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| In Ogliastra a Ulassai e Osini, poi a Gairo, quindi nella Barbagia di Seulo a Ussassai e Seui
In questa tappa del nostro viaggio proseguiremo la visita dell'Ogliastra interna meridionale. Da Jerzu saliremo verso nord passando per Ulassai e Osini, da dove devieremo prima per Gairo e poi ci recheremo verso l'interno. Entreremo quindi nella Barbagia di Seulo, dove visiteremo Ussassai e Seui, il principale centro della Barbagia di Seulo.
Per ingrandire le immagini e per scorrerle cliccare sulle immagini piccole presenti in questa pagina. In Ogliastra ci rechiamo a visitare Ulassai  Da Jerzu, invece di deviare verso Perdasdefogu, proseguiamo verso nord lungo la SP11, in direzione di Ulassai, attraversando un paesaggio bellissimo, tra gli imponenti tacchi dell'Ogliastra. A tre chilometri da Jerzu, la SP11 ci fa raggiungere Ulassai (nome in lingua Ulàssai, metri 775, abitanti 1.635), centro agricolo di cui sono caratteristici i lavori artigianali su telaio. Sorge in una posizione unica, situato tra i tacchi Bruncu Matzeu e Bruncu Pranedda, che creano un affascinante paesaggio dolomitico. Gran parte dei tacchi è ricoperta da foreste di lecci ed essenze mediterranee, che ne aumentano la naturale bellezza, ed in vari punti affiorano sorgenti che, nei periodi di maggior piovosità danno origine a cascate. 
Significativo il Palazzo Comunale, che si trova sopra la via principale, la cui edificazione risale al 1907. Si tratta di un palazzo di due piani, costruito in pietra calcarea locale in stile liberty. La vecchia Chiesa Parrocchiale era dell'inizio del '500, a tre navate con copertura a capriate in travi di ginepro, ed aveva la facciata principale rivolta a ovest. L'attuale chiesa Parrocchiale dedicata a Sant'Antioco Martire risale agli anni 50, quando è stata demolita la vecchia. È di gusto romanico moderno, a una navata con volta a botte. Ha la facciata principale esposta ad est, che si articola intorno ad un ampio portale sormontato da un doppio arco sormontato da un rosone. Sulla sinistra si trova un campanile a base quadrata. Nella Chiesa sono custodite una statua della Madonna di Monserrato del seicento di scuola spagnola, e una statua di Sant'Antioco che presenta la particolarità di avere intagliati solo mani, piedi e volto, mentre il resto della struttura è in traliccio di legno. All'interno del centro abitato si trova la Chiesa di San Sebastiano, del 1776. Durante un restauro del 1908 sono stati ritrovati i resti di una Chiesa precedente dedicata a Santa Margherita di Cortona. I dintorni di UlassaiA poche centinaia di metri dall'abitato, verso ovest, troviamo la cascata di Lecorci, attiva nei periodi di piovosità, quando raggiunge un salto di quasi 100 metri e può raggiungere una larghezza di oltre 70 metri. Poco sopra la cascata, alla base dei tacchi, si apre la grotta di Su Marmuri (del sussurro), una delle più grandi della Sardegna, lunga quasi un chilometro e con un'altezza che varia tra i 30 e i 50 metri. La temperatura interna non si allontana quasi mai dai 10°C. Colpiscono in questa grotta la grandiosità dell'ingresso, le diverse varietà della roccia, l'emozionante susseguirsi di stalattiti e stalagmiti policrome, le ampie voragini ed i laghetti, le alte volte costellate di splendide concrezioni. Belle le ampie sale interne, tra le quali la Sala degli Organi e i cosiddetti Cactus, prodotti dalle concrezioni che formano eccezionali sculture naturali. 
A circa sette chilometri dal paese, a sud della grotta di Su Marmuri, troviamo la zona di Santa Barbara, al centro della quale si erge la duecentesca Chiesetta romanica o Santuario di Santa Barbara. Di piccole dimensioni, a pianta longitudinale con tetto a capriate, è stata restaurata negli anni '50 su un impianto probabilmente del 1200. Al suo interno conserva una statua in legno del 1670 dedicata alla Santa, che tiene in mano il calice simbolo dei morenti. Osini e Osini Vecchio  Da Ulassai, sempre seguendo la SP11, dopo appena un chilometro raggiungiamo il piccolo ma importante centro agricolo di Osini, nei dintorni del quale troviamo diversi nuraghi ed il monumento naturale detto Scala di San Giorgio. Osini (metri 645, abitanti 964) è un paese dell'Ogliastra situato in un interessante ambiente naturalistico, nato dopo il 1951 in seguito ad una terribile alluvione che distrusse il vecchio abitato. Il suo territorio è in prevalenza montagnoso, ed essendo quasi privo di importanti vie di comunicazione con il resto della Sardegna, è rimasto estremamente vergine, incontaminata da interventi esterni. 
Nella piazza centrale del paese, di fronte al Municipio, si trova la chiesa Parrocchiale dedicata a San Giuseppe, edificata dopo l'alluvione del 1951. È a pianta longitudinale e presenta un'unica navata voltata a botte. Nell'abitato è presente anche la vecchia, del 1600. Percorrendo circa 500 metri, dopo l'uscita da Osini sulla SP11, incontriamo quanto resta dell'abitato di Osini Vecchio, abbandonato dopo le grandi alluvioni del 1951 e 1953. Nell'affascinante borgo abbandonato, tutto è rimasto com'era un tempo. Si possono ancora vedere le strade, le tipiche case ogliastrine, spesso a un piano, chiuse da caratteristici portoni in legno. Molte hanno le finestre e le porte ancora intatte, colorate com'era consuetudine di calce azzurra o rossa. Molto bella la seicentesca vecchia chiesa Parrocchiale dedicata a Santa Susanna. Purtroppo recentemente il paese ha subito molte razzie, tra cui il furto della campana dalla vecchia Chiesa Parrocchiale.
La Scala di San GiorgioDa Osini parte una stretta strada asfaltata, verso ovest, che permette di raggiungere e percorrere il fondo della Scala di San Giorgio, un imponente monumento naturale costituito da una gola molto angusta, lunga diversi chilometri, delimitata da alte muraglie di natura calcarea e dolomitica, che delimita a oriente il tavolato calcareo chiamato tacco di Osini. Le pareti della gola si alzano verticali per diverse decine di metri, ed è possibile salire fino sulla sommità di quelle rivolte verso oriente per ammirare il vasto panorama sulla valle del Rio Pardu. È un luogo di grande suggestione, caratterizzato da numerose diaciasi, nome con il quale si indicano profonde fratture delle masse rocciose, prodotte senza apprezzabile spostamento delle parti. La più conosciuta è la cosiddetta Sa Brecca 'e Usala, profonda quasi 100 metri. 
I diversi nuraghi nei dintorni di OsiniAttraversata la Scala di San Giorgio, arriviamo a un bivio, dove svoltiamo a destra seguendo le indicazioni per il nuraghe di Serbissi. Al termine della strada asfaltata prendiamo una strada bianca sulla destra, e dopo tre chilometri arriviamo ai piedi dell'altura dove sorge il nuraghe. Edificato a oltre 950 metri di altezza, in una posizione dominante dalla quale si poteva controllare tutta la zona, è senza dubbio il nuraghe più bello del tacco di Osini. È un nuraghe complesso, formato da un mastio centrale, ben conservato, con un diametro di circa 10 metri ed un'altezza residua di 6,3 metri, e tre torri laterali, fasciate da un poderoso bastione e collegate all'interno della struttura da uno stretto corridoio. La torre centrale ha due vani interni sovrapposti, la camera inferiore presenta la copertura a tholos ben conservata ed una nicchia nella parete sinistra, mentre la camera del piano superiore, raggiungibile con una scala a sinistra del corridoio d'ingresso, è quasi interamente crollata. Le torri laterali ed il bastione di protezione sono state quasi certamente realizzate in epoche successive. Attorno al nuraghe si trovano i resti di un villaggio preistorico, costituito da capanne circolari, alcune delle quali di ampie dimensioni. Lungo la strada che porta sulla cima della collina sulla quale sorge il nuraghe, circa 20 metri più a valle, troviamo gli ingressi della grotta di Sebissi, accessibile da due entrate distinte, una ad est e l'altra ad ovest. È quasi un tunnel naturale, che permette di attraversare la montagna sottostante il nuraghe, e contiene due grandi sale circolari collegate da un corridoio. Pur non essendo grandissima, si ritiene che la grotta fosse frequentata già in epoca prenuragica, e che sia stata utilizzata anche successivamente, forse come magazzino e come ambiente di conservazione delle derrate alimentari. Ed ancora pochi anni fa i pastori continuavano ad utilizzarla in questo modo. A valle è presente una tomba dei giganti, con una sorgente che costituiva presumibilmente una fonte sacra. Nelle vicinanze della tomba, come all'interno della grotta e nei pressi del nuraghe, sono stati ritrovati vari frammenti ceramici. 
Oltre il passo di San Giorgio, ci si affaccia sull'altipiano denominato Taccu. A sinistra, si scende nella vallata di Truculu e, al centro della vallata, a circa quattro chilometri da Osini, troviamo il nuraghe Orruttu. è un nuraghe di tipo monotorre, con la camera interna con volta a tholos. Ha un diametro di 12 metri con un'altezza residua di 4,6 metri. È costruito con blocchi di calcare locale di grandi dimensioni, squadrati al fine di meglio sfruttare il terreno sottostante. Non era ben conservato: delle murature si conservavano solo per pochi filari, si intravedeva l'ingresso di forma trapezoidale architravato e l'interno era ingombro di crolli. Un recente restauro, ha però evidenziato, nella camera interna, la presenza di due nicchie e della scala. È attestata la sua frequentazione dal Bronzo Medio al Bronzo Recente, ed è stato ritrovato tra i blocchi della muratura un piccolo bracciale in bronzo a cerchio aperto, a sezione circolare. Nei pressi del nuraghe si trovano i resti di una capanna circolare, con davanti all'ingresso un atrio a pianta rettangolare. 
Verso la fine della vallata di Truculu, a circa sei chilometri da Osini, troviamo il nuraghe Sanu. È di tipo monotorre, con una camera interna con volta a tholos. Ha un diametro di 12,5 metri, doveva essere molto alto ma oggi ha una altezza residua di sei metri mancando di tutta la parte superiore. Realizzato con blocchi di calcare locale molto ben squadrati, è discretamente conservato, ma ha l'ingresso ostruito dai crolli che ne ingombrano anche l'interno. Durante gli scavi sono stati ritrovati anelli di bronzo a cerchio aperto molto sottili, con le estremità appuntite. Nelle vicinanze del nuraghe, si trovano due tombe dei giganti, di ognuna delle quali si conserva solo il filare inferiore di pietre, sia della camera funeraria che della facciata. Recenti scavi attestano la loro frequentazione dal periodo del Bronzo Medio fino al Bronzo Recente, con una successiva rifrequentazione anche in epoca successiva. La tomba 1 conserva, dell'esedra, cinque lastroni infissi nel terreno del lato destro, ed un solo lastrone molto grande di quello sinistro, che costituiva uno degli stipiti dell'ingresso. La camera funeraria è lunga quasi 10 metri e larga quasi un metro. Conserva solo parte del perimetro esterno ed è priva dei lastroni di copertura. La tomba due conserva, dell'esedra, quattro lastroni del lato destro e tre lastroni di quello sinistro. Il corpo della camera è appena ricostruibile dato che risulta quasi del tutto distrutto. 
Alla fine della vallata di Truculu, a circa 10 chilometri da Osini, ad una altezza di circa 900 metri, troviamo il complesso nuragico di Urceni. è stato edificato su uno sperone roccioso, a strapiombo proprio nel lato dell'ingresso, in una zona panoramica in mezzo a un bosco di lecci, da dove è possibile ammirare gran parte dell'altipiano del Taccu. La strada per arrivarci non è delle migliori, ma comunque vale la pena arrampicarsi a piedi sino alla fine della vallata. Il complesso nuragico di Urceni è formato da ben sette ambienti, tutti diversi tra loro. Si tratta di un nuraghe e vari edifici circolari, protetti da un alto muro nel lato più esposto. Il nuraghe è del tipo monotorre, ha un diametro di sei metri ed un'altezza residua di cinque metri, con una porta di ingresso molto imponente soprattutto se si considerano le piccole dimensioni del nuraghe. La volta a tholos della camera è quasi del tutto crollata, mentre è ben conservata la scala, ricavata nello spessore murario, che portava al piano superiore. Fino a pochi anni fa, date le sue buone condizioni, veniva utilizzato come rifugio dai pastori. Dietro il nuraghe si trovano diversi edifici circolari, alcuni ben conservati. L'intero complesso è protetto da alte mura, in buono stato di conservazione, con un ingresso a corridoio che permetteva di entrare nel villaggio fortificato. Nelle vicinanze del nuraghe e del villaggio, sono stati ritrovati frammenti di tegami, ciotole e tazze in ceramica. Nella vallata sottostante, vi è una fonte sacra caratterizzata dallo stesso nome del nuraghe. Gairo Vecchio e Gairo  Circa 3,5 chilometri dopo Osini vecchio, la SP11 si immette sulla SS198. Prendiamo a destra verso Gairo, che raggiungiamo dopo quasi cinque chilometri di curve e tornanti. Incontriamo dapprima i resti del vecchio abitato di Gairo Vecchio, un paese fantasma con le case ormai diroccate, dopo che le grandi alluvioni del 1951 e 1953 hanno costretto la popolazione ad abbandonare l'abitato ed a trasferirsi a Gairo Sant'Elena, a Gairo Taccu Isaira chiamato anche Tacquisara, ed a Gairo Cardedu. I primi due formano l'attuale comune di Gairo, il terzo è diventato comune autonomo con il nome di Cardedu, posizionato in prossimità della costa, tanto che parte di quella che era la costiera di Gairo viene oggi chiamata costiera di Cardedu. A Gairo Vecchio si trova la vecchia Chiesa dello Spirito Santo, ormai da tempo ridotta a un rudere, che si ritiene sia stata costruita dalle donne di Ulassai per scioglere un voto. L'ultima domenica di agosto, per la festa di Sant'Elena, Gairo Vecchio si rianima, dopo i recenti interventi di rivalorizzazione, e per due giorni i visitatori possono visitare l'antico borgo, assistere alle manifestazioni religiose, folkloristiche e degustare i prodotti tipici durante la sagra di «Sa Coccoi». Gairo (nome in lingua Gàiru, metri 685, abitanti 1716) è un importante centro agricolo, con un'economia basata sulla pastorizia, ovini, caprini e suini, e sui cantieri di rimboschimento. Ma la sua importanza è dovuta, soprattutto, alla bellezza delle sue coste. Passato Gairo, la SS198 porterebbe fino a Lanusei, che visiteremo però in una prossima tappa arrivandoci dalla costa di Bari Sardo. Gairo è anche meta di passaggio del Trenino Verde.  Nel centro del paese si trova la chiesa Parrocchiale dedicata allo Spirito Santo come la Chiesa di Gairo Vecchio. Ha una navata centrale sulla quale si affacciano due navate laterali. Nel presbiterio conserva un grande mosaico di Franco d'Urso che raffigura la discesa dello Spirito Santo sopra la Vergine Maria e gli Apostoli. Alla Chiesa si accede attraverso una scalinata realizzata in granito sardo. Santuari nei dintorni di GairoA qualche chilometro dall'abitato di Gairo, nella strada tra Gairo e Cardedu, si trova la Chiesa campestre o Santuario di San Lussorio. Presso questa Chiesa campestre la terza domenica di agosto si celebra la festa San Lussorio. Il simulacro del santo viene accompagnato nella sua Chiesetta la sera prima dei festeggiamenti, da un corteo di macchine che parte in processione dalla Chiesa Parrocchiale di Gairo, dove tornerà alla fine della festa. Oltre alla festa di San Lussorio, la terza settimana di settembre gli abitanti di Gairo sono coinvolti nella festa della Beata Vergine di Buon Cammino, presso l'omonimo Santuario che si trova vicino a Cardedu. Verrà descritta nella prossima pagina. Un luogo inquetante: il dirupo di Sa BabaiecaA circa un chilometro da Gairo, troviamo un luogo inquietante: si tratta del dirupo di Sa Babaieca, dove «babaieca» sta per roccia a picco. Una leggenda racconta come, in tempi lontani, si consumasse il rito atroce del sacrificio dei vecchi, che venivano immolati alle divinità e fatti precipitare dall'alto di questo precipizio, ed ancora oggi a Gairo si usa la frase «is beccius a sa babaieca», ossia i vecchi alla babaieca. Abbiamo letto, e riportiamo testualmente, un racconto: «Dicono che una volta un figlio portava suo padre sulle spalle dal paese verso questo monte. E salendo verso l'alto si è stancato e si è fermato e ha messo il Babbo a sedere su una pietra. E triste se l'è guardato. E il padre gli ha visto negli occhi che non aveva voglia il figlio di fare come avevano fatto con gli altri vecchi: li avevano buttati dal monte. E il Babbo allora ha detto al figlio: - Anch'io, figlio mio, mi son fermato qui quando stavo portando mio Babbo... ». Nella Barbagia di Seulo a Ussassai  Dopo Osini Vecchio, quando la SP11 si immette sulla SS198, invece che a destra verso Gairo prendiamo a sinistra, verso Serri. Dopo 16 chilometri raggiungiamo Ussassai (metri 670, abitanti 782), il più piccolo borgo dell'Ogliastra, posto ai confini con la Barbagia di Seulo. Il paese, con economia basata su agricoltura e pastorizia, è noto soprattutto per le sue mele dette a guancia rossa. Vicino a Ussassai, in località Niala, sotto il caratteristico profilo di Su Ponti 'e Irtzioni, si trova una meta di passaggio del Trenino Verde. 
Nel centro storico del paese si trova la chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista. Il primo impianto della Chiesa risale al 1649 ed è opera del picaperder cagliaritano Jaime Angioni. La Chiesa è a una navata delimitata da due file di tre colonne quadrate. Nella Chiesa si trovano due statue, una di San Nicola di Bari risalente al XVII secolo e l'altra di San Lorenzo del XVI secolo. Nella Chiesa è inoltre conservata un statuina d'anima purgante, su un piatto in legno policromo del 1625, in passato utilizzata per chiedere le offerte a «is animas», ossia per celebrare messe in suffragio delle anime. Il 29 agosto, giorno della sua decollazione, vi si svolge la festa di San Giovanni Battista. Vicino al paese troviamo il Santuario di San Salvatore, edificato in stile romano-bizantino nel XII secolo. Era la Parrocchiale di un villaggio medievale abbandonato durante la dominazione spagnola. Intorno alla Chiesa si vedono ancora le «cumbessias» dove alloggiavano i pellegrini. Seui, il principale centro della Barbagia di Seulo  Da Ussassai, proseguendo verso ovest sulla SS198, dopo 16 chilometri arriviamo a Seui (metri 820, abitanti 1586), il più importante centro della Barbagia di Seulo, una volta ad economia mineraria ed ora agropastorale. Seui è anche meta di passaggio del Trenino Verde.
Nel centro di Seui troviamo la chiesa Parrocchiale di Santa Maria Maddalena, del 1774. Ha pianta a tre navate, la facciata decorata da un rosone ed un campanile a canna quadrata. All'interno si trova un fonte battesimale del 1644. A Seui è da visitare il Museo della Civiltà Contadina, Pastorale, Artigianale, dell'Attività Mineraria e dell'Emigrante. È diviso in due sezioni, la prima ospitata in una bella palazzina stile liberty lungo via Roma, l'altra nel restaurato carcere baronale spagnolo in via Sassari, costruito nel '500 e rimasto in uso sino al 1975. Nei dintorni di SeuiArrivando da Ussassai, a nove chilometri dalla partenza e circa sette chilometri prima di arrivare a Seui, alla Cantoniera Arcuerì, a circa 1100 metri di altezza, seguendo il cartello deviamo a destra, sulla stretta strada consortile che porta alla stazione di Villagrande Strisaili. Deviamo ancora a destra al bivio per Montarbu, e raggiungiamo la caserma forestale Mario Falchi. Ci troviamo all'interno della foresta di Montarbu o Mont'Arbu, che si estende per quasi 2800 ettari, prevalentemente nel territorio di Seui ed in piccola parte in quello di Ussassai, gestita dal Corpo Forestale dello Stato. All'interno della foresta è presente anche un recinto per il ripopolamento dei daini e mufloni, ed è presente anche un interessante percorso didattico tra le specie vegetali presenti. Proseguendo oltre, a 12 chilometri dalla Cantoniera Arcuerì, arriviamo ai resti dell'imponente nuraghe Ardasai, detto anche nuraghe di Montarbu, che vediamo sulla sommità di uno sperone roccioso sulla sinistra. È un nuraghe complesso, in gran parte crollato, con un mastio centrale circondato da una muraglia sulla quale sono addossate diverse torri secondarie. La torre centrale conteneva sale sovrapposte su più piani, delle quali ora resta solo la sala inferiore e la scala che conduceva a quelle superiori. Tutta la struttura, in cattivo stato di conservazione, è sottoposta ad un parziale restauro durante le campagne di scavo tese a portarne alla luce la struttura originaria. Sotto il nuraghe si trovano i resti del villaggio preistorico, con le capanne a pianta circolare o ovoidale realizzate addossate alle rocce. Nel villaggio preistorico si trovava anche una fonte sacra. Proseguendo lungo la stessa stradina, arriviamo più avanti all'altopiano di Monte Tonneri, che raggiungiamo da qui ma si trova in territorio di Gairo. Dall'altipiano possiamo ammirare il Perda 'e Liana, un monumento naturale di rara imponenza e fascino, tra i più caratteristici della Sardegna, protetto dalla regione come monumento naturale. Si tratta di un torrione, che svetta a un'altezza di 1293 metri sul livello del mare, posto in un'area di confine tra la Barbagia di Seulo e l'Ogliastra. Su un basamento, costituito da scisti risalenti al paleozoico, si appoggia la base tronco-conica che è costituita da una formazione conglomeratico-arenacea, mentre la sommità è un maestoso torrione cilindrico calcareo-dolomitico, le cui pareti, quasi verticali, sono suddivise in regolari blocchi prismatici da nette linee di frattura verticali. Costituisce il tacco per antonomasia, è una delle più conosciute, tra quelle formazioni rocciose testimonianze della lenta erosione dell'antica copertura calcarea e del suo substrato. Ed è un punto di riferimento visibile a grande distanza, quasi fosse un vero e proprio faro per tutto il Gennargentu. Si ritiene che il nome Perda 'e Liana derivi da Perda Iliana, ossia Rupe degli Iliensi, dato che qui si trovava il centro del grande spazio occupato dalla più numerosa tra le tribù nuragiche. Vittorio Angius, frate scolopio, giornalista e uomo politico cagliaritano, nel suo famoso «Dizionario geografico, storico, statistico, commerciale degli stati di S. M. Il Re di Sardegna», scrive testualmente: «Vuolsi per antica tradizione che sotto questa rupe i popoli Iliesi, celebri nella storia romana per la eterna guerra sostenuta contro i dominatori dell'isola, Cartaginesi e Romani, e per la mantenuta libertà, tenessero quivi le loro assemblee su le cose comuni. Questi Iliesi furono discendenza dè pelasghi d'Ilio, che dopo la rovina di Troja, posero in Sardegna le loro sedi...».
La prossima tappa del nostro viaggio | Da Gairo esiste una strada interna che porta sulla SS125 verso Cardedu. Noi non abbiamo seguito questa, ma siamo tornati indietro con la SP11 a Jerzu e da qui abbiamo ripreso la SS125. In pratica, come se avessimo evitato la deviazione all'interno, nella prossima tappa del nostro viaggio da Tertenia, con la SS125, ci recheremo a Cardedu. |  |
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