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Tratalias, Villaperuccio con la necropoli di Montessu, Santadi con le grotte di Is Zuddas, Piscinas, Giba, Masainas, Sant'Anna Arresi con Porto Pino
In questa tappa del nostro viaggio, da Sant'Antioco prenderemo la costa meridionale in direzione est verso Cagliari. Dopo essere passati per Tratalias ed aver visitato Villaperuccio con la necropoli di Montessu, Santadi con le grotte di Is Zuddas, scenderemo a Piscinas, Giba, Masainas, Sant'Anna Arresi con Porto Pino, di cui visitereamo pineta, spiagge e le dune.
Per ingrandire le immagini e per scorrerle cliccare sulle immagini piccole presenti in questa pagina. Tratalias con la Basilica di Santa Maria  Usciamo da Sant'Antioco in direzione di Carbonia e, prima di raggiungere San Giovanni Suergiu, dopo otto chilometri prendiamo verso destra la SP77 seguendo l'indicazione per Tratalias, che raggiungiamo dopo sette chilometri. Tratalias (metri 30, abitanti 1.132) è un piccolo paese situato nella regione del Sulcis, in una piana antistante il golfo di Palmas.
Prima di entrare nella cittadina di Tratalias vediamo a sinistra la grande Basilica di Santa Maria di Tratalias, già Cattedrale della diocesi del Sulcis. È stata edificata in stile romanico, con elementi francesi e pisani, interamente in trachite chiara, in periodo giudicale a partire dal 1213, come testimonia un'epigrafe. Ha tre navate divise da pilastri che formano sei arcate. La copertura è sostenuta da travi in legno che si appoggiano su mensole. Conserva al suo interno un retablo datato 1596 e dedicato Giovanni Evangelista, con al centro la Vergine e il Bambino. La facciata presenta al centro il portale, con al di sopra un grande rosone scolpito e traforato. La Basilica è perfettamente conservata grazie anche ai preziosi restauri della prima metà del scolo scorso, e conserva interamente le forme originarie. 
Attorno alla Basilica si trovano i resti degli edifici del vecchio centro storico medioevale della cittadina di Tratalias, abbandonata dagli abitanti a causa delle infiltrazioni d'acqua del lago di Monte Pranu. La nuova Tratalias è stata edificata un poco più avanti, in una deviazione sulla sinistra. 
A Tratalias sono state girate alcune scene del film di Cristina Comencini «La fine è nota», uscito nel 2003, con Carlo Cecchi, Corso Salani, Daria Nicolodi, Fabrizio Bentivoglio, Mariangela Melato, Massimo Wertmuller, Valeria moriconi e Valérie Kaprisky. |
Resti archeologici nei dintorni di TrataliasIl nuraghe Meurras non è completamente di Tratalias, ma è posto ai confini tra Tratalias, Giba e San Giovanni Suergiu; molto spesso viene descritto come proprietà solo di Tratalias, ma in realtà appartiene a tutti e tre i comuni. Dal vecchio paese di Tratalias usciamo sulla strada che porta alla diga di Monte Pranu. Una deviazione asfaltata a destra ci porta al ponte dopo il quale, proseguendo a piedi, vediamo il nuraghe su una piccola altura. Si tratta di un nuraghe complesso, formato da un mastio centrale e quattro torri di cui una sola quasi intera su due piani, unite da un camminamento. Intorno si sviluppava il villaggio preistorico del quale restano alcune capanne di pietra circolari e rettangolari. Villaperuccio  Proseguendo, la SP77 passa accanto al lago di Monte Pranu e prosegue verso Perdaxius. Dopo 5,5 chilometri deviamo sulla destra sulla SP79, che dopo 5,5 chilometri ci porta a Villaperuccio (nome in lingua Sa Baronia, metri 68, abitanti 1.112), un piccolo centro agricolo situato in una zona pianeggiante nel cuore del Sulcis.
Degna di essere visitata è la chiesa parrocchiale dedicata alla Madonna del Rosario. La chiesa è stata edificata nel 1913 in seguito alla donazione di un proprietario locale, tale Bartolomeo Argiolu, che donò numerosi terreni alla parrocchia, in cambio della costruzione della chiesa. A metà degli anni 50 la chiesa è stata restaurata ed ha assunto l'aspetto attuale. La necropoli di Montessu e altri resti archeologici nei dintorni di VillaperuccioPrima di entrare in paese prendiamo sulla sinistra la SP80 che lo collega a Narcao. Superato il Riu Mannu, dopo un chilometro e mezzo svoltiamo a sinistra e, a un chilometro, troviamo l'ingresso dell'area archeologica. La necropoli di Montessu, scoperta e studiata sin dal 1970, è una delle più vaste di tutta la Sardegna. È stata realizzata tra il 3500 ed il 2700 a.C. in una ampia conca trachitica che costituisce un anfiteatro naturale affacciato sulla piana del Rio Palmas, e si sviluppa con un fronte di oltre un chilometro. Comprende 35 domus de janas scavate nella roccia, alcune delle quali semplici, altre composte da più vani con falsi pilastri di sostegno e decorazioni sulle pareti. La tomba delle Spirali è caratterizzata da un ampio padiglione quadrangolare da cui si accede all'ipogeo; nelle pareti dei due vani sono scolpiti motivi decorativi e simbolici in alcuni casi coperti di ocra rossa: si tratta di figure taurine, motivi a V, motivi a festone, spirali ed una falsa porta. La tomba della dea Madre è un ipogeo bicellulare a sviluppo longitudinale. Sulla parete di fondo ha una cavità che ripropone, in negativo, la sagoma delle statuine femminili del periodo tardo neolitico. Sa Grutta de Is Procus, ossia la Grotta dei Porci, è una tomba bicellulare a sviluppo longitudinale. Ha un padiglione d'ingresso rettangolare, da una grande apertura del quale si accede al vano centrale, anch'esso a pianta rettangolare, con al centro del pavimento una cavità circolare interpretata come un focolare. L'accesso al vano di fondo è possibile attraverso due ampie aperture ed un piccolo portello situato tra esse. È una delle cosiddette tombe santuario che, per le dimensioni e la presenza di un'ampia area megalitica all'esterno, è da ritenere sia stata utilizzata per pratiche di culto oltre che funerarie. La tomba Sa Cresiedda, ossia la chiesetta, presenta un'anticamera quadrangolare la cui volta è crollata, con due grosse aperture che danno sulla camera sepolcrale. Al centro è presente un piccolo portello quadrato dai bordi ben rifiniti, affiancato da due colonne cilindriche. Sul pavimento sono presenti, oltre alle solite coppelle, anche il focolare sacro. In prossimità dell'ingresso sono presentì un menhir e blocchi poligonali di medie dimensioni di non facile interpretazione: è considerata anch'essa una tomba santuario. La tomba delle Corna è un ipogeo monocellulare provvisto di un gradino a forma di protome taurina. La camera ha il soffitto decorato con motivi simbolici, protomi taurine singole o doppie, con le corna rivolte verso l'alto o verso il basso. Si ritiene che rappresentino il dio Toro, elemento maschile simbolo della fertilità. All'esterno è circondata da una struttura megalitica. Molte tombe presentano nelle pareti tracce di pittura rossa e gialla realizzata con ocra, simbolo di rinascita. Questa necropoli è stata realizzata dalla cultura di Ozieri e successivamente riutilizzata dalla cultura di Abealzu e Filigosa, di Monte Claro, del Vaso Campaniforme, e della cultura di Bonnanaro. 

In diverse località del territorio di Villaperuccio sono state individuate aree di culto caratterizzate dalla presenza di numerosi menhir attribuibili alla cultura di Ozieri. Li troviamo sul Monte Narcao, nelle località Is Pedras Crocadas, Is Pireddas, Is Melonis, Bacc'e Fraus e tra le località di Is Faddas e Is Cotzas. Sono di tipo aniconico, non presentano cioè elementi che richiamano la figura umana. Il gruppo più importante lo si trova nella valle di Terrazzu, dove è ubicato il menhir più grande e imponente, detto menhir di Luxia Arrabiosa, che, benché mutilato da un fulmine, nell'estremità superiore è alto più di cinque metri. Il nome Luxia Arrabiosa, ossia Lucia Rabbiosa, è legato ad una gigantessa locale, che, secondo una leggenda, avrebbe portato il pesante masso fino a Sant'Antioco per la costruzione del ponte che avrebbe collegato l'isola alla terraferma. Avendo però trovato tale ponte già costruito, Luxia sarebbe tornata a casa col pesante carico e, per la rabbia dell'inutile fatica, lo avrebbe scagliato violentemente al suolo. Santadi  Da Villaperuccio, prima di scendere verso la costa, effettuiamo una deviazione proseguendo sulla SP79 che dopo 4,5 chilometri ci porta a Santadi (metri 135, abitanti 3.830), paese della Sardegna sud-occidentale nel cuore di un'ampia vallata. L'economia agropastorale comprende la produzione di uva da vino, cereali e foraggi. La cittadina è distinta in due rioni detti Santa di Basciu (basso) e Santadi 'e Susu (di sopra).
In centro si trova la ottocentesca chiesa parrocchiale di San Nicolò, presso la quale si compie il rito del Matrimonio Mauritano che descriveremo più avanti. Presso la chiesa si svolge anche nei primi giorni di settembre la sagra di San Nicolò. Dal 1986, la prima domenica di agosto si svolge a Santadi una affascinante cerimonia chiamata Matrimonio Mauritano, un rito antico nel corso del quale due giovani vengono uniti in matrimonio religioso nella piazza del paese secondo la più antica tradizione pastorale e contadina. La tradizione del Matrimonio Mauritano, in lingua «Sa Coia Maureddina», si fa risalire a quando, nella prima metà del I millennio d.C., la popolazione del luogo entrò in contatto con i mori d'Africa che vi approdarono nel corso delle loro incursioni. La processione per le vie del paese inizia con la sfilata dei gruppi folk provenienti da tutta l'isola. Seguono, su carri trainati da buoi detti «is traccas», gli sposi che hanno indossato nelle rispettive case di primo mattino il costume tradizionale di «is Maurreddus», come vengono indicati gli abitanti di Santadi e dell'intero Basso Sulcis. Poi sfilano i cavalieri ed i gruppo folkloristici. La processione arriva nella grande piazza del paese dove, di fronte alla chiesa troppo piccola per accogliere tutto il pubblico convenuto, è allestito il palco sul quale si svolge la cerimonia del matrimonio. Alla fine, la madre della sposa e il padre dello sposo offrono agli sposi un bicchiere di acqua e spargono come augurio di felicità, su loro e sugli invitati, «sa gratzia», costituita da petali di rose, chicchi di grano, granellini di sale, monetine. Le madri poi rompono il piatto che la conteneva. Nella casa della sposa si tiene il banchetto nuziale, mentre i festeggiamenti proseguono fino a notte con musica e balli tradizionali offerti dai gruppi folk.



A Santadi è possibile visitare il Museo Etnografico, detto «Sa Domu Antiga». Ambientato in una casa noveventesca ben conservata e arredata, presenta un affascinante percorso tra gli stili di vita sino ai primi del '900, tra attrezzi testimoni del lavoro agricolo. Interessante è anche il Museo Archeologico, che raccoglie reperti dell'età preistorica, nuragica e Punica, provenienti da diverse località, rinvenuti nel territorio comunale ed in tutto il comprensorio del basso Sulcis.
All'ingresso della cittadina si incontrano gli edifici della famosa Cantina Sociale di Santadi, produttrice di vini DOC di Cagliari (Nuragus Petraia), DOC del Sulcis (Carignano Grotta Rossa, Carignano Tre Torri, Carignano Riserva Rocca Rubia, Carignano Superiore Terre Brune) e vini DOC di Sardegna (Vermentino Cala Silente). 
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A Santadi le grotte di Pirosu e di Is ZuddasUscendo da Santadi verso Teulada, dopo cinque chilometri troviamo l'indicazione per la grotta di Pirosu, in località Su Benatzu. È famosa perché al suo interno è stato trovato un santuario nuragico, con anfore ed oggetti in rame, vasetti, ollette, brocche e lucerne. Uscendo da Santadi verso Teulada, dopo sei chilometri troviamo l'indicazione per le grotte di Is Zuddas, che raggiungiamo dopo 500 metri. Proprio all'ingresso delle grotte è presente un fossile, il «prolagus sardus», vissuto nella zona tra i 25 ed i 10 milioni di anni fa, simile alla lepre ma senza la coda. Le grotte sono scavate nella roccia calcarea del Monte Meana, a 236 metri sul livello del mare, e costituiscono uno splendido scenario sotterraneo creato dall'azione dell'acqua, iniziato nel periodo Cambrico Inferiore, circa 600 milioni di anni fa, e non ancora esaurito dato che le grotte vengono considerate ancora in attività. Sono presenti stalattiti e stalagmiti, aragoniti, colate, concentrate quasi interamente all'interno di una grande sala. Nel periodo natalizio all'interno di questa sala viene allestito un presepio estremamente suggestivo. Da alcuni anni poi, le sculture in trachite alte 30/40 cm di Giovanni Salidu, di Sant'Antioco, rendono il presepe ancora più suggestivo. 
L'insediamento Fenicio-Punico di Pani Loriga tra Santadi e GibaProvenendo sulla SP79 da Villaperuccio, a tre chilometri da Santadi svoltiamo sulla SS293 per Giba, dopo circa due chilometri vediamo sulla sinistra una collinetta coperta da cespugli, ad un chilometro dalla strada. Svoltiamo a sinistra in una strada bianca, la percorriamo fino a trovare un bivio dove giriamo a destra, proseguiamo fino a un ovile, a sinistra del quale troviamo un cancello rosso che dà accesso all'area archeologica dell'insediamento Fenicio-Punico di Pani Loriga. La fortezza è stata fondato nel VII secolo a.C. da coloni Fenici insediatisi lungo la costa sud-occidentale, e con l'area circostante è stato frequentato fino in epoca romana. L'insediamento sorge su un rilievo isolato all'incrocio tra due vie al centro della piana di Su Pranu: una verso il Campidano e l'altra lungo il corso del fiume Riu Mannu verso il cagliaritano. È evidente l'importanza strategica del sito, che è composto da un'acropoli, con le abitazioni civili, e da una necropoli, il tophet Fenicio ed un santuario. L'acropoli ha un'estensione di 50x230 metri e si trova all'interno di una prima cinta di mura. La necropoli comprende circa 150 tombe di due diverse tipologie. Ci sono le tombe Fenicie a fossa, che documentano il rito dell'incinerazione, dalle quali provengono corredi funebri che hanno restituito bocchette con orlo a fungo o bilobato, orecchini a cestello e scarabei, piatti e tazze. Ci sono poi le tombe Puniche a camera, con accesso a gradini, costituite da un breve corridoio che immetteva nella camera sepolcrale con il soffitto piatto e pareti verticali, e con nicchie rettangolari per le offerte funebri. A valle è presente una seconda cinta muraria, distante circa 30 metri dalla prima, che avvolgeva l'acropoli e l'area urbana. Intorno alle pendici della collina si vedono i resti di una terza cinta muraria. Due torrioni difendevano l'accesso all'acropoli, trasformandolo in uno stretto passaggio che portava ad uno slargo. Si tratta del tipico ingresso a tenaglia. Piscinas  Torniamo da Santadi verso Villaperuccio sulla SP79, dopo due chilometri svoltiamo a sinistra sulla SS293 proveniente da Nuxis, che dopo quattro chilometri ci porta a Piscinas (metri 66, abitanti 899), un piccolo centro del basso Sulcis rinomato per la produzione artigianale di stuoie di canne sarde realizzate con filo zincato. L'economia locale è di tipo agro-pastorale e mostra tutte le sue produzioni nella Sagra dell'Allevatore, che si svolge ogni agosto. Sempre in agosto Piscinas celebra la sua gastronomia con la Sagra della pasta fresca, nella quale si possono vedere le tecniche di preparazione delle diverse qualità di pasta del sud della Sardegna.
In piazza San Giorgio, al centro del paese, è presente un bel mosaico che raffigura San Giorgio e il drago. In via Chiesa si trova la chiesa parrocchiale dedicata alla Santissima Madonna della Neve, intorno alla quale si sviluppa il piccolo abitato comunale caratterizzato da abitazioni dotate sul retro da un ampio cortile, nel quale venivano ammassate e lavorate le derrate agricole. Di notevole interesse la villa patrizia della famiglia Salazar, edificata alla fine dell'800 dal progettista Giorgio Asproni junior, figlio dell'omonimo deputato sardo. La villa è chiamata anche villa Bice, dal nome di Beatrice, la figlia dell'architetto Asproni. Fino al 2002 di proprietà degli eredi Salazar, è stata acquistata dal comune di Piscinas che, dopo la ristrutturazione, la utilizzerà a scopi culturali. 
Giba  Proseguendo sulla SS293 dopo due chilometri raggiungiamo Giba (mt 59, abitanti 2.188), affacciata sul golfo di Palmas al centro di un sistema di stagni. A nord dell'abitato si trova il lago artificiale di Montepranu, costruito negli anni cinquanta per scopi di irrigazione. L'economia di Giba si basa su pastorizia, agricoltura e viticoltura, grazie ai vini Doc ottenuti dall'uva Carignano del Sulcis.
La parte più antica del paese si sviluppa intorno alla chiesa parrocchiale di San Pietro e conserva alcune vecchie case caratteristiche. Il patrono del paese è San Pietro che si festeggia il 29 giugno. Nei dintorni di GibaUsciamo da Giba in via Principe di Piemonte e prendiamo la SS195 verso San Giovanni Suergiu, e seguendo le indicazioni prendiamo sulla sinistra la strada per la sua frazione Villarios. A circa cinque chilometri da Giba, nella frazione Villarios, troviamo la piccola chiesa di Santa Maria. Sappiamo che è stata costruita prima del 1066, perché è menzionata in un documento recante quella data. Dell'impianto originario medievale resta un piccolo arco che forse faceva parte della facciata della chiesa. Soccessivamente è stata ampiamente restaurata intorno al 1600 in stile tardo-gotico. Proseguendo lungo la SS195, troviamo più avanti la deviazione che ci porta nel golfo di Palmas, alla piccola spiaggia di Porto Botte, costituito da un’ampia Baia con spiaggia e fondale sabbioso. Vi è anche nei dintorni una zona palustre, la terza in Sardegna per vastità, che costituisce l'habitat naturale di animali come il fenicottero rosa, gli aironi, il cavaliere d'Italia e il falco di palude. Masainas  Da Giba prendiamo la SS195 che, dopo due chilometri e mezzo, ci porta a Masainas (metri 56, abitanti 1.503), piccolo centro sviluppatosi verso la fine del '700 attorno ad una chiesetta dedicata a San Giovanni Battista.
La chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista è l'unico monumento di particolare rilievo. Il primo nucleo della struttura originaria è oggi trasformato in una cappella interna. Si fa risalire al '500 o al '600 ed è realizzata con un chiaro influsso gotico-aragonese. Sant'Anna Arresi  Proseguiamo sulla SS195 e dopo 6,5 chilometri arriviamo a Sant'Anna Arresi (mt. 77, ab. 2.595), centro ad economia agricola situato su un basso poggio nelle vicinanze di Porto Pino che si sta confermando come importante luogo di villeggiatura diventando meta turistica nazionale e internazionale. La località balneare di Porto Pino è tra le più belle e suggestive del sud Sardegna.
Il centro abitato di Sant'Anna Arresi è sorto nel tardo medioevo attorno alla chiesa parrocchiale di Sant'Anna. Secondo Alberto La Marmora, nella metà dell'800 la chiesa risultava nuova, era stata quindi edificata di recente. Nel 1985 la chiesa è stata ampliata con l'aggiunta di una nuova cappella presbiteriale. Nella parete dell'abside si trova un dipinto raffigurante Sant'Anna databile alla prima metà dell'800, attribuito a scuola genovese. La candida spiaggia di Porto Pino  Nel 2011 Legambiente con la sua Goletta Verde ha assegnato il riconoscimento di 4 Vele alla costa di Sant'Anna Arresi, nella quale la spiaggia consigliata è quella di Porto Pino. Da Sant'Anna Arresi prendiamo la SP73 verso il mare che, dopo sei chilometri, oltrepassato il canale di collegamento degli stagni col mare, ci fa raggiungere la candida spiaggia di Porto Pino con le sue dune.
Porto Pino è una piccola ma famosissima frazione balneare rinomata per una delle spiagge più belle della Sardegna. All'arrivo a Porto Pino, prendendo sulla destra entriamo nella grande pineta di pini d'Aleppo che si sviluppa sul promontorio di Punta Menga, sul lato settentrionale del quale vediamo la piccola insenatura e la spiaggetta di Porto Pineddu. Proseguendo dritti si passa per il Porto canale e raggiungiamo l'immensa spiaggia di Porto Pino, dalla sabbia candida e quasi impalpabile. All'arrivo a Porto Pino, prendendo invece sulla sinistra una strada bianca tra gli stagni, dopo alcune centinaia di metri di sterrata arriviamo alle alte dune di Porto Pino, dette anche Le Sabbie Bianche, con alcuni boschetti di ginepri secolari. Nella seconda spiaggia verso le dune ed in pineta vi è qualche presenza naturista. La località balneare di Porto Pino è tra le più belle e suggestive del sud Sardegna. 

La spiaggia e le dune di Porto Pino sono state il teatro di una entusiasmante scoperta del mare per un gruppo di bambini nel primo episodio del film «Ballo a tre passi», il bel film di Salvatore Mereu del 2003 con Caroline Ducey, Yaël Abecassis, Michele Carboni. |
La prossima tappa del nostro viaggio | Con questa tappa abbiamo completato la visita della Provincia di Iglesias e Carbonia, ossia del Sulcis. Nella prossima tappa del nostro viaggio, inizieremo la visita della Provincia di Cagliari. |  |
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