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Completiamo la visita di Cagliari, poi visitiamo Capo Sant'Elia con la Sella del Diavolo, il Castello di San Michele e la municipalità di Pirri


Il nostro itinerarioIn questa tappa del nostro viaggio completeremo la visita della città di Cagliari. Vedremo i resti del periodo punico e romano nella zona sud occidentale della città, le chiese della zona orientale e il famoso Santuario di Bonaria. Ci recheremo poi a visitare Capo Sant'Elia con la Sella del Diavolo e la Spiaggia del Poetto, il Castello di San Michele e la municipalità di Pirri.

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Lasciato il centro storico andiamo a visitare la zona sud occidentale della città

Lasciato il centro storico dopo averne visitati i quattro quartieri, ci rechiamo a visitare la zona nord-occidentale della città, che conserva la maggior parte dei resti archeologici e storici.

Dalla stazione prendiamo via Roma, non verso il quartiere Marina ma verso ovest. La via si immette sul viale Trieste dove troviamo la piccola Chiesa di San Pietro. Il suo primo impianto è attribuito a maestranze lombardo-catalane attive nel Giudicato di Cagliari prima della fine dell'XI secolo, mentre la trasformazione gotica della facciata è stata opera di maestranze toscane, probabilmente alla fine del XIII secolo. La Chiesa si presenta a navata unica con copertura in legno. Il giorno di San Pietro l'antica corporazione dei pescatori fa della Chiesa il centro delle celebrazioni civili e religiose in onore del Santo.

Viale Trieste, dopo piazza Trento, diviene viale Sant'Avendrace, dove troviamo sulla destra l'ingresso di una tomba romana nota con il nome di grotta della Vipera. La tomba contiene al suo interno il sepolcro di Atilia Pomptilia, che secondo l'elogio funebre avrebbe offerto agli dei la propria vita in cambio di quella del marito, il poeta Cassio Filippo. Il nome deriva dai due serpenti scolpiti sul frontone d'ingresso. Questa tomba è l'unica testimonianza di una grande necropoli che sorgeva in questa zona, con le tombe disposte ai lati della strada che usciva dalla città.

Sul colle di Tuvixeddu, alle spalle della grotta della Vipera, sorge la necropoli di Tuvixeddu, una delle più estese necropoli puniche del Mediterraneo, che cominciò ad essere utilizzata nel VI e III secolo a.C. Da viale Sant'Avendrace, deviato a destra per via Gorizia, prendiamo via Falzarego che porta sul colle all'ingresso della necropoli, attualmente chiusa al pubblico da quando, dopo un lungo periodo di abbandono, sono iniziati i lavori per realizzare un grande parco archeologico. I primi scavi risalgono all'inizio del '900, eseguiti sotto la direzione del Taramelli, e portarono alla scoperta di 180 sepolture. Le tombe erano a camera, il tipo più comune aveva ingresso a pozzo verticale, al termine del quale si apriva il portello quadrangolare, che dava accesso alla camera funeraria. Altre presentano l'ingresso della camera, a volte preceduta da un vestibolo, direttamente sulla parete rocciosa. Gli scavi più recenti hanno portato alla luce altre sepolture, alcune delle quali con la presenza di affreschi alle pareti, tra le quali la tomba dell'Ureo, che prende il nome dal fregio di serpenti che vi è dipinto, e la tomba del Sid, in cui è raffigurato il giovane dio cartaginese. In altre tombe è presente scolpito nella roccia il simbolo della dea Tanith. La zona rimase adibita ad uso sepolcrale anche in età romana imperiale ed oltre.

Al termine di via Sant'Avendrace, in piazza Sant'Avendrace, troviamo la Chiesa di Sant'Avendrace, dedicata al quinto vescovo della città, del I secolo d.C. La Chiesa ha subito numerosi interventi di modifica che rendono difficile poterla datare. La facciata è semplice, con sul portale una finestra rettangolare e sulla sommità un campanile a vela. L'interno è a navata unica con archi e cappelle laterali. Vicino all'entrata si trova una botola che nasconde una scaletta in pietra, che conduce alla cripta di Sant'Avendrace. Secondo la tradizione il vescovo si nascose nella grotta per sfuggire alla persecuzione e nell'87 d.C. ed, alla sua morte, venne sepolto proprio in quella grotta.

Da Piazza Sant'Avendrace prendiamo via San Michele che si immette su via Is Mirrionis. Da qui via Ciociaria, via Quirra e poi via Sebariu ci portano in via Ernesto Maria Piovella, dove troviamo la Parrocchiale di Sant'Eusebio. dedicata al vescovo di Vercelli nato in Sardegna e collegato, con San Lucifero, allo scisma Luciferiano come vedremo più avanti. La Parrocchiale è molto recente, essendo stata eretta nel 1958 e consacrata nel 1972. Il primo di agosto la Chiesa celebra la festa liturgica di Sant'Eusebio, e nella Parrocchia a lui intitolata la festa viene fatta slittare alla domenica successiva.

Fra il 315 ed il 371 d.C. due vescovi sardi, Lucifero ed Eusebio, si dimostrano particolarmente attivi nella predicazione del Cristianesimo. Il primo, Lucifero, è vescovo di Cagliari ed è venerato come Santo dalla Chiesa cattolica. Il secondo, Sant'Eusebio di Vercelli, nato in Sardegna alla fine del III secolo da Santa Restituta e venerato come Santo dalla Chiesa cattolica, è il primo vescovo di Vercelli ed è anch'egli uno dei principali esponenti della lotta contro la diffusione dell'eresia ariana. Morì l'1 agosto del 371, all'età di settant'anni circa. Le sue reliquie riposano ora nella cappella a lui dedicata nella Cattedrale di Vercelli.

Visita della zona orientale della città

Anche la zona orientale della città conserva diversi edifici molto interessanti, soprattutto edifici religiosi, che conviene andare a visitare. Uscendo dal quartiere Villanova in piazza Costituzione, prendiamo la via San Lucifero e, all'incrocio con via Sidney Sonnino, si trova un centro culturale polivalente, il Centro Comunale d'Arte e Cultura Exma, ospitato nei locali dell'ottocentesco mattatoio di Cagliari, attivo fino al 1966 e successivamente ristrutturato.

Proseguendo per via Lucifero, arriviamo al complesso paleocristiano di San Lucifero. Al di sopra della cripta è stata edificata, nel 1660, la Chiesa San Lucifero. Questa Chiesa ha la navata a croce latina sormontata da una bella cupola ed una facciata piana, con il portone ornato da due colonne antiche in marmo. Nella facciata della Chiesa sono stati incastrati antichi sarcofaghi e diversi ornamenti sepolcrali rinvenuti nella vicina necropoli.

Cagliari - Il complesso palocristiano di San Lucifero: facciata Cagliari - Il complesso palocristiano di San Lucifero: veduta laterale

San Lucifero è stato vescovo di Cagliari nel IV secolo d.C. ed alla sua figura è collegato il cosiddetto scisma Luciferiano. Sappiamo che nel 354 Lucifero viene inviato da papa Liberio, insieme ad Eusebio vescovo di Vercelli ma anch'egli sardo di nascita, presso l'imperatore Costanzo per contrastare l'eresia di Ario che Costanzo sosteneva. Secondo Ario, solo il Padre e non il Figlio Gesù può essere considerato veramente Dio, non generato e di conseguenza non creato; in contrasto con quanto sostenuto dai vescovi d'occidente nel concilio di Nicea del 325 che aveva sancito la consustanzialità di Padre e Figlio. L'anno successivo l'imperatore Costanzo convoca un concilio a Milano nel quale ribalta i risultati di Nicea e fa condannare all'esilio Atanasio, vescovo di Alessandria, sostenitore della dottrina di Nicea, appoggiato da Lucifero e Eusebio, che vengono processati, subiscono atroci punizioni e vengono esiliati. Lucifero viene inviato in Siria e Palestina, poi nella Tebaide, zona desertica dell'alto Egitto. Alla morte di Costanzo nel 361 gli succede Giuliano l'Apostata che ritorna su posizioni ortodosse e richiama gli esuli. Lucifero rimane però intransigente nei confronti dei vescovi che si erano schierati contro Atanasio: per lui si possono perdonare, ma debbono abbandonare la cattedra. Quando nel 362 il sinodo di Alessandria decide, invece, il loro reintegro nella dignità episcopale, attorno a Lucifero si stringono gli altri vescovi che avevano subito persecuzioni e ne deriva lo scisma detto Luciferiano, che continuerà ad avere notevole seguito in Sardegna anche dopo la morte di Lucifero avvenuta a Carales nel 370. Secondo la tradizione cagliaritana Lucifero sarebbe stato sepolto «prope ecclesiam calaritanam e sub illius invocatione templum constructum». Le reliquie del grande vescovo sono state rinvenute nel 1623, nel terzo dei tre ambienti funerari di epoca romana del III-IV secolo d.C. dell'attuale Chiesa di San Lucifero, trasformati poi in sepolture cristiane ed utilizzate sino al VI-VII secolo d.C.

La Basilica di San Saturnino

Poco più avanti troviamo la Basilica di San Saturnino, il complesso monumentale paleocristiano più antico della Sardegna, unico nel suo genere in tutto il bacino del Mediterraneo. La Basilica sorge in un luogo che corrisponde al settore della necropoli orientale, fra la Chiesa di San Lucifero e il colle di Bonaria, finora la più antica area funeraria cristiana individuata a Cagliari, con sepolture risalenti alla metà del IV secolo. La Chiesa è stata edificata in stile romanico in pieno periodo bizantino e dedicata al cagliaritano Saturnino, martirizzato sotto Diocleziano nel 304. Gli scavi archeologici condotti nella Basilica di San Saturnino hanno in effetti messo in luce una Basilica primitiva datata fine del IV secolo o inizio del V secolo, trasformata successivamente nel VI secolo in «Martyrium» a ricordo del sepolcro del martire. Dell'impianto iniziale resta il corpo centrale con la cupola. A questo vengono aggiunti due bracci, dei quali uno a tre navate, realizzati con architettura proto romana dai monaci Benedettini di San Vittore di Marsiglia, detti anche Vittorini, fatti arrivare dal giudice Orzocco I Torchitorio I che in questo modo riavvicina la Chiesa sarda a quella romana. La Basilica viene donata ai monaci dal suo successore, il giudice Costantino I Salusio II, ed essi ne ampliano la struttura. Gli stessi monaci edificano anche la Chiesa Santa Maria di Uta che vedremo più avanti. Nel 1714 la Chiesa venne concessa alla corporazione dei medici e degli speziali, il che ha determinato la sua nuova intitolazione ai santi Cosma e Damiano.

Cagliari - Basilica di San Saturnino: veduta frontale Cagliari - Basilica di San Saturnino: facciata Cagliari - Basilica di San Saturnino: veduta posteriore

San Saturnino è stato martirizzato a Cagliari nell'epoca delle persecuzioni di Diocleziano, cioè tra il 303 ed il 304, anno del quarto editto imperiale contro i cristiani, mentre amministrava la Sardegna il governatore Barbaro. Un monaco Vittorino del XII secolo racconta che, durante i sacrifici in onore di Giove nel Campidoglio di Carales, fra i passanti c'era il giovane Saturnino che, identificato, confessò la sua fede cristiana e al rifiuto di abiuro, fu decapitato il 23 novembre. Il primo a menzionarla è stato il diacono Ferrando, biografo di San Fulgenzio da Ruspe, il quale ha soggiornato due volte, tra il 507 e il 523, nel monastero dotato di scriptorium fondato da Fulgenzio «juxta Basilicam sancti martyris Saturnini, procul a strepitu civitatis» (vicino alla Basilica del santo martire Saturnino, lontano dal frastuono della città). Fulgenzio era arrivato a Cagliari insieme agli altri vescovi africani esiliati in Sardegna da Trasamondo, re dei Vandali, nel primo quarto del VI secolo.

La Basilica di Nostra Signora di Bonaria

Scendendo per viale Cimitero, costeggiamo sulla sinistra la collina dove si trova il cimitero monumentale di Bonaria. Sulla sommità della collina sorge la Basilica di Nostra Signora di Bonaria, costruito dagli Aragonesi durante l'assedio, condotto dal 1324 al 1329, al Castello dove erano asserragliati i pisani. È caratterizzato da un piccolo portale gotico sulla facciata. All'interno contiene la statua lignea della Madonna che, secondo la tradizione, sarebbe stata gettata in mare da una nave spagnola per evitare il naufragio e si sarebbe arenata appunto ai piedi della collina di Bonaria. Il ritrovamento del simulacro di quella che sarebbe stata chiamata la Nostra Signora di Bonaria, fu interpretato come un segno divino, e cosi si edificò la Basilica dedicata alla Madonna protettrice dei marinai. Il chiostro del convento ospita il Museo Marinaro.

Cagliari - Basilica di Nostra Signora di Bonaria: facciata Cagliari - Basilica di Nostra Signora di Bonaria: particolare della cupola

Il porto Su Siccu, alla Marina di Bonaria, è un porticciolo turistico che si trova all'interno del porto commerciale e può ospitare circa 300 imbarcazioni, manca la pompa per carburanti ma è presente acqua in banchina.

Il promontorio di Sant'Elia con la sella del Diavolo

Da via Roma prendiamo via Armando Diaz, al termine c'è una biforcazione, sulla sinistra viale Poetto e sulla destra viale San Bartolomeo. Prendiamo quest'ultimo, che il piazza San Bartolomeo diventa viale Calamosca, e la seguiamo fino al termine. A circa cinque chilometri dal centro arriviamo in località Calamosca, al capolinea dell'autobus numero 11, vicino all'albergo sul mare.

Qui si trova la piccola Spiaggia di Calamosca, un angolo di sabbia e mare molto piacevole, in un ambiente che è rimasto ancora selvaggio. Prendendo il sentiero sulla destra, al termine della Spiaggia di Calamosca, troviamo una piaggia naturista sulle rocce, sotto il faro. Al termine della Spiaggia rocciosa è possibile proseguire, salendo sulla ripida parete, per raggiungere una seconda Spiaggia più nascosta, frequentata solo da gay.

Al capolinea dell'autobus numero 11, prendiamo invece sulla sinistra la non asfaltata traversa Calamosca, al termine della strada saliamo sulle rocce alla sinistra del cancello e procediamo lungo il sentiero per poi scendere verso la Spiaggia naturista di Cala Fighera, frequentata anche da gay.

Cagliari - Veduta di Capo Sant'Elia fotografato dalla Spiaggia del PoettoAl periodo romano risalirebbe il martirio di Sant'Elia, che sarebbe stato ucciso in questi luoghi, durante le persecuzioni di Diocleziano. Sul promontorio di Sant'Elia, a lui dedicato, arriviamo con un sentiero che parte da Calamosca, nei pressi dell'albergo sul mare. La zona, di circa tre chilometri quadrati, comprende verde, roccia e mare e costituisce un piccolo paradiso racchiuso tra Calamosca e la sella del Diavolo. La sella del Diavolo è il nome dato alla collina che domina la Spiaggia del Poetto ed il porticciolo di Marina Piccola. Il nome deriva da un'antica leggenda che narra che un giorno i diavoli, attratti dalla bellezza del golfo di Cagliari, se ne impadronirono. Dio mandò allora i suoi angeli, guidati dall'arcangelo Michele, per scacciare Lucifero e i diavoli, ma nella fuga quest'ultimo perse la sua sella che cadde lasciando così l'impronta che caratterizza questa piccola altura. Tutto il promontorio di Sant'Elia, è costituito da rocce sedimentarie di età miocenica, quindi geologicamente piuttosto giovani. All'interno di queste rocce si sono formate diverse grotte, che sono state abitate dall'uomo sino dal VI millennio a.C. Nel punto più elevato del promontorio, a 135 metri, esisteva un tempio punico dedicato alla dea Astarte di cui ora non rimane traccia. Nei dintorni si vede, invece, una cisterna romana dalla forma tronco conica del diametro di circa cinque metri, con di fianco all'imboccatura un sistema di vasche e canalette, costruito sulla roccia in maniera da farvi confluire l'acqua piovana. Poche decine di metri più a valle della cisterna romana, è presente una cisterna punica dalla forma rettangolare lunga 27 metri e profonda 6. Nell'XI secolo tutta l'area venne affidata ai monaci Vittorini che costruirono il monastero di Sant'Elia. Pare che nel periodo pisano fosse presente una torre detta della lanterna, successivamente denominata torre del «pouhet», ovvero del pozzetto, da cui prese poi il nome il Poetto.

Cagliari - Veduta di Capo Sant'Elia fotografato dal mare Cagliari - Veduta di Capo Sant'Elia con la sella del Diavolo Cagliari - Primo piano della sella del Diavolo

La Spiaggia del Poetto

Percorsa via Armando Diaz, alla biforcazione prendiamo sulla sinistra il viale Poetto e lo percorriamo tutto. Arriviamo alla Spiaggia del Poetto, la principale Spiaggia di Cagliari, che si estende per circa nove chilometri, dalla sella del Diavolo sino al litorale di Quartu Sant'Elena. Fino all'incrocio con il viale Colombo di Quartu appartiene a Cagliari, dall'incrocio sino al Margine Rosso appartiene a Quartu Sant'Elena. Lungo tutta la Spiaggia si trovano numerosi bar, chioschi, ristoranti e stabilimenti balneari. Dato che la gran parte della Spiaggia ricade sotto il comune di Quartu Sant'Elena, la descriveremo in una delle prossime tappe.

Cagliari - La Spiaggia del Poetto Cagliari - La Spiaggia del Poetto

Alla chiusura della lunga Spiaggia del Poetto, verso il promontorio di Sant'Elia, troviamo il porticciolo di Marina Piccola, dove trovano posto circa 300 imbarcazioni anche da pesca, senza pompa carburante. È sede della Lega Navale e di uno Yacht Club.

Nella parte nord-occidentale della città troviamo il colle di San Michele

Nella parte nord-occidentale della città si trova il colle di San Michele. Con i suoi 120 metri sul livello del mare, è uno dei colli più alti di Cagliari.

Sul colle è stato edificato il Castello di San Michele, che domina, dalla sommità del colle, tutta la città di Cagliari ed il Campidano. Il primo impianto, presumibilmente ad una sola torre, risale al periodo bizantino o al primo periodo giudicale, nel X secolo, ed aveva la funzione di difendere Santa Igia, la capitale del Giudicato di Cagliari. Nel 1327, dopo la conquista catalana di Cagliari, il Castello fu concesso a Berengario Carroz, un nobile di Valenza, ed alla sua morte il Castello, nonostante i numerosi tentativi effettuati dalla Chiesa di rivendicarne la proprietà, restò per lungo tempo proprietà dei Carroz. L'ultima esponente della famiglia Carroz, che visse come Castellana a San Michele, fu la sfortunata contessa Violante, la quale morì nel 1511. Il Castello fu, quindi, incamerato tra i beni della Corona Spagnola, per essere poi abbandonato. Nel 1652 fu utilizzato come lazzaretto durante l'epidemia di peste. Nell'anno 1792, quando ci fu l'invasione francese, venne fortificato e munito di cannoni a scopo difensivo. Dal 1820 al 1848 fu utilizzato, dapprima come fortezza ed in seguito come caserma degli invalidi. Cessò definitivamente ogni funzione militare nel 1867. Oggi il Castello ospita mostre, conferenze ed altre iniziative culturali. Rientrato nella cerchia urbana, è oggi circondato da numerose costruzioni, ma non è difficile immaginarlo come era un tempo, isolato, nel territorio nord-occidentale, esterno alla città di Cagliari

La municipalità di Pirri

Informazioni turistiche Pirri è l'unica municipalità del comune di Cagliari, situata nel lato nord-ovest della città e confinante con Monserrato. Con i suoi 28.125 abitanti, pari a quasi un quinto degli abitanti della città, se fosse un comune autonomo sarebbe il nono come dimensione di tutta la Sardegna. È stato integrato come frazione del comune di Cagliari nel 1927. Nei primi anni del duemila hanno preso voce numerose richieste di autonomia, che hanno prodotto nel 2006 l'acquisizione dello status di municipalità.

Cagliari - I vini della Cantina PicciauAll'esterno della città, lungo la circonvallazione, in località Pirri, si trova la Cantina Picciau & C. che produce diversi vini DOC di Cagliari (Malvasia, Nasco), DOC di Sardegna (Cannonau, Vermentino) e vini DOC Sardegna Semidano (Sardegna Semidano).

La prossima tappa del nostro viaggio

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Nei dintorni di Cagliari si possono visitare diverse località che offrono capacità ricettiva in occasione di particolari occasioni, quando gli alberghi di Cagliari sono pieni. Nella prossima tappa del nostro viaggio riprenderemo la visita del Campidano di Cagliari di cui abbiamo già visto Capoterra e la città di Cagliari. Ci recheremo a visitare Quartucciu, Selargius e Monserrato, proseguiremo poi sulla SP8 per Sestu ed Elmas, poi prenderemo la SS130 che ci porterà a Assemini ed a Decimomannu.

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Alcune foto di questa pagina sono state fornite dall'amico Claudio Fadda.