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Visita di Macomer, capoluogo del Marghine, da dove ci rechiamo in Planargia a Sindia


Il nostro itinerarioIn questa tappa del nostro viaggio raggiungeremo Macomer, capoluogo del Marghine, che visiteremo insieme ai suoi siti archeologici, soprattutto l'area archeologica di Tamuli e la necropoli ipogeica di Filigosa. Poi da Macomer ci recheremo verso ovest fino a Sindia, che visiteremo insiema all'abbazia cistercense di Cabuabbas o di Nostra Signora di Corte.

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Visita della città di Macomer Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Stemma del comune di MacomerUsciamo da Borore sulla SP33, per deviare poi sulla ex SS131. Arriviamo, dopo circa sei chilometri, a Macomer (nome in lingua Macumere, metri 563, abitanti 11.262 ), considerato il capoluogo del Marghine. La città, il cui nome deriva da «macomeli», ossia pane impastato con miele (Pani 'e saba), si trova in una posizione strategica al confine tra Sassarese, Oristanese e Nuorese, all'estremità meridionale dell'altopiano basaltico di Campeda, dove ha termine la catena del Marghine. Macomer è l'erede dell'antica Macopsissa, citata da Tolomeo, che sorgeva a nord-ovest dell'abitato, ed era un importante nodo di comunicazione della via che da Karalis portava a Turris Libissonis. Oggi Macomer è un importante nodo ferroviario e stradale, punto d'incrocio dell'asse di comunicazione meridiano, la SS131, con quello trasversale Bosa-Nuoro-Orosei. È inoltre un grosso centro industriale, un centro di produzione ed esportazione di eccellente formaggio pecorino e di commercio della lana e della carne.

Molto bella la chiesa Parrocchiale di San Pantaleo, uno degli edifici più importanti dell'isola. È stata realizzata nel 1635 in stile gotico-aragonese sui resti di una costruzione precedente, in trachite rossa. Ha l'interno a tre navate. Ai lati del portale principale sono presenti due pietre miliari romane del tempo di Vespasiano l'una, di Settimio Severo l'altra. Degli edifici precedenti rimane il campanile, realizzato dell'architetto Michel Puig, nel 1574, in stile gotico-catalano, a canna quadrata e con cuspide. Il 27 luglio presso la Chiesa si tiene la festa patronale di San Pantaleo, nel corso della quale il simulacro del Santo viene portato in processione, tra musiche, canti, gruppi folcloristici e giochi in piazza.

Macomer - La Parrocchiale di San Pantaleo Macomer - La Parrocchiale di San Pantaleo: facciata

Di fronte alla Chiesa di San Pantaleo, restano i pochi ruderi del Castello di Macomer. La costruzione fortificata è stata fatta innalzare nel 1417 da Guglielmo III di Narbona, ultimo sovrano del Giudicato di Arborea, per contrastare l'assalto da Oristano degli Aragonesi del Regnum Sardiniae et Corsicae. Successivamente, nel 1478, nelle vicinanze dell'abitato, si svolse la storica battaglia tra i sardi e gli Aragonesi guidati da Leonardo Alagon, quarto ed ultimo marchese di Oristano e conte di Goceano, che si era messo alla testa di un esercito di Oristanesi, riaccendendo lo spirito nazionalista mai completamente sopito. Il primo scontro era avvenuto nel 1470, ad Uras, ed aveva visto l'esercito di Alagon costretto a rifugiarsi a Cagliari. Il 14 maggio 1478 si svolse la battaglia decisiva, nella quale Alagon venne sconfitto.

Macomer è il punto di incontro tra la linea ferroviaria Cagliari-Porto Torres delle Ferrovie dello Stato e la linea Macomer-Nuoro delle Ferrovie di Sardegna. Sono caratteristiche, nella piazza delle Due Stazioni, le due stazioni ferroviarie, disposte una di fronte all'altra, ai due lati della via principale.

Macomer - Piazza due stazioni Macomer - Stazione delle Ferrovie dello Stato Macomer - Stazione delle Ferrovie di Sardegna Macomer - Un treno delle Ferrovie di Sardegna Macomer - Littorina delle Ferrovie di Sardegna Macomer - Deposito dei treni delle Ferrovie di Sardegna

Macomer - Il parco di Sant'AntonioUsciamo da Macomer sulla SP43, in direzione sud-ovest verso Santu Lussurgiu. Dopo circa sei chilometri raggiungiamo il Monte Sant'Antonio, sul quale sorge la piccola Chiesa detta il Santuario di Sant'Antonio da Padova, immersa nella vegetazione del bosco. Il 12 giugno di ogni anno, il simulacro ligneo del Santo viene portato a spalla, in processione, per 13 chilometri, dalla Parrocchiale di San Pantaleo fino al piccolo Santuario. E presso il Santuario, il 13 giugno, data della ricorrenza, si svolge la festa di Sant'Antonio, con la messa solenne, la processione in costume, canti ed una grande festa campeste.

La Venere di Macomer

Macomer - La Venere di MacomerUno dei principali resti archeologici della Sardegna, risalente probabilmente al Neolitico Antico verso il V-IV millennio a.C., è una statuetta di basalto alta 14 cm, ritrovata nel 1949 nel labOratorio di uno scultore preistorico nella grotta Marras, affacciata sulla gola del Rio S'Adde, nei pressi di Macomer. Viene comunemente chiamata la Venere di Macomer. La marcata evidenza degli attributi femminili la fa ritenere un oggetto di culto, probabilmente una rappresentazione della Dea Madre. È oggi conservata nel Museo Archeologico di Cagliari.

I principali resti archeologici a Macomer e nei suoi dintorni

A ovest di Macomer, sul lato settentrionale del Monte Sant'Antonio, troviamo l'area archeologica di Tamuli, che comprende tre tombe dei giganti del tipo detto a filari, purtroppo in cattivo stato di conservazione. Vicino alla meglio conservata, la tomba A, sono presenti sei betili chiamati Sas Pedras Marmuradas de Tamuli. Si tratta di menhir alti circa un metro e mezzo, dei quali tre sono mammellati e raffigurano presumibilmente divinità femminili, mentre gli altri tre sono lisci e rappresentano quindi il simbolo fallico. A poca distanza troviamo un nuraghe complesso, in gran parte crollato e quindi inaccessibile all'interno. Davanti al nuraghe, troviamo sei capanne con pianta ovale oblunga, tutte perfettamente conservate. Dai bassi portelli d'ingresso possiamo entrare ed osservare il soffitto, che è formato da lastre di pietra disposte a piattabanda.

Macomer - Area archeologica di Tamuli: tomba C Macomer - Area archeologica di Tamuli: tomba B Macomer - Area archeologica di Tamuli: tomba B Macomer - Area archeologica di Tamuli: tomba A Macomer - Area archeologica di Tamuli: tomba A Macomer - Area archeologica di Tamuli: i tre betili femminili Macomer - Area archeologica di Tamuli: un betile femminile Macomer - Area archeologica di Tamuli: un betile femminile Macomer - Area archeologica di Tamuli: un betile femminile Macomer - Area archeologica di Tamuli: i tre betili maschili Macomer - Area archeologica di Tamuli: il nuraghe Macomer - Area archeologica di Tamuli: il nuraghe con veduta di una delle torri latarali Macomer - Area archeologica di Tamuli: l'ingresso del nuraghe

Per visitare la necropoli dobbiamo tornare indietro. Usciti dal centro di Macomer prendiamo la strada a scorrimento veloce SS131 verso nord, in direzione di Sassari, fino all'altezza del nuovo Ospedale Civile. Sulla destra una stradina sterrata, che passa dietro l'ospedale, ci porta alla collina di Filigosa, sulla cui parete, rivolta verso sud, vediamo le quattro domus de janas che costituiscono la necropoli ipogeica di Filigosa. Le prime tre tombe sono costruite ai piedi della collina; la quarta più in alto, vicino al nuraghe. Le tombe sono tutte costituite dal dromos, un lungo corridoio d'accesso a cielo aperto, che immette in una prima camera con focolare rituale e piccole coppelle circolari scavate nel pavimento, utilizzate presumibilmente per la deposizione di offerte. Da questa si accede alle camere funerarie vere e proprie, che troviamo in numero da da otto nella tomba 1, la più grande ed importante, a due della tomba 3, la più piccola. La tomba 1 ha il dromos lungo quasi 12 metri, camere con forma quadrangolare, con dei divisori in leggero rilievo. Il focolare ha un bordo di forma anulare in rilievo e una coppella centrale. È questa la tomba che ha restituito il più alto numero di reperti, con caratteristiche tali da dare origine alla definizione di una cultura di Filigosa, poiché qui per la prima volta si sono trovate le tracce di questa cultura dell'età del rame. Dopo la cultura sub-Ozieri, tra il 3.400 ed il 2.900 a.C., la cultura di Filigosa che si è sviluppata tra il 2.900 ed il 2.500 a.C. ci ha lasciato, soprattutto nell'ambito di contesti funerari, vari reperti in ceramica più raffinati. Si tratta soprattutto di vasellame ceramico piuttosto semplice, raramente decorato con impressioni digitali e graffiti con motivi di zig-zag, rombi, reticoli, ecc. Sono stati rinvenuti anche un minuscolo vasetto in legno, una capocchia di terracotta forse di ago crinale, un anellino in argento. Con i corredi funerari si sono rinvenuti resti umani caratterizzati da ossa scarnificate, che confermano la pratica di una deposizione secondaria, ossia effettuata dopo che si è conclusa la consumazione delle parti molli del corpo per esposizione del corpo agli agenti atmosferici.

Macomer - La necropoli di Filigosa: il dromos (corridoio d'accesso a cielo aperto) Macomer - La necropoli di Filigosa: il dromos (corridoio d'accesso a cielo aperto) Macomer - La necropoli di Filigosa: ingresso di una Domus de Janas Macomer - La necropoli di Filigosa: ingresso di una Domus de Janas

Sulla sommità della collina in trachite, dominata da uno sperone roccioso con la forma di una testa antropomorfa, è stato edificato il nuraghe Ruju. Si tratta di un nuraghe monotorre in gran parte crollato, non ben conservato, che conserva però una parte della copertura a tholos della camera interna.

Macomer - Veduta del nuraghe Santa BarbaraDa Macomer, prendendo la SS131 di Carlo Felice verso nord, all'altezza del chilometri 145, troviamo una piazzuola con le indicazioni per il nuraghe Santa Barbara. È il più significativo nuraghe in territorio di Macomer, edificato in posizione strategica, a 300 metri di altezza, su un grande gradino dell'altipiano di Campeda. Si tratta di un nuraghe complesso, quadrilobato. La torre centrale, alta 15 metri, presenta due stanze sovrapposte con le tholos rimaste intatte. Le torri laterali, con camera interna a tholos, sono state aggiunte in una fase successiva. Il complesso è circondato da un ampio bastione esterno, edificato contemporaneamente alle torri laterali, che comunicavano tra loro attraverso dei corridoi che si snodavano all'interno dello spessore dei muri esterni. Intorno al nuraghe si vedono i resti di un villaggio preistorico.

Una deviazione verso il mare ci porta in Planargia a Sindia Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Stemma del comune di SindiaDa Macomer prendiamo la SS129/bis, in direzione di Bosa e quindi della zona costiera della Planargia. A metà strada, dopo 10 chilometri, troviamo la deviazione per la cittadina di Sindia (metri 510, abitanti 2.008), paese con una economia basata sull'allevamento del bestiame, la cui storia è strettamente legata alla costruzione della prima abbazia cistercense della Sardegna, l'abbazia di Santa Maria di Corte.

L'abitato si dispone attorno al corso Umberto, la via principale. Lungo questa via si trova la Chiesa della Madonna del Rosario, che è la Parrocchia abbaziale del paese.

Sindia - La Parrocchiale della Madonna del Rosario: facciata Sindia - La Parrocchiale della Madonna del Rosario: la Madonna del Rosario

Sindia - La Chiesa di San Pietro Apostolo: abside posteriore visto all'interno dell'asilo di suoreAl centro dell'abitato, dentro un cortile di un istituto di suore, troviamo la piccola Chiesa romanica di San Pietro Apostolo, costruita dai monaci Cistercensi fra il 1150 e il 1160. Realizzata in conci di pietra vulcanica bruna, ha l'interno a navata unica con volta a botte. È caratterizzata da una facciata a spioventi, ed ha un campanile a vela.

Sindia - La Chiesa di San GiorgioNella parte alta del paese, prendendo a destra dal corso Umberto, raggiungiamo piazza San Giorgio. Qui troviamo l'antica Chiesa di San Giorgio.

Dalla strada principale del paese svoltiamo a sinistra in via Cuccuru, indicata dal cartello per la caserma dei carabinieri. Dopo il passaggio a livello, svoltiamo di nuovo a sinistra, nella via San Demetrio, dove troviamo la Chiesa di San Demetrio. Edificata attorno al 1668 sulle rovine di una antica Chiesa bizantina, mostra una interessante commistione di forme Romaniche e gotiche. Conserva al suo interno un sontuoso retablo del 1688, che presenta al centro la statua lignea dorata e policromata di San Demetrio. La facciata è inquadrata da lesene angolari, e termina con un frontone timpanato. Sopra il portale è presente un bel rosone.

Sindia - La Chiesa di San Demetrio Sindia - La Chiesa di San Demetrio: facciata

In via San Demetrio,100 metri prima della Chiesa, seguiamo i cartelli sulla destra per la SP63, che conduce a Scano Montiferro. Dopo 17 chilometri, prendiamo una stretta strada sulla sinistra. Questa, dopo 2.2 chilometri in un paesaggio caratterizzato da pascoli e sugherete, ci porta al nuraghe di Santa Barbara. È un nuraghe semplice, costruito da conci di pietra basaltica. La camera principale è alta sette metri.

L'abbazia cistercense di Nostra Signora di Corte

A circa due chilometri dal paese, proprio sulla SS129/bis, prendiamo la deviazione per andare a visitare l'abbazia di Santa Maria di Corte. La tradizione racconta che, nel 1148, il giudice di Torres Gonario II, di ritorno da un pellegrinaggio in Terra Santa fatto per celebrare il ventennale del suo regno, incontrò a Montecassino l'abate Bernardo di Chiaravalle, fondatore dell'ordine Cistercense, e lo invitò ad inviare una comunità di monaci per stabilirsi nel Giudicato di Torres ed erigervi un monastero, donando loro un ampio territorio comprendente tutta la Planargia e buona parte del Marghine. L'abbazia cistercense di Cabuabbas, o di Nostra Signora di Corte, venne, quindi, fondata da San Bernardo di Chiaravalle, nella curtis di Cabuabbas, il cui nome deriva dalla vicinanza di abbondanti sorgenti d'acqua. Chiesa giubilare, è stata edificata in conci di pietra vulcanica bruna, in stile romanico borgognone. Il complesso cistercense ebbe forte influenza sulla vita della zona, ma si avviò presto a un periodo di decadenza. Il numero dei monaci diminuì già dal 1205, sinché nel 1398 il monastero finì per essere disabitato, ed il papa Callisto III, con una bolla pontificia, soppresse l'Abbazia. Dell'antica abbazia rimangono, purtroppo, solamente il braccio destro del transetto della Chiesa, con due cappelle voltate a botte a tutto sesto, una parte del presbiterio, un locale con copertura a sesto ribassato, le fondamenta della Chiesa, del chiostro ed il pozzo.

Sindia - Abbazia di Nostra Signora di Corte: struttura del monumento con illustrate le poche parti sopravvissute Sindia - Abbazia di Nostra Signora di Corte: veduta dell'abbazia Sindia - Abbazia di Nostra Signora di Corte: veduta posteriore Sindia - Abbazia di Nostra Signora di Corte: la facciata dell'abbazia Sindia - Abbazia di Nostra Signora di Corte: interno Sindia - Abbazia di Nostra Signora di Corte: resti delle fondamenta Sindia - Abbazia di Nostra Signora di Corte: il pozzo

Resti archeologici nei dintorni di Sindia

Da Sindia riprendiamo la SS129/bis in direzione di Suni. Passato il chilometri 15.6, dopo una curva a gomito, troviamo su una collina, sulla destra, la tomba dei giganti di Furrighesu. Non lontano dalla tomba è presente anche il nuraghe di Furrighesu.

La prossima tappa del nostro viaggio

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Nella prossima tappa del nostro viaggio proseguiremo la visita del Marghine. Partendo da Macomer, seguiremo la SS129 che ci porterà a visitare Birori, Bortigali con il nuraghe Orolo, e quindi Silanus con il nuraghe e la Chiesa di Santa Sabina. Ci recheremo, quindi, a Lei e Bolotana, dove visiteremo l'ampio parco di Badde Salighes, per completare la visita del Marghine.

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