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| Iniziamo la visita del Sarcidano recandoci a Serri con il Santuario federale di Santa Vittoria, poi a Escolca, Gergei, Isili, Nurallao e Nuragus
In questa tappa del nostro viaggio inizieremo la vista della regione del Sarcidano. Ci recheremo a Serri, dove vedremo il Santuario federale di Santa Vittoria. Andremo poi a visitare Escolca e Gergei. Concluderemo il nostro viaggio a Isili, dove andremo a vedere il nuraghe Is Paras, per recarci poi a visitare Nurallao e Nuragus.
Per ingrandire le immagini e per scorrerle cliccare sulle immagini piccole presenti in questa pagina. La regione del Sarcidano Il Sarcidano è una regione della Sardegna che si estende tra il territorio del Campidano e quello della Barbagia. I comuni che ne fanno parte sono in Provincia di Oristano: Genoni e Laconi, che sono già stati descritti in una precedente tappa del nostro viaggio. Vedremo ora i comuni in Provincia di Cagliari: Escolca, Gergei, Isili, Nuragus, Nurallao, Nurri, Orroli, Serri, Villanova Tulo. Vi è diffusa la quercia, ma non mancano anche foreste di castagno. Elemento morfologico dominante è l'altopiano di Laconi, il più grande tavolato calcareo della Sardegna. Al suo interno si estendono i due laghi artificiali del Mulargia e del Flumendosa. Il territorio del Sarcidano è costellato di numerose testimonianze archeologiche, prevalentemente nuragiche.
Nel Sarcidano visitiamo Serri  Da Mandas la SS128 ci porta, in sei chilometri, a Serri (metri 617, abitanti 761), un piccolo centro agricolo posizionato su una piccola collina in prossimità della Chiesa campestre di Santa Lucia, ai margini di un vasto altipiano spianato di origine vulcanica chiamato la giara di Serri. La tradizione riporta la sua origine alla fuga per una pestilenza degli abitanti della vicina città romana di Biora, le cui rovine sono ancora visibili nel fondo valle. L'arrivo a Serri ci fa entrare nel Nuorese, dato che Serri apparteneva alla Provincia di Nuoro prima della riforma della provincie del 2004. Affascinante il paesaggio della Giara, anche se in estate la vegetazione è sempre completamente bruciata dal sole.

In paese possiamo visitare la Parrocchiale di San Basilio Magno. Edificata nell'anno 1100 da monaci bizantini, venne in seguito restaurata in stile aragonese. L'interno della Chiesa è caratterizzato dalla pianta a croce latina, a tre navate separate da archi a sesto acuto. La facciata in pietra ha un grande rosone e sul lato destro è presente una massiccia torre campanaria in pietra. Il Santuario federale di Santa Vittoria vicino a Serri Seguendo le indicazioni, dal centro del paese in quattro chilometri raggiungiamo la giara, dove è presente il sito archeologico di Santa Vittoria. Prende il nome dalla piccola Chiesa medioevale di Santa Vittoria, presente all'interno della zona archeologica e costruita sopra i resti di un nuraghe a corridoio di tipo arcaico. Si tratta di un grande villaggio preistorico della fine del II millennio a.C. che si estende su un'area di circa quattro ettari, posta su un'altura in posizione dominante e difesa da alti bastioni. è un grande villaggio con numerose abitazioni ed edifici di uso comune.
Il nome di Santuario federale deriva dalla presenza, all'interno del villaggio, di un'ampia zona chiamata recinto delle feste, formata da cinque grandi capanne. Tre sono circolari (il recinto dell'ascia bipenne, il recinto con sedile e la fonderia) e due sono quadrate (la casa del focolare e la cucina). È presente poi la capanna delle riunioni con i sedili disposti in cerchio, del diametro di 75 metri, che ospitava un porticato interno ed era circondata da piccoli vani nei quali si ritiene venissero ospitati i partecipanti alle cerimonie sacre provenienti da zone anche molto lontane. Poco discosta è la cosiddetta casa del capo, la capanna più rifinita, forse sede del capotribù, con un ampio vestibolo quadrangolare. La zona sacra adiacente al recinto delle feste ed alla capanna delle riunioni comprende il pozzo sacro, realizzato con pietre di basalto e calcaree, con la pianta a buco di serratura, con un diametro di due metri ed una profondità di tre metri. Vicino al pozzo, si trova un tempio ipetrale, ossia privo di copertura, a pianta quadrangolare, contornato da tre capanne circolari. Un altro nuraghe si trova a fianco del tempio. Nei dintorni dell'ingresso si trova un altro complesso formato principalmente da abitazioni, tra le quali la capanna più grande di tutto il sito, chiamata la Curia, con un diametro interno di 11 metri ed i muri spessi circa due metri, dotata di sedili lungo il muro interno sopra i quali c'è una corona di pietre infisse orizzontalmente nel muro ad una altezza di circa due metri. Probabilmente era un edificio pubblico per le riunioni della comunità. All'interno si trova anche una vasca di calcare, con a fianco un betilo conico, intorno al quale sono stati trovati innumerevoli resti di animali sacrificati, ed anche statuine rappresentanti gli stessi animali. Vicino alla Curia c'è il cosiddetto Recinto di Giustizia dove si suppone si tenessero i giudizi degli dei. Si ritiene sia stato utilizzato fino al VII secolo a.C. 
I bronzetti di Serri, più recenti di quelli di UtaAll'interno del Santuario federale di Santa Vittoria sono stati rinvenuti numerosi bronzetti che sono conservati oggi nel Museo Archeologico di Cagliari. Sono bronzetti diversi da quelli rinvenuti a Uta, rappresentano guerrieri con abbigliamento ed acconciature evolute, i capelli non sono corti ma raccolti in lunghe trecce, l'elmo ha corna più lunghe, gli scudi sono più elaborati e non compaiono più alcune armi come il boomerang. Vengono, quindi, ritenuti più recenti, presumibilmente realizzati tra l'VIII ed il VII secolo a.C., ossia dopo l'emigrazione dei Shardana seguita alla grande catastrofe del 1200 a.C. forse da parte dei Shardana rimasti sull'isola oppure, secondo un'ipotesi di Leonardo Melis, da quelli che vi tornarono e che i Greci chiamarono Fenici. 
Escolca  Da Serri prendiamo la SP9 che ci porta, in 4,5 chilometri, a Escolca (nome in lingua Scroca, metri 416, abitanti 705), piccolo e grazioso centro del Sarcidano. Escolca si estende in un'ampia vallata che, scendendo dolcemente dalla rocciosa giara di Serri, si ricongiunge alle terre della Trexenta e della Marmilla.
L'abitato è caratterizzato da strade in salita e discesa, intorno alla cinquecentesca Parrocchiale di Santa Cecilia. Chiesa tardo-gotica, custodisce all'interno una seicentesca statua lignea della Santa. Archeologia nei dintorni di EscolcaFra le testimonianze più antiche presenti sul territorio è da segnalare il nuraghe Mogorus, ancora del tutto da scavare e probabilmente integro. Gergei  Proseguendo sulla SP9, dopo due chilometri arriviamo a Gergei (nome in lingua Grexei, metri 374, abitanti 1.471), piccolo centro agricolo e di allevamento, conosciuto come il paese dell'olio e della buona cucina. Il nome del paese sta ad indicare l'agricoltore, il contadino.
Nel centro del paese troviamo la Parrocchiale di San Vito, una delle più interessanti chiese sarde. Edificata nel '500 in stile gotico catalano, presenta anche elementi rinascimentali e barocchi, frutto dei rifacimenti successivi. All'interno si trova una notevole quantità di opere d'arte, tra le quali sculture e opere pittoriche del '500. Isili  Da Gergei prendiamo la SP9/bis che ci porta, in sei chilometri, a Isili (metri 523, abitanti 3.112), un paese che rappresenta il nucleo amministrativo, economico e culturale del Sarcidano e della Barbagia di Seulo, centro di produzione dei caratteristici tappeti sardi, degli arazzi, delle bisacce e della tipica lavorazione a «pibiones» di lana, lino e cotone. La lavorazione a pibiones è una tradizionale tecnica di tessitura a grani tipica della Sardegna. La parola pibiones in sardo indica gli acini d'uva, ed è il nome che viene dato ai piccoli anelli di filato che sporgono dalla superficie del tessuto formando un disegno. Ad Isili saremmo arrivati più comodamente direttamente da Serri con la SS128 percorrendo otto chilometri.
In paese possiamo visitare la chiesa Parrocchiale di San Saturnino. Edificata nel '300, è stata in seguito modificata in stile gotico-aragonese. Presenta nella facciata due campanili diseguali. In centro troviamo anche la Chiesa di San Giuseppe Calasanzio. Edificata all'inizio del '600 dai Padri Scolopi in uno stile popolaresco definito sardo rinascimentale. L'interno è a pianta centrale, sovrastato da una grande cupola decorata all'esterno con ceramica. Sulla facciata sono presenti due portici, ed ha un portale decorato con colonne tortili. Nelle botteghe di Isili sopravvive l'antica arte della lavorazione del rame, tanto che nell'ex convento degli Scolopi è stato realizzato il Museo dell'Arte del Rame. Il nuraghe Is Paras e la pietra di IsiliUscendo dal paese di Isili verso Nurallao, troviamo il nuraghe Is Paras, ossia il nuraghe delle fate, situato alla periferia del paese e visibile dalla strada, molto bello e ben conservato. È un nuraghe complesso di tipo trilobato. All'esterno della torre centrale, la cerchia muraria era difesa da tre torri, ed una scaletta dal piccolo cortile permetteva di raggiungere gli spalti. La sua realizzazione è avvenuta per fasi successive. In origine il nuraghe era costituito dalla sola torre centrale realizzata utilizzando blocchi di calcare bianco locale, formata da due piani sovrapposti dei quali oggi si conserva solo quello inferiore. Entrati nella torre, un corridoio permette di accedere alla camera centrale, con la sua maestosa e bellissima camera a tholos alta ben 12 metri, la più alta e meglio conservata tra quelle di tutti i nuraghi della Sardegna. Al centro della camera si apre un pozzo circolare, con le pareti foderate da blocchi di pietra. A cinque metri di altezza, sulla parete destra, si trova la scala che portava al secondo piano. In una seconda fase è stata costruita, di fronte al mastio, una torre più piccola, con un piccolo cortile chiuso da mura rettilinee. In una terza fase sono state aggiunte le altre due torri, unite tra di loro e alle strutture più antiche da muri rettilinei. Intorno è stato realizzato un antemurale munito di altre torri. Intorno al nuraghe si sviluppava un grande villaggio preistorico di capanne circolari ancora da scavare. Diversi ritrovamenti ne attestano l'utilizzo fino in epoca romana e altomedievale, a questi periodi infatti risalgono numerosi reperti rinvenuti durante gli scavi. 
A Isili è stata rinvenuta una pietra di basalto locale con incisi tre cerchi concentrici, due vicini tra loro, il terzo più piccolo, poco distante, che viene comunemente denominata la pietra di Isili. I tre cerchi concentrici sono composti da una coppella centrale racchiusa da due cerchi concentrici, ed anche in questo caso un bastoncello unisce e attraversa i cerchi, penetrando sino alla coppella centrale. Sono decorazioni molto simili a quelle presenti su «Sa Perda Pintà», a Mamoiada. Nurallao  Da Isili prendiamo la SS128 che, in nove chilometri, ci porta a Nurallao (nome in lingua Nuradda, metri 390, abitanti 1.428), piccolo centro del Sarcidano ad economia basata principalmente sulla pastorizia, sull'agricoltura e sull'artigianato.
Nella parte alta dell'abitato si trova la Parrocchiale di San Pietro Apostolo, patrono di Nurallao. È caratterizzata da un alto campanile tutto in pietra, con cella campanaria aggraziata da bifore. Sempre nella parte alta dell'abitato è possibile visitare la casa-museo rurale di zia Luigina. Conserva arredi sardi, attrezzi della civiltà agro-pastorale e vestiario tradizionale ottocentesco. Archeologia nei dintorni di NurallaoDa Nurallao usciamo in direzione di Nuragus e svoltiamo subito a sinistra, nella prima sterrata, procediamo per 400 metri poi giriamo a sinistra. Dopo 1,2 chilometri giriamo a destra e risaliamo la collina per circa 300 metri. La tomba dei giganti di Aiòdda si presenta con l'esedra semicircolare a lastroni in calcare e i resti di una larga stele spezzata alla base, con un portello d'ingresso rettangolare. La camera si trova su un piano infossato. All'interno sono stati rinvenuti gli scheletri di circa venti corpi, oltre a frammenti ceramici, spilloni metallici di rame o bronzo, ed altro. Una deviazione a Nuragus  Tornati indietro sulla SS128 per un chilometro, svoltiamo a destra verso ovest sulla SS197 che dopo quattro chilometri ci porta a Nuragus (mt 359, ab 1.037), paese ubicato a nord della Giara di Gesturi. Il paese è stato costituito dai superstiti della città di Valentia, capoluogo dei Valentini, un'antica piazzaforte durante l'epoca romana, importante punto di riferimento per il commercio tra Cagliari e Olbia, che sarebbe stata distrutta dai Vandali nell'VIII secolo. Il nome Nuragus. nell'ipotesi del Casalis, deriverebbe dalla molteplicità di nuraghi esistenti nel territorio, trentotto in appena 1900 ettari.
In centro si può visitare la Parrocchiale di Santa Maria Maddalena, del XVI secolo. La Chiesa mostra, nel campanile, i caratteri architettonici tardo gotico-Aragonesi. Archeologia nei dintorni di NuragusIl nuraghe Santu Millanu è situato nella zona di Coni, in un'area ricca di emergenze archeologiche. Deve il suo nome alla Chiesetta che fino alla metà del XIX secolo era situata a pochi metri, intitolata appunto a Santu Millanu (san Gemiliano). Il nuraghe Valenza è uno dei pochi esempi di nuraghe esalobato individuati. L'area è stata intensamente abitata dall'epoca nuragica a quella punica e romana, come i reperti archeologici abbondantissimi stanno a testimoniare. Di notevole importanza è il pozzo sacro di Coni, posto nell'ideale triangolo formato dai nuraghi Valenza e Santu Millanu. È un pozzo di piccole dimensioni, ma di fattura raffinata con i blocchi basaltici ben squadrati a formare la tholos ed i gradini. Al suo interno è stata ritrovata una statuetta bronzea di figura femminile nota come la Matriarca in preghiera. La prossima tappa del nostro viaggio | Nella prossima tappa del nostro viaggio nel Sarcidano ci recheremo a visitare Villanova Tulo e vedremo il lago Medio del Flumendosa. Da Villanova Tulo entreremo nella Barbagia di Seulo, dove visiteremo Erzerili, Sadali e Seulo. Torneremo quindi nel Sarcidano e ci recheremo a Nurri ed a visitare Orroli, dove vedremo il nuraghe Arrubiu. |  |
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