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| Nel Nuorese ci rechiamo da Sarule a Orani e Oniferi, infine a Orotelli con i Thurpos e ad Ottana con i Boes e Merdules
Per ingrandire le immagini o vedere i filmati e per scorrerle cliccare sulle immagini piccole presenti in questa pagina. Sarule, il paese di Salvatore Sini |
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Tra le antiche tradizioni del paese sopravvivono i riti della Settimana Santa, organizzati dalle confraternite del paese. Particolarmente suggestiva è, la sera del venerdì Santo, nella parrocchiale la cerimonia de S'Iscravamentu, ossia la deposizione di Cristo dalla croce. Nella parrocchiale giungono i membri delle confraternite e due confratelli vestiti da Giudei. Il Cristo ligneo viene schiodato dalla croce e la corona di spine collocata sul Capo della Madonna Addolorata. Successivamente il Cristo viene mostrato ai fedeli e messo nella lettiga, ornata da luci e fiori. Ha quindi inizio la processione lungo le vie del paese. La mattina della domenica di Pasqua si svolge la cerimonia de S'Incontru, ossia l'incontro tra il simulacro del Cristo risorto e quello della Madre ancora vestita di lutto.
A est di Sarule vediamo il Monte Gonare, che si trova tra il territorio di Orani e Sarule e caratterizza, con la sua forma perfettamente conica, tutto il paesaggio circostante.
Sulla sommità, a 1083 metri d'altezza, sorge il santuario di Nostra Signora di Gonare. Si racconta che, all'inizio del XII secolo, il giudice Gonnario II di Torres, sorpreso da una tempesta al ritorno in nave da un pellegrinaggio in Terra santa, abbia fatto alla Vergine il voto di innalzarle un tempio nella terra che gli fosse apparsa per prima. Giunto sull'isola, avrebbe visto il Monte Gonare, e qui avrebbe fatto costruire il santuario. Ricostruito nel 1618 in scisto scuro, nella tipica architettura rustica sarda, si possono ancora vedere parti dell'antica chiesa medievale. La chiesa è a navata unica. Intorno troviamo le cumbessias che accolgono i fedeli durante la festa della Madonna di Gonare, che si svolge la seconda domenica di settembre, organizzata ad anni alterni dai comitati di Sarule e di Orani. La festa, raccontata da Grazia Deledda in La via del male, vede i pellegrini raggiungere il santuario anche a piedi. Inizia con la novena ed il decimo giorno, la domenica, dopo la messa prevede banchetti e balli sul piazzale del santuario.

A cinque chilometri da Sarule raggiungiamo, sempre sulla SS128, il centro agricolo di Orani (nome in lingua Orane, metri 521, abitanti 3.169), adagiato sul fondo di un vallone. È stato capoluogo della Curatoria di Dore durante il medioevo, e sede di marchesato dal 1617 al 1837. In questo secolo ha conosciuto un notevole benessere grazie allo sfruttamento delle miniere di talco.
Il principale figlio di Orani è stato, quindi, Costantino Nivola, architetto e scultore. A lui è stato dedicato, nel 1995, il museo Nivola che contiene numerose sue sculture realizzate in materiali diversi che documentano le tappe del suo percorso artistico. Si trova all'interno dell'ex lavatoio del paese opportunamente restaurato, situato sul fianco della collina Su Cantaru, che si affaccia sull'abitato.
Come Gavoi, anche Orani conserva il culto della Madonna di Sa Itria. Entrando in paese, incontriamo un piccolo piazzale con la chiesa Nostra Signora d'Itria, realizzata in stile tardo gotico. Significativa la facciata, decorata da un grande graffito realizzato nel 1958 da Costantino Nivola, che raffigura la battaglia di Lepanto.
Alla periferia del paese, su un colle, troviamo le rovine della chiesa Sant'Andrea, edificata nel '500 in stile gotico-catalano, fino ai primi dell'800 la parrocchiale del paese. Conserva all'interno un polittico cinquecentesco che raffigura la Madonna sul trono. Dell'edificio restano in piedi parte delle cappelle laterali, il portale principale sormontato da un timpano triangolare con al centro un bassorilievo a forma di croce di Sant'Andrea, ed il campanile in conci di trachite rossa, a canna quadrata con la cuspide decorata da grandi gatti.
Usciamo da Orani proseguendo sulla SS128 e dopo un paio di chilometri raggiungiamo il borgo agropastorale di Oniferi (nome in lingua Onièri, mt. 478, ab. 965). Ha un'economia prettamente pastorale. Il suo territorio è assai ricco di siti archeologici di epoca pre-nuragica e nuragica ed è uno dei centri in cui è più viva la tradizione del canto a tenore. La parlata oniferese è tra le più conservative della lingua sarda.
All'interno del paese troviamo la cinquecentesca ex parrocchiale di Santu Bainzu, ossia San Gavino. È una costruzione bassa e semplice della quale nel tempo è stato modificato l'utilizzo: l'ingresso si trova oggi dove un tempo era l'altare e viceversa. In questa modifica, per aumentare lo spazio del presbiterio, è stata ridotta l'area della chiesa dedicata al culto, ed è stato aggiunta dalla parte opposta al presbiterio una struttura un poco più alta che termina con una piccola torre e una croce. Nella chiesa si celebra il 25 ottobre la festa di San Gavino.
Usciamo dal paese proseguendo verso nord sulla SS128 e, dopo circa due chilometri, incrociamo la SS131DCN (Diramazione Centrale Nuorese) che a sinistra porta a Ottana ed a destra a Nuoro. Poco prima dell'incrocio con la SS131, subito prima di una curva verso destra, sulla sinistra della strada un cartello indica l'area archeologica che comprende la necropoli di Sas Concas. La necropoli è costituita da 20 domus de janas pluricellulari, che fanno di essa probabilmente la più estesa di tutta la Barbagia, dove le tombe si trovano isolate o raggruppate in piccolo numero. Quasi tutte le tombe portano incise sulle pareti e nel pavimento delle coppelle, nelle quali probabilmente venivano deposte le offerte per i defunti. Numerose tombe hanno anche portelli con cornici scolpite. Nella prima tomba sono incisi sulle pareti dei graffiti, che raffigurano il capovolto, che troviamo anche in altre necropoli dello stesso periodo. È forse la stilizzazione dell'uomo a testa in giù, ed è interpretato come rappresentazione del trapasso dalla vita alla morte, la rappresentazione del volo dell'essere umano verso il mondo capovolto dell'aldilà. La necropoli viene datata intorno al 2700 a.C. nel periodo della cultura di Filigosa.
Superato l'incrocio con la SS131, proseguiamo sulla SS128 per circa cinque chilometri, dove sbocca sulla SS129. La prendiamo sulla sinistra, verso Macomer, in direzione della Stazione Ferroviaria di Oniferi. Percorso solo un chilometro, prima di arrivare alla stazione, dopo aver sorpassato lo svincolo per la SS131, vediamo sulla sinistra della strada il nuraghe Ola. È un nuraghe monotorre di medie dimensioni, edificato in tempi diversi ed in diverse fasi costruttive. La parte inferiore del nuraghe è realizzata con pietre di grandi dimensioni; la parte centrale è invece formata da pietre piccole tutte di uguali dimensioni; e la parte finale in alto è a sua volta realizzata in modo diverso dalle altre due. La parte superiore è oggi completamente diroccata.
Non lontano dal nuraghe Ola si trova il cantiere del costruendo Centro Didattico Ambientale, dalle caratteristiche simili a un enorme nuraghe: una rilettura delle forme antiche in ottica moderna e funzionale, che si sposa perfettamente con il contesto ambientale valorizzandolo. I lavori di costruzione sono già iniziati, sono previsti laboratori di ricerca didattica e sperimentale, aule studio, biblioteca multimediale, sala congressi.
Quasi di fronte al nuraghe Ola, appena prima della stazione di Oniferi, prendiamo sulla destra la SP47 verso Benetutti, fino alla pietra miliare che indica il chilometro 1, dove troviamo l'area archeologica che comprende la necropoli e il nuraghe Brodu. Per accedervi dobbiamo attraversare terreni delimitati da muretti bassi e dobbiamo guadare un torrentello. Sul costone, sulla sinistra della strada, vediamo le quattro domus de janas che costituiscono la necropoli Brodu. La prima tomba è la meglio conservata. Un grande dromos porta a un'ampia anticamera, che ha nella parete di fondo l'ingresso alla camera funeraria, costituito da una porta con la cornice scolpita e sormontata da un bassorilievo che rappresenta doppie corna sovrapposte. Dalla camera funeraria principale si accede ad altre due celle di minori dimensioni. La seconda tomba è simile come struttura alla prima, ma è crollata la parete esterna dell'anticamera. Probabilmente per questo, il rilievo con le doppie corna non è ben conservat,o ma è ancora visibile. Le altre due tombe non sono ben conservate. Sulla sommità del costone, in posizione dominante rispetto al terreno circostante, troviamo il nuraghe Brodu. È un nuraghe del tipo monotorre, la muratura è crollata su un lato e la torre è in parte interrata, al punto che non è possibile vederne l'ingresso.
Da Oniferi, proseguiamo verso nord sulla SS128 per circa cinque chilometri, dove sbocca sulla SS129. La prendiamo sulla sinistra verso Macomer per cinque chilometri, poi deviamo a sinistra sulla SS537 che, dopo un paio di chilometri, ci porta a Orotelli (nome originale Oroteddi, metri 406, abitanti 2.349). È un centro agropastorale posizionato al margine dell'altopiano granitico noto come Serra di Orotelli. Il nome Orotelli potrebbe derivare dal greco Oros, che vuol dire Monte o altura, e Tello, che significa nasco o prendo origine; starebbe, quindi, ad indicare un luogo posto in altura. Oppure poterebbe derivare da una trasformazione latina, e significherebbe terra d'oro, perché ricca di grano e piante da frutta. Studi più recenti portano a ritenere, invece, che derivi da un termine Fenicio che indicherebbe protetto, con riferimento alla posizione geografica dove sorge il paese.
Nel centro storico troviamo la chiesa di San Lussorio. Da questa, un viale alberato ci porta alla bella chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, che è stata la Cattedrale sino alla fine del 200. Edificata nel 1139 in stile romanico, con mattoni e conci di trachite chiara, ha pianta a tre navate, con quella centrale absidata. Conserva all'interno una statua lignea di San Giovanni del XV secolo. È sovrastata da un campanile a vela del '300 decorato da strane sculture in altorilievo del XIV secolo. Insieme alla chiesa, era stato edificato il monastero dei Benedettini, del quale rimane però, proprio davanti alla chiesa, soltanto il portale, ora completamente restaurato. Il patrono di Orotelli, San Giovanni Battista, viene festeggiato il 29 agosto con una processione religiosa, sfilate nei costumi tradizionali, esibizioni a cavallo, gruppi folklorisitici e balli tradizionali.
A Orotelli è nato nel 1991 Francesco Falchetto detto Chicco, che fa parte dell'associazione Maschere Etniche dei Thurpos, suona l'organetto diatonico e canta a tenore. Nel 2006 il regista Salvatore Mereu lo scrittura per il ruolo di Sonetàula nel suo film omonimo, tratto da un romanzo di Giuseppe Fiori, e per la sua interpretazione vince il Globo d'Oro come miglior attore esordiente, ed un secondo riconoscimento gli viene assegnato a Roma in occasone del Fiction Fest come miglior attore di miniserie. |
Meno conosciuto, ma importante come il carnevale di Mamoiada e quello di Ottana, è il carnevale di Orotelli. Il carnevale di Orotelli vede sfilare la domenica ed il martedì grasso per le vie del paese Sos Thurpos, ossia gli orbi. Sono maschere che rappresentano personaggi ciechi e storpi. Indossano un abito di velluto e gambali, hanno il viso annerito con la fuliggine del sughero bruciato, e lo nascondono nel cappuccio del pesante pastrano d'orbace, detto Su Gabbanu, simile a quello portato dai pastori nella stagione fredda. Sopra il pastrano, portano ad armacollo una cinghia di campanacci. Sfilano appaiati portando un giogo, come due buoi legati in vita con una fune, tenuta da un terzo Thurpu che li guida pungolandoli. Mimano anche varie scene, come la ferratura del bue; altri Thurpos trascinano un aratro seguiti da seminatori che cospargono la strada di crusca. La scena più caratteristica è Sa Tenta, la cattura, che prevede che il pastore dia l'ordine ai buoi di caricare una vittima, che viene legata e portata in un bar dove, per essere liberata, deve offrire da bere. Dal 1993, ripresa dalla tradizione dopo essere stata dimenticata per molto tempo, è ricomparsa anche la maschera di S'Eriattaju, ossia il cacciatore di ricci, che indossa un saio chiaro con cappuccio, porta una collana di tappi di sughero rivestiti di pelle di riccio, con gli aculei, ed insegue le donne, le cattura e le abbraccia così forte da pungere loro il seno. Nel murale che abbiamo fotografato ci racconta il carnevale di Orotelli lo scrittore Salvatore Cambosu; le successive foto del carnevale ci sono state fornite da un amico.
Usciamo da Orotelli verso sud, sulla SS537. Dopo circa sei chilometri, proseguiamo sulla SP21 che, dopo altri circa sei chilometri, ci porta a Ottana. Oppure, invece di prendere la SP21, possiamo percorrere 500 metri sulla SP39 ed immetterci sulla SS131DCN proveniente da Nuoro. Ottana è, infatti, più comodamente raggiungibile da Nuoro percorrendo per 24 chilometri la SS131DCN. Un altro modo per arrivarci sarebbe stato, da Gavoi, percorsi sette chilometri sulla SS128 in direzione di Sarule, deviare a sinistra sulla SP17 che dopo 13 chilometri porta a Ottana per proseguire poi verso il Marghine; sarà questa prosecuzione che prenderemo nella prossima tappa.

Ottana (nome in lingua Otzana, metri 185, abitanti 2.562) è una cittadina all'inizio della valle del Tirso, nella quale all'economia essenzialmente agropastorale si è aggiunto un notevole sviluppo industriale, basato principalmente sull'industria petrolchimica e sulla produzione di fibre tessili sintetiche, con la realizzazione di un complesso di stabilimenti che impiegano oggi oltre 2.000 addetti provenienti da Ottana e dai paesi limitrofi. Su tutti, svettano le alte ciminiere del grande complesso petrolchimico promosso dall'ENI nei primi anni '70, ormai però in via di abbandono.
Al centro del paese possiamo visitare la chiesa di San Nicola, un tempo Cattedrale della diocesi di Ottana, edificata all'inizio del 1100 su una preesistente chiesa bizantina. Dopo un crollo intorno all'anno 1160, è stata interamente ricostruita in forme Romaniche. Dell'edificio originale resta la facciata e la parte anteriore del lato sud. La chiesa, realizzata in conci di trachite nera e violacea, risente di influssi pisani. Ha la facciata divisa in tre arcate delimitate da pilastrini, decorate con i tipici motivi Pisani a rombi, ed al centro un portale architravato. Ha pianta a navata unica con copertura a travature e mensole in legno. All'interno conserva il polittico di San Nicola di Mira, del 1344, che raffigura San Francesco e San Nicola di Mira, oltre a Mariano IV d'Arborea ed il vescovo Silvestro. È attribuito al cosiddetto Maestro delle Tempere Francescane, della scuola del Lorenzetti.
Non meno importante di quello di Mamoiada, è il carnevale di Ottana. Durante tutto il periodo del carnevale, le vie del paese sono percorse da vari gruppi di Boes, che fanno risuonare il carico di campanacci, portati con lunghe corde di cuoio dai Merdules. I Boes ed i Merdules sono le maschere tipiche del carnevale di Ottana, che rappresentano un bue ed il suo padrone, e si ritiene che traggano origine da un rito orgiastico del periodo Punico. Sulla fronte di Su Boe è scolpita una stella, in segno di buon auspicio. Mentre per la figura del pastore, Su Merdule detto anche Su Gobbeddu, ossia il gobbo, è il più possibile brutta e deforme, in modo da far paura anche al diavolo e cosi allontanare le sfortune della vita. Nella sfilata è presente anche Sa Ilonzana, una lugubre vecchietta tutta vestita di nero, gobba anche lei, intenta a filare la lana, che minaccia di tagliare il filo che pende dalla conocchia se non le si offre da bere: ed il filo di lana rappresenta la vita di chi le sta di fronte. Durante la sfilata vengono mimate scene nelle quali il bue si sdraia per terra rifiutandosi di andare nei campi a lavorare, mentre il pastore lo sprona vibrandogli poderosi colpi con un bastone nodoso. Le foto che seguono sono state scattate nel 2004 durante una esibizione estiva a Santadi. Abbiamo anche fotografato il momento del riposo dopo la sfilata.
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