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| Dalle fonti carsiche di Su Gologone e dal villaggio preistorico Sa Sedda e Sos Carros nella valle del Lanaittu, a Oliena la città del Nepente
Per ingrandire le immagini e per scorrerle cliccare sulle immagini piccole presenti in questa pagina. Le fonti carsiche di Su GologoneDa Dorgali ci rechiamo a visitare le fonti carsiche di Su Gologone ed i principali siti archeologici e le bellezze naturali nei dintorni di Oliena.
Nella valle di LanaittuPrendiamo a destra, prima delle fonti di Su Gologone, una strada di cemento porta alla valle di Lanaittu, che si allunga verso il centro del Supramonte, percorsa dal Rio Sa Oche, le cui acque hanno portato nel corso dei millenni alla formazione di straordinari fenomeni carsici. Dopo circa sette chilometri troviamo un bivio, a sinistra per il villaggio di Tiscali ed a destra per il villaggio preistorico di Sa Sedda e Sos Carros. Seguendo le indicazioni per il villaggio nuragico Sa Sedda e Sos Carros, poco dopo troviamo un piazzale dove possiamo parcheggiare, nei pressi della casa detta «Rifugio», dove ha sede la società speleologica. Proseguendo a piedi, la strada fiancheggia il costone, supera una cava di calce, e prosegue in direzione sud. Dopo circa 6,6 chilometri, arriviamo al grandioso sistema carsico costituito dalla grotta di Sa Oche (grotta della voce) e sopra di essa la grotta Su Bentu (grotta del vento). Le due grotte sono collegate tra loro da un sifone di oltre 100 metri, interamente sommerso. Lo sviluppo delle grotte è di circa 18 chilometri. Entrambe sono formate da diversi laghetti, dislocati su diversi piani, e da ampie sale lunghe chilometri, e che raggiungono i 100 metri d'altezza, ornate da stupende stalattiti e molteplici concrezioni, che ne fanno un luogo di eccezionale bellezza. Più in alto, ma difficilmente raggiungibile ed oltre tutto chiusa ai visitatori, troviamo la grotta Corbeddu. Nella grotta Corbeddu sono stati rinvenuti alcuni resti di ossa di cervo con evidenti segni di combustione e lavorazione, che vengono fatti risalire al Paleolitico Superiore. Si tratta di un cervo di grandi dimensioni, il Megaceros Cazioti, che all'interno della valle non sembra aver subito il fenomeno del nanismo, documentato fra le stesse specie animali nelle altre isole del Mediterraneo. La grotta si ritiene fosse abitata già 14 mila anni or sono. Sono stati rinvenuti anche frammenti ossei umani da uno strato datato col metodo del Carbonio 14 a circa il 7.800 a.C., nel Mesolitico, e che appartengono quindi ad uno dei più antichi insediamenti umani in Sardegna. Dopo l'uomo di Nur di Cheremule, si tratta del più antico ritrovamento di ossa umane in Sardegna. Il villaggio preistorico Sa Sedda e Sos CarrosC'è un sentiero che permette di raggiungere il villaggio Sa Sedda e Sos Carros da ovest, partendo da Oliena; ma il modo più agevole di arrivarci è provenendo da Dorgali. Arriviamo al bivio, a sinistra per il villaggio di Tiscali ed a destra per Sa Sedda e Sos Carros. Seguiamo le indicazioni per il villaggio preistorico Sa Sedda e Sos Carros. Alla fine della strada, lasciamo l'auto vicino alla casa detta «Rifugio», da dove partono le visite guidate. Solo una parte del villaggio è stata portata alla luce, gran parte dell'insediamento è ancora da scavare. È formato da numerose capanne a pianta circolare ed ovale. Possiamo vedere un cortile centrale, sul quale si aprono diversi ambienti, alcuni ritenuti laboratori per la lavorazione dei metalli, e l'area sacra. Quest'ultima comprende una camera, pavimentata in calcare, con un sedile in pietra che si sviluppa lungo tutti i muri. Nell'area sacra si trova la fonte sacra, a forma circolare, realizzata con filari di blocchi di basalto. Tra i blocchi di basalto, troviamo un filare formato, invece, da blocchi di calcare bianco, con scolpite protomi a testa d'ariete dalle quali usciva l'acqua, che arrivava a una vasca circolare al centro della fonte. Importante l'ingegneria idraulica, che rende questo pozzo unico nel suo genere. Il villaggio è datato 1300 a.C. circa, nell'età del Bronzo Medio. Nell'area sacra sono stati trovati numerosi oggetti in bronzo, attualmente conservati nel Museo Archeologico di Sassari. Oliena la città del Nepente | ||||||
Fra le produzioni della gastronomia locale vanno citati i vini derivati dalle uve Cannonau, soprattutto il Nepente. Si tratta di un particolare tipo di Cannonau prodotto nella Cantina Sociale di Oliena, costituita nel 1950 da un gruppo di viticoltori locali allo scopo di valorizzare e diffondere il Cannonau, il cui nome deriva da una curiosa definizione del poeta D'Annunzio. Egli, pur astemio, dopo averne constatato gli effetti prodotti sull'amico Trilussa, chiamò questo vino come una antica bevanda magica, il Nepente appunto, che secondo gli antichi Greci allontanava tristezza e dolore. E nel 1909 scrisse «Non conoscete il Nepente di Oliena neppure per fama? Ahi lasso! lo sono certo che se ne beveste un sorso, non vorreste mai più partirvi dall'ombra delle candide rupi». |
Il complesso dell'ex-convento gesuitico e la Parrocchiale di Sant'Ignazio da Loyola si trovano nel centro storico. Li raggiungiamo percorrendo la via principale. La Parrocchiale è stata edificata alla fine del '600 dal capomastro ligure Domenico Spotorno in uno stile semplice assai simile al barocco, ma il suo assetto è soprattutto settecentesco. Nell'interno sono presenti tre cappelle per parte. La facciata è divisa in tre parti da lesene verticali e si chiude con un timpano curvilineo. Molto insolita è la cupoletta del campanile. Nel convento, annesso alla Parrocchiale, durante un recente restauro, sono state ritrovate tempere murali, alcune delle quali incompiute, probabilmente per l'improvvisa partenza dei Gesuiti.
Superata la Parrocchiale, prendiamo a destra e troviamo la Chiesa di San Francesco. Da questa Chiesa, il giorno di Pasqua, viene portata la statua del Cristo Risorto fino nella vecchia Parrocchiale di Santa Maria.
In piazza Santa Maria troviamo la Chiesa di Santa Maria che è stata la vecchia Parrocchiale del paese. Edificata nel '200 in stile tardo-romanico pisano, è stata successivamente a più riprese rielaborata.
Importanti sono, ad Oliena, i riti della Settimana santa.
Raggiungono il massimo il giorno di Pasqua, nella processione detta «S'Incontru», secondo una tradizione introdotta in Sardegna dagli Spagnoli nel '400. È una delle rappresentazioni sacre più caratteristiche e suggestive di tutta l'isola, che ripropone l'incontro tra la Madonna e il Cristo risorto. Fino dalla mattina presto le strade si riempiono di gente con i costumi tradizionali, donne in abiti ricchi di seta e di fili d'oro e d'argento, uomini con la berritta e il gonnellino d'orbace. Quindi, dalle due chiese di San Francesco e Santa Maria, partono rispettivamente i simulacri del Cristo risorto e della Madonna, ricchi di ori votivi, accompagnati dai fedeli in processione. I due cortei convergono, dai lati opposti, nella piazza di Santa Maria, e le due statue vengono poste l'una di fronte all'altra. Alla Madonna viene tolto il velo nero del lutto e, nel momento in cui la madre saluta il figlio risorto, tra l'esultanza della folla dalle finestre si sparano colpi di fucile. Subito dopo S'Incontru, i due cortei si riuniscono per raggiungere la Chiesa Parrocchiale di Sant'Ignazio, dove viene celebrata la messa solenne. Poi, secondo la tradizione, si svolgono i caratteristici balli in piazza, e a tutti viene offerto il vino e i dolci di Oliena. |
Il Monte Maccione, di 800 metri, sovrasta Oliena ed è ricoperto di lecci ed altri alberi secolari. Per arrivare al Monte Maccione, da Oliena si sale fino alla circonvallazione, qui chiamata «istrada nova», seguendo le indicazioni per la cooperativa Enis. Da quando inizia la strada in cemento, molto tortuosa, ci si arriva in 10 minuti. Sul Monte Maccione si trovano numerose strutture ricettive.
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© Claudio de Tisi 2002-2010
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