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| Iniziamo la visita della regione della Trexenta da Pimentel a Barrali, Senorbì, Sant'Andrea Frius e San Basilio
In questa tappa del nostro viaggio inizieremo a visitare la regione della Trexenta. Inizieremo con la visita di Pimentel con le necropoli di Cororgiu e di S'Acqua Salida. Ci recheremo poi a Barrali ed a Senorbì con l'insediamento punico di Santu Teru e la necropoli di Monte Luna. Visiteremo poi Sant'Andrea Frius e ci recheremo infine a San Basilio.
Per ingrandire le immagini e per scorrerle cliccare sulle immagini piccole presenti in questa pagina. La regione della Trexenta La Trexenta è una regione della Sardegna situata nella parte settentrionale della Provincia di Cagliari. La regione della Trexenta si trova interamente nella Provincia di Cagliari ed i comuni che ne fanno parte sono: Barrali, Gesico, Guamaggiore, Guasila, Mandas, Ortacesus, Pimentel, Sant'Andrea Frius, San Basilio, Selegas, Senorbì, Siurgus Donigala, Suelli. Il territorio è prevalentemente collinare nella parte orientale e più pianeggiante verso ovest. La zona della Trexenta è un susseguirsi di rigogliose campagne, dove i frutteti si alternano a vigne, oliveti e coltivazioni di cereali. Le sue condizioni climatiche, favorite anche dall'abbondanza d'acqua, determinano una rinomata produzione di vino, olio e grano.
Pimentel  Da Samatzai, dove avevamo concluso una delle precedenti tappe del nostro viaggio prima della deviazione per visitare il Parteolla, la SP33 ci porta in tre chilometri a Pimentel (nome in lingua Pramentelu, metri 154, abitanti 1.239), un piccolo centro agricolo situato su un fondo valle percorso dal Rio Funtana Brebeis, un affluente del Rio Mannu.
Nel centro del paese, di notevole interesse è la chiesa Parrocchiale dedicata alla Madonna del Carmine, edificata nel 1703, come risulta da una lapide. Oggetto di particolare devozione è la statua della Madonna del Carmine contenuta all'interno della Chiesa. Archeologia nei dintorni di PimentelUsciamo da Pimentel sulla SP34 verso Guasila, dopo 800 metri giriamo a sinistra in una strada sterrata, che in 300 metri ci porta alla necropoli di Corongiu. La necropoli è costituita da numerose domus de janas scavate nella pietra calcarea. Tra queste c'è una tomba a pozzo verticale, con la anticella e la cella, nella quale sono presenti decorazioni a rilievo sopra l'ingresso ed ai suoi lati. Del graffito fa parte un elemento verticale dal quale partono, lateralmente, delle spirali. Si ipotizza possa rappresentare la Dea degli Occhi, una variante della Dea Madre neolitica che proteggeva i defunti. La necropoli di Corongiu risale al Neolitico Recente, ai tempi della cultura di San Michele di Ozieri che si sviluppa tra il 4.000 ed il 3.400 a.C. Usciamo da Pimentel sulla SP34 verso Guasila, dopo circa due chilometri svoltiamo a sinistra su una strada sterrata che in 350 metri ci porta alla necropoli di S'Acqua Salida, o Pranu Efis, situata nei pressi di una cava di sabbia. Continuando a piedi per 150 metri arriviamo al gruppo di tombe più importanti, quelle con scolpiti i bassorilievi. La necropoli di S'Acqua Salida è costituita da otto tombe, davanti o sopra le quali ci sono resti di focolari rituali e coppelle. Gli ipogei si presentano fondamentalmente in due tipi fondamentali. Quelle più antiche sono a proiezione verticale, con pozzetto d'accesso, anticella e cella. Quelle più recenti sono a proiezione longitudinale, in un caso caratterizzato da un lungo corridoio d'accesso. Alcune tombe sono caratterizzate da colonne, pilastri, vasche, nicchie, coppelle, e tracce di pittura. In una tomba, nella parete di una cella interna, è scolpito e dipinto il simbolo della divinità maschile, il toro: sono presenti due protomi taurine a T racchiuse in un rettangolo e dipinte in ocra di colore rosso bruno, colore del sangue e della vita, simbolo di rigenerazione. Altre due tombe hanno rilievi interni a imitazione dei tetti delle capanne di abitazione. Un'altra tomba è fornita di un lungo corridoio, e il riquadro dell'ingresso dell'anticella è dipinto in ocra rossa. Anche la necropoli di S'Acqua Salida risale al Neolitico recente, ai tempi della cultura di San Michele di Ozieri. Barrali  Proseguiamo sulla SP33 per un paio di chilometri, poi svoltiamo a sinistra sulla SS128 che seguiamo per tre chilometri, quindi deviamo sulla destra per Barrali (metri 140, abitanti 1.068), paese situato in una zona collinosa ai cui piedi scorre il Rio Mannu, in un'area che sta a cavallo tra la Trexenta, il Campidano ed il Gerrei, alle pendici del Monte Uda.
Di notevole interesse, all'interno del paese, è la chiesa Parrocchiale di Santa Lucia. A lei è dedicata una festa la prima domenica di luglio, che viene chiamata Santa Luxia Manna per distinguerla dall'altra, meno importante, Santa Luxiedda che cade il 13 dicembre. La domenica, prima della messa, si svolge la processione che accompagna il simulacro della santa, trasportato dai fedeli a mano su un cocchio per le vie del paese. Senorbì  Torniamo indietro sulla SS128 e proseguiamo per cinque chilometri, arrivando a Senorbì (metri 199, abitanti 4.410), il principale centro della Trexenta, situato in una zona storicamente tanto ricca da essere denominata dai Romani «il granaio di Roma» per la sua importante produzione di frumento. è stato un centro importante in epoca punica e romana, notevoli i resti rinvenuti nella necropoli di Monte Luna, ed ebbe molta importanza anche in periodo medievale quando fu capitale della regione della Trexenta. Oggi è notevole per la sua economia la produzione agricola, in particolare quella vinicola.
Al centro del paese troviamo la chiesa Parrocchiale di Santa Barbara. Edificata nel '500 è stata modificata nel '700 con l'aggiunta di quattro cupole. Il campanile ha la pianta quadrata ed è decorato da archetti e mascheroni zoomorfi. All'interno della Chiesa si conservano sculture lignee di Giuseppe Antonio Lonis. Numerosi reperti archeologici sono custoditi nel Civico Museo Archeologico «Sa Domu Nosta». La costituzione del Museo risale ai primi anni '80 e fu sostenuta Antonio Maria Costa, direttore degli scavi di Monte Luna, l'importante necropoli punico-romana scoperta a pochi chilometri dall'attuale centro abitato. La Cantina della Trexenta è una cooperativa sorta nell'anno 1956 per iniziativa di 23 viticoltori provenienti da diversi comuni situati all'interno del comprensorio della Trexenta, una zona di dodici colline dove la coltura della vite ha origini antichissime. Produceva in prevalenza Monica e Nuragus, poi sono sorti vigneti di Vermentino e di Cannonau e più recentemente di Chardonnay, Montepulciano e Carignano. Produce vini DOC di Sardegna (Cannonau, Cannonau Venere, Monica, Moscato Spumante, Vermentino Tanca Sa Contissa, Vermentino Venere) e vini DOC di Cagliari (Malvasia, Moscato Simieri, Nuragus).
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Senorbì ha dato i natali allo scultore settecentesco Giuseppe Antonio Lonis, il più importante esponente della scultura lignea in Sardegna. Nato nel 1720 da famiglia umile, fino da giovane manifesta predisposizione artistica presso la bottega dello zio Salvatore, scultore del legno. Tra il 1735 e il 1740 viene mandato a Napoli, alla scuola dei grandi intagliatori, dove soggiorna per circa dieci anni entrando in contatto con artisti come Gennaro Frances e Giuseppe Picano, importante scultore di statue per il presepio. Torna in Sardegna nel 1750 ed apre bottega a Cagliari, nel quartiere di Stampace, dove lavora i restanti 55 anni della sua vita trasmettendo le sue conoscenze a numerosi apprendisti, fino alla morte nel 1805. Famoso per le bizzarrie del carattere, si dedica soprattutto alla realizzazione di statue in legno policromo a soggetto religioso. Il suo stile evolve dal barocco napoletano, attraverso il realismo, fino al neoclassicismo. Tra le sue opere più suggestive sono conservate a Cagliari: San Saturnino, Sant'Anna, Sant'Andrea e San Sebastiano, nella Cattedrale; Sant'Efisio nella Chiesa omonima; Santo Stefano nella Chiesa del Carmine; San Raffaele e Tobiolo, e la Madonna del Carmine, nel convento del Carmine; San Raffaele, il Crocifisso e l'Angelo, nella Chiesa di San Mauro; la Madonna del Rimedio nella Chiesa di San Lucifero; Cristo alla Colonna, Cristo Crocifisso, Hecce Homo nella Chiesa di San Michele; Cristo che cade dalla croce e Cristo crocifisso, nell'Oratorio del Santo Cristo. Inoltre: San Pietro Pascasio nella Parrocchiale di Quartucciu; Santa Barbara ed il Cristo Crocifisso nella Parrocchiale di Senorbì.
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Nei dintorni di SenorbìNelle campagne del paese troviamo la Chiesetta Romanica di Santa Mariedda, o Santa Maria di Segolaj. Edificata nel XII secolo, presenta una semplice facciata sormontata da un grande campanile a vela. A Senorbì, in località Turriga, ci sono i resti del villaggio preistorico di Turriga. Al suo interno è stata ritrovata nel 1935, dentro un cerchio di pietre, la celebre statuina di divinità femminile in marmo alta 42 centimetri, di schema geometrico cruciforme, intitolata alla Dea Madre, che è possibile ammirare al Museo Archeologico Nazionale di Cagliari. Abbiamo circa una trentina di esemplari di questo tipo, ma questa di Senorbì è la maggiore per dimensioni e la più curata nell'esecuzione dei particolari.
Dal paese prendiamo una strada di penetrazione agraria che porta a Sant'Andrea Frius e la seguiamo per due chilometri, fino a trovare l'insediamento punico di Santu Teru. Realizzato nel V secolo, si è sviluppato divenendo un fiorente centro di raccolta delle ricche risorse agricole della Trexenta, ed è stato abbandonato nel III secolo a.C. È presente una acropoli, che era circondata da una cortina muraria difensiva a pianta pressoché trapezoidale. All'esterno sono presenti abitazioni, accanto alle quali erano presenti attività di fonderia, come lascia supporre il ritrovamento di scorie metalliche. In questo insediamento è stato rinvenuto nel 1841 un famoso bronzetto di guerriero, il «miles cornutus». L'insediamento non è stato ancora interessato da scavi sistematici. Distante alcune decine di metri dall'acropoli di Santu Teru, separata da una piccola valle, troviamo la monumentale necropoli di Monte Luna, della quale sono state scavate ben 120 tombe. La maggior parte delle tombe è della tipologia più antica, a pozzo, con camera ipogeica aperta su un lato breve, che poteva contenere uno o due defunti. Le camere sepolcrali che si aprono ai lati del pozzo hanno pianta rettangolare o trapezoidale, sono spesso munite di banchette sui lati, hanno soffitto a botte o a spioventi. All'interno di una delle camere è presente una vaschetta votiva circolare. In alcuni ipogei si conservano tracce di decorazioni eseguite con ocra rossa, raffiguranti festoni, bande, motivi geometrici e lineari. Queste tombe sono attribuite al V e al IV sec. a.C. Nei secoli successivi sono state realizzate tombe a cella ipogeica e tombe a fossa terragna, queste ultime costituite da una semplice trincea aperta nel terreno. Di particolare interesse è la sepoltura dei bambini, dentro anfore sepolte in posizione non profonda, e le fosse contenenti vasi con i resti di incinerazione, ricoperte da un tumulo tronco piramidale. Nel III sec. a.C. si verifica un aumento delle cremazioni, legato più che ad una motivazione religiosa, alla situazione economica. I corredi funerari sono costituiti da anfore e brocche, vasetti a beccuccio, coppe, piatti da pesce, unguentari, lucerne, bruciaprofumi. Inoltre gioielli in oro e argento, collane, bracciali, anelli, diademi, orecchini. Di particolare pregio è il gioiello recuperato in una tomba principesca, composto da una spessa maglia in oro chiusa da due cilindri e con al centro un pendente a forma di ghirlanda. I corredi funerari della necropoli sono oggi conservati ed esposti nel Museo Archeologico «Sa Domu Nosta». Sant'Andrea Frius  Da Senorbì prendiamo verso sud la SS547 che, dopo nove chilometri, ci porta a Sant'Andrea Frius (nome in lingua Santu Andria Frius, metri 300, abitanti 1.927), centro agricolo posto in un territorio fra Trexenta e Gerrei con andamento irregolare e aspro, fatto di colline e piccole pianure, bagnato dal Rio Coxinas e dal Cirras, affluenti del Rio Mannu. È stato molto importante nel periodo delle occupazioni punica e romana, per poi venire ridimensionato in epoca successiva. Nel 1119 Sant'Andrea Frius venne donata dal giudice Mariano Torchitorio II al figlio Costantino Salusio III. Dopo la caduta del Giudicato passò sotto il dominio dei Pisani, quindi agli Aragonesi. Intorno al '600 venne abbandonato fino ai primi del '700, quando alcune famiglie vi si reinsediarono.
Nel centro del paese è presente la chiesa Parrocchiale dedicata a Sant'Andrea Apostolo. Inaugurata nel 1958, presenta una struttura moderna e sul frontale ha un mosaico raffigurante il Santo patrono mentre pesca. L'interno e a navata unica. Alla periferia del paese, ai bordi della strada per Coxinas, su un piccolo colle è presente la Chiesa dedicata alla Madonna di Bonaria, ristrutturata da alcuni anni. San Basilio  Tornati a Senorbì, prendiamo verso est la SP23, la tortuosa strada che da Senorbì conduce a Goni. Dopo sette chilometri arriviamo a San Basilio (nome in lingua Santu 'Asili, metri 420, abitanti 1.449), situato alle pendici della collina Pitz 'e Pranu, che costituisce un punto di passaggio tra la pianeggiante Trexenta e le alture del Gerrei. La leggenda vuole che il nome al paese sia stato dato dai monaci greco bizantini seguaci di San Basilio Magno, vescovo di Antiochia, i quali vi costruirono un sontuoso monastero.
Nel centro del del paese troviamo la Parrocchiale dedicata a San Pietro Apostolo, costruita tra il 1593 e il 1723. La Chiesa ha una pianta a croce romana e la facciata non è più quella originaria. Importante anche la Chiesetta di San Basilio, del XII secolo, circondata in passato, da un sontuoso monastero. Si trova nel centro del paese. È recentemente iniziato il suo restauro. Alla fine del mese di giugno vi si tiene la festa di San Basilio, con un calendario ricco di manifestazioni religiose e civili. Si tratta di una delle sagre più suggestive della zona, che richiama numerosi fedeli provenienti oltre che dalla Trexenta anche dal Gerrei e dal Campidano. Nel centro del paese, sotto la Chiesa dedicata a San Basilio, si trovano i resti del Convento greco-bizantino, sotto il quale si trova una parte degli antichi edifici termali Romani. Le Terme Romane furono trovate per caso circa dodici anni fa, quando si effettuarono i primi scavi. Furono individuate grandi strutture murarie, le condotte per l'acqua, e alcune piccole camere. Queste Terme furono utilizzate dai monaci bizantini come basi per edificare il convento del IX secolo d.C. del quale si scorgono i ruderi tutto intorno e vicino alla Chiesetta di San Basilio. La prossima tappa del nostro viaggio | Nella prossima tappa del nostro viaggio proseguiremo la visita della Trexenta recandoci a Ortacesus, da dove proseguiremo per Guasila con la Parrocchiale della Vergine Assunta, quindi a Guamaggiore, Selegas ed a Suelli con la Cattedrale di San Pietro. Dopo una deviazione a Siurgus Donigala, ci recheremo a Gesico e Mandas. |  |
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