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Dal Sarcidano a Villanova Tulo, ci recheremo nella Barbagia di Seulo a Esterzili, Sadali e Seulo, e poi di nuovo nel Sarcidano a Nurri e Orroli


Il nostro itinerarioIn questa tappa del nostro viaggio, nel Sarcidano ci recheremo a visitare Villanova Tulo e vedremo il lago Medio del Flumendosa. Da Villanova Tulo entreremo nella Barbagia di Seulo, dove visiteremo Erzerili, Sadali e Seulo. Torneremo quindi nel Sarcidano e ci recheremo a Nurri ed a visitare Orroli, dove vedremo il nuraghe Arrubiu.

Per ingrandire le immagini e per scorrerle cliccare sulle immagini piccole presenti in questa pagina.

Villanova Tulo Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Stemma del comune di Villanova TuloDa Nurallao la SP52 ci porta, in 17 chilometri, a Villanova Tulo (nome in lingua Biddanoa Tulu, metri 571, abitanti 1.207), centro del Sarcidano situato sul lato destro del fiume Flumendosa. A Villanova Tulo saremmo potuti arrivare più comodamente da Serri, in 19 chilometri, percorrendo la SS198.

In centro si trova la chiesa parrocchiale di San Giuliano Martire, patrono del paese. Riedificata in stile tardo gotico-aragonese nel 1663 su una struttura preesistente presumibilmente eretta intorno all'anno 1000, ha un campanile del 1895. Il restauro effettuato negli anni '50 ne ha purtroppo resa banale la facciata. La festa di San Giuliano vede per due giorni balli in costume sardo, musica, brindisi e banchetti.

Al centro del paese c'è Piazza Roma, detta Sa Prazzitta, in cui si trova una statua in bronzo di Benvenuto Lobina realizzata da Piergiorgio Gometz ed il Monumento ai Caduti di Pinuccio Sciola, lo scultore e pittore di San Sperate. Lo stesso artista ha realizzato la maggior parte dei bellissimi murales che decorano il paese, ispirati ai personaggi descritti da Benvenuto Lobina.

Benvenuto LobinaIl volume «Po cantu Biddanoa» di Benvenuto LobinaVillanova Tulo dà i natali nel 1914 a Benvenuto Lobina. Passata l'infanzia nel piccolo centro dove nel 1925 ottiene da privatista la licenza elementare, consegue sempre in privato il diploma di licenza media. Nel 1932 viene assunto dalle Poste di Cagliari ed abbandona il paese. Nei primi anni Trenta fa conoscenza con alcuni giovani intellettuali cagliaritani, con i quali nel 1933 fonda il Circolo Futurista di Cagliari. Nello stesso anno, alcune sue poesie sono pubblicate dalla rivista «Futurismo» di Mino Somenzi. Nel 1935 è militare a Sassari, parte volontario per l'Africa dove trova un impiego presso le Poste di Addis Abeba. Tornato a Sassari lavora come funzionario delle Poste. Negli anni '50 avviene la sua affermazione poetica. Il quotidiano «La Nuova Sardegna» pubblica in terza pagina i suoi versi in sardo, e nel 1964 vince il premio Città di Ozieri. La sua prima raccolta di poesie è «Terra, disperada terra» del 1975, e nell'ottobre dello stesso anno vince il premio nazionale Lanciano. Dedicatosi alla narrativa, nel 1984 vince il Premio «Casteddu de sa fae» a Posada, con il romanzo «Po cantu Biddanoa» che verrà pubblicato tre anni dopo, scritto nella variante campidanese della lingua sarda e da lui tradotto con testo a fronte in italiano. Muore a Sassari nel 1993 per una leucemia acuta. Il primo capitolo del suo secondo romanzo incompiuto «Bonas tardas, Magestà» sarà da lui trasferito in un racconto pubblicato postumo nel 2000 nella raccolta «Racconti». In suo onore il comune di Villanova Tulo ha istituito nel 1993 un premio per opere poetiche in lingua sarda.

Il lago Medio del Flumendosa Visualizza la mappa

Altri tre chilometri ed arriviamo sul ponte sul lago Medio del Flumendosa. Il Flumendosa, con la sua lunghezza di 127 chilometri, è il secondo fiume della Sardegna. Ha origine sulle pendici orientali del Gennargentu e sfocia nella costa orientale presso Muravera. È il fiume più importante dell'isola, per la natura e le caratteristiche del suo corso e per gli aspetti della sua utilizzazione, ed è probabilmente il più bello dal punto di vista naturalistico ed ambientale. La storia dei tre laghi artificiali del Flumendosa, realizzati per l'alimentazione delle tre centrali idroelettriche, inizia nel 1928, quando si avviarono i primi cantieri. Dopo diverse traversie ed interruzioni, nell'estate del 1947 ebbe inizio l'ultima fase dei lavori. Nel marzo del 1949 entrò in servizio la centrale del Primo Salto, nell'aprile quella del Secondo Salto; nel novembre quella dell'ultimo. Il Lago Medio del Flumendosa è il più grande dei tre laghi artificiali realizzati lungo il corso del fiume per regolarne le piene e per irrigare il Campidano. Realizzato nel 1952, questo lago si stende per una lunghezza di oltre 20 chilometri. In una prossima tappa visiteremo anche il lago Alto del Flumendosa, mentre non abbiamo visto il lago basso, che si trova nell'ultimo tratto, prima della foce.

Il lago Medio del Flumendosa Il lago Medio del Flumendosa

Verso nord entriamo nella Barbagia di Seulo

La Barbagia di SeuloQui è dove finiva la Sardegna romana ed iniziava la cosiddetta Barbaria, la terra abitata dai barbari. I Romani chiamavano barbari le genti di questa parte della Sardegna, i cosiddetti Sardi Pelliti (vestiti di pelli), che detestavano per la loro irriducibilità e tenacia nel contrastare il dominio dei conquistatori. Le difficoltà di comunicazione e le differenze culturali hanno creato notevoli divisioni all'interno di questo territorio, che viene comunemente distinto in tre Barbagie: a sud la Barbagia di Ollolai, quella di Belvì e quella di Seulo che si va a sviluppare nella parte settentrionale della Provincia di Cagliari e di quella che oggi è la Provincia dell'Ogliastra. Usciamo da Villanova Tulo e, dopo tre chilometri, prendiamo verso nord la SS198 che ci porta nella Barbagia di Seulo. I comuni che ne fanno parte sono in parte in Provincia di Cagliari ed in parte nell'Ogliastra. Alla Provincia di Cagliari appartengono i comuni: Esterzili, Sadali e Seulo. Alla Provincia dell'Ogliastra appartengono i comuni: Seui e Ussassai. Una più completa descrizione della Barbagia la daremo nella prima tappa del nostro viaggio, nella Provincia di Nuoro.

La Barbagia di Seulo La Barbagia di Seulo La Barbagia di Seulo La Barbagia di Seulo

Esterzili Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Stemma del comune di EsterziliSeguiamo la SS198 e, dopo 13 chilometri, prendiamo a destra la SP53, che in sette chilometri ci porta a Esterzili (nome in lingua Stretzili, metri 731, abitanti 867), piccolo centro situato sul Monte Santa Vittoria, in posizione particolarmente affascinante. Il centro storico conserva intatto il fascino delle antiche abitazioni della Sardegna ed è reso caratteristico dalla presenza di numerosi murales.

In centro si trova la chiesa parrocchiale intitolata a San Michele Arcangelo, edificata nel XV secolo sotto la dominazione spagnola. Edificata in stile gotico aragonese, ha pianta longitudinale con una navata centrale e due laterali. La facciata presenta una merlatura sul prospetto ed un rosone sopra l'ingresso ogivale. Ha un campanile a vela.

Resti archeologici nei dintorni di Esterzili

Oltrepassiamo l'abitato di Esterzili e proseguiamo per circa un chilometro, quindi svoltiamo a sinistra in una strada che sale sul Monte Santa Vittoria, alto 1212 metri, con sulla sommità una vasta pineta. Arrivati alla cima del Monte troviamo sulla destra il villaggio preistorico del Monte Santa Vittoria.

Continuando sulla strada principale per altri due chilometri, troviamo sulla sinistra della strada il tempio a megaron Domu de Orgia o Domu 'e Urxia. È il più grande tempio a megaron conosciuto, databile seconda metà del II millennio a.C. Ha pianta rettangolare di circa 10x20 metri, ed i muri conservano un'altezza di circa due metri. L'ingresso è dotato di un vestibolo ad ante, con un bancone-sedile lungo i muri, utilizzato dai fedeli per deporre i loro oggetti votivi. All'interno, il tempio è costituito da due locali, una cella maggiore con panche lungo le pareti, dalla quale si accede, attraverso una porta situata sul fondo, a una cella minore, anch'essa dotata di panche lungo le pareti. Il tempio è racchiuso in un recinto ellittico di 50x28 metri, con uno spessore murario di 1,5 metri, ridotto però oggi a un solo filare di pietre.

Sadali Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Stemma del comune di SadaliTornati indietro con la SP53, riprendiamo la SS198 che, in altri cinque chilometri, ci porta a Sadali (nome in lingua Sàdali, metri 705, abitanti 1.055), paese noto per il suo centro storico ricco di verde e costruito attorno a numerose sorgenti d'acqua. Il vecchio abitato è disposto sul versante di una valle, alla sommità della quale è stato edificato il paese nuovo. Sadali è anche meta di passaggio del Trenino Verde.

In fondo alla valle si trova la chiesa parrocchiale di San Valentino Martire. Edificata in periodo tardo bizantino, è stata ricostruita nel '300 e ristrutturata, nella facciata, nel XVI secolo con l'aggiunta di un rosone e del bel portale. Nei pressi della chiesa scorre la cascata di San Valentino, con un salto di sette metri, che azionava un mulino ad acqua costruito a fine 1600 da don Salvatore Locci, tutto in legno tranne delle parti dei congegni soggetti a notevoli sforzi che erano in metallo. Sadali viene anche chiamato il paese nell'acqua, perché è l'unico centro abitato in Europa con una cascata nel centro cittadino.

Archeologia e cascate nei dintorni di Sadali

All'interno del bosco di lecci chiamato foresta di Addòli, lungo la SP8 che porta da Sadali a Seulo, possiamo visitare le grotte Is Janas, lunghe 300 metri e ricche di concrezioni, di stalattiti e di stalagmiti e di una interessante fauna cavernicola. Secondo la leggenda la grotta era la dimora di tre janas, mezze fate e mezze streghe, che amavano la buona cucina, rispettate e temute dagli abitanti della zona. Un giorno decisero di fare molte frittelle e, friggendo e mangiando, non si resero conto che il tempo passava e che era giunto il periodo della quaresima. Un frate, che da Sadali andava a predicare a Seulo, fu attratto dal profumo delle frittelle e raggiunse la grotta. Adirato perché non rispettavano il digiuno quaresimale le rimproverò, ma le janas, anziché pentirsi per il loro operato, lo aggredirono e lo impiccarono. Ma la giustizia divina le punì, furono infatti pietrificate unitamente ai loro utensili ed al cadavere del povero religioso, che pende ancora dal soffitto come una grossa stalattite...

Dalle grotte di Is janas possiamo scendere, con un sentiero attrezzato, alla cascata Su Stampu 'e Su Turrunu, sul Riu Su Longufresu, che segna anche il confine comunale col territorio di Sadali. Possiamo vedere il particolare fenomeno carsico, un singolare inghiottitoio-risorgente che riceve le acque del Riu 'e Spinedda. Il ruscello scompare in una cavità nel terreno, per ricomparire dopo due salti successivi, decine di metri più in basso, in una cavità a forma di grotta, con una bella cascata che forma un laghetto. La cavità risulta composta da due ambienti sovrapposti ed è percorribile con scale. Il tutto costituisce un affascinante monumento naturale.

Seulo Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Stemma del comune di SeuloDa Sadali prendiamo la SP8 che dopo 13 chilometri ci fa arrivare a Seulo (nome in lingua Seulu, metri 799, abitanti 1.026), centro ad economia selvo pastorale che dà il nome alla Barbagia omonima. Il suo territorio si presenta ricco di grotte ricche di stalattiti e stalagmiti, e nel territorio abbondano sorgenti ricche di acqua. Seulo è anche meta di passaggio del Trenino Verde.

In paese troviamo la chiesa parrocchiale della Vergine Immacolata. È stata edificata in stile gotico aragonese nel '500, ma pare sia stata costruita ampliando una chiesa più antica. Il campanile è stato aggiunto attorno al 1826, quando è stata rivista tutta la struttura, allungando la chiesa e aggiungendo la cupola ed il presbiterio.

Nei dintorni di Seulo

Nei pressi del paese possiamo vedere la piccola chiesa campestre o santuario di San Cosimo, dedicata ai santi Cosma e Damiano, costruita nel '600. Ha la facciata quadrata, nella quale spiccano un rosone gotico ed un bel portale con arco a sesto acuto. L'ultimo fine settimana di settembre si celebra la festa dei santi Cosma e Damiano, che dura tre giorni. Oltre ai riti religiosi si svolgono canti e balli in costume, e vengono offerti dolci e vino. Le statue dei due santi esistono da circa 600 anni.

Sempre fuori dall'abitato, si può visitare anche la piccola chiesa campestre o santuario di Santa Barbara, dedicata a Santa Barbara e San Giovanni, costruita agli inizi del '900 in località Genna 'e sa Luna, a circa due chilometri dal paese. La facciata esterna, abbellita da una cornice in pietra, ospita il portone in legno con finto architrave in pietra sormontato da un rosone circolare. La festa di Santa Barbara e San Giovanni si svolge l'ultima domenica di giugno. Le celebrazioni cominciano il pomeriggio della vigilia quando i santi, in processione, vengono portati a spalla dal paese fino alla chiesetta, seguiti con grande solennità da tutta la popolazione.

Di nuovo nel Sarcidano verso sud arriviamo a Nurri Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Stemma del comune di NurriRiprendiamo adesso la nostra visita del Sarcidano da Villanova Tulo. Usciti da Villanova Tulo prendiamo, dopo cinque chilometri, verso sud la SS198 che seguiamo per cinque chilometri, Poi prendiamo a sinistra la SP10 che, in tre chilometri, ci porta a Nurri (metri 590, abitanti 2.461), grosso borgo agricolo e pastorale situato nelle colline del Sarcidano. Era una volta famoso per la produzione delle mole di basalto per la molitura del grano, ed oggi è centro di produzione vinicola. Le attività prevalenti sono la pastorizia, la produzione di cereali, la produzione di uva da vino e di olive. Anche da qui partono diverse strade che portano fino sulle coste del lago Medio del Flumendosa. Nurri è anche meta di passaggio del Trenino Verde.

Nel centro del paese troviamo la chiesa parrocchiale di San Michele, di notevole importanza. È stata edificata nel '500, con pianta a croce greca, e ristrutturata nel '700. Isolata rispetto alla chiesa, si trova la torre campanaria, realizzata in stile gotico-aragonese nel '500 e caratterizzata da un bel portale.

Orroli Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Stemma del comune di OrroliDa Nurri proseguiamo sulla SP10 che, in 3,5 chilometri, ci porta a Orroli (metri 530, abitanti 2.770), importante centro del Sarcidano sulla destra del lago Medio del Flumendosa, situato alle pendici dell'altopiano basaltico di Pranemuru. Ha un'economia agropastorale, ma i siti archeologici presenti nell'area hanno permesso un importante sviluppo turistico. Il nome deriva dai boschi di rovere, in sardo «orroli», presenti nel territorio. È noto come il paese della longevità per la insolita presenza di ultracentenari tra la sua popolazione. Il più anziano, le cui foto erano presenti un pò dappertutto, quando sono arrivato era morto da appena qualche mese. Orroli è anche meta di passaggio del Trenino Verde.

Nella periferia del rione più antico dl paese troviamo la chiesa di San Nicola, situata vicino ai resti del nuraghe omonimo, parzialmente interrato e inglobato nel tessuto urbano. È stata la prima chiesa parrocchiale di Orroli, ruolo che mantiene fino al '500, quando viene costruita l'attuale parrocchiale dedicata a San Vincenzo Martire. Nel XVI secolo la chiesa viene ristrutturata per assumere l'aspetto attuale, con l'interno a tre navate dotato di copertura in legno a capriate e delimitate da archi a tutto sesto, la facciata dotata di tre ingressi e sormontata da un campaniletto. Nel corso degli ultimi restauri, lo smantellamento della pavimentazione ha permesso di individuare strutture preesistenti. In particolare sono emersi il perimetro di un tempio cristiano del VI secolo, un edificio di epoca alto medioevale realizzato su costruzioni murarie del periodo nuragico, da cui con successivi ampliamenti è derivata la struttura attuale.

Il nuraghe Arrubiu nei pressi di Orroli

Il volume «Il nuraghe Arrubiu di Orrolì»Da Orroli prendiamo la SP10 per Escalaplano, e giunti al chilometro nove svoltiamo a sinistra in una strada che porta, in 3,5 chilometri, all'area archeologica. Il nome del nuraghe Arrubiu deriva dal colore rosso delle pietre utilizzate per la costruzione. È un grande nuraghe complesso, tra i più grandi della Sardegna preistorica dato che le sue strutture si sviluppano su un'area di oltre 3000 metri quadrati. È costituito da un mastio centrale circondato da un bastione pentalobato, ossia una cerchia di mura con cinque torri laterali e mura molto spesse. Il mastio ha attualmente un'altezza residua di 16 metri, e conserva intatti il piano terra ed il primo piano, con le relative tholos. Nella camera principale della torre centrale è stato rinvenuto un vaso miceneo datato 1400 a.C. Davanti alla torre centrale è presente un bel cortile che ospita il pozzo. Lo spazio tra la torre centrale e la prima cerchia muraria è diviso in quattro ampi cortili, purtroppo invasi dalle pietre caduta con in crollo di gran parte della torre centrale. Una seconda cerchia di mura, più basse costituisce l'antemurale esterno, difeso da sette torri parzialmente visibili. Ancora più all'esterno si possono individuare i resti di una terza cinta muraria, che collega cinque torri. All'esterno di questa cerchia muraria si vedono le ricostruzioni delle abitazioni del villaggio preistorico. Sono anche presenti i ruderi delle mura edificate successivamente dai Romani e si possono vedere, ben conservati, i resti di due Laboratori artigianali di epoca romana, che in base a quanto rinvenuto all'interno si ritiene venissero utilizzati per la produzione del vino.

Orroli-Nuraghe Arrubiu: veduta del complesso nuragico Orroli-Nuraghe Arrubiu: veduta del complesso nuragico Orroli-Nuraghe Arrubiu: camminamenti Orroli-Nuraghe Arrubiu: camminamenti Orroli-Nuraghe Arrubiu: vaso in bronzo Orroli-Nuraghe Arrubiu: ricostruzione di una capanna a tholos del villaggio nuragico Orroli-Nuraghe Arrubiu: resti di una bottega romana per la lavorazione del vino

Sulla SP10 per Escalaplano, circa un chilometro dopo la deviazione per il nuraghe Arrubiu vediamo sulla destra il nuraghe De Pardu. Quasi di fronte al nuraghe troviamo un sentiero che si inoltra sull'altopiano e porta al villaggio preistorico Su Putzu. Il villaggio è composto da circa cento capanne, molte delle quali con i muri ancora in buono stato, ed ha un pozzo sacro che dà il nome al sito archeologico.

La prossima tappa del nostro viaggio

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Nella prossima tappa del nostro viaggio, ci recheremo a Escalaplano, da dove proseguiremo per la regione del Gerrei. Visiteremo Goni, Ballao e Armungia, il paese natale di Emilio Lussu. Proseguiremo per Villasalto e San Nicolò Gerrei che viene considerato il capoluogo della regione. Dopo una deviazione a Silius riprenderemo il viaggio che ci porterà a rientrare a Cagliari.

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