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 Nel Campidano di Cagliari visitiamo San Sperate, Monastir, Nuraminis e Samatzai
In questa tappa del nostro viaggio, proseguiremo la visita del Campidano di Cagliari. Visiteremo San Sperate, noto come il paese museo. Ci recheremo poi a Monastir ed a Nuraminis dove vedremo l'area archeologica di Santa Maria e la capanna megalitica Sa Corona. Andremo infine a visitare Samatzai, una delle patrie delle launeddas.
Per ingrandire le immagini e per scorrerle cliccare sulle immagini piccole presenti in questa pagina. San Sperate  Da Villasor, dove avevamo concluso la nostra precedente tappa, prendiamo la SP4 che in sette chilometri ci porta a San Sperate (nome in lingua Santu Sperau, metri 41, abitanti 6.883), situato a 20 chilometri a nord del capoluogo in un territorio pianeggiante solcato dal Flumini Mannu e dal Flumineddu. È uno dei centri agricoli più importanti della Sardegna grazie alla particolare posizione geografica e al terreno fertile, che hanno favorito le coltivazioni soprattutto di frutta, pesche e agrumi.
La chiesa parrocchiale dedicata a San Sperato, il martire Speratus di Scillum, cittá situata probabilmente vicino Cartagine, ucciso il 17 luglio del 180 d.C. La chiesa è stata edificata nel 1620 in stile gotico catalano. L'interno è a navata unica con le volte a crociera e con cappelle laterali. La facciata è quadrata e merlata. San Sperate è conosciuto come il paese museo, dagli anni '60 è venuto a riempirsi di sculture, principalmente di Pinuccio Sciola, scultore locale divenuto famoso per le sue Pietre Sonore, e di murales realizzate da artisti arrivati appositamente sul posto e dalla popolazione locale. 

 Pinuccio Sciola nasce a San Sperate nel 1942. Scultore autodidatta, viene scoperto grazie ad un concorso tra i ragazzi delle scuole nel 1959. In tale occasione vince una borsa di studio per frequentare il Liceo Artistico di Cagliari. Dal 1961 compie numerosi viaggi di studio nelle più importanti città d'arte italiane e nel 1963 organizza una mostra all'aperto nell'orto di San Sperate, dove prima lavorava come contadino. Nel 1964 frequenta il Magistero d'Arte di Firenze e partecipa ad un corso di scultura a Salisburgo, finché nel 1965 viene scoperto da Aligi Sassu in uno dei suoi ritorni in Sardegna. Nel 1967 va in Spagna dove frequenta l'Università di Moncloa e approfondisce la conoscenza sulla scultura romanico-spagnola, e nel 1968 inizia l'attività di muralista e progetta di trasformare San Sperate in paese museo. I muri delle case vengono trasformati in giganteschi murales, le strade e le piazze adornate di sculture. L'iniziativa trova il sostegno di numerosi artisti italiani e stranieri tra i quali Foiso Fois, Primo Pantoli, Giorgio Princivalle, Gaetano Brundu. Sempre in quell'anno gli viene assegnata la cattedra di scultura al Liceo Artistico di Cagliari. Nel 1973 l'UNESCO si interessa al paese di San Sperate e invita Pinuccio Sciola a recarsi in Messico, dove incontra il grande muralista David Alfaro Siqueiros, dal quale scopre il fascino della cultura pre-colombiana. Nel 1976 alla Biennale di Venezia espone in Piazza San Marco l'opera «Le Canne e i Cadaveri», e nel 1978 una sua scultura viene sistemata nel centro storico di Kirchheim Unter Teck, presso Stoccarda, come prima pietra del Parlamento Europeo. Espone a Milano ed a Roma, realizza a Cagliari il gigantesco murale nel palazzo della Rinascente. Dal 1990 al 1996 insegna scultura presso l'Accademia delle Belle Arti di Sassari. Attualmente promuove la Scuola Internazionale di Scultura a San Sperate, dove vive e lavora.
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Reperti dell'età Punica nei dintorni di San Sperate Nei dintorni sono stati rinvenuti alcuni reperti dell'età Punica, il principale dei quali è una maschera ghignante o maschera orrida del V secolo a.C., rinvenuta nel 1876 a San Sperate in via Deximu Beccia e conservata nel Museo Archeologico di Cagliari. Le maschere orride venivano indossate dai sacerdoti, perciò venivano lasciate apposite aperture per occhi e bocca. Diffuse nelle necropoli Puniche, queste maschere erano realizzate con lo scopo di spaventare e tenere lontani gli spiriti maligni e sono definite orride per il caratteristico volto deforme con la bocca ghignante.
Monastir  Usciamo da San Sperate e prendiamo la SS130 diramazione che in cinque chilometri ci porta a Monastir (nome in lingua Muristeni, metri 83, abitanti 4.511), in un territorio proprio all'inizio della pianura del Campidano che presenta molteplici testimonianze dell'occupazione umana già dal 6.000 a.C. Il toponimo potrebbe derivare dal catalano Monestir, ma la ricostruzione forse più attendibile circa l'origine del nome lo fa derivare dalla lingua Sarda, infatti Monastir si chiama Muristeni, termine che indica un gruppo di abitazioni che si offrivano al viaggiatore come luogo di ristoro nel viaggio verso Cagliari.
Al centro del paese si trova la chiesa parrocchiale di San Pietro. Edificata nel XII secolo in stile romanico, delle strutture originarie della chiesa non restano che poche tracce. Nel corso dei secoli ha subito alcune modifiche e trasformazioni, fu modificata soprattutto nel '500 in stile tardo gotico. Ai primi anni dell'800 è stato aggiunto il campanile. All'interno si trova un crocefisso del '700 e preziosi frammenti marmorei con decori bizantini. 
Accanto alla parrocchiale di San Pietro si trova un'altra antica chiesa dedicata a San Giacomo, che apparteneva un tempo ai frati Benedettini, come risulta da un documento dei 1778 conservato nella curia arcivescovile di Cagliari. Questo documento attesta la presenza di monaci all'interno del paese, indicandone anche l'ordine. È facile pensare che essa fosse la chiesa della comunità.
Resti archeologici e storici nei dintorni di MonastirDa una deviazione sulla SS131, al chilometro 17, è possibile raggiungere la piccola e graziosa chiesa campestre o santuario di Santa Lucia, realizzata nel XII secolo in stile romanico nelle campagne a sud del paese. È una chiesa a navata unica, con la facciata in pietra sormontata da un grande campanile a vela. La chiesa non ha subito nel tempo modifiche rilevanti. Dal paese può raggiungere il Monte Zara, alto 226 metri. Per arrivarci prendiamo la SS131 e la seguiamo finché, nei pressi del bivio per Monastir, troviamo un ponte sul quale possiamo passare solo a piedi, che scavalcando la SS131 arriva ai piedi del monte. Qui troviamo un'area sacra denominata area archeologica di Monte Zara, composta da un altare rupestre, gradinate scavate nella roccia e alcuni pozzi. Sul pendio occidentale del Monte Zara si trova il villaggio preistorico di Mitza Morta, formato da capanne circolari del XIV secolo a.C. ed altre quadrangolari del XI-X secolo a.C. Sulle pendici del Monte si trovano nove domus de janas chiamate Is Ogus de Su Monti, gli occhi del monte, databili 3000 a.C. Sempre dal paese, possiamo raggiungere il Monte Oladri, alto 235 metri, pochi chilometri più a sud rispetto al Monte Zara. Lo raggiungiamo con una stradina che parte da una deviazione, a destra della SS131, e che seguiamo a piedi. Nell'area archeologica di Monte Oladri si trovano cinque domus de janas, scavate sul fianco della collina basaltica.Ai piedi dell'altura è situato il villaggio preistorico, un grande insediamento formato da capanne semi interrate. Durante gli scavi è stata rinvenuta la testa di una statuetta della Dea Madre alta 10 centimetri, in marmo, simile alla famosa statuetta trovata nel villaggio preistorico di Turriga nei dintorni di Senorbì. Nelle vicinanze dell'area archeologica di Monte Oladri, sulla vetta del monte, si trovano i ruderi del castello di Barraduli. Il castello è stato edificato nel XII secolo dai conti Donoratico, giudici di Cagliari, e successivamente distrutto nel 1323. Nuraminis  Da Monastir la SS131 ci porta in otto chilometri a Nuraminis (nome in lingua Nuràminis, metri 93, abitanti 3.020), paese della Provincia cagliaritana caratterizzato per un'importante attività agricola, soprattutto per la cerealicoltura. Frequentato dall'uomo sin dall'antichità, il suo territorio ospita numerosi e importanti reperti archeologici, come il sito nuragico di Santa Maria, nel quale è possibile visitare un suggestivo pozzo sacro.
In centro si trova la chiesa parrocchiale di San Pietro, considerata un importante esempio di stile gotico aragonese. Edificata nel 1588 in chiara pietra calcarea locale, è posta nel punto più alto del paese e la sua torre campanaria quadrangolare sovrasta l'abitato. La chiesa ha una sola navata con quattro cappelle per lato e copertura a botte. Ha la facciata rettangolare ed ingloba nella facciata alcuni frammenti marmorei con iscrizioni in greco, superstiti di un oratorio bizantino del VII secolo. 
Nella frazione Villagreca, a circa due chilometri proseguendo sulla SS131 in direzione nord, si trova la chiesa di San Vito, edificata dai bizantini nel IX secolo. È stata completamente ristrutturata nel '700 in stile catalano. Sono da ammirare all'interno della chiesa le statue lignee, gli arredi di pregio ed un bel campanile unico nel suo genere.
Resti archeologici nei dintorni di NuraminisPer raggiungere l'importante area archeologica di Santa Maria prendiamo la SS131, al chilometro 27 troviamo la frazione di Villagreca, svoltiamo verso l'abitato e prendiamo la stradina sterrata che porta sul colle Sa Corona, alto 258 metri. A 226 metri di altezza troviamo la capanna megalitica Sa Corona, un cosiddetto protonuraghe risalente al XVII secolo a.C. È una grande capanna costruita con grossi massi di pietra, ha la pianta di forma ellittica con diametro nel punto più largo di 11,7 metri all'esterno e di 6,3 metri all'interno. La muratura raggiunge, nel punto meglio conservato, un'altezza di circa 1,5 metri ed ha uno spessore di circa due metri. Il mancato ritrovamento di blocchi di pietra più piccoli o di lastre di copertura portano ad ipotizzare la presenza di una copertura di frasche. I resti ceramici ritrovati all'interno permettono di attribuire la costruzione dell'edificio alla cultura di Monte Claro. Nell'area archeologica di Santa Maria è presente anche un pozzo sacro, posizionato ai piedi della collina calcarea. Intorno al pozzo sacro si trovano quattro nuraghi: Serra Kannigas, Sa Korona, Monti Lonaxi, e Su Padru. Samatzai  Usciamo da Nuraminis sulla SP33 verso nord est e dopo cinque chilometri raggiungiamo Samatzai (mt 162, abitanti 1.756), paese situato ai confini con la Provincia di Medio Campidano, sulle pendici del Monte Titas. Il centro agricolo negli ultimi decenni è stato trasformato dall'insediamento di due grossi impianti industriali, un calcificio e un cementificio che sfruttano le importanti cave della zona.
Nel punto più alto del paese si strova la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, costruita nel XV-XVI secolo in stile tardo gotico. L'attuale struttura, malgrado le aggiunte della fine del settecento, conserva alcune caratteristiche di quella originaria. La chiesa ha un'unica navata ripartita in quattro zone da archi poggianti su pilastri con capitelli. A livello del presbiterio è presente Un arco trionfale a tutto sesto. La facciata è totalmente tinteggiata e presenta un portale in legno circondato da una cornice in trachite. Il portale è sovrastato da un grande rosone. Samatzai si può considerare una delle patrie delle launeddas avendo dato i natali ad alcuni tra i più famosi suonatori di launeddas della Sardegna. A Samatzai vive e muore nel 1922 Giuseppe «Peppi» Sanna, importante suonatore di launeddas, nato a Samassi nel 1846. Sempre a Samatzai nasce nel 1868 e muore nel 1935 suo figlio Francesco «Francischeddu» Sanna, anche lui importante suonatore di launeddas. Sono stati entrambi maestri del grande suonatore di launeddas Dionigi Burranca, nato a Samatzai nel 1913 e scomparso a Ortacesus nel 1995. 
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Resti archeologici a Samatzai e nei dintorniTra i suoi siti archeologici si ricordano, all'interno dell'area urbana, i resti del il nuraghe Su Nuraxi, che sorge su un'altura in località Domu Is Abis, che domina la piana su cui è sorto il paese, al confine tra Trexenta e Campidano. Si tratta di un nuraghe complesso, probabilmente quadrilobato, con il mastio ben conservato e nei dintorni i resti di un villaggio preistorico. Ai margini del suo comprensorio si trovano i resti del nuraghe Bruncu Mureddu, un nuraghe complesso intorno al quale sono presenti i resti delle basi circolari delle capanne del suo villaggio preistorico. La prossima tappa del nostro viaggio | Nella prossima tappa del nostro viaggio, effettueremo la visita della regione della Sardegna denominata Parteolla. Inizieremo il nostro viaggio da Ussana, poi vedremo Donorì e Serdiana. Visiteremo quindi Dolianova, dove vedremo la bella Cattedrale di San Pantaleo. Finiremo il nostro viaggio nel Parteolla visitando il borgo agricolo di Soleminis. |  |
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