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Proseguiamo nel Campidano a Uta e Villaspeciosa, nel Sulcis a Siliqua, nel Monreale a Vallermosa, di nuovo nel Campidano a Decimoputzu e Villasor


Il nostro itinerarioIn questa tappa del nostro viaggio proseguiremo la visita del Campidano di Cagliari e ci recheremo a Uta a visitare la Chiesa di Santa Maria ed a parlare dei bronzetti nuragici di Monte Arcosu, ed a Villaspeciosa. Poi nel Sulcis Iglesiente a Siliqua con il Castello dall'Acquafredda, e nel Monreale a Vallermosa. Di nuovo nel Campidano di Cagliari a Decimoputzu ed a Villasor.

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Nel Campidano di Cagliari a Uta Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Stemma del comune di UtaNell'ultima tappa eravamo arrivati a Decimomannu. Da qui proseguiamo sulla SS130 per circa tre chilometri e troviamo la deviazione a destra, sulla SP3, che dopo un paio di chilometri ci porta a Uta (nome in lingua Uda, metri 6, abitanti 6.777), centro agricolo situato nella piana occidentale del Flumini Mannu nel Campidano di Cagliari. Il nome deriva dal latino «udus» ad indicare un luogo bagnato ed umido. Uta fece parte della contea di Quirra, dopo essere appartenuta ai conti di Donoratico della Gherardesca.

Nella piazza principale del paese troviamo la Cattedrale di Santa Giusta, edificata in stile gotico catalano nel 1582, quando il paese ritornò a far parte del regno di Sardegna sotto il dominio dei Carroz. Infatti lo stemma di questo casato spagnolo è scolpito nell'arco del presbiterio. Ha pianta a croce latina divisa in tre navate. È dotata di un campanile a vela collocato sopra il timpano, al quale ne è stato aggiunto nel 1954 uno al lato destro della Chiesa.

La Chiesa di Santa Maria a Uta

Uta è nota soprattutto per la bella Chiesa di Santa Maria, che sorge nella sua periferia lungo la via principale, appena fuori dell'abitato. È una delle più belle e importanti architetture Romaniche della Sardegna, e si trova isolata dall'abitato, dato che era stata edificata tra il 1135 e il 1145 come monastero dai monaci Benedettini di San Vittore di Marsiglia, detti anche Vittorini, fatti arrivare dal giudice Orzocco Torchitorio I per riavvicinare la Chiesa sarda a quella romana. Realizzata in pietra calcarea, è probabilmente l'ultimo eretto dai Vittorini dopo la Basilica di San Saturno, che abbiamo visto quando abbiamo visitato Cagliari. La Chiesa ha pianta a tre navate, delle quali quella centrale absidata. La facciata è divisa in due ordini di archetti a tutto sesto, come il portale delimitato da due false colonne. La completa un campanile a vela. L'intera area, ora recintata, era adibita fino al secolo scorso a cimitero, ed è sollevata di circa un metro e mezzo rispetto alla campagna circostante.

Uta - La Chiesa di Santa Maria: esterno Uta - La Chiesa di Santa Maria: facciata

La Riserva Naturale di Monte Arcosu

La Riserva Naturale WWF di Monte Arcosu dista circa 20 chilometri da Cagliari e non è raggiungibile con mezzi pubblici. Dal punto di vista amministrativo gran parte del suo territorio ricade nel comune di Uta, e solo piccole parti appartengono a quelli di Assemini e Siliqua. Per raggiungerla, usciamo da Uta sulla via Sant'Ambrogio fino a ricollegarci alla Dorsale Consortile in direzione Macchiareddu. Da qui imbocchiamo sulla destra la Seconda Strada e proseguiamo fino alla Chiesa campestre di Santa Lucia, la superiamo e dopo circa 400 metri, ad un bivio, prendere a destra la sterrata, che in circa due chilometri ci conduce all'ingresso della riserva in località Sa Canna. È di proprietà del WWF italiano, ha un'estensione di circa 3.600 ettari ed è coperta da una fitta foresta di lecci ed è attiva dal 1985. Acquistata con i fondi raccolti in una sottoscrizione pubblica per realizzare una zona protetta nella quale salvaguardare gli ultimi esemplari del cervo sardo, una specie endemica dell'isola a rischio di estinzione, in poco più di vent'anni è passata dagli 85 esemplari a più di 1000. Insieme al cervo sardo vi trovano protezione altri animali come il cinghiale, il daino, il gatto selvatico, la martora e il quercino. Tra gli uccelli sono comuni la ghiandaia, il tordo, e tra i rapaci la poiana e l'astore, lo sparviero e l'aquila reale.

I bronzetti di Uta, tra i più antichi della Sardegna

L'area nei dintorni di Uta è ricca di reperti archeologici, e in località Monte Arcosu è stata rinvenuta casualmente nel 1849, sotto terra, una grande quantità di bronzetti probabilmente pertinenti un grande edificio culturale pubblico, conservati oggi nel Museo Archeologico di Cagliari. Sono bronzetti che raffigurano capotribù e guerrieri Shardana, simili, come rappresentazione e come abbigliamento, a quelli raffigurati in Egitto nei templi di Abu Simbel, Medinet Abu e Luxor. Sono ritenuti per questo tra i più antichi. Molto significativi, il bronzetto del capotribù con un ampio mantello e un bastone nodoso, due guerrieri uno con spada ed arco e l'altro con spada e scudo rotondo, un fromboliere e due lottatori. Sono state rinvenute anche otto spade delle quali una riproduce un cervo infilzato nella lama.

Uta - Bronzetti: il capotribù con l'ampio mantello e un nodoso bastone Uta - Bronzetti: un guerriero con spada e arco Uta - Bronzetti: un guerriero con spada e scudo rotondo Uta - Bronzetti: persona con una corda in mano, forse un fromboliere Uta - Bronzetti: i lottatori Uta - Bronzetti: una spada con un cervo infilzato sulla sommità della lama

Villaspeciosa Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Stemma del comune di VillaspeciosaUsciti da Uta, riprendiamo indietro la SP3 che incrocia la SS130, superiamo l'incrocio e poco più avanti entriamo a Villaspeciosa (nome in lingua Bidda Spetziosa, metri 12, abitanti 1.869), centro attraversato dal fiume Cixerri e delimitato da zone collinose che segnano il confine tra la pianura del Campidano e il Sulcis.

Nel paese si trova la chiesa Parrocchiale dedicata alla Beata Vergine Assunta, che risale alla fine del XVI secolo. Infatti dai documenti dell'archivio della curia arcivescovile di Cagliari, risulta che nel 1591 era ancora Parrocchiale la Chiesa di San Platano, e solo nel 1599 risulta Parrocchiale la Chiesa dedicata alla Beata Vergine Assunta. Una delle due campane contenute nel grande campanile a vela è datata 1585.

La Chiesa di San Platano a Villaspeciosa

All'interno del parco comunale di San Platano troviamo la Chiesa romanica di San Platano, edificata nel 1114 dai monaci Benedettini di San Vittore di Marsiglia detti anche Vittorini, in stile romanico tosco lombardo. Ha pianta a due navate separate da colonne che terminano ciascuna con un abside. La facciata è divisa in tre parti, con due finte colonne, e termina con un campanile a vela. La Chiesa è ben conservata grazie alla continua frequentazione dei devoti. L'ultima domenica di agosto vi si svolge la sagra di San Platano, che inizia la settimana precedente con la preparazione del cibo che verrà offerto durante la festa. La domenica la statua di San Platano viene portata in processione da un giogo di buoi, seguita da fedeli provenenti anche dai paesi vicini. Viene poi offerto il pranzo in piazza, a base di «fregua groga», una pasta di grano duro, e carne. Infine la sera si organizzano i balli sul grande piazzale e nel parco intorno alla Chiesa.

Nei dintorni di Villaspeciosa

Nella campagna di Villaspeciosa è possibile visitare l'area di San Cromazio, nella quale è presente un villaggio tardo-romano ed alto-medioevale. Dal centro del paese troviamo i cartelli che indicano l'area archeologica. è presente un edificio termale presso il quale è stata realizzata una Chiesa, il cui pavimento costituisce il più grande e ben conservato mosaico policromo paleocristiano ritrovato in Sardegna. Il mosaico, che ha una superficie di circa 160 metri quadri, risale a due momenti distinti: la fascia a ferro di cavallo esterna, policroma, è del periodo imperiale, del IV secolo inoltrato, mentre la zona interna rettangolare risale al periodo fra V e VI secolo, in età bizantina, quando è stato restaurato con l'aggiunta del grande vaso posizionato al centro. Il villaggio, sorto intorno alla Chiesa, è stato abbandonato nell'alto medioevo, epoca in cui fu anche demolita la Chiesa, i cui materiali furono utilizzati intorno all'anno 1000 per costruire la Chiesa di San Platano.

Visita di Siliqua nella regione del Sulcis Iglesiente Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Stemma del comune di SiliquaTornati indietro sulla SP3, reimbocchiamo la SS130 che, dopo 12 chilometri, ci fa entrare a Siliqua (nome in lingua Silìcua, metri 66, abitanti 4.198), paese che sorge lungo il fiume Cixerri ed è un crocevia tra il Campidano ed il Sulcis Iglesiente. L'economia è basata sull'industria per la produzione dell'acqua oligominerale e sull'artigianato della cestineria.

Al centro del paese troviamo la chiesa Parrocchiale di San Giorgio. Edificata in stile gotico catalano dagli Spagnoli nel XIV secolo, ha subito rimaneggiamenti nel XVII secolo e nei secoli successivi.

Il Castello di Acquafredda a Siliqua

In cinque chilometri raggiungiamo i ruderi del bel Castello di Acquafredda, forse il più scenografico di tutta la Sardegna, edificato dai pisani intorno al 1215 in posizione strategica, su una collinetta vulcanica. Intorno al 1257 è divenuto proprietà della famiglia pisana dei conti Donoratico della Gherardesca. La costruzione principale aveva la pianta a U, della quale restano alcuni muri con merlature e feritoie, su cui si possono vedere alcuni stemmi scolpiti, tra cui l'aquila della famiglia della Gherardesca. Tutto intorno, sulle pendici della collina, si trovano i ruderi di un villaggio fortificato. È tradizione locale ritenere che il conte Ugolino della Gherardesca, caduto in disgrazia nei confronti della repubblica di Pisa, sarebbe stato imprigionato in questo Castello nella torre della fame, dove sarebbe morto dopo un anno. Le ricostruzioni storiche lo ricordano, invece, imprigionato dai ghibellini, guidati dall'arcivescovo Ruggieri degli Ubaldini, a Pisa, nella torre della Muda, che fu una durissima prigione per Ugolino, i figli Gaddo e Uguccione, e i nipoti Anselmuccio e Lapo, e che vi morì di fame nel 1288. Il Castello divenne proprietà della repubblica pisana per passare, più tardi, in mani Aragonesi e quindi di diverse famiglie feudali, per essere quindi del tutto abbandonato fino ai giorni nostri.

Siliqua - Il Castello dell'Acquafredda Siliqua - Il Castello dell'Acquafredda Siliqua - Il Castello dell'Acquafredda

A Vallermosa nella regione del Monreale Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Stemma del comune di VallermosaDa Siliqua prendiamo la SS293 verso nord e, dopo sette chilometri, arriviamo a Vallermosa (nome in lingua Baddermosa, metri 70, abitanti 2.062), paese situato in una valle ai piedi del Monte Linas delimitata da due corsi d'acqua, il Riu Pau e il Gora Manna. Sul territorio sono presenti fonti e sorgenti naturali, la più importante è quella che dà origine al parco naturale di Gutturu Mannu.

In centro si trova la chiesa Parrocchiale dedicata ai San Lucifero Vescovo, edificata nel '700. La Chiesa, che custodisce al suo interno il simulacro ligneo di San Lucifero, ha un considerevole altare in marmi policromi datato 1740.

Resti archeologici nei dintorni di Vallermosa

Il sito archeologico di Matzanni, che dista circa 12 chilometri da Vallermosa, è raggiungibile seguendo il cartello al centro del paese. La strada sale fino alle pendici del Monte Cuccurdoni Mannu, a 690 metri di altezza, in prossimità del confine con i comuni di Villacidro e Iglesias. Le tombe di Matzanni sono in realtà tre pozzi sacri, o meglio fanno parte di un'ampia area dotata di almeno tre pozzi sacri, caso unico in Sardegna. I pozzi sono stati scavati per la prima volta dal Taramelli agli inizi del secolo scorso. Gli edifici sono tutti realizzati con blocchi di scisto di diverse dimensioni, disposti a filari irregolari. I primi due pozzi sacri sono subito visibili. Il primo pozzo è costituto da un atrio, una scala discendente e una camera sotterranea con copertura a tholos. Anche il secondo pozzo è composto da un vestibolo, una scala discendente ed una camera a tholos. Il vestibolo e la scala risultano, però, completamente interrati. La camera è priva della copertura. Entrambi i pozzi sono mal conservati e in parte coperti dalla vegetazione, Il terzo è invece meglio conservato, e si trova poco più avanti, camminando lungo la recinzione verso la cima del monte. Nonostante lo stato di conservazione più precario, questo tempio è simile al famoso Su Tempiesu di Orune. Di esso è visibile il vestibolo, pavimentato con lastre di scisto, che presenta pianta trapezoidale. La sua larghezza passa da 2,6 metri verso l'esterno a 2,2 in prossimità della scala di accesso alla camera. Lungo la parete destra è presente un bancone con funzione di sedile. Si vede poi una scala discendente costituita da 14 gradini, con il vano scala coperto da lastroni disposti a gradinata. La camera a tholos è crollata, ingombra di macerie, ma si conservano ancora cinque filari di pietre per un'altezza di circa un metro. All'interno è stato rinvenuto un bronzetto dal volto orientale che portava in offerta una ciotola e una focaccia, che è oggi visibile al Museo Archeologico di Cagliari. Intorno ai pozzi sacri è stata accertata la presenza di 12 capanne con profilo circolare, costruite per la maggior parte in blocchi di scisto appena sbozzati e disposti a filari. Sono in corso scavi che stanno mettendo in luce sentieri lastricati e muri di contenimento in pietrame. I tre templi a pozzo ed il piccolo villaggio di capanne sono databili 1300-730 a.C., nell'età del Bronzo Recente, Bronzo Finale, prima età del Ferro.

Ancora più avanti, sotto la cima del monte, troviamo il tempio fenicio punico di Genna Cantoni. Il tempio è realizzato con blocchi di calcarenite, ha una pianta regolare di 7x12 metri, il coronamento è simile a quello del tempio di Antas rispetto al quale dovrebbe essere di poco successivo. L'area non è stata ancora sottoposta a scavi sistematici o ad indagini mirate.

Di nuovo nel Campidano di Cagliari a Decimoputzu Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Stemma del comune di DecimoputzuDa Vallermosa la SP3 ci porta, dopo 12 chilometri, a Decimoputzu (nome in lingua Dèximu Putzu, metri 17, abitanti 4.068), paese situato a circa 25 chilometri di distanza da Cagliari in un'area del Campidano resa particolarmente fertile dalla presenza di numerosi corsi d'acqua: il Rio Mannu, il Rio Zirva Terramaini, il Rio Sparagalli, il Flumini Mannu, il Rio Matta e il Rio Santu Ghinzu.

Il centro troviamo la Parrocchiale di Nostra Signora delle Grazie, edificata tra il XIV e il XV secolo in stile gotico-aragonese. Possiamo datare la costruzione dal momento che abbiamo i registri parrocchiali già dal 1550.

La Chiesa di San Giorgio si erge sul colle di Sant'Iroxi, ossia di San Giorgio, alla periferia sud-orientale dell'abitato, dietro la Parrocchiale. La prima notizia di questa Chiesa risale alla fine dell'XI secolo. È un documento che ne attesta la donazione, da parte del giudice di Cagliari, ai monaci vittorini di Marsiglia, che la costruirono in forme romaniche su una Chiesa più antica. L'edificio è stato riaperto al culto dopo i restauri realizzati tra il 1989 e il 1995.

Nel secolo scorso, non lontano dalla Chiesa, è stata trovata un'iscrizione romana scolpita in un masso di pietra calcarea, che ha fatto ipotizzare la presenza di un edificio romano di tipo pubblico, forse una curia o un tribunale.

Nel 1987, nel corso dei lavori per la costruzione della palestra comunale di Decimoputzu, si è arrivati al ritrovamento di una domus de janas parzialmente danneggiata. La tomba è ubicata sul pendio nord-orientale del colle di San Giorgio. La peculiarità dei materiali rinvenuti ha spinto a chiamare questo ipogeo con il nome di tomba dei guerrieri.

Nei dintorni di Decimoputzu

A circa 3 chilometri dal paese, in prossimità del Rio Matta, si trova la Chiesa campestre o Santuario di San Basilio, caratterizzato da una planimetria a croce antoniana o a tau, priva del braccio superiore. Si tratta sostanzialmente di due vani rettangolari che si intersecano e si raccordano tramite un grande arco a tutto sesto. Alla navata si accede attraverso tre porte, due laterali semplici nei lati sud e nord, ed una caratterizzata da un arco a sesto ribassato nel lato ovest. Al centro della facciata, sopra il portale, si apre l'unica finestra di tutto l'edificio. Poco lontano, la presenza di un pozzo e di alcune tracce di strutture murarie, portano a ritenere che l'area fosse frequentata già in epoca bizantina. Era probabilmente abitata da una comunità monastica orientale intitolata appunto a San Basilio. Il 10 settembre presso il Santuario si svolge la sagra di San Basilio.

Le importanti scoperte archeologiche del villaggio prenuragico di Su Cungiau de Marcu

Villasor - Su Cungiau de Marcu: statuetta in alabastro della Dea MadreIl territorio di Decimoputzu ha restituito numerosi reperti delle culture che vi si succedettero nel tempo. estremamente significativi sono i resti del villaggio prenuragico di Su Cungiau de Marcu, risalente alla cultura di San Ciriaco, che si è sviluppata in Sardegna tra il 4.200 ed 3.800 a.C. e può essere vista come un momento di passaggio tra la cultura di Bonu Ighinu e la successiva cultura di Ozieri. La cultura di San Ciriaco è caratterizzata da una produzione vascolare di ottima fattura. Nell'insediamento di Su Cungiau de Marcu è stata rinvenuta una famosa statuina in alabastro della Dea Madre, che oggi è conservata al Museo Archeologico di Cagliari.

Villasor Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Stemma del comune di VillasorDa Decimoputzu proseguiamo sulla SP3, poi giriamo a sinistra sulla SS196 e, dopo sette chilometri, arriviamo a Villasor (nome in lingua Bidda Sorris, metri 25, abitanti 7.108), importante centro di probabile origine bizantina situato in un territorio caratterizzato da terreni molto fertili e presenza di risorse idriche che hanno permesso lo sviluppo dell'attività agricola. Il nome sta ad indicare il paese edificato sulle rovine dell'antica Sorris. Villasor divenne un centro bizantino di una certa importanza verso il mille, per la presenza della rilevante Chiesa di Santa Maria di Gippi, che è oggi scomparsa, ma di essa si conservano dei frammenti marmorei con delle iscrizioni in greco nel museo archeologico di Cagliari.

Al centro del paese troviamo la chiesa Parrocchiale di San Biagio, edificata tra la fine del '400 e l'inizio del '500 in stile tardo gotico-aragonese. è stata poi ristrutturata alla fine del '700 e modificata in stile neoclassico. Ha un bel campanile a pianta quadrata in stile gotico.

Tra i monumenti più importanti presenti a Villasor c'è la Casa Forte degli Alagon, detta anche Castello aragonese, situata in una strada parallela alla piazza con la Parrocchiale. Si tratta di un palazzetto fortificato in stile gotico-aragonese fatto edificare nel 1420 dal nobile aragonese Giovanni Siviller. Il monumento è stato recentemente restaurato ed è visitabile rivolgendosi al Comune.

Resti archeologici nei dintorni di Villasor

Uscendo da Villasor verso Villacidro sulla SS196, a circa 12 chilometri dal paese nei pressi della sorgente termale di S'Acqua Cotta, sfruttata dal modesto stabilimento delle Idroterme di Villasor, troviamo il nuraghe Su Sonadori. Si tratta di un nuraghe complesso esalobato, con il mastio al centro e sei torri ai vertici. In origine era formato da un'unica torre con intorno le capanne del villaggio preistorico, che sono state successivamente inglobate con la costruzione del muraglione difensivo protetto dalle sei torri. Il luogo fu abbandonato, poi, durante il periodo romano, venne nuovamente rioccupato per alcuni secoli.

La prossima tappa del nostro viaggio

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Nella prossima tappa del nostro viaggio proseguiremo la visita del Campidano di Cagliari. Visiteremo San Sperate, noto come il paese museo. Ci recheremo poi a Monastir ed a Nuraminis dove vedremo l'area archeologica di Santa Maria e la capanna megalitica Sa Corona. Andremo infine a visitare Samatzai, una delle patrie delle launeddas.

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