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| Visita della città di Nuoro considerata la capitale della Barbagia
In questa tappa e nella prossima del nostro viaggio, da Oliena ci recheremo a visitare la città di Nuoro, capoluogo della Provincia omonima e considerata la capitale della Barbagia. Visiteremo la città parlando dei tanti personaggi storici e culturali che l'hanno resa illustre, e nella prossima tappa visiteremo il Monte Ortobene, per recarci poi a visitare i principali siti archeologici presenti nei dintorni.
Per ingrandire le immagini e per scorrerle cliccare sulle immagini piccole presenti in questa pagina. Il Nuorese o Barbagia di Nuoro IlNuorese (in lingua su Nugorèsu, in logudorese su Nuoresu), indicato da alcuni anche con il nome di Barbagia di Nuoro, è una regione storica della Sardegna nord-orientale. In periodo giudicale il suo territorio apparteneva per lo più alla curatoria di Dore-Orotelli, nel Giudicato di Torres. In realtà oggi per nuorese si intende un territorio molto più ampio, che comprende anche parte dei territori che in periodo giudicale appartenevano alle curatore di Bitti e di Orosei-Galtellì, nel Giudicato di Gallura. I comuni che ne fanno parte sono: Bitti, Lula, Nuoro, Onani, Oniferi, Orani, Orotelli, Orune, Osidda, Ottana, Sarule. Il Nuorese costituita da luoghi, paesi, tradizioni, enogastronomia, artigianato artistico, musica e cultura, che si sviluppano nei paesaggi dei paesi del comprensorio barbaricino, richiamati nelle opere letterarie del Nobel per la letteratura Grazia Deledda.
La città di Nuoro  Da Oliena prendiamo la SP22 che, dopo 11 chilometri, ci porta a raggiungere Nuoro. Per arrivarci da Dorgali è più veloce, usciti verso nord sulla SS125 per Orosei, dopo due chilometri deviamo sulla SP38 verso nord. Incrociata sulla sinistra la SP46, proseguiamo, invece, dritti sulla SP38 per circa 10 chilometri, poi deviamo a sinistra sulla SS129 che, dopo 20 chilometri, ci fa entrare nella città di Nuoro. La città di Nuoro (nome in lingua Nùgoro, metri 549, abitanti 37.615) ci si presenta appoggiata su un altopiano granitico, a circa 600 metri sul mare, dominata verso oriente dal Monte Ortobene. Nuoro è capoluogo della Provincia omonima, che si estende per tutta la parte centrale dell'isola, ed è considerata la capitale della Barbagia, anche se non si trova propriamente nella Barbagia ma in una zona indicata come Nuorese. La città era originariamente costituita da due quartieri separati: in basso il rione di Seuna, abitato da contadini, ed in alto il rione di Santu Pedru, abitato da pastori. Negli anni successivi la città ha preso ad espandersi attorno ai quartieri originari. Da Nuoro, verso sud-est, si possono ammirare i massicci calcarei dei monti di Oliena. 
Per quanto riguarda la storia di Nuoro, va considerato che la zona è stata frequentata fino da epoca nuragica. Durante l'occupazione romana, gli abitanti si ritirano sul Monte Ortobene, per tornare a valle in età vandalica e bizantina, quando si inizia a parlare dei barbaricini. In periodo giudicale, Nuoro e la Curatoria di Dore-Orotelli fanno parte del Giudicato di Logudoro, e su carte medievali del 1147 troviamo il primo riferimento al villaggio di Nugor, sviluppatosi intorno alla Chiesa di Santu Milianu (Sant'Emiliano) nel quartiere Seuna ed alla Chiesa si Santu Pedru (san Pietro) nel quartiere omonimo. Sant'Emiliano testimonia il passaggio della popolazione dal Monte Ortobene, località Milianu, al quartiere Seuna, in cui si preservò la devozione al Santo. A partire dalla dominazione catalana e spagnola, in tutto il Nuorese ed in Barbagia si sviluppa il banditismo, che si accresce poi durante la dominazione piemontese. Con l'Editto delle Chiudende, del 1820, nell'intera Barbagia si assiste all'occupazione selvaggia dei terreni, sino ad allora adibiti ad uso comune. Iniziano rivolte sanguinose che culminano nei moti popolari di Su Connottu. Ha, inoltre, una forte recrudescenza il banditismo, giustificato da sentimenti di ribellione all'invasore. Gli anni successivi vedono la rinascita della città, dove nel '900 si sviluppa la più importante avanguardia artistica sarda, che fà di Nuoro il centro culturale della Sardegna. Nelle strette viuzze del quartiere di Santu Pedru vedono la luce alcuni tra i principali esponenti della cultura sarda, tra i quali il premio Nobel per la letteratura Grazia Deledda. Nati a Nuoro, i fratelli Elias e Giacomo Serra-Sanna sono stati tra i più noto banditi dell'800 ed hanno costituito un gruppo brigantesco che non esitava a imporre uno spietato dominio sul territorio. Si ricorda, tra le loro azioni, l'omicidio a fine gennaio 1899 di Egidio Caggiu, ritenuto un confidente dei carabinieri. E dopo qualche tempo irrompono nell'ovile del fratello dell'ucciso e costringono i servi ad andarsene, tanto che a breve questi è costretto a svendere la proprietà. Al loro gruppo si unisce anche Giuseppe Pau, già collaboratore di Vincenzo «Berrina» Fancello, di Dorgali, morto in uno scontro a fuoco con i carabinieri nella notte tra il 14 ed il 15 maggio 1899. Le loro imprese si concludono il 10 luglio 1899, quando a Morgogliai, un'impervia località fra Orgosolo e Oliena, i principali componenti della banda vengono impegnati in un conflitto a fuoco con oltre duecento fra carabinieri e fanti. Restano sul campo i due fratelli Serra-sanna, Salvatore Giovanni Pau e Tommaso Virdis, mentre il quinto componente del gruppo, Giuseppe Lovicu, morirà due anni dopo, anche lui con le armi in pugno. A Morgogliai muore anche un carabiniere famoso, Aventino Moretti, che due anni prima aveva ucciso Giovanni «Corbeddu» Salis, di Oliena, ricordato come il bandito buono.  Allo scontro finale è dedicato il volume «Caccia Grossa» di Giulio Bechi, vissuto in prima persona essendo l'autore un carabiniere di stanza a Nuoro, che paragona l'azione ad una vera e propria battuta di caccia. Egli così descrive quel periodo: «Nuoro, un brulichio nerastro di villaggio steso fra le stoppie giallicce, in uno scenario fantastico di monti, dei pastori vestiti di pelli, delle vie di granito battute dal vento, delle campane martellanti un eterno tintinnio di tarantella, la capitale del brigantaggio ci appare come un grosso e squallido borgo, dove il vescovo mitrato, il sottoprefetto e il comandante del presidio fanno l'effetto di una commenda sulla casacca di un villano».
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Visita del rione Santu PedruEntrati a Nuoro, sulla destra possiamo prendere il viale Francesco Ciusa, che conduce sul Monte Ortobene e che descriveremo più avanti. Proseguendo invece dritti, saliamo nel centro cittadino per via Aspromonte, che seguiamo fino a piazza Garibaldi, da dove parte corso Garibaldi, quello che una volta veniva chiamato la via Majore e che separa il due rioni della città vecchia: Santu Pedru in alto e Seuna in basso. Da qui prendiamo via Grazia Deledda, che risaliamo verso nord fino quasi alla fine, per visitare a piedi il rione Santo Pedru. In via Deledda, al civico 42, troviamo il museo Deleddiano, dedicato alla vita ed all'opera di Grazia Deledda, affacciato su un bel cortile. Nella casa museo sono conservati oggetti personali, foto, lettere, prime edizioni delle sue opere e la riproduzione del diploma di conferimento del premio Nobel per la letteratura, attribuitole nel 1926. La cucina e la dispensa sono state ricostruite sulla base del romanzo autobiografico «Cosima»; in esse sono collocati arredi d'epoca e alimenti freschi, che vengono sostituiti al variare delle stagioni. 
Grazia Deledda nasce il 27 settembre 1871 a Nuoro da una famiglia piccolo borghese molto numerosa. Nel 1888, solo diciassettenne, pubblica i primi racconti «Sulla montagna» e «sangue sardo», cui segue l'anno successivo il primo romanzo, «Memorie di Fernanda». L'ambiente sardo non offre a una donna, in quegli anni, la possibilità di studi regolari; viene quindi seguita privatamente da un professore ospite di una parente e, successivamente, prosegue la formazione da autodidatta. Giovanissima viene colpita da lutti e drammi famigliari: la sorella Giovanna muore a sei anni, l'altra sorella Enza muore di parto, il padre scompare nel 1892, il fratello santus abbandona gli studi e finisce alcolizzato, mentre l'altro fratello Andrea viene arrestato per furto e spaccio di monete false. Queste esperienze la maturano. Nel 1890 pubblica il romanzo «Nell'azzurro». Seguono nel '92 «Fior di Sardegna», nel '94 «Racconti sardi», l'anno successivo «Anime oneste». Nel 1896 «La via del male», in cui iniziano a delinearsi il suo stile ed i suoi interessi, viene recensito da Luigi Capuana e le dà notorietà anche fuori dall'isola. Sposato nel 1900 Palmiro Madesani, si trasferisce a Roma, dove si afferma con «Il vecchio della montagna». La confermano, come scrittrice, il romanzo «Elias Portolu» e tutta una serie di altri romanzi ed opere teatrali: nel 1904 «Cenere», scelto da Eleonora Duse per la sua prima e unica esperienza nel cinema; nel 1908 «L'edera», nel '12 «Colombi e sparvieri», nel '13 il famosissimo «Canne al vento», nel '15 «Marianna Sirca», nel '18 «L'incendio nell'oliveto» e nel '20 «La madre». Risale al 1926 il conferimento del premio Nobel per la Letteratura, che va a ritirare a Stoccolma con il marito, rifiutando però di tenere la conferenza che i premiati pronunciano in occasione della consegna del Premio. Dopo un anno muore a Roma, il 16 agosto 1927. La sua opera è influenzata del verismo di Giovanni Verga e dal decadentismo di Gabriele D'Annunzio; il paesaggio dei suoi romanzi è quello aspro della Sardegna, che non viene rappresentato secondo schemi regionali né con la coloritura dannunziana, ma rivissuto attraverso il mito. Così Grazia Deledda descrive la città natale Nuoro: «è il cuore della Sardegna, è la Sardegna stessa con tutte le sue manifestazioni. è il campo aperto ove la civiltà incipiente combatte una lotta silenziosa con la strana barbarie sarda, così esagerata oltre mare». Per meglio comprendere l'importanza e la grandezza di Grazia Deledda è possibile leggere molte delle sue opere presenti in versione integrale su Internet. Di esse è consentito esclusivamente l'utilizzo personale.

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In onore di Grazia Deledda è stato realizzato il parco Letterario Grazia Deledda, che permette di ripercorrere le tappe del suo viaggio letterario ed umano. Il parco disegna un percorso che unisce le coste dell'isola da oriente a occidente, e per visitarlo è necessario recarsi presso una delle tre porte di accesso, presenti a Nuoro, Galtellì e Monteleone Roccadoria. Queste porte mettono a disposizione una piccola Biblioteca Deleddiana, allestita con i suoi principali volumi, e danno l'opportunità di provare la tipica ospitalità sarda, quella che viene chiamata Sa Posada (la fermata). Vengono fornite informazioni e prenotazioni per i diversi itinerari, percorribili autonomamente o con l'aiuto di personale specializzato. In Provincia di Nuoro, si possono visitare la città di Nuoro, i comuni di Galtellì (descritta come Galte in «Canne al Vento»), Bitti (raccontata come la Tibi della quale viene raccontato il Santuario del Miracolosi), Orosei ed Orune (descritta come Oronou in «Colombi e sparvieri»). In Provincia di Sassari si visitano i comuni di Ittiri, Mara, romana, Villanova Monteleone e Monteleone Roccadoria. A Nuoro la porta si trova in via Grazia Deledda al civico 53. Nel rione di Santu Pedru si respira ancora l'aria di altri tempi, descritta nell'opera di Salvatore Satta, che così descriveva il rione di Santu Pedru: «san Pietro, Santu Predu, è il cuore nero di Nuoro… Non ha colori: ha già case alte che danno su vie strette che non sono più vicoli, e per vedere il cielo bisogna guardare in su… San Pietro è il prolungamento cittadino dell'ovile, c'è anche nell'aria l'odore delle pecore e delle capre. La sera è tutto uno sferragliare di zoccoli sul selciato, perché i padroni tornano a casa con le bisacce ricolme… Le casi sono grandi perché servi e padroni vivono insieme, mangiano dallo stesso tagliere, si scaldano allo stesso fuoco, e questo rende più servi i servi, e più padroni i padroni». Da via Deledda, poco più avanti della casa Museo, una scalinata ci porta alla piazza Salvatore Satta, dove, come nelle altre vie del rione, si trovano pannelli di ceramica che ripropongono frasi tratte dai libri di Grazia Deledda. 
Salvatore Satta, giurista e scrittore, nasce a Nuoro il nove agosto 1902, consegue la licenza liceale a Sassari nel 1920 e si laurea in giurisprudenza nel 1924. Inizia la carriera universitaria, che lo porterà ad insegnare nelle università di Macerata, Padova, Genova e Roma. Sul finire della seconda guerra mondiale viene nominato pro-rettore all'Università di Trieste. Colpito da un male incurabile, muore a Roma il 19 aprile 1975. La sua affermazione come romanziere avviene postuma. Infatti solo dopo la sua morte la famiglia riprende le vecchie carte e scopre, nelle pagine di una vecchia agenda, un manoscritto dal titolo «Il giorno del giudizio». Nel romanzo, Satta ricorda gli abitanti, ormai quasi tutti morti, che incontrava a Nuoro nella sua infanzia. Pubblicato postumo nel 1977, inizialmente è quasi totalmente ignorato, ma appena pochi anni dopo viene ripubblicato e diventa un caso letterario. Tradotto in diciassette lingue, il romanzo viene oggi considerato un'opera letteraria di grande spessore e riscuote ampi consensi da parte della critica. Altre opere postume sono «La veranda» e «De Profundis», un grande affresco sulla condizione umana, nato sull'esperienza maturata durante il secondo conflitto mondiale.
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Da piazza Salvatore Satta risaliamo per via Chironi ed arriviamo in piazza del Rosario, con la Chiesa di Nostra Signora del Rosario. È stata realizzata nel '600 su iniziativa della Confraternita del Rosario nell'area ove anticamente sorgeva la Chiesa di San Pietro, tra le più antiche di Nuoro, che aveva dato il nome al rione. È stata poi ristrutturata nel 1892, con l'innalzamento dei muri esterni ed il rifacimento di archi e volte.
Da piazza Salvatore Satta prendendo, invece, la via Chironi in senso opposto, ossia verso sud, andiamo in piazza San Carlo, dove si affaccia la seicentesca Chiesa di Santu Caralu, dedicata a San Carlo Borromeo. Edificata in pietra intonacata di rosa, con la facciata lineare al centro della quale si apre un portale, sormontato da una monofora con arco a tutto sesto. Ci eravamo persi nei vicoli del centro ed abbiamo chiesto a molte persone dove fosse la Chiesa di San Carlo, ma nessuno la conosceva; la abbiamo trovata solo quando abbiamo avuto l'idea di chiamarla Santu Caralu ed allora tutti erano in grado di indicarcela.
In piazza San Carlo, di fronte alla Chiesa, troviamo la casa Ciusa, casa natale dello scultore Francesco Ciusa. Dopo l'acquisizione di casa Chironi e di casa Satta, nel 2010 il comune ha acquisito anche la casa Ciusa, completando il programma di acquisizioni delle case storiche. Nella casa Ciusa, che verrà restaurata, si intende realizzare un museo dedicato alle opere dello scultore.
Francesco Ciusa nasce a Nuoro nel 1883 da un ebanista, si forma all'Accademia di Belle Arti di Firenze, torna in Sardegna nel 1904 e si stabilisce prima a Sassari e poi a Nuoro. Nel 1907 vince, appena ventenne, il primo premio alla Biennale di Venezia con la scultura «La madre dell'ucciso», il massimo esempio dell'arte sarda moderna oggi conservato alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma. Una copia della scultura è conservata all'interno della Chiesa di Santu Caralu. Nel 1913 lavora con Filippo Figari, Felice Melis Marini e Mario Delitala al completamento del Palazzo Civico di Cagliari. Nel 1923 inizia la produzione di piccole ceramiche e nel 1924 apre una Scuola d'Arte a Oristano. Tra le sue opere, nel 1909 produce «La filatrice» e «Il nomade», nel 1911 «La dolorante anima sarda» e «Bontà», nel '14 «Il dormiente» e «Il cainita», nel '25 «La pietà».Nel 1928 espone alla Biennale di Venezia la sua ultima grande opera, la scultura «L'anfora sarda», una donna che beve da una brocca e allatta un piccolo. Nel 1943 gli viene assegnata la cattedra di disegno alla facoltà di ingegneria dell'università di Cagliari, dove muore nel 1949. Per Francesco Ciusa viene coniata la definizione di «Fidia dell'Atene Barbaricina». Per saperne di più possiamo leggere una ampia «Biografia di Francesco Ciusa» scritta da Giuliana Altea, illustrata con la riproduzione delle sue opere più significative e pubblicata da Ilisso Edizioni di Nuoro.

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Dalla piazza San Carlo prendiamo via San Carlo, nella quale, quasi ad angolo con piazza Su Connottu, troviamo la casa Chironi, casa natale del noto giurista e uomo politico Gian Pietro Chironi. L'edificio è composto da tre entità, il corpo principale, il cosiddetto rudere ed il giardino. L'esterno del corpo principale è stato costruito, dal giurista, sul finire della seconda metà dell'800, e rappresenta un significativo esempio di casa padronale nuorese. In casa Chironi si sta realizzando il Museo della Ceramica.
Nato a Nuoro nel 1855, Gian Pietro Chironi si laurea e diviene professore di Diritto Civile presso l'Università di Siena e di Torino, dove viene nominato anche rettore. È consigliere comunale a Torino e diviene senatore. Scrive numerosi trattati di diritto, soprattutto sulla colpa e sui privilegi e le ipoteche. Muore a Torino nel 1918. |
Casa Chironi si affaccia su piazza Su Connottu, dedicata al ricordo dei moti popolari di Su Connottu e realizzata in seguito alla demolizione della vecchia Caserma dei Carabinieri. Nel 1865 Vittorio Emanuele II emana la legge sui terreni ademprivi, ossia sui terreni comuni, che consente che questi terreni, sfruttati fino ad allora in maniera collettiva da contadini e pastori, vengano concessi a imprese private per lo sfruttamento delle risorse del bosco. La legge sui terreni ademprivi porta a diverse sollevazioni popolari. Nuoro, nel 1868, vede la sollevazione di Su Connottu, con centinaia di persone in piazza a chiedere il ritorno a «su connottu», il conosciuto, cioè la tradizione, e quindi all'utilizzo comune dei terreni, con l'assalto al Municipio dell'archivio comunale. 
Attraversata la via Roma, via Cavour ci porta in piazza Sebastiano Satta, dove si affaccia quella che fu l'abitazione del poeta. La piazza è stata sistemata nel 1967 dallo scultore Costantino Nivola, il grande artista di Orani. Sulla sua pavimentazione in granito ha fatto portare rocce naturali dell'Ortobene, che contengono piccoli bronzi, che ritraggono il poeta e scene di vita barbaricina, e che vengono a costituire quindi un museo a cielo aperto. Gli originali sono conservati al Museo d'Arte della Provincia di Nuoro. È stato progettato di destinare la sua casa natale a Biblioteca dei Fondi e di trasferirvi il Fondo Sebastiano e Vindice Satta, una raccolta di 1073 volumi, manoscritti e fotografie lasciati dal poeta. 
Sebastiano «Bustianu» Satta nasce il 21 Maggio 1867. Durante il servizio militare a Bologna, inizia a studiare Carducci. Si laurea in giurisprudenza a Sassari, dove esercita come avvocato penalista. Pubblica nel 1893 «Versi ribelli», la sua prima raccolta di poesie; nel 1896 l'ode «Primo maggio»; nel 1910 i «Canti barbaricini». I «Canti del Salto e della Tanca» viene pubblicato postumo nel 1924. Colpito da paralisi, vive gli ultimi anni in completa immobilità e muore a Nuoro nel 1914, a soli 47 anni. Viene considerato il maggiore poeta sardo dell'800, canta i suoi eroi ed i suoi pastori, i suoi monti e le sue usanze. È la voce più genuina dell'anima della Barbagia. Non nasconde rispetto per quei banditi che si davano alla macchia, vivendo una vita dura, misteriosa e affascinante. Per lui i banditi non sono che uomini divenuti simili ad animali randagi, che esprimono la ribellione ad un ordine sociale ingiusto e inaccettabile. Scrive Giovanni Pirodda: «Alla notizia della morte di Sebastiano Satta pastori e banditi, e insieme a loro i contadini, scesero dai monti per accompagnarlo all'ultima dimora. Il poeta fu popolare e amato fra i sardi contemporanei, che si dilettavano ad ascoltare anche in pubbliche letture i suoi canti, ispirati agli ideali di uguaglianza e di progresso sociale, ai miti di un immaginario collettivo: la natura, la donna (sposa e madre-matriarca), l'amore, le leggende tradizionali, il pastore, il bandito, l'odio, la vendetta, il ribellismo e l'attesa di una palingenesi». Per conoscere Sebastiano Satta è possibile leggere in versione integrale il volume «Canti» pubblicato da Ilisso Edizioni di Nuoro. nel quale sono riunite le poesie pubblicate nel 1910 in «Canti barbaricini» e quelle pubblicate postume nel 1924 in «Canti del salto e della tanca».
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Visita del rione SeunaVia Sebastiano Satta ci porta in corso Garibaldi, che separa il due rioni Santu Pedru e Seuna. Prendiamo corso Garibaldi verso destra. Qui, nel rione di Seuna, nello slargo tra le due principali strade cittadine, corso Garibaldi e via La Marmora, troviamo la Chiesa nuova della Madonna delle Grazie, edificata nel 1670. Dalla Chiesa nuova, passando per vicoli finalmente ristrutturati dopo anni di lavori, ci possiamo recare a visitare la Chiesa antica della Madonna delle Grazie. 
Invece di proseguire verso via Lamarmora, torniamo indietro e risaliamo il corso Garibaldi. Quasi all'imbocco su piazza Mazzini, troviamo la casa natale di Salvatore Satta, oggi di proprietà della Diocesi di Nuoro. Degli ambienti originari resta la corte, con le casupole dalla tipica architettura locale. All'altezza di piazza Mazzini, svoltiamo sulla destra costeggiando i giardini di piazza Vittorio Emanuele. Saliamo lungo via Monsignor Bua e, passato l'Arco del Seminario, arriviamo, ai limiti della città vecchia, in piazza Santa Maria della Neve. Qui, in posizione sopraelevata, troviamo la Cattedrale della Madonna della Neve, edificata tra il 1836 e il 1854 in stile neoclassico in granito intonacato. 
Dalla piazza della Cattedrale prendiamo via Asproni, e da qui in piazza Asproni possiamo di visitare il museo Speleo-Archeologico Comunale. Realizzato in una importante casa padronale di fine '800 con un ampio giardino, appartenuta al politico autonomista di Bitti Giorgio Asproni. Da qui vico Giuseppe Giusti ci riporterebbe nella via Aspromonte deve abbiamo iniziato la visita del centro storico di Nuoro.
Visita dl resto della cittàPer visitare la parte sud-est della città, da via Monsignor Bua prendiamo verso sud via Antonio Mereu, che ci porta al parco pubblico del Colle di Sant'Onofrio. Secondo un'antica tradizione, sul colle di Sant'Onofrio sarebbe esistito un piccolo tempio dedicato alla divinità Fenicia Astarte, la dea primigenia, la Terra Madre, progenitrice di tutti gli esseri viventi. è un ampio spazio con giardini, che funge da parco pubblico. Sulla strada per il colle troviamo il cosiddetto Castello, ossia il Villino Antonietta, realizzato negli anni '30 in stile neogotico. Nel 1934 venne posto sulla sommità del colle di Sant'Onofrio un monumento dedicato a Sebastiano Satta, opera di Francesco Ciusa. Di questo monumento, distrutto da atti vandalici, oggi purtroppo non rimane che il ricordo. Sul Colle di Sant'Onofrio, prima di arrivare ai giardini, troviamo il museo Etnografico o museo della Vita e delle Tradizioni Popolari Sarde, aperto nel 1976. In esso sono rappresentati tutti gli aspetti della cultura della Sardegna tradizionale: circa 80 abiti maschili e femminili e diversi capi d'abbigliamento infantile, tutti autentici e realmente utilizzati, gioielli, manufatti tessili e lignei, armi, oltre 60 strumenti della musica popolare, utensili domestici, strumenti di lavoro, ecc. Ed inoltre maschere facciali lignee, campanacci e pelli di pecora, le maschere dei Thurpos di Orotelli, dei Boes e Merdules di Ottana e dei Mamuthones e Issohadores di Mamoiada. Il complesso degli edifici che ospita il museo riproduce la struttura di un villaggio tipico della Sardegna. Piero Marras, al secolo Piero Salis, nasce a Nuoro il 16 settembre 1949. Esordisce sulla scena del rock progressivo come tastierista e cantante del Gruppo 2001, dal quale esce nel 1974. Da allora inizia la carriera di cantautore, prima col nome Piersalis e successivamente con quello di Piero Marras. Scrive inizialmente canzoni in lingua italiana e successivamente, fino ad oggi, esclusivamente canzoni in lingua sarda i cui contenuti sono ispirati alla sua regione. Ha scritto testi anche per i Tazenda, tra i quali il famosissimo «Carrasecare». Da una lettera di Gianluigi Cabizza a Piero: «Alcuni dei Suoi pezzi mi piacciono a tal punto che vorrei, in quei momenti avere soltanto io orecchie per sentire quella melodia, quelle parole dense di significato e di passione. Spesso, almeno ogni giorno, mi rinchiudo nel mio mondo, nel mio angolino vicino ai cd e con le cuffie penso ad un luogo che mi sembra descriva nei suoi pezzi, a quella persona, uomo donna, padre madre che danno vita ed animano o ispirano le sue canzoni. (...) Quando ascolto un Suo pezzo, mi vengono i brividi, scorgo qua e la parole dense di significato, e immagino un mondo che mi rendo conto, non conoscere quanto vorrei». Per meglio comprendere l'opera di Piero Marras è possibile leggere il testo del suo famoso brano «Carrasecare». Nei nostri viaggi in Sardegna abbiamo ascoltato Piero Marras in concerto il 16 agosto 2007 a Dorgali, del quale riportiamo alcune foto e un fimato.

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La parte nuova della città vede nell'Ospedale San Francesco una delle strutture sanitarie più importanti di tutta la Sardegna, anche se io non posso certo conservarne una grande stima dopo avervi vissuto una delle esperienze più brutte della mia vita. Mi permetto di dare un consiglio ai turisti in visita alla Sardegna centrale: se avete problemi di salute fate il possibile per evitare l'Ospedale San Francesco di Nuoro. Nel 2002 i quotidiani sardi riportavano il calvario di una donna ricoverata d'urgenza per coliche e dimessa dopo tre giorni senza neppure una diagnosi, alla quale per miracolo a Cagliari sono poi riusciti a salvare un rene. È una notizia ripresa dalla stampa, non so quanto attendibile, io comunque riporto la mia esperienza diretta. Nel 2000 mi hanno portato con un braccio rotto al Pronto Soccorso alle 19.20 e dopo 20 minuti di attesa alle 19.40 mi è stato detto che non si poteva fare nulla poiché dalle 20 alle 8 di mattina radiologia rimane chiusa («Ma mancano 20 minuti...» - «Volete che in agosto 20 minuti prima della chiusura i medici siano ancora al lavoro?»). Sono stato invitato a tornare la mattina successiva, ma prima delle 7.30 se volevo sperare di avere i risultati per le 15.30-16. Poi gli infermieri mi hanno chiesto dove era il dolore e mi hanno steccato il gomito, ma non avendo i materiali necessari si sono ingegnati ed hanno utilizzato per la steccatura ritagli di una scatola di cartone. Disperato ho interrotto le vacanze e il giorno successivo mi sono imbarcato e sono rientrato a Milano, dove tra l'altro hanno constatato che il gomito stava benissimo e la frattura (un mese di ingessatura di tutto il busto) era alla spalla, al trochite omerale... Mi hanno detto che neppure nel terzo mondo accadono cose come quella che mi era capitata! La prossima tappa del nostro viaggio | Nella prossima tappa del nostro viaggio ci recheremo a visitare il Monte Ortobene, subito fuori Nuoro. Vedremo la Chiesetta della Solitudine al cui interno sono conservate le spoglie di Grazia Deledda. Parleremo della sagra del Redentore, e ci recheremo poi a visitare i principali resti archeologici presenti nella città di Nuoro e nei suoi dintorni |  |
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© Claudio de Tisi 2002-2010 I libri citati sono presenti nei portali Sardegna Cultura e Liber Liber. Il filmato dei Tazenda è stato messo su YouTube da simoxx81.
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