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Nel Sulcis Iglesiente a Fluminimaggiore col tempio di Antas, a Iglesias, uno dei due capoluoghi della provincia, a Domusnovas, Musei e Villamassargia


Il nostro itinerarioEntreremo, ora, nella regione storica del Sulcis Iglesiente, dove ci recheremo a visitare Iglesias e diverse località dell'interno dell'Iglesiente. In questa tappa del nostro viaggio, dal tempio di Antas a Fluminimaggiore, ci recheremo a Iglesias per visitare la città e la Miniera Monteponi. Da qui andremo a Domusnovas, dove si trova la Grotta di San Giovanni, quindi a Musei ed infine a Villamassargia.

La regione storica del Sulcis Iglesiente

Il Sulcis IglesienteL'area della regione del Sulcis Iglesiente si estende a nord della valle del Cixerri. Confina a nord est con il Campidano ed ha una forma vagamente triangolare. Appartiene alla provincia del Sulcis ed a quella di Cagliari. I suoi comuni nella provincia del Sulcis sono: Buggerru, Calasetta, Carbonia, Carloforte, Domusnovas, Fluminimaggiore, Giba, Gonnesa, Iglesias, Masainas, Musei, Narcao, Nuxis, Perdaxius, Piscinas, Portoscuso, San Giovanni Suergiu, Sant'Anna Arresi, Sant'Antioco, Santadi, Tratalias, Villamassargia, Villaperuccio. Quelli nella provincia di Cagliari sono: Domus de Maria, Pula, Sarroch, Siliqua, Teulada, Villa San Pietro. È un territorio in cui la natura è incontaminata, nei rilievi montuosi come nelle valli irrorate da fiumi che talvolta precipitano in spettacolari cascate, nelle profonde grotte come nel tratto costiero, caratterizzato dà ampie spiagge, tra cui spicca Piscinas, con le sue metafisiche dune di sabbia, o la splendida insenatura di Masua, che guarda il faraglione calcareo di Pan di Zucchero.

Fluminimaggiore Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Stemma del comune di FluminimaggioreDa Arbus prendiamo la SS126 Occidentale Sarda verso sud e dopo 22 chilometri raggiungiamo la cittadina di Fluminimaggiore (nome in lingua sarda Frùmini Majori, metri 58, abitanti 3.174), fondata nel 1704 da un feudatario del luogo per lo sviluppo agricolo di un territorio semideserto isolato tra le montagne ricche di vegetazione. È diventata un importante centro minerario verso metà ottocento, ed oggi sta riprendendo la sua vocazione agricola associata al turismo. Del comune di Fluminimaggiore nel 2001, con la riorganizzazione delle province della Sardegna, viene cambiata la provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella nuova di Carbonia e Iglesias.

Visita del centro della cittadina

La Chiesa parrocchiale dedicata a Sant'Antonio da Padova risale al 1765, ma in seguito sono stata apportate numerose modifiche. Il campanile e gli altari delle cappelle laterali risalgono alla fine dell'800 inizio del '900, mentre l'altare maggiore è del 1948.

Nei dintorni di Fluminimaggiore

Nei dintorni di Fluminimaggiore si trova il bellissimo tempio di Antas ed i resti della città mineraria di Metalla, oltre alla Grotta su Mannau.

Il tempio di Antas

Il volume «Il tempio di Antas»Superata Fluminimaggiore, al chilometro 15,9 della SS126, in corrispondenza della frazione Sant'Angelo di Iglesias, una deviazione sulla sinistra lungo una strada mineraria bianca porta nella valle di Antas. La valle è famosa perché, all'interno della vicina foresta, è stato trovato il Tempio di Antas, uno dei più significativi resti archeologici di tutta l'isola. Il tempio venne edificato dai Cartaginesi nel VI: v secolo a.C., intorno ad una roccia sacra che è stata conservata in una cella del tempio. Sorgeva nell'area di un luogo di culto locale molto più antico: a conferma della frequentazione nuragica del luogo, nel 1984 sono state trovate molto vicine al tempio delle tombe preistoriche. Fluminimaggiore-Tempio di Antas: statuetta di un eroe o una divinità nuda itifallicaAll'età del Ferro, al periodo Geometrico, è attribuita la statuina di un eroe o una divinità nuda itifallica, ossia con il fallo in erezione, che è stata rinvenuta negli scavi del tempio. I doni votivi recuperati negli scavi permettono, con le loro iscrizioni, di sapere che era dedicato alla divinità sardo-punica Sid o Sir Addir Babai, che per i Fenici e per i Cartaginesi era figlio di Melkart, identificato successivamente con Ercole. Il dio Sid viene solitamente raffigurato senza barba, con il caduceo, e con ancore e armi da caccia, dunque era il protettore di naviganti e dei cacciatori. Il tempio venne poi distrutto e riedificato nella forma attuale in epoca romana, forse nel III secolo d.C. quando regnava Caracalla, come si può leggere sul frontale. Nell'iscrizione dedicata all'Imperatore si legge fra l'altro: «TEMPL(um) DE SARDI PATRIS BAB», la dedica alla divinità sardo-romana del Sardus Pater Babai, dal cui nome si ritiene derivi quello della Sardegna. Il tempio romano conservò le due aperture laterali della cella punica e le due vasche di purificazione incavate nel pavimento davanti agli ingressi della cella.

Fluminimaggiore-Il tempio di Antas: veduta del Tempio Fluminimaggiore-Il tempio di Antas: veduta del Tempio Fluminimaggiore-Il tempio di Antas: particolari delle colonne Fluminimaggiore-Il tempio di Antas: veduta dall'interno Fluminimaggiore-Il tempio di Antas: veduta dall'interno Fluminimaggiore-Il tempio di Antas: veduta dall'interno Fluminimaggiore-Il tempio di Antas: veduta dall'interno Fluminimaggiore-Il tempio di Antas: particolari delle colonne
Fluminimaggiore-Il tempio di Antas: veduta dall'interno Fluminimaggiore-Il tempio di Antas: veduta dall'interno

I resti della città mineraria di Metalla

Fluminimaggiore: le antiche cave romane utilizzate per la costruzione del tempioA poca distanza da Tempio di Antas si trovava la città mineraria di Metalla, ossia le «Miniere», menzionata nell'«Itinerarium Antonini», un antico manoscritto latino. In questo manoscritto viene descritta questa strada che partiva dall'odierno Castelsardo, per proseguire lungo tutta la costa occidentale della Sardegna fino a Sant'Antioco, l'antica Sulki, nel sud: la «via a Tibulas Sulcis». Metalla era una zona mineraria dove i Romani portavano i prigionieri condannati ai lavori forzati ed estraevano le pietre per la costruzione del Tempio.

La Grotta su Mannau a Fluminimaggiore

Prendendo un'altra strada ci si inoltra nel bosco e si segue un sentiero che ci porterà, tra vedute spettacolari, a raggiunge la grotta su Mannau. Questa Grotta si è formata per l'erosione dovuta allo scorrere di due corsi d'acqua che passavano al suo interno, si compone infatti di due rami principali. Il ramo di sinistra è lungo circa trecento metri ed è caratterizzato da laghetti pensili, il ramo di destra si stende per circa 3,5 chilometri. La prima parte del ramo di destra lunga circa cinquanta metri è chiamata Sala Archeologica, perché al suo interno sono state trovate numerose lucerne votive dedicate a Tanit e al dio Taurus. Famosa è anche la grande Sala del Trono.

Fluminimaggiore-A metà strada è possibile fare una sosta un un capanno Fluminimaggiore-Tratto della strada scavata nella roccia Fluminimaggiore: la strada è immersa nel bosco di lecci, corbezzoli, erica ed altre specie di piante sempreverdi Fluminimaggiore-All'ingresso della Grotta è presente un bar e decine di posti pic-nic, dotati di tavolo, panche, barbecue e rubinetto d'acqua

La città di Iglesias, uno dei due capoluoghi della provincia Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Stemma del comune di IglesiasIglesias: vicoli del centro storicoTornati sulla SS126 proseguiamo per 24 chilometri fino a raggiungere Iglesias (nome in lingua sarda Igrèsias, metri 200, abitanti 29.144), importante centro minerario, commerciale ed industriale, situato in una pittoresca posizione, parte in pianura e parte in collina.

Iglesias è uno dei due capoluoghi della provincia del Sulcis, e, come Diocesi di Iglesias, è sede vescovile erede storica dell'antica diocesi di Sulcis.

A Iglesias è nato Fosio Fois

A Iglesias è nato il pittore Foiso Fois, autore di molte opere importanti nell'arte sarda, tra le quali il trittico «La Sardegna verso l'Autonomia», mai ultimato.

Foiso FoisBiografia di Foiso Fois scritta da Gianni MurtasA Iglesias nasce nel 1916 Foiso Fois. Nel 1938 consegue a Cagliari il diploma di Perito Agrario, poi si trasferisce a Genova dove nel 1939 si iscrive a Economia e Commercio. Per i bombardamenti ripara a Firenze dove, nel 1942, si laurea ed inizia la sua formazione da pittore autodidatta. Si stabilisce quindi in Piemonte, entra tra le brigate partigiane, arrestato dai nazisti nel 1944 grazie ad uno scambio con un prigioniero tedesco viene rilasciato. Dal primo dopoguerra è militante socialista. Nel '47 consegue il diploma all'Accademia Albertina, espone a Cagliari con una presentazione di Salvatore Cambosu e partecipa a Roma alla Mostra Itinerante degli Incisori Sardi. Nel '48 si stabilisce a Cagliari e tra il '49 e il '50, partecipa ad alcune collettive a Venezia, Cagliari e Roma. Alla VI Quadriennale d'Arte di Roma presenta l'opera Mondine, ed espone alla IV Mostra Regionale d'Arte di Cagliari un olio e una xilografìa sul tema della Mattanza. Nel '55 partecipa alla VII Quadriennale d'Arte di Roma e vince una borsa di studio per un soggiorno in Spagna. L'anno successsivo partecipa alla personale presso la Hill Gate Gallery di New York. È del '57 la serie I girasoli, e, tra le altre sue opere più significative, Eleonora d'Arborea del 1957, che con La Rivoluzione di Giovanni Maria Angioj del 1958 avrebbero dovuto far parte del trittico La Sardegna verso l'Autonomia, mai ultimato. Tra il '70 e il '71 dipinge gli otto grandi pannelli informali Storia di Sardegna, mentre è del '72 la sua mostra antologica. Dal '60 direttore del Liceo Artistico di Cagliari, ne diviene preside dal '73 al '76. Nel '77 realizza la grande tela de L'uomo, l'imponente Cristo destinato alla Chiesa di San Pio X a Cagliari. Nel '82 il comune di Milano organizza una sua retrospettiva al palazzo dell'Arengario. Nel 1984, muore a Cagliari.

Foiso Fois: <em>Eleonora d'Arborea</em>, olio su tela del 1957 Foiso Fois: <em>La Rivoluzione di Giovanni Maria Angioj</em>, olio su tela del 1958 Foiso Fois: capra, olio su tela del 1968 Foiso Fois: <em>L'uomo</em>, olio su tela del 1977 per la Chiesa di San Pio X a Cagliari

Brevi cenni storici

L'antica Villa Ecclesiae, ossia Villa di Chiesa, fu fatta edificare nella seconda metà del tredicesimo secolo dal conte Ugolino della famiglia pisana dei Donoratico della Gheradesca. Egli fece venire appositamente maestranze dalla toscana e fece anche riattivare le miniere d'argento presenti nel circondario e già sfruttate durante il periodo dell'occupazione romana.

Il Breve di Villa di ChiesaL'intensa attività estrattiva, cosi come la vita politica economica e sociale, vengono da lui disciplinate mediante una serie di leggi, raccolte in un codice suddiviso in quattro libri, conosciuto con il nome di Breve di Villa di Chiesa. In questo codice, riveste un ruolo di primaria importanza la regolamentazione dell'attività mineraria, soprattutto quella dell'estrazione dell'argento. I conti della Gherardesca, proprio ad Iglesias, hanno fatto forgiare le prime monete d'argento, e la città è stata denominata, poi, nel 1524, dai pisani, Argentaria, con riferimento al gran numero di risorse minerarie di tutto il territorio circostante.

Del comune di Iglesias nel 2001, con la riorganizzazione delle province della Sardegna, viene cambiata la provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella nuova di Carbonia e Iglesias.

Visita del centro storico

Iglesias è caratterizzata dalla presenza, nella città vecchia, di numerose chiese medioevali di notevole pregio artistico. Quasi ogni strada del centro ha una sua chiesa, e proprio per questo Iglesias viene anche chiamata la città dalle cento chiese. Il centro storico, sormontato dal Castello di San Guantino, conserva ancora parte delle mura e delle torri pisane che lo cingevano. Intorno alla centrale piazza Municipio si sviluppa tutta la città, realizzata a scacchiera secondo la tradizione pisana.

Sulla centrale piazza Municipio si affaccia la Cattedrale di Santa Chiara di Assisi, fatta edificare in stile romano-gotico dal conte Ugolino della Gherardesca tra il 1284 ed il 1288, e nel 1503 elevata a Cattedrale. Dell'impianto iniziale del 1284 rimane solo la facciata. In seguito durante l'occupazione spagnola, nel sedicesimo secolo, la Chiesa fu rimaneggiata in stile gotico-catalano. L'interno ha una sola navata con due cappelle laterali che conferiscono alla pianta la forma a croce latina.

Iglesias: la Cattedrale di Santa Chiara Iglesias: la Cattedrale di Santa Chiara: absidi sporgenti

Collegato ad essa si trova l'Arcivescovado e, di fronte alla Cattedrale, l'ottocentesco palazzo del Comune. Nella piazza Municipio una lapide ricorda il grande poeta Sebastiano Satta.

Iglesias-Il palazzo dell'Arcivescovado Iglesias-Il palazzo del Comune Iglesias: lapide dedicata a Sebastiano Satta in piazza Municipio

Non lontano dalla Cattedrale, in via Sassari, si trova il santuario di San Giuseppe, edificato nel sedicesimo secolo in forme tardo-gotiche, anche se i restauri dei secoli successivi hanno alterato in maniera irreversibile la forma originaria.

Dalla piazza Municipio, imboccando la via Satta e poi la via Don Minzoni, prima di uscire dalla città in direzione sud verso Carbonia incontriamo la Chiesa San Francesco e il Convento Francescano, del sedicesimo secolo, edificati in stile tardo gotico catalano. L'interno è a navata unica. La Chiesa ha una facciata completamente liscia, ornata da due oculi e da un rosone. Conserva il Polittico della Vergine, un retablo del 1560 di Antioco Mainas.

Iglesias: la Chiesa di San MarcelloPoi poco più avanti troviamo la Chiesa San Marcello. Demolita agli inizi del '900 per far posto ad una scuola, sul luogo sono stati rinvenuti numerosi scheletri, dato che il luogo del ritrovamento era un tempo il cimitero dell'Oratorio della Confraternita di San Marcello o della Buona Morte, incaricata del trasporto dei cadaveri al camposanto. Quando l'Oratorio è stato espropriato per far luogo alla scuola, non c'è stato il completo recuperò dei cadaveri inumati. La chiesa è stata poi ricostruita a seguito di una causa giudiziaria tra il comune e la confraternita.

Nella parte alta del centro storico una traversa ci porta alla Chiesa della Purissima, nota anche come Chiesa del Collegio in ricordo dell'appartenenza ai Gesuiti. È stata costruita alla fine del '500 in stile tardomanieristico, con la singolare facciata intonacata di bianco che contrasta con il rosso della vulcanite con cui sono realizzate le lesene e le cornici che inquadrano il portale. Sulla sinistra sorge il campanile di pianta quadrangolare, con bifora nella parte terminale.

Iglesias: la Chiesa del Collegio Iglesias: la Chiesa del Collegio: portale

Da piazza Municipio, imboccando la via Pullo, arriviamo alla Chiesa di San Michele, del sedicesimo secolo, caratterizzata da una forma tardogotica. La chiesa è sede della Confraternita del Santo monte della Madonna della Pietà, che ha il compito di organizzare i riti della Settimana Santa. Il primo riconoscimento il sodalizio lo riceve il 16 novembre 1616 con l'elevazione al rango di arciconfraternita. È stata costituita per l'assistenza all'ospedale di San Michele e, fino al 1850, per l'assistenza ai condannati a morte; oggi si occupa dell'assistenza ai bisognosi.

Proseguendo per via della Zecca, arriviamo in piazza Manzoni. Qui troviamo la Chiesa di Notra Signora delle Grazie, originariamente dedicata a San Saturno, costruita dai pisani alla fine del tredicesimo secolo in uno stile tra il romanico ed il gotico. Del primo periodo rimane solo la facciata. La chiesa, che in origine era ad una sola navata, fu ristrutturata in stile barocco nel '700. All'interno, sul muro sinistro, c'è una grata attraverso la quale le monache ricevevano la comunione; testimonianza dell'antica presenza di un Monastero di Clarisse, fondato nel 1620, come attesta una iscrizione sul portale. Dal 1735, la seconda domenica di luglio vi si tiene la festa della Madonna delle Grazie, a ricordo della sua intercessione per liberare la città da un'invasione di cavallette, avvenuta agli inizi del 1700.

Iglesias: la Chiesa di San FrancescoDalla piazza Municipio, imboccando la via Satta e poi la via Don Minzoni, prima di uscire dalla città in direzione sud verso Carbonia incontriamo la Chiesa San Francesco e il Convento Francescano, del sedicesimo secolo, edificati in stile tardo gotico catalano. L'interno è a navata unica. La Chiesa ha una facciata completamente liscia, ornata da due oculi e da un rosone. Conserva il Polittico della Vergine, un retablo del 1560 di Antioco Mainas.

Lungo la via Cavallotti sorge la Chiesa di San Domenico, edificata nel 1610 in stile tardo gotiche, alla quale fu annesso successivamente un Convento. All'interno conserva un inestimabile crocifisso in avorio seicentesco. È conosciuta anche col nome di Cresia de Is piccioccheddus, ossia Chiesa dei bambini, perché secondo la tradizione i bambini avrebbero partecipato alla sua costruzione.

Le celebrazioni della Settimana Santa a Iglesias

Le celebrazioni della Settimana Santa in occasione della Pasqua ad Iglesias, come nel resto della Sardegna, risalgono alla fine del '600 risentondo profondamente della dominazione spagnola e sono organizzate dall'arciconfraternita del Sacro Monte. Il corpo dei Confratelli, detti anche Germani adattando lo spagnolo Hermanos, era un tempo formato dalla classe nobiliare, e la loro lunga tunica bianca inamidata e guarnita di fiocchi neri, è di chiara influenza spagnola. Sfilano in processione in rigoroso ordine di anzianità, con il voluminoso cappuccio bianco, detto Sa Visiera, abbassato.

Il martedì Santo la croce dell'arciconfraternita apre la processione dei Misteri, con sette simulacri a ricordo della Passione di Gesù: Gesù nell'orto degli ulivi; la cattura; la flagellazione alla colonna, attribuito allo scultore Giuseppe Antonio Lonis della scuola di Stampace; l'Ecce Homo altro simulacro attribuito a Lonis; la salita al Calvario; la Crocifissione di un simulacro ligneo snodabile del Cristo risalente alla seconda metà del diciassettesimo secolo; la Madonna addolorata. I simulacri sono portati a spalla dai giovani baballottis, che indossano abiti bianchi penitenziali in segno di purificazione, che ricordano quelli degli antichi flagellanti che sin dal tredicesimo secolo caratterizzavano con la loro presenza i principali momenti di fede della città. Rigorosamente incappucciati, come i Germani del Santo Monte, sfilano per i selciati della città vecchia in religioso raccoglimento.

Il mercoledì Santo nella Chiesa di San Michele viene celebrata una messa molto sentita dalla popolazione, al termine della quale vengono distribuiti ai fedeli i ramoscelli di ulivo e i fiori che componevano il simulacro di Gesù nell'orto degli ulivi.

Il giovedì Santo, dopo il tramonto del sole, si svolge la processione dei Sepolcri, detta anche processione dell'Addolorata: il simulacro della Madonna, nella ricerca simbolica del Figlio, viene fatto entrare in sette chiese cittadine in cui è allestito il Santo Sepolcro. Al ritmo lugubre dei tamburi e fra lo strepito delle matraccas, tavolette di legno dotate di una parte dentellata che producono un caratteristico rumore e sostituiscono dopo la morte del Cristo le campane che riprenderanno a suonare solo dopo la resurrezione, si celebra, immutato da secoli, il rito del funerale di Gesù.

Il venerdì Santo, di prima mattina, si snoda la processione di Gesù che porta la croce al Calvario, seguito, poco lontano, dall'Addolorata. Anticamente altri due momenti segnavano il venerdì Santo, due riti ormai scomparsi: Su Scravamentu, vietato alla fine dell'800 forse per tumulti, e successivamente le Tre ore di agonia, scomparso alla fine degli anni '40 al mutare dei tempi e della liturgia. Ma la processione più attesa e suggestiva è quella del venerdì sera, che rappresenta il funerale di Gesù. Non il vero funerale ma una sua rivisitazione con spirito spagnolo, barocco e pomposo. Aprono il corteo Is Vexillas, gli stendardi, accompagnati da San Giovanni e dalla Maddalena, impersonati da due bambini vestiti con foggia orientale. Seguono Is Varonis, dallo spagnolo varon, ossia uomo, che rappresentano Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo, vestiti con ampi mantelli di velluto marrone che portano in mano tenaglie e martelli e sono accompagnati da due anonimi aiutanti. Infine, sotto il baldacchino, il seicentesco simulacro di Gesù a grandezza naturale, raffigurato morto, mentre in fondo al corteo sfilano i confratelli dell'arciconfraternita con il simulacro dell'Addolorata. Ancora dietro, la grande croce portata dai penitenti, il clero e il popolo.

Nella notte della domenica di Pasqua, al canto del Gloria, mentre le campane riprendono a suonare a festa, entra in Cattedrale il Gesù Risorto. Quindi la mattina si svolgono due processioni: una dalla Chiesa di San Giuseppe con la Madonna e i due ragazzi impersonanti la Maddalena e San Giovanni; l'altra dalla Cattedrale con il Gesù Risorto. Le processioni si incontrano nell'ampio spiazzo da via Gramsci alla piazza Sella, e procedono in un'unica processione fino alla Cattedrale. Lungo il percorso, si infilano nelle stanghe delle portantine delle statue, i tradizionali pani votivi detti Coccois de Pasca.

Nei dintorni di Iglesias

Nei dintorni di Iglesias si trovano numerose altre chiese, oltre alla importante miniera di Monteponi ed alla Grotta di Santa Barbara.

Le chiese nei dintorni di Iglesias

Vicino ad una delle quattro porte che si aprivano nella città fortificata, fuori quindi dal complesso murario pisano, in via Sant'Antonio sorge la Chiesa di Sant'Antonio Abate, costruita intorno all'anno 1000 in forme bizantine. La Chiesa ha subito diversi rimaneggiamenti nei secoli successivi, ma ha conservato tutta la sua copertura in legno a capriate.

Sul colle di Buoncammino, chiamato monte 'e Cresia, troviamo il santuario dedicato alla Vergine del Buoncammino, un santuario campestre edificato nel 1777. La leggenda narra come la statua della Madonna di Buoncammino, trovata da due ragazze che vivevano sul colle, fu portata nel duomo per sparire dopo breve ed essere ritrovata la dove era stata rinvenuta. Il fatto si sarebbe ripetuto più volte, fino a che due coniugi decisero di far elevare la Chiesa Campestre per ospitare il simulacro. Nella seconda metà del '900 venne costruita la nuova chiesa, consacrata solennemente nel 1978. Ogni anno, la terza domenica di ottobre, accoglie la conclusione della processione che parte dalla Chiesa di San Francesco e prosegue attraverso la città. Al termine della funzione viene acceso un falò per benedire Iglesias.

Fuori dalle mura pisane, sulla strada per Cagliari percorrendo la via Cappuccini, si giunge a uno spiazzo dove si trova la Chiesa di Santa Maria di Valverde. Costruita alla fine del tredicesimo secolo in stile gotico-pisano per essere utilizzata dall'ordine dei Francescani. Della costruzione originaria rimane la facciata in conci di trachite rosa e alcuni tratti dei muri laterali, mentre l'interno è stato modificato alla fine del sedicesimo secolo. Nonostante i rimaneggiamenti dei secoli successivi conserva nella facciata una splendida finestra bifora gotica.

La chiesetta di San Salvatore, situata nel nuovo sobborgo di San Salvatore, è la Chiesa più antica di Iglesias. Si tratta di una chiesetta campestre di origine bizantina risalente all'ottavo o nono secolo che misura circa 10 x 16 metri, con la facciata rivolta ad ovest molto semplice e priva do ornamenti, con la porta murata. Dopo il suo abbandono fu acquistata da semplici cittadini e utilizzata come deposito.

La miniera di Monteponi e la Grotta di Santa Barbara nei dintorni di Iglesias Visualizza la mappa

Iglesias-Miniera di Monteponi: l'ingresso della minieraSubito all'uscita di Iglesias, sulla SS126 verso sud in direzione di Carbonia, dopo tre chilometri incontriamo i resti del grandioso complesso della miniera di Monteponi, a suo tempo famosa per l'estrazione del minerale piombo-argentifero. L'attività della miniera è proseguita fino al 1982. Quella di Monteponi è stata una delle più grandi miniere della Sardegna ed anche d'Italia. Lungo la strada si vedono ancora le discariche dei fanghi rossi ottenuti come scarto della lavorazione del minerale estratto.

Iglesias-Miniera di Monteponi: edifici del complesso minerario Iglesias-Miniera di Monteponi: edifici del complesso minerario Iglesias-Miniera di Monteponi: edifici del complesso minerario Iglesias-Miniera di Monteponi: edifici del complesso minerario Iglesias-Miniera di Monteponi: edifici del complesso minerario Iglesias-Miniera di Monteponi: l'edificio di ingresso al pozzo Serra Iglesias-Miniera di Monteponi: la centrale elettrica Iglesias-Miniera di Monteponi: acquedotto per l'approvvigionamento idrico Iglesias-Miniera di Monteponi: acquedotto per l'approvvigionamento idrico

La Grotta di Santa Barbara

La grotta di Santa Barbara è situata all'interno della montagna di San Giovanni a Monteponi, in territorio di Gonnesa. La descriviamo qui perché, per raggiungerla, è stato riattivato il trenino dei minatori, con il quale, partendo dall'ingresso situato in territorio di Iglesias nella ex miniera di Monteponi, percorriamo circa cinquecento metri, per poi proseguire con un ascensore e infine con una scala.

Questa Grotta si è formata circa duecento milioni di anni fa, e al suo interno, inseriti tra le pareti di calcite con la tipica forma a canne d'organo, si possono ammirare milioni di rari cristalli di barite rossa, stalattiti e stalagmiti di varie dimensioni, e una grande colonna alta 25 metri. Questo monumento naturale è, per la sua natura e per lo stato di conservazione intatto, unico in Europa.

Domusnovas Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Stemma del comune di DomusnovasDa Iglesias prendiamo la SS130 verso Cagliari, dopo circa 10 chilometri giriamo a destra sulla SP86 che dopo un chilometro ci porta a Domusnovas (nome in lingua sarda Domunoas, metri 152, abitanti 6.681), paese del Sulcis Iglesiente situato nella valle del Cixerri alle pendici del monte Marganai. Fondata dai pisani in epoca medioevale presumibilmente nel dodicesimo secolo, ha un nome che indica le case nuove. L'economia del paese, basata inizialmente sull'agricoltura, è stata influenzata dalla presenza di giacimenti minerari oggi abbandonati. Del comune di Domusnovas nel 2001, con la riorganizzazione delle province della Sardegna, viene cambiata la provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella nuova di Carbonia e Iglesias.

Visita del centro della cittadina

In piazza Matteotti, al centro del paese, si trova la Chiesa parrocchiale della Beata Vergine Assunta. La chiesa è stata edificata in stile neoromanico con pianta a croce latina. Il 24 giugno si celebra la Sagra di San Giovanni, per la quale dalla Parrocchiale parte una sfilata di Traccas guidata dal cocchio con il simulacro del Santo. Il corteo si dirige verso le grotte di San Giovanni dove si trova il santuario campestre e dove si svolge la Sagra che dura due giorni.

Sempre in centro si può visitare la Chiesa di Santa Barbara. Edificata alla fine del Duecento in conci di trachite grigia e rosa, è stata più volte rimaneggiata nel tempo. Dell'impianto originario rimangono solo la parte inferiore della facciata e un muro laterale con un bel portone.

Le celebrazioni della Settimana Santa a Domusnovas

A Domusnovas i riti della Settimana Santa sono organizzati dai membri della Confraternita della Madonna Addolorata. Le funzioni iniziano la sera del giovedì di Passione, che precede la domenica delle Palme, con la vestizione a lutto della Vergine Addolorata.

Il venerdì di Passione si svolge la processione Sa mamma chi circara su fillu, nella quale la Vergine Addolorata, scortata dalla Confraternita e dai babballottis, percorre le strade alla ricerca del Figlio. In tutte le processioni della Settimana Santa compare la figura dell baballottis, che ricordano gli antichi penitenti che nel periodo medioevale andavano per le strade flagellandosi e battendosi il petto coperti dal cappuccio, ed infatti il loro abito è costituito da una tunica bianca legata in vita da un cingolo rosso, e da un ampio cappuccio. La domenica delle Palme si svolge la processione delle Palme.

Il mercoledì Santo, da oltre trent'anni, è il momento della via Crucis dei giovani, che si svolge nella Chiesa della Beata Vergine Assunta.

Il giovedì Santo nella Chiesa della Beata Vergine Assunta viene celebrata la messa in Coena Domini, durante la quale si svolge il rito della lavanda dei piedi a dodici chierichetti, in ricordo del gesto di umiltà fatto da Gesù nei confronti dei suoi apostoli.

Il venerdì Santo dalla Chiesa della Beata Vergine Assunta il simulcro dell'Ecce Homo si avvia verso la chiesa di Santa Barbara, dalla quale parte la processione del Crocifero, il monumentale Cristo caricato della croce e seguito dall'Addolorata, portato in spalla da 16 uomini. La sera del venerdì Santo nella Chiesa dell'Assunta si svolge il rito de Su Scravamentu, il dischiodamento di Gesù dalla croce. Nella Chiesa fanno il loro ingresso i baballottis con le matraccas, tavolette di legno munite di maniglie di ferro, il tamburo e la loro croce, seguiti dalla Veronica, le Guardie romane, i Giudei, il San Giovanni e la Maddalena, i membri della Confraternita e infine la Vergine Addolorata. Dopo l'omelia i Giudei silenziosamente compiono il rito. Segue poi la processione del Cristo Morto per le vie del centro illuminate da piccole candele.

La domenica di Pasqua in piazza Matteotti avviene S'Incontru, quando la Vergine incontra il proprio Figlio risorto. Le viene tolto il velo del lutto e fatto indossare il velo azzurro, mentre il suono delle campane a feste e i colpi dei fucili annunciano la Pasqua.

Nei dintorni di Domusnovas

Nei dintorni di Domusnovas si trova la Grotta di San Giovanni, una delle più lunghe gallerie naturali di tutta l'Europa, oltre al complesso nuragico Sa Domu 'e S'Orku, ed al parco demaniale del monte Ligas, Marganai-Oridda, Montimannu.

La Grotta di San Giovanni Informazioni turistiche

Seguendo le indicazioni prendiamo una strada che porta dopo tre chilometri a visitare la grotta di San Giovanni, un eccezionale fenomeno carsico, con i suoi 850 metri una delle più lunghe gallerie naturali d'Europa. Il suo nome deriva dalla presenza di una cappella interna dedicata a San Giovanni, dove si conclude la Sagra del 24 giugno. Si ritiene si sia formata per lo scorrere di un fiume sotterraneo e per il cedimento della massa calcarea del monte Acqua, ed è l'unico caso in Italia, il secondo in Europa e uno dei solo tre al mondo, di cavità naturale interamente percorsa da una strada carrozzabile. La lunga strada asfaltata che porta alla zona montata retrostante oggi non è più percorribile dagli automezzi per preservarne le condizioni ambientali. All'interno della Grotta non ci sono stalattiti, solo alcune stalagmiti, molte concrezioni a vasca ed alcune colate di alabastro. Dalla galleria centrale partono numerose gallerie laterali per uno sviluppo totale visitabile di circa 2.000 metri.

Domusnovas: la Grotta di San Giovanni Domusnovas: la Grotta di San Giovanni Domusnovas: la Grotta di San Giovanni Domusnovas: la Grotta di San Giovanni Domusnovas: la Grotta di San Giovanni Domusnovas: la Grotta di San Giovanni

il complesso nuragico Sa Domu 'e S'Orku

Al centro del paese troviamo un primo cartello per il complesso nuragico Sa Domu 'e S'Orku. Arriviamo alla periferia del paese e svoltiamo a destra seguendo le indicazioni per l'AIAS San Giovanni. Il complesso nuragico si trova a cinquecento metri dalla strada.

Il nome Sa Domu 'e S'Orku, la casa dell'orco, gli è stato assegnato in epoca successiva per scoraggiarne la visita. Si tratta di un nuraghe complesso, composto da un mastio centrale fasciato dalle mura che formano un piccolo cortile interno, e un antemurale addossato alle mura precedenti provvisto di cinque torri. L'ingresso conduce nel cortile dove si trovano alcuni vani utilizzati per la fusione dei metalli, come si deduce dagli scarti di fusione del bronzo rinvenuti. Il complesso è stato costruito in tre diverse fasi. Inizialmente è stata realizzata la torre centrale, a pianta ellitica con copertura a tholos, al cui interno, sulla destra, parte la scala che porta al piano superiore. In un secondo tempo la torre è stata fasciata dalle mura. All'ultima fase è ascrivibile la realizzazione dell'antemurale con le sue cinque torri.

Il parco demaniale del monte Ligas, Marganai-Oridda, Montimannu

Il parco demaniale del monte Ligas, Marganai-Oridda, Montimannu è situato nella zona sud-occidentale dell'isola ed abbraccia i comuni di Domusnovas per 5.569 ettari, di Iglesias per 2.029, di Fluminimaggiore per 2.175, di Gonnosfanadiga per 4.530 e di Villacidro per 8.394. Lo raggiungiamo con una strada che parte sulla sinistra da quella che attraversa la Grotta di San Giovanni, poco dopo la Grotta stessa. La foresta si trova nel complesso montuoso del Marganai, che culmina nei 939 metri di Punta Campu Spina, in cui si trovano le ex miniere di Barraxiutta, di Sa Duchessa e di Perda Niedda. Nell'altopiano di Oridda scorre il Rio Oridda che forma in inverno e in primavera le scenografiche cascate di Piscina Irgas. È nel suo insieme una delle zone naturalistiche più ricche e interessanti del sud Sardegna. Nel parco si trova una vegetazione composta da lecciò, sughera, agrifoglio, terebinto, acero minore, corbezzolo, eriche, edera e rovo. La foresta è ricca di fauna che comprende il ricciò, la volpe, il cinghiale, il gatto selvatico, l'aquila reale, la poiana, la ghiandaia, il falco pellegrino, il corvo imperiale, il gheppio, lo sparviero.

Villamassargia Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Stemma del comune di VillamassargiaDa Domusnovas torniamo indietro sulla SP86 che dopo 5,5 chilometri ci porta a Villamassargia (nome in lingua sarda Biddamatzraxa, metri 121, abitanti 3.794), paese posizionato tra i rilievi del Sulcis Iglesiente e la pianura del Riu Cixerri.

Raggiunse il massimo splendore in epoca medioevale, quando era capoluogo della Curatoria del Cixerri, ancora prima di Iglesias, sotto la protezione del Castello di Gioiosa Guardia.

Del comune di Villamassargia nel 2001, con la riorganizzazione delle province della Sardegna, viene cambiata la provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella nuova di Carbonia e Iglesias.

Visita del centro della cittadina

Villamassargia: la Chiesa Parrocchiale di Santa Maria della NeveIn centro troviamo la Chiesa parrocchiale di Santa Maria della Neve. Edificata nel 1100 dai frati Benedettini Vittorini, è stata successivamente ampliata dai pisani nel dodicesimo secolo e dagli Spagnoli nel sedicesimo secolo. A loro si deve la facciata tardo gotica catalana.

Villamassargia: la Chiesa della Madonna del PilarSempre in centro troviamo la Chiesa della Madonna del Pilar, fatta edificare dal conte Bonifacio della famiglia pisana dei Donoratico della Gheradesca, nel 1307, in onore di San Ranieri patrono di Pisa. Nel 1324, con la conquista di Villamassargia da parte degli Aragonesi, la Chiesa fu dedicata alla Madonna del Pilar. Realizzata in stile romanico, ha la facciata decorata con archetti con foglie d'acanto e con un rosone centrale. Ha un campanile a vela con doppia campana. L'interno è un rifacimento aragonese.

Nei dintorni di Villamassargia

Vediamo ora che cosa si trova nei dintorni di Villamassargia.

S'Ortu Mannu

Entrati in paese sulla SP86, al semaforo svoltiamo a sinistra sulla SP2 e dopo circa tre chilometri troviamo sulla destra le indicazioni per S'Ortu Mannu (l'orto grande). È un bosco che si estende su di un'area di circa otto ettari nella quale trovano dimora 800 piante di olivastri innestati ad olivo. L'innesto consiste nell'immettere nella pianta selvatica, l'olivastro, una seconda pianta che trovi nutrimento dalla prima, fornendo la produzione di olive utili all'alimentazione. L'oliveto risale al 1250, quando i conti Donoratico della Gherardesca, signori del Sulcis, incentivarono l'innesto di olivastri che sarebbero poi divenuti di proprietà del contadino in cambio della metà del prodotto di ogni pianta. Si trovano allineati lungo una piana rossastra di terreno brullo e ricco di argilla, ai piedi della collinetta su cui svettano i resti del Castello di Gioiosa Guardia, che vedremo più avanti. Più in basso, isolato in un campo, si trova l'ulivo detto «Sa regina», la regina, una sorta di monumento naturale caratterizzato da ben 16 metri di circonferenza alla base, e di fronte si può ammirare un esemplare meno conosciuto, che alcune persone hanno pensato di battezzare «su Rei», il Re. La visita è libera come libero è l'utilizzo dei barbecue e dei tavoli disseminati in tutta l'area, nella quale è presente anche un ristorante. Lo stupore e l'interesse che suscita questo meraviglioso luogo e colpisce i pochi visitatori, non è purtroppo proporzionale alla scarsa informazione in merito. Nel 2008, con decreto regionale, l'area è diventata Monumento Naturale con la denominazione di Oliveto Storico S'Ortu Mannu, ed è in corso presso l'Unesco il procedimento per il suo riconoscimento come patrimonio dell'umanità.

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Il Castello di Gioiosa Guardia

Attraverso un ripido sentierino arriviamo sulla cima del monte Gioiosa Guardia, dove si trovano i pochi resti del Castello di Gioiosa Guardia, costruito nella prima metà del '200 dalla famiglia pisana dei Donoratico della Gherardesca a protezione del centro di Villamassargia, il cui più noto proprietario è stato il conte Ugolino della Gherardesca. Il Castello controllava le vie d'accesso alle zone minerarie dell'Iglesiente insieme al Castello di Acquafredda a Siliqua, ed era collegato con il sistema difensivo di Villa di Chiesa ossia di Iglesias. Si ritiene sia stato abbandonato nel 1432.

La miniera di Orbai

Proseguendo lungo la strada che ci ha portato a S'Ortu Mannuj, distanti alcuni chilometri, passato il nuraghe Meloni, si trovano le strutture restaurate della miniera di Orbai, che testimoniano con la loro architettura tutto il potenziale del futuro parco geominerario in via di realizzazione.

Musei Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Stemma del comune di MuseiA metà strada tra Domusnovas e Villamassargia prendiamo la SP87 che dopo tre km ci porta a Musei (mt 119, abitanti 1.532), piccolo paese dell'Iglesiente disposto nella piana del Cixerri, collocato lungo la vecchia viabilità tra Iglesias, i centri del basso Campidano e Cagliari. Il suo territorio è ricco d'acqua per la presenza di alcuni fiumi alimentati dalle sorgenti del vicino monte di Domusnovas. Qualche storico attribuisce ai Gesuiti il cambio del nome del paese, da Villa di Prato, come si chiamava precedentemente, in Musei, lettura a rovescio della parola «Iesum». Del comune di Musei nel 2001, con la riorganizzazione delle province della Sardegna, viene cambiata la provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella nuova di Carbonia e Iglesias.

Visita del centro della cittadina

In centro si trova la Chiesa parrocchiale di Sant'Ignazio di Loyola, costruita dai Gesuiti con l'annesso Convento, dedicata a Sant'Ignazio di Loyola fondatore della Compagnia di Gesù. Si presenta con forme di stile tardo-barocco. Il 31 luglio o la domenica più vicina presso la Chiesa si celebra la Sagra popolare di Sant'Ignazio di Loyola. È una festa ricca di manifestazioni religiose, sportive e musicali, al quale partecipa una grande folla proveniente anche dai paesi vicini.

La prossima tappa del nostro viaggio

Nella prossima tappa del nostro viaggio, da Fluminimaggiore ci recheremo sulla costiera di Buggerru a Portixeddu. Vedremo la spiaggia di Buggerru e Cala Domestica. Vedremo poi la costiera di Iglesias con Masua e Porto Flavia. Infine ci recheremo sulla costiera di Gonnesa dove vedremo Fontanamare e Porto Paglia.


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