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Nel Nuorese ci rechiamo da Sarule a Orani e Oniferi, infine a Orotelli con i Thurpos e ad Ottana con i Boes e Merdules


Il nostro itinerarioIn questa tappa del nostro viaggio, proseguiremo da Gavoi lungo la SS128. Visiteremo Sarule, Orani con il Museo dedicato a Costantino Nivola, e Oniferi. Quindi la SS129 ci porterà a Orotelli da dove ci recheremo a Ottana per il suo carnevale. Siamo arrivati ai confini della regionre del Marghine, che inizieremo a visitare nella prossima tappa.

Per ingrandire le immagini o vedere i filmati e per scorrerle cliccare sulle immagini piccole presenti in questa pagina.

Sarule, il paese di Salvatore Sini Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Stemma del comune di SaruleDa Gavoi prendiamo la SS128 verso nord e, dopo 10 chilometri, raggiungiamo Sarule (metri 626, abitanti 1.932), piccolo centro agricolo noto per la produzione di formaggi caprini e di tappeti. II paese di Sarule ha origini preistoriche, testimoniate da numerosi ritrovamenti del periodo nuragico. Il nome deriva da Sa Rule, ossia il piccolo altare.

Nel centro del paese troviamo la chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo, ultimata e aperta al culto nel 1814. All'interno possiamo ammirare un antico battistero in legno e quattro icone del pittore Mario Delitala, di Orani.

Dentro al paese si trovano anche alcune chiese minori, che sono l'oratorio di Santa Croce, e L'oratorio del Rosario. Presso questi oratori hanno la loro sede le due confraternite con lo stesso nome.

Sempre in centro si trova la chiesa di Santa Lucia, la più antica delle chiese di Sarule. Tutti gli anni nel giorno di Pentecoste si festeggia per commemorare la sua consacrazione.

Salvatore «Badore» SiniTesto di «A diosa» (No potho reposare)A Sarule nasce da una famiglia di pastori nel 1873 Salvatore Sini detto Badore. Pastore egli stesso in giovinezza, portato agli studi frequenta con grandi sacrifici della famiglia le medie superiori a Nuoro e si laurea in legge a Cagliari. Esercita come avvocato soprattutto a Nuoro, dove viene considerato tra i migliori civilisti. Si afferma come scrittore e soprattutto come poeta, esprimendo una visione comunista e rivoluzionaria della vita. Si avvicina anche alla politica, divenendo nel 1905 consigliere comunale a Sarule. Pubblica, nel 1909, il dramma Il Medico, e nel 1911 la canzone La Guerra Tripolina, dove la guerra è vista come un flagello e non una conquista. Esprime la sua visione rivoluzionaria con le canzoni Lamentos de sas theracas de Nugoro del '15 e Comunismu del '19. È del '15 la sua poesia più nota, A diosa, conosciuta con il primo verso Non potho reposare, che viene musicata da Giuseppe Rachel, direttore della banda di Nuoro. È ancora oggi una delle esecuzioni immancabili nelle esibizioni di tutti i cori polifonici sardi. Nel '24 scrive A Zuseppe Mesina e molte altre poesie come Sa canthone de Zuseppe Nonne, Su zeccu e Su cundennau innozente. Nel '29 scrive Augurios pro s'isposaliziu de su Principe Umberto. Nel '51 scrive poesie per la morte dell'amico Ciriaco Offeddu e di Attilio Deffenu. Tra le sue opere rimaste inedite i Gosos de Santu Franziscu. Negli ultimi anni, impossibilitato a scrivere, detta alla moglie e ai figli il romanzo Il monello, anche questo rimasto inedito. Muore a Nuoro nel 1954 all'età di 81 anni. Possiamo ascoltare alcuni brani di A diosa nell'interpretazione di Andrea Parodi in un concerto registrato il 28 luglio 2002 ad Alghero.

I riti della Settimana Santa a Sarule

Tra le antiche tradizioni del paese sopravvivono i riti della Settimana Santa, organizzati dalle confraternite del paese. Particolarmente suggestiva è, la sera del venerdì Santo, nella parrocchiale la cerimonia de S'Iscravamentu, ossia la deposizione di Cristo dalla croce. Nella parrocchiale giungono i membri delle confraternite e due confratelli vestiti da Giudei. Il Cristo ligneo viene schiodato dalla croce e la corona di spine collocata sul Capo della Madonna Addolorata. Successivamente il Cristo viene mostrato ai fedeli e messo nella lettiga, ornata da luci e fiori. Ha quindi inizio la processione lungo le vie del paese. La mattina della domenica di Pasqua si svolge la cerimonia de S'Incontru, ossia l'incontro tra il simulacro del Cristo risorto e quello della Madre ancora vestita di lutto.

Nei dintorni di Sarule

Sarule-La parrocchiale di San Michele ArcangeloA est di Sarule vediamo il Monte Gonare, che si trova tra il territorio di Orani e Sarule e caratterizza, con la sua forma perfettamente conica, tutto il paesaggio circostante.

Sarule-Il santuario della Madonna di GonareSulla sommità, a 1083 metri d'altezza, sorge il santuario di Nostra Signora di Gonare. Si racconta che, all'inizio del XII secolo, il giudice Gonnario II di Torres, sorpreso da una tempesta al ritorno in nave da un pellegrinaggio in Terra santa, abbia fatto alla Vergine il voto di innalzarle un tempio nella terra che gli fosse apparsa per prima. Giunto sull'isola, avrebbe visto il Monte Gonare, e qui avrebbe fatto costruire il santuario. Ricostruito nel 1618 in scisto scuro, nella tipica architettura rustica sarda, si possono ancora vedere parti dell'antica chiesa medievale. La chiesa è a navata unica. Intorno troviamo le cumbessias che accolgono i fedeli durante la festa della Madonna di Gonare, che si svolge la seconda domenica di settembre, organizzata ad anni alterni dai comitati di Sarule e di Orani. La festa, raccontata da Grazia Deledda in La via del male, vede i pellegrini raggiungere il santuario anche a piedi. Inizia con la novena ed il decimo giorno, la domenica, dopo la messa prevede banchetti e balli sul piazzale del santuario.

Orani, patria di Mario Delitala e di Costantino Nivola Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Stemma del comune di OraniOrani-Veduta del paese con al centro la parrocchiale di Sant'AndreaA cinque chilometri da Sarule raggiungiamo, sempre sulla SS128, il centro agricolo di Orani (nome in lingua Orane, metri 521, abitanti 3.169), adagiato sul fondo di un vallone. È stato capoluogo della Curatoria di Dore durante il medioevo, e sede di marchesato dal 1617 al 1837. In questo secolo ha conosciuto un notevole benessere grazie allo sfruttamento delle miniere di talco.

immagineMario Delitala: «La cacciata dell'Arrendadore»Nel 1887 a Orani nasce Mario Delitala, che sia nella pittura che nella grafica ha una formazione autodidatta. A 20 anni si trasferisce a Milano dove si impiega come ragioniere ed inizia a lavorare come grafico. Dopo quattro anni torna in Sardegna e, nel 1912, si trasferisce a Cagliari, dove si fa conoscere come illustratore. Nel '14 viene chiamato nel gruppo di artisti ai quali vengono affidate le decorazioni del Palazzo Civico di Cagliari. Nel '20 si trasferisce a Venezia, dove frequenta la Scuola Libera del Nudo. Nel '24 vince il concorso per la decorazione dell'Aula Consiliare del Municipio di Nuoro, per la quale realizza quattro lunette: L'amore, La famiglia, La patria, La fede. Nel '26, realizza La cacciata dell'arrendadore, che ripropone un episodio del 6 gennaio 1772, quando il Consiglio Comunale di Nuoro e la popolazione, insofferenti per le imposizioni del Marchese di Orani che risiedeva in Spagna, cacciò l'odiato esattore delle tasse, Le arrende, e proibì a lui ed al Marchese il rientro in paese. Negli anni successivi decora l'aula magna dell'Università di Sassari, il Duomo di Lanusei, l'aula magna del Liceo Classico Azuni di Sassari. Nel '34 gli si affida la direzione dell'Istituto d'Arte per la Decorazione e l'Illustrazione del Libro di Urbino, ed in questa veste si trasferisce prima a Perugia e poi a Pesaro. Alla fine della seconda guerra mondiale rientra in Sardegna, dove dirige l'Istituto d'Arte di Sassari. Nel '49 viene chiamato come preside dell'Istituto d'Arte di Palermo, dove rimarrà fino al '61. Settantenne torna definitivamente a Sassari e vi lavora per altri trent'anni, fino alla morte ultracentenario nel 1991. Le sue tele ed incisioni, animate da eroiche figure in costume a celebrare i valori della cultura isolana, vanno considerate tra i capolavori dell'arte sarda del '900, soprattutto perché le capacità tecniche gli consentono di esprimersi sul grande formato. La sua opera è influenzata dagli intellettuali Sardi che ha incontrato nella sua lunga vita, da Sebastiano Satta e Attilio Deffenu, ad artisti come Francesco Ciusa, Carmelo Floris, Melkiorre e Federico Melis.

Costantino «Titinu» NivolaCostantino Nivola detto Titinu nasce a Orani nel 1911 e dal padre muratore apprende i primi rudimenti del mestiere. A 15 anni si trasferisce a Sassari, dove fa apprendistato presso Mario Delitala, suo concittadino, che sta decorando l'aula magna della Università di Sassari. Con una borsa di studio, a 20 anni frequenta l'Istituto Superiore di Industrie Artistiche di Monza, dove si diploma nel '36 come grafico pubblicitario. Assunto alla Olivetti, diviene direttore dell'ufficio grafico e realizza le decorazioni per il padiglione italiano all'Esposizione Universale di Parigi. Nel '38, per le persecuzioni antisemite, abbandona l'Italia e si rifugia a Parigi. Nel '40 si trasferisce nel Greenwich Village di New York, e l'anno successivo diviene Art Director della rivista Interiors and Industrial Design. Nel '48 si stabilisce a East Hampton, Long Island, dove inventa la tecnica della colata di cemento sulla sabbia modellata (sand casting). Torna in Sardegna per realizzare, per la rivista Fortune, alcuni disegni per la campagna antimalarica della Fondazione Rockefeller. Di nuovo negli Stati Uniti, insegna all'Università di Harvard, alla Columbia University, all'Università di Berkeley. Ottiene la medaglia d'argento e poi quella d'oro della Architectural League; il diploma della Municipal Art Society, la Fine Arts Medal dell'American Institute of Architets. Pur non avendo la cittadinanza americana, diviene membro dal '72 dell'American Academy and Institute of Arts and Letters di New York. Nel '75 viene nominato membro onorario della Royal Academy of Fine Arts dell'Aja. Nel 1988 muore a Long Island, qualche giorno prima di tornare in Sardegna per presenziare all'inaugurazione del Palazzo del Consiglio Regionale di Cagliari, per il quale ha realizzato le sculture. Simbolo dell'esperienza newyorkese degli anni '40 e '50 sono quadri come Times Square e New York, nei quali compaiono come protagonisti i cartelloni pubblicitari. Incontrato Le Corbusier, inizia la pratica del graffitto, con la quale porterà la pittura all'interno dell'architettura e nella città. Importanti perché ne determinano la prima affermazione sono i Letti, le Spiagge e le Piscine in terracotta. Come sculture, tra le più celebri sono le Madri e le Vedove in marmo bianco di Carrara o in travertino. In Sardegna nel 1958 decora la facciata della chiesa Nostra Signora d'Itria, nel suo paese natale, con un grande graffito che raffigura la battaglia di Lepanto. Nel 1967 realizza, a Nuoro, la piazza Sebastiano Satta, dove posiziona otto massi scavati e modellati che ospitano delle statuine in bronzo che raffigurano scene della vita in Barbagia. Per saperne di più su questo grande artista possiamo leggere una ampia Biografia di Costantino Nivola scritta da Giuliana Altea ed illustrata con la riproduzione delle sue opere più significative. Riportiamo anche in versione integrale una raccolta di suoi ricordi che sono stati pubblicati con il titolo Memorie di Orani.

Il volume «Biografia di Costantino Nivola» Il volume «Memorie di Orani» di Costantino Nivola

Il principale figlio di Orani è stato, quindi, Costantino Nivola, architetto e scultore. A lui è stato dedicato, nel 1995, il museo Nivola che contiene numerose sue sculture realizzate in materiali diversi che documentano le tappe del suo percorso artistico. Si trova all'interno dell'ex lavatoio del paese opportunamente restaurato, situato sul fianco della collina Su Cantaru, che si affaccia sull'abitato.

Orani-Il museo dedicato a Costantino Nivola Orani-Museo Nivola: veduta del museo Orani-Museo Nivola: Senza titolo (nel cortile esterno del museo) Orani-Museo Nivola: Madre (nel cortile esterno del museo) Orani-Museo Nivola: Su Muru Pringiu (il muro incinta) Orani-Museo Nivola: Letto Orani-Museo Nivola: spiaggia in Sardegna Orani-Museo Nivola: spiaggia in America Orani-Museo Nivola: Maestro muratore Orani-Museo Nivola: Due figure (Madre e Vedova)
Orani-Museo Nivola: Bronzetti della serie Lavoratori Orani-Museo Nivola: Madre (bronzo) Orani-Museo Nivola: Vedova Orani-Museo Nivola: Studio per Show Room Olivetti a New York (1953) Orani-Museo Nivola: Studio per Show Room Olivetti a New York (1953) Orani-Museo Nivola: Studio per Show Room Olivetti a New York (1953) Orani-Museo Nivola: Senza titolo (gesso con inserti ceramici)

Come Gavoi, anche Orani conserva il culto della Madonna di Sa Itria. Entrando in paese, incontriamo un piccolo piazzale con la chiesa Nostra Signora d'Itria, realizzata in stile tardo gotico. Significativa la facciata, decorata da un grande graffito realizzato nel 1958 da Costantino Nivola, che raffigura la battaglia di Lepanto.

Orani-La chiesa di Nostra Signora d'Itria Orani-La chiesa di Nostra Signora d'Itria: la facciata con un grafito di Costantino Nivola>

Alla periferia del paese, su un colle, troviamo le rovine della chiesa Sant'Andrea, edificata nel '500 in stile gotico-catalano, fino ai primi dell'800 la parrocchiale del paese. Conserva all'interno un polittico cinquecentesco che raffigura la Madonna sul trono. Dell'edificio restano in piedi parte delle cappelle laterali, il portale principale sormontato da un timpano triangolare con al centro un bassorilievo a forma di croce di Sant'Andrea, ed il campanile in conci di trachite rossa, a canna quadrata con la cuspide decorata da grandi gatti.

Orani-Resti dell'antica chiesa di Sant'Andrea Orani-Resti dell'antica chiesa di Sant'Andrea

Oniferi Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Stemma del comune di OniferiUsciamo da Orani proseguendo sulla SS128 e dopo un paio di chilometri raggiungiamo il borgo agropastorale di Oniferi (nome in lingua Onièri, mt. 478, ab. 965). Ha un'economia prettamente pastorale. Il suo territorio è assai ricco di siti archeologici di epoca pre-nuragica e nuragica ed è uno dei centri in cui è più viva la tradizione del canto a tenore. La parlata oniferese è tra le più conservative della lingua sarda.

All'interno del paese troviamo la cinquecentesca ex parrocchiale di Santu Bainzu, ossia San Gavino. È una costruzione bassa e semplice della quale nel tempo è stato modificato l'utilizzo: l'ingresso si trova oggi dove un tempo era l'altare e viceversa. In questa modifica, per aumentare lo spazio del presbiterio, è stata ridotta l'area della chiesa dedicata al culto, ed è stato aggiunta dalla parte opposta al presbiterio una struttura un poco più alta che termina con una piccola torre e una croce. Nella chiesa si celebra il 25 ottobre la festa di San Gavino.

Oniferi-Ex parrocchiale di San Gavino: veduta dal cancello di accesso Oniferi-Ex parrocchiale di San Gavino: facciata Oniferi-Ex parrocchiale di San Gavino: fianco sinistro

Resti archeologici nei dintorni di Oniferi

Usciamo dal paese proseguendo verso nord sulla SS128 e, dopo circa due chilometri, incrociamo la SS131DCN (Diramazione Centrale Nuorese) che a sinistra porta a Ottana ed a destra a Nuoro. Poco prima dell'incrocio con la SS131, subito prima di una curva verso destra, sulla sinistra della strada un cartello indica l'area archeologica che comprende la necropoli di Sas Concas. La necropoli è costituita da 20 domus de janas pluricellulari, che fanno di essa probabilmente la più estesa di tutta la Barbagia, dove le tombe si trovano isolate o raggruppate in piccolo numero. Quasi tutte le tombe portano incise sulle pareti e nel pavimento delle coppelle, nelle quali probabilmente venivano deposte le offerte per i defunti. Numerose tombe hanno anche portelli con cornici scolpite. Nella prima tomba sono incisi sulle pareti dei graffiti, che raffigurano il capovolto, che troviamo anche in altre necropoli dello stesso periodo. È forse la stilizzazione dell'uomo a testa in giù, ed è interpretato come rappresentazione del trapasso dalla vita alla morte, la rappresentazione del volo dell'essere umano verso il mondo capovolto dell'aldilà. La necropoli viene datata intorno al 2700 a.C. nel periodo della cultura di Filigosa.

Oniferi-La necropoli Sas Concas Oniferi-La necropoli Sas Concas Oniferi-La necropoli Sas Concas Oniferi-La necropoli Sas Concas

Superato l'incrocio con la SS131, proseguiamo sulla SS128 per circa cinque chilometri, dove sbocca sulla SS129. La prendiamo sulla sinistra, verso Macomer, in direzione della Stazione Ferroviaria di Oniferi. Percorso solo un chilometro, prima di arrivare alla stazione, dopo aver sorpassato lo svincolo per la SS131, vediamo sulla sinistra della strada il nuraghe Ola. È un nuraghe monotorre di medie dimensioni, edificato in tempi diversi ed in diverse fasi costruttive. La parte inferiore del nuraghe è realizzata con pietre di grandi dimensioni; la parte centrale è invece formata da pietre piccole tutte di uguali dimensioni; e la parte finale in alto è a sua volta realizzata in modo diverso dalle altre due. La parte superiore è oggi completamente diroccata.

Oniferi-Il cantiere del costruendo Centro Didattico Ambientale (2007)Non lontano dal nuraghe Ola si trova il cantiere del costruendo Centro Didattico Ambientale, dalle caratteristiche simili a un enorme nuraghe: una rilettura delle forme antiche in ottica moderna e funzionale, che si sposa perfettamente con il contesto ambientale valorizzandolo. I lavori di costruzione sono già iniziati, sono previsti laboratori di ricerca didattica e sperimentale, aule studio, biblioteca multimediale, sala congressi.

Quasi di fronte al nuraghe Ola, appena prima della stazione di Oniferi, prendiamo sulla destra la SP47 verso Benetutti, fino alla pietra miliare che indica il chilometro 1, dove troviamo l'area archeologica che comprende la necropoli e il nuraghe Brodu. Per accedervi dobbiamo attraversare terreni delimitati da muretti bassi e dobbiamo guadare un torrentello. Sul costone, sulla sinistra della strada, vediamo le quattro domus de janas che costituiscono la necropoli Brodu. La prima tomba è la meglio conservata. Un grande dromos porta a un'ampia anticamera, che ha nella parete di fondo l'ingresso alla camera funeraria, costituito da una porta con la cornice scolpita e sormontata da un bassorilievo che rappresenta doppie corna sovrapposte. Dalla camera funeraria principale si accede ad altre due celle di minori dimensioni. La seconda tomba è simile come struttura alla prima, ma è crollata la parete esterna dell'anticamera. Probabilmente per questo, il rilievo con le doppie corna non è ben conservat,o ma è ancora visibile. Le altre due tombe non sono ben conservate. Sulla sommità del costone, in posizione dominante rispetto al terreno circostante, troviamo il nuraghe Brodu. È un nuraghe del tipo monotorre, la muratura è crollata su un lato e la torre è in parte interrata, al punto che non è possibile vederne l'ingresso.

Oniferi-La necropoli e il nuraghe Brodu Oniferi-La necropoli e il nuraghe Brodu

Orotelli Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Stemma del comune di OrotelliDa Oniferi, proseguiamo verso nord sulla SS128 per circa cinque chilometri, dove sbocca sulla SS129. La prendiamo sulla sinistra verso Macomer per cinque chilometri, poi deviamo a sinistra sulla SS537 che, dopo un paio di chilometri, ci porta a Orotelli (nome originale Oroteddi, metri 406, abitanti 2.349). È un centro agropastorale posizionato al margine dell'altopiano granitico noto come Serra di Orotelli. Il nome Orotelli potrebbe derivare dal greco Oros, che vuol dire Monte o altura, e Tello, che significa nasco o prendo origine; starebbe, quindi, ad indicare un luogo posto in altura. Oppure poterebbe derivare da una trasformazione latina, e significherebbe terra d'oro, perché ricca di grano e piante da frutta. Studi più recenti portano a ritenere, invece, che derivi da un termine Fenicio che indicherebbe protetto, con riferimento alla posizione geografica dove sorge il paese.

Orotelli-Abitazioni edificate tra i graniti Orotelli-Abitazioni edificate tra i graniti Orotelli-Una 'Pitzeria'

Nel centro storico troviamo la chiesa di San Lussorio. Da questa, un viale alberato ci porta alla bella chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, che è stata la Cattedrale sino alla fine del 200. Edificata nel 1139 in stile romanico, con mattoni e conci di trachite chiara, ha pianta a tre navate, con quella centrale absidata. Conserva all'interno una statua lignea di San Giovanni del XV secolo. È sovrastata da un campanile a vela del '300 decorato da strane sculture in altorilievo del XIV secolo. Insieme alla chiesa, era stato edificato il monastero dei Benedettini, del quale rimane però, proprio davanti alla chiesa, soltanto il portale, ora completamente restaurato. Il patrono di Orotelli, San Giovanni Battista, viene festeggiato il 29 agosto con una processione religiosa, sfilate nei costumi tradizionali, esibizioni a cavallo, gruppi folklorisitici e balli tradizionali.

Orotelli-La chiesa di San Lussorio Orotelli-Viale alberato tra San lussorio e la parrocchiale di San Giovanni Battista Orotelli-La parrocchiale di San Giovanni Battista Orotelli-La parrocchiale di San Giovanni Battista: facciata Orotelli-La parrocchiale di San Giovanni Battista: interno

Salvatore Cambosu in un ritratto di Foiso FoisNel 1895 nasce a Orotelli Salvatore Cambosu. Conseguita a Nuoro la maturità classica e il diploma di maestro elementare, si trasferisce prima a Padova e poi Roma dove frequenta l'università senza laurearsi. Rientrato in Sardegna, si dedica prima all'insegnamento, si trasferisce poi in maniera definitiva a Cagliari, dove si afferma come scrittore e giornalista. Il primo romanzo, Lo Zufolo, è del 1932. A Cagliari collabora con diversi giornali, tra cui Ichnusa e L'Unione Sarda, che nel 1934 gli pubblica a puntate il romanzo Il carro. Nel 1954 pubblicata il suo capolavoro, Miele amaro, una ampia raccolta di materiale storico, etnologico e poetico sulla Sardegna. Antonio Pigliaru lo definisce «il fatto più rilevante della cronaca letteraria sarda degli ultimi decenni» e Gonario Pinna vede in esso «un bastimento carico di spezie e di fiabe, di essenze di storia, d'immagini preziose e di racconti, di miele e di poesia». Nel 1955 esce Reportage Supramonte di Orgosolo, un'inchiesta giornalistica sul banditismo sardo. Due anni dopo pubblica Una stagione ad Orolai, nel quale descrive la vita del pastore attraverso un personaggio bambino, segnalato dalla giuria al premio Grazia Deledda del 1954. Muore a Nuoro, nel novembre del 1962. Vengono pubblicati postumi nel 1992 Una stagione a Tharros e nel 1996 I Racconti. La sua è una Sardegna vista nel momento della transizione fra la conservazione del proprio passato e la proiezione verso il nuovo ed il futuro. Riportiamo in versione integrale il suo capolavoro del 1954 Miele Amaro, Una stagione ad Orolai ed i due racconti brevi pubblicati con il titolo L'anno del campo selvatico. Il quaderno di Don Demetrio Gunales.

 Il volume «Miele Amaro» di Salvatore Cambosu Il volume «Una stagione ad Orolai» di Salvatore Cambosu Il volume «L'anno del campo selvatico. Il quaderno di Don Demetrio Gunales» di Salvatore Cambosu

A Orotelli è nato nel 1991 Francesco Falchetto detto Chicco, che fa parte dell'associazione Maschere Etniche dei Thurpos, suona l'organetto diatonico e canta a tenore. Nel 2006 il regista Salvatore Mereu lo scrittura per il ruolo di Sonetàula nel suo film omonimo, tratto da un romanzo di Giuseppe Fiori, e per la sua interpretazione vince il Globo d'Oro come miglior attore esordiente, ed un secondo riconoscimento gli viene assegnato a Roma in occasone del Fiction Fest come miglior attore di miniserie.

Francesco Falchetto Trailer del film «Sonetàula» di Salvatore Mereu

Il carnevale di Orotelli con i Thurpos

Orotelli-Murale che rappresenta i ThurposMeno conosciuto, ma importante come il carnevale di Mamoiada e quello di Ottana, è il carnevale di Orotelli. Il carnevale di Orotelli vede sfilare la domenica ed il martedì grasso per le vie del paese Sos Thurpos, ossia gli orbi. Sono maschere che rappresentano personaggi ciechi e storpi. Indossano un abito di velluto e gambali, hanno il viso annerito con la fuliggine del sughero bruciato, e lo nascondono nel cappuccio del pesante pastrano d'orbace, detto Su Gabbanu, simile a quello portato dai pastori nella stagione fredda. Sopra il pastrano, portano ad armacollo una cinghia di campanacci. Sfilano appaiati portando un giogo, come due buoi legati in vita con una fune, tenuta da un terzo Thurpu che li guida pungolandoli. Mimano anche varie scene, come la ferratura del bue; altri Thurpos trascinano un aratro seguiti da seminatori che cospargono la strada di crusca. La scena più caratteristica è Sa Tenta, la cattura, che prevede che il pastore dia l'ordine ai buoi di caricare una vittima, che viene legata e portata in un bar dove, per essere liberata, deve offrire da bere. Dal 1993, ripresa dalla tradizione dopo essere stata dimenticata per molto tempo, è ricomparsa anche la maschera di S'Eriattaju, ossia il cacciatore di ricci, che indossa un saio chiaro con cappuccio, porta una collana di tappi di sughero rivestiti di pelle di riccio, con gli aculei, ed insegue le donne, le cattura e le abbraccia così forte da pungere loro il seno. Nel murale che abbiamo fotografato ci racconta il carnevale di Orotelli lo scrittore Salvatore Cambosu; le successive foto del carnevale ci sono state fornite da un amico.

Orotelli-Il carnevale dei Thurpos Orotelli-Il carnevale dei Thurpos Orotelli-Il carnevale dei Thurpos Orotelli-Il carnevale dei Thurpos Orotelli-Il carnevale dei Thurpos Orotelli-Il carnevale dei Thurpos Orotelli-Il carnevale dei Thurpos Orotelli-Il carnevale dei Thurpos Orotelli-Il carnevale dei Thurpos Orotelli-Il carnevale dei Thurpos
Orotelli-Il carnevale dei Thurpos Orotelli-Il carnevale dei Thurpos Orotelli-Il carnevale dei Thurpos Orotelli-Il carnevale dei Thurpos

Ottana con la chiesa di San Nicola Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Usciamo da Orotelli verso sud, sulla SS537. Dopo circa sei chilometri, proseguiamo sulla SP21 che, dopo altri circa sei chilometri, ci porta a Ottana. Oppure, invece di prendere la SP21, possiamo percorrere 500 metri sulla SP39 ed immetterci sulla SS131DCN proveniente da Nuoro. Ottana è, infatti, più comodamente raggiungibile da Nuoro percorrendo per 24 chilometri la SS131DCN. Un altro modo per arrivarci sarebbe stato, da Gavoi, percorsi sette chilometri sulla SS128 in direzione di Sarule, deviare a sinistra sulla SP17 che dopo 13 chilometri porta a Ottana per proseguire poi verso il Marghine; sarà questa prosecuzione che prenderemo nella prossima tappa.

Stemma del comune di OttanaOttana-Gli impianti del Petrolchimico nella zona industrialeOttana (nome in lingua Otzana, metri 185, abitanti 2.562) è una cittadina all'inizio della valle del Tirso, nella quale all'economia essenzialmente agropastorale si è aggiunto un notevole sviluppo industriale, basato principalmente sull'industria petrolchimica e sulla produzione di fibre tessili sintetiche, con la realizzazione di un complesso di stabilimenti che impiegano oggi oltre 2.000 addetti provenienti da Ottana e dai paesi limitrofi. Su tutti, svettano le alte ciminiere del grande complesso petrolchimico promosso dall'ENI nei primi anni '70, ormai però in via di abbandono.

Al centro del paese possiamo visitare la chiesa di San Nicola, un tempo Cattedrale della diocesi di Ottana, edificata all'inizio del 1100 su una preesistente chiesa bizantina. Dopo un crollo intorno all'anno 1160, è stata interamente ricostruita in forme Romaniche. Dell'edificio originale resta la facciata e la parte anteriore del lato sud. La chiesa, realizzata in conci di trachite nera e violacea, risente di influssi pisani. Ha la facciata divisa in tre arcate delimitate da pilastrini, decorate con i tipici motivi Pisani a rombi, ed al centro un portale architravato. Ha pianta a navata unica con copertura a travature e mensole in legno. All'interno conserva il polittico di San Nicola di Mira, del 1344, che raffigura San Francesco e San Nicola di Mira, oltre a Mariano IV d'Arborea ed il vescovo Silvestro. È attribuito al cosiddetto Maestro delle Tempere Francescane, della scuola del Lorenzetti.

Ottana-La Cattedrale di San Nicola Ottana-La Cattedrale di San Nicola: facciata

Il carnevale di Ottana con i Boes e Merdules

Non meno importante di quello di Mamoiada, è il carnevale di Ottana. Durante tutto il periodo del carnevale, le vie del paese sono percorse da vari gruppi di Boes, che fanno risuonare il carico di campanacci, portati con lunghe corde di cuoio dai Merdules. I Boes ed i Merdules sono le maschere tipiche del carnevale di Ottana, che rappresentano un bue ed il suo padrone, e si ritiene che traggano origine da un rito orgiastico del periodo Punico. Sulla fronte di Su Boe è scolpita una stella, in segno di buon auspicio. Mentre per la figura del pastore, Su Merdule detto anche Su Gobbeddu, ossia il gobbo, è il più possibile brutta e deforme, in modo da far paura anche al diavolo e cosi allontanare le sfortune della vita. Nella sfilata è presente anche Sa Ilonzana, una lugubre vecchietta tutta vestita di nero, gobba anche lei, intenta a filare la lana, che minaccia di tagliare il filo che pende dalla conocchia se non le si offre da bere: ed il filo di lana rappresenta la vita di chi le sta di fronte. Durante la sfilata vengono mimate scene nelle quali il bue si sdraia per terra rifiutandosi di andare nei campi a lavorare, mentre il pastore lo sprona vibrandogli poderosi colpi con un bastone nodoso. Le foto che seguono sono state scattate nel 2004 durante una esibizione estiva a Santadi. Abbiamo anche fotografato il momento del riposo dopo la sfilata.

Ottana-La sfilata dei Boes e Merdules Ottana-La sfilata dei Boes e Merdules Ottana-Un Merdule Ottana-Un Merdule Ottana-Un Merdule Ottana-Confronto tra un Merdule ed un Boe Ottana-Un Merdule porta alla catena il suo Boe Ottana-Un Merdule bastona il suo Boe per obbligarlo ad alzarsi e riprendere a camminare Ottana-La maschera del Boe Ottana-La Ilonzana è una lugubre vecchietta tutta vestita di nero gobba anche lei intenta a filare la lana Ottana-Un'altra Ilonzana Ottana-Il carnevale dei Boes e Merdules
Ottana-Il riposo dopo la sfilata dei Boes e Merdules Ottana-Il riposo dopo la sfilata dei Boes e Merdules Ottana-Il riposo dopo la sfilata dei Boes e Merdules Ottana-Il riposo dopo la sfilata dei Boes e Merdules Ottana-Il riposo delle Ilonzanas Ottana-Il riposo delle Ilonzanas Ottana-Un Boe sdraiato in mezzo alla strada per riposare dopo la sfilata

La prossima tappa del nostro viaggio

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Nella prossima tappa del nostro viaggio, lasceremo la Barbagia ed entreremo nella regione del Marghine. Visiteremo dapprima Noragugume con il menhir Sa Pedra 'e Taleri, quindi Dualchi e Borore con il suo Museo del Pane Rituale. Nella tappa successiva raggiungeremo Macomer, capoluogo del Marghine, da dove andremo verso ovest a Sindia.

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