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 Dal nuraghe Mannu al villaggio preistorico di Tiscali e agli altri siti archeologici nell'entroterra di Dorgali
 Nel territorio dorgalese troviamo una forte concentrazione di siti archeologici: 40 nuraghi, più di 60 villaggi e più di 30 tombe megalitiche. In questa tappa del nostro viaggio, visiteremo i principali siti archeologici presenti sulla costiera dorgalese e, passato in località Iriai il ponte sul lago artificiale sul fiume Cedrino, i principali siti archeologici dell'entroterra di Dorgali.
Per ingrandire le immagini e per scorrerle cliccare sulle immagini piccole presenti in questa pagina. Siti archeologici e bellezze naturali sulla costiera dorgalesePartendo dalla SP26, la strada nuova che collega Dorgali alla sua frazione marittima Cala Gonone, possiamo visitare alcuni siti archeologici e diverse bellezze naturali. Usciti dalla galleria che porta a Cala Gonone, sulla destra nel piazzale della galleria parte una strada sterrata da percorrere a piedi o in fuoristrada, che dopo circa un chilometro in salita porta a visitare alla base del Monte Tului la vecchia galleria che agli inizi del '900 collegava Dorgali con Cala Gonone, all'uscita della quale si ammira la vallata di Oddoene alle porte di Dorgali. Si può quindi proseguire in salita per circa cinque chilometri sul Monte Tului, a 917 metri, da dove si ha una bellissima vista sia della cittadina di Dorgali che della costiera sottostante. Proseguendo ancora verso sud si raggiunge Punta su nuraghe, 850 metri, dove si può ammirare lo splendido arco di Sutta Terra al di là del quale la splendida valle di Oddoene porta lo sguardo fino alla gola di su Gorroppu. 
Il dolmen di Monte Longu
Dal secondo tornante della SP26 inizia un sentiero, lungo circa 700 metri, tutti in ripida salita, che porta al dolmen. Il dolmen di Monte Longu è composto da tre grosse lastre appoggiate sulla parete della montagna, ed è uno dei dolmen più caratteristici di tutta la Sardegna per il materiale impiegato per la sua costruzione. È infatti uno dei pochi nell'isola interamente realizzato con la roccia calcarea locale, di un bianco luccicante che gli dona tonalità suggestive, soprattutto al tramonto. Ha pianta rettangolare, con un grande lastrone di copertura poggiato su quattro sostegni, a formare una camera tombale di 2,5 metri quadri, alta 1,2 metri.
Il nuraghe Mannu
A metà della SP26, una deviazione sulla destra ci porta al nuraghe>, scoperto nel 1927. Il nuraghe Mannu sorge su un altipiano basaltico, a 200 metri dal livello del mare, in posizione dominante sulla Baia di Cala Gonone.
Il nome deriva da quello della località, non dalle sua dimensioni. È infatti un nuraghe monotorre, di dimensioni assai modeste, costruito interamente in trachite e basalto. Attualmente conserva un'altezza massima di 4,70 metri, con un diametro di circa 12 metri. L'ingresso, trapezoidale, è orientato ad oriente. Da esso parte un corridoio, anch'esso trapezoidale con copertura a piattabanda, che porta alla camera. Questa ha una forma ellittica molto irregolare. In origine era presente una scala per l'accesso ad un locale superiore, ora crollata, come tutta la parte superiore della costruzione. L'importanza del nuraghe Mannu è dovuta al fatto che, intorno ad esso, si sviluppa un grande villaggio, uno dei più grandi della Sardegna, composto da più di 200 capanne, di diverse forme e dimensioni. Si ipotizza che potesse essere abitato da più di un migliaio di persone. Il villaggio si estende su diversi ettari, ed è stato solo parzialmente portato alla luce. È in gran parte, ancora oggi, coperto da crolli e da una ampia macchia di lentisco.
Al suo interno è stata rinvenuta ceramica decorata a pettine, della cultura del Vaso Campaniforme. Il villaggio è stato frequentato anche in seguito, per molto tempo, per tutta l'epoca romana, fino ad età imperiale inoltrata.

Verso al codula di LunaProseguendo oltre il nuraghe, ci si arrampica sul Supramonte e, passata la codula di Fuili, ossia la strettissima gola retrodunale che scende fino a Cala Fuili, arriviamo in una zona dove incontriamo capre al pascolo ed alcune «pinnettas», i tipici ovili dei pastori sardi. La strada prosegue e porta fino alla codula di Luna, una stretta gola che scende fino a Cala Luna. 
Il villaggio preistorico ArvuProvenendo da Dorgali lungo la SP26, prima di entrare a Cala Gonone, in corrispondenza del distributore di benzina che vediamo sulla destra, prendiamo la strada a sinistra che percorriamo sino alla fine. Proseguiamo sulla destra, e poco più avanti troviamo l'indicazione per il villaggio preistorico.
Saliamo a piedi lungo il sentiero e, prima della fine, tra i cespugli sulla destra, vediamo i resti delle capanne del villaggio preistorico Arvu. Di questo villaggio l'archeologo Taramelli, negli anni venti, contò quasi 120 capanne, realizzate con pietra calcarea bianca, monocellulari. Le capanne hanno, per la massima parte, pianta rotonda, solo alcune sono rettangolari. Purtroppo solo poche si riescono ad identificare, essendo mal conservate e quasi interamente ricoperte dalla vegetazione. Durante gli scavi sono stati ritrovati numerosi reperti.
Siti archeologici nell'entroterra di DorgaliOra ci rechiamo a visitare i principali siti archeologici e le bellezze naturali presenti nell'entroterra dorgalese. Passato in Località Iriai il lago sul fiume Cedrino, vedremo i villaggi preistorici di Tiscali e di Serra Orrios, le tombe dei giganti di Biristeddi e di S'Ena e Thomes, ed infine il dolmen di Motorra. Il nuraghe Neulè
Usciamo da Dorgali verso nord sulla SS125 per Orosei e, dopo due chilometri, deviamo sulla SP38 in direzione di Nuoro. Prima di arrivare in località Iriai, al ponte sul lago Cedrino, seguiamo una indicazione sulla destra per l'agriturismo Neulè. Dopo qualche centinaio di metri di strada bianca, evitiamo la deviazione sulla sinistra per l'agriturismo, dal quale tra l'altro si gode un'ottima vista sul lago del Cedrino.
Proseguiamo, invece, dritti fino a vedere sulla sinistra una cancellata e sulla destra un reticolato, che recinta l'area archeologica del nuraghe Neulè. Il nuraghe è poco conosciuto e non è stato ancora oggetto di scavi, per cui si intravedono le capanne del villaggio che lo circondavano, ma non se ne possono intuire le dimensioni.


In località Iriai visitiamo il lago del Cedrino 
Passiamo, in località Iriai, il ponte sul Lago artificiale sul fiume Cedrino, fiume che nasce sul Monte Fumai nel Supramonte e sfocia a Orosei. È lungo 70 chilometri, ma è tra i più ricchi d'acqua dell'isola.
La valle del Cedrino è il solo passaggio che collega Orosei, unico approdo sicuro sulla costa medio orientale, con l'interno. Proprio in tale valle, i Romani furono arrestati nella loro avanzata verso l'interno della Sardegna; e, dopo di loro, altri, nei secoli successivi, vi avrebbero trovato un ostacolo al proseguimento delle loro campagne militari.
Dopo otto chilometri, troviamo sulla sinistra la deviazione sulla SP46 per Oliena. Proseguendo, invece, dritti sulla SP38 in direzione di Lula, dopo cinque chilometri incrociamo la SS129, che verso sinistra porta a Nuoro e a destra ad Orosei.

Nella valle di Lanaittu visitiamo il villaggio preistorico di Tiscali
Tra i siti archeologici presenti in territorio di Dorgali, molto importante è il villaggio preistorico di Tiscali. Il modo più agevole per arrivarci sono le visite guidate in fuoristrada.
Per raggiungerlo, presa la SP46 per Oliena, dopo otto chilometri troviamo le indicazioni per Su Gologone. Svoltiamo a sinistra e, dopo tre chilometri, prendiamo a destra, prima delle fonti di Su Gologone, una strada di cemento porta alla valle di Lanaittu. Dopo circa sette chilometri troviamo un bivio, a sinistra per il villaggio di Tiscali ed a destra per il villaggio preistorico di Sa Sedda e Sos Carros. Prendiamo a sinistra seguendo le indicazioni per Tiscali. Lasciamo la macchina nel fondo valle del Riu Flumineddu, dove c'è una sorta di parcheggio, dovuto al fatto che la strada è interrotta a causa dell'alluvione del 2004. Attraversiamo il Riu Flumineddu su un ponticello fatto da due travi di metallo aggrappandoci ad una corda di metallo, oppure lo attraversiamo saltellando tra una roccia e l'altra. Passato il fiume, giriamo a destra, verso nord, e proseguiamo per circa un chilometro su una strada sterrata, dove troviamo un bivio con un cartello che segnala che, a sinistra, verso sud, si va alla gola di Su Gorroppu, ed a destra, verso nord, a Tiscali. Proseguiamo verso Tiscali, e, ad un certo punto, troviamo il cartello con gli orari, il prezzo, e la raccomandazione di portarsi 1,5-2 litri di acqua a testa. Qui inizia il sentiero che ci porta, dopo circa 20/25 minuti di salita impegnativa, ad una forcella, che prosegue in lieve discesa e all'ombra della vegetazione. Terminata questa seconda parte del sentiero, arriviamo ad uno spiazzo dove è consigliabile una breve sosta prima di affrontare l'ultimo tratto. Il sentiero riparte dallo spiazzo e, a parte un inizio verso sud, piega, in corrispondenza di un bivio con indicazioni su cartello di legno, decisamente verso nord, fino ad arrivare all'ingresso della dolina di Tiscali.
Possiamo, in alternativa, arrivare al villaggio di Tiscali anche da ovest, seguendo al bivio le indicazioni per il villaggio nuragico Sa Sedda e Sos Carros. Poco dopo, troviamo un piazzale dove possiamo parcheggiare, nei pressi della casa detta «Rifugio». Proseguendo a piedi, la strada fiancheggia il costone, supera una cava di calce, e prosegue in direzione sud. Dopo circa 6,6 chilometri, arriviamo al grandioso sistema carsico costituito dalla grotta di Sa Oche (la voce) e, sopra di essa, la grotta Su Bentu (il vento). Poco prima della grotta di Sa Oche, troviamo la deviazione a sinistra per Tiscali. Proseguiamo per 700 metri, per poi continuare a piedi su una mulattiera. Dopo circa 1,2 chilometri arriviamo a una pietraia, altri 300 metri e troviamo una spaccatura nella roccia, dove si passa uno alla volta. Quindi, dopo 500 metri, arriviamo al Monte Tiscali, un piccolo rilievo carsico che domina, a 515 metri di altezza, la valle di Lanaittu, sulla sommità del quale si è formata una dolina, dovuta al crollo della volta di un'antica grotta. Lasciato il viottolo, risaliamo il pendio, passiamo nello stretto varco di una spaccatura nella roccia, e proseguiamo sino alla grotta di Tiscali.
Il villaggio preistorico di Tiscali è costruito sotto le pareti della dolina, e rimane nascosto agli occhi dei visitatori fino a quando non si raggiunge il suo interno. Arrivati all'ingresso, ci sono le guide che, dopo una breve spiegazione, lasciano da soli i gruppi di turisti, che sono obbligati a seguire un percorso circolare all'interno della dolina. Al centro della cavità circolare si trova un antico bosco di lecci e lentischi.

Il villaggio è costituito da una quarantina di capanne di pietra e fango, purtroppo in cattivo stato di conservazione ed in gran parte depredate dai tombaroli, che all'inizio del '900 vi cercarono tesori senza però trovare nulla di valore. Le capanne sono soprattutto circolari, ma se ne trovano anche rettangolari. Sono divise in due quartieri, e sono addossate alle pareti della dolina. Pur essendo in parte crollate, possiamo notarne ancora le fondamenta.
Non si conosce l'origine del villaggio, la cui tecnica costruttiva è molto diversa da quella degli altri villaggi preistorici. Si pensa sia stato realizzato in periodo tardo, durante la conquista romana dell'isola, probabilmente dalla popolazione che, per sfuggire all'occupazione, si era ritirata all'interno. È stato frequentato anche in seguito, come testimonia il ritrovamento di oggetti di epoca medievale.


Da Tiscali, gli escursionisti esperti possono raggiungere il Supramonte di Dorgali verso nord, e quello di Orgosolo verso sud. Si consiglia vivamente una guida locale, ed in ogni caso sono necessarie le carte dei sentieri, un adeguato equipaggiamento ed allenamento.
Il villaggio preistorico di Serra Orrios
Usciti da Dorgali verso nord, sulla SS125 per Orosei, dopo due chilometri prendiamo la deviazione SP38 seguendo le indicazioni verso Nuoro. Evitata la deviazione a sinistra sulla SP46 verso Oliena, proseguiamo dritti, sempre sulla SP38, in direzione di Lula. Dopo circa due chilometri, una strada bianca sulla destra ci porta all'ingresso dell'area archeologica, da dove dopo 500 metri arriviamo al villaggio preistorico.
Il villaggio preistorico di Serra Orrios è uno dei più grandi e meglio conservati della Sardegna. Davanti all'ingresso troviamo un ampio spazio, racchiuso da un recinto circolare, nel quale si apre l'ingresso dell'abitato. All'interno sono presenti i resti di un tempio a megaron, ossia a pianta rettangolare, formato da una antecella e da una cella longitudinale con ingresso assiale. Entrati nel villaggio, si trovano i resti di un centinaio di capanne, tra le quali ce ne sono semplici, a pianta circolare, ed altre più articolate, composte da diversi ambienti sempre a pianta circolare collegati fra loro. Le capanne si raggruppano in isolati, collegati con stradine e piazzette, dove troviamo anche pozzi pubblici, usati dagli abitanti del villaggio. Dai reperti rinvenuti, si ritiene fossero presenti botteghe artigiane e fonderie. Per le sue dimensioni e per l'organizzazione urbanistica, il villaggio si può, a tutti gli effetti, ritenere un insediamento protourbano. Nel villaggio è presente un secondo tempio a megaron, meglio conservato di quello esterno per quanto riguarda le murature, ma con un temenos, ossia un recinto sacro rettangolare, più piccolo. C'è anche un tempietto a tholos, ossia a pianta e volta circolare, probabilmente di epoca precedente.
I numerosi reperti rinvenuti durante gli scavi sono oggi conservati al museo archeologico di Dorgali, ed hanno permesso di datare il villaggio alla fine del II millennio a.C.

La tomba dei giganti di Biristeddi
Dopo la visita a Serra Orrios, proseguiamo sulla SP38 fino all'incrocio con la SS129, che imbocchiamo a destra verso Orosei. Dopo tre chilometri vediamo sulla sinistra la Cantoniera Paludi. Di fronte, sul lato destro della strada, prendiamo una sterrata che attraversa il pianoro di Biriddo fino ad un cancello, con un cartello rovinato che indica la tomba di Biristeddi e il nuraghe di Purgatoriu con il villaggio preistorico. Scavalcata la recinzione, proseguiamo su un sentiero segnalato da vernice rossa in direzione sud. A circa 500 metri in direzione sud-est, arriviamo alla tomba dei giganti, che viene indicata da un cartello giallo.
La tomba dei giganti di Biristeddi si trova a circa un chilometro di distanza e non è facile da trovare. È bella, ma non è ben conservata. L'esedra ha alcuni blocchi collocati come dovevano essere in origine. Preso l'esedra troviamo anche un blocco di trachite, con fregio a dentelli, che si ritiene fosse probabilmente collocato sopra l'ingresso della tomba. La camera è particolarmente curata, costruita con blocchi di trachite perfettamente squadrati.
La tomba dei giganti S'Ena e Thomes
Ritorniamo sulla SP38, che riprendiamo a destra, verso nord. Dopo un paio di chilometri troviamo, sulla destra, le indicazioni per la zona archeologica S'Ena e Thomes.
La tomba dei giganti S'Ena e Thomes è una tra le meglio conservate e più antiche dell'isola. L'esedra ha ancora alcune pietre, infisse al suolo proprio come erano in origine, e la grande stele centrale, costituita da un monolite centinato alto 3,7 metri, in cui è scavato il piccolo portello d'accesso alla camera funeraria. Al di là del portello d'ingresso, il corridoio funebre con la copertura a piattabanda, cioè costituita da lastroni di pietra appoggiati orizzontalmente sulle pareti laterali, è quasi intatto.

Il dolmen di Motorra
Per raggiungere il dolmen di Motorra, prendiamo da Dorgali la SS125 verso Orosei, superiamo la deviazione per Nuoro, e proseguiamo verso nord per 5,5 chilometri. Qui, in località Motorra, troviamo le indicazioni. Percorso un sentiero di 300 metri, arriviamo al dolmen di Motorra, un dolmen del tipo catalogato come a corridoio. I dolmen che troviamo in Sardegna sono costruzioni funerarie simili a quelle del nord della Francia, ma di dimensioni minori.
Il dolmen Motorra è una sepoltura collettiva, costituita da sette pietre di basalto disposte in cerchio, sormontate da una grande lastra di copertura, pressoché circolare, del diametro di circa due metri. Le sette pietre infisse nel terreno, formano una camera sepolcrale poligonale. Il dolmen è situato all'interno di un circolo megalitico, ossia un circolo di pietre, simile a quelli della necropoli di Li Muri, vicino ad Arzachena, che presumibilmente costituivano il contenimento della terra, che formava il tumulo di copertura.
Alcuni fanno risalire la sua costruzione alla cultura del Vaso Campaniforme, ma sono stati ritrovati al suo interno anche manufatti ceramici precedenti, attribuibili alla cultura di Ozieri che si è sviluppata tra il 3200 ed il 2800 a.C. Ciò porta a ritenere questo monumento uno dei più antichi dolmen presenti in Sardegna.

La prossima tappa del nostro viaggio | Nella prossima tappa del nostro viaggio, da Dorgali, passando per le fonti carsiche di Su Gologone e per il villaggio nuragico Sa Sedda e Sos Carros, ci recheremo a visitare Oliena, la città nota per la produzione del vino Nepente. Vedremo le sue principali chiese e parleremo della processione pasquale detta S'Incontru. |  |
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