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Visitiamo la regione del Marghine, da Noragugume a Dualchi e Borore


Il nostro itinerarioIn questa tappa del nostro viaggio lasceremo la Barbagia ed entreremo nella regione del Marghine. Visiteremo dapprima Noragugume con il menhir Sa Pedra 'e Taleri, quindi Dualchi e Borore con il suo Museo del Pane Rituale. Nella tappa successiva raggiungeremo Macomer, capoluogo del Marghine, da dove andremo verso ovest a Sindia.

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La regione del Marghine

Il MarghineIl Marghine (pronuncia Màrghine) prende il nome dalla omonima catena montuosa, non molto estesa ed idealmente collegata alla vicina catena del Goceano, dalla quale nascono molti fiumi tra i quali il Tirso. Il Marghine è un grande altopiano formato da colate laviche post-mioceniche ad opera dei vulcani del Montiferru. I comuni del Marghine sono: Birori, Bolotana, Borore, Bortigali, Dualchi, Lei, Macomer, Noragugume e Silanus. Il Marghine presenta un paesaggio variegato, che conserva un patrimonio ambientale eccezionale. Nel Marghine e nella vicina Planargia vive, ad esempio, il grifone, in una delle ultime colonie presenti nel bacino del Mediterraneo. Una piccola parte settentrionale del Marghine si trova nella Provincia di Sassari, mentre qui visitiamo la parte meridionale, che appartiene alla Provincia di Nuoro.

Noragugume Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Stemma del comune di NoragugumeNell'ultima tappa del nostro viaggio eravamo arrivati a Ottana, al confine tra Barbagia e Marghine. Da qui prendiamo la SP17, verso ovest per cinque chilometri, poi deviamo a sinistra sulla SP33. Dopo circa sette chilometri, troviamo sulla sinistra la strada locale che ci fa entrare a Nuragugume (metri 288, abitanti 383), piccolo borgo nell'estremo pianoro del Marghine, affacciato sulla piana di Ottana.

Il paese è edificato attorno alla chiesa Parrocchiale di San Giacomo. La festa del patrono San Giacomo si svolge il 25 di luglio. Sempre al centro del paese si trova la piccola Chiesa della Madonna d'Itria, di impianto gotico-catalano, edificata nel 1623. Molto sentita è la festa in suo onore, che si tiene il giorno della Pentecoste. Nel corso di tale festa si svolge anche un'ardia, con i cavalieri che si lanciano al galoppo attorno al Santuario.

Resti archeologici nei dintorni di Noragugume

Lungo i circa due chilometri della SP33, tra la deviazione per Noragugume e quella per Dualchi, passato un interessante residuo di archeologia industriale, troviamo una strada bianca sulla sinistra che conduce dopo poco più di un chilometro a una cava di sabbia. Nei campi, sul lato destro della strada, vediamo il menhir Sa Pedra 'e Taleri. Se avete difficoltà a trovarlo e volete chiedere informazioni alle persone del luogo, non chiamatelo menhir ma con il nome sardo pedra fitta (pietra infissa nel terreno). È il più importante menhir del Marghine, alto oltre quattro metri. Più avanti, sull'altro lato della strada, nei campi sono presenti anche alcune domus de janas.

Noragugume - Un residuo di archeologia industriale Noragugume - Il menhir Sa Pedra 'e Taleri nella campagna Noragugume - Il menhir Sa Pedra 'e Taleri nella campagna Noragugume - Il menhir Sa Pedra 'e Taleri visto in primo piano Noragugume - Il menhir Sa Pedra 'e Taleri in controluce Noragugume - Il menhir Sa Pedra 'e Taleri in controluce

Da Noragugume prendiamo la SP86 per Sedilo. Dopo circa un chilometro, svoltiamo a sinistra e continuiamo per un chilometro e mezzo sino alla fine della strada, dove troviamo il nuraghe Tolinu. È un nuraghe complesso, composto da un mastio centrale, circondato da un grande bastione che collega alcune torri laterali. La torre centrale, di forma ellittica, ha un diametro di quasi 12 metri. Oggi possiamo vedere solo una piccola parte del primo piano, invasa dalla vegetazione. Si vede una nicchia ed una parte della scala che portava al piano superiore, che non è più presente. Il bastione, in alcuni punti, si eleva ancora per oltre otto metri. La parte destra del monumento, dove probabilmente era l'ingresso del bastione, è invasa da materiale di crollo. Gran parte della struttura è ancora interrata, per cui non è possibile stabilirne la planimetria.

Dualchi Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Seguendo sempre la SP33, arriviamo dopo circa tre chilometri a Dualchi (nome originale Duarche, metri 321, abitanti 770), centro agricolo situato al confine orientale dell'altopiano basaltico di Abbasanta.

Stemma del comune di Dualchi Dualchi - Veduta dell'altipiano basaltico di Abbasanta

Dualchi - La Chiesa di Sant'Antonio AbateIn paese possiamo visitare la Chiesa di Sant'Antonio Abate, del XVI secolo. Conserva un bell'altare ligneo. Qui, il 22 gennaio, si tiene la sagra di Sant'Antonio Abate, con la processione religiosa, canti tradizionali e un'offerta di vini e dolci.

Dualchi - Resti della muraglia megalitica di Sa CorteNella periferia sud dell'abitato, troviamo la grande muraglia megalitica di Sa Corte, ad andamento rettilineo. Al centro c'è l'ingresso, a luce quadrangolare. Dalla fine degli anni 80 sono stati condotti scavi, che hanno portato alla luce strutture murarie e resti di una pavimentazione, riferibili a un'età preistorica ancora non definita. Oggi i resti della muraglia sono in gran parte ricoperti dalla vegetazione.

 

L'Ardia di Dualchi

Nei dintorni del paese troviamo il Santuario di San Pietro, di impianto gotico-aragonese. È stata edificata nel XVI secolo. Gli ultimi di giugno vi si tiene la festa di San Pietro, che prevede riti religiosi e manifestazioni folkloristiche. Durante la festa di San Pietro si corre l'Ardia di Dualchi, una sfrenata corsa a cavallo per ricordare la vittoria dell'imperatore Costantino su Massenzio, nella battaglia di Ponte Milvio nel 312 d.C. Il culto di Costantino il Grande, che non è un Santo ma è stato santificato nella tradizione popolare sarda con il nome di Santu Antine, è stato introdotto in Sardegna dopo la conquista bizantina. La corsa a cavallo è meno famosa di quella di Sedilo, ma sempre molto interessante. Il capocorsa parte al galoppo, portando lo stendardo del Santo, «Sa Bandela Mazzore», la bandiera maggiore. È seguito da altri tre cavalieri che costituiscono «Sas Iscortas», portano «Sas Bandelas Minores», le tre bandiere minori, e difendono la posizione del capocorsa, ostacolando gli altri cavalieri che cercano di sorpassarlo.

Dualchi - Il Santuario di San Pietro: cortile con le cumbessias Dualchi - Il Santuario di San Pietro e cumbessias Dualchi - Il Santuario di San Pietro: veduta in primo piano

Resti archeologici nei dintorni di Dualchi

A nord del paese scorre il Rio Murtazzolu, che nasce dalle montagne di Macomer e Bortigali. Ha le sponde ricche di vegetazione spontanea, ed è dominato da cinque nuraghi, che si raggiungono seguendo una strada agricola solo in parte asfaltata. Il primo che si incontra è il complesso archeologico Cubas, che sorge sull'altopiano basaltico di Pranu Ozzastru. È costituito dal protonuraghe Cubas, che si presenta come una massiccia costruzione a pianta ellittica. Non lontano sono presenti cinque betili, posti a poca distanza l'uno dall'altro. Intorno al nuraghe si trovano i resti di diversi ambienti a pianta circolare che costituivano un ampio villaggio. Le pareti di alcune capanne si alzano per oltre un metro sul terreno. A 300 metri dal nuraghe, in direzione ovest, si trova a poca distanza una piccola fonte sacra, la cui camera a tholos è ancora ben conservata. Vicino alla fonte, si trova una tomba di giganti, con le pareti laterali del corridoio funerario costituite da filari contrapposti. L'esedra semicircolare della tomba, della quale si intravedono solo le ali esterne, è nascosta sotto materiali di crollo. A circa 100 metri dal nuraghe, in direzione nord-est, si trovano i resti di un'altra tomba dei giganti, parzialmente coperta dalla vegetazione. Continuando verso nord-est, troviamo il nuraghe Crabas, situato in cima alla parete rocciosa di Merches Enturzos. Qui troviamo altri resti di insediamenti a forma circolare, probabili resti di un villaggio preistorico. A breve distanza ci sono anche due tombe dei giganti. Continuando, sempre verso est, troviamo il nuraghe Pirizzada ed il nuraghe di Ono. Si raggiunge poi il nuraghe S'Ulivera, situato tra i boschi di olivastro e lentischio, del quale parleremo in una prossima tappa dato che appartiene al comune di Silanus.

Da Dualchi prendiamo verso nord la SP6 per Silanus. Dopo solo 300 metri, deviamo sulla sinistra in una stradina asfaltata che, dopo 2,8 chilometri, ci porta al nuraghe Ponte, che vediamo a circa 500 metri sulla sinistra. Lo raggiungiamo passando per i campi. È uno tra i nuraghi semplici più importanti della Sardegna, ancora in buono stato, molto ben conservato per una notevole altezza. È realizzato con blocchi di basalto di grandi dimensioni ed ha un massiccio architrave d'ingresso lungo oltre 3,5 metri, alto 1,1 e profondo 1,5 metri. Dall'ingresso principale entriamo in un'anticamera con a sinistra la scala, ancora in perfette condizioni, che porta al piano superiore, ed a destra una nicchia. Dall'anticamera si accede alla camera centrale con la copertura a tholos, ben conservata, sulle cui pareti si aprono tre nicchie. Della camera superiore restano solo pochi filari di pietre, ha perso la copertura che originariamente doveva essere a tholos come quella del piano terra. Vicino al nuraghe Ponte si trova una necropoli fenicio-punica ad incinerazione, con le tombe costituite da pozzetti. Poco distante dal nuraghe Ponte, a circa un chilometro e mezzo dal centro abitato, troviamo il protonuraghe a corridoio Su Frenugarzu, costruito a picco su una roccia di basalto. In tutta la zona tra i due nuraghi si osservano tracce di numerose abitazioni a pianta circolare, oltre che dell'antemurale difensivo di un grande villaggio fortificato. Nonostante sia in gran parte crollato, l'edificio mostra ancora le sue caratteristiche originali. Era una massiccia costruzione di carattere militare. Dal protonuraghe Su Frenugarzu parte una grande muraglia megalitica che si dirige verso sud per un lungo tratto. Sull'ingresso c'è un grande architrave, che porta in un ampio spiazzo, delimitato dal nuraghe e da una struttura ciclopica, che si stacca dalla muraglia e si dirige, con andamento curvilineo, verso ovest, poi verso nord, e termina di nuovo vicino al nuraghe. Poco distante è presente un piccolo pozzo sacro ancora in discrete condizioni. Di questo pozzo non sono visibili né il vestibolo né la scala, ancora nascosti nel terreno, è invece visibile la camera a tholos, crollata solo nei filari più alti. Viene considerato far parte del complesso di Ponte e Su Frenugarzu, anche il nuraghe Bardalazzu, che dista tre chilometri dal centro abitato, ed è in gran parte franato. Restano ancora ben visibili solo alcuni corridoi.

Più ad ovest, troviamo il complesso archeologico del nuraghe Uana. Lo raggiungiamo seguendo la SP88 che porta da Borore per Dualchi. Arrivati al chilometro 33, svoltiamo a sinistra, proseguendo per circa un chilometro e mezzo. Arriviamo a una deviazione sulla sinistra che, poco dopo, ci porta al nuraghe Uana. Il nuraghe, circondato da boschi di sughero, si appoggia su un basamento di forma ellissoide alto sino a tre metri. È un nuraghe semplice, monotorre, ben conservato, con un'altezza residua di oltre nove metri. Contiene due camere a tholos sovrapposte. Nei pressi del nuraghe si trovano i resti delle capanne circolari che costituivano l'ampio villaggio preistorico. Il nuraghe ed il villaggio sono circondati da un grande bastione megalitico, che in qualche tratto rimane ancora alto oltre tre metri. A circa 180 metri dal nuraghe, in direzione nord-est, si conservano i resti di una tomba di giganti. Resta ben visibile l'esedra, la cui ala sinistra è stata inglobata in un muretto a secco, ed una parte del corpo della tomba.

Più a sud, sull'altopiano fra Dualchi e Sedilo, troviamo il protonuraghe Biriola. Per arrivarci, dal centro di Dualchi percorriamo tutta via San Leonardo, per prendere a sinistra una strada in cemento che continua asfaltata. Allo spiazzo, al termine della via, si trova un viottolo sterrato che, dopo circa 100 metri, ci porta al nuraghe Biriola. È un protonuraghe del tipo a corridoio, caratterizzato dalla grande massa allungata che raggiunge oggi circa nove metri. È appoggiato su una sorta di basamento dal profilo irregolare. Al pessimo stato di conservazione si deve aggiungere il materiale di crollo dovuto alla demolizione di un abitato che si trovava nelle vicinanze. Intorno al monumento sono visibili i resti di un ampio villaggio preistorico, che si ritiene sia stato abitato anche in età romana e fino al periodo medioevale. A breve distanza troviamo le rovine di un abitato romano, del quale rimane visibile la necropoli. Il nuraghe Caddaris è visibile a circa 100 metri in linea d'aria dal nuraghe Biriola, ed è situato quasi al confine col territorio di Sedilo. È situato in una zona povera di vegetazione ed è facilmente raggiungibile. Dal nuraghe Caddaris, proseguendo verso ovest nei campi, arriviamo al nuraghe Peddio, anch'esso situato quasi al confine col territorio di Sedilo. Per arrivarci si scavalca un muretto a secco e si prosegue verso ovest nei campi.

Borore Visualizza la mappa Informazioni turistiche

La SP33, dopo 10 chilometri, ci porta a Borore (nome in lingua Bòrore, metri 394, abitanti 2.384), paese ad economia prevalente agricola. Si sviluppa in posizione pianeggiante, ai piedi della catena del Marghine, in una terra ricca di pascoli, interrotti da muretti a secco, testimonianza degli effetti dell'editto delle Chiudende del 1820. Sono caratteristiche le vie asimmetriche, sulle quali si affacciano basse casette in basalto. Abbiamo visto numerosi giovani muoversi a cavallo per le vie del paese, dato che anche qui il cavallo è una cultura ed una tradizione.

Stemma del comune di Borore Borore - A cavallo per le vie del paese Borore - A cavallo davanti alla parrochiale dell'Assunta

Borore - La parrochiale dell'AssuntaAl centro dell'abitato troviamo la chiesa Parrocchiale della Beata Vergine Assunta. Realizzata in forme neoclassiche, ha la facciata quadrata con due piccoli campanili laterali. Conserva un altare ligneo policromo del '700 e quattro dipinti di Emilio Scherer raffiguranti i quattro Evangelisti. Di grande valore storico e artistico sono le tele raffiguranti le vestigia di San Lussorio, che rappresentano la più antica documentazione pittorica sull'antico costume dell'isola.

Nel paese è stato realizzato un insolito Museo del Pane Rituale, che raccoglie esempi dei tipi di pane che vengono realizzati nelle diverse località in occasione di sagre, feste, matrimoni, ecc.

Borore - Il museo del pane rituale Borore - Il museo del pane rituale Borore - Il museo del pane rituale Borore - Il museo del pane rituale Borore - Il museo del pane rituale Borore - Il museo del pane rituale

Resti archeologici nei dintorni di Borore

Dalla stazione ferroviaria di Borore, prendiamo il viale Don Sturzo. Svoltiamo a destra in via De Gasperi ed, al termine, ci troviamo davanti al nuraghe Dos Nuraghes (i due nuraghi). È un nuraghe complesso, bilobato, costituito da due torri costruite in momenti diversi. La prima realizzata è la torre sud, alta oltre quattro metri, una delle torri a tholos più antiche di tutta l'isola. Ha un ingresso di forma trapezoidale. Sull'ingresso è posizionato un grande architrave, sul quale sono appoggiate due grosse pietre. La torre è perfettamente circolare ed ha la tholos quasi intatta. La torre nord, conservata meno bene, è stata edificata in epoca successiva. L'ingresso ha, sulla sinistra, la scala che portava al piano superiore e sulla destra una nicchia. Le due torri sono collegate da un bastione, edificato contemporaneamente alla seconda torre. Di fronte al nuraghe, tra la vegetazione, si intravedono i resti di un villaggio di capanne circolari che si ritiene sia stato abbandonato attorno al 500 a.C.

Da Borore prendiamo la SP33 verso Dualchi. Dopo poche centinaia di metri, svoltiamo a sinistra sulla SP25, che, dopo due chilometri, ci porta alla necropoli di Serbine. Le domus de janas che costituiscono la necropoli, scavate all'interno di un banco di basalto circondato dalla vegetazione, si trovano a circa 300 metri in linea d'aria dal cartello indicatore, e non sono quindi visibili dalla strada. A poche decine di metri dalle tombe si trovano i due dolmen di Serbine, posizionati a breve distanza l'uno dall'altro. Il dolmen A ha pianta rettangolare ed è appoggiato su un basamento. È costituito da un lastrone infisso verticalmente nel terreno, mentre un secondo lastrone si è rotto nel tempo. La lastra di copertura è, quindi, appoggiata obliquamente sull'unico lastrone verticale rimasto integro. Il dolmen B è quasi addossato ad un muretto a secco. Restano il grande lastrone di copertura ed alcuni elementi, che aiutano ad appena intuirne la struttura. È presente molto materiale di crollo.

Sempre da Borore, sulla SP33 verso Dualchi, dopo meno di 500 metri vediamo sulla sinistra il nuraghe Bighinzones. È un nuraghe complesso, costituito da un mastio centrale e quattro torri laterali disposte in posizione asimmetrica rispetto al mastio. Sia il mastio che le quattro torri laterali sono ancora interrati. Al mastio si accede dalla cima del nuraghe. Da qui possiamo vedere la tholos del secondo piano, ben conservata, e la scala dalla quale possiamo scendere al primo piano. Si ritiene che la scala scenda fino al piano terra, ma il passaggio è ostruito dal materiale di crollo. All'esterno del bastione difensivo, che collega le quattro torri laterali, sono presenti i resti del villaggio preistorico. Questo è difeso da una seconda cinta muraria di tipo ciclopico, che collega altre torri più piccole. L'esatta planimetria del nuraghe è ancora incerta, dato che gli scavi archeologici sono iniziati nel 2004 sono tuttora in corso. Si tratta, comunque, di un complesso molto ampio ed interessante.

Proseguiamo sulla SP33 verso Dualchi, ed a quattro chilometri da Borore vediamo sulla sinistra il nuraghe Toscono. È un nuraghe semplice, realizzato con grossi blocchi di basalto. L'ingresso principale è crollato, e si accede all'interno da una porta laterale, in corrispondenza della scala che porta a un'anticamera. Da questa si accede alla camera principale, con la copertura a tholos in parte crollata, e lungo le pareti tre nicchie. La scala porta quindi alla vetta del monumento, anch'essa danneggiata. A circa 300 metri dal nuraghe Toscono, passata la Chiesa di Santu Bainzu, si trova la tomba dei giganti di Santu Bainzu. L'esedra aveva un diametro di oltre 13 metri, ma le pietre che la delimitavano non sono più visibili. Vediamo invece la massiccia stele, alta 3,2 metri e larga due metri, con il classico portello di ingresso ed un piccolo incavo scavato sopra il portello, simile alle coppelle per le offerte presenti nelle domus de janas. La stele conserva solo un piccolo tratto della cornice. Sono visibili solo pochi resti del vano funerario, lungo sei metri e largo circa un metro.

Tornati a Borore, prendiamo la SP66 per Sedilo. Dopo aver superato il cavalcavia sulla ferrovia, troviamo l'indicazione per la imponente tomba dei giganti Imbertighe, che risulta visibile sulla destra della strada. L'esedra non è formata da betili infissi nel terreno, ma da file regolari di pietre di grandi dimensioni, il che fa pensare che la tomba sia stata sottoposta nel tempo a opere di restauro. La stele, realizzata in pietra di basalto, è ancora intatta. Alta quasi quattro metri e dello spessore di mezzo metro, ha una cornice lungo il bordo, interrotta centralmente da un listello, in modo da disegnare due riquadri sopra il portello d'accesso. Sono visibili solo pochi resti della camera sepolcrale, che era lunga 11,5 metri e racchiudeva un vano funerario rettangolare lungo 8,5 metri e largo circa un metro. Vicino alla tomba si trova il nuraghe Imbertighe. È un nuraghe semplice, monotorre, del quale restano visibili solo pochi filari di pietre di grosse dimensioni.

Borore - La tomba dei giganti: veduta d'insieme Borore - La tomba dei giganti: la stele Borore - La tomba dei giganti: veduta dell'interno dal portello alla base della stele

Solo 500 metri più avanti, sulla SP66, troviamo sulla sinistra un viottolo che, dopo circa un chilometro e mezzo, ci porta al nuraghe Porcarzos. È un nuraghe complesso, formato da un mastio centrale e quattro torri laterali circondate da un bastione murario. Il mastio è realizzato con pietre ben lavorate. Ad esso si accede solo attraverso il finestrone del primo piano, passando sui materiali di crollo. Dietro al finestrone, troviamo la scala che conduceva agli altri piani. La camera del primo piano è perfettamente circolare. Non è a tholos, ma era chiusa in alto da solai di legno, che si poggiavano su una sporgenza anulare nella muratura. Probabilmente erano analoghe le chiusure in alto delle camere del piano terra e del secondo piano, alle quali non è possibile accedere. L'unica torre laterale visibile è quella posta ad est, alla quale si accede dal cortile interno attraverso un corridoio con gradini. Nella camera di questa torre c'è una scala, ostruita da materiali di crollo. Dal cortile entriamo in un breve corridoio, dal quale si accede a due camminamenti ricavati all'interno del bastione, realizzato con grandi massi appena sbozzati. Questi camminamenti, ora ostruiti da materiale di crollo, conducevano alle altre torri.

La prossima tappa del nostro viaggio

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Nella prossima tappa del nostro viaggio raggiungeremo Macomer, capoluogo del Marghine, che visiteremo insieme ai suoi siti archeologici, soprattutto l'area archeologica di Tamuli e la necropoli ipogeica di Filigosa. Poi da Macomer ci recheremo verso ovest fino a Sindia, che visiteremo insiema all'abbazia cistercense di Cabuabbas o di Nostra Signora di Corte.

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