epoca giudicale, dai Giudici di Cagliari per difendere il borgo dagli assalti del Giudicato d'Arborea, quindi non è storicamente certo che sia appartenuto a Eleonora. Di piccole dimensioni, alto circa 10 metri a pianta quadrangolare, è l'unico degli 88 castelli medievali Sardi ancora oggi ben conservato. Il Castello fu ampliato dagli Aragonesi nel 1436, quando ne entrarono in possesso, con l'aggiunta di quattro torri angolari merlate riunite da un camminamento di ronda. Oggi ospita al suo interno il Museo Duca d'Aosta.

Sanluri-Il Castello Sanluri-Il Castello Sanluri-Il Castello Sanluri-Il Castello Sanluri-Il Castello

La Stazione Ferroviaria di Sanluri Complementari

Sanluri-La Stazione Ferroviaria di Sanluri ComplementariOltre alla stazione delle Ferrovie dello Stato situata a sud dell'abitato e denominata Sanluri Stato, che descriveremo più avanti, altre due stazioni erano presenti nel passato a Sanluri, entrambe servite dalla linea delle Ferrovie Complementari della Sardegna che collegava Isili con Villacidro, che è stata attiva dal 1914 al 1956. Una era la stazione delle Ferrovie Complementari della Sardegna di Sanluri Stato, situata di fronte a quella del gruppo delle Ferrovie dello Stato, ed è stata in seguito demolita. L'altra, situata nel centro dell'abitato, portava il nome di Stazione Ferroviaria di Sanluri o Sanluri Complementari, situata tra la stazione di Furtei e quella di Sanluri Stato, che era la più importante della linea, essendo l'unica qualificata come stazione di prima classe, come dimostra il fabbricato viaggiatori di dimensioni più ampie rispetto a quelli delle altre stazioni. E, presso questa stazione aveva sede la direzione dell'esercizio delle Ferrovie Complementari della Sardegna, prima che queste incorporassero le Strade Ferrate Secondarie della Sardegna nel gennaio 1921. Dopo la chiusura della ferrovia, è stata riconvertita quale sede degli uffici dell'ARST per il trasporto passeggeri su autobus del servizio sostitutivo, con il relativo piazzale interno utilizzato come area di transito e parcheggio delle corriere. Il fabbricato viaggiatori si presenta in ottime condizioni in quanto è stato recentemente sottoposto a lavori di restauro.

Visita dei dintorni di Sanluri

Vediamo cosa si trova nei dintorni di Sanluri.

La ex Stazione Ferroviaria di Sanluri Scalo

Sanluri-La Stazione Ferroviaria di Sanluri StatoLa ex Stazione Ferroviaria di Sanluri Stato, già stazione di Sanluri ed in seguito stazione di Sanluri Reali, è una Stazione Ferroviaria definita di categoria silver posta sulla Dorsale Sarda dopo la stazione di Samassi e Serrenti e prima di quella di San Gavino, al servizio del comune di Sanluri. Edificata nella seconda metà dell'Ottocento, quando la Compagnia Reale delle Ferrovie Sarde da il via ai lavori di realizzazione della rete ferroviaria pubblica a scartamento ordinario della Sardegna, che prevede il passaggio della linea nel territorio di Sanluri, sebbene non nel centro abitato ma a qualche chilometro a sud di esso. Così l'impianto viene costruito ed inaugurato nel 1871 congiuntamente al secondo tronco ferroviario, tra la stazione di Villasor e la vecchia stazione di San Gavino Monreale. Lo scalo viene identificato col solo nome del paese, fino a quando, all'inizio del Novecento, viene realizzata a cura delle Ferrovie Complementari della Sardegna la ferrovia a scartamento ridotto che collega Isili con Villacidro, che attraversa l'abitato di Sanluri, con la realizzazione di una stazione nel nucleo urbano denominata Sanluri Complementari, e che verrà chiusa nel 1956. Lo scalo, diventato di Sanluri Stato, situato tra la stazione di Sanluri Complementari e quella di Villacidro, è dotato di un fabbricato viaggiatori a pianta rettangolare a due piani, di cui solo quello a livello stradale è impiegato per l'attività ferroviaria. Nella seconda metà degli anni duemila i lavori, collegati al raddoppio del binario tra Decimomannu e San Gavino Monreale, vengono eseguiti anche nella stazione di Sanluri Stato, ma, nonostante l'ammodernamento, la stazione ospita un limitato movimento, e quindi dal 2014 si arriva alla sua disattivazione per il traffico passeggeri, che vengono dirottati nella stazione di San Gavino.

Gli insediamenti dell'Eneolitico recente

Nell'Eneolitico recente, tra il 2700 ed il 2400 avanti Cristo, a Sanluri è documentata la fase della Cultura di Monte Claro. Resti di questa cultura sono stati rinvenuti nelle località di Corti Beccia e Corti de Crà, dove sono stati trovati i resti di due villaggi, nel primo dei quali si contano ben 40 capanne, alcuni silos ed una stalla. Sono state individuate, inoltre, due aree funerarie che non devono essere lontane dai rispettivi agglomerati urbani.

Nei dintorni di Sanluri rinvenuti i resti della Cultura del Vaso Campaniforme

A Padru Jossu esiste una tomba ipogeica scavata durante la fase culturale denominata Monte Claro, tra il 2700 ed il 2400 avanti Cristo. La tomba è stata successivamente riutilizzata dalla Cultura del Vaso Campaniforme, che ha lasciato numerose tracce tra quelle scientificamente più rilevanti. All'Eneolitico Finale, periodo del Campaniforme A, sono attribuiti resti di vasi decorati, mentre all'età del Bronzo Antico, durante il quale si sviluppa la fase Campaniforme B, si riferiscono il brassard, salvapolso per arciere, e le collane in vaghi e pendenti di conchiglie.

Nel sito di Bidd'e Cresia, qualche decina di metri a nord di dove si trova la Necropoli punica e romana, sono stati rinvenuti i resti di una sepoltura collettiva, che consistevano in ossa appartenenti a diversi individui. É stata rinvenuta pure una placchetta frammentaria in basalto, di forma rettangolare a lati lunghi concavi, provvista di due fori vicini al lato corto. La placchetta si ritiene costituisse un brassard, ed è riferibile anch'esso al Campaniforme B.


In viaggio verso Serrenti

Per Sanluri passa la SS197, che verso ovest porta a San Gavino Monreale e Guspini, mentre verso est ci porterà nella regione della Marmilla, ma descriveremo questo itinerario più avanti. Ora proseguiamo lungo la SS131 di Carlo Felice fino a Serrenti, Samassi e Serramanna. Da Sanluri prendiamo la SS131 di Carlo Felice verso sud e dopo dieci chilometri troviamo l'uscita di Serrenti.

La cittadina di Serrenti Informazioni turistiche

Serrenti-Stemma del comuneLa cittadina di Serrenti (altezza metri 114, abitanti 5.214) è un centro ad economia prevalentemente agricola, che si estende nella parte settentrionale della provincia, ad est della Piana del Campidano, ai confini del Monreale, o Campidano di Sanluri, e del Campidano di Cagliari. è raggiungibile tramite la SS131 Carlo Felice, che corre a un chilometro dall’abitato. Il territorio comunale, sede di numerose cave, presenta un profilo geometrico irregolare, con variazioni altimetriche accentuate, che vanno da un minimo di 70 a un massimo di 307 metri sul livello del mare. Serrenti si trova ai confini del Monreale, o Campidano di Sanluri, e del Campidano di Cagliari. Il comune di Serrenti fa parte dell'Associazione Nazionale città della Terra Cruda, nata per promuovere il recupero delle tradizioni e del patrimonio edilizio, naturalistico, artistico e storico delle comunità.

Origine del nome

Il nome, attestato nell’anno 1346 come de Sorrent, riflette un antroponimo latino Serrentius; qualche studioso, invece, rimanda a un nome, Surrentius.

La sua economia

Serrenti, accanto alle tradizionali attività agro pastorali, ha sviluppato il tessuto industriale. Il settore primario è presente con la coltivazione di cereali, frumento, ortaggi, foraggi, olivo, agrumi, uva e altra frutta. Si pratica anche l'allevamento di bovini, suini, ovini, caprini ed equini. Il settore economico secondario è costituito da imprese che operano nei comparti alimentare, tra cui il lattiero caseario, del mangimificio, della lavorazione del legno, della fabbricazione di gomma, dei laterizi, metallurgico, dei mobili, della consulenza informatica e dell'edilizia. Importante in passato l'attività estrattiva, in particolare del caolino e della trachite grigia, detta anche Pedra de Serrenti, materiale col quale sono state costruite molte abitazioni ed importanti opere come il palazzo di Giustizia di Cagliari. L'attività è stata recentemente rilanciata al punto che oggi Serrenti esporta trachite in tutta Italia. Il terziario si compone di una limitata rete distributiva e dell'insieme dei servizi primari. Adagiata su alcune colline formate da rocce laviche, possiede notevoli attrattive in grado di alimentare un moderato afflusso turistico. Le strutture ricettive offrono possibilità di ristorazione e di soggiorno.

Brevi cenni storici

Il territorio di Serrenti è stato abitato fin dal periodo preistorico. Il villaggio di Serrenti risulta ininterrottamente abitato sin dal 1300 e il suo vecchio nucleo originario oggi prende il nome di quartiere San Giacomo, presso l'omonima Chiesetta. Gli abitanti di Serrenti si dice provenissero da due villaggi abbandonati a circa due chilometri dall'attuale centro abitato, il villaggio di Monti Mannu e quello di Santus Angius. Si può dedurre che Serrenti, come altri comuni delle curatoria di Nuraminis, condivide le sue sorti con quelle del Giudicato di Calari, che nel 1257 cade sotto il controllo dei Pisani. Dopo la conquista aragonese della Sardegna, anche Serrenti, insieme con Samassi e Baralla, viene nel 1300 dato in feudo al cavaliere Bernardo di Covilles. Del comune di Serrenti nel 2001, con la riorganizzazione delle Province della Sardegna, viene cambiata la Provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella nuova del Medio Campidano, ed in seguito, con la sua abolizione, nel 2016, passa alla nuova Provincia del Sud Sardegna. Successivamente nel 2016, con l'abolizione di quest'ultima Provincia, passa alla nuova Provincia del Sud Sardegna.

Principali Feste e Sagre che si svolgono a Serrenti

A Serrenti è attivo il Gruppo Folk Santa Vitalia di Serrenti. Tra le principali Feste e Sagre che si svolgono a Serrenti, vanno citate ad aprile, la Sagra dell'Asparago; a maggio, la Sagra di Su Pistoccheddu de Cappa, dolce tipicamente sardo, adatto al periodo pasquale ma anche ad altre cerimonie; il 25 e 26 luglio, la Festa di San Giacomo e di Sant'Anna; il primo lunedì di ottobre, si celebra la Festa patronale, dedicata a Santa Vitalia.

Visita del centro della cittadina

L'abitato, interessato da un fenomeno di forte crescita edilizia, mostra l'andamento altimetrico tipico delle zone pianeggianti. Attraversiamo, ora, il centro della cittadina, della quale vediamo diversi belli scorci.

Serrenti: un murale sulle case del paese Serrenti-Antiche abitazioni del centro storico Serrenti-Antiche abitazioni del centro storico Serrenti-Antiche abitazioni del centro storico

La Chiesa parrocchiale dedicata alla Santissima Beata Vergine Immacolata

Serrenti-Chiesa parrocchiale dedicata alla Santissima Beata Vergine ImmacolataIn centro, in piazza della Chiesa, si può visitare la Chiesa parrocchiale dedicata alla Santissima Beata Vergine Immacolata, situata nella piazza della Chiesa . Situata nel centro storico del paese, è stata costruita in stile gotico aragonese nel quattordicesimo secolo, e viene indicata negli atti della visita pastorale del 16 febbraio 1589 come Chiesa di Santa Maria, è dedicata alla Immacolata Concezione. Durante il diciottesimo secolo, la Chiesa, al cui fianco si ergeva la torre campanaria quadrangolare, decorata alla sommità da una cornice traforata e con copertura a cupola, subisce profonde trasformazioni, e, terminati i lavori di restauro, viene riaperta al culto nel 1725. Tuttavia, nonostante le modifiche apportate, le strutture della Chiesa, e soprattutto quelle del campanile rimangono alquanto precarie.

La Chiesa di San Giacomo Apostolo

Serrenti-Chiesa di San Giacomo ApostoloDal lato destro della Chiesa parrocchiale, prendiamo verso destra la via Roma e la seguiamo per circa cinquecento metri, poi a destra in via San Giacomo, che in un centinaio di metri ci porta alla Chiesa di San Giacomo Apostolo, che era una povera e modesta Cappella tenuta dai Padri Scolopi per quasi tutto l'Ottocento, e veniva utilizzata soltanto in speciali occasioni. In esse risiedevano i Padri, e vi dimorava solo un fratello laico della comunità, chiamato Sovrastante dei terreni, il quale, coadiuvato dai contadini del luogo, organizzava i lavori dei campi, curandoli personalmente. I terreni allora appartenenti all'Ordine, venivano coltivati e sfruttati a beneficio del Noviziato Scolopico di Cagliari. A ricordo della presenza scolopica, a Serrenti, oltre la Chiesetta di San Giacomo, è rimasta la denominazione di un corso d'acqua, Su Carropu de Su Para, ossia il fosso dei pedri, così chiamato perché attraversava i terreni di cui i Padri Scolopi erano proprietari.

L'ultima settimana di luglio si svolge la Festa di San Giacomo e Sant'Anna, che riveste ancora a Serrenti molta importanza. Prima dell'inizio di questa Festa, i fedeli raccolgono delle canne, che verranno poi utilizzate per costruire una tettoia o un riparo, che verrà utilizzato per tutta la durata dei festeggiamenti, con cerimonie religiose e numerose manifestazioni civili.

Il Santuario romanico di Santa Vitàlia

Dal lato sinistro della Chiesa parrocchiale, prendiamo verso sinistra la via Santa Vitalia, dopo un centinaio di metri arriviamo a un bivio, dove proseguiamo sulla sinistra rimanendo sulla via Santa vitalia, e in duecento metri arriviamo al Parco di Santa Vitalia, nel quale si trova il Santuario di Santa Vitàlia, dedicata alla martire venerata in diversi centri del Campidano. La Chiesa, in sitle romanico gotico, risale alla fine del tredicesimo secolo, ed il primo documento nel quale viene citata è relativo alla visita pastorale di monsignor Lasso nel 1597, mentre in un altro scritto del 1763, si legge che l'edificio, che era interdetto al culto, viene riaperto dall'arcivescovo che da il permesso alla popolazione di poterne celebrare la festività. L'impianto originario, composto da una piccola aula probabilmente absidata e con copertura in legno a capriate, viene ampliato e rivoluzionato tra la fine del diciannovesimo e gli inizi del XX secolo, probabilmente perché la fama della Santa Martire aveva raggiunto alti livelli, tanto da richiamare numerosi devoti da tutto il Campidano. L'asse liturgico viene ruotato e quello che era l'ingresso principale, trasformato in accesso laterale. L'antica facciata che mostra interessanti decorazioni, viene inglobata nel fianco sinistro dell'attuale edificio, ed ancora visibile per i suoi blocchi in trachite squadrati. L'attuale prospetto è intonacato, ha tre ingressi, tre finestre rettangolari ed un campaniletto a vela. L'interno presenta un'unica aula quadrangolare, coperta a doppio spiovente da un tavolato sorretto da piccole travi in legno, che poggiano sugli archi in muratura. Nel 1905 la Chiesa parrocchiale di Serrenti viene devastata da un incendio, ed il suo tabernacolo viene trasportato nel Santuario di Santa Vitalia, che però non è in grado di contenere tutta la popolazione che intende partecipare alle celebrazioni.

Serrenti-Il Santuario di Santa Vitalia Serrenti-Il Santuario di Santa Vitalia: statua della Santa e sul retro l'antica facciata

La Chiesa, solitamente chiusa, viene aperta per la Festa della Santa Patrona e in altre poche occasioni. La Festa di Santa Vitalia, che vede la presenza di migliaia di pellegrini provenienti da tutta la Sardegna, si svolge il primo lunedì di ottobre, preceduta dalla novena che termina il sabato precedente, con il trasporto del simulacro dalla Chiesa parrocchiale al Santuario. Il giorno della Festa si svolge la messa solenne, generalmente officiata dal vescovo della diocesi cagliaritana. Il martedì è dedicato agli ammalati e la domenica successiva, la statua fa ritorno in parrocchia.

Santa VitaliaSanta Vitalia è stata una Santa, che non è riconosciuta però dalla Chiesa Universale. Si tratta di una giovane Sarda martirizzata, secondo le ricostruzioni storiche, con l'amica Santa Lucifera, nell’anno 120, ed è oggetto di un culto che esiste ed è stato tramandato da alcuni secoli. Su richiesta dell’allora arcivescovo di Cagliari, nel 1614 viene dato incarico di ritrovare le reliquie dei Santi presenti nella Basilica paleocristiana di San Saturnino e nelle zona circostante la Chiesa di San Lucifero. Alla presenza del Vicario Generale della diocesi, vengono, quindi, trovati nella Basilica di San Saturnino due loculi o piccoli sarcofagi, uno con l'epigrafe di tarda epoca latina «Ic Iacet Benem Morie Bitalea…», ossia «Qui giace la Vitalia di buona memoria», e l’altro con l’iscrizione «Hic Requievet B. M. Lucifera», ossia «Qui riposa la B. M. Lucifera», un’altra martire sarda. Da queste due frasi i glottologi e gli studiosi hanno potuto capire che entrambi i resti appartenevano a due giovani donne, martirizzate il 14 novembre dell’anno 120, al tempo dell’imperatore Adriano. Nei loculi delle due martiri, le scritte Benem Morie e B. M., stanno ad indicare che erano vergini e martiri.

Visita dei dintorni di Serrenti

Vediamo cosa si trova nei dintorni di Serrenti.

Il proto Nuraghe Monti Mannu ed i reperti della Cultura di Bonnanaro

Da Serrenti prendiamo la SS131 di Carlo Felice in direzione nord occidentale in direzione di Villasanta, arrivati alla frazione Case Genna prendiamo verso destra e, a circa due chilometri dall'abitato di Serrenti, arriviamo in località Monti Mannu. Qui si trova il proto Nuraghe Monti Mannu, purtroppo assai mal conservato, all'interno del quale sono state rinvenute ceramiche quelle carenate e decorate con motivi a zig-zag, anche in rilievo, datate all'inizio dell'età del Bronzo Medio, tra il 1900 ed il 1600 avanti Cristo, ed attribuite alla fase finale della Cultura di Bonnanaro.


Una deviazione a Samassi

Da Serrenti prendiamo la via Giovanni Francesco Fara, ed effettuiamo una deviazione verso ovest sulla SP56, che ci porta, dopo sei chilometri, all'interno dell'abitato di Samassi.

La cittadina di Samassi Informazioni turistiche

Samassi-Stemma del comuneLa cittadina di Samassi (altezza metri 6, abitanti 5.499) è un centro a spiccata propensione agricola per la presenza del Flumini Mannu o Rio Samassi, che si estende nella parte settentrionale della provincia, a est della Piana del Campidano. È facilmente raggiungibile tramite la SS196 di Villacidro e la SS293 di Giba, che ne attraversano il territorio. La linea ferroviaria che collega Cagliari con Ozieri Chilivani ha uno scalo sul posto. Il territorio comunale presenta un profilo geometrico vario, con differenze di altitudine appena accennate, dato che si raggiungono solo i 114 metri di quota. Samassi si trova ai confini del Monreale, o Campidano di Sanluri, e del Campidano di Cagliari. Il comune di Samassi fa parte dell'Associazione Nazionale città della Terra Cruda, nata per promuovere il recupero delle tradizioni e del patrimonio edilizio, naturalistico, artistico e storico delle comunità.

Origine del nome

Il nome è attestato fino dall’anno 1341 come ecclesie de Somaso, ma la sua origine non è stata chiarita.

La sua economia

Accanto alle tradizionali attività agro pastorali, Samassi ha sviluppato il tessuto industriale ed anche il turismo. Il settore primario è presente con la coltivazione di cereali, frumento, ortaggi, foraggi, vite, olivo, agrumi e frutta. Si pratica anche l'allevamento di bovini, suini, ovini ed equini. Il settore economico secondario è costituito da imprese che operano nei comparti alimentare, della lavorazione e conservazione della frutta, del legno, della gomma, della fabbricazione di apparecchi medicali, dei mobili, della gioielleria e oreficeria, metallurgico ed edile. Il terziario si compone di una sufficiente rete distributiva. Le strutture ricettive offrono possibilità di ristorazione ma non di soggiorno.

Brevi cenni storici

Nell’undicesimo secolo, Samassi appartiene al Giudicato di Cagliari. Nel 1258 passa ai conti della Gherardesca, e nel 1300 al comune di Pisa. Successivamente, appartiene a Bernardo Petrillas, ai de Puyalt, ai Montbuy, ai d’Eril, ai Cavallar, a Emanuele di Castelvi, a Serenti e, infine, ai Ricca di Castelvecchio. Del comune di Samassi nel 2001, con la riorganizzazione delle Province della Sardegna, viene cambiata la Provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella nuova del Medio Campidano, ed in seguito, con la sua abolizione, nel 2016, passa alla nuova Provincia del Sud Sardegna. Successivamente nel 2016, con l'abolizione di quest'ultima Provincia, passa alla nuova Provincia del Sud Sardegna.

Principali Feste e Sagre che si svolgono a Samassi

A Samassi è attiva la Associazione Culturale Sant'Isidoro di Samassi. Tra le Feste e Sagre che si svolgono a Samassi, vanno citati il 17 gennaio, Su Fogadoni, ossia i fuochi di Sant'Antonio, una manifestazione di antica tradizione, tutt'oggi molto sentita e partecipata, caratterizzata da cataste di legna e frasche addossate al palo centrale, alte anche fino a sette metri; i festeggiamenti del Carnevale, che durano da una settimana a dieci giorni, e che si concludono, per tradizione, il giorno di martedì grasso, che rappresenta l'ultimo giorno di Festa prima della Quaresima; la domenica di Pasqua, il culmine dei riti religiosi della Settimana Santa è la cerimonia de S'Incontru, di chiara tradizione spagnola, che ricorda l'incontro tra il Cristo Risorto e la Madonna, raffigurati da due simulacri lignei trasportati a spalla dai fedeli;

a maggio, la Festa di Sant'Isidoro, dedicata agli agricoltori; dal 21 al 24 giugno, la Festa della Musica; a luglio, la Festa di Santa Margherita, a ricordo della lunga presenza dei monaci della Chiesa greca; il 16 settembre, si festeggia il Patrono, San Geminiano.

Visita del centro della cittadina

L'abitato, interessato da un fenomeno di forte crescita edilizia, mostra l'andamento altimetrico tipico delle zone pianeggianti. Samassi ha aderito all'associazione città della terra cruda che si propone il recupero delle abitazioni costruite con Su Ladiri, ovvero con i mattoni impastati con fango e paglia ed essiccati al sole. Il centro storico conserva ancora diverse lolle, come vengono chiamate le case rurali campidanesi. Questo tipo di abitazioni è caratterizzato da ampi portali in legno sormontati da archi a tutto sesto, in genere di trachite, piccole finestre che danno sulla strada e sui grandi cortili interni. Le case finora recuperate sono tre, la Casa Porcedda, ora Biblioteca comunale; la Casa Piras, vecchia abitazione padronale al centro del paese; e la Casa Ghisu, piccola abitazione situata nella zona Su Cunventu.

La Chiesa parrocchiale della Beata Vergine di Monserrato

Samassi-Chiesa parrocchiale della Beata Vergine di MonserratoIn centro, in via Parrocchia, si trova la bianca Chiesa della Beata Vergine di Monserrato, che è la parrocchiale, la Chiesa più grande e più importante del paese. Poche sono le notizie legate alla data esatta di costruzione a causa di un violento incendio in cui, all'inizio del quindicesimo secolo, è stato distrutto l'archivio arcivescovile di Cagliari. Si ritiene, comunque, che la Chiesa sia stata costruita e aperta al culto alla fine del 1500. La Chiesa è realizzata in blocchi di tufo in stile gotico-aragonese, ed è stata intitolata alla Beata Vergine del Monserrato in onore del celebre Santuario spagnolo. Al suo interno la navata centrale è sormontata da capriate lignee, ed è chiusa, sul fondo, da un pregevole altare decorato con marmi policromi. La Chiesa ha svolto a lungo anche le funzioni di Cimitero.

La Chiesa di San Giuseppe Patriarca

Samassi-Chiesa di San Giuseppe PatriarcaSeguendo via Parrocchia verso sinistra guardando la facciata della Chiesa parrocchiale, la strada sbocca su via Don Bandino, la prendiamo verso sinistra, e poi, subito a destra la via San Giuseppe, che ci porta di fronte alla facciata della Chiesa di San Giuseppe. Questa Chiesa trae la sua origine da un evento storico luttuoso, è stata, infatti, costruita nel 1652 con fondi e sul terreno del possidente Angelo Pau, come voto per la cessazione di una violenta invasione di locuste e della virulenta epidemia di peste che ad essa ha fatto seguito, e che ha funestato l'isola fino al 1656. La Chiesa è stata a lungo abbandonata, ma infine, dopo il lungo periodo di abbandono, nel 1928 è stata concessa come Cappella privata alle Suore di Gesù Buon Pastore, che avevano aperto a Samassi il primo asilo, la scuola dell'infanzia San Giuseppe, situato poco distante.

La Chiesa di Santa Margherita da Cortona

Samassi-Chiesa di Santa Margherita da CortonaDalla Chiesa di San Giuseppe, prendiamo alla destra la via Giuseppe Mazzini, seguendo questa strada, arriviamo a un bivio, con sulla destra la via Dante Alighieri, e sulla sinistra la via Santa Margherita. Prendiamo quest'ultima strada, alla sinistra della quale si trova la facciata della piccola Chiesa di Santa Margherita, edificata alla fine del diciassettesimo secolo, è preceduta da un portico con archi a sesto acuto, ed è caratterizzata da un piccolo campanile a doppia vela al centro della facciata. Il soffitto in legno del portico, che versava in condizioni precarie è stato restaurato nel corso del 2001 a cura di un comitato privato locale. L'interno della Chiesa è arredato in modo molto austero, ed è costituito da un'unica navata.

La Chiesa romanica di San Gemiliano

Samassi-Chiesa romanica di San GemilianoPresa, invece, dalla via Giuseppe Mazzini, sulla destra, la via Dante Alighieri, la seguiamo per una sessantina di metri e poi prendiamo a destra la via San Gemiliano, che ci conduce sull'altura chiamata Su Conventu, dove si trova la Chiesa medioevale di Santu Milla(n)u, ossia di San Gemiliano, che rappresenta il più importante monumento locale, sia per il suo valore storico che per quello artistico. L'edificio è stato costruito nel 1270 in stile romanico, in pietra trachitica di Serrenti, sui ruderi di una preesistente Chiesetta bizantina del X secolo, della quale conserva ancora, oltre che le pietre con cui fu costruita, alcuni ornamenti architettonici in marmo bianco che, incastonati nella pietra, servivano ad identificare la Chiesa come appartenente alla comunità greca ortodossa. La sua esistenza è dimostrata dall'area cimiteriale e dalla tomba a camera rinvenuti durante i lavori dell'ultimo restauro. La presenza della Necropoli, rinvenuta nel colle sul quale è situata la Chiesa, conferma la presenza, intorno al 455 dopo Cristo, nella zona dei Vandali. La linea della Chiesa è sobria ed essenziale, valorizzata dai graziosi archetti pensili presenti sulla facciata, sovrastata da un campanile a vela con doppia campana, e sulle pareti laterali. L'interno, che i recenti lavori di restauro hanno riportato alla primitiva sobrietà, è a una sola navata con abside semicircolare, e presenta capriate in legno e una serie di fregi e decorazioni di stile arabo e gotico. All'interno è da vedere il mausoleo di don Emanuele di Castelvy, signore di Samassi e Serrenti, edificato nel 1586 da Scipione Aprile, un sepolcro in stile aragonese che ospita un'ottava in endecasillabi, unica iscrizione in versi spagnoli su marmo esistente in Sardegna.

La Stazione Ferroviaria di Samassi e Serrenti

Samassi-La Stazione Ferroviaria di Samassi e SerrentiCi regiamo, ora, a ovest dell'abitato. Presa la via Roma verso ovest, passato il ponte sul Flumini Mannu, arriviamo nella porzione occidentale dell'abitato, dove, al civico numero 6 di piazza della Stazione, si trova la Stazione Ferroviaria di Samassi e Serrenti, identificata un tempo come stazione di Samassi, per la quale nel Novecento è stata adottata la doppia denominazione attuale, inserendo il nome del limitrofo comune di Serrenti, distante circa sei chilometri. È una stazione di categoria silver posta sulla linea ferroviaria a scartamento ordinario denominata Dorsale Sarda, dopo la stazione di Serramanna e Nuraminis e prima di quella di Sanluri Stato, disattivata però al traffico passeggeri, ed a quella successiva di San Gavino. Costruita dalla Compagnia Reale delle Ferrovie Sarde, che ha ospitato i primi treni nel 1871, quando è stato aperto al transito il tronco da Villasor a San Gavino Monreale, il secondo tratto della linea che una volta completata avrebbe assunto il nome di Dorsale Sarda. La stazione negli ultimi anni è stata interessata ai lavori per la realizzazione del raddoppio della linea tra Decimomannu e la nuova stazione di San Gavino Monreale, che hanno portato a due binari per il servizio passeggeri, ognuno dotato di una propria banchina, collegati tra loro da un sovrappasso pedonale. A nord del fabbricato viaggiatori, oltre il passaggio a livello di via Sanluri, si trova anche un fascio binari per il servizio merci.

Visita dei dintorni di Samassi

Vediamo che cosa si trova nei dintorni di Samassi.

La Chiesa campestre di Sant'Isidoro Agricoltore

Samassi-Chiesa campestre di Sant'Isidoro AgricoltoreUsciamo verso nord dall'abitato lungo la via Palmiro Togliatti e, dopo poco più di un chilometro, troviamo sulla destra della strada una traversa sterrata, che ci porta all'Oasi di Sant'Isidoro, un'area verde di alcuni ettari provvista di aree pic-nic, e nella quale sono state messe a dimora centinaia di piantine. In quest'area si trova la Chiesa campestre di Sant'Isidoro, che è stata costruita tra il 1996 e il 2000 su iniziativa del parroco e di un comitato di privati. La Chiesa, che si trova sull'alto della collina da cui si ha un'ottima vista sul paese, ha un'architettura in linea con quella delle altre Chiese minori di Samassi. Una statua del Santo, realizzata nel 2000 in pietra da uno scultore locale, è stata eretta nel piazzale antistante la Chiesa, e fronteggia il patio con travi lignee che completa la facciata. L'interno è a una sola navata, con una divisione mobile dietro l'altare che permette all'occorrenza, l'estensione della navata stessa all'attigua Sagrestia.

Ogni anno il 15 maggio si svolge a Festa di Sant'Isidoro, il Santo spagnolo venerato in particolar modo dagli agricoltori, che sfilano per le vie del paese in processione verso la Chiesa, un tempo con i carri tirati dai buoi e oggi coi moderni trattori, per attirare la benevolenza del Santo sugli imminenti raccolti. In seguito, nel piazzale antistante la nuova Chiesa ed in tutta l'Oasi, si affiancano i rituali religiosi, la degustazione di piatti tipici, gli intrattenimenti con danze e musiche tradizionali.


In viaggio verso Serramanna

Da Samassi prendiamo la SS196d, che si dirige verso sud e che ci porta, dopo sette chilometri, all'interno dell'abitato di Serramanna, che è raggiungibile anche dall'uscita Nuraminis sulla SS131 di Carlo Felice.

La cittadina di Serramanna Informazioni turistiche

Serramanna-Stemma del comunel cittadina di Serramanna (altezza metri 30, abitanti 9.645) si estende nella parte centrale della provincia, a sud est della Piana del Campidano, nei pressi del rio Mannu. è facilmente raggiungibile tramite la SS196 di Villacidro, che ne attraversa il territorio. Agevole è il collegamento con la rete ferroviaria, dato che la linea che collega Cagliari con Ozieri Chilivani ha uno scalo sul posto. Il territorio comunale presenta un profilo geometrico vario, con differenze di altitudine appena accennate. Serramanna si trova ai confini del Monreale, o Campidano di Sanluri, e del Campidano di Cagliari. Il comune di Serramanna fa parte dell'Associazione Nazionale città della Terra Cruda, nata per promuovere il recupero delle tradizioni e del patrimonio edilizio, naturalistico, artistico e storico delle comunità.

Origine del nome

Il nome, attestato nell’anno 1341 come rectore de Serra Manna, è composto dal termine Serra, inteso come costa, monte o crinale, e dall’aggettivo sardo manna, che deriva dal latino Magna, e che significa grande.

La sua economia

Serramanna è un importante centro ad economia agricola e dell'allevamento, che, accanto alle attività tradizionali, ha sviluppato il tessuto industriale. L’agricoltura produce cereali, frumento, ortaggi, foraggi, olivo, agrumi, uva e frutta. Si allevano anche bovini, suini, ovini, caprini, equini e avicoli. L’industria è costituita da imprese che operano nei comparti alimentare, tra cui il lattiero-caseario, della lavorazione e conservazione della frutta e degli ortaggi, della stampa, del vetro, dei laterizi, dei materiali da costruzione, metalmeccanico, della fabbricazione di macchine per l’agricoltura, dei mobili ed edile. Il terziario si compone di una sufficiente rete distributiva e dell’insieme dei servizi. Le strutture ricettive offrono possibilità di ristorazione ma non di soggiorno.

Brevi cenni storici

Frequentata dall’uomo sin dalla preistoria, l’abitato nasce in epoca romana. Nell’undicesimo secolo viene compresa nella curatoria di Gippi, nel Giudicato di Cagliari. Nel 1258 passa ai conti della Gherardesca, e nel 1323 viene conquistata dagli Aragonesi. Successivamente appartiene a Giovanni Civiller, ai De Besora, ai Garp e infine ai Bon Crespi di Valdura. Del comune di Serramanna nel 2001, con la riorganizzazione delle Province della Sardegna, viene cambiata la Provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella nuova del Medio Campidano, ed in seguito, con la sua abolizione, nel 2016, passa alla nuova Provincia del Sud Sardegna. Successivamente nel 2016, con l'abolizione di quest'ultima Provincia, passa alla nuova Provincia del Sud Sardegna.

Principali Feste e Sagre che si svolgono a Serramanna

A Serramanna è attiva la Associazione Culturale Su Stentu di Serramanna. Tra le Feste e Sagre che si svolgono a serramanna vanno citati, il 15 maggio, la Festa di Sant'Isidoro; l'8 settembre, la Festa di Santa Maria; il 6 novembre, si festeggia il Patrono, San Leonardo.

Visita del centro della cittadina

L'abitato, interessato da un fenomeno di forte crescita edilizia, mostra l'andamento altimetrico tipico delle zone pianeggianti. Anche a Serramanna la parte più antica dell'abitato è caratterizzata dalle tradizionali case campidanesi. L'elemento più prestigioso della Casa Serramannese è l'arco, il cui elemento principale è rappresentato dalla chiave di volta, in genere scolpita sulla pietra. Le decorazioni più comuni sono la data di costruzione, le iniziali del padrone di casa, gli strumenti inerenti le attività artigiane che avevano sede nell'abitazione, una foglia di acanto, un particolare di animale. Possiamo, ora, visitare il centro della cittadina.

La Chiesa parrocchiale di San Leonardo

Serramanna-Chiesa parrocchiale di San LeonardoIn centro troviamo la Chiesa parrocchiale di San Leonardo, edificata nel quindicesimo secolo in stile gotico catalano, modificata nel sedicesimo secolo in stile aragonese e rinascimentale. La struttura interna è a croce latina, composta da una sola navata ricoperta da strutture lignee che poggiano su diaframmi arcuati di forma ogivale, ed è fiancheggiata da otto cappelle. Conserva all'interno un grande Retablo a scomparti. Ha la facciata rettangolare che presenta un profilo orizzontale merlato di pietra a vista, ed è sormontata da un'elegante cupola moderna, affiancata da un campanile a canna ottagonale di notevole altezza. Il portale cuspidato in stile gotico è simile al portale sinistro del duomo di Cagliari.

La Stazione Ferroviaria di Serramanna e Nuraminis

Serramanna-La Stazione Ferroviaria di Serramanna e NuraminisNella zona ovest delll'abitato, al civico numero 2 della via della Stazione, si trova la Stazione Ferroviaria di Serramanna e Nuraminis, identificata un tempo come stazione di Serramanna, per la quale in seguito è stata adottata la doppia denominazione attuale, inserendo il nome del limitrofo comune di Nuraminis, distante circa otto chilometri. È una stazione di categoria silver posta sulla linea ferroviaria a scartamento ordinario denominata Dorsale Sarda, dopo la stazione di Villasor e prima di quella di Samassi e Serrenti. Costruita dalla Compagnia Reale delle Ferrovie Sarde, ha ospitato i primi treni nel 1871, quando è stato aperto al transito il tronco da Villasor a San Gavino Monreale, il secondo tratto della linea che una volta completata avrebbe assunto il nome di Dorsale Sarda. A partire dall'estate 2005 la stazione è stata interessata ai lavori per la realizzazione del raddoppio della linea tra Decimomannu e la nuova stazione di San Gavino Monreale, che hanno portato all'adattamento di binari e banchine e alla realizzazione di un sottopassaggio pedonale e ciclabile per adeguare l'impianto al funzionamento su linea a doppio binario.

Visita dei dintorni di Serramanna

Vediamo che cosa si trova nei dintorni di Serramanna.

Il Santuario di Santa Maria di Monserrato

Serramanna-Il Santuario di Santa Maria di MonserratoLasciando il paese e dirigendo a nord ovest per le campagne in direzione della vecchia confluenza del fiume Mannu e del Rio Leni, a circa tre chilometri dall'abitato si raggiunge il ponte che unisce i due argini del fiume, e, su un rialzo dei terreno, si vede il Santuario di Santa Maria di Monserrato, immerso nel verde di alberi secolari di eucalipto e pioppi. La Chiesa apparteneva alla curatoria di Gippi, villa di Gurgo De Sipollo, un piccolo villaggio scomparsoanni. Viene citata per la prima volta nell’anno 1089, quando Costantino I di Lacon, Giudice di Torres, dona ai monaci dell’abbazia di San Vittore di Marsiglia la Chiesa . Con l’arrivo degli Aragonesi viene dedicata alla Madonna di Monserrato, ossia alla Vergine Morenita, dalla pelle scura. Nel tempo ha subito numerosi cambiamenti, con l’ampliamento della navata e la costruzione delle logge laterali per il riposo dei pellegrini. Nel 1992 la Chiesa di Santa Maria è stata eletta a Santuario Diocesano e, in occasione del Giubileo del 2000, designata come Chiesa Giubilare.

Nel 1843, durante gli scavi per la costruzione della nuova sacrestia, sono state scoperte le fondamenta di una costruzione nuragica, ossia del Nuraghe di Santa Maria sul quale è stata edificata la Chiesa, ed anche diverse tombe del periodo punico ed oggetti del periodo romano, materiale attualmente custodito presso il Museo Nazionale Archeologico di Cagliari.

La prossima tappa del nostro viaggio

Nella prossima tappa del nostro viaggio, proseguiremo la visita del Monreale recandoci a visitare Vallermosa, della quale vedremo il centro ed i dintorni, nei quali si trovano le tombe di Matzanni.


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