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Da Macomer proseguiamo la visita del Marghine da Birori a Bortigali e Silanus, da Lei a Bolotana


immagineIn questa tappa del nostro viaggio, partendo da Macomer, seguiremo la SS129 che ci porterà a visitare Birori, Bortigali e Silanus. Ci recheremo, quindi, a Lei e Bolotana, per completare la visita del Marghine.

 

Birori Visualizza la mappa

Per completare la visita del Marghine, usciamo da Macomer sulla SS129, verso Nuoro. Fino al 2006, la SS129 iniziava con una seria di curve e tornanti, che ora sono stati eliminati. Si imbocca infatti un nuovo ponte che permette di entrare sulla statale senza difficoltà. Ciò, però, che colpisce, è che il nuovo viadotto sia stato realizzato con una forma a dir poco insolita, che gli è valso l'ironico soprannome di «ponte cammello». Infatti per motivi che ignoriamo, forse un errore di progettazione o nella messa in opera, il ponte non è orizzontale ma ha due gobbe: la strada inizia in discesa, poi sale sulla prima gobba, quindi scende e sale di nuovo sulla seconda gobba, per proseguire infine in discesa. Il ponte è in esercizio, ma, come dice un cartello, è ancora privo di collaudo definitivo: supererà mai il collaudo con la sua strana forma?

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immagineA destra della SS129, che porta da Macomer a Nuoro, prima di raggiungere la deviazione per l'abitato di Birori, vediamo sulla destra della strada il nuraghe Orosai. Il monumento è ubicato sul margine di un pianoro che domina la piana di Birori. È un nuraghe monotorre, realizzato con blocchi di trachite, disposti in 10 filari orizzontali. La torre, discretamente conservata, ha pianta pressoché circolare, con un diametro di 10 x 10,5 metri ed un'altezza massima di 4,4 metri. Si accedere all'interno attraverso una porta rettangolare architravata, alta 1.7 metri e larga 90 centimetri. Il corridoio di ingresso presenta una scala che porta al piano superiore. Contrariamente alla maggior parte degli altri nuraghi, la scala si trova sulla destra, mentre sulla sinistra si apre una nicchia. La camera ha pianta circolare e conserva un'altezza di circa quattro metri. All'interno sono presenti due nicchie, una nella parete sinistra e l'altra in quella destra. Lo spessore delle murature va dai tre ai quattro metri.

immagineInformazioni turistiche Usciti da Macomer sulla SS129 bis, dopo circa cinque chilometri proseguiamo sulla SS129 in direzione di Nuoro, percorso quasi 1,5 chilometri seguiamo sulla destra l'indicazione che ci porta dopo poco più di 500 metri a Birori (nome in lingua Biroro, metri. 464, ab. 598), piccolo borgo agropastorale situato sulle pendici della catena montuosa del Margine, in una zona di grande interesse archeologico. Il suo centro storico si affaccia sull'altipiano di Abbasanta con le sue ampie distese di pascoli, conserva elementi dell'antica struttura urbanistica, con viuzze strette e case dalla tipica architettura dei paesi del Marghine. Nei dintorni di Birori sono presenti numerosi nuraghi e la fonte sacra Sa Monza.

Nella parte bassa del paese troviamo la chiesa parrocchiale di Sant'Andrea Apostolo. È stata costruita nel '600 su una chiesa preesistente. Ha pianta a croce latina ed un'unica navata, affiancata da cappelle laterali.

Appena fuori dal paese troviamo la chiesa di Santo Stefano, che reca sull'architrave la data 1677. Ma la presenza di molti elementi architettonici caratteristici del XV secolo, farebbero risalire la sua costruzione al periodo aragonese tra il '400 e il '500, probabilmente su una chiesa preesistente. Nel 1996, infatti, durante i lavori di restauro, in un incavo murato dietro la nicchia dell'altare, è stata rinvenuta unàicona raffigurante il busto del Santo, con inciso il nome databile 1200 o 1300. La chiesa ha una sola navata a pianta rettangolare, con il presbiterio a una quota superiore.

Nel centro del paese, circondato da abitazioni civili, si trovano i resti del protonuraghe Nurattolo. Si tratta di un antico protonuraghe a corridoio, che è ritenuto il più antico della Sardegna. Del monumento rimangono solo tre filari di pietre trachitiche.

La tomba dei giganti di Palattu si trova nel quartiere omonimo, alla periferia nord-occidentale del paese, in un lotto riservato a edilizia popolare. L'ampia esedra, di forma semicircolare, ha diametro di 11,7 metri. Dell'esedra rimangono sette lastroni dell'ala sinistra e tre in quella destra, tutti lavorati con cura. Lungo l'esedra sono presenti i sedili per accogliere i partecipanti alle cerimonie funebri e, probabilmente, anche come piano d'appoggio per le offerte. Aveva una stele centinata, della quale rimangono solo due brevi tronconi laterali, con la cornice in rilievo. La tomba è costituita da blocchi di trachite, e conserva gran parte dei lastroni perimetrali, rozzamente spianati all'esterno. Su questi, dovevano appoggiare le lastre di copertura, disposte a filari orizzontali. Il corpo della tomba è lungo 15,5 metri e largo da 4,3 a 4,1 metri, ed è absidato nella parte posteriore. Il muro è costituito da due paramenti, uno esterno ed uno interno, con l'intercapedine riempita di pietrame e terriccio. Lo spessore murario è di circa 1,5 metri sulle fiancate e 2,5 metri al termine del corridoio. La camera funeraria è rettangolare, lunga 11,5 metri e larga da 0.5 a 1,2 metri nella parte terminale. All'interno della camera, sono presenti due coppie di nicchie contrapposte. Il pavimento della tomba era originariamente lastricato, con scaglie di medie e piccole dimensioni, delle quali se ne può vedere ancora qualcuna vicino alle pareti. A circa 200 metri dalla tomba si trovano il nuraghe Chessa ed il nuraghe Palatu. Nel raggio di un chilometro, si trovano il dolmen Noazza, sette nuraghi ed altre sei tombe di giganti.

Usciti dal paese sulla SP57 per Borore, appena fuori dal paese, giriamo a destra prendendo la vecchia strada per la stazione ferroviaria. Dopo 300 metri, sulla sinistra, troviamo la tomba dei giganti di Padru 'e Lassia. Presenta un'ampia esedra ed è realizzata con blocchi a filari. All'interno della camera sono presenti due coppie di nicchie contrapposte.

immagineProseguendo lungo la SS129, al chilometro 90,6 vediamo sempre sulla destra della strada il nuraghe Miuddu. Il monumento è ubicato sul margine di un pianoro che domina la piana di Birori. È un nuraghe complesso, costituito da un mastio centrale, con tre torri laterali racchiusi da un bastione quadrangolare. Alla torre centrale, a pianta circolare, si accedeva da un ingresso oggi non più utilizzabile per i crolli. Possiamo entrare dalla parte alta della scala elicoidale interna. Dalla scala, si accede al corridoio che immette nella camera centrale, del diametro di oltre cinque metri, e con copertura a tholos. Nella camera sono presenti tre nicchie disposte a croce. La nicchia sulla parete frontale immette in un corridoio curvilineo, lungo ben nove metri. Presso la terza nicchia, sul pavimento della camera, si apre un pozzo, del diametro massimo di 1,7 metri, delimitato da blocchi di piccole dimensioni disposti a filari. Le torri laterali, anch'esse a pianta circolare, sono ubicate sui lato nord, ovest e sud, mentre manca la quarta torre, sul lato est, che la forma quadrangolare del bastione porterebbe a supporre potesse essere stata presente, o che non è stata realizzata. Il nuraghe è circondato da un ampio antemurale, della lunghezza di 70 metri, spesso due metri ed alto tra 1,5 e due metri. L'antemurale, ingloba sul lato sud una capanna a pianta circolare, del diametro di nove metri. Nelle vicinanze del nuraghe è presente una tomba di giganti.

Bortigali Visualizza la mappa

immagineInformazioni turistiche Dopo aver visitato Birori, torniamo sulla SS129 in direzione di Nuoro. Percorso ancora un chilometro e mezzo, seguiamo sulla sinistra l'indicazione, che ci porta dopo circa un chilometro a Bortigali (nome in lingua Bortigale, metri 510, abitanti 1564), importante centro agricolo che conserva ancora intatto l'antico centro storico.

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In centro, è da visitare la parrocchiale di Santa Maria degli Angeli. Realizzata nel ‘500 in pietra trachitica rossa, costituisce un buon esempio di architettura cinquecentesca. Ha l'interno in stile tardo gotico, con pietre a vista.

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Sempre in centro, si può vedere la chiesa del Santissimo Rosario. È stata edificata nel ‘700. Ha un bel portale istoriato, in trachite rossa. Nella immediata periferia di Bortigali si trova la chiesa medioevale di San Giovanni. All'interno conserva un'antica statua lignea di San Barnaba, che viene fatta risalire al ‘200.

Il sette settembre si tiene, a Bortigali, la festa di Santa Maria de Sauccu. È una festa campestre, con cavalli, balli, canti, musica, e con una processione che parte dal paese ed arriva al santuario di Santa Maria de Sauccu, situato in territorio di Bolotana ma sentito come proprio dalla popolazione di Bortigali.

Da Bortigali, prendiamo verso nord la SP62, verso Mulargia. Circa 600 metri prima della deviazione per Mulargia, troviamo le indicazioni per il campo di tiro Orolo. Prendiamo la strada bianca, che prosegue in salita per circa 600 metri, sino ad un bivio, dove proseguiamo a destra. Altri 400 metri ci portano al nuraghe Orolo. Posto a 785 metri di altezza, domina una vasta area, affacciandosi sulla piana di Abbasanta e Borore, e sulla media valle del Tirso, fino al massiccio del Gennargentu. È senza dubbio uno dei più bei nuraghi del Marghine, per il suo buono stato di conservazione. Si tratta di un nuraghe trilobato, costruito con grandi blocchi di basalto squadrati. Il mastio centrale è alto 14 metri, e presentava tre camere sovrapposte, tutte con volta a tholos. Le due inferiori sono ben conservate, collegate da una scala elicoidale ricavata all'interno del muro. La camera inferiore contiene tre ampie nicchie, poste a croce, e altre tre nicchie minori. Ai lati della torre centrale, troviamo altre due torri, più piccole. Quella sinistra è ben conservata, l'altra è invece priva della parte superiore. Le torri laterali hanno la camera molto semplice. Le tre torri sono fasciate da un bastione, che lo rende un imponente complesso fortificato. È anche presente un sistema di canalizzazione, che consentiva di portare al nuraghe l'acqua di una sorgente non lontana. Nei pressi del nuraghe sorgeva un villaggio di capanne, del quale rimangono tracce. Il villaggio era racchiuso in un ampio antemurale, del quale si vedono ancora alcuni resti.

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Silanus con la chiesa di Santa Sabina e gli importanti siti archeologici Visualizza la mappa

immagineInformazioni turistiche Dopo aver visitato Bortigali, torniamo sulla SS129 in direzione di Nuoro. Percorsi ancora quattro chilometri, seguiamo sulla sinistra l'indicazione che ci porta, dopo meno di un chilometro, a Silanus (nome in lingua Silanos, metri 432, abitanti 2.392), centro pastorale, al centro di una zona che ha visto anche la presenza di attività minerarie. Queste sono state rese possibili dalla presenza del monte Arbo, alto 697 metri, l'unica montagna calcarea della zona, che sovrasta l'abitato e che fu sfruttata fin dal Medioevo per produrre la calce. Esiste anche una strada locale, che porta direttamente, in cinque chilometri, da Bortigali a Silanus.

Nella parte alta del paese, troviamo la chiesa di Santu Larretu, ossia chiesa di San Lorenzo. È stata edificata in stile Romanico-gotico pisano nel 1150, probabilmente dei frati cistercensi dell'abbazia di Santa Maria di Corte di Sindia. L'interno è a navata unica. Ha la facciata molto semplice, ed un campanile a vela a doppia campana. Nel giardinetto antistante la chiesa, sono stati sistemati 5 bètili, alcuni dei quali caratterizzati da evidenti connotazioni sessuali sia maschili che femminili. Provengono dalla tomba dei giganti di sa Pedra Longa, presso il nuraghe Corbos. Lì si trovavano ancora altri sette bètili, che fortunatamente sono stati lasciati sul posto.

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Usciamo da Silanus e prendiamo verso sud la SP6, per Dualchi. Dopo circa quattro chilometri, passato l'incrocio con la SS129 e 300 metri prima del ponte sul rio Murtatzolu, svoltiamo a sinistra in una strada che, dopo tre chilometri, ci porta al nuraghe Corbos. Si tratta di un nuraghe monotorre, molto ben conservato, situato sulla cima alla parete rocciosa di Merches Enturzos. Vicino al nuraghe sono presenti alcuni resti di forma circolare, che costituivano probabilmente abitazioni di un villaggio preistorico.

Non lontano dal nuraghe Corbos, si trovano due tombe dei giganti. Una di queste, la tomba dei giganti Sa Pedra Longa, ora distrutta, aveva all'esterno 12 betili. Di questi betili, 7 si trovano nei pressi della tomba, all'interno di una fattoria. Gli altri 5 betili sono stati trasferiti davanti alla chiesa di San Lorenzo a Silanus. Non condividiamo nel modo più assoluto l'assurda decisione di spostare menhir e betili dalla loro collocazione originale, impedendoci così di comprendere il significato che poteva avere il loro posizionamento sul posto.

Sempre sulla SP6,100 metri più avanti, svoltiamo a destra lungo il sentiero che costeggia la riva nord del fiume. Dopo 300 metri superiamo un muretto a secco ed arriviamo sopra l'altipiano Sa Tanka. Qui, tra boschi di olivastro e lentischio, troviamo il nuraghe S'Ulivera. È un nuraghe monotorre, con l'ingresso situato in direzione nord. Si ritiene sia stato realizzato in due diverse fasi. In una prima fase sarebbe stato edificato un protonuraghe a corridoio, trasformato in una fase successivamente in un nuraghe monotorre, con copertura a cupola.

Torniamo indietro fino alla SS129, che prendiamo verso ovest in direzione di Bortigali. Subito più avanti della deviazione per Silanus, vediamo sul lato sinistra della strada il nuraghe di Santa Sirbana, ossia di Santa Sabina. È un nuraghe monotorre, costruito con pietre squadrate, tutte di uguali dimensioni. Il corridoio d'ingresso ha, sulla sinistra, il vano scala che portava al piano superiore, e a destra una piccola cella. Dal corridoio si accede alla camera del pianoterra. È rotonda, alta 8,5 metri, con copertura a tholos. Presenta tre piccole celle di forma allungata. Vicino al nuraghe, troviamo la chiesa di Santa Sabina, edificata in epoca bizantina, agli inizi dell'anno mille, sopra un pozzo sacro di cui richiama la pianta. Chiesa unica nel suo genere, presenta uno strano miscuglio di antichi stili architettonici. All'interno, la stele di una tomba dei giganti è stata utilizzata come lastra del pavimento, e ci sono anche urne funerarie e parte di un sarcofago Romani. Presso la chiesa, la terza settimana di settembre, si svolge la novena e la festa di Santa Sabina, che vede i fedeli radunarsi nelle «cumbessias» davanti alla chiesa, con cerimonie religiose e la domenica spettacoli folkloristici.

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Da Silanus prendiamo la vecchia strada, verso est, in direzione di Lei. Circa un chilometro prima di immetterci sulla SS129, un cartello indica su una collinetta il nuraghe Madrone. È un nuraghe monotorre, a pianta circolare, alto circa 12,5 metri. Dal corridoio d'ingresso, con sulla destra una celletta, entriamo nella stanza al piano terra. Questa ha la copertura a tholos ben conservata e presenta tre cellette. Il corridoio ha, sulla sinistra, una scala ricavata nel muro, che porta alla stanza al piano superiore. Anche questa ha la copertura a tholos ben conservata, ed è dotata di due cellette e di una finestra, cosa molto rara nei nuraghi. Alcuni resti portano a ritenere che, intorno al nuraghe, fosse presente un villaggio.

Lei, un bel borgo agro pastorale Visualizza la mappa

immagineInformazioni turistiche Dopo la visita a Silanus, riprendiamo il viaggio e percorriamo, sulla SS129, altri tre chilometri. Arriviamo alla deviazione sulla SP32, verso sinistra, che dopo due chilometri ci porta al piccolo borgo agropastorale Lei (metri 456, abitanti 656), edificato su una collina. A Lei vengono conservate le antiche tradizioni pastorali. Nei primi mesi estivi, ad esempio, nelle campagne del paese possiamo assistere a «su tusorzu», la tosatura delle pecore, che rappresenta una importante occasione di incontro per gli abitanti del paese ed i turisti presenti in zona.

Nel vecchio centro storico, troviamo la parrocchiale di San Pietro, eretta negli ultimi decenni del XIX secolo. Nel centro del paese, troviamo anche la chiesetta di San Michele, edificata nel XIII secolo, in stile Romanico arcaico. È un edificio molto semplice, senza decorazioni, recentemente restaurato.

Subito fuori dal centro abitato, a meno di 50 metri dalla riva destra del riu Vacchetta ed a 250 metri dalla ferrovia, troviamo la necropoli di Su Furrighesu. È costituita da due domus de janas di piccole dimensioni, poco distanti l'una dall'altra. La prima tomba è scavata in un grande banco di trachite, mentre la seconda è scavata in un masso isolato. Nei dintorni sono state rinvenute asce, ossidiane, bracciale di bronzo, attualmente conservati nel Museo Sanna di Sassari. A circa 800 metri, a nord-est dalla necropoli, si trova il protonuraghe Gazza.

Bolotana e i siti archeologici nei suoi dintorni Visualizza la mappa

immagineInformazioni turistiche Da Lei torniamo sulla SS129, che seguiamo per altri quattro chilometri, fino ad arrivare alla deviazione a sinistra sulla SP17. Questa, dopo 3,5 chilometri, ci porta a Bolotana (nome in lingua Bolòtane, metri 472, abitanti 3.329), centro agricolo e pastorale situato a mezza collina, lungo la catena montuosa del Marghine. Il nome deriva da «bolòtane», che sta ad indicare una località ricca di marrobio (marrubium vulgare) nero, usato per tingere in nero l'orbace. Tra le principali attività economiche del paese vi è quella della tessitura, che rende Bolotana uno dei maggiori centri di produzione di lavori in orbace e tappeti tipici sardi in lana colorata.

In centro, troviamo la parrocchiale di San Pietro, riedificata nell'800 su una preesistente chiesa quattrocentesca. Di questa si conserva il portale scolpito in trachite, in cui si fondono elementi gotici, struttura rinascimentale e decorazioni di gusto popolaresco.

Il patrono di Bolotana è San Bachisio. Di lui abbiamo già parlato quando, nel viaggio in Ogliastra, ci siamo fermati a Loceri, altra località nella quale viene venerato. Nella parte bassa del paese, in direzione nord-ovest, troviamo la chiesa San Bachisio, che si trova in località Ulivariu. Edificata nel XIII secolo in stile Romanico-pisano, è stata completamente ricostruita nel '500, con elementi di derivazione tardo gotica secondo l'impostazione portata nell'isola dai Gesuiti. Della struttura iniziale restano solo il portale laterale, ad arco decorato in stile trecentesco, ed alcune cappelle laterali. La chiesa ha un'unica navata con copertura a botte a sesto acuto, e dieci cappelle. Una di queste, oggi utilizzata come uscita secondaria, contiene l'acquasantiera. All'interno, vi sono le statue di San Bachisio, in abiti militari ed in abiti femminili per ignominia, in ricordo di quando fu oltraggiato da Antioco, prefetto della Siria. San Bachisio veniva festeggiato tra il cinque ed il sette ottobre per ricordarne la morte avvenuta il sei ottobre; oggi, invece, la festa si svolge dall'8 al 10 maggio, per ricordare la consacrazione della chiesa. Si tratta di una cerimonia religiosa, cui fanno seguito con canti e balli tradizionali, che proseguono l'11 maggio per i festeggiamenti in onore di Sant'Isidoro.

Usciamo da Bolotana verso sud, in direzione di Campeda, sulla SP17. Al protonuraghe Figu arriviamo dalla stazione di Bolotana, che troviamo a circa tre chilometri dal paese. Per raggiungerlo passiamo un piccolo cancello, che ci porta a un viottolo delimitato da muretti a secco. Dopo circa 20 metri arriviamo al protonuraghe, un tipico esempio di nuraghe a corridoio. Si trova in buono stato di conservazione.

Visualizza la mappa In località Badde Salighes, nel comune di Bolotana, c'è un ampio parco, un'oasi naturale che tutti invidiano alla Sardegna, realizzato a metà dell'800 da Benjamin Piercy. Per raggiungerlo, da Bolotana prendiamo la SP17, questa volta però verso nord. È una bella strada panoramica che corre a un'altezza media di circa 800 metri. Dopo 16 chilometri, avendo lasciato a destra i bivi per Illorai, Burgos e Foresta Burgos, la strada svolta verso ovest. In località Badde Salighes troviamo le indicazioni, che fanno prendere una stradina che scorre un poco più a sud della SP17, e che porta all'ampio parco di Badde Salighes. Il parco si raggiunge, però, più comodamente e velocemente da Macomer. Dopo circa quattro chilometri sulla SS129/bis si prende la SS131 verso nord. Percorsi sette chilometri, si prende sulla destra la SP17 verso Bolotana, e dopo circa otto chilometri si trovo la stradina un poco più a sud che fa arrivare al parco.

immagineNel 1863 a Benjamin Piercy, che aveva già realizzato la ferrovia del sud del Galles e la ferrovia delle Indie, venne affidato l'incarico di realizzare la rete ferroviaria della Sardegna; e nel 1880, dopo l'inaugurazione dei tratti Cagliari-Terranova e Chilivani-Porto Torres, fu incaricato anche della costruzione delle ferrovie secondarie, oggi chiamate complementari. Dopo l'approvazione, nel 1865, della legge sugli ademprivi, Piercy ricevette come compenso per le sue attività vari terreni agricoli a Macomer e Bolotana, dove iniziò la realizzazione di una delle più moderne aziende agricole e impiantò un efficiente allevamento di bestiame, introducendo anche razze di cavalli e mucche sconosciute nell'isola. Egli si stabilì in località Badde Salighes, dove costruì Villa Piercy, una edificio a forma di castello quadrilobato, con le volte affrescate ed arredato in stile coloniale. Accanto alla villa edificò un borgo di una quarantina di abitazioni, in grado di ospitare 97 coloni e 210 abitanti. Se vogliamo dire tutta la verità, Benjamin Piercy non è molto amato in Sardegna. Per la realizzazione di suoi progetti, furono distrutti i boschi di gran parte della Sardegna: molte delle traversine delle linee ferroviarie di tutta Europa furono realizzate con il legno degli alberi sardi. E così la Sardegna, che una volta era un immenso bosco come la Corsica, è ricoperta oggi solo da bassa macchia mediterranea.

L'ampio giardino circostante la Villa Piercy è, ancor oggi, una raccolta di piante esotiche provenienti da tutto il mondo, nel quale la Comunità Montana sta realizzando il primo giardino botanico montano della Sardegna. Gran parte delle abitazioni del villaggio sono state vendute a privati, ma quello che resta, soprattutto le vecchie caserme, restaurate, diventano una struttura ricettiva che comprende un albergo con sala congressi.

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Visualizza la mappa Sulla stradina che porta a Badde Salighes, un paio di chilometri più ad ovest, troviamo la deviazione verso sud, che ci fa raggiungere il santuario di Santa Maria de Sauccu, circondato da antichi «muristenes» per l'accoglienza dei fedeli, alcuni dei quali simili come forma alle capanne dei villaggi preistorici. Sebbene si trovi in territorio di Bolotana, viene sentito come proprio anche dalla popolazione di Bortigali, che il 7 settembre festeggia Santa Maria de Sauccu con una festa campestre, che abbiamo raccontato quando abbiamo descritto Bortigali.

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Dopo la deviazione per visitare Badde Salighes, ritorniamo sulla SP17, che riprendiamo per tornare a Bolotana. Percorso circa un chilometro, arriviamo in località Ortakis. Qui parte un sentiero che, dopo 700 metri in mezzo al bosco, porta alla cascata di Mularza Noa. Qualche centinaio di metri più a nord si trovano le sorgenti di Ortakis. Nella zona di Ortakis, troviamo i ruderi del nuraghe di Ortakis, edificato sopra un banco di roccia. È un nuraghe monotorre, a pianta circolare, in gran parte franato. Dell'esterno rimangono visibili solo pochi filari di pietre appena sbozzate, di dimensioni medio piccole. L'ingresso manca dell'architrave. Dall'ingresso si intravede il corridoio che portava alla camera, entrambi ingombri di pietre del crollo. Collegati al nuraghe, ci sono due circoli megalitici, posti a circa 1000 metri di altezza, con una probabile funzione rituale. Il primo è formato da una doppia fila di pietre, infisse nel terreno, ed è attraversato da un muretto che ne compromette la bellezza. Il secondo è formato, invece, da una sola fila di pietre. Si ritiene risalgano alla cultura di San Michele di Ozieri.

Sulla SP17, circa due chilometri dopo Ortakis, prendiamo una deviazione a sinistra che, dopo circa un chilometro, ci porta al nuraghe Funtanasidda. Si trova situato a circa 970 metri di altezza, su uno spuntone roccioso vicino al rio Chircos. È un nuraghe monotorre, con la pianta leggermente ellittica. L'ingresso si trova a circa 1,8 metri di altezza, ed è sormontato da un architrave monolitico. Dall'ingresso, entriamo in un corridoio nel quale, sulla sinistra, troviamo il vano scala, di fronte al quale si trova una nicchia piena di materiali di crollo. Nella camera, non molto grande, si trova una profonda nicchia poligonale.

Sempre sulla SP17, al chilometro 45.5, un cartello indica la deviazione per il grande nuraghe di Tittiriola. Si trova sul limite di un pianoro, a strapiombo sulla vallata del rio Bardosu. È un nuraghe monotorre, il più grande e ben conservato di tutta la zona. Il nuraghe, importante per la sua maestosità e grandezza, in origine era composto da tre piani sovrapposti. L'ingresso è sormontato da un architrave e, sopra di esso, è presente un finestrino di scarico. Dall'ingresso si accede a un locale rettangolare, nel quale è presente il vano scala ed una nicchia. La camera, rimasta intatta, ha tre nicchie laterali. Vicino al nuraghe era presente un ampio villaggio, difeso da un ampio antemurale. A breve distanza dal nuraghe, è stato trovato un pozzo sacro, oggi ricoperto. È presente anche una tomba di giganti.

Proseguiamo sulla SP17 oltre Ortakis, fino ad una deviazione sulla sinistra per la cascata di Mularza Noa. Ai margini dell'altipiano che domina la vallata del rio Biralotta, nei pressi della cascata, si trova, la fortezza punica di Pabude, detta anche fortezza di Mularza Noa. Sorge in posizione dominante, ed era circondata da una massiccia cinta muraria poligonale, in parte inglobata nella roccia. È visibile ciò che resta delle mura a cremagliera, e sono visibili anche le porte a tenaglia, dette anche «porte scee», come quelle di Troia. Al suo interno si individuano diversi ambienti ciechi, alcune torrette ed altri ambienti, utilizzati forse come alloggiamenti militari. Si trovano i resti dell'acropoli, edificata sfruttando un preesistente edificio nuragico. Sul retro della muraglia si intravedono tracce di edifici. La fortezza viene datata metà del IV secolo a.C. e si ritiene facesse parte del sistema difensivo cartaginese, realizzato per controllare l'accesso dai monti verso la valle del Tirso. Si ritiene fosse in comunicazione con altre tre fortezze realizzate dai Cartaginesi nella zona: la fortezza di San Simeone a Bonorva, quella di Palattu a Padria, e quella di Talasai a Sedilo.

La prossima tappa del nostro viaggio

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Da Bolotana, la SS129 ci riporta a Nuoro. Da qui, nella prossima tappa del nostro viaggio, dopo avere fatto una breve deviazione alla sua lontana frazione di Lollove, ci recheremo a visitare la Barbagia di Bitti, che si sviluppa a nord-est della città al confine con le Baronie. Qui visiteremo Orune, Bitti, Onanì e Lula.

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